Allora prima che comincio vi annuncio la novità: oggi ho parlato con l'organizzatrice della campagna elettorale di Augusto Di Stanislao, il candidato alle elezioni Regionali Abruzzesi che in sei mesi è saltato dai DS all'UDEUR ed infine all'IDV catturando la mia attenzione.
Come promesso dall'organizzatrice nei prossimi giorni farò una chiacchierata telefonica col diretto interessato da pubblicare su Youtube. Sarà l'occasione per un proficuo scambio di opinioni.
Come sapete stamattina sono andato al pronto soccorso.
Prima di decidermi ho telefonato all'assicurazione sanitaria. Ti rispondono le voci automatiche... premi 1 per questo premi 2 per quello. Alla fine mi passano una persona umana che però purtroppo parlava esattamente come se fosse stata una voce automatica.
La voce umana automatica mi ha ribadisce che l'ospedale è parte del "Network" della mia assicurazione. Io questo lo sapevo già, la mia domanda era infatti un'altra: per un orecchio attappato, posso andare al pronto soccorso o no? Risposta: "That Hospital is in Network". Va bene grazie arrivederci.
Vado al pronto soccorso alle 9.15AM. La sala d'attesa è piena di sedie comode blu, disposte davanti ad una televisione accesa col volume basso.
Sul muro un cartello ricorda che la legge obbliga l'ospedale a prestare i primi soccorsi fino a stabilizzare la consizione di tutti, compresi i pazienti che non sono in grado di pagare.
Un altro cartello specifica in 22 lingue diverse (tra cui l'Italiano) che se non si parla Inglese un interprete è a disposizione gratuitamente.
Un signore messicano sui quaranta è seduto solo e piange disperato. Altri in piedi aspettano di vedere i due impiegati che si occupano del check-in.
Arriva il mio turno. L'impiegato è cordiale e dopo le generalità, la prima domanda riguarda la mia assicurazione, la seconda la mia religione. L'impiegato intuisce la mia provenienza e suggerisce un "Catholic?" e io lo correggo con un sonoro, netto ed orgogliosissimo "no, ATHEIST!". Avrei voluto aggiungere anche che il Vaticano è il cancro della Repubblica Italiana ma non era il caso di dilungarsi troppo.
Vengono stampati una cinquantina di adesivi ed un braccialetto che mi mettono al polso con tutti i miei dati. Mi siedo e noto che sul braccialetto hanno scritto "DE CARLOIS".
Torno indietro e faccio notare il problema. L'impiegato ribadisce che quello è il cognome che sta sulla mia patente di guida. Io insisto. L'impiegato, con la patente ed il braccialetto sotto gli occhi pure.
Alla fine faccio lo spelling e capisce di aver scritto male. Se ne rallegra dicendo che se non me ne fossi accorto l'assicurazione non avrebbe pagato nulla. Vai così.....
Capiamoci bene: io vivo in una zona povera, una zona popolare, quindi l'ospedale è popolare. Non stiamo parlando di quegli ospedali che vedete nei telefilm Americani con le dottoresse bone ed i dottori ricchi in crisi di mezza età... Stiamo parlando degli ospedali dove va il popolo vero (attenzione: "the peole" e non "el pueblo"! sia chiaro che qui non ci sono comunisti)
Va beh mi siedo e aspetto. Aspetto. Aspetto. Passa oltre un'ora prima che una infermiera mi prende temperatura, pressione e si fa descrivere bene il problema. Compila un modulo e mi da la priorità più bassa di tutti. Torno nella sala d'attesa e aspetto, aspetto, aspetto.
Passa un'altra ora.
Arriva il medico e mi chiama per cognome.
Mi alzo e facendo lo slalom tra i pazienti barellati portati dalle ambulanze entro nella stanza delle visite (diversi lettini separati da una tenda).
Capisco che il medico non è un medico. E' infatti una medica, anzi per la precisione studentessa medica!
Con molta cura la ragazza guarda nell'orecchio attappato e fa: "riesco solo a vedere che l'orecchio è attappato". Ma dai? Faccio io... che strano. E pensare che ero venuto qui solo per vedere qualche dottoressa bona. Già che ci siamo approfitto per stapparlo che dici?
E lei: "Si dai ci proviamo... aspetta che chiamo il medico". Dai Dai Daiiiiiiii così
Aspetto sul lettino e noto un particolare sconcertante: le aspiranti dottoresse spendono più tempo davanti ad un computer che nel parlare coi pazienti. Al computer compilano le schermate di un programmino basato sul web che fanno girare in Internet Explorer. Parte della procedura consiste nel chiudere e riaprire periodicamente Exlporer che si impalla. Daiiiiii siiiiiiiiiiii!
Arriva il medico vero. Autoritario. Marziale. Del tipo adesso ci penso io.
Guarda dentro e scopre una cosa incredibile: l'orecchio è attappato. Chissà come mai mi pareva di saperlo già.
Siccome mi fa molto male quando lo si tocca, piano piano ha cercato di aspirare fuori il tappo. Troppo piano.
Dopo un pò si arrendono e fanno: "we are sorry, we tried but you will have to see a specialist".
Sul referto, scritto col programmino di cui sopra, ci sono indicazioni banali tra cui il numero di una clinica che ha l'otorino.
Torno a casa furente, un pò per la lunga attesa, un pò perchè non so quanto cazzo mi è costata sta buffonata (lo scoprirò solo tra qualche mese) ed un pò perchè l'orecchio è ancora chiuso.
Chiamo la clinica.
Risponde uno che parla un inglese da video RAP ai limiti del comprensibile.
Mi chiede due volte quale assicurazione ho (sto cominciando ad odiare la parola "INSURANCE") e poi dopo diverse attese mi chiede lo spelling del nome, dell'indirizzo, il numero di tessera dell'assicurazione, il social security... Io spiego che posso esibire tutti i documenti di persona ma lui no, li vuole subito.
Allora chiedo: ma dove si trova la clinica? 102esima. Beep Beep Beep: allarme. Manhattan finisce alla 100esima per me. Sorry I am not interested anymore e butto giù.
Me ne vado in ufficio deciso a tenermi il tappo nell'orecchio.
Arrivo qui e i colleghi notano il braccialetto dell'ospedale che portavo ancora al polso.
Ohhh my god I am soooo sorry. Ohhhh Ohhhhh.... come fosse una tragedia. Alla fine mi lascio convincere a chiamare un otorino di quelli dei telefilm. Quelli con le dottoresse bone.
Ho appuntamento per domani.
Se mi dicono che ho l'orecchio attappato e devo andare da un altro medico sbarello.