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Il peggior cinema di sempre

giovedì, settembre 15th, 2011

Sono stato a vedere Contagion, l'ultimo film di Matt Damon.

Il film è una cagata come la maggior parte dei film Americani mainstream di questi anni. Storie di una banalità sconcertante... cose che se le facessero scrivere ai ragazzini della seconda media uscirebbero meglio. Tutto scontato e prevedibilissimo nonostante le recensioni (ormai completamente false) diano voti decenti.

Questo ormai vale anche per i film con attori di rango, quelli che una volta facevano i classici e che passeranno alla storia. Viene prodotta quasi solo IMMONDIZIA studiata a tavolino per cercare di trarre un piccolo margine tra l'investimento (massiccio) che si fa in pubblicità ed il ricavo che si spera di ottenere al box-office.

Io ero sicuro al 100% che il film non mi sarebbe piaciuto ma ci sono andato lo stesso per fare ogni tanto una cosa diversa e perchè tra un coupon e l'altro praticamente andiamo al cinema gratis o quasi. Per Contagion, ad esempio, abbiamo speso 9 dollari a testa e cioè meno della metà del prezzo effettivo (18 dollari più le spese). La volta precedente (altro film insignificante) spendemmo 4 dollari in tutto il che è niente male per una serata del weekend in pieno centro a Manhattan...

Non è però del film che vi volevo parlare bensì della violenza che si deve inevitabilmente subire andando al cinema e cioè la pubblicità prima dello spettacolo. E' un bel pezzo che non vado al cinema in Italia, ma posso dirvi che negli USA questa cosa ha raggiunto il grottesco.
Siccome i posti non sono numerati e vengono assegnati in ordine di arrivo, il pubblico veramente interessato al film arriva in sala almeno 45 minuti prima dello spettacolo e per evitare di doversi accontentare di quei posti laterali o troppo vicini che sono praticamente inservibili alcuni arrivano anche un'ora prima.

Se ci fate caso, gli orari di proiezione ricalcano questa realtà: se un film da 1h 45m ha uno spettacolo alle 20 esso finirà alle 21.45 ma lo spettacolo successivo ci sarà non prima delle 22.45. A che serve aspettare la bellezza di un'ora tra una proiezione ed un'altra? Davvero serve un'ora per dare due botte di scopa a terra? Ovviamente no. Tutto quel tempo serve solo ed esclusivamente per costringere la gente a sorbirsi un'ora di pubblicità ininterrotta.

Capito che roba? L'industria si lamenta che la gente non va più al cinema e che copia i film e poi quei pochi che ci vanno ugualmente (nonostante i film di merda) vengono bastonati con un'ora di pubblicità pagata ed obbligatoria! Ma stiamo scherzando o cosa? Bisognerebbe non andarci più perchè ormai non si meritano nemmeno quei quattro soldi dei biglietti presi col coupon.

Buon rientro dalle vacanze

domenica, agosto 21st, 2011

Allora eccomi qui.

Ci sarebbero state circa un miliardo di cose da raccontarvi in questi giorni ma non ho scritto perchè me ne sto calando: non ho più quella sensibilità di una volta, e nemmeno più neanche tanto tempo per sedermi e concentrarmi nello scrivere.

Leggo con disinteresse le vicende relative alla crisi Italiana. Tra massimo due anni sarà impossibile riuscire a trovare un Berlusconiano, o nessuno che gli abbia mai votato Forza Italia.
Così come nei primi anni novanta 'o sistema trovò una via d'uscita da tangentopoli affidandosi al volto e al carisma del Cavaliere di Arcore, oggi 'o sistema sta cercando una via d'uscita dalla più grande catastrofe economico/politca della storia d'Italia: il Berlusconismo. Vista l'aria che tira non è detto che stavolta una soluzione si trovi. Non mi meraviglierei se il prezzo da pagare fosse salato. Magari è in dubbio l'esistenza stessa dello stato o perlomeno quella della sua già limitata sovranità.

Qualunque cosa succeda sia chiaro: a me non me ne frega più un cazzo di niente. Per quanto mi riguarda l'Italia è malata di un male incurabile e comincia ad avere senso l'eutanasia, piuttosto che la cura. Per me non esiste più nessun concetto di nazione: sono a tutti gli effetti un uomo "senza dio e senza patria". Un cane sciolto, un disilluso, uno che vive alla giornata.
Mi arrivano continuamente richieste di perfetti sconosciuti. Vogliono sapere tutti la stessa cosa, fanno tutti la stessa domanda: come si fa per scappare dall'Italia? Come posso mettere una pietra sul passato e ricominciare daccapo negli USA?
Le mie risposte sono difficilmente incoragganti. La verità è che se fosse facile, se fosse comodo, se fosse possibile sarebbero già partiti a decine di milioni e nel bel paese sarebbero rimasti solo i preti, gli statali, i politici ed i mafiosi.
Mi fanno sorridere le iniziative volte al rientro dei "cervelli in fuga": chi ha un minimo di cervello fa in modo di tagliare tutti i ponti con l'Italia, altro che ritornarci. Chi mai ritornerebbe a bordo di una nave che inesorabilmente sta affondando?

E qui mi ricollego al problema mio personale: io un brutto giorno ci dovrò tornare e questa cosa ormai la sogno pure la notte. Non esagero quando scrivo che per me è diventato un vero e proprio incubo. Se non avessi questo pensiero assillante le mie giornate sarebbero completamente diverse, il blog sarebbe diverso... forse avrei anche più capelli in testa e meno barba bianca.
Delle soluzioni ci sarebbero ma sono tutte illegali e, nonostante gli sforzi mentali, non fanno ancora per me. Del resto, se uno decide di mettersi a fare il criminale la nazione ideale per farlo è l'Italia e non gli USA. Tantovale a quel punto tornare indietro.

Ciao Italiani... buon rientro dalle vacanze

Eisenhower: le ultime parole famose

lunedì, giugno 13th, 2011

Dai va... fatemi dire qualcosa di polemico nei confronti degli USA. Vi voglio dare qualche altra cartuccia da sparare dopo il "però" nei ragionamenti tipo "In Italia non funzionano più nemmeno le poste mentre in America funziona tutto, però...".

Normalmente chi è critico nei confronti degli Stati Uniti si sofferma su due problematiche, anzi tre: sanità, armi da fuoco, pena di morte. La comprensibile invidia anti-americanista di chi purtroppo è rimasto fuori dal sogno si ferma a questi argomenti ignorarando di fatto "the elephant in the room" e cioè le magagne del complesso industriale-militare, il colosso fuori da qualsiasi regola o qualsiasi controllo che determinerà non solo le sorti dell'America ma anche quelle del resto del mondo.

Siamo nel 1961 ed il Presidente uscente Eisenhower, avendo intuito l'aria che tirava, nel suo discorso finale dice:

Un elemento vitale nel mantenimento della pace sono le nostre istituzioni militari. Le nostre armi devono essere poderose, pronte all'azione istantanea, in modo che nessun aggressore potenziale possa essere tentato dal rischiare la propria distruzione...
Questa congiunzione tra un immenso corpo di istituzioni militari ed un'enorme industria di armamenti è nuovo nell'esperienza americana. L'influenza totale nell'economia, nella politica, anche nella spiritualità; viene sentita in ogni città, in ogni organismo statale, in ogni ufficio del governo federale. Noi riconosciamo il bisogno imperativo di questo sviluppo. Ma tuttavia non dobbiamo mancare di comprendere le sue gravi implicazioni. La nostra filosofia ed etica, le nostre risorse ed il nostro stile di vita vengono coinvolti; la struttura portante della nostra società.
Nei concili di governo, dobbiamo guardarci le spalle contro l'acquisizione di influenze che non danno garanzie, sia palesi che occulte, esercitate dal complesso militare-industriale. Il potenziale per l'ascesa disastrosa di poteri che scavalcano la loro sede e le loro prerogative esiste ora e persisterà in futuro.
Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione di poteri metta in pericolo le nostre libertà o processi democratici. Non dobbiamo presumere che nessun diritto sia dato per garantito. Soltanto un popolo di cittadini allerta e consapevole può esercitare un adeguato compromesso tra l'enorme macchina industriale e militare di difesa ed i nostri metodi pacifici ed obiettivi a lungo termine in modo che sia la sicurezza che la libertà possano prosperare assieme.

Le ultime parole famose. A distanza di sessant'anni gli USA hanno superato la spesa militare di tutti gli altri paesi messi assieme (Russia e Cina compresi) E si continua a spendere sempre di più... (i dati sono dell'Economist).

War on terror... ehheeheheheheh si si come no

Italia America sola andata: da lavoratore atipico e mortificato ad ispettore di un colosso dell’Aeronautica

venerdì, giugno 10th, 2011

Mi ha appena chiamato un mio ex-collega, un Ingegnere Meccanico con due palle come fossimo al Bowling, uno di quelli esperti in materiali che conoscono in pochi ed in grado di fare simulazioni e calcoli da fantascienza. Uno di quelli che potrebbero rilanciare il futuro del paese contribuendo all'espansione e allo sviluppo tecnologico. Uno di quelli che in Italia dovrebbero essere tra i leader. Uno di quelli che quasi sempre rimangono ai margini.

Ricordo quando lo bistrattavano. Ricordo, per esempio, che una volta gli chiesero di entrare in una cisterna con la fettuccia per misurarne le dimensioni (era una vasca per lavorazioni galvaniche...) Non vi sto a raccontare le peripezie, le arrabbiature, i rospi che ha inghiottito. Poi il calvario del mancato rinnovo del contratto, cosa di cui non lo informarono fino all'ultimo secondo di lavoro. Una situazione snervante per chiunque ma soprattuto per chi come lui all'epoca aveva già moglie e figlio.

Sapevo che si trovava negli USA perchè qualche mese fa mi accennò che una  nota multinazionale Americana dell'Aeronautica - che conoscete tutti, ma proprio tutti tutti - lo aveva invitato nella sede principare per una selezione. Ebbene oggi,  dopo appena 30 giorni di corsi e test tutto spesato, lo hanno assunto. Ma no uno stage eh... no un trimestrale... no un chichi-coco-cucu e cacami lu cazz... lo hanno assunto regolare e con uno stipendio adeguato alla sua responsabilità: sarà Ispettore per il controllo della qualità dell'operato di un fornitore Italiano. Insomma uno di quei "uomini del monte" che quando dicono di NO fanno tremare veramente i polsi perchè si tratta di progetti da centinaia di milioni di euro, mica di lecca lecca!

Immaginatevi la soddisfazione di uno che dopo essere stato per un decennio vittima del sistema Italia ne è diventato un controllore. Mi ha chiamato su skype e sul suo profilo aveva messo già la bandiera USA: "Qua sono seri, qua sono organizzati... mi sento già Americano... " ecc... ecc... E' carico, orgoglioso e determinato nell'eccellere come non lo avevo mai sentito prima.

Cari amici dell'Industria Aeronautica Italiana statevi accuorti perchè uno dei vostri ex-sguatteri è passato dalla parte del padrone e se non lavorate bene questo vi fa il mazzo a tarallo!

(Comunque complimenti ****, te lo sei sempre meritato)

Ciao!

G8: Esclusivo – la risposta di Obama a Berlusconi

giovedì, maggio 26th, 2011

Da fonti certe ho ottenuto la risposta che Obama avrebbe offerto a Silvio Berlusconi dopo che questo lo ha aggiornato sulle ultimissime della Repubblica delle Banane

Sognando Miami

mercoledì, maggio 25th, 2011

E' da giorni che ti leggo, ti rispondo solo adesso perchè sono in dirittura d'arrivo. Amo l'america e leggere d'america è un piacere. Sono stato a New York, stavo per comprare una casa a Miami ma poi mi hanno detto che comprare casa non ti dà il diritto di vivere in america e allora ...
Quando penso che qui in Italia facciamo entrare zingari senza soldi e lavoro e perfino poco affidabili e invece un italiano che vuole comprare casa, ha un lavoro, dei soldi e un'istruzione viene preso a calci nel culo, un po' mi incazzo.
Stavo cercando un modo per partecipare alla Green Card Lottery, con sto annullamento della lotteria 2010 è un casino, tu sai quando si farà l'altra, quando si potrà partecipare e come?
Un abbraccio

Carissimo,

hai perfettamente ragione. Come ho tante volte scritto gli Italiani non hanno ormai più nessun concetto di cittadinanza e soprattutto nei giovani è radicata l'idea - del tutto astratta ed insensata - che basta "trovare un lavoro" per poter di punto in bianco partire e vivere in qualsiasi paese extracomunitario.

Qualche tempo fa ad Annozero mi rimase impresso un ragazzo straniero che ha studiato in Italia. Uno colto che parlava forbito. C'era andato per ribadire un concetto: "ho studiato in Italia, voglio poter lavorare in Italia". La gente appaudiva, io invece sono saltato sulla sedia.

Ma come? Qui in America gli stranieri pagano circa il doppio la retta Universitaria e alla fine del corso (dopo circa un anno di OPT) li mandano via con un "arrivederci e grazie"... Da noi invece, non solo che siamo stati così generosi da far studiare quel ragazzo praticamente GRATIS (anzi avrà pure avuto accesso ai sussidi statali) questo pretende pure di poter rimanere. E perchè mai dovrebbe poter rimanere? In base a quale diritto?
Non dico che questa facoltà gli debba essere esclusa: magari è un genio, magari qualcuno lo sponsorizza ed alla fine è giusto che rimanga... Ci mancherebbe. Io mi oppongo piuttosto alla pretesa immotivata che uno debba poter rimanere solo perchè ha studiato, o solo perchè ha trovato un lavoro qualsiasi.

Va beh ma in fondo che ci frega: la barca sta affondando ed è inutile stare a discutere sui particolari di bordo. L'unica cosa da fare è cercare una scialuppa.
Potrai partecipare alla lottery come ogni anno ad Ottobre.  Ti auguro di vincere e di poter così finalmente scappare a Miami.

Ciao!

Aggiornamento delle 12.14 AM

Manco a farlo apposta mi ha appena telefonato un amico per dirmi di un Italiano che vive a Los Angeles, uno laureato in Economia che sta qui da diverso tempo grazie ad un visto lavorativo. Ha con se moglie e figlio. E' stato licenziato ieri e si chiede cosa deve fare perchè in teoria dovrebbe lasciare immediatamente gli Stati Uniti, altrimenti si preclude la possibilità di poterci rimanere in futuro, cosa piuttosto problematica visto che suo figlio è nato qui... Capito che aria che tira da queste parti?

Covert Ops

giovedì, maggio 5th, 2011

A scuola passai ore memorabili sdraiato sulla scala anticendio mentre leggevo libri di Tom Clancy che trattavano di corpi speciali, operazioni coperte, spionaggio, manovre militari ecc. Prima non interessava nulla a nessuno, adesso invece i giornali fanno a gara nel pubblicare recensioni sui SEALS, Delta Force, Ranger, Marine Expeditionary Units e compagnia cantante.

Non dico (anche se non lo escludo) che Bin Laden non sia stato effettivamente ucciso in quel raid ma ci sono in ogni caso diversi particolari che sono difficilmente credibili e che lasciano supporre - come è ovvio - che i fatti siano un tantino più complessi di come sono stati raccontati.

Ad esempio, possibile che un elicottero delle forze speciali utilizzato in una occasione così delicata possa spontaneamente essere stato costretto ad un atterraggio "duro" per via di un problema tecnico? Attenzione perchè stiamo parlando di un elicottero non del falciaerba a miscela del nonno... Si tratta di macchine che hanno una affidabilità eccezionale per i comuni mortali, figuriamoci in una occasione del genere in cui si ha a disposizione il meglio del meglio. Ma poi se come dicono hanno utilizzato dei Blackhawks come hanno fatto a trasportare 25 persone armate con un solo elicottero? Sarebbe stato difficile riuscirci con due apparecchi, figuriamoci dopo che uno è caduto.
Tra l'altro i rottami lasciati sul campo sembrano appartenere ad un modello tutt'ora sconosciuto che è probabilmente invisibile al radar.
Insomma, quasi certamente gli elicotteri erano più di due, certamente si tratta di un modello modificato (se non del tutto nuovo) e quasi certamente la causa del malfunzionamento non era accidentale.

Del resto, si chiamano "covert ops" per un motivo, e cioè perchè sono operazioni parzialmente (o totalmente) segrete. Davvero pensate che alla Casa Bianca mettano su una specie di "Grande Fratello" per farci vedere tutti i dettagli su come si svolgono?

Emigrare in America: una analisi Dantesca

lunedì, marzo 7th, 2011

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte.

L'INFERNO

L'inferno degli 11 milioni di clandestini che sotto gli occhi di tutti lavorano come schiavi è composto perlopiù da gente onesta, laboriosa e silenziosa. Qualcuno vorrebbero mandarli via ma la verità è che oltre ad essere fisicamente impossibile se veramente li cacciassero via fermerebbe l'economia Americana.
Anzichè vendere CD per la camorra questa gente produce ricchezza e vive raccogliendo le briciole che gli Americani lasciano cadere dai loro tavoli imbanditi. Avranno mai diritto a qualche cosa? Potranno mai riscattarsi e diventare come tutti gli altri? Lasciate ogni speranza o voi che entrate: bisogna solo lavorare a testa bassa e senza fiatare, se no fascette ai polsi e si torna a casa.

 

IL PURGATORIO

Il purgatorio dei non-migrant visa (di cui fa parte il sottoscritto) è una realtà sicuramente più accogliente della precedente, ma altrettanto spietata. Come sia concepibile che una persona possa rimanere qui 5 o 10 anni (qualcuno anche 20!) e che non non venga considerato un immigrato io non lo so, eppure succede proprio così. Il messaggio è: "ah belli... ve piace l'america eh... fate quello che dovete fare ma tenete le valigie pronte che prima o poi è ora di tornare da dove venite. Non ce ne frega un cazzo se nel frattempo avete preso casa, macchina, moglie e figli. Quando sarà ora andate fuori dai coglioni senza passare dal via. (E salutateci Silvio!)"
Questi visti sono relativamente semplici da ottenere, ma sono visti solo a metà: ogni volta che entri all'aeroporto ti guardano in cagnesco, ti fanno le stesse domande inquisitorie, ti trattano come se fosse la prima volta che arrivi quando invece magari è la trentesima.
Nel purgatorio moltissime persone lavorano in nero fingendo di essere studenti, altre ancora sono coniugi non autorizzati a lavorare. Situazioni spesso scomode insomma, tutte caratterizzate da un "precariato esistenziale" difficile da capire per chi non l'ha mai vissuto in prima persona.

 

IL PARADISO

Infine ci sono i fortunati, il popolo eletto, quelli a cui si aprono definitivamente le porte del paradiso e che a tutti gli effetti vengono autorizzati a prosperare nel regno dei cieli. Sto ovviamente parlando dei residenti permanenti, quelli con in tasca la famosa carta verde.
Ma come si fa per entrare in questo giro di paraculi? Ci sono diversi modi. Tutti conoscono la lotteria (se vinco mi vedrete sui giornali), la tiritera del matrimonio (sposati una vecchia ecc...) o del  ricongiungimento familiare (ho uno zio a Long Island...) e tutti sanno anche che volendo è possibile ottenerla semplicemente lavorando.
Siccome io gli zii ce li ho tutti nelle Marche, e siccome sposandomi al massimo la card me la danno rossa anzichè verde, bisogna che vi parli del lavoro.
Essendo il governo incapace di mettersi a spulciare le richieste verificando se il richiedente è davvero indispensabile o se piuttosto bleffa, succede che in pratica tutti vengono accontentati. Avete letto bene: la carta verde la danno a tutti. Il problema non è quindi "se" bensì "quando" te la daranno... E qui casca l'asino!
Per rendere breve una storia lunga evitando quindi tutti i dettagli, casi particolari o eccezioni, le autorità dividono i lavoratori in tre categorie: la prima scelta (EB1) che la ottiene in circa 6 mesi, la seconda scelta (EB2) che ci riesce in un tempo che dipende dalla nazionalità (Cina e India 5 anni, tutti gli altri un annetto), e terza scelta (EB3) che ci metterà non meno di 6 anni.
E' indispensabile capire che questi tempi sono indicativi, cioè il governo può allungarli (o azzerarli!) a suo piacimento e che il processo è valido solo se il richiedente mantiene lo stesso posto di lavoro per tutto il periodo di attesa. In altre parole, nel caso in cui si cambi o si perda la propria occupazione si deve ricominciare daccapo.

Avrete già intuito che io sono un EB3 e che quindi, detto con il massimo della moderazione ed in termini strettamente legali: ce l'ho praticamente nel culo.
Servirebbe un miracolo... Solo un intervento divino potrebbe infatti permettemi di lasciare i fumi del purgatorio elevandomi alla gloria della luce eterna. Pregate per me!

Ciao

La Sindrome di New York

domenica, marzo 6th, 2011

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Allora, questo è un bell'articolo per farvi capire che aria tira nei paesi civilizzati.
Succede che nella Silicon Valley, ragazzi a cui fumicano i coglioni che si sono laureati nella Università più prestigiose se ne stanno andando via.

E perchè mai?!?
- Per l'economia che è in crisi? Noooooooo!
- Perchè si mangia male? Nooooooo!
- Perchè non ci sono abbastanza belle fighe? Noooooooooo!

mmmmmmmm e allora perchè???
il motivo è semplicissimo: PERCHE' NON HANNO LA CARTA VERDE!

Mannaggia tutti i sabbati... porco dinna....  che tragedia esistenziale. Americani e fate una cazzo di legge no? Per 5 anni ci fate pagare il triplo delle tasse, ci fare fare i volontari in Afghanistan senza fucile, ci fate spalare la merda con le mani... ma a frustate perdio! Noi ci facciamo, io ci farei perlomeno! E invece niente da fare porco zio...  ci toccherà la sorte peggiore che possa capitare a chi riesce ad allontanarsi da un paese di ***** (1) come l'Italia: quella di dover tornare indietro.

Per farvi capire come mi sento, e a che livello di considerazione tengo l'America e le sue Istituzioni, vi voglio spiegare un fenomeno del tutto nuovo e tutt'ora credo sconosciuto che ho ribattezzando "Sindrome di New York".
Così come nella "Sindrome di Stoccolma" la vittima di un rapimento tende a difendere o addirittura ad innamorarsi del proprio rapitore, in quella di New York la persona oggetto di un rifiuto o di una delusione da parte delle Istituzioni tende a diventare un cultore delle stesse.

Io potrei stare qui a dirvi che nonostante ho pagato le tasse per quasi 4 anni, nonostante sono stato un cittadino modello, nonostante mi sono impegnato nel "sociale", nonostante sarei disposto anche a pagare... niente da fare! questi qua mi manderanno via. Potrei sostenere di essere vittima di una ingiustizia, potrei accusarli di essere degli sfruttatori, ed invece no: più passa il tempo e più la sindrome di New York mi porta a pensare che non sono all'altezza, che se non mi ci vogliono la colpa è solo e soltanto mia, che sono talmente superiori da non aver nessun bisogno di me e che anzi mi hanno fatto un grosso favore nel farmi assaporare la civiltà ed il progresso.

Ed è proprio così! Forse tra 50 anni l'America sarà solo un ricordo ma oggi, che vi piaccia o no (o voi col calendario di Che Guevara in camera da letto) questo è il posto più auspicabile in vi possa capitare di vivere: New York City, il centro della civiltà moderna, il cuore dell'impero economico e culturale, la Roma dei giorni nostri.

(1) La censura, in un paese di ***** come l'Italia è obbligatoria a causa di una serie di leggi in vigore fin dai tempi del fascismo

Il Burrito

giovedì, marzo 3rd, 2011


Ho avuto ultimamente diverse discussioni circa la qualità del cibo che si trova a New York.
I locali, da buoni Americani, sono convinti di avere a disposizione il miglior cibo del mondo ma le cose ovviamente non stanno affatto così.

E' vero che se cerchi bene puoi trovare il prosciuttino, puoi trovare il primino, puoi trovare il caffettino buono... ma se ci pensate bene tutto ciò sarebbe anche scontato quando ci si trova in un mega conglomerato urbano da 12 milioni di persone. Non bisogna confondere la regola con le eccezioni. Il problema è piuttosto rappresentato dalla qualità media del cibo che la gente è abituata ed è disposta a mangiare e vi assicuro che qui la media è molto, molto bassa.

L'unico contributo che gli Americani sono stati finora in grado di regalare al mondo in materia di alimentari è quello del "Fast Food". L'esperienza del cibo, un tempo cultura e patrimonio stesso dei popoli, deve essere velocizzata, schematizzata e semplificata fino ai limiti di "small", "medium" e "large". Obiettivo dichiarato il profitto, particolare irrilevante la qualità.

Succede così che il cibo industriale soppianta quello artigianale a tutti i livelli, e a tutte le età. I bambini nati in questo stato di cose diventano obesi fin dai primi anni di scuola e da adulti (vittime inconsapevoli di una ignoranza più che giustificabile) si convincono addirittura che questo sia il cibo migliore di sempre. Vi farei assaggiare i loro oli, i loro insaccati, il loro pane, i loro formaggi. Cose abominevoli (non esagero) ma che dagli e ridagli ti ci abitui e passano anche per normali.

Comunque... per tirare a campare bisogna adattarsi a tutto e così tocca scegliere il meno peggio. Oggi, per esempio, vi presento uno dei miei pranzi abitudinali che consiste nel Burrito, una bomba atomica TexMex. E' così pensate che se ve lo tirassero addosso richiereste la morte. Un'arma praticamente... Dentro il rotolo di pane azimo che vedete in foto una miscela esplosiva di una untissima carne arrosto (pollo o manzo), verdurine, guacamole, fagioli (daaiiiii mooo) e salse "bianca" o "piccante" fatte direttamente dalle aziende petrolchimiche del New Jersey. Dopo il burrito la sera torni a casa e al bagno fai certi barriti manco fossi un elefante. Questa si che è vita...

Come dico sempre ai locali, na cosa è certa: se siamo venuti fino a qui non è stato certo per il mangiare!

Adesso vi saluto che mi scappa un barrito. Ciao


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