Posts Tagged ‘usa’

Sirius XM, la Radio Satellitare Americana

venerdì, gennaio 27th, 2012

Durante la recente vacanzina avevo in affitto una Hyundai Sonata (gran bella macchina) munita di XM Radio, una sistema satellitare che ti permette di ricevere centiaia e centiaia di canali tematici ad alta qualità.
E' praticamente l'equivalente della pay TV applicato al mondo della radio, senza però la piaga della pubblicità.

Scegli un canale e immediatamente vedi il titolo della canzone ed il gruppo, oltre ovviamente al nome del canale che stai ascoltando. Tecnicamente il prodotto è valido nelle zone suburbane ma ha dei problemi seri nelle grandi città per via dell'ostacolo rappresentato dai palazzi alti e vicini e così in molte di queste zone hanno provveduto ad istallare dei ripetitori terrestri.

Ah, ovviamente come la pay TV si paga eh... non è mica gratis: costa circa 15 dollari al mese. Se avessi la macchina e viaggiassi molto in giro per gli Stati Uniti credo che lo farei. Per il resto, se viaggio mi piace ascoltare i talk show delle radio in AM.

Il Cambio Automatico

giovedì, gennaio 26th, 2012

Uno dei simboli Americani è stato sicuramente il cambio automatico. Lo avete mai provato?

All'inizio è un pò un casino e da anche un pò fastidio. La prima volta per me fu a Varese: ero in trasferta con una auto a noleggio quando ad un semaforo rosso scesi dalla macchina lasciandola in "Drive". L'auto subito partì senza che nessuno fosse al volante e quasi andò a sbattere contro una Mercedes che avevamo ferma davanti. Salvò la situazione il mio collega che stando seduto sul sedile del passeggero ebbe la prontezza di riflessi di tirare il freno a mano.

Comunque... una volta che ci si è abituati ad usarlo poi diventa impossibile farne a meno. Che palle quando sei nel traffico cambiare marcia ogni 10 secondi... e la frizione? A che serve avere la frizione? Boh... Ogni volta che guido penso sempre la stessa cosa: ma perchè in alcuni paesi (Italia compresa) la gente si ostina ad usare il cambio manuale? Credo che l'unica spiegazione possibile sia l'abitudine.

E si perchè se proprio devi fare la guida Formula 1 con freno motore e tirate a 12000 giri basta passare alla modalità semi-automatica e facendo + / - sulla levetta puoi dare sfogo alle tue pulsioni. Del resto, le auto di Formula 1 (quelle vere) hanno il cambio semi-automatico, mica manuale! Non c'è quindi motivo al mondo per farne a meno. Provare per credere.

Da una lettrice del blog

giovedì, gennaio 26th, 2012

Sono una lettrice del tuo blog da poco più di un mese ...
Ha attratto la mia cuoriosità la foto con "i tubi ed i gancetti per appendere
al muro le pentole"!
Come ci sono finita? non lo so! Sono mesi che cerco un modo per portare mai
figlia e mio marito via dall'Italia!
Una ricerca qua e una ricerca lì ... e sono finita sul tuo blog.

Mio marito è un'ingegnere ... viene da una terribile esperienza lavorativa. La
sua carriera si è interrotta. Sono mesi di inferno. E' in gamba, preparato ...
ma l'Italia non è il suo posto. Ed in certe parti d'Italia si lavora solo "per
conoscenza"!

Non sono matta, non cerco da te una soluzione! Però una luce sì.

Secondo te, che sei lì, che respiri quell'aria, che frequenti quell'ambiente
... dimmi la realtà come la vedi tu!
...è vero che lì, se vali, c'è un posto e un pò d'aria da respirare per tutti
coloro che voglio DAVVERO LAVORARE?

Complimenti per il blog.
Buona America
Ludovica

Cara Ludovica,

ogni volta che leggo e-mail come la tua è come se un mattone mi cadesse sopra al cuore. Ormai arrivano sempre più di frequente richieste del genere e sembra che in molti non vedano alternativa possibile alla fuga.
Sono convinto che il problema da noi non sia soltanto legato alla maniera in cui si può riuscire a trovare un lavoro, il problema è che ormai non ci sono più lavori da trovare! Non c'è lavoro per tutti, punto e basta.

Paradossalmente, quel che di più apprezzo del mondo del lavoro Americano è la flessibilità. Qui si è tutti precari vita natural durante ed in una condizione del genere la "selezione naturale" è fisiologica ed inevitabile. Chiunque si troverà prima o poi - per scelta o per necessità - a dover cambiare lavoro o carriera ed il sistema lo permette senza difficoltà.

Si sta meglio in America? Io sono convinto di si. Perlomeno, io mi trovo meglio qui. Certo se si è malati e non si riesce a lavorare normalmente le cose cambiano ma è un caso che per ora fortunatamente non mi riguarda.
E' difficile entrare? In genere molto, anzi moltissimo... esiste comunque la scappatoia Europea che potresti adottare senza troppi impicci anche domattina volendo. Prendi un aereo e via!
Penso alla Germania, al Regno Unito, alla Scandinavia e magari anche alla Francia. Sono posti in cui a detta di persone che hanno fatto esperienze analoghe alla mia si sta in ogni caso molto meglio che in Italia e purtroppo la cosa non è difficile da credere.

Lo so, è facile pensarlo ma poi farlo è un'altra cosa. Bisogna fare un passo alla volta: un corso di lingue, un percorso di aggiornamento professionale, cominciare a capire cosa fare e dove farlo. Tutto fino al momento della partenza. Magari all'inizio si può cominciare facendo un lavoro qualsiasi per poi svivolare verso le proprie più alte aspirazioni. Non so, io la vedo così. Sono pensieri che faccio anche io perchè di tornare in Italia non mi va assolutamente.

Ti mando un abbraccio ed un in bocca al lupo.

Alain

California d’America e California d’Europa

giovedì, gennaio 26th, 2012

Allora,

scrivo solo oggi perchè sono stato per un un weekend lungo nella zona di San Francisco per una breve vacanza in occasione del Capodanno Cinese e di altre ricorrenze da festeggiare.

In California ci sono stato in tutto tre volte e solo per brevi permanenze e nonostante abbia visto poco ogni volta sono andato via con una sensazione decisamente positiva. Che posto ragazzi: sole, oceano, surf, aria fresca, vino, cultura, tecnologia, hollywood... ma che volete di più?

Ci sarebbe stato molto da scrivere ma non mi sono portato il PC proprio perchè sapevo che se lo avessi fatto avrei passato tutto il tempo sul blog. Giusto qualche flash:

Il Primo giorno ero nella parte turistica di San Francisco. Il tempo non è stato molto clemente ma questo alla fine è stato anche meglio perchè ci ha dato la possibilità di vivere il luogo con maggiore intimità.
Appena arrivo noto che i tram usati in città sono d'epoca. Alcuni addirittura presi dalla città di Milano! Che idea geniale: spendi quattro soldi e hai una linea di tram affidabile ed anche di classe.
Come se non bastassero i tram d'epoca in servizio effettivo, San Francisco ha anche una linea che adopera ancora dei tram trainati da cavo sotterraneo. E' la famosissima Cable Car con le persone appese ai lati che andando su e giù per le tipiche collinette della città raggiunge inclinazioni da urlo. Una esperienza interessante ma a mio avviso oltre qualsiasi misura di sicurezza. Credo che altrove non sarebbe mai consentito ai passeggeri di stare appesi fuori. Gli incidenti infatti abbondano...
San Francisco: una città colorata, vivace, gente educata e cordiale. Ho pensato al vero sogno Americano.

Il secondo giorno ho visitato il Castello di Amorosa che è una vineria della Napa Vallery, la zona da cui vengono tutti i vini Americani.
Io vengo da una zona in cui le vigne le vedi un pò ovunque e sono cresciuto con una Vite in giardino eppure cose del genere non le avevo mai viste. Lungo la strada per centiaia di chilometri vedi solo vigne organizzate con una perfezione maniacale. La cosa che però ti uccide mentre ripensi all'Italia è la maniera in cui vengono attratti i turisti del vino. Ogni vineria dispone infatti di centri di accoglienza perfetti e luccicanti in cui si possono assaggiare i prodotti locali e fare visite guidate alla struttura.
Pensate che nel posto dove sono stato io il proprietario (di origini Italiane) ha costruito un castello medioevale da 107 stanze con tanto di pietre ed oggetti antichi provenienti dall'Italia. Ma fatto bene eh... al punto che non era facile capire che si trattasse di una copia e non di un castello vero e proprio. Dentro orde di visitatori, molta gente dal palato fine che si lascia consigliare dal personale (Italiano) e alla fine compra la bottiglietta da $100 da riportare a casa a San Francisco, oltre al resto anche prodotti artigianali tipici in vendita. Tutto molto curato... tempo 30 anni e questi ci passano sopra anche col vino. State a vedere.

Passata la notte presso la città termale di Calistoga siamo scesi giù fino a Monterey, la ex capitale della Alta California prima che gli Stati Uniti la fregassero al Messico.
Per arrivarci siamo passati sulla US 1, una strada molto molto bella con spiagge e costoni a picco sull'Oceano. Mezz'ora a Sud di San Francisco sei già tutto solo e completamente immerso nella natura. Uno spettacolo...
A Monterey poi c'è la la ben nota "17 Mile Drive", una zona in cui vivono solo ultra miliardari in cui si paga anche il biglietto per accedere perchè tra l'altro è un parco naturale. Livelli di benessere mai visti, spiagge incontaminate con tanto di balene, foche, pellicani enormi e foreste in riva al mare.
Monterey offre mille altre attrazioni per i turisti ma visti i tempi ristretti ho potuto visitare solo l'acquario. Inutile specificare: enorme, moderno, tutto alla grande.

Il finale che ve lo dico a fare...

Vedo tutte queste cose e nel ripensare all'Italia ci rimango male perchè pur sapendo di essere nato nella California d'Europa so anche che ormai la abbiamo rovinata. Pensate ad esempio a quante "17 Mile"  del sud sono state sfregiate dalle costruzioni abusive, pensate a Pompei, alle centiaia di castelli (veri!) che cascano a pezzi o che non vengono valorizzati. Guardando la puntata della Gabanelli (santa Subito!) sui beni culturali ci sarebbe da piangere. La California d'Europa? Ma che dico?!? A noi la California ci farebbe una s*ga se solo fossimo meno "Italiani" di quello che siamo.

Adios amigos

Tutto pur di riuscire a non pensare

martedì, gennaio 17th, 2012

Negli ultimi giorni lo scopo è quello di non pensare.

Si, li avevo dei posti in mente... alcuni li ho anche scritti ma poi anzichè pubblicarli li ho cancellati. Sarà anche che ormai stiamo costantemente sotto zero ma sta di fatto che negli ultimi giorni sono particolarmente scazzato e disilluso. E' inutile che lo ripeto per la tremilasettecovettesima volta: sta cosa di essere un ospite mi scoccia, e soprattutto il fatto che non c'è modo (legale) di uscirne.

Ma dico io, ragionate assieme a me: Tizio viene qua e si sposa. Lo Stato Americano - che è uno stato civile e moderno - gli riconosce il diritto di rimanere a vivere da queste parti. Bene.
Caio invece viene qui a lavorare e lo Stato Americano dice: "vabbè... visto che il lavoro lo avevi ancora prima di venire, visto che la tua presenza fa girare l'economia e crea altri posti di lavoro americani allora facciamo stare anche te". Benissimo.

Passano diversi anni. Tizio si scopre che mette le corna alla moglie e così lei lo lascia. E lo Stato Americano che fa? Mica lo caccia via... noooo. Lo Stato dice: "e va bhe pazienza... non sei più sposato ma visto e considerato che sei stato qua per oltre due anni e magari hai la macchina, la casa, dei figli, gli amici ecc... ecc... ti facciamo rimanere quanto vuoi. A vita magari. E perchè no? Noi siamo uno Stato civile!". Tutto bellissimo fin qui.

E Caio? Caio fa ancora quel lavoro e però, purtroppo per lui, siccome non lavora per la Chiesa Cattolica SPA e le cose normalmente non durano in eterno dagli e ridagli alla fine il lavoro lo perde. E lo Stato Americano che fa? Mica gli riserva lo stesso trattamento di Tizio. Noooo... Lo Stato Americano gli dice: "caro Caio, hai tempo 24 ore per andartene altrimenti per noi tu sei un clandestino, con tutto quello che ne consegue. E stai attento perchè questa non è l'Italia e salire sulle gru qui non serve ad un cazzo di niente (anche perchè da noi le gru sotto sono ben recintate...). Se ti prendiamo da clandestino sono due calci nel culo e a casa per direttissima."

Insomma... ma è giusta sta cosa? Voi che ne pensate? Ma come si fa a pensare che uno può stare qua 10 anni senza un minimo di riconoscimento di niente, come un ospite con la valigia sempre pronta. Che situazione allucinante. Che esperienza di vita ragazzi... chi lo avrebbe mai detto che mi sarei un giorno trovato in questa condizione di precariato esistenziale.

Comunque oh... cambiamo argomento: sono tornato ai vecchi hobbies, quelli talebani davvero. Ho passato tutto il weekend ed anche il lunedì immerso in cose da pazzi tipo questa. Non è una bomba eh... Non vi fate strane idee! E' la parte iniziale del prototipo di una una antenna da paura. Una cosa tutta automatica mai vista prima che nell'ambiente dei nerd (vecchia scuola) farà scalpore.
Tutto pur di riuscire a non pensare...

Ciao

Te lo do io il permesso di soggiorno

martedì, gennaio 10th, 2012

Allora senti,

ci sta questa mia amica che viene dal Bangladesh.
Si è laureata in Ingegneria al suo paese e ha anche lavorato presso una grossa azienda. Poi si licenzia, viene negli USA e prende un Master sempre in Ingegneria presso una prestigiosa Università di Manhattan (decine e decine di migliaia di dollari di spesa). Durante il Master viene presa per fare uno stage. Fa lo stage, dopodichè fa l'estensione del visto da studente per lavorare per un anno (si chiama OPT) e così la assumono.
Passa un anno e l'estensione finisce. Serve un visto vero e proprio. L'azienda la sponsorizza e prende il visto lavorativo. Per averlo però deve prima tornare al suo paese per sostenere un colloquio col Console Americano. Torna così in Bangladesh e dopo un paio di settimane le concordano il colloquio. Se il Console le da l'OK prende il visto, altrimenti rimane in Asia e senza poter più mettere piede in America.
Dopo qualche giorno le fanno sapere l'esito: visto approvato, ma solo per un anno.
Questo vuol dire che entro pochi mesi dovrà richiedere nuovamente all'azienda di ricominciare tutto daccapo, rinnovi, petizioni, avvocati... una via crucis che termina esattamente dopo 6 anni. Dopodichè a casa perchè badate bene: tutto questo è solo una soluzione del tutto temporanea che non comporta l'acquisizione della carta verde ne tantomeno della cittadinanza Americana.

Capito che aria tira qua in America? Il paese è tosto ed è anche ambito. E' l'America ragazzi non c'è niente da fare... l'Impero Romano dei giorni nostri. Noi che siamo nati nelle periferie facciamo di tutto per essere accolti nella capitale. Ma non è così facile. Perlomeno non per tutti.

Ve beh dai è una esperienza. Almeno alla fine potrò dire "io c'ero".

La Cina è sempre più vicina

Ciao

Che problema c’è?

domenica, gennaio 1st, 2012

L'altra sera ho rivisto dopo un paio d'anni una vecchia amica Californiana ex-compagna di casa a Bologna che dopo aver studiato da noi per un anno parlava benissimo la lingua e non voleva in nessun modo tornare negli USA. (Poi però ci è tornata, l'Italiano se l'è dimenticato completamente e così anche la voglia di vivere in Italia)

In questi anni ha fatto una carriera discreta ed ora lavora per una delle banche più grandi del paese. Vive col marito in un palazzo prestigioso di Houston St nel Lower East Side da 2.8K$ al mese. Insomma ci rivedevamo dopo tanto quindi c'erano un sacco di cose da raccontarsi, tra cui la più incredibile di tutte: "ma sai che io e mio marito ci stiamo per licenziare per poi passare un periodo sabbatico di 6-8 mesi tra l'Australia ed il sud est asiatico?" Mizzica... dico io. Che notizia! Da lei proprio non me lo aspettavo. Ed invece si: non se la sentivano di mettere definitivamente fine all'avventura ed alle pazzie di gioventù e così hanno deciso di compiere quest'ultima grande impresa.
Inizialmente aveva chiesto alla banca di poter essere trasferita nell'ufficio di Hong Kong ma glielo avevano rifiutato. Allora ha proposto una aspettativa (leave of absence) ma anche in questo caso nulla da fare. Lei era già pronta ad un doppio diniego per cui seduta stante si è licenziata. La banca ha chiesto di tenerela fino a Marzo ma a quel punto la soddifazione se l'è tolta lei: no, vado via la settimana prossima. Arrivederci e grazie! Suo marito lavora con degli amici e può permettersi di smettere e ricominciare quando vuole per cui nessun problema.

Significativa anche la logistica di tutta l'operazione: l'automobile data "in dono" ai genitori di lui, la mobilia venduta in parte su craigslist ed in parte messa in uno storage a pagamento. I bilietti di tutti i voli per 2 persone (stiamo parlando di un intreccio di parecchie decine di migliaia di miglia tra USA, Australia, Tailandia, Laos ed altri posti da visitare)  pagati interamente tramite le promozioni assurde che le carte di credito applicano ai nuovi clienti. Cose tipo che apri una carta nuova e appena spesi i primi 3000 dollari ricevi in omaggio un tot mila miglia. Poi subito dopo fatto il saldo la chiudi e ne apri un altra, e così via fin quando non totalizzi tutti i punti necessari per viaggiare gratis ed in maniera perfettamente legale. Fantastico.

Secondo lei è importante - ogni tanto - dare retta agli istinti e compiere scelte azzardate. "Se non fosse stato per scelte come questa non avrei conosciuto mio marito, non avrei fatto la carriera che ho fatto, non sarei insomma chi sono ora", dice sorridendo.
Al tavolo c'era anche mia cugina, una ragazza quasi coetanea della mia amica che in Italia è un dipendente pubblico e che si trova qui in visita. Ad un certo punto l'amica le chiede: ma perchè non ti licenzi pure tu? Fai un bel viaggio e poi torni in Italia... che problema c'è?

Che dite la pago l’autostrada?

martedì, novembre 8th, 2011

C'è un ragazzo di Milano che fa il cuoco che lo incontro per caso nei posti più disparati e ad orari sempre diversi. E' già successo quattro volte tra cui stasera su cinquantanovesima e Lexington Avenue. La volta scorsa fu a Brooklyn davanti ad un Bar a di Dumbo. Ormai ci vediamo e ci mettiamo a ridere automaticamente...

Comunque.... stasera vi voglio fare un paio di esempi di cosa significa "pagare il dovuto" in America.
Qui i debiti si pagano sempre e se non li paghi le conseguenze sono talmente gravi che fanno in modo di convincerti.

Primo caso che ho letto su un blog: c'è una ragazza che vive sola. Una notte torna a casa e il portone non si apre. Lei ha le chiavi, le inserisce, gira nella toppa eppure il portone rimane immobile. Prova diverse strade poi alla fine si ricorda di un piccolo adesivo che sta sul portone di ingresso e che reclamizza i servizi di un fabbro di emergenza H24. Si trova costretta dalle circostanze e così chiama quel numero.
Nel giro di poco (siamo nel cuore della notte) arriva il fabbro che riesce a forzare il portone sostiuendole la serratura che si era rotta il tutto al modico prezzo di 600 dollari.
La ragazza a momenti sviene... ma come 600 dollari io sono una povera ragazza single?!?  guadagno poco... ma non me lo potevate dire prima??? ecc ecc ecc. Insomma si decide a non pagare e così il fabbro senza scomporsi chiama il 911. Dopo 5 minuti arriva una pattuglia che raccolti gli estremi della vicenda mette la signoria di fronte ad un bivio: 1) o paghi e finisce qui 2) non paghi e ti arrestiamo, ti portiamo in cella e di denunciamo per furto di servizi. La ragazza sconsolata si fa accompagnare al Bancomat, prende i 600 dollari e paga il fabbro. Fine della questione.

Stasera invece ho visto una situazione analoga coi miei occhi. Davanti al Madison Square Garden arriva un Taxi di quelli non gialli, accosta e fa cenno alla Polizia sul marciapiede.
Il tassista spiega che aveva a bordo un passeggero che si rifiutava di pagare la corsa ($30) e questa (un altra ragazza) racconta a sua volta che non aveva soldi ne documenti ma che per pagare il conto faceva affidamento sul fatto che la stesse ad aspettare un amico. Peccato però che dell'amico non c'era nessuna traccia.
Siccome la ragazza non era molto accomodante - anzi sembrava facesse di tutto per far esplodere il tassista - questo ad un certo punto si spazientisce e taglia a corto insistendo sul fatto di voler spongere denuncia. Apriti cielo! I poliziotti sul marciapiede si fanno perplessi e sembra vogliano dire: vuoi vedere che ci tocca ammanettare una ventenne per una questione di $30? La ragazza scende dalla vettura e le cose stanno per precipitare quando finalmente si vede l'amico ritardatario e così pagato il conto il tassista se ne riparte coi soldi, la ragazza si risparmia le manette e i poliziotti l'arresto non del tutto entusiasmante.

Gli esempi analoghi sarebbero tanti altri ma in soldoni il morale della favola è che il debito qui è un concetto quasi sacro che va onorato da tutti e che viene difeso dalla società con tutta la forza necessaria. Non esistono niente "ma" e niente "se". Qui si paga e basta altrimenti arrivano le conseguenze.
Le storie dei datori di lavoro che non pagano i dipendenti, delle aziende che non pagano i fornitori o dei mariti che non pagano le mogli in genere finiscono sempre tutte allo stesso modo e tutte molto male. Meglio non fare la prova... e anzi adesso che ci penso io non ho mai pagato quel pedaggio autostradale di un mesetto fa.
Domani chiamo Enterprise! Non vorrei venissero ad arrestare anche me

Adios amigos

Viva il turnover

martedì, ottobre 18th, 2011

Un paio di settimane fa (o forse la settimana scorsa?) ero a prendere un gelato sulla prima Avenue. Era una gelateria di quelle commerciali - anzi addirittura un franchise... (orrore!)  - in cui non mangerei mai ma la situazione era particolare e così mi sono dovuto accontentare.

Mentre mangiavamo sto gelato di plastica mi cade l'occhio su un articolo del Times appeso al muro che parlava della proprietaria del locale. Niente di spettacolare eh... solo che raccontava la storia di una signora che dopo qualche anno di lavoro a Wall Street si è stufata ed assieme ad una amica ha deciso di comperarsi una gelateria per mettersi in proprio.

Capisci la dinamicità, la flessibilità, la velocità con cui qui vive la gente? Quella se stava in Italia dentro quell'ufficio ci avrebbe piantato le radici e avrebbe sicuramente aspirato alla pensione. Anzi, adesso che c'è la crisi si sarebbe rivolta ai sindacati, poi anni di mobilità e di cassa inegrazione, proteste di piazza, interviste ad anno zero e appelli ai politici perchè ci diano il lavoro di cui abbiamo tanto bisogno e che tra l'altro è un nostro diritto. Poi in cambio magari gli votiamo.

E invece no... la signora si licenzia da una banca d'affari "boutique" e si ributta nel calderone per vendere gelati. Capito perchè l'America è l'America mentre noi siamo solo l'Italia? Abbasso il posto fisso, viva il turnover!

Ciao

Tutta colpa del Diesel?

venerdì, ottobre 14th, 2011

Il blog di Grillo cita oggi dei dati interessanti circa il livello di inquinamento che dell'aria che esiste nelle varie città del mondo.

Dando un rapido sguardo ai numeri ho trovato dei dati sorprendenti: com'è possibile che l'area di New York (12 milioni di persone) presenta una concentrazione di particolato PM10 che è circa la metà della media delle principali città Italiane? Per fare un esempio, mentre la concentrazione a NY è pari a 31 21 microgrammi per metro cubo, a Modena essa è pari a 42, a Padova 43, Napoli e Milano 44, Torino 47. Un livello paragonabile a New York lo si trova solo nella città di Campobasso in Molise.

Credo che l'unica spiegazione possa essere il livello di diffusione dei motori Diesel. Il particolato emesso dai Diesel è infatti 30 volte superiore a quello emesso dai motori a Benzina e mentre negli USA i motori a gasolio sono utilizzati esclusivamente dai mezzi pesanti, in Italia essi vengono adottati anche da una buona percentuale di automobili private. Voi avete altre idee?

In ogni caso anche la scienza conferma che in Italia è davvero venuto il momento di cambiare aria... heeheh

Ciao


FireStats icon Powered by FireStats