Posts Tagged ‘queens’

Dal Queens a Gotham City. Tutto in una serata.

martedì, settembre 23rd, 2008

Sono stato a casa nuova e poi a casa di Vega che si offre di vendermi gran parte dei suoi mobili.
Il primo pomeriggio nel Queens è stato incoraggiante.
La casetta è graziosa, il quartiere è vivo, vero.
Moltissimi Greci, diversi Arabi.
Il tempo scorre ad una velocità diversa, probabilmente quella giusta.

Entranto alla Chase un signore anziano sulle stampelle era nel booth del Bancomat per aprire la porta ai passanti.
Spiega ad una signora a nello sportello a fianco al mio che sta va li per cercare di tirare su qualche dollaro.
Faccio il bancomat ed escono tutti pezzi da venti. In tasca nemmeno una moneta.
Esco dalla porta e gli faccio: "I'm sorry but they only give twenties out". E lui: "Don't worry about it man, somebody else will come".
Persino i mendicanti hanno tempo di essere gentili nel Queens.

In serata sono tornato a Manhattan per vedere "The Dark Knight".
Ambientanto a Gotham city, la maestosa e tetra città di Batman, esci dal cinema pensando quanto sarebbe bello poterla visitare.
Poi ti giri e d'improvviso ti ricordi  che non sei in Italia... e che ci vivi già Gotham city!
Forte dai...
Vada come vada ne è valsa davvero la pena di venire a vivere qui.

Queens in vista

lunedì, settembre 22nd, 2008

Allora la news è che Lunedì faccio il trasloco.

Mi devo procurare il numero di una azienda di Cinesi. Per pochi soldi fanno arrivare un piccolo esercito di lavoratori che nel giro di cinque minuti spostato tutto da un appartamento all'altro.

Domani dovrei avere il contratto, Sabato le chiavi, e Lunedì prima notte nel Queens.

Non ho molto altro da dire. Vi terrò informati.

Il principe cerca moglie

martedì, settembre 9th, 2008

E' meglio essere il pesce piccolo nello stagno grande (Manhattan) oppure il pesce grande nello stagno piccolo (Queens)?

Oggi ho scoperto di essere ricco.
Praticamente succede che passando dall'altra parte dell'East River il mio reddito è considerato "Excellent" mentre a Manhattan esso è alla meglio reputato bassino.
Certo, se vi facessi fare prima un giro nell'Upper East Side poi un giro ad Astoria capireste anche il perchè...
diciamo che le condizioni sociali sono un tantino diverse. Avete presente il film "Il Principe cerca moglie"? Ecco: benvenuti nel Queens.

Comunque oggi ho visto l'ennesima casa. Un appartamentino intero ad Astoria... Domani mi vuole incontrare di persona il proprietario. Forte sta cosa che il proprietario vuole "stringere la mano" di persona al futuro inquilino perchè se la vogliamo mettere sul piano della stretta di mano a me non dice mai nessuno di no.

Prossima fermata: Queens

lunedì, settembre 8th, 2008

And the struggle continues!...
Oggi ho consegnato un dossier/application per la casa nuova. Io spero me lo accettino. Stavolta è nel Queens per cui dubito che siano più di tanto riluttanti.
Staremo a vedere.
Se ancora una volta rimango senza casa il mese prossimo organizzo un coretto di bestemmie Gospel.

Il discorso di finire nel Queens all'inizio mi terrorizzava. Ora meno.
Certo R.I. rimane il posto perfetto. Qui mi trovo ormai a casa mia. Purtroppo però abitarci da solo è difficile. Gli unici appartamenti abbordabili sono parte di un complesso poco raccomandabile... Tutto il resto costa troppo. Perlomeno costa troppo per me.

C'è un altro aspetto da considerare. Qui non sei a New York ma in una specie di isola felice in cui sono tutti professionisti, impiegati delle Nazioni Unite, avventurieri vari.
Pochi veri New Yorkers.
Nel Queens ci sarà invece occasione di entrare nel vivo della metropoli, di incontrare per strada gente reale, la gente di questa città.

Deep inside Queens

lunedì, giugno 16th, 2008

Mi devo sforzare assolutamente di non pensare a quanto leggo riguardo l'Italia se no mi tocca attivarmi seriamente per non tornarci mai più. La tentazione è forte eh... Ogni giorno che passa lo è di più.

Ieri ho fatto un giro serio in bici nel Queens. Dopo tutta la 36esima avenue ho fatto un pezzetto di North-qualcosa Boulevard, poi Broadway e poi tutta la 34esima strada fino allo Shea Stadium. Stiamo parlando di oltre un'ora per andare e altrettando per tornare.
Nel Queens inoltrato ci sono molti neri e moltissimi ispanici. Senti parlare solo Spagnolo.
Sotto un cavalcavia della metro (la 7) una signora sudamericana arrostiva spiedini, braciole e mais su un carrello della spesa. Tutto abusivo... Aveva una cassetta col ghiaccio e le bibite. Nel punto in cui friggeva
le persone passavano gomito a gomito e chi si fermava per comprare ostruiva il passaggio di tutti gli altri.
Automobili vecchie, ammaccate. Musica latina ad alto volume ed adesivi dei santi appiccicati sui vetri... Per un attimo mi è tornata in mente Caracas. Ho comprato un pupo e mi sono messo a mangiarlo nel Corona Park.

A fianco allo stadio si vedono due missili. Mi sono informato e ho scoperto che sono parte di un museo della scienza. Si tratta di un Titan II e di un Atlas... tra i primi usati per la corsa allo spazio. Essendo da sempre un appassionato ho approfittato per fare qualche foto da vicino.

New York non è solo Manhattan

giovedì, giugno 12th, 2008

Stasera verso le 22.30 ero in bici che tornavo verso casa. C'era la temperatura ideale e avevo voglia di fare un giro così sono passato nel Queens attraverso il ponte della 36esima avenue.
Dopo il ponte sono sceso lungo Vernon Boulevard passando dentro Long Island City.
La zona della centrale a carbone (o turbogas? non ricordo) di notte sembra meno brutta di quello che veramente è. Strade deserte, scarabocchi sui muri.
Arrivato al fiumiciattolo che separa il Queens da Brooklyn mi sono inoltrato verso l'interno.
Zona quasi completamente post-industriale, casermoni vuoti dalle vetrate vecchie e buie. Pochi locali aperti, tra cui un gentlmen's club (una sorta di incrocio tra Night e Lap Dance) che stava chiudendo il quel momento. Le ragazze dell'Est Europeo (erano di seconda-terza scelta) uscivano accompagnate dal magnaccio basso e tarchiato che le portava a casa caricandole su un enorme van nero.
Misurando le distanze in base al tempo di percorrenza della metropolitana si ha una visione completamente distorta degli spazi reali. Posso infatti arrivare a Greenpoint (Brooklyn) in bici in poco più di 15 minuti. Non me lo sarei aspettato perchè in metro il giro è lungo e ci vogliono tre quarti d'ora.
Sono rimasto solo nel giro di chilometri ma non avevo paura. Ormai sto facendo l'occhio alla realtà della prima periferia di New York, alle zone meno in vista, alle zone sporche, a quelle economiche, a quelle popolari.
Vivendo e lavorando a Manhattan ci si crea una idea sbagliata. La città vera è quella tutto intorno: un enorme quadrato che misura 50 km di lato.
Ci sono interi mondi dentro questo quadrato. Manhattan è soltanto uno di questi.

Pieno centro, piena periferia

mercoledì, novembre 14th, 2007

Stasera sono andato a casa di un riparatore di apparati Radioamatoriali che abita a qualche chilometro dal JFK.
Ci ho messo oltre un'ora usando un treno espresso.
New York non e' solo Manhattan. Non e' solo grattacieli. Esiste tutto un mondo nascosto ai e dai media. Un mondo sconosciuto ai turisti: malinconico, anonimo, sienzioso. Un mondo ENORME. Piu' imponente della stessa Manhattan.
Fermata dopo fermata, in sole 9 miglia si passa dal centro pulsante dell'economia mondiale alla periferia piu' profonda. Non mi sentivo in pericolo ma di sicuro mi sentivo a disagio. In un posto cosi' non resisterei neanche un mese. Forse neanche una settimana.
Il tecnico, un signore anziano, vive in una casetta singola e graziosa. Tutta in legno, come moltre altre.
Nel block una scuola elementare ed una chiesa dall'aspetto angosciante.
Al mio arrivo mostro la radio. Spiego che la botta deve aver fracassato una manopola ma che la radio nonostante tutto funziona quasi completamente. Solo il ricevitore ha qualche noia. Il tecnico precisa che forse ho rotto la mother board e che quindi la spesa della riparazione potrebbe essere ingiustificabile. Speriamo di no.
In ogni caso stavo per andare quando lui fa: "visto che sei venuto da cosi' lontano ti faccio vedere il laboratorio". Io acconsento.
Usciamo di casa e passando dal retro entriamo in un'altra casa uguale alla prima, sia come forma che come dimensione. E' il laboratorio.
Hal apre la porta e io rimango a bocca aperta. Ordinati per produttore sono allineati su dozzine di scaffali ricetrasmettitori vecchissimi di ogni tipo. Roba degli anni60/70/80. Tutti messi a nuovo. Tutti perfetti.
Hal mi spiega che li compra per ripararli e rivenderli in tutto il mondo, Italia compresa.
Ci saranno state 3 o 400 radio. Tutte in vendita. Piu' che un negozio a me sembrava un museo della radio.
Ho trovato dentro i primi CB Midland (prodotti 20 anni prima del mio Alan48), un Kenwood TS-120 (la radio con cui parlai per la prima volta all'estero nel 1994), un Icom IC-745 (prima radio acquistata usata facendo il cameriere) oltre a dozzine di modelli piu' vecchi di radio a valvole.
Hal era orgoglioso e quando gli ho chiesto se potevo scattare una foto si e' aggiustato la camicia per mettersi in posa.
Spero possa fare il miracolo della riparazione perche' nel rivedere tutte quelle vecchie radio mi e' venuta nostalgia del rumore di fondo delle onde corte, delle ore trascorse a chiamare e della trepidante attesa di ricevere una risposta magari da una stazione americana.

img_0017.jpg