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Edward Snowden, 29 anni, ex dipendente CIA: ecco a voi il nuovo Assange

domenica, giugno 9th, 2013

Mi chiamo Ed Snowden, ho 29 anni, ho lavorato come infrastructure presso Booz Allen Hamilton per l'NSA...

Comincia così l'intervista fatta ad Edward Snowden, senza dubbio una delle più sensazionali degli ultimi anni.

Il profilo del personaggio é degno delle migliori spy story, anzi forse le supera: nonostante la giovane età Snowden ha già ricoperto i ruoli di system's engineersystems administrator, senior adviser per la CIA poi solutions consultant e telecommunications informations system officer per l'NSA.

La storia é incredibile, la situazione pazzesca ed i risvolti (quantomeno per lo stesso Snowden) tutt'ora inimmaginabili eppure il ragazzo parlando a braccio ostenta una calma disumana, una dialettica estremamente articolata ed una chiarezza nelle idee che potrebbero far invidia al più esperto degli oratori.

Questa é una di quelle volte in cui si può dire che la realtà supera di gran lunga la fantasia: già la consapevolezza che l'NSA (e cioè il braccio "tecnologico" della CIA) riesca apparentemente a mettere il naso ovunque e senza nessun limite lascia perplessi, ma poi sentirselo raccontare in certi termini da un tecnico "qualsiasi" che mosso dal rimorso di coscienza si ribella e spiffera tutto é un caso senza precedenti.
Non capita spesso di vedere un giovanotto che vivendo alle Hawaii e guadagnando un sacco di soldi si lascia persuadere dagli ideali e decide lucidamente di  buttare tutto all'aria condannandosi ad oscure quanto inevitabili ripercussioni tra cui sicuramente la tortura e probabilmente la morte.

Per giustificare la nobiltà delle sue intenzioni Snowden specifica che se avesse voluto danneggiare il paese o trarre vantaggi economici avrebbe potuto farlo senza problemi. Infatti:

...avevo accesso agli elenchi completi di tutti i dipendenti dell'NSA, dell'intelligence community e degli infiltrati in tutto il mondo. Avevamo accesso alla locazione di tutte le nostre stazioni all'estero, allo scopo delle loro rispettive missioni e cose di questo genere.

Se davvero avessi voluto arrecare danno agli Stati Uniti avrei potuto smantellare l'intero sistema di spionaggio nell'arco di un pomeriggio."

Ciliegina sulla torta il suo altisonante titolo di studio: la terza media. Edward Snowden non si é mai diplomato neanche alle superiori.

La folle vendetta di Christopher Jordan Dorner

lunedì, febbraio 11th, 2013

dorner-thumb

La realtà supera sempre e di gran lunga la fantasia. E casi come questo ne sono la conferma.

Christopher Jordan Dorner é un veterano della Marina Americana che ha combattuto in medio oriente. Afro-Americano dal fisico possente, al suo ritorno Dorner diventa agente della polizia di Los Angeles.
Nel 2008 si trova coinvolto in un caso di "Police Brutality" in cui - secondo la sua versione dei fatti - un suo superiore avrebbe colpito una persona arrestata e ammanettata senza nessuna giustificazione o motivo. Il procedimento disciplinare che ne conseguì però trova Dorner reo di falsa testimonianza e ne causa l'allontanamento dalla polizia. Non solo, a seguito di questo evento Dorner perde il suo lavoro di riservista della marina e divorzia da sua moglie.
Il suo caso rimane dimenticato per anni, fino a quando di recente succede un fatto strano: la figlia di un capitano di polizia - una insegnante di Basket - viene brutalmente e misteriosamente uccisa assieme al suo fidanzato in circostanze inizialmente incomprensibili. Dopo poco tutto si spiega, ed il movente del delitto appare subito sconvolgente: si tratta della vendetta dell'ex agente Dorner, e questo soltanto l'inizio.
Viene fatto ritrovare un manifeso di 11 pagine in cui in termini chiari ed eleganti Dorner spiega le sue motivazioni e soprattutto le sue intenzioni. In esso, tra le tante altre cose, si legge:

Userò contro chi veste la divisa della LAPD elementi di guerriglia asimmetica ed anticonvenzionale.
[...]
Ci sarà l'elemento della sorpresa dove lavorate, dove vivete, mangiate o dormite.
[...]
Non ho mai avuto la possibilità di crearmi una famiglia e così sterminerò le vostre.

La cosa sarebbe grave anche solo se si trattasse di un criminale qualsiasi ma le minacce arrivano da un ex-combattente, ex-poliziotto iper addestrato che ha già ucciso due persone. E sono minacce del tutto credibili, infatti qualche giorno dopo una pattuglia messa a difesa di uno dei possibili bersagli viene assaltata con metodologia militare: un poliziotto muore, altri due sono gravemente feriti.  Quasi certamente é opera di Dorner.

Qualche giorno fa viene ritrovato il suo pickup truck dato alle fiamme in una zona montagnosa poco fuori Los Angeles. Nel giro di mezz'ora una forza di 400 uomini armati fino ai denti passa al setaccio tutta la zona utilizzando anche cani ed elicotteri. Nessuna traccia del fuggitivo.

Poco dopo la CNN riceve un pacco contenente un distintivo della LAPD forato da colpi di pistola ed un DVD, con preghiera di divulgarlo al grande pubblico. Assieme al materiale anche delle note scritte a penna in cui si ribadisce la propria innocenza. Il tutto firmato  Christopher Dorner.

Fonti di intelligence confermano la possibilità che oltre a svariate armi corte e d'assalto Dorner possa esseri procurato un terribile fucile da cecchino calibro .50 (in grado di colpire con precisione millimetrica bersagli nel raggio di qualche chilometro) oltre ad un lanciarazzi anticarro.

E' panico. La caccia all'uomo é forsennata e la LAPD ha già offerto 1 milione di dollari come ricompensa per la sua cattura. Nel frattempo la sezione disciplinare si é vista costretta a rivedere il procedimento che ha portò al suo licenziamento e non sono esclusi colpi di scena. Vedremo come va a finire.

in arrivo la Carta Verde per i Messicani

lunedì, gennaio 28th, 2013

Allora ragazzi,

sto uscendo matto... Oggi sono veramente avvilito. Che tristezza. Se vi volete evitare il pippone che sto per scrivere il succo della questione é il seguente: prenderanno tutti la carta verde (ma proprio tutti) tranne me. (***** ***!)

Ma andiamo col pippone.

Gli Americani sono superiori. Sono superiori come nazione non c'é niente da fare, facciamocene una ragione. Loro sanno fare le cose... riescono a trarre vantaggio da qualsiasi situazione. Mentre in Europa l'immigrazione é un problema qui é una risorsa.

Se parliamo di immigrazione "the elephant in the room" sono i Messicani. Per carità ci sono anche altre nazionalità coinvolte ma il grosso sono sicuramente loro che negli anni sono arrivati oltrepassando illegalmente il confine per poi lavorare silenziosamente, con fatica, senza creare problemi o clamori. I Messicani sono una manna dal cielo, una forza proletaria che ha contribuito all'economia Americana senza neanche un colpo di tosse: niente sanità, niente sindacati, niente contratti di lavoro, niente diritti. Dei fantasmi praticamente. Le autorità sapevano tutto fin dall'inizio ma da sempre hanno guardato dall'altra parte. Probabilmente avranno pensato: e che cazzo, se questi vogliono lavorare gratis e lasciamoli fare no?

Poi però gli anni sono diventati decenni e c'é stata l'inevitabile osmosi. Tecnicamente per due motivi:

1) i figli nati dagli illegali sono automaticamente cittadini (ius soli)
2) la maggior parte delle residenze permanenti in America viene assegnata tramite matrimonio e gli illegali come tutti gli altri quando possono si sposano (talvolta anche quando non possono. Capisci a me...)

Il risultato é che il numero dei discendenti (legali) degli illegali sono diventati talmente tanti da non poter essere più semplicemente ignorati. Tutti qui hanno un parente, un fidanzato, un amico, un amante Messicano. In palestra si parla Spagnolo più dell'Inglese. Al Poker stessa cosa. El pueblo é per buona parte latino e la cosa é ormai talmente palese che se né accorto anche il potere: la rielezione di Obama é infatti dovuta in larga parte al voto dei Latini e oggi chi vuol governare questo paese deve in qualche modo gratificare questa componente demografica. In pratica qui succede ora quel che tra 15 anni succederà in Italia con gli Islamici.

Comunque, tornado a i fatti, la notizia é di qualche ora fa ma i dettagli circolavano già da mesi: un gruppo bipartisan di Senatori ha stilato una proposta per il cambio radicale del sistema dell'immigrazione. Dice fondamentalmente questo:

1) Green Card per tutti i Messicani illegali (non c'é scritto proprio la parola "Messicani" ma non credo ci si possa sbagliare coi Canadesi visto che il confine da scavalcare lo hanno soltanto questi due paesi)
2) Green Card per tutti quelli già in attesa di ricevere una Green Card (e come ripeto ***** ***!!!)
3) Green Card per tutti quelli che hanno preso Phd o Master in America (dajje...)

poi per fare contenti i Repubblicani queste le misure restrittive:

1) Campi minati, uranio impoverito, bombe a grappolo, droni e SR-71 al confine col Messico
2) CIA, FBI, NSA, Aeronautica, Esercito e Marina Militare per fronteggiare i "Visa Overstay" (aleeeeé!)
3) Controllo obbligatorio di tutti nuovi assunti mediante DNA, iride, impronte digitali, analisi del sangue, delle feci e delle urine e chi si ostina ad assumere illegali viene ghigliottinato in diretta durante la pubblicità del Superbowl

Hai capito il genio?  Per anni si sono tenuti questi lavoratori facendoli lavorare come schiavi. Poi quando proprio é diventato inevitable li regolarizzano dando loro (gradualmente!)  un contentino.  Poi già che sono sul pezzo risolvono anche un altro problema permettendo a quelli bravi di lasciare Cina ed India per venire a vivere negli USA a patto però che studino - pagando il doppio del normale - nelle Università Americane. L'Europa é una barzelletta che non fa neanche più ridere.

Ma tutto questo come si applica al mio caso? Molto semplice: sono fottuto.

In pratica il ragazzo che viene la sera a portarmi la pizza sta per prendere la carta verde. Le sue impronte non risultano da nessuna parte, di lui non sappiamo neanche il nome. Sarà un serial killer? Sarà ricercato? Boh... Di sicuro sappiamo che per venire qui ha lucidamente scelto di trasgredire la legge e che le tasse non le ha pagate per niente. Eppure verrà premiato. Io invece che ne ho pagate un monte di tasse, che ho rispettato la legge, che ho speso in avvocati, che ho subito interrogatori (un delirio) prenderò una bella nerchia.

E' una ingiustizia lo so ma tant'è: gli Americani giustamente fanno quel che fa comodo a loro, non quel che fa comodo agli altri. In realtà una lucina in fondo al tunnel ci sarebbe: é molto vaga, direi quasi nulla, ma pur sempre una speranza a cui appigliarsi in questa valle di lacrime. L'ultima riga della proposta dice:

Permit workers who have succeeded in the workplace and contributed to their communities over many years to earn green cards.

Questa voce devono averla aggiunta solo per me! Ragazzi io ho contribuito per anni eh... non facciamo scherzi! Se alla fine me la daranno mi faccio il tatuaggio in petto col volto di Obama come fosse il Salvatore. E se invece non me la danno che cazzo faccio? Non rimarrebbe che il cargo battente bandiera Liberiana.

Ciao

Sulle armi da fuoco in America

sabato, dicembre 15th, 2012

I recenti eventi di Newtown Connecticut mi spingono ad una riflessione (non la prima) sull'uso delle armi in America.

Ci sono due tipi di persone negli USA: quelli che considerano le armi come la causa di un problema e quelli che invece le considerano come la soluzione dello stesso.

A differenza di noi Europei una enorme moltitudine di Americani vive nella paura, nella diffidenza reciproca, nella costante necessità di doversi sentire protetti dalla capacità di uccidere chiunque sia nei paraggi in qualsiasi momento. Essi considerano quindi le loro armi da fuoco come una necessità primaria imprescindibile, qualcosa a cui non rinuncerebbero - e a cui probabilmente non rinunceranno - neanche se le stragi nelle scuole avvenissero ogni settimana dell'anno.

La differenza ha radici antiche: mentre nell'Europa dell'800 si viveva già un livello di civiltà e di sicurezza di tipo moderno, i primi settler Americani si ritrovarono catapultati in una specie di medioevo in cui sopravviveva soltanto chi riusciva a sparare per primo. Poteva un agricoltore dell'Oklahoma pensare di fare a meno delle armi? Il rischio degli indiani e la relativa assenza di autorità costitute rendevano il suo fucile importante tanto e quanto l'aratro, se non addirittura di più.

Non basta: questa attitudine all'uso della violenza - dettata dalle circostanze e tramandata nei secoli di padre in figlio - é stata sfruttata dai grandi interessi del capitale e trasformata in una enorme opportunità di business. Se si considera che le industrie produttrici sono le stesse coinvolte nei teatri bellici in cui l'America combatte, o nell'esportazione verso altri paesi, si capisce come i lobbisti delle armi abbiamo potuto acquistare il potere incredibile che hanno nei confronti della politica, potere di cui i rappresentati eletti non possono ormai più evitare di tener conto.

Insomma, se davvero pensate che dopo quel che é successo l'America rinuncerà alle armi da fuoco vi sbagliate di grosso. Gli Americani non vi rinunceranno mai ed una eventuale decisione autoritaria da parte di Obama scatenerebbe conseguenze inimmaginabili, forse anche una seconda guerra civile. Al massimo le soluzioni che verranno attuate raggiungeranno la messa al bando delle armi d'assalto (gli M16 e gli AK47 per capirci) oltre che l'istituzione di maggiori controlli nei confronti di chi richiede un porto d'armi. La lobby delle armi propone invece di armare gli insegnanti nelle scuole e, dal loro punto di vista, questa sarebbe una scelta intelligente, non una provocazione.

Cancumao, mau!

mercoledì, dicembre 5th, 2012

Sergio Zavoli, senatore della repubblica italiana (nonché commendatore dell'ordine al merito della repubblica, grande ufficiale, cavaliere di gran croce) viene sequestrato in casa da quattro banditi a mano armata, viene malmenato, viene derubato, gli fanno la roulette russa. Nessuno ne parla. Si c'é un trafiletto su qualche sito, un articoletto in quinta pagina... nulla di più.
Sono andato a cercare online: negli USA non credo sia mai successa una cosa del genere. Sarebbe per loro l'impensabile: scatenerebbe una reazione delle forze dell'ordine spropositata ed una caccia all'uomo senza tregua.

Dall'altra parte dell'Oceano un collega mi ha raccontato una sua recente sventura.
Qualche giorno fa aveva comprato una televisione assieme a suo padre che é qui in visita. Nello sforzo necessario per portarla in metro il collega é entrato usando regolarmente il suo abbonamento per poi andare ad aprire la porta di emergenza a suo padre che essendosi accollato il voluminoso scatolone - nella fretta - é entrato senza pagare.
Ecco che compaiono i due immancabili poliziotti in borghese: documenti documenti... zac...! Verbalino.
Il padre visto che é un turista lo graziano mentre il figlio si becca sessanta dollari di multa per aver usato a sbafo la porta di emergenza favorendo tra l'altro l'ingresso illegale di altri. Fino a qui tutto normale. La parte che però mi ha colpito arriva dopo quando il collega va a pagare la multa.
Nel luogo stesso in cui si paga ci sono due possibilità: pillola rossa cacci i soldi e te ne vai, pillola blu ti siedi davanti ad un giudice per iniziare un ricorso. Lui dice: ma va beh lui il biglietto lo aveva... non é giusto... intanto ci provo... faccio ricorso! Lo mettono così davanti ad un giudice il quale accende sul tavolo un registratore a bobina: "dica nome, cognome e la data di oggi, alzi la mano destra e ripeta questo giuramento. Bene ora ci spieghi come mai vuole fare ricorso...". Lui si é intimorito, ha capito che non si scherza. Andrà a finire che il giudice lo riconvocherà in una udienza vera e propria alla presenza del poliziotto che ha emesso la multa.

Insomma: la dichiarazione giurata, il giudice, il registratore sul tavolo con le bobine che girano, il poliziotto che viene li apposta per te. Tutto per una multa da sessanta dollari! Capito cosa significa la parola "stato"? Non la roulette russa ai senatori che tanto é tutto normale

P.S.
Chi non capisce il titolo é un lattante

La porta è sempre aperta

giovedì, settembre 27th, 2012

Facciamo un bel refresh in materia di immigrazione per la serie "come vanno le cose nei paesi normali" da abbinare alla serie "da qualche parte nel mondo ha ancora un senso essere cittadini".

C'é questa ragazza di Taiwan che una volta ottenuto il visto da studentessa é venuta qui a New York per studiare l'Inglese.
Il visto da studente te lo danno solo se dimostri di avere in banca i soldi necessari per mantenerti durante tutto il periodo degli studi. Perdipiú se vieni all'Università la retta (che già è esorbitante) ti costa quasi il doppio. Ovviamente ti controllano la frequenza e se non ti presenti alle lezioni ti cacciano via e perdi il visto. Insomma... non é affatto una passeggiata.

Comunque, mentre lei era in questa situazione é entrata in contatto con della gente che stava per rilevare la licenza di un ristorantino nell'East Village. Questi le hanno proposto di partecipare in società in quell'impresa e lei dopo aver trovato i soldi ha accettato e così è diventata proprietaria di un Ristorante a Manhattan.

Ovviamente col visto da studentessa non poteva lavorare. Poteva si possedere qualsiasi cosa (compreso un Ristorante!) ma poteva però lavorare in nessun modo. Col visto da studente ci stai molto stretto... non ti puoi muovere liberamente fuori dal paese poi ci sono le lezioni e la retta... insomma un bel problema. Trova quindi un avvocato e comincia la pratica per ottenere un visto di tipo"E2", quello riservato ad investitori stranieri che creano ricchezza e occupazione in America.
La procedura si avvia e tramite l'avvocato vengono prodotti dozzine di documenti come fatture, bollette, estratti conto, contratti di affitto... di tutto. La parcella del legale ammonta a 8000 dollari.
Il visto viene in un primo momento approvato ma il secondo passo, quello risolutivo, sarebbe stato un colloquio finale da fare di persona nell'Ambasciata del proprio paese di residenza. Ma perché non lo si potrebbe fare qui negli USA? Pensateci...Sono certo che qualcuno ci sarà già arrivato perché è molto semplice: se passi il colloquio torni in America mentre se lo fallisci resti a casa tua perché non ti fanno rientrare. E' geniale...

La ragazza - armata di determinazione e coraggio - torna a Taiwan per affrontare il suo colloquio. Con se porta una valigetta piena di carte in c'è addirittura una specie di libretto preparatole dall'avvocato con tanto di indice all'inizio e segnalibri colorati lungo le pagine. Tutto perfetto, tutto immacolato. Il ristorante sempre pieno di gente, i dipendenti che ci lavorano dalla mattina alla sera. Pieno centro a Manhattan...non si può non passare il colloquio, giusto?

Sbagliato! In ambasciata le fanno le pulci su tutto il malloppo che si è portata dietro. Praticamente si tratta di un interrogatorio più che un colloquio... roba da urlo. L'esito è sconcertante: non solo il visto E2 le viene negato ma le annullano anche l'altro, quello da studente! Insomma è fuori... ora non può rientrare. E' il ristorante? Cazzi suoi, al sistema non interessa.

Io al posto sui non so cosa avrei fatto... ma lei invece non demorde e richiama il suo avvocato. Non le resta che fare un tentativo estremo presentando una seconda domanda identica alla prima se non per una piccolissima ma pesantissima crocettina: "Hai mai avuto un visto negato dalle autorità Americane?" *** SI ***.
Si ripresenta al secondo colloquio e le fanno altre tre ore di domande serratissime. Viene bocciata per la seconda volta ma le chiedono in via del tutto eccezionale di presentare un altro documento mancante tra tutti quelli che si era portata. Casomai ci ripensano. Lei sconsolata se lo procura e si ripresenta per la terza volta in ambasciata. Nel consegnarlo chiede: entro quanto tempo posso sapere la risposta definitiva? Risposta: non si sa... la richiameremo noi. E lei di nuovo: ma posso sapere quanto tempo più o meno? Risposta: la legge prevede fino ad un anno di tempo per espletare questo tipo di procedure.

Ora la ragazza  - trent'anni compiuti - si trova nel limbo: in America possiede un ristorante ed ha una bella casa in affitto nel Queens. Tanti amici, il ragazzo, diversi dipendenti... eppure in questo momento é a casa dei suoi genitori a Taiwan. Potrà tornare in America? Lo saprà entro un anno. Così dice la legge.

Morale della favola: l'America é un paese che ha a che fare coi migranti sin da quando la nazione stessa esiste. Chi viene in cerca di fortuna deve sapere che essere qui è un privilegio. Me lo gridò in faccia una guardia aeroportuale nel lontano 2003: "qui non sei a casa tua, qui non hai nessun diritto!". In realtà quella guardia si sbagliava perché un diritto in realtà ci sarebbe, ma uno soltanto: quello di andarcene quando vogliamo senza che nessuno ci trattenga. La porta (per chi vuol uscire) è sempre aperta.

Saluti

Alain

UPDATE DEL 12 OTTOBRE: Alla fine il visto le é stato accordato. Tutto é bene quel che finisce bene

Fareed Zakaria (CNN) sul problema dell’ immigrazione

martedì, giugno 19th, 2012

L'America sembra essersi all'improvviso svegliata rispetto al problema dell'immigrazione.

L'ultimo ad occuparsene è stato Fareed Zakaria, un ottimo giornalista della CNN che scrive anche sul Times. Egli stesso è un Americano naturalizzato che si definisce Americano "per scelta" piuttosto che per nascita e l'ultima puntata della serie speciale del suo fortunato programma "GPS" tratta appunto di immigrazione.

Vi consiglio di guardarla (la puntata integrale costa $1.99 su iTunes) perchè Zakaria è una persona razionale ed equilibrata che riesce a centrare l'essenza delle cose che tratta come pochi altri riescono a fare. In essa vengono confrontate le politiche migratorie del Giappone, dell'Europa, degli USA, ed infine quelle del Canada, il modello virtuoso da imitare.

Zakaria nella sua conclusione finale propone di concedere la carta verde agli stranieri imprenditori ed a quelli che trovandosi già nel territorio Americano hanno conseguito titoli di studio avanzati (PhD e Master) e soprattutto anche di regolarizzare una volta per tutte la posizione degli 11.5 milioni di clandestini che lavorano in nero in tutto il paese.

Non fare ciò, a detta del Sindaco di New York Michael Bloomberg, equivarrebbe a commettere un "suicidio Nazionale" che l'America non si può assolutamente permettere in quanto l'immigrazione sarebbe - sempre secondo il Sindaco - il principale problema economico del paese.

Di diverso avviso Kris Kobach, Segretario di Stato del Kansas e co-autore della famigerata legge anti-immigrati dell'Arizona. Secondo Kobach gli stranieri lavoratori illegali vanno deportati - non importa a quale prezzo - così che gli Americani possano finalmente tornare a fare quei lavori di bassa manovalanza che attualmente sono tutti relegati al sommerso.

Davvero molto interessante secondo me. Buona visione!

Niente visto? No problem! C’è Blueseed, il barcone dei programmatori al largo della California

giovedì, giugno 7th, 2012

Per farvi capire a che livello sono arrivati gli USA, vi riprongo la storia (suggeritami da un lettore) di una azienda Californiana che nel 2013 intende varare una nave da tenere fissa in acque internazionali al largo della Silicon Valley.
Il motivo? Semplice: farci soggiornare legalmente tutti quegli imprenditori o tecnici informatici che per motivi burocratici non riescono ad ottenere un permesso di soggiorno negli USA.

L'idea alla base del progetto è semplice e la spiega bene l' articolo della BBC. In soldoni, il 25% di tutte le start-up Americane è fondata da stranieri ma, allo stesso tempo, una serie di lacci e lacciuli impedirebbe a molti di essi di poter approdare negli Stati Uniti e così Blueseed si propone di ospitarli su una specie di nave da crociera - appositamente allestita con uffici e centri ricreativi - ancorata ad appena mezz'ora di distanza dalla California.
I soggiornanti potrebbero così ricevere visite di clienti e colleghi o addirittura effettuare periodicamente visite di affari presso la terraferma. Il tutto nel pieno rispetto delle regole!

In questa cosa ci rivedo un pò la storia di Radio Caroline, la stazione pirata che per aggirare la legge negli anni '60 trasmetteva da una nave al largo delle coste Inglesi musica Rock in tutta la Gran Bretagna. Una idea brillante, forse provocatoria, che farà certamente discutere.

Queens Popolare ed Italia a confronto

martedì, aprile 24th, 2012

Stasera ero a Key Gardens, un quartiere popolare del Queens.

Vi dovete immaginare una zona grigia, diciamo anche abbastanza povera. Ho preso una pizzetta al taglio in un posto incasinato. Dentro nessun cliente oltre a me, gli sgabelli rattoppati col nastro adesivo, sulle pareti dipinti paesaggi costieri Italiani. Forse la Amalfi? Oppure la Liguria? Difficile dire quali fossero le intenzioni di chi li dipinse 20 o 30 anni fa. Dalla parte opposta un orologio omaggio di un qualche prodotto da cucina con "Buone Feste" scritto sul quadrante.
I negozi circostanti pieni di cose vecchie e polverose, le scatole della merce esposta nelle vetrine sbiadita dal tempo e dal sole. Un barbiere con dentro l'arredamento e la poltrona (vuota) anni '70, un bancomat talmente vecchio e sporco che non ho avuto il coraggio di utilizzarlo, un negozio di bigiotteria di un kitsch esagerato che condivide il locale con un Western Union Money Transfer. I grattacieli sono talmente lontani che ci si dimentica della loro esistenza. E' la New York di cui non è facile riuscire ad essere orgogliosi. La New York dormitorio, quella in cui se per sbaglio arrivasse un turista sarebbero i locali a fargli le foto.

Eppure è sempre New York: prendendo la metro dalla 51esima strada - proprio sotto il Citigroup Center - ci arrivi comodamente in 30 minuti esatti. I treni passano giorno e notte 365 giorni l'anno uno dietro l'altro. Uno che abita a Kew Garden può tranquillamente vivere senza automobile e recarsi a lavorare a Manhattan senza problemi. Lo fanno milioni di persone. 5 milioni al giorno, per la precisione.

La paga minima nello Stato di New York, quella sotto la quale è illegale scendere, è di $7.25 all'ora. E' difficile trovare un lavoro che paghi il minimo. E' più realistico considerare un 10 dollari all'ora, se non 15. Per  fare il ragionamento che sto per fare consideriamo una media (bassa per NYC) di $12 orari.
Ebbene, immaginiamo una coppia composta da due persone semplici, due proletari al primo impiego che si trovano un lavoro qualsiasi. Non dico una professione come quella del Barman o del Cameriere che potrebbe essere incredibilmente remunerativa, mi riferisco proprio uno di quei lavori in cui non sono richieste particolari doti o abilità.

Quanto si guadagna? $12 * 8 ore al giorno * 20 giorni = $1,92o al mese che in due sono $3,840

Tutto questo senza considerare straordinari, bonus o magari un lavoretto extra da fare nel weekend. Il minimo del minimo a NYC sono $3,840 al mese per una coppia appena sposata che si accontenta di qualsiasi cosa. Bene, ma l'affitto?
Un bilocale più che dignitoso a Kew Gardens costa circa $1200 dollari al mese ma cercando bene si può arrivare a spendere anche 1000. Tolte le tasse rimarrebbero dai $2000 ai $2500 al mese per vivere in due cosa che è abbastanza agevole se si vive senza automobile e non si mangia fuori troppo spesso.

Di questi lavoretti senza pretese è piena l'America. Si la recessione, la crisi, Wall Street... tutto quel che volete eppure io sono convinto che chiunque possa trovare un lavoretto da 10-15 dollari all'ora senza troppa fatica. Di sicuro è cento volte più facile che trovarlo in Italia!

Concludo: avete capito come da noi quattro trentenni su dieci vivono ancora coi genitori mentre da queste parti a vent'anni sono già tutti autonomi ed indipendenti? Non c'entrano i bamboccioni, non c'entra la psicologia, non c'entrano le mamme, non c'entra un cazzo di niente: il motivo è solo ed esclusivamente economico. Il modello sociale Italiano ha fallito e una intera generazione è stata cancellata. Le conseguenze di tutto ciò saranno imprevedibili. Forse irreparabili.

P.S.
So che arriverà qualcuno a menarla col pippone della Sanità Privata. La risposta è composta da una parola sola: Canada

Lo Scienziato Italo-Americano Labor Bureau

mercoledì, aprile 18th, 2012

L'amico Michele (che ringrazio per la segnalazione) visitando un museo di Washingtown ha trovato questo curioso cartello che pubblicizzava la creazione a New Orleans di una azienda di collocamento per Italo Americani che si chiamava appunto "L'Italo Americano Labor Bureau".

Credo che tra 50 anni nei musei compariranno cartelli molto simili che publicizzeranno agenzie del genere. Magari una si chiamerà "Lo Scienziato Italo-Americano Labor Bureau" e la pubblicità potrebbe cominciare più o meno così:

Negli scorsi 10 anni nello Stato di New York è arrivato un gran numero di Scienziati Italiani. In questo decennio sono sbarcati negli aeroporti di New York 4500 scienziati ITALIANI. Questi emigranti sono perlopiù UOMINI INTELLIGENTI, SANI, CAPACI ED OPEROSI. COME LAVORATORI NON HANNO RIVALI. Attratti dalla meritocrazia e dai fondi destinati alla ricerca anzichè al finanziamento illecito dei partiti sono arrivati in cerca di sistemazione. OSPEDALI, UNIVERSITA', INDUSTRIE PRIVATE, E TUTTI QUELLI CHE GESTISCONO GRANDI QUANTITA' DI LAVORANTI, CONSIDERANO LO SCIENZIATO ITALIANO UN ACQUISTO DI SUCCESSO PER VIA DELLA SUA ADATTABILITA' E DELLA SUA OSTINAZIONE AL LAVORO DURO.