Stamattina mi ha chiamato a sorpresa un giornalista de “Il Fatto Quotidiano” per una intervista. Tra le varie cose che gli ho raccontato lo ha impressionato il fatto che una volta votai Berlusconi e poi oggi a distanza di dieci anni sono qui a New York ad organizzare il No Berlusconi Day.
E lui lo ha scritto sul giornale! eheheheheheh così adesso sono ufficialmente sputtanato in tutta l’Italia.
Va beh dai abbiate pazienza: avevo vent’anni, guardavo ancora la TV, leggevo poco… nessuno meglio di me oggi riesce a capire cosa spinge milioni di persone a votare il Berlusca.
Io non sapevo chi fosse esattamente o cosa avesse fatto nella vita, erano dettagli quasi irrilevanti dinanzi a colui che sembrava un imprenditore capace ed ottimista, uno che apparentemente non aveva nulla nascondere. E poi il cielo azzurro, la canzoncina scritta da Mogol, il nome stesso del partito che ricordava i cori allo stadio, le bandierine Italiane sventolate ai convegni e le stangone bionde sotto il palco. Tutto studiato a tavolino, tutto scientificamente calcolato per mascherare l’amara realtà che era l’esatto opposto delle apparenze.
Credo sia un pò come quando affidandoci alla TV scegliamo un dentifricio, un pacco di biscotti o un detersivo: le pubblicità a seconda della convenienza nascondono, mascherano o esagerano le caratteristiche fondamentali del prodotto ma al contempo ci suggestionano emotivamente per convincerci a comperarlo. Non si compera il prodotto in base a ciò che ci serve o a ciò che sappiamo bensì in base alla sensazione che deriva dal ricordo dello stesso.
Berlusconi era riuscito, e con alcuni riesce ancora, ad applicare la stessa tecnica di marketing alla politica.







