Posts Tagged ‘usa’

Sognando Miami

mercoledì, maggio 25th, 2011

E' da giorni che ti leggo, ti rispondo solo adesso perchè sono in dirittura d'arrivo. Amo l'america e leggere d'america è un piacere. Sono stato a New York, stavo per comprare una casa a Miami ma poi mi hanno detto che comprare casa non ti dà il diritto di vivere in america e allora ...
Quando penso che qui in Italia facciamo entrare zingari senza soldi e lavoro e perfino poco affidabili e invece un italiano che vuole comprare casa, ha un lavoro, dei soldi e un'istruzione viene preso a calci nel culo, un po' mi incazzo.
Stavo cercando un modo per partecipare alla Green Card Lottery, con sto annullamento della lotteria 2010 è un casino, tu sai quando si farà l'altra, quando si potrà partecipare e come?
Un abbraccio

Carissimo,

hai perfettamente ragione. Come ho tante volte scritto gli Italiani non hanno ormai più nessun concetto di cittadinanza e soprattutto nei giovani è radicata l'idea - del tutto astratta ed insensata - che basta "trovare un lavoro" per poter di punto in bianco partire e vivere in qualsiasi paese extracomunitario.

Qualche tempo fa ad Annozero mi rimase impresso un ragazzo straniero che ha studiato in Italia. Uno colto che parlava forbito. C'era andato per ribadire un concetto: "ho studiato in Italia, voglio poter lavorare in Italia". La gente appaudiva, io invece sono saltato sulla sedia.

Ma come? Qui in America gli stranieri pagano circa il doppio la retta Universitaria e alla fine del corso (dopo circa un anno di OPT) li mandano via con un "arrivederci e grazie"... Da noi invece, non solo che siamo stati così generosi da far studiare quel ragazzo praticamente GRATIS (anzi avrà pure avuto accesso ai sussidi statali) questo pretende pure di poter rimanere. E perchè mai dovrebbe poter rimanere? In base a quale diritto?
Non dico che questa facoltà gli debba essere esclusa: magari è un genio, magari qualcuno lo sponsorizza ed alla fine è giusto che rimanga... Ci mancherebbe. Io mi oppongo piuttosto alla pretesa immotivata che uno debba poter rimanere solo perchè ha studiato, o solo perchè ha trovato un lavoro qualsiasi.

Va beh ma in fondo che ci frega: la barca sta affondando ed è inutile stare a discutere sui particolari di bordo. L'unica cosa da fare è cercare una scialuppa.
Potrai partecipare alla lottery come ogni anno ad Ottobre.  Ti auguro di vincere e di poter così finalmente scappare a Miami.

Ciao!

Aggiornamento delle 12.14 AM

Manco a farlo apposta mi ha appena telefonato un amico per dirmi di un Italiano che vive a Los Angeles, uno laureato in Economia che sta qui da diverso tempo grazie ad un visto lavorativo. Ha con se moglie e figlio. E' stato licenziato ieri e si chiede cosa deve fare perchè in teoria dovrebbe lasciare immediatamente gli Stati Uniti, altrimenti si preclude la possibilità di poterci rimanere in futuro, cosa piuttosto problematica visto che suo figlio è nato qui... Capito che aria che tira da queste parti?

Covert Ops

giovedì, maggio 5th, 2011

A scuola passai ore memorabili sdraiato sulla scala anticendio mentre leggevo libri di Tom Clancy che trattavano di corpi speciali, operazioni coperte, spionaggio, manovre militari ecc. Prima non interessava nulla a nessuno, adesso invece i giornali fanno a gara nel pubblicare recensioni sui SEALS, Delta Force, Ranger, Marine Expeditionary Units e compagnia cantante.

Non dico (anche se non lo escludo) che Bin Laden non sia stato effettivamente ucciso in quel raid ma ci sono in ogni caso diversi particolari che sono difficilmente credibili e che lasciano supporre - come è ovvio - che i fatti siano un tantino più complessi di come sono stati raccontati.

Ad esempio, possibile che un elicottero delle forze speciali utilizzato in una occasione così delicata possa spontaneamente essere stato costretto ad un atterraggio "duro" per via di un problema tecnico? Attenzione perchè stiamo parlando di un elicottero non del falciaerba a miscela del nonno... Si tratta di macchine che hanno una affidabilità eccezionale per i comuni mortali, figuriamoci in una occasione del genere in cui si ha a disposizione il meglio del meglio. Ma poi se come dicono hanno utilizzato dei Blackhawks come hanno fatto a trasportare 25 persone armate con un solo elicottero? Sarebbe stato difficile riuscirci con due apparecchi, figuriamoci dopo che uno è caduto.
Tra l'altro i rottami lasciati sul campo sembrano appartenere ad un modello tutt'ora sconosciuto che è probabilmente invisibile al radar.
Insomma, quasi certamente gli elicotteri erano più di due, certamente si tratta di un modello modificato (se non del tutto nuovo) e quasi certamente la causa del malfunzionamento non era accidentale.

Del resto, si chiamano "covert ops" per un motivo, e cioè perchè sono operazioni parzialmente (o totalmente) segrete. Davvero pensate che alla Casa Bianca mettano su una specie di "Grande Fratello" per farci vedere tutti i dettagli su come si svolgono?

Emigrare in America: una analisi Dantesca

lunedì, marzo 7th, 2011

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte.

L'INFERNO

L'inferno degli 11 milioni di clandestini che sotto gli occhi di tutti lavorano come schiavi è composto perlopiù da gente onesta, laboriosa e silenziosa. Qualcuno vorrebbero mandarli via ma la verità è che oltre ad essere fisicamente impossibile se veramente li cacciassero via fermerebbe l'economia Americana.
Anzichè vendere CD per la camorra questa gente produce ricchezza e vive raccogliendo le briciole che gli Americani lasciano cadere dai loro tavoli imbanditi. Avranno mai diritto a qualche cosa? Potranno mai riscattarsi e diventare come tutti gli altri? Lasciate ogni speranza o voi che entrate: bisogna solo lavorare a testa bassa e senza fiatare, se no fascette ai polsi e si torna a casa.

 

IL PURGATORIO

Il purgatorio dei non-migrant visa (di cui fa parte il sottoscritto) è una realtà sicuramente più accogliente della precedente, ma altrettanto spietata. Come sia concepibile che una persona possa rimanere qui 5 o 10 anni (qualcuno anche 20!) e che non non venga considerato un immigrato io non lo so, eppure succede proprio così. Il messaggio è: "ah belli... ve piace l'america eh... fate quello che dovete fare ma tenete le valigie pronte che prima o poi è ora di tornare da dove venite. Non ce ne frega un cazzo se nel frattempo avete preso casa, macchina, moglie e figli. Quando sarà ora andate fuori dai coglioni senza passare dal via. (E salutateci Silvio!)"
Questi visti sono relativamente semplici da ottenere, ma sono visti solo a metà: ogni volta che entri all'aeroporto ti guardano in cagnesco, ti fanno le stesse domande inquisitorie, ti trattano come se fosse la prima volta che arrivi quando invece magari è la trentesima.
Nel purgatorio moltissime persone lavorano in nero fingendo di essere studenti, altre ancora sono coniugi non autorizzati a lavorare. Situazioni spesso scomode insomma, tutte caratterizzate da un "precariato esistenziale" difficile da capire per chi non l'ha mai vissuto in prima persona.

 

IL PARADISO

Infine ci sono i fortunati, il popolo eletto, quelli a cui si aprono definitivamente le porte del paradiso e che a tutti gli effetti vengono autorizzati a prosperare nel regno dei cieli. Sto ovviamente parlando dei residenti permanenti, quelli con in tasca la famosa carta verde.
Ma come si fa per entrare in questo giro di paraculi? Ci sono diversi modi. Tutti conoscono la lotteria (se vinco mi vedrete sui giornali), la tiritera del matrimonio (sposati una vecchia ecc...) o del  ricongiungimento familiare (ho uno zio a Long Island...) e tutti sanno anche che volendo è possibile ottenerla semplicemente lavorando.
Siccome io gli zii ce li ho tutti nelle Marche, e siccome sposandomi al massimo la card me la danno rossa anzichè verde, bisogna che vi parli del lavoro.
Essendo il governo incapace di mettersi a spulciare le richieste verificando se il richiedente è davvero indispensabile o se piuttosto bleffa, succede che in pratica tutti vengono accontentati. Avete letto bene: la carta verde la danno a tutti. Il problema non è quindi "se" bensì "quando" te la daranno... E qui casca l'asino!
Per rendere breve una storia lunga evitando quindi tutti i dettagli, casi particolari o eccezioni, le autorità dividono i lavoratori in tre categorie: la prima scelta (EB1) che la ottiene in circa 6 mesi, la seconda scelta (EB2) che ci riesce in un tempo che dipende dalla nazionalità (Cina e India 5 anni, tutti gli altri un annetto), e terza scelta (EB3) che ci metterà non meno di 6 anni.
E' indispensabile capire che questi tempi sono indicativi, cioè il governo può allungarli (o azzerarli!) a suo piacimento e che il processo è valido solo se il richiedente mantiene lo stesso posto di lavoro per tutto il periodo di attesa. In altre parole, nel caso in cui si cambi o si perda la propria occupazione si deve ricominciare daccapo.

Avrete già intuito che io sono un EB3 e che quindi, detto con il massimo della moderazione ed in termini strettamente legali: ce l'ho praticamente nel culo.
Servirebbe un miracolo... Solo un intervento divino potrebbe infatti permettemi di lasciare i fumi del purgatorio elevandomi alla gloria della luce eterna. Pregate per me!

Ciao

La Sindrome di New York

domenica, marzo 6th, 2011

Visit msnbc.com for breaking news, world news, and news about the economy

Allora, questo è un bell'articolo per farvi capire che aria tira nei paesi civilizzati.
Succede che nella Silicon Valley, ragazzi a cui fumicano i coglioni che si sono laureati nella Università più prestigiose se ne stanno andando via.

E perchè mai?!?
- Per l'economia che è in crisi? Noooooooo!
- Perchè si mangia male? Nooooooo!
- Perchè non ci sono abbastanza belle fighe? Noooooooooo!

mmmmmmmm e allora perchè???
il motivo è semplicissimo: PERCHE' NON HANNO LA CARTA VERDE!

Mannaggia tutti i sabbati... porco dinna....  che tragedia esistenziale. Americani e fate una cazzo di legge no? Per 5 anni ci fate pagare il triplo delle tasse, ci fare fare i volontari in Afghanistan senza fucile, ci fate spalare la merda con le mani... ma a frustate perdio! Noi ci facciamo, io ci farei perlomeno! E invece niente da fare porco zio...  ci toccherà la sorte peggiore che possa capitare a chi riesce ad allontanarsi da un paese di ***** (1) come l'Italia: quella di dover tornare indietro.

Per farvi capire come mi sento, e a che livello di considerazione tengo l'America e le sue Istituzioni, vi voglio spiegare un fenomeno del tutto nuovo e tutt'ora credo sconosciuto che ho ribattezzando "Sindrome di New York".
Così come nella "Sindrome di Stoccolma" la vittima di un rapimento tende a difendere o addirittura ad innamorarsi del proprio rapitore, in quella di New York la persona oggetto di un rifiuto o di una delusione da parte delle Istituzioni tende a diventare un cultore delle stesse.

Io potrei stare qui a dirvi che nonostante ho pagato le tasse per quasi 4 anni, nonostante sono stato un cittadino modello, nonostante mi sono impegnato nel "sociale", nonostante sarei disposto anche a pagare... niente da fare! questi qua mi manderanno via. Potrei sostenere di essere vittima di una ingiustizia, potrei accusarli di essere degli sfruttatori, ed invece no: più passa il tempo e più la sindrome di New York mi porta a pensare che non sono all'altezza, che se non mi ci vogliono la colpa è solo e soltanto mia, che sono talmente superiori da non aver nessun bisogno di me e che anzi mi hanno fatto un grosso favore nel farmi assaporare la civiltà ed il progresso.

Ed è proprio così! Forse tra 50 anni l'America sarà solo un ricordo ma oggi, che vi piaccia o no (o voi col calendario di Che Guevara in camera da letto) questo è il posto più auspicabile in vi possa capitare di vivere: New York City, il centro della civiltà moderna, il cuore dell'impero economico e culturale, la Roma dei giorni nostri.

(1) La censura, in un paese di ***** come l'Italia è obbligatoria a causa di una serie di leggi in vigore fin dai tempi del fascismo

Il Burrito

giovedì, marzo 3rd, 2011


Ho avuto ultimamente diverse discussioni circa la qualità del cibo che si trova a New York.
I locali, da buoni Americani, sono convinti di avere a disposizione il miglior cibo del mondo ma le cose ovviamente non stanno affatto così.

E' vero che se cerchi bene puoi trovare il prosciuttino, puoi trovare il primino, puoi trovare il caffettino buono... ma se ci pensate bene tutto ciò sarebbe anche scontato quando ci si trova in un mega conglomerato urbano da 12 milioni di persone. Non bisogna confondere la regola con le eccezioni. Il problema è piuttosto rappresentato dalla qualità media del cibo che la gente è abituata ed è disposta a mangiare e vi assicuro che qui la media è molto, molto bassa.

L'unico contributo che gli Americani sono stati finora in grado di regalare al mondo in materia di alimentari è quello del "Fast Food". L'esperienza del cibo, un tempo cultura e patrimonio stesso dei popoli, deve essere velocizzata, schematizzata e semplificata fino ai limiti di "small", "medium" e "large". Obiettivo dichiarato il profitto, particolare irrilevante la qualità.

Succede così che il cibo industriale soppianta quello artigianale a tutti i livelli, e a tutte le età. I bambini nati in questo stato di cose diventano obesi fin dai primi anni di scuola e da adulti (vittime inconsapevoli di una ignoranza più che giustificabile) si convincono addirittura che questo sia il cibo migliore di sempre. Vi farei assaggiare i loro oli, i loro insaccati, il loro pane, i loro formaggi. Cose abominevoli (non esagero) ma che dagli e ridagli ti ci abitui e passano anche per normali.

Comunque... per tirare a campare bisogna adattarsi a tutto e così tocca scegliere il meno peggio. Oggi, per esempio, vi presento uno dei miei pranzi abitudinali che consiste nel Burrito, una bomba atomica TexMex. E' così pensate che se ve lo tirassero addosso richiereste la morte. Un'arma praticamente... Dentro il rotolo di pane azimo che vedete in foto una miscela esplosiva di una untissima carne arrosto (pollo o manzo), verdurine, guacamole, fagioli (daaiiiii mooo) e salse "bianca" o "piccante" fatte direttamente dalle aziende petrolchimiche del New Jersey. Dopo il burrito la sera torni a casa e al bagno fai certi barriti manco fossi un elefante. Questa si che è vita...

Come dico sempre ai locali, na cosa è certa: se siamo venuti fino a qui non è stato certo per il mangiare!

Adesso vi saluto che mi scappa un barrito. Ciao

Gabrielle Giffords e la politica violenta della destra Americana

domenica, gennaio 9th, 2011

Il fatto della giornata di oggi lo avete sentito sicuramente già tutti: in Arizona Gabrielle Giffords, una parlamentare Democratica, è stata colpita alla testa da un colpo di pistola esploso a bruciapelo da uno squilibrato che subito dopo ha colpito altre diciotto persone. Cinque i morti, tra cui una bambina di nove anni.

Fa impressione rivedere il video in cui la stessa Giffords protesta nei confronti della campagna mediatica condotta da Sarah Palin in cui venivano marchiati con un mirino venti candidati democratici che avevano votato a favore della riforma sanitaria. Si parlò esplicitamente di "bersagli" (targets, in inglese) e uno di questi era proprio Gabrielle Giffords.  Su twitter invece la Palin suggeriva: "Non ti arrendere, ricarica l'arma!".

Desta ora imbarazzo la disinvoltura con cui certi politici della destra americana hanno finora diffuso messaggi quantomeno ambigui, se non addirittura esplicitamente violenti.
Ad esempio Jesse Kelly, il candidato che alle ultime elezioni fu rivale della Giffords, durante un evento di raccolta fondi per la campagna elettorale invitava i suoi elettori a sparare assieme a lui con un fucile d'assalto. La pubblicità diceva: "Fai centro per la vittoria a Novembre, aiutaci a rimuovere Gabrielle Giffords dalla carica. Spara con un fucile M16 assieme a Jesse Kelly"

Insomma, nessuno desiderava che succedesse un incidente del genere, ma col senno del poi una riflessione diventa obbligatoria: dopo i fatti di oggi Sarah Palin, donna di una stupidità sconcertante, dovrà probabilmente rinunciare alla sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2012.

Blauer

mercoledì, gennaio 5th, 2011

Sono tornato a New York.  Siccome ci vorrà qualche giorno per rientrare completamente nel vortice oggi esco con un post generalista su una curiosità.

Diversi anni fa, credo attorno al 2005/2006, uscirono in Italia i giubbotti della Blauer. L'aspetto che li rende tipici è che sono tutti ispirati ai giubbotti delle uniformi dei vari corpi di Polizia Americani. Ve li ricordate i "bomber" degli anni '90 che imitavano le uniformi dell'USAF? I Blauer seguono lo stesso concetto ma sono però rivolti alla Polizia anzichè all'Aviazione. Ci trovate quindi il porta badge, i patch sulle spalle, i gradi eccetera.

Mi è tornata in mente questa storia perchè nel mio breve viaggio in giro per l'Italia ho notato che il Blauer è tornato di moda. Ne ho visti in tutto una dozzina tra Roma, Napoli e Venezia. Al quanto pare il marchio si sta anche dedicando a prodotti non spiccatamente militareschi.

All'epoca ero intenzionato a comprarmene uno ma visti i prezzi rinunciai. Non prima però di aver fatto una piccola ricerca. Scoprii così che mentre i giubbotti che si vendevano in Italia erano palesemente solo ispirati alle divise, la Blauer in America era invece un noto fornitore di divise vere e proprie. I giubotti completi si vendevano solo nei negozi specializzati e ovviamente solo agli addetti ai lavori, quelli senza distintivi era invece possibile acquistarli da chiunque. Presi così il miglior prodotto in goretex blu e separatamente (su ebay) dei patch. Così facendo ad una frazione del costo di quelli in boutique ottenni una divisa Blauer originale. Anzi no... una divisa d'ordinanza.

P.S.
Adesso ne ho uno anche qui. I patch però stavolta non li ho presi su ebay... hehehehehe

Metropolitana in tilt a New York

martedì, dicembre 28th, 2010

Mi è capitato qualche volta di vederla, ma quando a New York c'è neve sul serio io me la scampo sempre.
In questi giorni la metropolitana è in ginocchio e a New York interrompere la metropolitana equivale ad interrompere la città stessa. MTA parla di 60 cm di neve su tutta la rete e nonostante i lavoratori mobilitati H24, dopo quasi due giorni la situazione è ancora così come la vedete.

A questo punto la domanda nasce spontanea: come mai a Firenze mi sono incazzato come una iena mentre per New York utilizzo toni più moderati? Non si è trattato in entrambi i casi di nevicate eccezionali?

Premesso che non so quanto una nevicata di dodici centimetri possa essere considerata eccezionale, il discorso è che a Firenze non mi sono mica incazzato per la nevicata! Mi sono incazzato per via del fatto che fino al momento in cui sono partito per andare alla stazione (ore 17.30) sul sito delle FS comparivano indicazioni per "lievi ritardi" mentre già da due ore a Santa Maria Novella il traffico era completamente paralizzato. Se le notizie diffuse fossero state corrette nessuno sarebbe rimasto intrappolato! Mi sono incazzato per la totale assenza (e dico totale) del personale FS, delle forze dell'ordine, di un qualsiasi individuo in grado di dare informazioni o proporre alternative. Mi sono incazzato per l'abbandono, per i diritti calpestati, per la noncuranza. Mi sono incazzato soprattutto perchè consapevole del fatto che dal giorno dopo in poi tutto sarebbe stato dimenticato e che tutto sarebbe rimasto come prima.

Climi rigidi, climi temperati

giovedì, dicembre 9th, 2010

L’assassino se la ride, ma solo in Italia…

martedì, ottobre 19th, 2010

Mi ha fatto molta impressione il caso del ragazzo romano che ha ucciso una donna romena dopo averle detto "Ma al tuo paese la fila non si fa?" o qualcosa di simile.
Ancora peggio lo spettacolo di lui che sorride mentre altri gli gridano "ammazzane un'altra"... situazione che (se ce ne fosse bisogno) cancellerebbe ogni dubbio circa la matrice razzista dell'episodio.

Qualcuno giustamente si chiede cosa sarebbe successo se l'assassino fosse stato Romeno e la vittima una trentenne madre di famiglia Italiana. Io invece, per farvi capire l'aria che tira in un paese in cui la giustizia non è una barzelletta, vi faccio un'altra domanda: cosa gli sarebbe successo se avesse fatto lo stesso omicidio in America?

Negli Stati Uniti esiste l'aggravante di "Hate Crime" e cioè di un crimine motivato dall'odio. Sia esso per una differenza di carattere religioso, sessuale o etnico non importa. Se c'è di mezzo un qualsiasi "odio" scatta l'aggravante, e sono cazzi amari.

Ecco alcuni esempi analoghi:
Keith Phoenix Joins e Hakim Scott With hanno pestato ed ucciso un immigrante di Brooklyn perchè convinti che stesse passeggiando col suo compagno Gay (che in realtà era suo fratello): 37 anni a testa.
Derrick Donchak e Brandon Piekarsky hanno pestato ed ucciso un immigrante per motivo di odio razziale in Pennsylvania: già condannati sono in attesa di sentenza. Rischiano l'ergastolo.
Jeffrey Conroy (all'epoca dei fatti minorenne) ha accoltellato un immigrante per motivi riconducibili all'odio razziale: 25 anni di carcere.

Ragazzi cari, faccio sempre più fatica a difendere in America il buon nome dell'Italia... Ma fosse che veramente siamo tornati ad essere una nazione di razzisti?