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John Conn e la metropolitana di New York nei primi anni ’80

Monday, July 12th, 2010

In un mercatino del Queens mi sono imbattuto su una serie di foto in bianco e nero sulla metropolitana di New York che avevo già visto in giro da qualche anno.
Sono gli scatti di John Conn, parte della collezione permanente del Museum of New York City, un lavoro che come pochi altri documenta lo stato di decadenza della metropolitana (e quindi dell’intera città) durante quegli anni terribili ma anche affascinanti.

Un sabato interessante

Sunday, June 20th, 2010

Per salire fin dentro la testa della statua della libertà normalmente la lista d’attesa è di 4 mesi. Un collega in visita è però incredibilmente riuscito riuscito a trovare due per il giorno successivo e così abbiamo approfittato. Il motivo di questa attesa così lunga è che per ovvii motivi è possibile far accedere alla statua solo 240 persone al giorno contro le circa ventimila persone che quotidianamente visitano Liberty Island.
L’organizzazione è perfetta e si viene accolti come VIP. L’interno del monumento è stato di ricente ristrutturato e nonostante i 120 anni suonati tutto sembra stato costruito il giorno prima. La scala a chiocciola che percorre l’ultimo tratto è sicuramente la più ripida che abbia mai percorso in vita mia.

Dopo i biglietti last minute c’è stato un altro colpo di fortuna del tutto inaspettato: la Red Bull Air Race.
Io non mi ricordavo di questa manifestazione e quando all’improvviso ho visto un elicottero fare un loop sopra l’Hudson river devo dire che ci sono rimasto di stucco.
Il bello è che da Ellis Island, (compresa nei $15 del biglietto per la statua della libertà), era possibile vedersi lo spettacolo praticamente in prima fila e senza neanche pagare neanche il biglietto delle tribune ufficiali che stavano almeno al triplo della distanza.

Infine un brivido. Il traghetto che ci stava trasportando da un’isola all’altra assieme a circa altre cinquecento persone ha rischiato una collisione con una grossa barca da diporto. Quasi nessuno si è accorto di nulla quando i nostri motori sono stati messi indietro tutta e nonostante la virata delle due imbarcazioni siamo arrivati sicuramente a meno di cinque metri di distanza. Una situazione talmente bizzarra che pur avendo la macchina fotografica in mano non sono riuscito a scattare neanche una foto.

New York a pedali

Tuesday, May 25th, 2010

[Domani Mercoledi 26 ore 14.45 ora Italiana potrete seguire in diretta sul blog la biciclettata in giro per NY]

Stamattina mi sono deciso e ho tirato fuori la bici per andare a lavorare.
Avevo intenzione di fare un bel video da mettere nel post ma dopo aver perso una decina di minuti per fissare come potevo la telecamera alla bicicletta mi sono accorto che era rotta… così niente video fino a quando non me ne procuro una nuova.

Il tratto nel Queens procede scorrevole tra un incrocio ed un altro. Raramente ci si ferma e prima ancora di sudare sei già all’imbocco del Queensboro Bridge.
Qui le cose si fanno New York, e mentre a sinistra un fiume in piena di auto scorre meno veloce della tua bicicletta (in salita) alla tua destra la linea N/W gradualmente scende in basso fino a sparire sotto il fiume.

La parte in salita del ponte è scoraggiante per chi come me è poco avvezzo alle grosse biciclettate. Lo è ancor di più la parte in pianura a cui arrivi stanco della salita e che sembra non finire mai. Unica consolazione la nellissima visuale della sottostante Roosevelt Island coi suoi palazzi scintillanti, i campi sportivi, i prati e i due rami del fiume che la circondano.

Finalmente arriva la discesa, ottima occasione per riprendere fiato e rinfrescarsi un pò. Da lontano si avvicina Manhattan il traffico diventa stagnante. Appena messo piede a NY NY si fatica a passare persino in bici  e anche se non si potrebbe non  è raro dover ricorrere ai marciapiedi.

Se esistono le piste ciclabili anche lungo le grandi arterie un motivo c’è  ma stamattina ho deciso di ignorarlo (sulla mappa sono disegnate in verde). Lungo Madison avenue ho infatti fatto fatica a ritagliarmi uno spazietto per passare tra le varie centinaia di macchine e di taxi. Tutti in genere molto educati ed attenti, ma pur sempre potenzialmente pericolosi e necessitanti di tutte le attenzioni del caso.

Ho parcheggiato sulla quarantaduesima davanti all’ufficio. I furti non sono rari per cui il catenaccio è pesante quasi quanto la bici. La ruota anteriore, quella posteriore, il telaio ed il sellino tutti saldamente ancorati al paletto per attaccare le bici. Tempo impiegato per tutto il traggitto: 30 minuti comprensivi di catena che scende e percorso non del tutto ottimale… Si può fare di meglio.

La sera, dopo il lavoro e dopo una birretta allietata da una presenza inaspettata e graditissima, la quarantaduesima è un trionfo. E’ la New York che tutti sognano.
Seguendo la sottile striscia di cielo che si vede tra le file di quei palazzi incredibili si passa dal blu insteso all’arancio per poi finire sul rosso. Sarà stata forse un’illusione ottica ma all’orizzonte, tra i contorni sfumati dal tramonto di fuoco, noto un particolare finora impensabile: possibile che dalla quarantaduesima si vedono le colline e qualche villetta del New Jersey?!?
Non torno subito a casa e ne approfitto per salutare degli amici in divisa a Time Square.

Sulla via di casa scelgo di fare la prima avenue e di passar quindi davanti alle nazioni unite. Manatthan, specie a quest’ora e così a est, si è ormai calmata e c’è tutto lo spazio per pedalare con calma godendosi lo spettacolo.
Sarà stata l’euforia ma al ritorno il ponte è sembrato meno difficile di quanto non fosse all’andata. Stavolta la catena non è scesa ma un sacchetto di plastica si è incredibilmente impigliato su un pedale per poi ficcarsi nel cambio costringendomi a fermarmi per rimuoverlo.

Il Queens all’imbrunire, gli impiegati rientrano in casa, qualcuno cucina, altri prendono un take away. La giornata volge al termine.
Tutti pronti per un’altra giornata di lavoro (o un’altra biciclettata) nella più incredibile delle città occidentali.

Pubblica Amministrazione a NYC

Monday, May 17th, 2010

Mi è venuta la curiosità di cercare online la data di costruzione del mio palazzo.

Vado su google e scrivo “New York City Building Search” e in pole position salta fuori il sito del Department of Buildings. Ci clicco, e in prima pagina vedo un formettino per la ricerca. Metto il mio indirrizzo e boom! Oltre l’informazione che cercavo (costruito nel 1962) salta fuori tutto quello che c’è da sapere: certificato di abitabilità originale, elenco di tutte le contestazioni, delle violazioni, dei permessi per le manutenzioni, dei certificati degli ascensori, delle istallazioni elettriche, dei permessi richiesti e non ancora approvati, delle insegne luminose, delle ispezioni idrauliche, dei lavori idraulici in corso, delle facciate, delle marquees, dei controlli della caldaia e altro ancora. Per farvi capire a che livello di dettaglio si arriva, ecco alcuni esempi:

  • il 18 Ottobre del 2008 qualcuno ha segnalato “Ci sono dei lavoratori con una scala alta 2 metri sul fire escape. Gli operai non usano nessuna protezione. Secondo me è pericoloso“.Lo stesso giorno, l’ispettore #2279 interviene sul posto e verbalizza: “Nessuna violazione al momento dell’ispezione. Trattasi di lavoro di manutezione minore alla scala antincendio che non richiede nessuna autorizzazione“.
  • Nel 2003 invece qualcuno ha denunciato una costruzione abusiva nel seminterrato. Anche in questo caso l’ispettore #0885 liquida laconicamente la vicenda con “Al momento dell’ispezione non c’è nessuna costruzione abusiva in corso nel seminterrato. Caso chiuso.
  • La caldaia,  modello Federal/Eastmond FST-60, viene ispezionata una volta all’anno. L’ultima ispezione (tutto in ordine) risale all’11 Febbraio e l’ha fatta il tecnico autorizzato dallo stato #005273 tale Sig. Hachmann.

Tutto questo è disponibile per l’intera città e visionabile in qualsiasi momento da chiunque al mondo. (Ci sint?!?!)

Già che c’ero ci ho preso gusto e giando tra un link e un’altro sono capitato sul piano regolatore della città. E’ tutto online, comprese le spiegazioni per i non addetti ai lavori, le mappe e le modifiche apportate nel corso degli anni. Quella in cui vivo ora è una zona residenziate di tipo R6.

Mettere in rete sti documenti e permetterne facilmente la consultazione non equivale certo allo sbarco sulla luna ma è in ogni caso una bella testimonianza di modernità, trasparenza ed efficienza.

Autobomba a Time Square

Sunday, May 2nd, 2010

Ieri invece ero stanco e non avevo neanche voglia di uscire per cui mi sono visto un film in streaming e poi a fare una piccola ricerca per risolvere un problema tecnico ad un amico.
Stamattina, come ogni mattina, apro repubblica.it e scopro: “Autobomba a Time Square”.
Non è la prima volta che tramite giornali italiani vengo a sapere di episodi che qui potrebbero riguardarmi.

La bomba infatti è stata trovata attorno alle 19 sulla 44esima e settima avenue, un punto che io frequento molto molto spesso (giovedì sera ci sono stato tre ore, domani sera ci sarò altre tre). Nonostante ciò non sono molto preoccupato perchè so che statisticamente le probabilità di trovarsi coinvolti in un attentato sono scarse. Mi preoccupa invece l’effetto che fatti del genere avrebber0 su New York e sull’America in generale, che poi è esattamente l’effetto desiderato dai terroristi.

Pare si sia trattato di un dispositivo rudimentale composto da bombole di gpl, gasolio e polvere nera. La polizia lo ha definito “amatoriale”.
La mia idea è che sia stata opera di persone che non hanno vero esplosivo né sono in grado di produrselo ma pur sempre determinate ad andare fino in fondo. Terroristi amatoriali che forse non sono affiliati a nessuna organizzazione e quindi difficilmente individuabili o prevedibili.

Ho paura che sia veramente soltanto questione di tempo…

Energia e sensazione di onnipotenza

Wednesday, April 28th, 2010

Ve lo ricordate l’amico Frank, quel mio collega che studia cinema? Quello che qualche tempo fa mi fece recitare in un suo cortometraggio… Lo stesso che potrebbe provarci e riuscirci con qualsiasi femmina di qualsiasi età o estrazione sociale in tutta lower Manhattan?
Lui e un altro mio collega (che tra l’altro è un rapper che con la sua band andava in tuor assieme a Coolio) non so come si sono fissati che devono fare un film.

L’anno scorso, lavorando principalmente di notte, hanno cominciato a scrivere uno script ambientato a Williamsburg, la capitale mondiale degli Hipster.
Nella storia hanno trascritto fondamentalmente scattato una istantanea di quello che vedono quotidianamente accadere attorno a loro. Il compagno di casa ha una storiaccia con la sua morosa? Pari pari nella storia del protagonista. Sentono una battuta in un bar che li fa ridere? La mettono dentro. Vedono un tipo con una maglietta particolare? La maglietta finisce addosso al protagonista… E così via.

Diciamo che sono entrambi un pò visionari, anzi, diciamo pure che dal punto di vista di noi comuni mortali “made in italy” sembrano anche un pò folli… ma a sentirli parlare il film è praticamente già fatto, non hanno dubbi: hanno un business plan per un milione di dollari, hanno già avuto pranzi e cene di lavoro coi più grandi produttori cinematrografici del mondo (gente che ha fatto film e sequel che abbiamo visto tutti), diversi attori emergenti che loro ritengono adeguati si sono dimostrati entusiasti dopo aver letto il  lavoro, band “Hipster” stanno contrattando per l’uso di alcuni pezzi nella colonna sonora.
A dimostrazione della loro determinazione entrambi si sono fatti tautare una videocassetta VHS col nome del loro film sull’etichetta.

Io non so se il film si farà veramente ed essendo un noto pessimista se dovessi scommettere scommetterei sul NO. Ad ogni modo la differenza tra il resto del mondo e New York City è tutta descrivibile in questa storia o in altre simili che ho avuto modo di vedere o conoscere.
Non mi riferisco alle grandi opportunità o alla facilità con cui si riesce a venire in contatto della gente che conta bensì all’energia ed alla sensazione di onnipotenza che da questi fattori scaturiscono.
Giù in Italia, nel paesello, conosco tante persone che qui forse avrebbero sfondato nell’arte, nella musica, nel lavoro o in chissà cos’altro e che invece, tramortiti dalle circostanze, se ne stanno tra le mura di casa (coi genitori) rassegnati a tirare a campare ammazzando il tempo senza più neanche la forza di sognare un qualsiasi cambiamento e certi solamente che questo non arriverà mai.

Anni ’60 ed ’80

Tuesday, April 27th, 2010

Allora,

carissimi amici appassionati di New York e dintorni, dovete vedervi due cosette.

La prima è il film “After Hours” di Martino Scorsesiello, un film simpatico che mostra Soho così com’era negli anni ’80 immergendo lo spettatore nell’ottica della città di quegli anni: casa nell’upper east/west side, lavoro a midtown, downtown da evitare a tutti i costi.
Quando sento raccontare dai niuorchesi i fatti che succedevano da quelle parti mi sembra di immaginare situazioni impossibili. Il film invece rende bene l’idea sopratutto perchè a raccontarlo è l’amico Martino, uno che Soho (e New York tutta) la conosce molto molto bene.

La seconda è la serie TV “Mad Men“, ambientata nella New York corporate dei mitici anni ’60, gli anni in cui  anche qui a New York si potevano accimentare le segretarie (vantandosene), si abusava allegramente di tabacco e superalcoolici senza rotture di coglioni, si potevano immaginare un futuro migliore ed una continua ascesa verso il cielo, unico limite visibile e riconosciuto.
Anche se normalmente le serie TV non fanno per me questa qui me l’ha consigliata una amica e devo ammetere che mi sta piacendo: i palazzi, le case nuove nuove, le automobili, le capigliature delle donne, la musica. Che città che deve essere stata negli anni ’60…
Per la serie “no qualunquismo” vi lascio con una delle mie perle di saggezza che vi ripeto per la millesima volta: si stava meglio quando si stava peggio.

Percussioni a Union Square

Saturday, March 27th, 2010

Only in New York

New York in pillole

Thursday, March 25th, 2010

Un Coyote viene avvistato in giro per lower Manhattan. Sembra incredibile eppure non è un cane ma veramente un Coyote.
Essendo ovviamente esclusa l’ipotesi di abbatterlo, dopo diversi tentativi della polizia l’animale sfugge alla cattura.
Come possa essere arrivato a Manhattan nessuno lo sa.

Una signora di mezza età probabilmente Koreana piange disperata sulle scale dell’ingresso della Penn Station. E’ seduta per terra contro un muro per cui inizialmente si pensa ad una aggressione o ad un atto di violenza. Poi però arriva la spiegazione: ha ricevuto brutte notizie dai suoi parenti all’estero.
Sul volto di chi la assiste lo sguardo imbarazzato di chi ha esaurito le parole di conforto e non sa più cos’altro dire o fare.

Sulla prima carrozza della linea N a Herald Square un uomo è faccia a terra nel bel mezzo del vagone e si è già pisciato addosso. Segno brutto… Le altre persone presenti tutte indifferenti o prese nelle loro cose. E’ evidente che nessuno ha ancora fatto nulla.
La porta si sta per chiudere e così scendo al volo dal treno per avvisare l’MTA in modo da far soccorrere il malcapitato alla stazione successiva.

Un sergente sui quaranta dei Marines, veterano pluridecorato, passa a Time Square proprio davanti al baracchino dove le forze armate reclutano nuove leve.
Indossa la divisa dalla delle grandi occasioni con uno stile e una classe impareggiabili.
Due giovani agenti della NYPD lo vedono arrivare da lontano e nel momento in cui questo gli passa davanti gli fanno il saluto militare.
Il Marine, compiaciuto, con la stessa classe con cui indossa la divisa ricambia facendo roteare il braccio verso la fronte e parte del busto verso i poliziotti. “Thank you guys”, e va via sorridendo senza fermarsi.

All’incrocio tra quarantaduesima e settima evenue il brusio e le luci della sera vengono interrotte da un gran numero di sirene.
All’improvviso compaiono le Harley Davidson della Polizia che facendo la staffetta bloccano sequenzialmente tutte le avuenue permettendo così ad un convoglio di auto blindate di procedere senza doversi mai fermare.
Passano prima due o tre auto coi lampeggianti, poi altrettante nere e coi finestrini oscrurati. Una di queste ha il vetro posteriore rimosso per permettere ad un osservatore di tenere immediatamente sotto tiro chiunque si avvicinasse troppo alla successiva, quella con dentro Michelle Obama e le sue bambine.
Michelle osserva incuriosita e sorride. Con la stessa velocità con cui è comparsa sparisce e la città ritorna immediatamente al suo caotico livello di normalità.

Morte di un pregiudizio

Monday, March 8th, 2010

Pieno centro di Manhattan, temperatura mite, notte fonda. Esco da una situazione losca sulla trentesima strada.

Mi ero portato le sigarette ma non da accendere così mi avvicino ad una coppia di ragazzi in penombra lungo la settima avenue che discutevano animosamente. Lei poco prima che io li raggiungessi se ne va a passi svelti verso nord.

Erano due ragazzi neri, miei coetanei pressappoco. “Got a light bro?” faccio io appena raggiunto il ragazzo. “Sure buddy” e tira fuori un portaccendino di pelle.
Senza che io lo avessi chiesto questo mi spiega che quella era la sua ragazza e che lei era incazzata perchè lo aveva visto ballare vicino ad un’altra.
Vista la cordialità offro una sigaretta: “Daaaamn… tough shit. Wanna a smoke?” E lui “Oh yeah I need one!”.

Camminando verso nord raggiungiamo il Madison Square Garden e ci mettiamo a parlare del più e del meno.
Nonostante la ragazza se ne fossa appene andata con in tasca le chiavi della sua macchina questo qua ha accimentato come un caimano tutto quello che passava per la strada. Le fermava tutte e per ciascuna aveva una battuta pronta: “I’d quit smokin for you babe, what’s your name?” oppure “Where are you going purple rain?” (rivolgendosi ad una completamente vestita di viola!)… ehheheheheheheeh
A quel punto si aggregano altri che cercavano disperatamente un locale aperto e che li facesse entrare con le scarpe da ginnastica che avevano. E così eccomi lì, in pieno centro a Manhattan, di notte tardi, circondato da ragazzi sconosciuti e di colore. Siamo rimasti a conversare per un pò. (Discorsi altamente filosofici, cose  tipo “I’m 47 years old and my gf is 23 but I still keep punching the ticket, ya know….” hehehehehehehe)

Due o tre anni fa sarei morto di paura solo a passargli vicino a quei ragazzi solo perchè erano neri. Ieri invece sono morto dal ridere. Troppo forti.