Posts Tagged ‘storia’

Columbus Day

lunedì, ottobre 12th, 2009

... Ma troppi schiavi morivano in cattività, perciò Colombo, mosso dalla necessità di garantire un profitto a chi aveva finanziato l'impresa, doveva mantenere la promessa di riempire d'oro le navi. Nella provincia di Cicao, ad Haiti, dove lui e i suoi uomini pensavano che esistessero enormi campi auriferi, ordinarono a tutte le persone dai quattordici anni in su di raccogliere e consegnare ogni tre mesi una certa quantità d'oro. In cambio ricevevano dischetti di rame da appendere al collo. Agli indiani trovati senza dischetti venivano mozzate le mani e li si lasciava morire dissanguati.
Gli autocnoni avevano ricevuto un compito impossibile. Il solo oro presente nella zona era quel poco di polvere che si riusciva a raccogliere nei corsi d'acqua. Così fuggivano, ma venivano inseguiti con i cani e uccisi.
Quando tentavano di organizzare una resistenza, gli arawak si trovavano di fronte spagnoli protetti da armature, con moschetti, spade e cavalli. Quandi gli europei prendevano prigionieri, li impiccavano o li bruciavano vivi. Gli arawak cominciarono a suicidarsi in massa con un veleno ricavato dalla manioca; uccidevano anche i neonati per "salvarli" dagli spagnoli. Nel giro di due anni, metà dei duecentocinquantamila indiani di Haiti era morta a causa degli assassini, delle mutilazioni e dei suicidi.
Quando fu chiaro che non rimaneva altro oro, gli indiani furono utilizzati come schiavi in grandi latifondi divenuti noti come encomiedas. Erano costretti a lavorare a ritmi massacranti e morivano a migliaia. Nel 1515 rimanevano forse cinquantamila indiani; nel 1550 erano ridotti a cinquecento. Da una relazione del 1650 si ricava che sull'isola non rimaneva nemmeno un arawak.

Tratto da "Storia del Popolo Americano" di Howard Zinn

Intrepid

sabato, novembre 15th, 2008

Da sempre sono appassionato di sistemi aerospaziali e militari in genere.
La curiosità cominciò durante la prima guerra del golfo e così iniziai a comprare una rivista che si chiamava "Aeronautica & Difesa".
Tutt'oggi sono in grado di riconoscere qualsiasi aereo militare pur vedendone solo uno spicchio. Anche con gli elicotteri me la cavo bene.
Ai tempi delle scuole medie mio papà organizzò una visita guidata al quinto stormo di Rimini, dove potetti addirittuera salire dentro un F-104 in manutenzione.

La premessa era obbligatoria per capire il salto nel passato fatto quest'oggi quando ho potuto finalmente visitare il museo aeronavale Intrepid.
Si tratta di una portaerei dismessa nel 1974, successivamente adibita a museo e attraccata sul molo 46 di Manhattan.
Recenti restauri hanno costretto la nave ad essere spostata in cantiere ma dopo tre anni di lavori è di nuovo al suo posto. La settimana scorsa in onore della festa dei veterani George Bush (probabilmente in una delle sue ultime uscite in pubblico) è venuto qui ad inaugurare la riapertura.
Io aspettavo con impaziente e finalmente oggi ho avuto modo di visitarla.

C'erano tantissimi aerei tra cui F-16 Fighting Falcon, F-14 Tomcat, A-12, AV-8B, diversi MIG, Kfir, Etendard, addirittura un MB-339 delle Frecce Tricolori ed un Concorde!
Non mancano gli elicotteri con alcuni pezzi storici della marina militare, dell'esercito, dei marines e della guardia costiera.
Tra un velivolo e l'altro anziani signori ex combattenti spiegano per filo e per segno la vita di bordo, le operazioni, le curiosità di ciascun mezzo. L'uomo rana (settantenne) di un Piaseki UH-25 mi ha raccontato che per ben tre volte il motore a pistoni dell'elicottero li ha traditi con conseguenti atterraggi di fortuna.

Sottocoperta numerose attrazioni multimediali ricostruiscono la gloriosa storia della nave che oltre alla seconda guerra mondiale ha fatto la Korea, il Vietnam ed ha partecipato alle operazioni di recupero in mare dell' Apollo 12.
Ho dovuto litigare coi bambini delle elementari per provare un simulatore di volo di A6 Intruder.

Il bordello di Manhattan

sabato, ottobre 18th, 2008

Dopo il post poetico beccatevi questo.

Stanotte tra i fumi dell'alcool (sono andato al bar in bicicletta!) ho incontrato un capitano di barche da pesca che mi dice di essere stato a Manhattan per quattro anni diverso tempo fa.
Mi spiega che tra le varie battute di pesca tornavano in terra solo per andare alla fourty-fourth street dove ci stavano le... insomma ci siamo capiti... (detto con le mani che descrivono circoli orizzontali avendo le dita allargate)

Praticamente una versione trash di Manhattan. La Manhattan che è stata fino a un pò di tempo fa. Quella delle bottigliate in testa, delle ragazzacce che ti prendono in strada e ti trascinano in casa per farti spendere 50-100 dollari (il prezzo dipende...), la Manhattan che noi tutti abbiamo visto nei film. Quella vera insomma.

Fortissimo. Io ho chiesto che locali, che ambienti aveva frequentato. E lui: beh... oltre alla quarantaquattresima niente! hheehehheheehhe

Ho sempre saputo che avrei dovuto fare il marinaio.

Philippe Petit

martedì, agosto 26th, 2008

Altra giornata pesante. Sarà un pò che io non ho mai sopportato l'Estate, sarà che per la prima volta in vita mia non ho fatto in Estate neanche un giorno di ferie, sarà che lo stress del cercare casa si cumula a tutto il resto... sarà quel che sarà sto stressato come non succedeva da anni.
Le contromisure: messa al bando della caffeina (per me ansiogena) e sospensione di tutte le attività extra-lavorative.

Stasera mi sono visto l'ultimo dvd del documentario su New York, tutto incentrato sul World Trade Center, dall'idea iniziale di Rockefeller alla sua demolizione catastrofica.
La tragedia, raccontata dalla PBS (vera maestra di giornalismo... altro che CNN!) sapendo che le torri sarebbero state visibili dalla finestra di casa ha tutto un altro effetto. E' stato quasi un pugno nello stomaco rivedere le scene di quei giorni...immedesimarsi in quelle persone, in quelle strade, in quei frangenti che rappresentano ora scene di vita quotidiana.

Ma non voglio parlare di questo.
Sapete che ammiro le persone che riescono a gettarsi anima e corpo in sogni bizzari e grandiosi. Voglio perciò raccontare la storia di un uomo e del suo sogno.
Philippe Petit era un artista Francese poco più che ventenne quando venne a conoscenza dell'imminente realizzazione delle torri gemelle agli inizi degli anni settanta.
Era un danzatore, e danzava sulla corda.
L'idea decisamente audace, se non folle, era quella di recarsi a New York per lavorare in segreto sulle torri (ancora da ultimare negli ultimi 2 piani) ed installare un cavo d'acciaio che le connettesse l'un l'altra per poi danzare sul cavo stesso.

Philippe nel 1973 arriva a New York e sceso dalla metropolitana si intrufola per la prima volta nella torre Sud. Tornerà sul posto per altri otto mesi, addirittura ottenendo un pass fingendosi documentarista per la TV Francese.
Durante tutto questo tempo, con l'aiuto di altri amici, vengono installati due mast (uno per torre) capaci di tenere sospeso un cavo d'acciaio di circa quaranta metri.
Successivamente, la notte del 6 Agosto 1974 Philippe e la sua squadra si introducono nelle torri e armati di arco e frecce stendono prima un cavo di nylon, poi una corda, poi un cavo d'acciaio tra un palazzo e l'altro, per poi fissarlo sui mast.

Alle 7.15 del mattino New York si ferma a guardare una scena incredibile. "Out of the blue" un uomo cammina tra le torri gemelle, danzando avanti e indietro, raccogliendo folle di curiosi che lo acclamano dal basso. Addirittura si inginocchia, si sdraia, il tutto per quasi un'ora.
Fu un successo clamoroso. Persino il sergente addetto all'arresto rimase affascinato tanto da elogiare davanti alle telecamere le gesta del suo prigioniero.
Incriminato di una dozzina di reati, Philippe Petit intenerisce il suo giudice che lo condanna semplicemente a ripetere il suo spettacolo gratuitamente per dei bambini a Central Park.
La direzione del World Trade Center fu anch'essa entusiasta, tanto da regalargli un simbolico pass di accesso a vita alle due torri per poi incidere il suo nome sull'acciaio delle travi nel punto in cui venne teso il cavo.

Che belli dovevano essere gli anni settanta a New York. Si poteva entrare liberamente in un complesso come il WTC, ci si poteva fingere giornalisti, si poteva gironzolare per otto mesi indisturbati sul tetto.
Doveva essere un periodo di grande libertà, di grandi idee, di grandi sogni.

Mi sarebbe piaciuto essere nato in un periodo così.

Pennsylvania Station

martedì, agosto 19th, 2008

Le grandi stazioni ferroviarie di Manhattan sono due: Grand Central e Penn Station.
Mentre Grand Central è un monumento maestoso, Penn Station è una stazione sotterranea praticamente invisibile che sta sotto il Madison Square Garden.

Ieri ho scoperto che inizialmente invece anche la Penn Station era bella e grande come Grand Central!

Nel 1964, infatti, in parte a causa dei problemi economici della società che gestiva le ferrovie ed in parte per la rincorsa assurda e talvolta irrazionale della modernità la stazione fu demolita e al suo posto furono costruiti il Madison Square Garden ed il One Penn Plaza.
Fu una vera e propria follia di cui ci si pente ancora oggi: scambiare un'opera d'arte inestimabile per un cilindro vuoto ed un palazzo come tanti oggi è assurdo ma all'epoca sembrava plausibile.

L'attuale Sindaco Bloomberg vuole però correre ai ripari. Di lato alla stazione, infatti, si trova il bellissimo palazzo storico delle poste. L'idea è di riutilizzarlo come ingresso secondario della Penn Station in quella che si chiamerà Moynihan Station.

La costruzione dell’Empire State Building

giovedì, agosto 14th, 2008

Ho visto stasera nel documentario su NYC la parte riguardante la costruzione dell'Empire State Building.
Altri tempi.
Il progetto strutturale era all'epoca ai limiti teorici del possibile.
Dai primi lavori alle fondamenta all'ultima finitura degli interni sono passati appena 13 mesi.
Le barre di acciaio adoperate nello scheletro pesano 74 tonnellate ciscuna e venivano fatte su misura a Pittsburgh, spedite via treno in New Jersey, traghettate coi pontoni attraverso l'Hudson e poi consegnate sul cantiere in camion. Il tutto in sole 18 ore, un tempo talmente breve che arrivavano ancora calde dalla fonderia!
Per montarle squadre di quattro persone ciascuna (dette "gang") adoperavano chiodi arroventati sul bracere ribattendoli a mano. Il chiodo veniva prima scaldato al calor rosso poi lanciato dall'addetto alla brace al montatore che, presolo al volo con una specie di grosso imbuto metallico, procedeva all'inserimento e alla battitura.
Il numero di operai impiegati contemporaneamente ha toccato i 3400 e la costruzione in alcuni periodi è salita di 5 piani alla settimana.
Le condizioni di lavoro erano incredibili. Nessuna misura di sicurezza, nessun limite al pericolo che gli operai correvano in ogni secondo della giornata.
Durante durante la costruzione ne sono morti sei.

DeWitt Clinton

martedì, agosto 5th, 2008

Ho un raffreddore invalidante, una roba mai vista in estate. Credo sia dovuta ai mirabolanti sbalzi termici dovuti all'utilizzo ossessivo dell'aria condizionata.

Sono quindi tre giorni che sto a casa e mi vedo i film sul proiettore la sera.
Ho preso un documentario in 8 DVD della PBS sulla storia di New York: da New Amsterdam al 1999.
Molto interessante.
Si parte dal primo settlment Olandese passando poi al dominio Inglese per arrivare alla Rivoluzione Ameicana.
Sono arrivato a DeWitt Clinton (1769-1828), Sindaco 10 volte e Governatore 3. Dicono sia la persona che ha cambiato la città rendendola quella che è oggi grazie alla sua visionaria azione politica.
Clinton, ad esempio, è il fautore del sistema stradale a griglia, imposto per la prima volta ancora prima di utilizzare la parte superiore di Manhattan.
Oltre ha ciò ha realizzato l'Erie Canal, un canale di 584 Km che congiunge l'Hudson river con i grandi laghi, permettendo scambi commerciali fino a quel momento inimmaginabili.

Coney Island Yellow Submarine: quando la realtà supera la fantasia

domenica, maggio 25th, 2008

Questa storia è pazzesca, ma vera.

A poche decine di metri da un molo di Coney Island, lo scafo mezzo affondato di un sottomarino giallo affiora dalle acque dell'oceano.
Non si tratta dello stesso sottomarino di cui cantavano i Beatles bensì del "Quester I", varato nel 1970 dal Sig. Jerry Bianco, un operaio dei cantieri navali della zona.
Tutto comincia nel 1956, quando la Nave Italiana "Andrea Doria" collide, per poi affondare, con la Svedese "Stockholm" al largo del porto di New York. Delle circa 1700 persone a bordo 46 muoiono a seguito della collisione mentre le altre vengono tratte in salvo.

Passano dieci anni e nella mente del Sig. Bianco nasce l'idea di recuperare la nave per potersi appropriare, ai sensi di legge, del suo prezioso contenuto.
Per compiere l'impresa il signor Bianco, pur non avendo nessuna esperienza precedente nella costruzione di sommergibili, progetta e realizza il Quester I, un battello in acciaio lungo 13 metri rivestito di vernice zincante Gialla (la più economica disponibile sul mercato).

Nel 1970 la nave è pronta per la cerimonia di varo. La classica di bottiglia di champagne viene frantumata sulla chiglia quando diananzi a decine di cuoriosi ed anche a qualche giornalista succede l'inaspettato. Forse a causa di un difetto progettuale o forse per l'imperizia del gruista addetto al varo, subito il battello si capovolge per poi inabissarsi.

Fu un duro colpo per Jerry Bianco che a fatica riuscì ad organizzare il recupero del Quester I. Purtroppo (o per fortuna!) gli investitori si tirarono indietro e negli anni '70 il sottomarino rimane parcheggiato sul molo, preda di saccheggi e danneggiamenti da parte di vandali.
Successivamente una mareggiata trascina di nuovo in mare lo scafo per lasciarlo nella posizione in cui si troava tutt'ora.

Non ho ben capito come avrebbe potuto una nave da 30.000 tonnellate essere recuperata da un sottomarino di 13 metri ma pare che il piano consistesse nel riempirla con dei sacchetti pneumatici che attraverso la spinta di galleggiamento avrebbero dovuto sollevarla fino in superficie.
Di recente il NY Times ha cercato di contattare Bianco senza riuscirci: pare sia ancora vivo ma svanito nel nulla.
Che bello sarebbe poterlo incontrare: le persone che come Jerry Bianco sono andate fino in fondo nella realizzazione di un sogno, per quanto questo potesse sembrare bizzarro o irrealizzabile, godono di tutta la mia simpatia.

Il recupero dell'Andrea Doria è fallito, ma Jerry Bianco è in ogni caso riuscito a scrivere il suo nome tra le pieghe della storia di questa città.

Smallpox Hospital

domenica, marzo 16th, 2008

SmallPox Hospital

Nell'ultima scena di Spiderman l'uomo ragno affronta il Goblin su un ponte.
Dopo aver fatto saltare in aria la stazione della funivia il Goblin mette il supereroe davanti alla difficile scelta di salvare la comitiva di bambini a bordo della funivia oppure la sua amata dai capelli rossi.
Spiderman miracolosamente riesce a salvare entrambi e poi si azzuffa in un castello diroccato poco distante dove il Goblin finalmente soccombe e muore.
Nell'ordine il ponte è il Queensboro Bridge che passa sopra Roosevelt Island, la stazione che salta in aria è la stazione del tram di R.I. e il castello diroccato è il vecchio ospedale del vaiolo che cade ora in rovina.
Oggi mi ci sono andato a fare una passeggiata perchè quella zona di New York veramente sembra un paesino di campagna: strade infangate, vegetazione selvaggia, pochissimi passanti.
Di spalle alla foto che vedete si vedono l'empire state, il crysler, il citibank, le nazioni unite e tanti altri palazzi famosi.
Un posto interessante... peccato che il l'ospedale casca letteralmente a pezzi e che non ci siano idee chiare per ristrutturarlo e salvarlo dal suo inevitabile destino.


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