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Something Cool

giovedì, gennaio 13th, 2011

Ve li ricordate i miei due amici (ed ex colleghi) che si erano messi in mente di fare un film?
Sono ancora convinti di riuscirci (anzi ne sono sicuri) e così per attirare investitori hanno girato il provino che vedete linkato qui sopra.

Si tratta della vera essenza di New York. Non tanto perchè  i personaggi, le storie, le musiche e gli attori ruotano tutti attorno gli ambienti hipster veri e propri, ma anche perchè solo a New York due colleghi qualsiasi (perdipiù non addetti ai lavori) potrebbero riuscire a mettere insieme una produzione del genere.

Something Cool is the story of four twenty-something strangers who've packed up and moved to Brooklyn, NY. Each transplant has a different motive for moving: Brandon left Ohio, putting his relationship under stress so that he can establish himself as a musician. Lisa, a young lesbian art student at Pratt, has to navigate a complicated love life while dealing with her grandfather's anti-gay rhetoric. Justin leaves behind a promising future in the family business for the pipedream of becoming a writer; his only obstacle is his passion for drinking. And then there's Kyle, who, devastated by the suicide of his girlfriend, arrives in New York to find his estranged cabbie father - and ultimately, himself. Through happenstance they meet, become friends, then roommates, and together, they face hurdles, find identities, patch voids, and struggle to overcome their personal demons, all while discovering the in's n' out's of New York City. Something Cool spotlights Brooklyn's hipster culture and head butts social issues: parent-child relations, sexual orientation, money, love, loss, sex, drugs, and indie rock n' roll.
Each of these characters are part of the new generation of "kids" who, over the last decade, have moved into the marginal Brooklyn neighborhoods of Bed-Stuy, Bushwick and Williamsburg, turning old factories and dilapidated brownstones into livable spaces- leaving gentrification in their wake.

Sebbene forse a New York è ormai vecchio, quello degli Hipster è un universo ancora relativamente sconosciuto al grande pubblico Europeo e forse anche al resto di quello Americano. Il film di Ari e Frank vorrebbe colmare questa lacuna.

Riusciranno davvero a girarlo? Io non lo so, ma comunque glielo auguro. In ogni caso il trailer è già per me un ricordo speciale della città e delle persone "atipiche" che in essa ho avuto modo di incontrare.

Energia e sensazione di onnipotenza

mercoledì, aprile 28th, 2010

Ve lo ricordate l'amico Frank, quel mio collega che studia cinema? Quello che qualche tempo fa mi fece recitare in un suo cortometraggio... Lo stesso che potrebbe provarci e riuscirci con qualsiasi femmina di qualsiasi età o estrazione sociale in tutta lower Manhattan?
Lui e un altro mio collega (che tra l'altro è un rapper che con la sua band andava in tuor assieme a Coolio) non so come si sono fissati che devono fare un film.

L'anno scorso, lavorando principalmente di notte, hanno cominciato a scrivere uno script ambientato a Williamsburg, la capitale mondiale degli Hipster.
Nella storia hanno trascritto fondamentalmente scattato una istantanea di quello che vedono quotidianamente accadere attorno a loro. Il compagno di casa ha una storiaccia con la sua morosa? Pari pari nella storia del protagonista. Sentono una battuta in un bar che li fa ridere? La mettono dentro. Vedono un tipo con una maglietta particolare? La maglietta finisce addosso al protagonista... E così via.

Diciamo che sono entrambi un pò visionari, anzi, diciamo pure che dal punto di vista di noi comuni mortali "made in italy" sembrano anche un pò folli... ma a sentirli parlare il film è praticamente già fatto, non hanno dubbi: hanno un business plan per un milione di dollari, hanno già avuto pranzi e cene di lavoro coi più grandi produttori cinematrografici del mondo (gente che ha fatto film e sequel che abbiamo visto tutti), diversi attori emergenti che loro ritengono adeguati si sono dimostrati entusiasti dopo aver letto il  lavoro, band "Hipster" stanno contrattando per l'uso di alcuni pezzi nella colonna sonora.
A dimostrazione della loro determinazione entrambi si sono fatti tautare una videocassetta VHS col nome del loro film sull'etichetta.

Io non so se il film si farà veramente ed essendo un noto pessimista se dovessi scommettere scommetterei sul NO. Ad ogni modo la differenza tra il resto del mondo e New York City è tutta descrivibile in questa storia o in altre simili che ho avuto modo di vedere o conoscere.
Non mi riferisco alle grandi opportunità o alla facilità con cui si riesce a venire in contatto della gente che conta bensì all'energia ed alla sensazione di onnipotenza che da questi fattori scaturiscono.
Giù in Italia, nel paesello, conosco tante persone che qui forse avrebbero sfondato nell'arte, nella musica, nel lavoro o in chissà cos'altro e che invece, tramortiti dalle circostanze, se ne stanno tra le mura di casa (coi genitori) rassegnati a tirare a campare ammazzando il tempo senza più neanche la forza di sognare un qualsiasi cambiamento e certi solamente che questo non arriverà mai.

di nuovo alla birreria Tedesca di Williamsburg

mercoledì, aprile 14th, 2010

Stasera sono ritornato alla birreria tedesca di Williamsburg.
Fanno dei wurstel originali di quattro o cinque tipi diversi, enormi, ottimi, con crauti (che qui si chiamano non si sa come, impossibile capire o ricordare il nome americano) e con le mostarde di diverso tipo.
Birra ovviamente a fiumi, tavoloni e cameriere sassoni con le tette ed i culi grossi.
Sembra veramente di stare in Germania. Devo ammettere che un posto così veramente germanico non lo avevo mai visto neanche in Italia (se non altro per le cameriere...). Stasera, novità, c'era anche un quintetto Jazz di un certo livello.

Comunque ormai è ufficiale: mangio quantità di cibo che spaventano anche me stesso. La panza è a livelli MAI VISTI prima. Vorrei farla scendere e sono sicuro che se mi ci mettessi in 15 giorni perderei anche cinque chili ma poi però penso: i capelli tanto sono caduti e non ricresceranno, a che pro smettere anche di mangiare???
E così stasera birra, wurstel, patate... tra un rutto ed un altro il Jazz di sottofondo.
Alla faccia di chi mi vuole male!

Comunque, so che a due passi da casa c'è la più grande e più famosa birreria di tutta New York, il famigerato Beer Garden di Astoria. Ancora non ci sono andato mai (lo so, è vergognoso) ma sto per rimediare molto presto.

Williamsburg

giovedì, dicembre 10th, 2009

Forse l'argomento non è nuovo ma vale la pena fare un reminder per i meno attenti.

L'altro giorno ho incontrato per caso un ragazzo della mia zona che viene a New York in vacanza ogni anno da diverso tempo. Gli ho chiesto che zone ha visitato e in tutte queste occasioni è rimasto sempre e solo a Manhattan.
Si tutto bello per carità,ma senza andare fuori ti perdi un bel pezzo di città.

Ti perdi Williamsburg per esempio, l'enorme laboratorio creativo e culturale di Brooklyn.
Ci sono tornato stasera per vedere un paio di amici. Ovunque ti giri trovi il negozietto interessante, il localino particolare e ben nascosto, l'artigiano, il murales fatto dall'artista famoso, lo sweatshop convertito a civile abitazione ma che sembra ancora uno sweatshop, la galleria d'arte, la libreria di libri usati e così via.

Abbiamo mangiato al Fette Sau, un posto piccolo e veramente tipico in cui si mangia carne fatta in una maniera strana su dei grossi tavoli assieme agli altri clienti.
Arredamento post industriale tutto legno con caminetto e fuoco finto che viene da una tv. La birra è locale e la servono in dei barattoli di conserva senza tappo.
Ovviamente sia la musica che il personale sono all'altezza del luogo. Bello veramente. Una densità così alta di situazioni interessanti a New York esiste solo a Williamsburg... non ci sono dubbi. Ma perchè solo New York? Probabilmente anche anche negli Stati Uniti e tò, fammi buttare sta bomba: forse anche nel mondo.

Insomma se venite a New York spendete almeno un pomeriggio ed una sera interi a Williamsburg. Non fate come gli Italiani che li trovi tutti a Time Square a farsi le foto sotto gli schermi delle pubblicità sottobraccio col Naked Cowboy.

Ciao

Zebulon

giovedì, marzo 5th, 2009

Stasera c'era un meetup particolare. Praticamente ci si incontra per vedere dei film Italiani in un locale.
L'anno scorso lo facevano ad Alphabet City, ora lo fanno a Brooklyn.

Sono andato con un collega. Il posto è  un ristorante Italiano inaspettatamente carino. I partecipanti, riunitisi in una sala appartata dotata di proiettore, non sono propensi alla socializzazione. Si va, si vede il film e ciao. Film + Birretta 6 dollari.

Stasera davano un film di Tornatore con Castellitto. Bello. Commuovente. Meritava di essere visto.

La perla della serata è la zona industriale di Williamsburg.
Un posto magico, pieno di antichi edifici industriali in disuso. Normalmente un paesaggio del genere sarebbe stato spettrale, ed invece a Williamsburg la cosa assume un sapore diverso, decisamente interessante.
Molti degli edifici vengono lentamente riconvertiti a Loft. Ci abitano giovani artisti, musicisti, professionisti. Un mio amico, ad esempio, è un fotografo Italiano e abita in una ex-fabbrica di lucido da scarpe chiusa negli anni '50. Ha il soffitto alto credo 5 metri, una vista mozzafiato su Manhattan e spazio a volontà.

Dopo il film eravamo indecisi se entrare o meno in un Bar a caso. La vetrata scura impediva di scorgere da fuori cosa avremmo trovato all'interno.
Davanti al locale una serie di motociclette abbandonate parcheggiate sul marciapiede. Addirittura dei pezzi di ricambio. Probabilmente nella porta a fianco un tempo c'era una officina meccanica e ora le moto, cariche di polvere e ruggine, sono rimaste a ricordarne la presenza.  Saranno state una ventina.
Entriamo alla fine allo Zebulon e capiamo subito di aver beccato un locale di quelli di carattere. Musica di un certo livello, luci soffuse, gente speciale.

Che città ragazzi!... Non potete capire. Peccato non esserci venuto dieci anni fa.


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