Posts Tagged ‘sanità’

Ancora sul testamento

Friday, March 27th, 2009

Per via della legge vaticana/talebana sul biotestamento non mi fido più dei medici e della medicina italiana e mi rifiuto di farmi curare in queste strutture. Nel caso in cui a seguito di malattie od incidenti non sia più capace di intendere e di volere, o semplicemente di comunicare, voglio essere trasportato in Svizzera.

Il Nevone

Tuesday, March 3rd, 2009

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Oggi è venuto il nevone che avevano preannunciato.
Sotto fa un freddo micidiale. Nonostante il sale ghiaccio ovunque che rimarrà per terra almeno due tre giorni.

Stamattina mentre camminavo lungo la 34esima pensavo: vuoi scommettere che appena arrivo in ufficio dall’Italia mi dicono che hanno visto la neve di New York sul telegionale?
E infatti… poco dopo senza che io chiedessi niente mi dicono dall’Italia che un telegiornale l’ha messa nelle notizie di copertina. Ogni scusa è buona per non fare informazione…

Al ritorno verso casa ho preso un treno W.
Non so che cazzo è successo ma il treno ha fatto tutto il percorso da Time Square alla trentesima a passo d’uomo. Ad ogni stazione si fermava ed aprivano le porte che rimanevano aperte una eternità. Il treno un frigorifero e la capa si scusava ogni due minuti per il per il disagio. Le sue scuse petulanti arrecavano certamente più disagio del disagio stesso e per un attimo mi è sembrato di essere su un treno delle FS. Mancavano però puzza di piscio, mendicanti e vetri senza lavare per cui l’amarcord è durato poco.

Arrivo qui e trovo l’ennesimo cazzo di bollettino da pagare per quella volta del pronto soccorso.
Il primo arrivò mesi fa: quaranta dollari. Io lo pagai subito con la carta ma non ha funzionato ed è arrivato di nuovo la settimana scorsa. Giusto ieri mattima ho mandato un assegno.
Oggi ne è arrivato un altro da cento dollari tondi tondi. Domani manderò un altro assegno. E senza contare i quaranta dollari che diedi allo specialista interpellato dopo del pronto soccorso (dove non poterono farmi niente).
La visita inutile all’ospedale è costata 600 dollari di cui 500 li mette l’assicurazione e 100 io. In base a cosa questa ripartizione? Boh… Per quanto ne so io avrebbero potuto fare 100 loro e 500 io e avrei accettato lo stesso.

Emergency Room

Wednesday, December 3rd, 2008

Allora prima che comincio vi annuncio la novità: oggi ho parlato con l’organizzatrice della campagna elettorale di Augusto Di Stanislao, il candidato alle elezioni Regionali Abruzzesi che in sei mesi è saltato dai DS all’UDEUR ed infine all’IDV catturando la mia attenzione.
Come promesso dall’organizzatrice nei prossimi giorni farò una chiacchierata telefonica col diretto interessato da pubblicare su Youtube. Sarà l’occasione per un proficuo scambio di opinioni.

Come sapete stamattina sono andato al pronto soccorso.
Prima di decidermi ho telefonato all’assicurazione sanitaria. Ti rispondono le voci automatiche… premi 1 per questo premi 2 per quello. Alla fine mi passano una persona umana che però purtroppo parlava esattamente come se fosse stata una voce automatica.
La voce umana automatica mi ha ribadisce che l’ospedale è parte del “Network” della mia assicurazione. Io questo lo sapevo già, la mia domanda era infatti un’altra: per un orecchio attappato, posso andare al pronto soccorso o no? Risposta: “That Hospital is in Network”. Va bene grazie arrivederci.

Vado al pronto soccorso alle 9.15AM. La sala d’attesa è piena di sedie comode blu, disposte davanti ad una televisione accesa col volume basso.
Sul muro un cartello ricorda che la legge obbliga l’ospedale a prestare i primi soccorsi fino a stabilizzare la consizione di tutti, compresi i pazienti che non sono in grado di pagare.
Un altro cartello specifica in 22 lingue diverse (tra cui l’Italiano) che se non si parla Inglese un interprete è a disposizione gratuitamente.
Un signore messicano sui quaranta è seduto solo e piange disperato. Altri in piedi aspettano di vedere i due impiegati che si occupano del check-in.
Arriva il mio turno. L’impiegato è cordiale e dopo le generalità, la prima domanda riguarda la mia assicurazione, la seconda la mia religione. L’impiegato intuisce la mia provenienza e suggerisce un “Catholic?” e io lo correggo con un sonoro, netto ed orgogliosissimo “no, ATHEIST!”. Avrei voluto aggiungere anche che il Vaticano è il cancro della Repubblica Italiana ma non era il caso di dilungarsi troppo.
Vengono stampati una cinquantina di adesivi ed un braccialetto che mi mettono al polso con tutti i miei dati. Mi siedo e noto che sul braccialetto hanno scritto “DE CARLOIS”.
Torno indietro e faccio notare il problema. L’impiegato ribadisce che quello è il cognome che sta sulla mia patente di guida. Io insisto. L’impiegato, con la patente ed il braccialetto sotto gli occhi pure.
Alla fine faccio lo spelling e capisce di aver scritto male. Se ne rallegra dicendo che se non me ne fossi accorto l’assicurazione non avrebbe pagato nulla. Vai così…..

Capiamoci bene: io vivo in una zona povera, una zona popolare, quindi l’ospedale è popolare. Non stiamo parlando di quegli ospedali che vedete nei telefilm Americani con le dottoresse bone ed i dottori ricchi in crisi di mezza età… Stiamo parlando degli ospedali dove va il popolo vero (attenzione: “the peole” e non “el pueblo”! sia chiaro che qui non ci sono comunisti)
Va beh mi siedo e aspetto. Aspetto. Aspetto. Passa oltre un’ora prima che una infermiera mi prende temperatura, pressione e si fa descrivere bene il problema. Compila un modulo e mi da la priorità più bassa di tutti. Torno nella sala d’attesa e aspetto, aspetto, aspetto.
Passa un’altra ora.
Arriva il medico e mi chiama per cognome.
Mi alzo e facendo lo slalom tra i pazienti barellati portati dalle ambulanze entro nella stanza delle visite (diversi lettini separati da una tenda).

Capisco che il medico non è un medico. E’ infatti una medica, anzi per la precisione studentessa medica!

Con molta cura la ragazza guarda nell’orecchio attappato e fa: “riesco solo a vedere che l’orecchio è attappato”. Ma dai? Faccio io… che strano. E pensare che ero venuto qui solo per vedere qualche dottoressa bona. Già che ci siamo approfitto per stapparlo che dici?
E lei: “Si dai ci proviamo… aspetta che chiamo il medico”. Dai Dai Daiiiiiiii così

Aspetto sul lettino e noto un particolare sconcertante: le aspiranti dottoresse spendono più tempo davanti ad un computer che nel parlare coi pazienti. Al computer compilano le schermate di un programmino basato sul web che fanno girare in Internet Explorer. Parte della procedura consiste nel chiudere e riaprire periodicamente Exlporer che si impalla. Daiiiiii siiiiiiiiiiii!

Arriva il medico vero. Autoritario. Marziale. Del tipo adesso ci penso io.
Guarda dentro e scopre una cosa incredibile: l’orecchio è attappato. Chissà come mai mi pareva di saperlo già.
Siccome mi fa molto male quando lo si tocca, piano piano ha cercato di aspirare fuori il tappo. Troppo piano.
Dopo un pò si arrendono e fanno: “we are sorry, we tried but you will have to see a specialist”.
Sul referto, scritto col programmino di cui sopra, ci sono indicazioni banali tra cui il numero di una clinica che ha l’otorino.

Torno a casa furente, un pò per la lunga attesa, un pò perchè non so quanto cazzo mi è costata sta buffonata (lo scoprirò solo tra qualche mese) ed un pò perchè l’orecchio è ancora chiuso.
Chiamo la clinica.
Risponde uno che parla un inglese da video RAP ai limiti del comprensibile.
Mi chiede due volte quale assicurazione ho (sto cominciando ad odiare la parola “INSURANCE”) e poi dopo diverse attese mi chiede lo spelling del nome, dell’indirizzo, il numero di tessera dell’assicurazione, il social security… Io spiego che posso esibire tutti i documenti di persona ma lui no, li vuole subito.
Allora chiedo: ma dove si trova la clinica? 102esima. Beep Beep Beep: allarme. Manhattan finisce alla 100esima per me. Sorry I am not interested anymore e butto giù.

Me ne vado in ufficio deciso a tenermi il tappo nell’orecchio.
Arrivo qui e i colleghi notano il braccialetto dell’ospedale che portavo ancora al polso.
Ohhh my god I am soooo sorry. Ohhhh Ohhhhh…. come fosse una tragedia. Alla fine mi lascio convincere a chiamare un otorino di quelli dei telefilm. Quelli con le dottoresse bone.
Ho appuntamento per domani.

Se mi dicono che ho l’orecchio attappato e devo andare da un altro medico sbarello.

Cover Ear Opening. DO NOT INSERT

Wednesday, December 3rd, 2008

Continua l’avventura nei meandri del sistema sanitario Americano.

Per dormire uso i tappi di silicone. C’è scritto grosso come tutta la scatola di limitarsi a coprire l’orecchio senza ficcare dentro il silicone. Io ovviamente devo averlo ficcato dentro visto che l’orecchio sinistro si è attappato e mi fa male.

Porca boia mo che faccio? Vado all’ospedale? Mi sta sotto casa eh…
Ma chi paga? E Quanto? Minimo se ne vanno 1000 dollari.
Va beh per un pò di silicone non è morto mai nessuno. Che dici vado? Emergency room?

Vado

X-Rays

Sunday, November 23rd, 2008

Allora voi arrivate di lunedì mattina in ufficio e non trovate un post nuovo… non va bene… anche se non ho niente da scrivere perchè per il freddo non sono uscito mai di casa mi devo sforzare di trovare qualcosa.

OK ci sono. Il mal di schiena.

Da circa un paio di mesi ho un dolore fortissimo ai reni. Mi viene solo di notte quando sono sdraiato da 4 o 5 ore. Cresce gradualmente e arriva ad un certo punto che mi sveglio e mi devo alzare per forza. Dopo che cammino o siedo per almeno una  mezz’ora il dolore si attenua e posso sdraiarmi di nuovo (sempre dolorante)

Stamattina per esempio mi sono alzato alle 4.30 e sono tornato a letto un’ora dopo. Mentre inizialmente ci scappava sempre una bella raffica di bestemmie assortite ormai non mi innervosisco neanche più di tanto e cerco di convivere col problema: in ufficio bevo caffè ed in metropolitana mi addormento sia all’andata che al ritorno.

Si, sono stato dal medico. Tre volte. 420 dollari a botta li paga l’assicurazione mentre 20 li pago io.
In Italia quando ero in trasferta ho fatto diverse analisi e qui in america i raggi X.
L’altro giorno la voce automatica dell’assicurazione mi chiama al cellulare:
Lei è Alain De Carolis? Dica si o no. SI
L’esame fatto in data xxx Novembre era dovuto ad un incidente o ad un qualsiasi tipo di infortunio? Dica si o no. NO
Grazie e arrivederci… e buttano giù

Stanno indagando sulle mie spese mediche. Stanno decidendo se pagano il conto loro o se lo devo pagare io. Puttana eva ma tu pensa se uno che sta male deve stare a discutere di soldi. Da matti…
Domani sveglia alle 4.30

Ciao

I soldi prima di tutto

Wednesday, June 4th, 2008

Grande dibattito in questi giorni riguardo il RISAR (Roosevelt Island Search and Rescue), una associazione di volontari che con la loro ambulanza prestano soccorso gratuitamente a chiunque ne abbia bisogno.
L’autorità che govera l’isola non vede il risar in modo positivo perchè a loro dire oltre a non essere adeguatamente assicurati non sono neanche registrati con apposita licenza al network delle emergenze, il 911. Nel timore di possibili conseguenze legali a seguito di eventuali errori o negligenze l’autorità ha deciso di intimare lo stop delle attività e di assegnare all’ambulanza multe a ripetizione per eccesso di velocità o per utilizzo abusivo della sirena.

Eppure i tempi di intervento medio sull’isola sono molto superiori rispetto a quelli di Manhattan o del Queens. A Manhattan, per esempio, nel mese di Aprile il tempo medio di risposta per un arresto cardiaco è stato di 4:29 minuti. Nel Queens invece di 5:12. Qui sull’isola si parla di valori doppi.
L’ambulanza del risar può arrivare in 3-4 minuti e prestare i primi soccorsi in attesa dell’arrivo dei mezzi ufficiali. Un defibrillatore semi-automatico ed un massaggio cardiaco fatto in quei 5 minuti critici possono fare la differenza tra la vita o la morte di una persona eppure tutto questo non basta.
La litigiosità della società Americana ed il funzionamento effettivo della Giustizia Civile fanno si che si rinunci all’ambulanza pur di non rischiare potenziali danni economici.

Dr. Beppe Grillo

Saturday, March 8th, 2008

Vedo quattro raggi di sole, mi tolgo la sciarpa ed il berretto ed ecco che dopo quella del dentista mi sono trovato a fare anche l’esperienza del medico Americano.
Vi dico subito: positiva.

Spinto dal picco di febbre a 39 mi sono deciso e tramite il motore di ricerca dei medici affiliati alla mia assicurazione ne ho trovato uno sull’isola a quattro passi da casa. Leggo il suo profilo, anno e istituto in cui si è laureato, specializzazioni, pratica… ma quello che mi convince è la sua foto: assomiglia tale e quale a Beppe Grillo. Chiamo subito la segretaria e fisso per un appuntamento dopo due ore.

Mi imbacucco come l’omino Michelin e parto. Arrivato la segretaria mi fa notare che sono in ritardo. Io in ritardo?!?! Da quando sto in America sono diventato puntuale come uno Svizzero ed infatti ero arrivato con una precisione di più o meno sessanta secondi! Ma poi capisco il malinteso. Lei aveva detto 12.45 e non 1.45… Fortuna che il medico acconsente lo stesso alla visita così entro e Belle Grillo M.D. di Roosevelt Island mi fa accomodare.
Prima una serie lunghissima di domande. Poi mi visita… alla fine mi comunica che ho una bronchitella e mi prescrive dieci pillole di antibiotico. Tutto: scheda paziente, domande sul mio background, sintomi che descrivevo eccetera viene messo in un database e alla fine la ricetta compare a video… ma non viene stampata. Compare un attimo per poi essere inoltrata direttamente alla farmacia.
Il dottore mi stringe la mano e col tipico sorriso che sprizza gli occhi di Beppe Grillo mi saluta.
Alla segretaria chiedo il conto trattenendo il fiato. Lei propone un onestissimo venti dollari. Io allora mostro la carta di credito e lei dice che è desolata ma accettano solo cash o assegni.
Siccome sapevo che sarebbe finita così mi ero portato il blocchetto e ho staccato sorridente un bell’assegnino da 20 dollari.

Riparto e verso casa mi fermo a prendere (finalmente!) il vero toccasano di ogni malanno: il famoso Chicken Soup ovvero brodo di gallina. Qui quando stai male gli Americani sembrano saper consigliare solo quello e così ne prendo una porzione piccola da asporto assieme ad un dolcetto secco. Totale 3.25 dollari. Mentre pago in contanti penso: $3.75 == 2.11 euro e così faccio lo sboronazzo lasciando il resto mancia.
Per quando il cameriere si gira con in mano i 75 centesimi di resto io sono già diretto verso la porta con la mano alzata in segno di saluto e lui con un tono marziale manco fossi il sergente capo istruttore dei Marines ricambia quasi urlando: “Sir, Thank You Sir!”.

Davanti casa ho la farmacia. Entro e mostro un documento. Le mie dieci pillole erano già confezionate in un tubetto con sopra scritto il mio nome ed altre informazioni basilari tra cui “TAKE 1 TABLET DAILY FOR 10 DAYS”.
Prezzo $35, questa volta con carta di credito.

Insomma me la sono cavata con $55 medicine comprese. Temevo peggio.

P.S.
Avrei un sacco di altro da scrivere ma faccio ancora fatica

Febbre

Thursday, March 6th, 2008

Ragazzi ho un febbrone allucinante… non mi sento di scrivere di più in questi giorni

Il prezzo di un sorriso

Thursday, November 15th, 2007

Saranno stati almeno 4 anni che non visitavo un dentista.
Un po’ perche’ masticando ogni tanto mi fa male, un po’ perche’ tanto la ditta paga comunque l’assicurazione, un po’ perche’ i colleghi mi hanno convinto oggi mi sono deciso ad andare.

L’appuntamento e’ al tredicesimo piano dello stesso palazzo in cui lavoro.
Tra un ufficio e l’altro c’e’ questo studio dentistico. Chi l’avrebbe mai detto…
Entro e mi fanno compilare dei moduli coi miei dati personali e quelli dell’assicurazione. L’ambiente e’ moderno ma nulla di sensazionale. Un enorme raccoglitore di cartelle mediche cartacee pefettamente catalogate e divise in diversi colori mi lascia perplesso sulla modernita’ di questo studio… ma si sa i medici coi computer vanno poco d’accordo e poi ormai e’ tardi per tirarsi indietro cosi’ aspetto 5 minuti il mio turno e salgo sulla sedia.

Mi fanno 18 lastre radiografiche e mentre attendiamo lo sviluppo una pulizia completa. Alla fine non e’ mancata una bella botta di smerigliatrice che fa diventare i denti bianchi (qui i denti delle persone non sono semplicemente bianchi, sono di un bianco accecante… ora so come mai).
Finito il lavoro arriva la dentista vera e porta con se le lastre.
Mi visita, tocca i denti uno per uno e pronuncia incomprensibili dettagli in inglese che l’assistente inserisce in un pc (finalmente). Ha la faccia concentrata. Il mio deve essere un caso serio ed infatti alla fine pronuncia la sua pesante sentenza: “five cavities, one of which requires a root canal plus two ceramic crowns”.
Porca puttana lo sapevo… 5 carie di cui una da devitalizzare. Robetta seria… specie qui che per una sola carie gli Americani fanno un dramma. Secondo i loro standard io sarei praticamente in fin di vita.

Il medico mi spiega che i lavori gia’ fatti in Italia non sono proprio aggiornatissimi e che vorrebbe rivederne uno. Mi fa capire poi che le mie piombature sono da museo archeologico della tecnologia dentale. Pazienza… ormai me le tengo con tutto il loro carico di metallo velenoso che piano piano mi si scioglie in bocca.

Torno alla cassa e la segretaria mi prepara un preventivo dettagliatissimo con una serie di operazioni da fare. Ognuna ha un codice. In calce ci sono i disegnini dei denti coinvolti con le varie carie rappresentate. Ogni operazione ovviamente ha anche un prezzo e qui viene il bello. Non si scherza affatto. Il totale segna 5279 dollari. Per la serie benvenuti in America!…
L’assicurazione copre solo l’80%. Puttana eva. Eh vah be me lo avevano detto di andare almeno una volta l’anno dal dentista… Vedrai che da adesso in poi me lo ricordo di andarci tutti gli anni.
In ogni caso, pensandoci bene, tutta questa roba verrebbe a costare a me 1100 euro. Forse in Italia non avrei speso molto meno… non sono al corrente dei prezzi di queste cose ma credo che 5 otturazioni, una devitalizzazione e 2 capsule ceramiche alla fine spendi quei soldi se non di piu’…

Pazienza…

Health Care

Friday, November 9th, 2007

Oggi rientrando dal pranzo si discuteva del fatto che qui anche solo chiamare una ambulanza costa una barcata di soldi. Forse addirittura anche avendo l’assicurazione.
La discussione si e’ protratta in ascensore. Io da buon Europeo sostenevo che far pagare l’ambulanza non e’ giusto e il collega giustificava: “ma scusa, e’ privata!”.
Siccome anni e anni di lavaggi del cervello hanno qui inculcato l’idea che pagare per la sanita’ e’ sacrosanto bisogna con gli Americani procedere per esempi. Sempre nell’attenscensore ho proposto: “Se qui a NY un gatto non riesce a scendere da una pianta tu che fai? Chiami il 911! Bene. Arrivano 7-8 pompieri con il camion e la scala. Attrezzature per milioni di dollari. Rischiano la loro vita per far scendere il gattino. Tutto gratis.” Poi subito dopo: “Se tu qui a NY chiami una ambulanza perche’ cadi dalla bicicletta viene l’ambulanza e ti fanno pagare. Come mai?”. E poi ancora: “E se chiamo la Polizia? Come mai non mi fanno pagare il conto?”.
Le facce in ascensore erano falsamente disinteressate ma era chiaro che ciascuno ci stava riflettendo. Addirittura una signora uscendo al quarto piano ha abbozzato una giustificazione irrazionale: “you have to pay because they help you!” heheehehehehehe
Eh si perche’ qui in America il fatto che non hanno un sistema sanitario in grado di garantire tutti i cittadini e’ una verita’ scomoda… qualcosa di scandaloso che tutti sanno ma che nessuno vuole ammettere (un po’ come il fatto che in Italia siamo governati da una cinquantina d’anni da ladri ed amici dei mafiosi… stessa cosa).

Tornato all’isola, nonostante il freddo, mi sono fatto a piedi il lungofiume. Lo spettacolo e’ sempre bellissimo ed avevo bisogno di un po’ d’arietta fresca.
Ero quasi arrivato a casa quando un disabile in carrozzina mi fa cenno. Io corro da lui. Era un giovane che aveva piu’ o meno la mia eta’. Nero. Poteva muovere le braccia ma non le mani cosi’ voleva che io gli tirassi fuori una sigaretta da un pacchetto che aveva in una busta, gliela mettessi in bocca e poi fargli accendere con un accendino che stava nel pacchetto. Subito dopo mi ha fatto scartare una gingomma e me ne ha offerta una per sdebitarsi.
Ci sono rimasto male. Cioe’ vivere qui in una citta’ come questa soli e completamente disabili deve essere una situazione veramente molto molto difficile.
Chissa’ se lo stato gli paga tutto quanto di cui puo’ avere bisogno. Dubito. In ogni caso ce ne sono tantissimi e non sembrano navigare nell’oro. Le carrozzine sono vecchie e logore e spesso queste persone sono palesemente malvestite. Insomma si vede chiaramente che sono quasi tutti poveri o poverissimi.
Stanno qui sull’isola perche’ essendo statale ci sono degli affitti riservati a loro a prezzi stracciati.

Chiaro, se hai i soldi le cose cambiano completamente.
La mia nuova amica Medica mi parlava l’altro giorno della clinica in cui si e’ fatto operare Silvio Berluscao. Mi spiegava che loro hanno inventato cose che tutti i reparti di cardiologia degli altri ospedali del mondo semplicemente ripetono. Insomma inventano e fanno anche scuola.