Posts Tagged ‘riflessioni’

Sul testamento biologico

lunedì, febbraio 21st, 2011

Dico sempre che non basta essere atei ma si dovrebbe essere anche anticlericali. Spesso mi capita di ricevere risposte del tipo: "Ma perchè ce l'hai con la chiesa, che ti ha fatto? Che fastidio ti da?".

Un esempio del perchè lo vedete proprio oggi con la polemica che sta montando sul testamento biologico. Ma dico io: se tu, sciamano occidentale che dedichi la tua vita ad un dio inventato da un tuo collega predecessore, ed anche tu, vittima innocente che fin dai tempi del battesimo ti sei lasciato imbambolare dallo sciamano, se entrambi voi volete essere tenuti in vita a tutti i costi... e fatelo! Ma chi ve lo impedisce?

Io invece la penso diversamente e per le scelte che riguardano me e soltanto me gradirei essere lasciato in pace. No perchè se così non fosse interpreterei la vostra interferenza  negli affari della mia vita come un atto di violenza inaccettabile.
La mia vita non è di quell'amico immaginario che chiamate dio, non è di quel ragazzo biondo che camminava sull'acqua in medio oriente moltiplicando pani e pesci dopo aver risvegliato i morti, non è tantomeno vostra. La mia vita è soltanto mia... fatevene una ragione e pensate alla vostra.

Grazie

La vecchietta della porta a fianco

sabato, gennaio 15th, 2011

Proprio nella porta a fianco alla mia fino a qualche mese fa abitava una vecchietta tutta sola.
Ogni tanto le squillava il telefono (era l'unico segno di vita che proveniva dal suo appartamento) facendo un trillo meccanico d'altri tempi: "Drriiiiiinnnnnnnnnnn, Drrriiiiiiinnnnnnnnnn, Drrriiiiiiinnnnnnnn". Once upon a time in America... per capirci.
Lei, con molta calma, rispondeva parlando una misteriosa lingua balcanica e qualche volta con un Inglese da immigrata dell'est. Avrà avuto oltre settant'anni.

Prima di Natale improvvisamente l'appartamento è stato liberato. Forse sarà morta?!? Boh... non ho chiesto, comunque il portiere mi ha invitato a vederlo perchè nelle settimane successive sarebbe stata completamente rinnovato e bisognava trovare nuovi inquilini.
La casa era completamente vuota eppure si percepiva ancora la presenza di quella persona: sul frigo, ad esempio, c'erano ancora attaccati i suoi ogettini. Le pareti erano opache nei punti in cui queste venivano urtate con le mani e aloni piu chiari segnavano la posizione di piccole immagini sui muri.
Quello che prima era l'antico l'appartamento di una anziana signora nel giro di poco sarebbe diventato il modernissimo bilocale di una giovane coppia di sposi.

Stamattina i nuovi affittuari sono arrivati. Di quella anziana signora e del telefono che faceva drin drin ormai non c'è più nessuna traccia. Chissà da quanti anni viveva nel palazzo, chissà qual'era la sua storia, chissà come mai viveva sola... I nuovi inquilini, che oggi vivono nella stessa casa che lei ha occupato per tutta la vita, neanche immaginano chi ci fosse prima di loro. Come me del resto: chi avrà abitato queste stanze dagli anni '60 ad oggi? Quante vecchiette? Quante storie? Quanti telefoni han fatto drin drin?

E' solo in realtà urbane come questa che ci si rende veramente conto della spietata verità, e cioè che l'oblio è il destino ultimo della memoria e della coscienza di tutti gli uomini.

Lo strappo sullo scontrino

giovedì, gennaio 6th, 2011

Durante la vacanza ho notato un'altra italianissima abitudine a cui una volta non facevo nemmeno caso: in Italia prima di tutto paghi, poi consumi. Difficile che succeda (come sarebbe ovvio ed anche giusto) il contrario.
Ma come si fa a riconoscere chi ha già consumato da chi invece deve ancora farlo?
Semplicissimo: si fa lo strappo sullo scontrino subito dopo la consumazione.

E' un classico. Vi succede tutte le volte in cui vi presentate in un esercizio a voi sconosciuto (e si perchè se vi conoscono, lo scontrino non ve lo fanno per niente...).

Sembrerebbe una piccolezza eppure  secondo me la dice molto lunga circa le nostre abitudini e la nostra mentalità: da un lato il commerciante che pur di non rimetterci quattro baiocchi al giorno classifica tutti i suoi avventori come potenziali truffatori e li tratta come tali. Dall'altro il cliente disposto silenziosamente a sottostare ad un meccanismo del genere.

Quello strappo ci identifica come un popolo di furbetti pronti ad imbrogliarsi a vicenda per un cono gelato, un caffè, un panino al prosciutto. Una società diffidente, controllatissima, in cui paga solo chi è costretto dalle circostanze a pagare.

Discussioni dal barbiere

martedì, dicembre 21st, 2010

Dal barbiere mi sono messo a discutere con un paesano che voleva a tutti i costi la sanità privata come in America anche in Italia. Non gli andavano giù gli sprechi e le conseguenti lentezze ed inefficenze. Per carità tutto vero, ma mancava un elemento fondamentale: la sanità da noi non funziona non certo perchè è pubblica e neanche tanto perchè ci sono gli sprechi. La sanità non funziona semplicemente perchè siamo un popolo di disonesti. Di questo aspetto ovviamente lui non si rendeva conto per via del lavaggio del cervello subito in TV  ma a pensarci un attimo la cosa è anche abbastanza evidente: chi mai eleggerebbe a propria rappresentanza una manica di delinquenti se non, appunto, un popolo della stessa fatta?

L'ennesima conferma è arrivata poco dopo. Uno  che sta facendo dei lavori di ristrutturazione mi ha confessato che la copertura in eternit che sarebbe dovuta essere smaltita al costo di duemila euro se l'era smaltita autonomamente.
Lui inizialmente pretendeva che fosse lo stato a dovergliela smaltire ma dopo l'ovvio rifiuto delle istituzioni, questo se l'è smontata da solo per poi depositarne i rottami nei pressi di un secchio qualunque dell'immondizia. "Così dovranno smaltirsela per forza loro!". Mi ha detto.

Intendiamoci: gli imbrogli nell'amministrazione pubblica e le mascalzonate dei singoli cittadini avvengono sia qui che altrove. La differenza però sta nel fatto che mentre nei paesi civili è una vergogna trovarsi coinvolti in queste vicende qui da noi tutto è consentito: i politici vengono rieletti per decenni ed i semplici cittadini ti raccontano candidamente certi fatti pretendendo anche la tua approvazione.

Qui in Italia lo Stato sono "loro". Non siamo mica "noi"...

Google Hijack

lunedì, novembre 29th, 2010

Ormai tutto deve dipendere dal tuo account online tipo quello di Google: la posta, il telefono, i video che guardi o che pubblichi, le tue foto, il tuo blog, i commenti che posti nei blog degli altri ecc...

Oltretutto, gli altri siti sono in genere linkati alla tua e-mail per cui a questo discorso si aggiungono potenzialmente gli acquisti che fai (ebay), le interazioni coi tuoi amici (facebook), le storielle che hai in giro (siti di incontri online... si che lo sai non dire di no), i libri che leggi (amazon), i viaggi (orbitz) e così via. Insomma, volendo alla fine tutto si riconduce ad una singola password e a qualche altra informazione personale che chiunque potrebbe facilmente ritrovare.

Avete mai pensato cosa può succedere se vi dirottasero l'account?

Stamattina mi è arrivata una e-mail di una vecchia amica. Diceva così:

I'm writing this with tears in my eyes, I came down London for a fashion show unfortunately I was mugged at the park of the hotel where I stayed. My cash, credit card and my cell were stolen from me. I've been to the embassy and the Police here but they're not helping issues and my flight leaves in less than 3hrs from now but am having problems paying for the hotel bills and the hotel  manager won't let me leave until I pay the bills, I'm freaked out at the moment. Please I need your help.

La mail è partita dal suo account di gmail, con tanto di indirizzi e saluti in calce. Tutto come sempre. Io ovviamente ho intuito che era una truffa e quindi ho risposto. Ne è conseguito uno scambio di 3 e-mail che si è concluso con un account di Western Union in UK verso cui è stato chiesto di fare un bonifico di 850 dollari.
Dopo aver contattato questa amica la corrispondenza con il truffatore, completa di tutti i dettagli tecnici, è finita in un file dell'FBI.
Oltre a google le hanno fregato anche facebook e ora lei è disperata. La cosa strana di tutta questa storia è che qualcuno sta anonimamente chiamando il suo numero di cellulare da ore. Vogliono solo sapere il suo nome poi mettono giù.

Come sia possibile rubare un account di google è difficile da stabilire. Le possibilità sono tre: un difetto di google (improbabile), una ingenuità commessa dalla vittima o un difetto del sistema utilizzato. In ogni caso la facilità con cui al giorno d'oggi si possono perdere tutti i propri dati personali è incredibilmente preoccupante.

Al rischio delle truffe si somma la consapevolezza che tutto quello che fai, dici, compri, leggi o scrivi viene indicizzato e salvato negli archivi di una manciata di aziende, l'anonimato visto come una minaccia, l'equivalente odierno della cabina telefonica (il wifi senza autenticazione) proibito dalla legge. Sono scenari che se fossero stati previsti avrebbero fatto leccare i baffetti a gente come Adolf Hitler o drizzare le parrucche ai pensatori che hanno scritto le nostre costituzioni moderne. Noi invece neanche capiamo il pericolo.

You don’t know Jack: la storia del Dr. Kevorkian

sabato, novembre 27th, 2010

Avevo sentito vagamente nominare Jack Kevorkian in un paio di occasioni ma stupidamente non mi ero mai interessato al suo caso perchè pensavo che si trattasse di un criminale qualunque.
Oggi, per caso, mi è capitato sottomano il film "You don't know Jack" (con Al Pacino) e così ho scoperto la sua storia: Jack Kevorkian non è affatto un criminale qualsiasi, Jack Kevorkian è un uomo che in nome della giustizia ha avuto il coraggio di trasgredire la legge davanti a milioni di persone per poi accettare pacificamente le conseguenze.

Il Dr. Kevorkian si è battuto per difendere il principio secondo cui morire è un diritto inalienabile di ciascun individuo, esattamente come quello di vivere. L'ho già detto e scritto almeno mille volte ma non mi stanco mai di ripeterlo: sono a favore dell'Eutanasia e stavolta aggiungo anche che, per quanto mi riguarda, Jack Kevorkian è un eroe.

tutti in Canada

domenica, novembre 14th, 2010

Stasera ero a Flushing che mi facevo un Hot Pot quando improvvisamente mi è tornata in mente questa canzone che non sentivo da vent'anni.
La passavano in radio nel 1988 mentre coi miei eravamo in campeggio a Chianciano Terme. Come mai improvvisamente mi tornano in mente certi dettagli è un mistero.

Comunque...

Ho letto oggi sul Times che il Canada va forte con l'immigrazione. In un certo senso il Canada sono gli Stati Uniti che sarebbero dovuti essere: niente armi da fuoco, sanità da paese civile, tensioni sociali minime. Insomma, visto che gli USA la menano con carte verdi e permessi di soggiorno il Canada è un paese da tenere in altissima considerazione.
L'unico problema è che fa un freddo insopportabile, a livello che in Italia è difficile da immaginare... Oddio, forse c'è anche il problema che pur essendo tutto bello e tutto funzionante dopo un pò probabilmente ti annoi a viverci. Mica è New York!
Però... che cazzo... se uno avesse proprio voglia di mandare affanculo a tutti i costi puttanopoli ci si potrebbe anche pensare. Io la terrò in conto!

Il top sarebbe l'Australia... ma da quelle parti l'immigrazione è tutta  un'altra storia.

Ciao

Super System

martedì, ottobre 12th, 2010

Sto leggendo un libro sul poker anzi, sto leggengo IL libro sul poker e cioè "Super System" di Doyle Brunson.

E' un libro a tutto tondo che tratta un pò tutti i tipi di poker: Draw, Seven-Card Stud, Lowball, High-Low, Hold 'em e lo hanno scritto personaggi storici del tavolo verde che negli anni settanta scorrazzavano tra le polverose distese del texas, nevada e california alla ricerca di tavoli e giocatori da spolpare.
Insomma quelli della vecchia scuola, cresciuti prima che la televisione cambiasse per sempre il gioco d'azzardo sia in America che nel resto del mondo.

Un passaggio di Mike Caro mi è rimasto impresso:

Thoureau disse, "la massa degli uomini conduce una vita di silenziosa disperazione". Alla maggior parte degli uomini non è consentito di vivere la vita come essi la vorrebbero. Da bambini sono costretti a fare cori che odiano. Crescono nell'obbligo di conformarsi a scuola. Da adulti stringono mani che non vorrebbero stringere, socializzano con persone che non gli piacciono, fanno finta di stare bene quando invece sono infelici e sembrano in grado di controllare situazioni che invece li rende spaventati ed insicuri. Questa persone - la maggior parte della gente che incontri ogni giorno - sono degli attori. Esse rappresentano se stesse per quello che in realtà non sono. Dentro di loro sanno che non sono le persone che pretendono di essere. A livello inconscio pensano: "Hey, sono così falso che se non faccio nulla per mascherare la mia mano di poker, gli altri mi vedranno per quello che veramente sono!"

E' per questo che la maggior parte di questa povera gente ti darà i propri soldi sempre comportandosi da debole quando è forte e da forte quando invece è debole.

Il Potere secondo Paolo Barnard

mercoledì, luglio 28th, 2010

Parte 2 | Parte 3 | Parte 4 | Parte 5

Per la seconda volta torno a scrivere di Paolo Barnard, un giornalista bistrattato che meriterebbe più attenzione.

Qualcuno (che stimo) lo ha definito un complottista ma io non sono d'accordo. Barnard è una persona preparata che si occupa di problematiche che la maggior parte delle persone ignorano o che comunque vedono da prospettive diverse.

Ultimamente è stato marginalizzato ed escluso dalla televisione e non me ne stupisco: mentre all'estero una figura del genere sarebbe osannata e contesa dai network televisivi, in Italia (il paese della TV del Governo o del Capo del Governo) non c'è spazio per un giornalista che come lui ragiona fuori dal coro.

Nel video che vi propongo Barnard espone la sua visione del potere, quello che a nostra insaputa condizionerebbe la vita di tutti noi.
Secono Barnard la politica è soltanto il cortiletto di quest'ultimo, una specie di zona franca in cui ai politici è concesso di svolgere i loro piccoli loschi affari a patto che ubbidiscano sempre e comunque a chi di dovere.

Non si tratta di teorie o di storie fantastiche perchè Barnard fa nomi e cognomi, elenca fatti e circostanze: dalla commissione trilaterale al gruppo bildeberg, dal trattato di lisbona ai grandi gruppi delle lobbies, dall'Organizzazione Mondiale del Commercio alla Banca Mondiale.

L'obiettivo (apertamente dichiarato!) è uno solo: la fine della vera democrazia, il ritorno ad un mondo per pochi e controllato da pochissimi, l'inversione (cominciata 35 anni fa) di quel processo di civilizzazione che lentamente abbiamo portato avanti negli ultimi due secoli.

E' un documento che vi consiglio caldamente e credo possa essere spunto di interessanti riflessioni. Altrimenti, come Barnard stesso ricorda in uno dei suoi video, potete benissimo guardarvi Zelig.

Cosa è successo a Taricone?

mercoledì, giugno 30th, 2010

Premesso che del fatto specifico non so nulla, premesso che Taricone non l'ho mai visto neanche in TV, premesso che pur avendo fatto qualche dozzina di lanci e avendo frequentato l'ambiente per un paio d'anni non sono un grande esperto in materia, visto che la stampa ufficiale non sa che pesci pigliare e che questa vicenda mi pare un film già visto e rivisto ci provo io a fare una ipotesi su quello che è veramente successo.

Tutti si chiedono: come è possibile schiantarsi pur avendo il paracadute competamente aperto ed essendo ormai arrivati quasi a terra?
La spiegazione è semplice: secondo me si è trattato di un "gancio".

Ma andiamo con ordine...

Dovete sapere che lanciarsi col paracadute è come andare in moto. La prima volta provi una emozione fortissima solo nell'accendere il motore, quella successiva dai una bella sgasata. Poi magari provi ad arrivare a 100 all'ora. Nel giro di un anno o due vuoi vedere fino a che velocità si arriva e così stiri la sesta in autostrada.
Alcuni (più inclini al rischio) si cimentano in sorpassi azzardati, impennate, fughe dalla polizia, gare ed altre follie.
Analogamente quando ti lanci la prima volta è come morire: una  emozione che ti ricorderai per sempre. Le volte successive è sempre il massimo e non vedi l'ora di metterti alla prova saltando di nuovo. Nel giro di poco però la paura svanisce, e quindi l'adrenalina si ridimensiona di molto. Ecco che allora comincia l'escalation del rischio, e quelli più inclini (esattamente come succede con la moto) cominciano le loro follie.

Normalmente si arriva a terra letteralmente in punta di piedi... ma dopo un pò sai che palle! Quanto sarebbe meglio arrivare per terra a 90-100 Km/h sfrecciando orizzontalmente sull'erba, magari a pochi metri di distanza dagli spettatori che ti stanno a guardare? Ecco che allora si provano a fare i primi gancetti... prima alti e timidi, poi sempre più bassi e veloci.

Quella del "gancio" è una manovra spettacolare, emozionante, pericolosa e proibita che non è raro vedere in qualsiasi dropzone.
La prima volta che ne vidi fare uno mi si gelò il sangue perchè per un attimo mi convinsi di trovarmi nella scena di un incidente mortale. Quella volta a farlo fu il mio istruttore e andò tutto bene ma qualche tempo più tardi, invece,  un altro compagno ci rimise la davvero la vita. Aveva appena quarant'anni.
Subito dopo ci fu una ispezione dell'Enac (tutto molto all'Italiana... una pura formalità) e per un paio di settimane si rigò tutti dritto.
Arrivò anche una circolare dell'associazione nazionale che ricordava che quella manovra era causa di numerisissimi incidenti e quindi rigorosamente proibita. Tutti gli istruttori erano tenuti a vigilare e a punire severamente chi la praticasse.
Parole al vento... non passò infatti nemmeno un mese da quell'incidente mortale che un altro impavido si salvò miracolosamente le gambe e/o la pelle.

Penso che tutte le spiegazioni che ho letto (vento, errore umano, malfunzionamenti...) sono inverosimili per le circostanze descritte. Sono pronto a scommettere che Taricone è morto facendo un gancio, esattamente come successe a quel mio compagno e a tanti altri prima di lui.
Quello del paracadutismo è un ambiente particolare che vive di logiche proprie e di regole non scritte che sono incomprensibili agli occhi di chi non ne fa parte. Incidenti del genere ci sono, ci sono stati e continueranno sempre ad esserci anche in futuro.