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Cosa dopo New York?

mercoledì, novembre 2nd, 2011

Il video che vi propongo mi è particolarmente caro perchè è girato in aree a me molto familiari: Astoria, Queensboro Plaza, Queensboro Bridge, Roosevelt Island Tramway, Bryant Park, Central Park, Upper East Side, Coney Island.

Uno scorcio di città vera, di vita e di scene quotidiane. In alcune mi immedesimo particolarmente come ad esempio quella in cui si inquadra la skyline di Manhattan guidando sul ponte verso Long Island City (cosa che avrò fatto 100 volte) oppure le serate del cinema all'aperto a Bryant Park (ero presente in quasi tutte). Bella anche la colonna sonora.

Guardando lavori come questo penso solo ad una cosa: cosa può esserci dopo New York? Ho paura che in questo momento storico nessun'altra città al mondo possa esserle paragonabile. New York City forever!

Buona visione

I suoni della grande mela

martedì, novembre 1st, 2011

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Tutti conoscono le fantastiche immagini di questa città. In pochì invece ne conoscono i suoni.

In futuro cercherò di regalarveli dopo averli registrati: sono convinto che farne dei video sarebbe fuorviante e riduttivo.

Il primo che vi propongo è la voce di un'uomo che da anni per fare l'elemosina ripete a un mantra ossessivo. Siede sempre nello stesso punto tra la 34esima e la sua performance è ormai parte integrante di quello scorcio di Manhattan: Guys can you help me get sometin to eat, please?

Cambio radicale: a New York è possibile

giovedì, ottobre 27th, 2011

Sempre per quel discorso del turnover ve ne racconto un'altra degna di nota.

Ho un amico Americano che vive a Westchester e che lavora da Morgan Stanley. Fa un lavoro rispettabilissimo e guadagna anche bene. Cercate di immaginare la situazione: vivi in un posto meraviglioso, la mattina prendi il treno e dopo mezz'ora sei sotto il grattacielo di uno dei nuovi padroni del mondo, uno di quelli che decideranno le sorti nostre e della generazione successiva. Entri, ti siedi, fai il tuo lavoro dalle 9 alle 17. Ogni due settimane ti arriva un assegnino niente male, ferie pagate, se ti ammali hai degli ospedali che non ve li posso raccontare perchè in Italia non sono concepibili. Insomma hai tutto. Il sogno Americano, anzi no mi correggo: il sogno Italianissimo del "posto fisso". E che posto fisso!

Verrebbe quasi da pensare che per lui è arrivato il momento di aspettare in pace la pensione. E invece no! Qui siamo a New York e quindi l'amico Americano che combina? Decide che ne ha abbastanza, che si deve reinventare, che vuole un cambio radicale e così fa il test per entrare in Polizia. Supera il test scritto, supera i controlli medici, le indagini sul suo passato e alla fine è con tutte le carte in regola: appena si libera un posto nell'arco del 2012 lo chiameranno a rapporto con un preavviso di 24 ore.
Io ho cercato di farlo riflettere: ma sei sicuro che ti piacerà fare un lavoro del genere? Ormai hai 30 anni! E come la metti col fatto che guadagnerai solo il 38% di quello che guadagni adesso? (attenzione, non il 38% in meno... intendo il 62% in meno!) Ma lui non sente storie: appena lo chiameranno andrà in ufficio saluterà tutti e il giorno stesso si presenterà in accademia. Per quanto riguarda i soldi dice che all'inizio tirerà la cinghia, poi spera di diventare ufficiale in modo da guadagnare all'incirca quanto guadagna ora. Poi mal che vada se proprio vede che non fa per lui dopo un paio d'anni si licenzia e si ributta sul mercato del lavoro di Wall Street. "...Perchè l'importante è essere soddisfatti", precisa.

Due cose sono da considerare in questa storia. La prima è la trasparenza e l'accessibilità del sistema: pur non conoscendo nessun Generale di Corpo D'Armata e pur non essendo figlio di un Brigadiere un impiegato qualsiasi riesce a farsi accettare in Polizia. A 30 anni pergiunta!. La seconda è che nonostante tutto un giovane si può sentire motivato e capace di attuare un cambio del genere: il punto di arrivo di molti Italiani come punto di partenza di altrettanti Newyorchesi.

Ciao!

Te la do io la statuetta del Duomo di Milano…

domenica, settembre 11th, 2011

Verso le 8 l'incrocio tra Vesey e Broadway viene completamente sigillato, tanto che non è consentito di attraversare neanche ai poliziotti in divisa.

Si creda una piccola folla da entrambi i lati della strada. Ad un certo punto passa uno simil Rambo con una tuta tattica nera, armato fino ai denti. Sulla schiena ha scritto in giallo "US SECRET SERVICE - K9". Lui passa indisturbato, noi altri aspettiamo.

Passano alcuni minuti, nessuno sa il motivo di così tanto rigore ma non è difficile immaginarlo: sta infatti per arrivare in macchina Obama.

Al centro dell'incrocio ci sono diversi ufficiali in camicia bianca. Di tanto in tanto delle strane automobili nere coi vetri si spostano passo d'uomo. Si fermano per e gli occupanti scambiano qualche parola, poi vanno oltre.
Ad un certo punto un signore distino giacca e cravatta passa con disinvoltura attraverso l'incrocio. Uno degli ufficiali gli punta il dito addosso e da lontano grida "Who is that guy?!?". Il signore dietro l'orecchio ha un auricolare col filo trasparente arrotolato. Allargato il bavero della giacca gli mostra qualche cosa, forse un distintivo più probabilmente una spilla. L'ufficiale annuisce e l'uomo passa oltre.

Finalmente si cominciano a sentire i guizzi delle sirene. Arrivano le Harley Davidson della Polizia. Saranno una dozzina, un paio di mezzi degli SWAT (o come ESU come li chiamano qui) , poi altre volanti, a seguire dei mezzi scuri simili a quelli che si vedevano a zonzo in precedenza. Anche questi hanno i vetri neri ma i finestrini posteriori sono aperti ed è perciò possibile vedere chi c'è a bordo. Uno per lato si scorgono degli uomini coi capelli corti e gli occhiali da sole, con la testa scrutano la folla, i palazzi, su e giù, avanti ed indietro. Dal finestrino spuntano inoltre calci dei fucili automatici.

C'è poi un altro van col vetro posteriore rimosso. Dentro c'è un uomo che siede rivolto all'indietro ed è evidente che è pronto ad aprire il fuoco in qualsiasi momento attraverso il retro del mezzo. Sul tetto due antenne stranissime che non sono riuscito ad identificare in nessun modo.

Poi arrivano due Limousine identiche. Molto lunghe. Nonostante l'eleganza e la cura dei particolari sembrano pesanti come carri armati. La prima era vuota, mentre nella seconda si vede Obama che saluta sorridendo la folla. Mi sarà passato davanti a 5 metri distanza.

La coda del convoglio era forse più imponente della testa. Gli uomini armati della parte posteriore non fanno infatti mistero del fatto che imbracciano un arsenale ed alcuni al posto degli occhiali da sole hanno quelle mascherine trasparenti che si usano al poligono di tiro. C'è addirittura un camioncino tutto nero, carico di chissà che cosa.

Passano le auto di coda della Polizia ed il gruppo scompare con la stessa rapidità con cui è arrivato.

Oltre a tutto ciò, mi dicono, uomini e donne in incognita mescolati tra il pubblico, cecchini appostati lungo l'intero tragitto, sensori sparsi che determinano la provenienza esatta di un eventuale sparo ed impensabili vie di fuga dalla città da utilizzare in caso di emergenza.

Le registrazioni dell’undici Settembre

giovedì, settembre 8th, 2011

I’ve never seen so much real world stuff happen during an exercise. [8:24]

Ieri sono uscite delle registrazioni finora inedite relative ai fatti dell'11 Settembre.

Ancora poco materiale rispetto a tutto quello che ci sarebbe da sentire ma sicuramente interessante. Vi consiglio di sfruttare il sito del NY Times per ascoltarlo perché oltre a poter consultare facilmente i vari pezzi ci sono tutte le trascrizioni in tempo reale che ne facilitano la comprensione.

Alle 8:19 (con la barra laterale di sinistra potete scorrere avanti ed indietro) c'è la telefonata di Betty Ong, l'assistente di volo che riuscì a telefonare a terra durante i primi fatti.

Alle 8:24 si sente la voce di  Mohammed Atta che per errore trasmette via radio due frasi che intendevano voler essere dette alla cabina dei passeggeri: "Abbiamo degli aerei. State zitti e andrà tutto bene. Stiamo tornando in aeroporto" o ancora "Nessuno si muova, andrà tutto bene. Se create problemi ferirete voi stessi e danneggerete l'aeroplano. State in silenzio"

Alle 8:40 c'è una procedura di allarme dell'Aeronautica militare. Impressionante la freddezza e la meccanicità con cui gli avieri si scambiano ordini ed informazioni.

Alle 9:01 i tecnici dell'FAA Bell e Mulligan si sentono al telefono. Bell vorrebbe sapere "why, what's goin on?" ma l'altro taglia corto: "Just get me somebody who has the authority to get military in the air, now."

La testimonianza più agghiacciante alle 9:28. Il volo United 93 interrompe bruscamente una comunicazione radio coi controllori di volo che rimangono increduli. Al posto delle normali comunicazioni vengono invece emesse le urla disperate di chi è in procinto di venire assassinato a coltellate. Ad un certo punto sembra di sentire un uomo gridare "sto morendo..."

Alle 10:32 l'Aviazione militare si dichiara pronta ad abbattere qualsiasi aereo che si rifiutasse di eseguire le direttive impartite ma a quel punto è già troppo tardi, gli aerei sono infatti già tutti caduti.

Gente in Progresso

martedì, settembre 6th, 2011

Ragazzi, qua l'inverno è inverno davvero... non come da noi. E' una fase mentale oltre che fisica che cambia la prospettiva dell'intera città, cambia i ritmi, i posti che frequenti e le cose che fai. Il mese prima passeggi per ore, quello dopo fai fatica a fare a piedi i 5 minuti che vanno dalla metropolitana a casa tua.
Stamattina esco bello bello e... sorpresa: fa troppo freddo per andare a maniche corte. Sono risalito a prendere un giubottino e una volta di nuovo in strada ha cominciato a piovere. E piove ancora adesso, dopo il lavoro.
Quinto inverno a New York City... chi lo avrebbe mai detto: come ogni volta torneranno di nuovo le pioggie, riapriranno le scuole, cadranno foglie lungo i viali e ancora un altro inverno, che porterà la neve e un'altra primavera. E tu che fai di sabato in questa cittàaaaaa dove c'è gente che lavora, per avere dieci giorni all'anno di ferie...

(Come sempre, chi non capisce le citazioni è un pivello. Grande Franco)

Un nerd in bici tra Hoboken e Lower Manhattan

venerdì, settembre 2nd, 2011

Stasera ho fatto una nerdata delle mie.

C'era alle 20.20 una passaggio altissimo della Stazione Spaziale sopra New York, uno di quelli rari da quasi 90 gradi di elevazione. Alle 6 e mezza torno a casa, gonfio le ruote della bici, rintraccio il cavalletto, prendo la macchina fotografica metto tutto nello zaino e parto come un razzo.

Prendo prima la N fino a Herald Square, poi il treno Path per andare a Hoboken, nel New Jersey. Vi chiederete come mai da quelle parti. Ebbene, ero convinto che la stazione spaziale entrasse da Nord per poi procedere vero sud est. Se la traiettoria fosse stata quella che io avevo in mente da quel punto avrei potuto fotografarla proprio sopra l'Empire State Building. Una bella foto insomma...

Mentre vado in treno preparo un Tweet in modo da far godere lo spettacolo anche a qualche altro Newyorchese. Eccolo:

@NewYorkology, assieme ad altri 36 lo rilanciano e il messaggio raggiunge 45mila utenze.
Arrivo a destinazione alle 8 in punto ed in bici comincio a cercare un posto adatto per scattare la foto.
Trovo un molo bellissimo, ragazzi ma bello davvero, non potete capire che pulizia e che perfezione... na cosa da film ve lo giuro.

Piazzo il cavalletto, avevo con me anche un 50 mm, un 75-300 ed in 10-22 ma scelgo di scattare col solito 18-55 che hanno pure cani e porci.
C'è però un problema: vorrei fare una espozione di 3 o quattro minuti ma non riesco a settare il Bulb mode. Chiamo il Patrice che sta davanti al computer. Bestemmie a profusione... i minuti passano. Niente da fare, non si trova il modo.
Rinuncio alla super esposizione.

C'è anche un altro problema: sono ormai le 20.20 ma la stazione orbitante che era in acquisizione già da oltre 2 minuti a Nord non si vede. Giro la testa e... sorpresa! Sta entrando da Est! Puttana maiala bagascia lurida... ma come minchia ho fatto i conti? Intuisco che da dove sono Midtown Manhattan è impossibile da raggiungere. Forse col 10-22 si può fare ma la foto sarebbe incomprensibile. Vedo però che la la stazione sta deviando un pò a sud e che si avvicina quindi al WTC. Perfetto, punto il WTC. Il setting che ho fatto faceva schifo... ma ormai sono in ballo e bisogna scattare: click. Esce una foto un pò così, niente di che. Na foto di mmmerda. Avrei voluto di meglio ma in 5 minuti e nella situazione in cui mi trovavo non ho saputo fare di meglio. Eccola:

Fatta la ISS già che c'ero mi diverto a scattarne qualche altra foto alla skyline. Escono però fuori delle luci strane tipo ufo che non riesco ad eliminare. Ma che cazzo sono ste luci? Ho sventrato la macchina, tolto i filtri... niente da fare. Ne vedete alcune nella foto dietro la mia testa. Per il nervoso stavo per gettare la camera nell'hudson river poi ho capito che erano causate da quelle lucine (bellissime) che hanno messo sul passamano del molo.

Va beh chiudo tutto e me ne torno verso casa.
Prima però mi fermo a prendere una Pizzetta ad Hoboken. Oh... capiamoci: il lungomare di Hoboken è tutto pulito, luccicante, hotel bellissimi. C'è poi sta vista allucinante di New York. Roba che ci porti un turista ti muore lì davanti a te. Però due coglioni... Il New Jersey è da suicidio eh... Ci sono dei baretti mezzi vuoti, dei localini... ma sembra di stare ad Alba Adriatica. Tra NY e NJ non ci sono soltanto un fiume ed una lettera, c'è un abisso, una voragine. "Don't go to Jersey" mi dicevano appena arrivato. Ora capisco il motivo.

Il treno Path ha 3 o 4 linee ma non ci si capisce un cazzo... mi perdo ogni volta. Infatti stasera anzichè tornare ad Herald Square sono finito al World Trade Center. In bicicletta.
Oh fa impressione Lower Manhattan di sera. Di giorno è un delirio, un via vai infernale. La sera nessuno. Strade vuote, silezione. Sti palazzoni deserti. Direi New York downtown è quasi intima se ci vai in un orario non lavorativo.
Chiamo Duccio, il decano di New York che ora vive sotto il WTC ma non mi risponde allora sbicicletto fino a Canal Street per prendere la gialla. Per strada, di tanto in tanto, delle fregne epiche. Cose che in Italia non esistono... è così fidatevi del lupo che perde il pelo, ma non il vizio. In questa città ogni 5 minuti trovi un motivo per andare giù di testa.

Poco prima di canal, su church street noto una cosa mia vista prima: una automobile parcheggiata stava proiettando un cartellone pubblicitario di circa 15 metri per 10 sul muro di un palazzo. Incredibile. Hanno montato un proiettore professionale sul sedile di dietro, e dal finestrino aperto sparavano di lato. Guardate che roba:

Va beh arrivo alla fermata della stazione vicino casa.
Scendo dal treno con la bicicletta in mano. Esco dall'uscita di emergenza anzichè dal turnstile (in bici è consentito) e mi avvio verso l'uscita. Ciliegina sulla torta: mentre mi avvicino alle scale che fanno scendere dalla stazione sopraelevata davanti a me c'è una ragazza sui 35. Sta a circa 3 metri di distanza quando si gira di scatto e grida: "Get the fuck away from behind me!". Io mi giro per vedere se sta parlando con un altro... ed invece no sta parlando con me! Le passo vicino perplesso e lei grida qualche insulto non ricordo bene quale mentre con la cannuccia della bevanda che ha in mano da una frustata e qualche gocciolina mi arriva in faccia. La cosa è successa talmente in fretta che io non ho avuto il tempo di reagire e quindi non ho detto niente... Mentre scendevo le scale l'ho sentita dire qualche altro sproloquio. Cose da pazzi. Le possibilità sono due: o era una psicolabile dissociata dalla realtà, oppure una iper stressata che deve aver letto di quel molestatore che va in giro per Astoria in bicicletta. Comunque sia, roba da andare in galera senza sapere il perchè...

La serata si conclude con una zuppetta di patate fagioli e roast beef seguita da due dita di un bellissimo Jameson liscio liscio, senza neanche il ghiaccio (mi mancava). Ahhhhhh mo sci!
Me ne vado a letto... che è ora.

Ciao!

Access-A-Ride

mercoledì, agosto 31st, 2011

Molte delle stazioni della metropolitana di NY non sono ancora munite di ascensori per i disabili. Non appena viene rinnovata una stazione essa è resa accessibile ma essendo le stazioni oltre 400 ci vorrà del tempo prima che lo siano tutte. Gli autobus invece sono completamente attrezzati: il mezzo arriva, si inclina e viene estratto una specie di ponte levatoio per far salire la carrozzina. Se serve l'autista scende a spingere per poi fare posto all'interno del mezzo (alcuni sedili sono retrattili proprio per questo motivo).

E se una persona non fosse ugualmente in grado di utilizzare il servizio di trasporto pubblico? Cosa deve fare?
Basta chiamare ACCESS-A-RIDE e l'autority dei trasporti allo stesso prezzo del trasporto pubblico ti porta dove devi andare da porta a porta.

Avete capito bene: questi vengono a casa tua, salgono le scale, ti prendono dal portone del tuo appartamento e ti lasciano davanti alla porta del tuo ufficio o in qualsiasi altro luogo tu voglia andare pagando la stessa cifra che pagherebbe una persona in grado di utilizzare i mezzi pubblici. Se c'è bisogno di un accompagnatore questo non paga per niente.

I mezzi di Access-A-Ride sono migliaia e si vedono continuamente. Un gran bel servizio che rende onore a questa città.

 

Dentro i colpevoli, e fuori i nomi

martedì, agosto 23rd, 2011

Oggi verso le 13.51 ho tirato fuori un bestemmione che se ne sono accorti in tutta la costa est.

Scherzi a parte: gli Americani esagerano sempre in tutto. A chiamarlo terremoto ci vuole coraggio. Fosse stato in Italia non lo avrebbero scritto neanche i giornali mentre qui hanno evacuato mezza America.

Comunque io ve lo avevo detto che questa è una zona sismica. E questo è niente... se viene un terremoto serio a NYC sono cazzi amari. Io in casa ho 10 Kg di cibo secco e 30 litri di acqua potabile.

P.S.
Chi non capisce il titolo è un pischello

Sal

domenica, agosto 14th, 2011

Venerdì mangiavo un panino sulla quarantaduesima.
Il marciapiede stracolmo di gente che frettolosa si intreccia in direzioni opposte. Non di rado qualcuno si sfiora accidentalmente e la cosa generalmente si conclude con un "sorry" - "sorry" detto automaticamente senza neanche girarsi.
A na certa però si toccano due signori molto distinti, si vedeva che erano sicuramente due della ivy league: uno bianco, calvo, tatuaggi sulle braccia, alto circa 1.80 x 150 Kg con addosso una bombola di ossigeno e occhialini per respirare, l'altro nero cappellino classico in testa, alto sui 1.90 muscoloso.
In tre secondi si passa dalle grida alle vie di fatto: il bianco appoggia la bombola dell'ossigeno, si toglie gli occhiani e si lancia verso il nero. Volano parole grosse, qualcuno si ferma per gustarsi la scena, io continuo a mangiare il panino a circa 5 metri di distanza.
La rissa però non parte... nonostante le insistenze del bianco "Just because I have the oxygen you think you can't take care of myself?!? Come here you motherfucker!..." il nero invece indietreggia e se ne va rinunciando alla lotta.
Allora il bianco torna indietro, si rimette l'ossigeno, e vede che io avevo assistito a tutta la scena così mi chiede: "You saw everything didn't ya? Was I right or was I wrong? Tell me the truth, was I right? Did you her what he said to me?"
Io ovviamente gli davo ragione al 100%... senza neanche il minimo concorso di colpa.

Lui si avvicina, e si mette a parlare. Dice di avere l'ossigeno per via dei tre pacchetti di sigarette al giorno che fumava, e di essere stato in galera un paio di volte.
La prima perchè a 12 anni aveva sparato ad una persona che aveva molestato sua sorella, la seconda a 21 perchè scappando dalla polizia (il motivo non si sa) si è fatto rincorrere da Staten Island fino a Manhattan (!!!) e durante la fuga ha urtato l'auto della polizia... Nessuno si era fatto male ma si dovette fare ugualmente 3 anni di carcere.
Io allora subito chiedo: ma dimmi, in galera come si sta... avevi paura? E lui: "ehhhh si eh... quando entri che sei giovane e non sai le cose come funzionano hai molta paura... poi però capisci e diventa tutto normale"

Allora mi permetto di dargli un consiglio. Per evitare di passare dalla ragione al torto, visti i precedenti e vista la sua attuale situazione, anzichè attaccare la rissa avrebbe dovuto buttarsi per terra e far chiamare un'ambulanza. Lui con quella bombola dell'ossigeno a tracolla avrebbe potuto mettere nei guai chiunque.
Lui ci pensa un attimo, arriccia le ciglia e fa: "Ma intendi che mi devo buttare a terra DOPO che gli do un pugno in faccia... giusto?" heheheheheh si può o meno

Poi sente il mio accento e mi chiede da dove venivo.  Gli dico che sono Italiano e lui: "Ohhhhhh PAISANO!....."
Di bene in meglio.

Esce fuori che lui non si chiama come dice di chiamarsi, bensì "Sal" (il cognome non lo ricordo, ma Italianissimo) e che ha cambiato nome per evitare che il suo passato burrascoso tornasse sempre alla ribalta con la polizia. Mi dice che i suoi erano di CORLEONE... (!!!) e che suo nonno dovette scappare a Napoli per evitare di essere ucciso e che da lì si imbarcò per New York City.
Il fatto che anch'io ero Italiano deve averlo riempito di gioia ed il suo racconto diventa un fiume in piena: gli anni passati a guidare il camion, le corna messe alla prima moglie, le risse in carcere.

Mi domanda da quanto sto in America. Dico quattro anni e lui risponde: ahhh ma allora sei Americano. Alla mia smorfia lui pronto ribatte: "I got it, you gotta deal with that Green Card shit... you gotta do what you gotta do man..."
Arriva a prenderlo la macchina, mi saluta stringendomi la mano e poi abbracciandomi come fossimo fratelli. Dice: "mi piacerebbe parlare di nuovo con te". Rispondo che chissà, magari ci si rivede sulla quarantaduesima a ora di pranzo.

Cinque minuti di conversazione con un uomo al tramonto della propria esistenza, un uomo solo solo, malato, nessuno con cui parlare... uno che pur di riuscire ad evadere dalla morsa dell'indifferenza che lo attanaglia è disposto a lottare fino alla morte.
Cinque minuti di racconti della New York gangster Italo/Americana che ormai sopravvive soltanto al cinema, una testimonianza diretta di quel che succede quando il sogno Americano si trasforma in un incubo.

Per me queste storie sono meglio di un film.