Posts Tagged ‘roosevelt island’

1976: Spiderman a Roosevelt Island

Tuesday, March 31st, 2009

asm162cover

Mi sono preso una copia del numero 162 di Spider-Man, un fumetto del 1976.
In copertina l’uomo ragno lotta contro i cattivi sopra il tram di Roosevelt Island, scena che poi ha ispirato la fine del film in cui il Goblin dopo aver distrutto il tram viene finalmente ucciso tra le rovine dello Smallpox hospital.

Tra le varie illustrazioni riconosco scorci familiari, alcuni dei quali sotto casa mia. Bella l’isola… non so perchè Roosevelt Island mi rimane sempre nel cuore.

Autunno

Saturday, September 27th, 2008

Ultimo weekwend sull’isola.
Stasera altra festa di scienziati nello stesso posto in cui ci fu la prima.
L’autunno è cominciato con una precisione millimetrica.
In casa sono senza connessione per cui ne ho approfittato per venire all’apple store.
Molti dei turisti attorno a me sono Italiani… compresi questi a fianco a me che mi leggono mentre scrivo (evidentemente non si possono fare i cazzi loro!).

Vita Spericolata

Monday, September 15th, 2008

Non immaginate quanti vecchi amici, parenti remoti, nuovi conoscenti mi contattano per il semplice fatto che sto qui a New York.

In un certo senso allontanadomi mi sono perso con qualcuno ma ritrovato con altri.

Stasera, per una delle ultime volte, sto qui sul balcone di casa che guardo il fiume scorrere placido verso la sua sorgente (non sempre l’East River va verso la foce!).

Nel bicchiere vino rosso. Nelle orecchie Vasco Rossi.

Prossima fermata: Queens

Monday, September 8th, 2008

And the struggle continues!…
Oggi ho consegnato un dossier/application per la casa nuova. Io spero me lo accettino. Stavolta è nel Queens per cui dubito che siano più di tanto riluttanti.
Staremo a vedere.
Se ancora una volta rimango senza casa il mese prossimo organizzo un coretto di bestemmie Gospel.

Il discorso di finire nel Queens all’inizio mi terrorizzava. Ora meno.
Certo R.I. rimane il posto perfetto. Qui mi trovo ormai a casa mia. Purtroppo però abitarci da solo è difficile. Gli unici appartamenti abbordabili sono parte di un complesso poco raccomandabile… Tutto il resto costa troppo. Perlomeno costa troppo per me.

C’è un altro aspetto da considerare. Qui non sei a New York ma in una specie di isola felice in cui sono tutti professionisti, impiegati delle Nazioni Unite, avventurieri vari.
Pochi veri New Yorkers.
Nel Queens ci sarà invece occasione di entrare nel vivo della metropoli, di incontrare per strada gente reale, la gente di questa città.

Andy Garcia e la biondina

Thursday, August 21st, 2008

Stasera ho fatto la figura di merda più grande da quando sto a New York.

Sull’isola stanno girando una parte del film City Island, con Andy Garcia. Una cabina del tram era occupata per le riprese mentre l’altra funzionava regolarmente.
Tornati all’isola dopo una cena ecco che Garcia scende e si siede per una pausa. Diverse persone approfittano per scattare una foto o stringergli la mano. Io e lo scienziato Francesca osservavamo da dietro in disparte. Tutto attorno (olre ai curiosi) un nuvolo di tecnici, meccanici, elettricisti… insomma lo staff. Uno dello staff, anzi una, era una biondina ma… capiamoci bene… una vistosa: trucco permanente, tutta attillata, tatuaggio in vista. Età credo 25.
Io subito comincio lo spettacolino raccontando che la biondina era prenotata tutta la notte per Garcia, che Garcia se la porta dietro di set in set, che è inutile andarci a parlare perchè lei sta qui solo per Garcia e via andare di questo passo. Ma pesante… insomma goliardate tipiche che chi mi conosce può immaginare.
Dopo un 5 minuti di questo passo la bionda gradualmente si avvicina con aria indifferente e alla fine in perfetto Italiano fa: “Se volete farvi le foto anche voi andate adesso perchè tra poco si riprende a girare”.
Io mi stavo per buttare nel fiume. Me la sono presa a ridere perchè tutto potevo immaginare tranne che quella era Italiana… non lo sembrava davvero. Le ho chiesto come ci era finita sul set e lei dice che sta qui a NY da una settimana e che fa quel lavoro grazie ad “amici” (Io ho pensato… LO VEDI ALLORA! eheheh)

Arriva il tram e scende Marina la medica. All’andata ci aveva visto e per salutarci ha sbracciato talmente tanto che hanno dovuto rigirare la scena per colpa sua.
Come consigliato dalla nostra biondissima connazionale ci siamo avvicinati e un signore sui 60 dall’accento Italo-Americano si offre ed insiste per farci la foto col mio iPhone. Garcia lo chiamava per nome. Pensavo fosse il regista ed invece mi dice che è uno dei Produttori. Fatta la foto che vedete ci domanda che facciamo e ci racconta la trama del film. Un signore cordialissimo che dice di essere Siciliano ma che è nato a Detroit (Detroit detto come nel Padrino… immaginate eheh)
Ad un certo punto Garcia ci chiede di dove eravamo. Io dico che Marina è di Napoli, Francesca di Milano e io del centro Italia. E Garcia: si ma centro Italia dove? E io: 2 ore a Est di Roma… e Garcia: si ma come si chiama? Dico io: Ascoli Piceno e Marina corregge al volo: No no! Si chiama MARTINSICURO!
Abbiamo scoperto che Andy Garcia non conosce Martinsicuro.

Che serata… ci siamo fatti delle belle risate. Certo sarebbe potuta andare meglio con la biondina… ma era già prenotata per Garcia! eheheheheheheh

Whiskey Whiskey 3 Whiskey Whiskey

Thursday, July 3rd, 2008

Una eccezionale giornata di Radio oggi a Roosevelt Island.
Sono uscito prima dal lavoro e alle 17 ero già piazzato su una panchina nel parco del Faro di Roosevelt Island. La temperatura era ideale ed era ventilato al punto giusto.
Con calma allargo il treppiedi e ci monto sopra l’antenna. Collego la batteria, l’accordatore, accendo la radio.
Comincio ad esaminare la banda dei 40 metri (7 MHz). Tutto chiuso. Non si sente nulla. Solo qualcuno in telegrafia.
Allora passo ai 20 metri (14 MHz). Accordo l’antenna ed esce fuori qualche vocina dal rumore. Mi metto sulla frequenza delle isole (14.260) e chiamo. Risponde subito Lall del Brox. Il segnale è ovviamente fortissimo ma il corrispondente è talmente vicino che al posto della radio potevamo usare i segnali di fumo. Mi dice che ha vissuto tre mesi a Milano. Complimenti reciproci sui rispettivi paesi e ciao.
Chiamo ancora e riponde Montreal! Un altro segnalone fortissimo.
Ero già contento  così ma il bello doveva ancora cominciare infatti, rullo di tamburi, al turno successivo mi risponde Giuseppe da Cosenza Caserta!!! Che emozione. Parlare con gli Italiani dall’America. Bello.
A seguire ho fatto un tritacarne: Carlo da Brebbia, poi Inghilterra, Spagna, Francia, Belgio, addirittura Marocco!

Verso metà operazioni ecco che da lontano vedo arrivare a piedi un poliziotto. Ci siamo, ho pensato: la polizia di RI è famosa per aver arrestato due persone solo perchè guardavano Manhattan col binocolo.
Questo arriva, io tolgo le cuffie e lui domanda: “cos’è un CB?” e io “no sono Radioamatore”. Stavo per dire della licenza ma lui “ah va bene continua pure” e se ne va. Sospiro di sollievo.

Dopo un pò passa un signore di mezza età in bici con a fianco la figlia che faceva jogging. Mi domanda, vuole sapere dell’antenna, della telegrafia, del perchè e del per come. Io rispondo a tutto. Alla fine fa “interessante!”, e io tra me e me: “si interessante la radio, ma sapessi quanto è più interessante la figliola che ti corre a fianco!”… ehehhe

Infine ciliegina sulla torta.
Mi rimaneva pochissima batteria quando a 14.297 sento diversi Italiani discorrere tra loro. Nessun formalismo, nessun nominativo, nessun contegno. Parlavano di banane raddrizzate in modo strano o di problemi filosofici del genere e lo facevano spandendo i loro segnali per tutto il pianeta.
Io mi presento come da regolamento e loro rispondono scocciati, senza identificarsi, ironici, sprezzanti.
Dovete sapere che di questa gentaglia l’Italia è purtroppo piena e quando si confrontano con gli stranieri va a finire che volano dei “maccheroni”, “spaghetti”, “mafia”, “mandolino” o cose del genere. Sono questi cafoni che affossano il nome di tutti gli altri.

Beh dai il primo vero test dalla stazione portatile è stato un successo. Credo che ripeterò il tutto da Governors Island.

New York non è solo Manhattan

Thursday, June 12th, 2008

Stasera verso le 22.30 ero in bici che tornavo verso casa. C’era la temperatura ideale e avevo voglia di fare un giro così sono passato nel Queens attraverso il ponte della 36esima avenue.
Dopo il ponte sono sceso lungo Vernon Boulevard passando dentro Long Island City.
La zona della centrale a carbone (o turbogas? non ricordo) di notte sembra meno brutta di quello che veramente è. Strade deserte, scarabocchi sui muri.
Arrivato al fiumiciattolo che separa il Queens da Brooklyn mi sono inoltrato verso l’interno.
Zona quasi completamente post-industriale, casermoni vuoti dalle vetrate vecchie e buie. Pochi locali aperti, tra cui un gentlmen’s club (una sorta di incrocio tra Night e Lap Dance) che stava chiudendo il quel momento. Le ragazze dell’Est Europeo (erano di seconda-terza scelta) uscivano accompagnate dal magnaccio basso e tarchiato che le portava a casa caricandole su un enorme van nero.
Misurando le distanze in base al tempo di percorrenza della metropolitana si ha una visione completamente distorta degli spazi reali. Posso infatti arrivare a Greenpoint (Brooklyn) in bici in poco più di 15 minuti. Non me lo sarei aspettato perchè in metro il giro è lungo e ci vogliono tre quarti d’ora.
Sono rimasto solo nel giro di chilometri ma non avevo paura. Ormai sto facendo l’occhio alla realtà della prima periferia di New York, alle zone meno in vista, alle zone sporche, a quelle economiche, a quelle popolari.
Vivendo e lavorando a Manhattan ci si crea una idea sbagliata. La città vera è quella tutto intorno: un enorme quadrato che misura 50 km di lato.
Ci sono interi mondi dentro questo quadrato. Manhattan è soltanto uno di questi.

L’amico Frank

Tuesday, June 10th, 2008

Purtroppo proprio ora che cominciavo ad abituarmi a questo posto mi toccherà cambiare.

I giornali Italiani hanno imparato a fare copia ed incolla da quelli Americani così oggi scopro che Frank Sinatra abitava in un attico che sta di fronte casa mia dall’altra parte del fiume. Viveva infatti all’ultimo piano in quel palazzo in prima fila con in cima una specie di torretta che serviva da auditorio.
L’Appartamento è ancora esattamente come lo ha lasciato Sinatra, con la stessa carta da parati e la stessa cucina. Costa 5 milioni più altri 2 necessari alla ristrutturazione.

Già che c’ero mi è capitato di vedere dove nel 1980 viveva Obama, e cioé un cesso di appartamento ad Harlem.
Altro che figlio di papà come Giorgio W. Questo qua viene dal popolo veramente!

Grand Theft Auto 4: Benvenuti a Colony Island

Friday, June 6th, 2008

Uno dei giochi iper violenti che spopola tra i più giovani (ma anche tra i bamboccioni) è Grand Theft Auto. Nel gioco si possono rubare automobili, adescare prostitute, uccidere poliziotti e via discorrendo.
Ormai questi giochi sono diventati dei veri e propri film, e l’ultima versione di GTA, la 4, era talmente attesa che qui a New York c’era la fila fin dalla notte prima del lancio per comperare le primissime copie.
Oltre al gioco in se, che nel suo genere è un classico, c’era un altro motivo per questa spasmodica attesa: GTA4 è ambientato a New York City.

Non ho ancora avuto modo di provarlo ma pare che si possa girare liberamente attraverso una ricostruzione realistica e dettagliata di Manhattan. Subito mi sono domandato se c’era anche Roosevelt Island.
Ebbene c’è!
Nel gioco si chiama Colony Island e ci sono alcune schermate da rimanere a bocca aperta.
Se vi capita tra le mani e volete farvi un giretto sotto casa mia andate verso nord per altri 600 metri partendo dalla locazione che vedete nell’immagine. (Poi magari fatemi sapere se nel gioco mi hanno piazzato le prostitute sotto casa…)

I soldi prima di tutto

Wednesday, June 4th, 2008

Grande dibattito in questi giorni riguardo il RISAR (Roosevelt Island Search and Rescue), una associazione di volontari che con la loro ambulanza prestano soccorso gratuitamente a chiunque ne abbia bisogno.
L’autorità che govera l’isola non vede il risar in modo positivo perchè a loro dire oltre a non essere adeguatamente assicurati non sono neanche registrati con apposita licenza al network delle emergenze, il 911. Nel timore di possibili conseguenze legali a seguito di eventuali errori o negligenze l’autorità ha deciso di intimare lo stop delle attività e di assegnare all’ambulanza multe a ripetizione per eccesso di velocità o per utilizzo abusivo della sirena.

Eppure i tempi di intervento medio sull’isola sono molto superiori rispetto a quelli di Manhattan o del Queens. A Manhattan, per esempio, nel mese di Aprile il tempo medio di risposta per un arresto cardiaco è stato di 4:29 minuti. Nel Queens invece di 5:12. Qui sull’isola si parla di valori doppi.
L’ambulanza del risar può arrivare in 3-4 minuti e prestare i primi soccorsi in attesa dell’arrivo dei mezzi ufficiali. Un defibrillatore semi-automatico ed un massaggio cardiaco fatto in quei 5 minuti critici possono fare la differenza tra la vita o la morte di una persona eppure tutto questo non basta.
La litigiosità della società Americana ed il funzionamento effettivo della Giustizia Civile fanno si che si rinunci all’ambulanza pur di non rischiare potenziali danni economici.