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L’incredibile storia di Centralia, PA

Sunday, January 10th, 2010

Secondo voi quanto può durare un incendio?
Forse un’ora? Una settimana? Un mese? No, può durare molto molto di più.

Esiste in Pennsylvania una città che una volta contava oltre 2000 abitanti, sette chiese, cinque hotel, ventisette bar, due teatri, una banca, un ufficio postale e quattordici alimentari. Quella città, oggi abbandonata, è stata completamente distrutta a causa di un incendio che dura da ben 48 anni.

Si tratta di Centralia, una città la cui storia è senz’altro la più bizzarra che abbia mai sentito.

Siamo nel 1962 e cinque vigili del fuoco volontari della locale stazione vengono incaricati di ripulire la piccola discarica del paese appiccando il fuoco a dei cumuli di rifiuti incendiabili.
L’operazione era stata compiuta in precedenza altre volte senza incidenti. In quell’occasione però le ceneri ardenti furono ingenuamente depositate dai pompieri nell’apertura di una vecchia miniera a cielo aperto. Una miniera di carbone.
Le ceneri, penetrate in profondità, hanno dato origine ad un lento ma inesorabile incendio sotterraneo che dura ancora oggi.
I pompieri, che ebbero gran successo nell’appiccare le fiamme, fallirono poi nello spegnerle e decisero di rinunciare pensando che di li a poco si sarebbero estinte spontaneamente. Purtroppo così non fu.

Inizialmente nessuno si rese conto della gravità del problema che nei primi dieci anni si limitò alle emissioni di fumo e gas dal sottosuolo e alle consugenti ripercussioni sulla salute e sulla qualità dell’aria.
Le cose però cominciarono a peggiorare nel 1979
quando il benzinaio di Centralia si accorse che le sonde sotterranee inserite per misurare la quantità di benzina nelle taniche risultavano “calde”. Applicato un termomentro in una di queste la temperatura misurata risultò essere di quasi 80 gradi centigradi!
L’incendio sotterraneo diventava sempre più minaccioso soprattutto perchè in tutti quegli anni aveva lentamente eroso dall’interno il sottosuolo e quindi compromesso le strade e le case. Nel 1981 un cratere largo un metro e profono trenta si aprì improvvisamente sotto i piedi di un bambino che giocava in giardino.
La strada statale 61 che attraversava la città fu più volte distrutta e ricostruita fino al punto di deciderne l’interruzione e poi la deviazione.

Il governo decise di intervenire nel 1984 stanziando 42 milioni di dollari per trasferire tutta la popolazione ma diverse famiglie decisero di restare. Nel 1992 si procedette all’esproprio dell’intera città e nel 2002 le poste americane revocarono il codice di avviamento postale di Centralia, il 17927.
Oggi Centralia brucia ancora ed è diventata una città fantasma che conta solo 9 irriducibili abitanti. In alcuni punti (come vedete nel video) il suolo è caldo abbastanza da accendere un fiammifero al solo contatto. Alcune stime prevedono lo spegnimento dell’incendio tra 250 anni. Altre tra 1000.

Imperdibile la scritta “SHIT HAPPENS” che qualche genio ha scritto con la bomboletta lungo statale 61. Direi che appena finisce l’inverno un bel giretto in moto in Pennsylvania con sosta a Centralia è quantomeno obbligatorio.

Updates:
Centralia vista in un film del 1988 (molte delle case erano ancora in piedi)

Pennsylvania Hold ‘em

Saturday, January 9th, 2010

Non potevo mancare alla serata Poker dagli amici in Pennsylvania e così eccomi qui di nuovo.

Al tavolo conosco solo 3 persone, gli altri 5 sono tutti muratori di una certa età. Gente schietta e dall’incazzo facile abituata a lavorare a meno venti gradi per tutto l’inverno.

Arrivo e scegliendo il posto del dealer pesco un asso.
Primo giro: Full House e piatto.
Secondo giro: altro Full House e piatto.
Terzo giro: Three of a kind e piatto.
Quarto giro: Three of a kind e piatto.
Quinto giro: Full House al flop e, ovviamente, piatto.

Giuro che ero un pò in imbarazzo per via della fortuna esagerata con cui ho aperto le danze. Poi però le cose sono cambiate e dopo un paio di mani sfortunate rienta in gioco Gianni e alla fine  vince lui. Io arrivo solo terzo. Bella partita però.

Domani si vocifera di andare al CASINO’ ad Atlantic City per fare l’esperimento del Poker quello vero… Vi terrò informati sugli sviluppi.

Buona notte

Festa di S.Rocco a Martins Creek

Sunday, August 16th, 2009

Durante la primissima tappa del coast to coast ebbi modo di visitare Martins Creek, una località della Pennsylvania in cui emigrarono numerosi miei compaesani di Martinsicuro (TE).
Fui accolto calorosamente da Joe e Donna Piergallini che oltre ad aiutarmi ad incontrare tutti gli altri Italiani mi invitarono a ritornare il 15 di Agosto in occasione della festività di Santo Rocco, patrono locale.

Oltre un mese fa scrissi una e-mail al Sindaco di Martinsicuro per informarlo di questa evenienza. Qualche settimana dopo, grazie anche all’interessamento di Gloria Caioni del Corriere Adriatico, l’Amministrazione ha risposto e mi ha inviato dei doni da consegnare alla comunità Martinsicurese. Nella fattispecie il libro di fotografie di Leopoldo Saraceni, una targa della Città di Martinsicuro, un crocifisso (da parte del Parroco) e una lettera di saluti a firma del Sindaco e dell’Assessore al Turismo.

Ieri pomeriggio, dopo che la mia auto in affitto mi ha lasciato a piedi a New York proprio davanti all’imbocco dell’Holland Tunnel, sono in qualche modo riuscito ad arrivare finalmente a Martins Creek.
In occasione della festa del Santo, quella che normalmente è una cittadina tranquilla e silenziosissima si è popolata di centinaia e centiaia di persone con tanto di musica da vivo, cibo e divertimenti vari.

Il segno più evidente che i Martinsicuresi hanno lasciato nelle usanze culinarie locali sono sicuramente le “CRISPELLI“, versione ribattezzata ma autentica delle tipiche CRISPELLE Martinsicuresi.
Allo stand, il più grande di tutti, lavoravano una ventina di persone. Le Crispelle venivano stese con una sorta di mattarello motorizzato per poi essere fritte e immediatamente servite coperte di zucchero a velo o a richiesta di sale.
La fila era talmente lunga che io stesso ho desistito aspettando fino a tarda sera per assaggiarne una.

Tra i vari giochi c’era il Dime Toss della locale compagnia di Vigili del Fuoco volontari oppure altri giochi “d’azzardo” come  il Blackjack, i dadi e tre diverse ruote della fortuna (tutto molto casereccio e con in ballo qualche dollaro al massimo).
I bambini potevano invece contare sul saltamolla vincolato (mai visto prima!), sul fucile ad aria compressa, sulle freccette, e sui castelli gonfiabili.

Martins Creek non è una municipalità bensì un qualcosa che in Italia potrebbe essere paragonato ad una frazione. Non c’è quindi un Sindaco in loco o un qualsiasi altro tipo di autorità ufficiale. Gli unici uffici pubblici (eccenzionalmente moderni e puliti) sono quelli del Lower Mount Bethel Township che però nel weekend sono chiusi.
Di conseguenza l’unica vera figura autorevole a cui consegnare i doni della nostra comunità era quella del Parroco Cattolico che tutti chiamano semplicemente “Monsignore”.

Fissato l’appuntamento per l’indomani col Monsignore (dopo le messe e prima della processione) sono stato ospite insieme ad altri amici a casa Piergallini dove ho potuto assaggiare delle ottime lasagne annaffiate da vino fatto in casa.
Dopo il dolce un bel giro di liquore Strega, che per via del nome qui ha la scherzosa reputazione di avere effetti allucinogeni…
Tra i vari invitati a casa Piergallini ho potuto ascoltare i racconti dei figli della prima generazione di emigranti Martinsicuresi, quella che ha lavorato nell’ormai dismesso Cementificio Alpha.
Tra le tante storie di dura vita da emigranti mi è rimasta più impressa quella dell’esplosione di dinamite avvenuta alla fine degli anni ’60 o quella di un lavoratore rimasto accidentalmente sepolto dalla polvere di cemento.

L’indomani, visitato il monumento ai caduti della grande guerra, ho consegnato al Monsignore i doni e ho per lui tradotto al volo la lettera del Sindaco.
Mi è stata posta qualche domanda sulla Città di Martinsicuro, sui Santi, sul numero delle Chiese e sul nome della Parrocchia (per fortuna mi ricordavo tutto!).
I doni sono stati graditi e l’interessamento della comunità Martinsicurese molto apprezzato. Il Parroco mi ha salutato promettendomi che avrebbe informato tutti i Creekers a messa e che avrebbe messo “on display” sia i doni che la lettera stessa.

Sono ripartito contento non solo per la calorosa ed Italianissima ospitalità ricevuta ma anche per aver portato un piccolo ricordo che spero possa manifestare l’affetto e la vicinanza dei Martinsicuresi a tutti i compaesani emigrati.

Le mattonelle di Joe Biden

Sunday, August 9th, 2009

Sono in Pennsylvania a casa degli amici.

Ieri a cena una simpatica coppia di Italo-Americani che vivono negli USA da oltre quarant’anni.
Lui, un arzillo pensionato originario delle mie parti, afferma di guardare nella TV Italiana solo Ballarò Annozero e Report. Prima di morire deve assolutamente visitare “la Cuba”. Mi sono ovviamente offerto di accompagnarlo in qualsiasi momento.

La cosa più curiosa che racconta tra le tante esperienze di una vita da emigrante è quella di aver rifatto il pavimento della cucina della casa dell’ex Governatore del Delaware (oggi vice-Presidente degli USA) Joe Biden.
La cosa che sembra incredibile è che Joe Biden in persona, assieme al figlio, lo aiutarono a montare le mattonelle per terra.
In realtà però non lo è perchè quella di darsi da fare nei lavori di tutti i giorni è una abitudine tutta Americana che trova riscontro in diversi altri racconti del genere. E’ forse una forma di emancipazione al contrario in cui i super potenti si sentono realizzati nello svolgere in casa mansioni completamente estranee alla loro condizione.

Su RAI International ho poi oggi sentito una bellissima intervista ad Emma Bonino.
Positivo (per quanto scontato) il messaggio da me ricevuto: i politici NON sono tutti uguali. C’è del buono persino nella Politica Italiana. Ci sono persone oneste, appassionate, coerenti, capaci.

Tra tutti, il Partito Radicale è indubbiamente quello che mi trova più vicino ideologicamente. Peccato si sia infognato nel PD confondendosi di fatto tra fila di personaggi di ben altra (inferiore) fatta e perdendo così il mio voto alle politiche perlomeno fino a quando non sarà possibile espriemere le preferenze.

Sono le 21 e ancora devo ripartire per NY. Prossimo Week-end visita a Martins Creek.

Ciao!

Abruzzesi in inglese

Monday, April 27th, 2009

Dopo che in questa settimana c’erano meno di 10 gradi all’improvviso temperature sopra i 30.
Comincia all’improvviso l’Estate 2009.

Nel weekend sono stato coi miei in Pennsylvania. Occasione per rivedere gli amici, rilassarsi un pò e respirare aria buona.
Mi sono portato la radio e ho contattato Svizzera, UK e Francia. Ad un certo punto mi ha risposto anche un Abruzzese… ma non sono riuscito a fargli capire la mia sigla.

Io: WHISKY-WHISKY-3-WHISKY-WHISKY…
Lui: Ok I got WHISKY-WHISKY, please repeat your prefix
Io: the prefix is also WHISKY-WHISKY !
lui: Sorry… bye bye

Se parlavamo Abruzzese forse era meglio.
Tatà… mbè dajje! J sò wischi wischi tre wischi wischi com mi sind? kapa rocc!

Sindaci Americani

Saturday, April 25th, 2009

Mi trovo a Downingtown, paesino di circa 15000 abitanti nella contea di West Chester, non lontano da Philadelphia.
A Maggio si vota per le comunali per cui si è nel pieno della campagna elettorale.

Ebbene, con mio immenso stupore scopro che entrambi i candidati Sindaco hanno solo 25 anni.

Eccoli ve li presento: per i Repubblicani Nick Winkler, per i Democratici Josh Maxwell.
Se volete rosicare un pò andate a vedere i loro siti e leggete i loro programmi. Altro che politica Italiana. Qui siamo ad altri livelli!

Del resto, se Obama che è il presidente della Nazione intera ha appena 47 anni, quanti anni dovrebbe avere il sindaco di un paesino qualunque? Se ci pensate bene 25 bastano e avanzano.

A me cadono le braccia… Che fatica che si fa nel rientrare a vivere in Italia!!!

Partito Repubblicano, Teresina e storie d’altri tempi

Monday, September 8th, 2008

Altro weekend rilassante passato dagli amici in Pennsylvania.

E’ stata l’occasione per sondare dal vivo le opinioni della spina dorsale Americana, ultra-conservatrice, ultra-cristiana, ultra-bigotta, ultra-repubblicana.
Obama non lo votano e non conta quello che dice, quello che ha fatto la precedente amministrazione, non conta la guerra, non conta nulla. Obama non lo votano perchè è nero. Punto e basta.
L’America è anche questo.
Dalla parte opposta, sempre nel weekend, ho visto tre neri che portavano la maglietta di Obama. Chissà magari la componente razziale può essere penalizzante da un lato ma vantaggiosa dall’altro. Lo spero.
Io sto facendo campagna per Obama. Il mio target sono gli Americani disinteressati al voto. Se ne convincessi cinque a votare mi riterrei soddisfatto.

Ho giocato di nuovo a Poker. La Texana è divertente. Credo in Italia la chiamino Teresina. Ovviamente ho perso eh… ma solo $30. Fosse stato a New York (o peggio al Casinò) avrei perso dieci volte tanto.
E’ un gioco intelligente e lo dimostra il fatto che a prescindere dalla fortuna vincono sempre le stesse persone.
Mi piacerebbe approfittare di queste seratine da perdere 30 dollari a botta per imparare bene a giocare. Impara l’arte e mettila da parte.

Ho poi avuto modo di mangiare a fianco a dei signori emigranti storici degli anni ’60.
Uno di loro, emigrato in Australia, partì su una nave che facendo il periplo dell’Africa arrivo’ a Sydney dopo 40 giorni di navigazione (Suez era chiuso per la guerra dei sei giorni).
Storie d’altri tempi.
Le cose sono cambiate radicalmente e questi signori facevano fatica a credere che oggi, al contrario di quanto avveniva negli anni sessanta, sia in Australia che negli Stati Uniti si fa moltissima fatica a rimanere legalmente. Ai loro tempi rimanere era una cosa scontata e anzi il governo Australiano ti pagava addiruttura il viaggio per convincerti ad espatriare.

C’e’ un solo posto che potrebbe piacermi piu’ di New York ed e’ sicuramente Sydney.
Ma questa e’ un’altra storia.

Tutto il mondo e’ paese

Sunday, August 17th, 2008

Grande serata di sigarette, birrette, cicchetti di wiskey e Poker Texas Hold’em con gli amici in Pennsylvania.
Si e’ giocato nel basement della casa di Vincent, quello delle pistole.
Era quello che ci voleva.
Al ritorno verso casa guidava Miriam, l’unica che non aveva bevuto per niente. Ci siamo fermati in una stazione di servizio per prendere qualcosa prima di dormire. Io ho preso un milk shake.
Eravamo quasi arrivati, io avevo ancora la cannuccia del milk shake in bocca, quando Miriam dimentica di cacciare una freccia e una pattuglia della polizia locale prontamente ci ferma. Erano circa le 2.40am.
Il poliziotto (solo) parcheggia dietro di noi, accende i fari e ce li punta tutti addosso. Poi scende e con una torcia elettrica scruta l’interno del nostro veicolo.
Contolla la patente, controlla il l’assicurazione… Gianni dal sedile di dietro ubriaco come una botte gioca la carta del “lavora ancora con voi l’agente Pinco Pallino?” Il Poliziotto dice di no, che ora e’ detective in Florida.
Torna nella volante. Io ero convinto che stesse scrivendo la multa: 108 dollari per la freccia piu’ 75 per la cintura di sicurezza. E invece no: torna, fa il sermone sulla freccia che e’ importante, sulla cintura… e ci lascia andare impuniti.
Sono contento che non ci ha fatto la multa ma un po’ sono rimasto deluso… non e’ vero che sono inflessibili questi poliziotti americani. E’ bastato far intendere che conoscevamo un suo collega per essere graziati.
Alla fine tutto il mondo e’ paese.

Far West

Sunday, March 23rd, 2008

Non vi stupite di leggere se qui ogni tanto qualcuno sbarella e fa una strage: i fucili li vendono nei negozi di articoli sportivi, la pistola si può avere a sedici anni (una bottiglia di birra a ventuno), un Kalashnikov AK-47 lo puoi avere legalmente senza porto d’armi.
Non tutti gli stati sono uguali ma la situazione generale è spaventosa: stragi, sparatorie, morti ammazzati.

Tutto a causa di una interpretazione letterale della Costituzione che garantisce il possesso di “armi” ai cittadini che è ora oggetto di una controversia presso la Corte Suprema.
Il problema più grave è che buona parte della popolazione Americana non intuisce il problema lasciandosi abbindolare dalle corporations che controllano partiti, media ed industria delle armi leggere.
C’è inoltre il paradosso tutto Americano della destra religiosa: anti aborto, pro armi da fuoco, pro pena di morte.

Non è la prima volta che lo scrivo: pur essendo stato un appassionato del poligono di tiro, per questa volta non posso certo prendere l’America come esempio da imitare: No alla libera diffusione delle armi da fuoco.

Tuesday, Thursday

Sunday, March 23rd, 2008

Allora per Pasqua sono tornato in Pennsylvania.
Oggi dopo tanto sono tornato a sparare al poligono. Ho preso una 44 Magnum con 50 proiettili ed un fucile mitragliatore M-16 calibro .223 con 200 proiettili. Abbiamo fatto foto e riprese ma non so se pubblicarle.
In ogni caso non è del poligono che voglio parlarvi. O meglio, fino a due ore fa avrei scritto del poligono e ora sarei qui a montare il video ma ho cambiato idea.

Dopo il poligono con Miriam e Gianni siano andati a West Chester in un locale in cui ero stato altre volte anni fa. Qui in Pennsylvania si fuma dentro i locali per cui al piano superiore oltre che difficile parlare per via della musica altissima era difficile anche respirare. Gli occhi bruciavano per il fumo… Gianni e Miriam erano presi da amici e conscenti di vecchia data e io non me la sentivo di inserirmi così ho bevuto una birretta senza dire una sola parola con nessuno…
Usciti dal locale verso l’una si decide di visitare un altro posto dove servono vini e liquori Italiani.
Arrivati ci accomodiamo in una saletta secondaria praticamente vuota. Il posto è di classe: stile Italiano, bottiglie di vino sui muri, musica al livello giusto.
Io prendo un sangiovese, Miriam una birra strana e Gianni un Fernet Branca on the Rocks.
A metà Sangiovese una sorpresa inaspettata: UN FIGONE maestoso alto come il colosso di Rodi si avvicina e chiede una sigaretta. Attacca bottone. Intavola una discussione basata sul nulla. Visibilmente ubriaca sta donna ci spiega che è una maestra elementare ma che nel weekend fa quello che vuole, che lavora nello stesso paese di Gianni e che è una specie di logopedista. Ha 30 anni ma ne dimostra qualuno in meno. Bionda. Una di quelle che fanno girare la processione… Un colpo di culo di quelli rari, insomma.
Noto subito che porta sull’anulare sinistro due anelli: uno di oro bianco semplice ed un’altro con un diamante da mezzo chilo. Penso: alè… questa come minimo è fidanzata!
Attacca con le lezioni di logopedia. Parte con un “The Fuck” facendo uno spelling accurato ed efficacissimo di queste due parole. Io e Gianni riamaniamo basiti. Le mie tempie sudavano. Poi, su mia richiesta, continua ripetutamente con la differenza di pronuncia tra Tuesday e Thursday cacciando vistosamente la lingua tra i denti e avvicinandola fino a qualche centimetro dal mio naso. Gianno ride a crepapelle. Miriam è divertita. Io ho la sudarella.
Ad un certo punto ci spiega che suo marito sta con gli amici nella STANZA A FIANCO. Rimango per un attimo in disappunto ma è comunque tardi per tirarsi indietro.
Lei comunque va via e dice che forse ritorna.

Non ci speravo ma passano 10 minuti ed infatti barcollando torna al suo posto. In quel momento gli altri sono distratti a parlare con un ragazzo ubriaco che offre da bere a tutti e io ne approfitto e la prendo a parlare in disparte. Butto fuori la carta del mega charming all’Italiana. Sparo due o tre complimenti ben assestati e via: il colosso di Rodi apprezza, annoda i capelli attorno alle dita, confessa che le piacerebbe scappare in Italia e mi da un bacio in bocca a tradimento per poi alzarsi e andare via!

A quel punto è stata questione di un secondo: la seguo e la porto in bagno oppure basta così per la serata?
L’eco degli spari della 44 Magnum mi rimbomba ancora dentro la testa. Il marito della Logopedista è nella stanza a fianco. Per stasera può bastare… Domani avrò tutto il tempo per pentirmente e per ripensare a quel “Thursday” con la lingua in mezzo ai denti che purtroppo non arriverà mai.

Sono un coglione lo so già… siate così gentili da non ricordarmelo nei commenti.