Posts Tagged ‘ristoranti’

Sabato Nepalese

Sunday, May 9th, 2010

Oh, ragazzi, non è che si può fare poesia ogni volta che mi siedo per scrivere un post.
Conoscendomi sapete che vi dovete accontentare di quello che sono: 1% poesia, 4% rotture di coglioni e 95% apologia dei vizi capitali.

Dunque, ieri sera bella situazione organizzata (come al solito) da Patrizio a.k.a. “noi je damo de ceppa”.
Ci trovavamo immersi in un ristorante di classe con saletta privè, pareti a vetro, specchi enormi, menù internazionale indiano/latino e, ovviamente, predonimante presenza di ragazze asiatiche. Il tema della serata era il Nepal con la sua CULtura fenomenale, le sue bellezze esotiche, i suoi sapori da scoprire…

A rinfrancare lo spirito e la tempra del contingente Italiano avevamo al tavolo un ragazzo diciannovenne appena arrivato a NYC. Tu pensa che coraggio, che audacia, non compie ancora vent’anni e già sbarca nella grande mela da solo e senza sapere bene l’inglese. Mi immagino che non deve essere facile eh… comunque lo stiamo incoraggiando bene: sta in casa con due ragazze (una asiatica e una biondona che lavora da Victoria’s Secret) e poi ieri a cena tutte curiose, tutte che che gli facevano domande, insomma tutte attorno a lui.
Eh… se solo potessi tornare indietro nel tempo e arrivare qui con la scrimetta ed i capelli gellati, lo sguardo innocente, la prospettiva di un futuro aperto a qualsiasi evoluzione. Quelli si che erano bei tempi…

Williamsburg

Thursday, December 10th, 2009

Forse l’argomento non è nuovo ma vale la pena fare un reminder per i meno attenti.

L’altro giorno ho incontrato per caso un ragazzo della mia zona che viene a New York in vacanza ogni anno da diverso tempo. Gli ho chiesto che zone ha visitato e in tutte queste occasioni è rimasto sempre e solo a Manhattan.
Si tutto bello per carità,ma senza andare fuori ti perdi un bel pezzo di città.

Ti perdi Williamsburg per esempio, l’enorme laboratorio creativo e culturale di Brooklyn.
Ci sono tornato stasera per vedere un paio di amici. Ovunque ti giri trovi il negozietto interessante, il localino particolare e ben nascosto, l’artigiano, il murales fatto dall’artista famoso, lo sweatshop convertito a civile abitazione ma che sembra ancora uno sweatshop, la galleria d’arte, la libreria di libri usati e così via.

Abbiamo mangiato al Fette Sau, un posto piccolo e veramente tipico in cui si mangia carne fatta in una maniera strana su dei grossi tavoli assieme agli altri clienti.
Arredamento post industriale tutto legno con caminetto e fuoco finto che viene da una tv. La birra è locale e la servono in dei barattoli di conserva senza tappo.
Ovviamente sia la musica che il personale sono all’altezza del luogo. Bello veramente. Una densità così alta di situazioni interessanti a New York esiste solo a Williamsburg… non ci sono dubbi. Ma perchè solo New York? Probabilmente anche anche negli Stati Uniti e tò, fammi buttare sta bomba: forse anche nel mondo.

Insomma se venite a New York spendete almeno un pomeriggio ed una sera interi a Williamsburg. Non fate come gli Italiani che li trovi tutti a Time Square a farsi le foto sotto gli schermi delle pubblicità sottobraccio col Naked Cowboy.

Ciao

Ristorantini tipici newyorchesi

Tuesday, November 10th, 2009

Oggi siamo andati a mangiare all’Indiano.
Il posto lo trovammo qualche settimana fa su google e dopo la prima volta oggi abbiamo deciso di tornarci. E’ una specie di take-away sulla quarantacinquesima con anche quattro tavolini del cazzo se vuoi restare a mangiare lì dentro.
Arrivamo e le serrande sono chiuse. Sui vetri tre cartelli gialli in bellavista che spiegano ai clienti che l’attività è stata temporaneamente bloccata dalle autorità per motivi igienici.
Alè alè…
Capita, non è la prima volta che vedo succedere cose del genere e così non ci perdiamo d’animo e finiamo in un altro indiano lì vicino.
Mentre aspetto il mio piatto noto che in cucina sotto al forno a microonde uno scarafaggio scorrazza avanti e indietro!
Che pazienza che ci vuole certe volte… Poi però ci si abitua e si sopravvive. Basta stare attenti a dove vai a mangiare, ad esempio.

Ciao boyz

Brooklyn Queens

Wednesday, November 4th, 2009

Ho scoperto un altro ristorante degno di nota sotto casa, stavolta Giapponese.
No i soliti Cinesi di Manhattan che fanno finta di essere Giapponesi. Questi qua sono autentici.
Stasera entro alle dieci e al Sushi Bar erano sedute due coppie Giapponesi. Sul proiettore un film di Kurosawa (che ovviamente ho già visto) e per musica una specie di Carmen Consoli del sole che nasce.
Mi sono preso un sushi assortito con miso soup a portare via. Buono.
Qui nel Queens i posti interessanti ci sono ma bisogna cercarli bene.

E di Brooklyn? Ne vogliamo parlare? L’altra sera dopo la festa a casa di Duccio siamo entrati casualmente all’Alligator, un bar allucinante della zona di Graham sulla L.
Ai divanetti nella penombra diversi gruppi in stile village people. Tavolo da biliardo, saletta sul retro con spazio per ballare e videogames anni ’80. Ragazze strane che ballano scatenate che non capisci se ci sono e se ci fanno. Soggetti cinquantenni coi baffi lunghi, i tatuaggi ed il gilè di pelle sul petto nudo.
Una birra grande viene cinque dollari ed in omaggio ti danno una pizzetta al piatto cotta sul momento al forno a legna.. hehehe
Questa si che è città cazzo!

Bella Brooklyn… mi sarei dovuto trasferire laggiù. E’ la New York vera dei giorni nostri.

Ristoranti Italiani

Sunday, October 18th, 2009

Oggi ero al ristorante Italiano sotto casa con l’amico di Roma.
Stavamo ordinando quando ci siamo messi a fare caso al menu per via dei nomi delle pietanze. Cose come “Rigatoni Filetto Pomodore”, “Gamberi con Spinaci Fetticcine”, “Piccolo Vongole con Broccoli de Rope e Salsicci”, “Ravioli Funghi Salvaggio”, “Ravioli Pepperoni Arostito e Mozzarella Affumicata”, “Grande Vongele Repieno” ecc.

Molti ristoranti Italiani di qui (nove su dieci) di Italiano ormai hanno soltanto il nome (e neanche sempre). I nipoti o i pronipoti della prima generazione di migranti ormai non parlano neanche più in Italiano e probabilmente non hanno mai visitato l’Italia eppure continuano a gestire questi ristoranti per la felicità dei clienti che sono convinti di assaggiare piatti autentici, tali e quali a quelli che si servono oltreoceano.

Per mangiare in questi posti serve grande pazienza, spirito di adattamento e soprattutto bisogna farci l’abitudine. Il piatto di pasta che mi sono preso oggi galleggiava in due dita d’olio. Non parlo di eccellenza, qui spesso si tratta di non conoscere neanche i fondamentali della pasta.
Pazienza, nessuno è perfetto.

Non resta che consolarsi dai veri Italiani 100%, quelli che ti fanno sentire a casa ogni volta che ci vai: Luzzo’s, Giano, Number 28 e compagnia bella.

Piada

Thursday, July 23rd, 2009

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Certe volte io stesso mi chiedo cosa mi spinge a perdere tutto questo tempo nell’interessarmi sulla politica Italiana.
In fondo è tempo perso perchè io potrei concentrarmi sulla politica di qui (che poi è quella con cui si decidono le sorti del mondo) preparandomi così ad una auspicabile per quanto ardua ed improbabile naturalizzazione nel tessuto sociale americano.
Non lo so… forse sotto sotto sono più italiano di quello che io stesso penso. Forse alla fine non posso farne a meno perchè l’italia ce l’ho anch’io nel sangue e le sue sorti sono da me imprescindibili.

Stasera mi sono mangiato due OTTIME piadine con una velocità ed una voracità che hanno scandalizzato il Lower East Side di Manhattan. Sembravo un lupo.
Certe occasioni non me le posso far scappare. Una buona piadina a New York ha lo stesso valore di una bella [indovinate voi]… Sono purtroppo cose che non capitano tutti i giorni. Neanche tutti i mesi. Forse neanche tutti gli anni… Bisonga approfittarne.
Eravamo per un meetup Italiano presso Piada, un posto di Romagnoli che fa la Piadina come sanno fare solo loro.

Le piadine portano i nomi dei film di Federico Fellini. Al muro diversi poster degli stessi film. Che classe… che simboli positivi per il nostro paese. Se la vita fosse solo ed esclusivamente mangiare l’Italia sarebbe il paradiso terrestre.

Buona notte

Allarme rosso

Wednesday, November 12th, 2008

Ma sono i jeans che lavandoli si stringono oppure per via della panza non riesco più ad abbottonarmeli?

Puttana ladra eva…

E sapete che vi dico? Il bottone dei jeans sta per saltare e mo mi vado a fare una bella pizza seria da Number 28 su Carmine Street. A seguire gelato serissimo poco distante da Grom.

Ahhhhhhhhhhhh voglio crepare

Arrosticini a New York

Monday, May 19th, 2008

I weekend stanno diventando piuttosto intensi. Così intensi che quasi non riesco più a trovare lo spazio per scrivere su questo blog.
Il bello di New York è che qualsiasi cosa ti viene in mente la trovi. Sabato sera ero a cena a casa di Clara e c’era la solita allegra comitiva di amici Italiani.
Non so come con Bernardo, lo psicologo di Pescara, esce fuori l’argomento Arrosticini e chi chiediamo: chissà se a Manhattan c’è un posto che li fa? Tiriamo fuori due Iphone e nel giro di qualche secondo il posto salta fuori: si chiama “Perbacco”, e si trova tra la quarta e avenue B.
Stasera non potevo aspettare e ci sono andato. Clara si è offerta di accompagnarmi. Oltre agli arrosticini abbiamo preso Olive all’Ascolana, affettato misto ed arancini.
Tutto buono devo dire. Gli arrosticini non erano male anche se erano quattro di numero. Non c’era il grasso… insomma una versione raffinata del vero Arrosticino Abruzzese. Certo immaginarsi le mangiate di 30, 40, 50 arrosticini con fiumi di vino era impensabile: alla fine siamo a New York non sotto le pareti del Gran Sasso…
Dopo la magnata di arrosticini siamo andati da Veniero, tappa fissa per il dessert nel east village e poi a trovare un amico di Clara, un ragazzo Jamaicano.
Arriviamo a casa sua e rimango a bocca aperta: casa IPERTECNOLOGICA con proiettore, dolby surround, finto caminetto con fuoco digitale, tutte le luci comandate da telecomando, acquario lungo tutta una parete in basso, teca con famigliola di scorpioni nella parete opposta, letto e divano autocostruiti con incastonati nel mezzo un display ed un Macbook apple, tuner vari (tv, radio xm ecc), un simil tivo con dentro dozzine di film, nintendo wii, picture frame digitali incastonati nel muro, sabbia del mare sotto il tappeto che ti da la sensazione di stare in spiaggia, rete sul soffitto tipo amaca con sotto una serie di belle foto e tanti altri particolari di classe che non saprei elencare per quanti sono. Insomma un arredamento veramente avanti.
Sto tipo qua è incredibile… Io gli avrei dato 26 anni. Ne ha 38. Quanti anni dimostrerò io a 38 anni? Col parrucchino speriamo 35.

Nel pomeriggio ho fatto un rapido sovralluogo nel posto dei graffiti. Aveva appena smesso di piovere ma era tardi e la luce non era più ottimale per delle belle inquadrature che avevo in mente.
All’inizio avevo paura. La zona dei graffiti è isolata rispetto alla strada principale ed in giro ciondolavano dei personaggi poco rassicuranti.
Tutti quei graffiti inoltre hanno un non so che di inquietante… sembra di tornare all’improvviso nel film dei Warriors. Arrivo nel cortile del palazzo principale in punta di piedi e chi ci trovo? Una ragazza cinese con una Canon 5D che sparava foto a nastro. Effettivamente la zona è trasandata di brutto ma standoci 5 minuti capisci che sei al sicuro. C’erano degli artisti con le loro bombolette a rinfrescare i muri ed addirittura una troupe che girava un video di un pezzo hip-hop.
Credo che 15 anni fa in quel posto ti avrebbero sparato a vista senza neanche un motivo. Oggi invece è diventato oggetto di pellegrinaggio di fotografi e curiosi. Pare sia addirittura nella lonely planet.

Ristoranti

Thursday, January 31st, 2008

Chi viene a New York e ci sta una settimana si convince che qui ci sono un sacco di cose diverse da mangiare… Il cinese, il giapponese, l’irlandese, il tailandese eccetera-ese.
Diciamoci la verità: ne ho le palle piene dei ristoranti Americani e della loro presunzione di avere tutto quello che il mondo ha da offrire.
Fermo al semaforo senti lui che dice a lei: “che ti porto stasera? italiano? cinese? giapponese?”….
Come se in una sola parola (ad esempio “italiano”) si potessero racchiudere le migliaia di forme diverse che quel tipo di cucina può assumere. Italiano che? Pizza? Carne? Pesce? Ma pesce che? Di Lago? Di Fiume? Di Mare? Ma di quale Mare? Tirreno? Alto Adriatico? E poi pesce come? Le possibilità sono infinite. Qui no.. qui sta tutto nella parola “italiano”. O in quella “giapponese”. O in qualsiasi altra.
La verità è che qui non c’è nessuna cultura della cucina e quindi si accontentano di mettere un assaggino (fatto male) di qualsiasi cosa, dandogli il nome etnico di provenienza.
Ci sono ristoranti Italiani che mi piacciono e in cui vado volentieri (due o tre)… ma questi posti, diciamocelo francamente, in Italia sarebbero medi, o al massimo appena accettabili. Tutti gli altri posti invece, se aperti in Italia chiuderebbero dopo al massimo una settimana.
Insomma il risultato è che non mangio come si deve da sei mesi.
E non date retta quelli che stanno qui e vi dicono: “ma no in quel posto si mangia come in Italia… ottimo te lo giuro”. Ve lo dicono solo perchè a forza di mangiare sta roba si sono dimenticati di cosa è il gusto, e di cosa è l’Italia… Io ancora ne ho una vaga idea.

Deli

Wednesday, December 12th, 2007

Amici 36

Siccome a forza di mangiare al Giapponese mi stanno venendo gli occhi a mandorla me ne vado da questi due soggetti sulla ottava strada dove fanno una decente focaccia calda calda con mozzarella prosciutto e rucola.  Ovviamente decente per qui eh… se fossimo in  Italia il giudizio sarebbe diverso… comunque qui va benissimo e la mangio volentieri.
Amici 36 e’ un “Deli” , cioe’ un posto dove preparano e vendono roba perlopiu’ da asporto (nel caso di Amici 36 si mangia anche al piano di sopra). Oltre alla focaccia di tutto… pizza, pasta, giapponese, cinese, messicano… hanno un sacco di roba.
La cassiera e’ Koreana ed e’ praticamente una macchina. Non sorride mai e riesce a far pagare 3 persone contemporaneamente. E’ di una velocita’ disumana e se per caso esiti un po’ nel tirare fuori i soldi grida un “Neeeeeeext” che ti fa rabbrividire per poi cominciare a servire quello dopo di te mentre tu devi ancora pagare. Ovviamente e’ stato impossibile farle una foto…