Posts Tagged ‘riflessioni’

Il Potere secondo Paolo Barnard

Wednesday, July 28th, 2010

Parte 2 | Parte 3 | Parte 4 | Parte 5

Per la seconda volta torno a scrivere di Paolo Barnard, un giornalista bistrattato che meriterebbe più attenzione.

Qualcuno (che stimo) lo ha definito un complottista ma io non sono d’accordo. Barnard è una persona preparata che si occupa di problematiche che la maggior parte delle persone ignorano o che comunque vedono da prospettive diverse.

Ultimamente è stato marginalizzato ed escluso dalla televisione e non me ne stupisco: mentre all’estero una figura del genere sarebbe osannata e contesa dai network televisivi, in Italia (il paese della TV del Governo o del Capo del Governo) non c’è spazio per un giornalista che come lui ragiona fuori dal coro.

Nel video che vi propongo Barnard espone la sua visione del potere, quello che a nostra insaputa condizionerebbe la vita di tutti noi.
Secono Barnard la politica è soltanto il cortiletto di quest’ultimo, una specie di zona franca in cui ai politici è concesso di svolgere i loro piccoli loschi affari a patto che ubbidiscano sempre e comunque a chi di dovere.

Non si tratta di teorie o di storie fantastiche perchè Barnard fa nomi e cognomi, elenca fatti e circostanze: dalla commissione trilaterale al gruppo bildeberg, dal trattato di lisbona ai grandi gruppi delle lobbies, dall’Organizzazione Mondiale del Commercio alla Banca Mondiale.

L’obiettivo (apertamente dichiarato!) è uno solo: la fine della vera democrazia, il ritorno ad un mondo per pochi e controllato da pochissimi, l’inversione (cominciata 35 anni fa) di quel processo di civilizzazione che lentamente abbiamo portato avanti negli ultimi due secoli.

E’ un documento che vi consiglio caldamente e credo possa essere spunto di interessanti riflessioni. Altrimenti, come Barnard stesso ricorda in uno dei suoi video, potete benissimo guardarvi Zelig.

Cosa è successo a Taricone?

Wednesday, June 30th, 2010

Premesso che del fatto specifico non so nulla, premesso che Taricone non l’ho mai visto neanche in TV, premesso che pur avendo fatto qualche dozzina di lanci e avendo frequentato l’ambiente per un paio d’anni non sono un grande esperto in materia, visto che la stampa ufficiale non sa che pesci pigliare e che questa vicenda mi pare un film già visto e rivisto ci provo io a fare una ipotesi su quello che è veramente successo.

Tutti si chiedono: come è possibile schiantarsi pur avendo il paracadute competamente aperto ed essendo ormai arrivati quasi a terra?
La spiegazione è semplice: secondo me si è trattato di un “gancio”.

Ma andiamo con ordine…

Dovete sapere che lanciarsi col paracadute è come andare in moto. La prima volta provi una emozione fortissima solo nell’accendere il motore, quella successiva dai una bella sgasata. Poi magari provi ad arrivare a 100 all’ora. Nel giro di un anno o due vuoi vedere fino a che velocità si arriva e così stiri la sesta in autostrada.
Alcuni (più inclini al rischio) si cimentano in sorpassi azzardati, impennate, fughe dalla polizia, gare ed altre follie.
Analogamente quando ti lanci la prima volta è come morire: una  emozione che ti ricorderai per sempre. Le volte successive è sempre il massimo e non vedi l’ora di metterti alla prova saltando di nuovo. Nel giro di poco però la paura svanisce, e quindi l’adrenalina si ridimensiona di molto. Ecco che allora comincia l’escalation del rischio, e quelli più inclini (esattamente come succede con la moto) cominciano le loro follie.

Normalmente si arriva a terra letteralmente in punta di piedi… ma dopo un pò sai che palle! Quanto sarebbe meglio arrivare per terra a 90-100 Km/h sfrecciando orizzontalmente sull’erba, magari a pochi metri di distanza dagli spettatori che ti stanno a guardare? Ecco che allora si provano a fare i primi gancetti… prima alti e timidi, poi sempre più bassi e veloci.

Quella del “gancio” è una manovra spettacolare, emozionante, pericolosa e proibita che non è raro vedere in qualsiasi dropzone.
La prima volta che ne vidi fare uno mi si gelò il sangue perchè per un attimo mi convinsi di trovarmi nella scena di un incidente mortale. Quella volta a farlo fu il mio istruttore e andò tutto bene ma qualche tempo più tardi, invece,  un altro compagno ci rimise la davvero la vita. Aveva appena quarant’anni.
Subito dopo ci fu una ispezione dell’Enac (tutto molto all’Italiana… una pura formalità) e per un paio di settimane si rigò tutti dritto.
Arrivò anche una circolare dell’associazione nazionale che ricordava che quella manovra era causa di numerisissimi incidenti e quindi rigorosamente proibita. Tutti gli istruttori erano tenuti a vigilare e a punire severamente chi la praticasse.
Parole al vento… non passò infatti nemmeno un mese da quell’incidente mortale che un altro impavido si salvò miracolosamente le gambe e/o la pelle.

Penso che tutte le spiegazioni che ho letto (vento, errore umano, malfunzionamenti…) sono inverosimili per le circostanze descritte. Sono pronto a scommettere che Taricone è morto facendo un gancio, esattamente come successe a quel mio compagno e a tanti altri prima di lui.
Quello del paracadutismo è un ambiente particolare che vive di logiche proprie e di regole non scritte che sono incomprensibili agli occhi di chi non ne fa parte. Incidenti del genere ci sono, ci sono stati e continueranno sempre ad esserci anche in futuro.

Energia e sensazione di onnipotenza

Wednesday, April 28th, 2010

Ve lo ricordate l’amico Frank, quel mio collega che studia cinema? Quello che qualche tempo fa mi fece recitare in un suo cortometraggio… Lo stesso che potrebbe provarci e riuscirci con qualsiasi femmina di qualsiasi età o estrazione sociale in tutta lower Manhattan?
Lui e un altro mio collega (che tra l’altro è un rapper che con la sua band andava in tuor assieme a Coolio) non so come si sono fissati che devono fare un film.

L’anno scorso, lavorando principalmente di notte, hanno cominciato a scrivere uno script ambientato a Williamsburg, la capitale mondiale degli Hipster.
Nella storia hanno trascritto fondamentalmente scattato una istantanea di quello che vedono quotidianamente accadere attorno a loro. Il compagno di casa ha una storiaccia con la sua morosa? Pari pari nella storia del protagonista. Sentono una battuta in un bar che li fa ridere? La mettono dentro. Vedono un tipo con una maglietta particolare? La maglietta finisce addosso al protagonista… E così via.

Diciamo che sono entrambi un pò visionari, anzi, diciamo pure che dal punto di vista di noi comuni mortali “made in italy” sembrano anche un pò folli… ma a sentirli parlare il film è praticamente già fatto, non hanno dubbi: hanno un business plan per un milione di dollari, hanno già avuto pranzi e cene di lavoro coi più grandi produttori cinematrografici del mondo (gente che ha fatto film e sequel che abbiamo visto tutti), diversi attori emergenti che loro ritengono adeguati si sono dimostrati entusiasti dopo aver letto il  lavoro, band “Hipster” stanno contrattando per l’uso di alcuni pezzi nella colonna sonora.
A dimostrazione della loro determinazione entrambi si sono fatti tautare una videocassetta VHS col nome del loro film sull’etichetta.

Io non so se il film si farà veramente ed essendo un noto pessimista se dovessi scommettere scommetterei sul NO. Ad ogni modo la differenza tra il resto del mondo e New York City è tutta descrivibile in questa storia o in altre simili che ho avuto modo di vedere o conoscere.
Non mi riferisco alle grandi opportunità o alla facilità con cui si riesce a venire in contatto della gente che conta bensì all’energia ed alla sensazione di onnipotenza che da questi fattori scaturiscono.
Giù in Italia, nel paesello, conosco tante persone che qui forse avrebbero sfondato nell’arte, nella musica, nel lavoro o in chissà cos’altro e che invece, tramortiti dalle circostanze, se ne stanno tra le mura di casa (coi genitori) rassegnati a tirare a campare ammazzando il tempo senza più neanche la forza di sognare un qualsiasi cambiamento e certi solamente che questo non arriverà mai.

Un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare

Monday, March 15th, 2010

“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia, ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.”

Elsa Morante su Benito Mussolini, 1945

Morte di un pregiudizio

Monday, March 8th, 2010

Pieno centro di Manhattan, temperatura mite, notte fonda. Esco da una situazione losca sulla trentesima strada.

Mi ero portato le sigarette ma non da accendere così mi avvicino ad una coppia di ragazzi in penombra lungo la settima avenue che discutevano animosamente. Lei poco prima che io li raggiungessi se ne va a passi svelti verso nord.

Erano due ragazzi neri, miei coetanei pressappoco. “Got a light bro?” faccio io appena raggiunto il ragazzo. “Sure buddy” e tira fuori un portaccendino di pelle.
Senza che io lo avessi chiesto questo mi spiega che quella era la sua ragazza e che lei era incazzata perchè lo aveva visto ballare vicino ad un’altra.
Vista la cordialità offro una sigaretta: “Daaaamn… tough shit. Wanna a smoke?” E lui “Oh yeah I need one!”.

Camminando verso nord raggiungiamo il Madison Square Garden e ci mettiamo a parlare del più e del meno.
Nonostante la ragazza se ne fossa appene andata con in tasca le chiavi della sua macchina questo qua ha accimentato come un caimano tutto quello che passava per la strada. Le fermava tutte e per ciascuna aveva una battuta pronta: “I’d quit smokin for you babe, what’s your name?” oppure “Where are you going purple rain?” (rivolgendosi ad una completamente vestita di viola!)… ehheheheheheheeh
A quel punto si aggregano altri che cercavano disperatamente un locale aperto e che li facesse entrare con le scarpe da ginnastica che avevano. E così eccomi lì, in pieno centro a Manhattan, di notte tardi, circondato da ragazzi sconosciuti e di colore. Siamo rimasti a conversare per un pò. (Discorsi altamente filosofici, cose  tipo “I’m 47 years old and my gf is 23 but I still keep punching the ticket, ya know….” hehehehehehehe)

Due o tre anni fa sarei morto di paura solo a passargli vicino a quei ragazzi solo perchè erano neri. Ieri invece sono morto dal ridere. Troppo forti.

Tra Fellini e Tinto Brass

Thursday, March 4th, 2010

Allora le regole le sapete: qui si parla un pò di New York, un pò di politica, un pò di Jameson e poi ogni tanto un pò anche di belle fighe.
Abbiate pazienza fatemi sfogare. Se non vi piace l’argomento ripassate domani… non passateci più… fate voi. Io però ste cose le devo raccontare a qualcuno se no esco matto.
E poi diciamocelo francamente, se facessi uno di quel blog intellettuali scritti bene con la grafica e tutto CHE PALLE che sarebbe! Io non mi divertirei e voi neppure.

Veniamo al dunque.

A costo di rischiare che magari mi sgamano (anzi mi sgameranno di sicuro!) lo scrivo lo stesso perchè stasera ho visto uno spettacolo della natura, una miracolo.

Darwin si sbagliava: DIO C’E'! (e vi assicuro che anche lui è maschio)

Ragazzi… una Jamaicana… nera, bella, sorriso folgorante, vestita di classe ma eccitante, stivali di pelle, alta 19 metri e mezzo. Ha studiato Italiano a Firenze per cui ha quell’accento sbilenco che come parla ti viene un cerchio alla testa e non riesci più a seguire quello che sta dicendo.

Portava al dito un anello di fidanzamento in diamanti da 3450 karati che sarebbe stata oppurta una scorta armata dei Marines (dopo ditemi che i soldi non contano…!). Comunque il fatto che sia fidanzata o meno poco importa perchè questa qui è fuori scala, o come giustamente dicono in Argentina “Non ti mettere il casco che tanto in moto non ci sali”.

Sta città è una cosa allucinogena. Io sono ormai avvezzo a tutto… ma questo aspetto delle belle donne mi sorprende ogni giorno come fosse il primo. Mi sento una via di mezzo tra Fellini e Tinto Brass.
Molti nascondono accuratamente questa loro sensibilità verso l’argomento (soprattutto quelli sposati eheheeh) ma io no, a me piace parlarne con gli amici e con le amiche, teorizzare, farne apologia sul blog… Mi piace sognare.

E se mi volete togliere anche i sogni, meglio la morte!

Razzismo made in Italy

Thursday, January 21st, 2010

C’è una amica innamorata dell’Italia. Parla bene la lingua, ha visitato il paese diverse volte, ama il cibo la gente e la cultura. E’ Americana e vorrebbe venire a vivere da noi.
C’è però un problema che a detta sua la fa esitare: è nera.

E’ infatti terrorizzata dal fatto che la polizia vedendola nera potrebbe fermarla per strada e che a causa della farraginosa e per un Americano incomprensibile burocrazia Italiana (cedolino, bollino, timbrino, e tutto quello che finisce per “ino”) potrebbe venirsi a trovare in situazioni spiacevoli se non addirittura pericolose.
Io mi sono stancato a spiegarle che non deve preoccuparsi, che lei è Americana per cui è un pò come fosse la padrona di casa e mal che vada le basterebbe mostrare la copertina blu del suo passaporto per risolvere qualsiasi tipo di problema con lo Stato Italiano. Entrambi i miei amici Americani, ad esempio, hanno guidato in Italia per mesi e mesi con la patente americana scaduta ed in due diverse occasioni furono fermati dai caramba senza nessuna conseguenza.

Lei non riesce ad intuire che il nostro è uno stato forte con i deboli e debole con i forti in cui la legge non è uguale per tutti. Si è inoltre convinta che essere nera è in Italia condizione sufficiente per mettersi nei guai con la legge. Del resto, coi tempo che corrono, è difficile darle torto:

Giovedì 14 gennaio, conclusa la trasmissione Annozero, la polizia ha fermato per mezz’ora tre ospiti che erano intervenuti in diretta. Non li hanno lasciati nemmeno uscire. Sono stati bloccati in un corridoio secondario, dentro gli studi della Rai. [...] Hanno fermato gli unici tre ospiti neri. Il funzionario di polizia voleva verificare che avessero davvero la ricevuta per aver chiesto il permesso di soggiorno. Deve essere l’originale (non una fotocopia).
Un abuso? No. Da quando l’essere irregolari è reato, i pubblici ufficiali per non finire a loro volta nei guai devono controllare.
I cedolini c’erano.
Se avessero dimenticato a casa gli originali o anche se avessero avuto con sé le fotocopie (per non perdere gli originali) i tre ragazzi sarebbero stati rinchiusi nel centro di identificazione di Ponte Galeria e avrebbero rischiato fino a duemila euro di multa e un anno di carcere.
Provate voi a immaginare un italiano condannato a un anno di carcere per aver dimenticato la carta di identità… Infatti la legge vale solo per gli stranieri.

Fabio Gatti

Guadagnare poco, lavorare pochissimo

Thursday, January 14th, 2010

Nel weekend sarei voluto andare nella Repubblica Dominicana ma dopo tutto quello che è successo ad Haiti non mi pare proprio il caso per cui nonostante il weekend lungo (eventualità rara) credo che rimarrò in città. Anzi se vi viene in mente qualche idea suggeritela pure… Una qualsiasi cosa che vi piarebbe fare nel raggio di 2500 Km se foste al posto mio. Oh, però non ve ne uscite con le cascate del Niagara o Washington!… che sia qualcosa di adatto ad un maschio single trentenne (anzi ormai 31enne… porco zio)

Già che ci siete colgo l’occasione per fare insieme due considerazioni. Fatemi fare un pò il discorso/sogno di quello che dice: “chiudo tutto e apro un chiosco di gelati in riva al mare in Brasile”…

Solo per l’automobile in Italia sostenevo le seguenti spese mensili fisse:
- Euro 250 di Benzina
- Euro 100 di Bollo/Assicurazione più qualche eventuale multa
- Euro 150 di manutenzione ordinaria, materiali di consumo più bottarelle occasionali (le bottarelle che fai CON la macchina, non quelle che fai IN macchina che sono un capitolo di spesa a parte)
- Euro 100 di ammortamento del mezzo (in 10 anni ti ci compri una Panda nuova o una Golf usata senza considerare gli interessi)

in tutto fanno 600 Euro al mese spesi solo ed esclusivamente per l’automobile.
Se a questo aggiungiamo le marlboro, il telefonino (che costa quasi come mantenere un motorino), i vestiti firmati e le altre spese superflue si arriva paurosamente a sfiorare la cifra che mensilmente si guadagna PRIMA ANCORA di affrontare i capitoli di spesa indispensabili e primari e cioè: vitto, alloggio, salute ecc.

Allora chiedo io: se invece di lavorare sempre di più uno volesse cercare di spendere sempre di meno? Vale la pena di ammazzarsi di lavoro una vita intera? A cosa serve guadagnare molto se poi non si ha il tempo per vivere?

La mia non è la generazione dei miei nonni che si è liberata e riscattata grazie al lavoro. La mia generazione è schiava di se stessa e lavora solo per inseguire lo stile di vita farlocco imposto da 20 anni di televisione.
Silvano Agosti, il poeta ideologo della giornata lavorativa di 3 ore, mi ha colpito nel profondo e così ho voluto coniare un motto che sinteticamente descrive il mio obiettivo: Guadagnare poco, lavorare pochissimo.

Pensate ad una vita in cui c’è il tempo per leggere, per imparare a suonare uno strumento, per prendersi cura di se stessi, per studiare una nuova lingua… Certo non avremo i pantaloni D&G o il giubottino Moncler, ma volete mettere?
So che detto da uno che vive a New York suona strano… ma se dovessi tornare in Italia questo motto diventerebbe un mantra, uno slogan che rappresenta un obiettivo di vita.

Del resto non vedo per me (e forse anche per noi tutti!) altra alternativa plausibile.

La notte più lunga

Sunday, January 3rd, 2010

Sono un pò a metà del guado. In quel punto in cui partire dispiace e rimanere anche.

De Gregori, Lucio Dalla e pochi altri alleviano le sofferenze della solitudine interrompendo il rumore del silenzio. Vecchi pezzi di Dino Buzzati. Giovanni Drogo che torna a casa in licenza capisce che qualcosa è cambiato e così suo malgrado torna in servizio alla fortezza Bastiani.

Averna al posto del Jameson. Martinsicuro al posto di Astoria. Pioggia sarò e pioggia tu sarai.

Vecchissime foto scattate a pochi metri di distanza eppure distanti anni luce. La consapevolezza di essere passati dinanzi al meglio anni or sono, senza sapere. Nuvole sul domani odierno.

Quella prima di partire è sempre la notte più lunga.

Capodanno solitary confinement

Thursday, December 31st, 2009

Sono andato a rivedere il post dell’anno scorso e mi sono ricordato che per l’ultimo dell’anno ho fatto esattamente le stesse cose che ho fatto stasera: ho cucinato e non sono uscito per niente.

Vi spiego.

Dovevo andare a Napoli, a Foggia, ad Amsterdam ed anche a Bologna. Poi però non ce l’ho fatta e ho mandato tutto all’aria: troppa ressa, troppa voglia di divertirsi a tutti i costi e senza motivo. Le feste comandate non fanno per me. Le trovo deprimenti, molto più deprimenti che stare da soli in casa a cucinare.

Non sopporto in primis il Natale, una festa consumistica ed intollerabile. Se solo mandassimo in Africa i soldi che spendiamo in regali penso che laggiù ci mangerebbero un anno intero. E invece noi ogni anno continuiamo a scambiarci doni inutili facendo finta che ci sono piaciuti e che non aspettavamo altro (alla faccia dei quarantamila bambini che ogni giorno muoiono di fame).
Al secondo posto il capodanno in cui costa tutto il triplo. Devi prenotare due mesi prima e in Italia (paese non proprio ricchissimo) si arriva a cifre da pazzi che non trovi neanche a Manhattan. 5,4,3,2,1 – Auguri – auguri – auguri: ogni anno la stessa pippa. Auguri un pezzo di cazzo! Ho spento il cellulare per non ricevere ancora una volta gli stessi SMS copia e incolla inviati a mezzanotte a tutta la rubrica.
Terzo posto ferragosto, in cui tutti si tirano i gavettoni e poi la sera vanno a ubriacarsi in spiaggia. Aveva senso a quindici anni ma a trenta… dai su. Ubriacatevi in casa vostra se proprio dovete.
Infine con le dovute eccezioni non sopporto i compleanni (soprattutto i miei) ed i matrimoni.

E’ un mondo “regolamentato e squallido” (Buzzati) in cui persino divertimento e aggregazione sono convenzionati e ad intervalli regolari. Io non ci riesco. Sono grave?

Guardatevi le foto va.

Ciao