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Martinsicuro Beach Club – NEW YORK

Saturday, June 12th, 2010

A Steinway Street, invece che la solita distesa di negozietti poveri di Astoria c’era incredibilmente un bellissimo lungomare in stile Europeo e dalla parte opposta a Manhattan si estendeva prima una lunga striscia di sabbia chiara, poi il mare.

Saranno state le venti di una sera d’estate e passeggiavo lungo questo improbabile lungomare. Poca gente in giro, ampi spazi, molta luce e aria frizzante. Ad un certo punto noto un casottino di legno. Era ancora mezzo verniciato e mezzo no ma avevano già montanto l’insegna che diceva in caratteri simil-ellenici “Martinsicuro Beach Club” e sotto in maiuscolo “NEW YORK”.

“Porca puttana!”, ho pensato. Che bella idea… Un bel barettino sulla spiaggia per tutti i ragazzi di Martinsicuro che vivono a New York… è  geniale. Ed ecco che in quel momento proprio davanti al bar noto che c’erano già alcuni  ragazzi. Erano molto più giovano di me e quindi non li conoscevo nemmeno di vista ma nonostante ciò era certo che fossero di Martinsicuro.
“Bello il bar eh?… Sapete quando apre?” Chiedo direttamente in Italiano. E loro: “No, non lo sappiamo ma manca poco, lo apre Matteo Bianchini

Matteo Bianchini?!? Mi sta bene il mare nel Queens, mi sta bene il baretto… ma che sia pure di Bianchini era troppo così mi sono reso conto che era tutta una cazzata e, con un pò di nostaglia, mi sono svegliato. Ci sono rimasto male che fosse solo un sogno perchè una bella spiaggetta poco affollata e soprattutto un piccolo baretto Martinsicurese ci stavano proprio bene nel Queens  (magari non di Bianchini però… meglio farlo fare a Francesco Yastà!)

Five Pointz

Tuesday, February 9th, 2010

Uno dei posti che meritano di essere visti qui a New York e che spesso i turisti dimenticano di visitare è senz’altro Five Pointz, la “Mecca dei Graffiti”.
Si trova a Long Island City, la zona del Queens che si affaccia sull’East River e consiste in un complesso industiale abbandonato che gli artisti di strada hanno riutillizato per i loro interessantissimi lavori alla bomboletta.
Particolarmente curiosa la visuale di questa struttura offerta dalla linea 7 della Metropolitana che in quel tratto è sopraelevata. I binari si snodano in un percorso che mosta i palazzoni coperti di disegni da diverse angolazioni dando l’impressione al passeggero di trovarsi immerso nell’inizio di un film.
A due passi c’è inoltre il museo Moma PS1 (affiliato al Moma di Manhattan) che anch’esso merita una visita.

Insomma, quando ci verrete tenete a mente five pointz. No, non è pericoloso. Si lo so, anche a me ricorda il film i “guerrieri della notte”.

Ciao a tutti

Il grande Brasile

Friday, February 5th, 2010

Allora, senti qua.

Con la scusa del femminone sto frequentando il posto Brasiliano.
Eccezionale!
I Brasiliani sono rilassatissimi. Dai loro il pallone e la samba e sono contenti.
Il posto è quasi sempre vuoto e quindi puoi stare con calma, senza che ogni 15 secondi vegnano a chiederti se vuoi altro da bere e senza che ti caccino a calci nel culo appena hai finito (cosa normale a Manhattan).

La settimana prossima c’è il Carnevale. Il proprietario (simpaticissimo) mi ha spiegato come funziona dalle loro parti: “For four days everything is closed and people does nothing but dance, eat and fuck”. Io che non credevo alle mie orecchie ho chiesto conferma: “Excuse me, you said dance eat and what?” E lui ad alta voce: “AND FUCK!”. Tutti i Brasiliani del locale sono scoppiati a ridere.
Dopodichè mi ha offerto da bere! Non era mai successo prima d’ora.

Forte sto Brasile. Qualcuno nei commenti sul blog mi incitava a chiedere il numero di telefono della cameriera. E’ finita che lei lo ha chiesto a me! Incredibile.
Oddio, veramente non lo ha chiesto solo a me: c’era anche un ragazzo Americano che lavora nella finanza. Sai no, il classico tipo che mentre beve appoggia al bancone il Financial Times ed il Blackberry ma poi invece di leggerlo butta l’occhio alla scollatura. Che sia maledetta Wall Street!  E’ la rovina di questa città…

Comunque sono proprio contento di questo localino. Si socializza facilmente, si ride, ognuno parla del proprio paese e l’Italia è sempre ben considerata da tutti per via del vino, dei vestiti, del pallone e delle belle macchine.
La serate volano via e si fanno nuovi amici. Molto bello.
Finalmente aria di casa nel Queens.

Violenza domestica

Sunday, December 13th, 2009

Oggi per la prima volta  da quando sto qui mi sono spaventato sul serio.

Stavo scrivendo il post precendente quando all’improvviso sento un trambusto e delle urla.
Corro ad aprire la porta per sentire meglio e sento un uomo gridare come un pazzo “Ti ammazzo! Ti ammazzo!” assieme ad altre frasi incomprensibili. In tre anni di America non avevo mai sentito niente del genere.
La mia vicina di casa, una vecchietta che credo sta qui sin dai tempi della guerra mondiale, era alla porta anche lei visibilmente preoccupata per quello che stava accadendo.

Chiudo la porta e al volo chiamo il 911.
Mi risponde un operatore indiano che parla un inglese peggio del mio.
Per spiegargli l’indirizzo e quello che stava accadendo utilizzando un tempo nettamente superiore a quello che sarebbe stato necessario se l’operatore fosse stato un altro. Comunque alla fine ci capiamo… sono le 6.49 PM.

Passano 12 minuti e non arriva nessuno così richiamo.
Risponde una donna che parla inglese nativo. Rispiego indirizzo ed accaduto (stavolta al volo) e lei ribadisce che una pattuglia è in arrivo.
La pattuglia arriva dopo 22 minuti esatti, roba che neanche in Italia.

Entrano i due agenti e per le scale fermano un uomo che non c’entrava nulla: va tutto bene? E lui: si perchè?
Allora li chiamo e spiego che sono stato io a telefonare. Racconto cosa ho sentito e che anche la vicina lo può certamente confermare. Loro dicono: “Va bene grazie, se sente ancora qualcosa ci richiami”. E se ne vanno senza fare nulla!

Sta cosa devo ammettere che mi ha agitato e mi ha fatto ripensare ad un pò di cose. Era come minimo un semplice episodio di violenza domestica ma potrebbe anche essere stato un omicidio! Chi lo sa? Avrebbero perlomeno potuto chiedere in giro.
E poi sono arrivati in oltre 20 minuti! Bella sicurezza…

Forse è vero che in fondo in fondo il Queens non è come Manhattan. E che tutto il mondo è paese.

La scolaresca

Wednesday, December 2nd, 2009

Allora senti.

Mi arriva in mente un’altra canzone dal passato.
All’improvviso, senza motivo: tre note sole di uno xilofono o qualcosa di simile… e poi qualche parola di cui riesco ad identificare solo “it’s no xxxxx, no xxxxx at all”.
Mi metto alla ricerca. Non è facile ma la identifico. E’ Sacrifice di Elton John!
Fine anni ottanta, il muro è appena caduto, speranza, Elton al top. Senti che canzone… Bellissima. Sembra un secolo fa.
Mi continuo a chiedere come mai mi vengono in mente ste canzoni senza averle sentite per decenni. Boh…

Stamattina arrivo in stazione. Per la prima volta nel 2009 metto la sciarpa. Musica dall’iphone, borsa col mac a tracolla. Presenza insolita di una scolaresca delle medie sulla piattaforma opposta.
Che scena incredibile: da una parte i lavoratori, forse ancora giovani sulla carta ma ormai spediti sulla via inesorabile del declino, in mezzo i binari, dall’altra i ragazzini che se pur in ordine ed abbigliamento quasi militare sorridono ai meno fortunati dianzi a loro, ed alla vita.
Non scatto una foto (satebbe stata bellissima) perché qualcuno a fianco a me avrebbe potuto pensare male. Tu pensa a che livello ci ha ridotti la televisione…
Arriva il treno. Le tre classi con relative maestre salgono tutte in un vagone verso Ditmars. Passano pochi secondi ed il treno riparte lasciando la piattaforma vuota come è sempre stata e come sempre sarà da domani in poi.

Cold cold heart
Hard done by you
Some things look better baby
Just passing through

And it’s no sacrifice
Just a simple word
It’s two hearts living
In two separate worlds
But it’s no sacrifice
No sacrifice
It’s no sacrifice at all

Queens nel passato

Wednesday, November 11th, 2009

Il droghiere, la lavanderia, il barbiere, il ciabattino, il tecnico delle tv. I palazzoni enormi tutti uguali coi mattoncini rossi ed i cornicioni decorati. Il look essenziale (e spesso anche povero) delle persone in strada. La metropolitana sopraelevata con i tralicci un pò arrugginiti. I capannoni industriali e i nomi delle aziende sbiaditi ma ancora leggibili. Le automobili sotto casa.
Siamo nel passato qui… non certo nel futuro.

Il film che ho guardato più volte in assoluto (almeno 20 volte) è del 1976.
L’album che ho ascoltato più volte in assoluto (almeno 200 volte) è del 1973.
Ora capite come mai mi trovo a mio agio nel Queens.

Brooklyn Queens

Wednesday, November 4th, 2009

Ho scoperto un altro ristorante degno di nota sotto casa, stavolta Giapponese.
No i soliti Cinesi di Manhattan che fanno finta di essere Giapponesi. Questi qua sono autentici.
Stasera entro alle dieci e al Sushi Bar erano sedute due coppie Giapponesi. Sul proiettore un film di Kurosawa (che ovviamente ho già visto) e per musica una specie di Carmen Consoli del sole che nasce.
Mi sono preso un sushi assortito con miso soup a portare via. Buono.
Qui nel Queens i posti interessanti ci sono ma bisogna cercarli bene.

E di Brooklyn? Ne vogliamo parlare? L’altra sera dopo la festa a casa di Duccio siamo entrati casualmente all’Alligator, un bar allucinante della zona di Graham sulla L.
Ai divanetti nella penombra diversi gruppi in stile village people. Tavolo da biliardo, saletta sul retro con spazio per ballare e videogames anni ’80. Ragazze strane che ballano scatenate che non capisci se ci sono e se ci fanno. Soggetti cinquantenni coi baffi lunghi, i tatuaggi ed il gilè di pelle sul petto nudo.
Una birra grande viene cinque dollari ed in omaggio ti danno una pizzetta al piatto cotta sul momento al forno a legna.. hehehe
Questa si che è città cazzo!

Bella Brooklyn… mi sarei dovuto trasferire laggiù. E’ la New York vera dei giorni nostri.

Comodi Deserti

Wednesday, July 22nd, 2009

Ieri dopo tanto tempo mi sono comprato un bel pacchetto di sigarette.
Ma io non fumo eh… sia chiaro. Solo che ogni tanto mi viene questa smania e cosi’ accendo fumo e mi rilasso.

Stasera per esempio dopo cena sono uscito a fare una passeggiata a Broadway. Ohhh non fate casino con Manhattan… stiamo parlando del Queens.
Broadway non e’ una avenue completamente anonima come la maggior parte delle altre. Ci sono diversi locali, diversi negozi… ma tutto pover, tutto modesto, tutto in stile Queens.

Dalla 32esima strada sono arrivato fino a Steinway e mentre mi fumavo non una ma due marlboro light ho telefonato prima al decano di New York l’amico Duccio il fiorentino poi al collega Daniele il ciociaro.

Due cazzate, due risate, due battute sulle fighe… Insomma l’avrete capito: non e’ facile stare qui soli. Siamo noi, noi che stiamo in comodi deserti, di appartamenti e di tranquillita’, lontani dagli altri, ma tanto prima o poi… gli altri siamo noi (Umberto Tozzi)

Scherzi a parte. Non e’ facile stare qui soli ma e’ bello. Non ve lo so spiegare ma si rimane attratti da qualcosa. Ammaliati. Questo e’ un viaggio (mentale) di sola andata

Ciao

P.S.1 Moma Warm Up

Saturday, July 18th, 2009

Sto in paranoia anche stasera eh… ma fatemi scrivere lo stesso le mie quattro cazzate quotidiane.

Oggi sono stato al Warm up, un evento musicale che si fa ogni anno presso P.S.1, il museo d’arte moderna del Queens affiliato al MoMa.
C’è musica dance, birra, architettura, arte moderna, gente modernissima… bello. L’ingresso costa dieci dollari, la birretta 6.

In occasione del Warm up gli spazi all’aperto vengono ogni anno allestiti con la struttura che ha vinto un apposito concorso, lo YAP (Young Architects Program). Quest’anno ci sono una serie di strane capanne altissime che spruzzano acqua vaporizzata al loro interno.

Ho ovviamente visitato anche il museo, ricavato nel 1997 da una scuola pubblica abbandonata nel 1960.
Le opere esposte purtroppo non si possono fotografare. Mi sono piaciuti in particolare Jonathan Horowitz e Lutz Bacher. Roba tosta…

Athens Cafè

Monday, March 9th, 2009

Come previsto mi sono preso quattro ore di permesso.
A casa ho trovato il proprietario in persona che supervisionava i lavori del disinfestatore.

Nella seconda disinfezione il disinfestatore spande tre prodotti.
Il primo, uno spray liberamente acquistabile, viene spruzzato massicciamente su letto, materasso, divano, ovunque… Il secondo esce da una specie di grossa pompa che si porta dietro e va solo sugli angoli. Il terzo, è un altro spray potentissimo che deve rimanere nell’aria per tre ore, durante le quali nessuno deve entrare in casa.

Ho visto insomma lavorare il disinfestatore e mi sono convinto di una cosa: torneranno. Ne sono sicuro al 100%.

Mi sto convincendo che nella maggior parte dei casi l’unica vera soluzione al problema sia quella di disfarsi di tutte le cose in tuo possesso (non le puoi vendere!, le devi buttare via), lavare tutti i vestiti con acqua bollente o a secco e infine cambiare casa. Cambiare casa e vendere le cose (o solo parte di esse) sono azioni che se fatte singolarmente non risolvono il problema.
Insomma è come subire un incendio o una alluvione con la differenza che questi eventi sono coperti dalle assicurazioni. I bedbugs invece non li copre nessuno.

Ma adesso basta a parlare di questa disgrazia che non vorrei allapparvi i maroni…
Parliamo piuttosto del bar in cui sono venuto a passare le tre ore fuori casa.

Sono all’Athens Cafè di Astoria, un bar che unisce l’antico ed il moderno, la tradizione e la novità.
Ci stanno ovviamente sempre un sacco di Greci, soprattutto quando la temperatura lo consente e si possono mettere i tavoli fuori sul marciapiede.
Ogni tanto viene anche un prete ortodosso con la barba lunga e la tunica nera a fare l’elemosina per la chiesa dei Greci.
Si beve caffè Greco. Una bomba! E’ pastoso, insomma non è del tutto liquido. Ti rimane alla fine una sabbiolina di caffè in mezzo ai denti ed il fondo è talmente denso che non lo puoi bere (rimane attaccato alla tazza). Me lo ho hanno servito senza cucchiano e senza zucchero.

Nonostante sia tutto in legno, i tavoli come una volta e le sedie classicissime la vetreria ha richiama uno stile moderno, e la musica che si sente è decisamente giovanile, perlopiù musica elettronica o dance.
Mi piace… poi non siamo a Manhattan quindi non c’è frenesia e non ti cacciano via a calci nel culo se come me prendi solo un caffè occupando un tavolo da quattro posti per due ore.

Il Queens è tosto dai. A questo punto mi tocca andare a vivere anche a Brooklyn (o nel Bronx!) dopodichè sono a posto.