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New York certe volte è un paesino

sabato, aprile 23rd, 2011

Allora stasera dopo il lavoro ero con l'amico Patrice caput mundi a prendere un caffè dopo il lavoro.
Si fanno le 20 e Patrice propone una pizza. E perchè no? E' un bel pezzo che non mangio una pizzetta fatta bene e così accetto. Si ma la pizza dove? Anzichè andare in uno dei collaudatissimi posti del "circuto" di pizze iper collaudate ho gettato l'amo e proposto una avventurosa disgressione presso una pizzeria sconosciuta consigliatami qualche mese fa da un amico Italiano.

Detto fatto, dopo venti minuti eravamo nell'Upper East side da "San Matteo" su novantesima e seconda.

Davanti alla pizzeria trovo per coincidenza l'amico che me l'aveva consigliata e cioè Bonaventura da Roma, un super ingegnere dell'IBM che si occupa di intelligenza artificiale ai massimi livelli.
Ci mettiamo a parlare, e dopo poco esce fuori il proprietario che si presenta e ci stringe la mano. Di dove siete, di dove non siete... Lui è di Salerno e rompe subito il ghiaccio con un aneddoto di qualche ora prima. Una signora gli aveva detto: "ma lo sa che per venire a mangiare la pizza da lei ho dovuto prendere due metropolitane?". La sua pronta risposta: "Signò avete sbagliato proprio persona perchè per portale la pizza a voi io aggia dovuto piglià n'aereo!". Tutti a ridere.

Entriamo, ci sediamo, secondo colpo di scena: il socio del proprietario (anzi suo fratello) è un conoscente del Patrice. Si sono incontrati qualche tempo fa presso una salumeria del Bronx. Incredibile ma vero.
Saluti, abbracci... come stai come non stai. Ordiniamo un tagliere di affettati e due pizze.

Pian piano il locale si svuota, e rimaniamo fino a chiusura. Il Patrice, visto che siamo tutti italiani, viene interpellato per una consulenza professionale dai proprietari. Al bancone viene offerto il rituale limoncello. Io gentilmente rifiuto ma nel momento in cui viene versato si decide diversamente: "E pigliatillo pure tu... che cazz!...". E così lo bevo anche io.

Il locale è ormai chiuso, le sedie sopra i tavoli, i pizzaioli fanno le palline con la massa per il giorno successivo. Al bancone si discute di cose tecniche tra un limoncello ed un altro quando improvvisamente entrano senza bussare gli agenti di polizia "Fragola" e "Zucchino". Saluti affettuosi e strette di mano. I due agenti prendono il loro consueto caffè espresso e se ne vanno dopo poco, ma non prima di aver salutato dicendo qualche cosa in Italiano.

Alla fine della piacevole serata, soddisfatti e divertiti, ce ne andiamo anche noi.
Nonostante tutto, certe volte, New York è veramente un paesino.

A domani

Ogni scarrafone è bello a mamma soja

lunedì, febbraio 23rd, 2009

Ero al cinema a vedere Gomorrah all'IFC con Federica e subito dopo mi è venuta voglia di pizza.
Un film importante, ma del film scriverò domani sera con più calma.

Siccome a due passi dal film c'è una delle mie pizzerie preferite (anzi una delle UNICHE DUE pizzerie in cui mi servo a Manhattan) ne ho approfittato.
Vado, mi siedo, prendiamo una bufalina in due e due birre Peroni.

Ahhh che bella la pizza Italiana. In TV davano gli academy awards... tra i clienti facce note, medici italiani, frequentatori abituali di quel posto.
Io stesso sono, anzi ero, un frequentatore abituale. Ci ho portato tutti quelli che conosco... si perchè ci fai bella figura. La pizza è buona.

Arriva sta cazzo di bufalina. Io prendo la parte mia e do un morso. Federica prende la parte sua e non fa in tempo a portarla alla bocca quando con un filo di voce mi fa: "Ma c'è un insetto nella pizza...".
Io guardo. Inizialmente pensavo fosse un pezzo di carbone che assomigliasse vagamente ad uno scarafaggio. Poi le antenne hanno fugato ogni sospetto.
Brivido. La sensazione è stata la stessa di quando scoprii cosa fossero le punture dei bed bugs. Insomma un vero e proprio trauma.

Alzo la mano e chiamo il cameriere. Chiedo di parlare con la proprietaria.
Il cameriere chiede qual'è il problema. Io rispondo semplicemente indicandolo... il problema.
Panico. Il cameriere (uno nuovo che non avevo visto mai) va via impietrito. Dopo poco torna... la mia pressione arteriora saliva pericolosamente. Lui abbozza un scusi scusi... non so veramente cosa dire.
Arriva la proprietaria, che cercava di fare l'accomodante.
Io molto molto indispettito. Acido... direi corrosivo.

Mi alzo e vado a parlare col pizzaiolo, un Italiano.
Tra Italiani in queste cose ci si capisce al volo... lui fa finta di niente, come non fosse colpa sua. A quel punto mi incazzo. Mi sta bene tutto ma passarci pure da coglione assolutamente no.
Il pizzaiolo doveva dire una parola sola: "SCUSA". Non l'ha detta.
La discussione diventa animata.

Riesco a guadagnare l'uscita riuscendo a mantenere un contegno.
In nome della bandiera, in nome dell'Italia o di non so che cosa sono riuscito a non telefonare al department of sanitation per sporgere denuncia.

E così in una sola serata perdo il 50% delle pizzerie di New York.
Dovrò rimettermi a cercare.

Sognando Pitcairn

venerdì, febbraio 15th, 2008

Pitcairn

Non so come ma oggi parlando di isole mi sono tornate in mente le Isole Pitcairn, quelle degli ammutinati del Bounty.
Un posto mitico, selvaggio, popolato da soli 50 discendenti degli ammutinati che sono connessi col resto del mondo tramite mezzi saltuari e di fortuna.
L'unica Italiana ad esserci stata è una giornalista ma non ricordo bene quale... Si trova in pieno Oceano Pacifico e per raggiungerla si devono cambiare 2 o 3 voli per poi finalmente imbarcarsi su delle navi che ci sono in media ogni sei mesi.
Che posto!... Mi piacerebbe DI BRUTTO andarci e rimanerci per un pò.

P.S.
Non è escluso che da grande mi iscriva all'Università della Pizza del Prof. Cesare Mirri per poi aprire una Pizzeria ed esercitare la professione in qualche isola (non Pitcairn ovviamente... e nemmeno Roosevelt Island... magari nei Caraibi andrebbe bene)


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