La diversità genera istintivamente paura e diffidenza, il crimine (specie se perpetrato da un ospite irriconoscente) oltre alla rabbia può provocare anche irrazionalità. Terreno fertile per chi cerca consensi mirando alla pancia della gente piuttosto che alla testa.
Stando qui ho scoperto che la diversità è un valore aggiunto, un vantaggio, direi quasi un lusso. Per quando riguarda il crimine invece, mi domando: se in Italia si delinque impunemente la colpa è degli immigrati (quelli che delinquono) oppure della nostra cronica incapacità nel far rispettare le leggi che noi stessi ci siamo dati? In altre parole, se l'Italia avesse la reputazione di un paese integerrimo, secondo voi i delinquenti verrebbero da fuori per farsi incarcerare?
Le persone comuni, ma soprattutto i rappresentanti istituzionali, non dovrebbero mai fare l'errore di generalizzare, neanche quando si è in preda a facili reazioni d'istinto. E' la nostra stessa storia che ce lo insegna.
Negli Stati Uniti gli immigranti Italiani subirono fortissimi pregiudizi, razzismo ed in molti casi anche violenza. Nel diciannovesimo secolo e all'inizio del ventesimo, gli Italo-Americani venivano spesso visti come non-Americani e criminali. Una parte dell'anti-Italianismo aveva le stesse cause della violenza contro gli Ebrei. Infatti, in quanto gli Italiani, questi venivano visti come discendenti dei Romani e quindi responsabili delle crocifissione di Gesù: tanto bastava per giustificare la violenza nei loro confronti.
Il più grande linciaggio della storia d'America ha avuto luogo a New Orleans nel 1891 ed ha avuto come vittime undici Italiani. Questi, ritenuti responsabili dell'assassinio del Comandante della Polizia David Hennessy, furono arrestati ed incarcerati prima di essere brutalmente uccisi da una folla inferocita che ha assaltato la prigione. I testimoni raccontarano che le urla furono quasi assordanti e che lo slogan "impiccate i dagos" rimbombò durante tutta la rivolta. Citando l'incidente, un giornale riportò che successivamente centiaia di Italiani, la maggior parte dei quali non erano affatto criminali, furono arrestati dalla polizia. Per decine di anni, il motto anti-Italiano "Who kill-a the chief" rimase popolare nella zona di New Orleans.
Nel 1920, gli anarchici Italiani Sacco e Vanzetti, furono vittime di pregiudizio e infine condannati a morte a causa delle loro origini Italiane e delle loro idee politiche estreme. Sebbene non furono linciati, Sacco e Vanzetti subirono un processo sommario e numerosi storici concordano sul fatto che sia il giudice, sia la giuria che i prosecutori erano tutti a sfavore degli immigrati Italiani. Sacco e Vanzetti furono così condannati a morte nonostante la mancanza di prove a loro carico.
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In Australia, sommosse anti-Italiani sono avvenute in numerose occasioni fin da quando gli immigranti, chiamati "wogs" (un termine dispregativo Inglese), cominciarono ad arrivare tra la fine del diciannovesimo secolo e l'inizio del ventesimo. Molti Australiani vedeveno gli immigranti Italiani come "immorali", "miserabili" e "sporchi".
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L'Anti-Italianismo era parte dell'ideologia razzista del Ku Klux Klan, un gruppo di supremazia bianca che odiava gli Italiani per essere Cattolici Romani anzichè Protestanti Aglosassoni. Il KKK fu molto attivo contro gli Italiani nella parte meridionale del New Jersey attorno alla metà del 1920. Nel 1933 ci fu una grossa protesta contro gli Italiani a Vineland, dove questi raggiungevano il 20% della popolazione.
Tradotto da wikipedia