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Yellow Cab
martedì, gennaio 17th, 2012Visto che se ne parla mi pare obbligatorio dedicare un post ai Taxi.
Qualche anno fa ero a Firenze e tramite l'amico Duccio ero a cena di una famiglia Fiorentina.
Si parlava del più e del meno quando inevitabilmente cominciano le domande su New York e come si sta in America. Apriti cielo. Io non aspettavo altro e comincio con la filippica filo-Americana e anti-Italiana che ormai mi contraddistingue. "E in Italia non funziona un cazzo, in Italia le cose vanno male, e questo e quello..." tutto quello che sono sicuro sapete benissimo anche voi insomma. La famiglia ospitante annuiva e condivideva. Eravamo tutti d'accordo fino a quando ad un certo punto per corroborare le mie vedute tiro fuori un esempio: i Taxi.
Dico io: "a New York alzi un braccio e se ne ferma uno. Sali, fai diversi chilometri in giro per Manhattan e raramente spendi più di dieci dollari. Se la sera vai a ballare o al bar e non ti va di prendere la metro prendi il Taxi senza pensieri... non è un lusso ma una consuetudine. E qui in Italia? Prendete la stessa Firenze: tutti i gli autisti fermi in colonna a leggere libri. Il Taxi non lo prende mica nessuno perchè se poco poco ci sali sono legnate e prima che te ne accorgi ci lasci 30 Euro. A New York i Taxi non stanno mai fermi, tanto che le officine per le riparazioni lavorano quasi solo di notte... L'Italia è uno scandalo ed i Taxi ne sono l'esempio lampante".
A tavola scende il gelo. Nessuno sa più cosa dire... Il proprietario abbozza una difesa: "ma no... non è... se però... ma forse...". Dopo qualche minuto esce fuori la verità: sia il padrone di casa che suo figlio sono Tassisti propriò lì a Firenze.
Che scena ragazzi! Priceless... poi alla fine ce la siamo presa a ridere e mi hanno anche dato in parte ragione, ammettendo che il servizio andrebbe rivisto e riorganizzato tenendo però presente sia le esigenze degli utenti che quelle categoria.
Ma come funzionano i Taxi a New York City?
New York è sicuramente la capitale mondiale dei Taxi al punto che gli "Yellow cab" sono diventati un elemento caratteristico e distintivo della città stessa. In certe ore della notte, ma spesso anche di giorno, in strada si vedono passare più Taxi che automobili private e visto l'enorme successo credo che NYC sia un caso da studiare accuratamente e da prendere come esempio virtuoso da imitare.
Conosco almeno 5 tassisti di Manhattan e per ammazzare il tempo ho avuto modo di conversarci per ore ed ore (letteralmente) così mi hanno spiegato vita morte e miracoli del loro lavoro.
Ci sarebbero diverse tipologie di Taxi ma io considererè solo quelli gialli che tutti conoscono e che nell'immaginario collettivo sono gli unici disponibili in città, anche se non è assolutamente così.
Il Taxi Giallo vede impegnati tre diversi attori:
1) Il proprietario della Licenza
La Licenza si chiama Medallion e vale attualmente circa 650.000 dollari. Generalmente queste licenze sono possedute da singoli individui ma capita anche che delle società ne possiedano diverse. Per chi non ne avesse una l'affitto mensile di una licenza può costare 2000-2500 dollari al mese. Le persone che conoscono sono tutti tassinari veterani degli anni '70 e '80, gli anniin cui le licenze non valevano nulla rispetto a quello che valgono ora e loro, immigrati venuti da Haiti senza ne arte ne parte, guidando sono riusciti a comperarle e a prosperare. Ora hanno tutti due o tre Americnai figli all'Università.
2) Il proprietario del mezzo
Il Taxi giallo è originariamente una automobile qualsiasi che poi viene modificata opportunamente per lo scopo. I cambiamenti apportati sono importanti: l'auto viene verniciata di giallo e serigrafata, l'abitacolo viene separato in due ambienti distinti, vengono istallati monitor, telecamere, GPS, lettori di carte di credito, delle luci di emergenza che comunicano alla polizia eventuali problemi a bordo, cartelloni pubbliciari. Tutti i Taxi adesso devono essere elettrici o ibridi.
Anche in questo caso del mezzo può essere sia un privato che un "Garage", ossia una piccola azienda generalmente munita di autofficina che fa circolare questi mezzi affittando da terzi la licenza - o medaglione - da bullonare trasversalmente sul lato destro del cofano.
3) L'autista
Molto raramente l'autista del Taxi è la stessa persona che troviamo al punto 1 ed al punto 2. Più spesso gli autisti sono giovani squattrinati, studenti, immigrati di prima generazione che cercano un metodo veloce per guadagnare qualche soldo. Diventare autista di Taxi è semplice: tramite un apposito corso ed esame si deve acquisire la patente di guida commerciale. Particolarmente severi sono i controlli sul consumo di Alcool o di droghe illegali che vengono ripetuti periodicamente per cui se si beve troppo o si hanno delle abitudini troppo mondane magari non si riesce ad averla.
Comunque, una volta avuta la patente ci si reca presso uno dei tantissimi "Garage" a disposizione per affittare una macchina pronta all'uso al modico prezzo di 140 dollari a turno (si può in realtà scendere fino 100 a seconda dell'orario, della fiducia ecc). A quel punto si è pronti per far salire i passeggeri ed al termine del turno - che dura 12 ore - tolto la spesa per l'affitto del Taxi, la Benzina e le tasse rimarranno puliti un 100-150 dollari in una giornata qualsiasi ma anche due o trecento nei weekend. Decide quindi l'autista se lavorare di giorno, di notte, 7 giorni su 7 oppure soltanto nei weekend ed è sempre lui che decide se starsene fermo a leggere per ore oppure prendere passeggeri a raffica uno dietro l'altro.
A me piacerebbe di brutto farmi una esperienza come Tassista. Se avessi opportunità la patente commerciale la farei anche solo per tenerla in un cassetto. Poi magari in un pariodo di vacche magre la tiro fuori e mi faccio solo i weekend a 200 dollari a botta. Mi faccio qualche corso e durante la settimana lavoro come cameriere nei locali di lusso (e si perchè in fondo sono sempre un Italiano... mica no!). Poi ne farei un altro, ci metterei sopra un paio di tatuaggi e la sera vado a fare il barista... Se mi va di lavorare e ho bisogno vado, altrimenti sto a casa con una bella bottiglia di Whiskey e - come diceva Bukowksi - "drink myself to bed". Fantastico...
High Line Park
domenica, gennaio 8th, 2012
Oggi pomeriggio sono andato a vedere l'High Line Park, un giardino creato a Manhattan rivalutando una vecchia linea ferroviaria sopraelevata in disuso. Sono entrato a Chelsea sulla ventiduesima e sono uscito sulla trentesima ma inn futuro il progetto verrà esteso fino alla trentaquattresima.
L'idea di creare una passeggiata circondata dal verde dove un tempo invece scorrevano i binari è vincente. Peccato che in inverno il verde diventi marrone ma che volete... fa parte della natura anche questo.
La zona è molto interessante e ovviamente costosissima. Diverse le palazzine appena costruite dal design innovativo, ancora quasi tutte vuote. Ci sono anche dei loft enormi in via di riqualificazione con in mezzo addirittura la ciminiera di una fornace.
Da lontano i soliti palazzi alti tipici di una città come questa. Gli dei che ti osservano dall'olimpo. Tu non li vedi ma loro vedono te. In basso, tra i comuni mortali, ancora qualche casetta anonima ed evidentemente povera: un alberello di natale senza pretese, il giardinetto in disordine con qualche vecchia sedia arruginita. Gente che magari ci abita da due o tre generazioni e che ancora incredibilmente non si arrende all'arrembaggio degli speculatori immobiliari.
Che città ragazzi. If you're leaving New York, you're going nowhere.
Ciao
Compro una vitarella ma penso alle sorti del mondo
lunedì, gennaio 2nd, 2012Le grandi Corporation, dopo essersi impossessate delle fonti di energia, della produzione di materie prime e dei grandi processi industriali negli ultimi vent'anni si stanno appropriando anche di tutti i canali di distribuzione del cibo, delle merci e dei servizi.
Qualche anno fa il caffè, la gelateria ed il negozietto sotto casa erano di proprietà di tuo padre o del padre di un tuo amico. Queste persone avevano un ruolo ed una professionalità importante, conoscevano bene un mestiere e da questo ricavavano la giusta ricompensa. Le loro attività commerciali erano uniche ed irripetibili e contribuivano a modellare l'essenza stessa della comunità che le ospitava.
Oggi lo stesso caffè, la stessa gelateria o lo stesso negozietto sono di proprietà di una multinazionale che non paga neanche le tasse perchè ha sede in un paradiso fiscale. Le persone che ci lavorano sono ridotte a compiere operazioni da catena di montaggio adoperando a pappagallo frasi mnemoniche da mentecatti. Sia il caffè che il gelato ovviamente fanno schifo - cose che in passato non avrebbero consumato neanche in prigione - ma che la gente apprezza ugualmente in quanto rimbambita dalla televisione o perchè comunque conosce solo quelle. I negozi tutti identici, insipidi, privi di qualsiasi peculiarità. Di riflesso, le comunità ospitanti diventano spettrali fotocopie l'una dell'altra, diabolici tasselli di un puzzle raffigurante l'essenza del nulla.
Vi chiederete il perchè di tutto questo pippone. Semplice: non bastava la chiusura del riparatore TV citato nel libro degli antichi negozi Newyorchesi, ieri mattina mi sono accorto che ha chiuso anche la storica ferramenta Walters, una delle più antiche di tutto il Queens.
Ci ero andato per prendere una vitarella per costruire una antenna ma davanti alla serranda mi sono accorto che all'interno degli operai la stavano demolendo. E' strano ma giuro che mi è caduto per terra un pezzo di cuore. C'era l'insegna fatta e verniciata come una volta, la vetrina obliqua particolare, e - vanto del proprietario intervistato in quello stesso libro - l'arredamento originale di mezzo secolo fa. Tutto andrà perso e rimpiazzato dall'ennesimo negozio di telefonini con su scritto "Rule the Air" oppure da un altra caffetteria imbecille in cui i dipendenti scrivono il tuo nome col pennarello sui dei bicchieri di carta prima di metterci dentro un "cappuccino" small medium o large.
Dopo Lexington viene Mao
venerdì, dicembre 23rd, 2011Domani sarà l'ultimo giorno di lavoro sulla quarantaduesima strada.
Un pò mi dispiace perchè ormai ero abituato alla consuetudine del "commute" lungo la N e la 7. Conosco le tempistiche, i trucchi per trovare il posto a sedere, conosco la gente che sta dentro al treno. Vi sembrerà incredibile eppure ormai tutte le settimane trovavo in carrozza facce già viste e la cosa mi faceva sentire un pò a casa.
C'e poi la fermata Court Square dove ogni tanto scendo per passare da un treno all'altro e magari approfittarne per rimanere qualche minuto in più sotto il sole primaverarile o autunnale. Va beh poi c'e il Pret a Manger per la colazione, il portiere Sudamericano, la fauna del quattordicesimo piano ma anche di tutto l'ambiente Fashion in generale. C'e Bryant Park, il palazzo di Bank of America che quando sono arrivato era finito solo a metà, il Chrysler... Che bella zona...
Non che adesso vado a finire in un leprosario eh... alla fine mi sposto solo di 1300 metri e sono sicuro che Lexington avenue avrà anch'essa i suoi pregi. E' che questi piccoli cambiamienti mi fanno immaginare quelli più grossi: che effetto farebbe se un giorno dovessi abbandonare l'intera nazione anzichè solo la quarantaduesima strada? E soprattutto, anzichè a Lexington Ave dove cavolo andrei a finire?
Sto guardando un documentario sulla storia Cinese dell'ultimo secolo e per ora sono arrivato al 1949 e alla proclamazione da parte di Mao della Repubblica Popolare Cinese. Forte Mao... sono rimasto affascianto. Che peccato non aver visitato il suo mausoleo quando mi trovavo a Pechino. Comincerò a verstirmi di verde... non si sa mai
伟大的领袖毛主席万岁
Groove NYC
domenica, dicembre 18th, 2011MacDougal St nel West Village in è strapiena di locali in cui si suona musica dal vivo. Come spesso succede nelle zone cool di Manhattan i posti sono sempre stracolmi e si fa fatica ad entrare, dentro si sta stretti, ti portano da bere con l'imbuto e devi consumare tutta la sera altrimenti ti alzi e te ne vai.
C'è però un posticino senza troppe pretese in cui una volta andai per caso e che successivamente non ho più abbandonato. E' il Groove NYC, un baretto semplice semplice in cui trovo sempre gruppi e clientela interessanti.
Ieri ci sono tornato con l'amico Nat e l'amico Marco (un ex compagno di scuola), entrambi di passagio. Ingresso 7 dollari, una biretta altra decina di dollari... serata da paura.
Purtroppo non vi posso raccontare alcuni dettagli di ciò che è successo all'interno per via del segreto professionale ma fidavevi, cose degne dei tempi migliori.
La band eccezionale. Verso le tre del mattino è entrato un gruppo di ragazzi che sicuro al 100% appartenevano ad una scuola da ballo e si sono messi a ballare tra i tavoli. C'erano tre ragazzi neri molto molto simpatici ed anche molto "allegri", uno bianco tipo anni '80, un koreano, una ragazza cinese ed un'altra latina caliente.
Erano coreografici e riscuotevano parecchio successo al punto che verso la fine erano loro che tenevano banco. E' finita che si sono piazzati prima davanti e poi sopra al palco.
Da notare il ragazzino con la maglietta rossa che avrà ballato alla velocità che vedete per almeno 90 minuti senza fermarsi mai e senza una goccia di sudore. Un fuoriclasse.
Bella serata davvero. Ci siamo divertiti
L’Italia è un’altra cosa
mercoledì, dicembre 7th, 2011Oggi - come succede raramente - ho fatto un paio di fermate di metro per raggiungere il posto in cui dovevo andare a pranzo. Al ritorno dal pranzo ero alla stazione della 59esima strada. Una stazione di quelle grosse in cui in un giorno credo transitino almeno 100.000 persone... se non di più.
Non so perchè ma stavo aspettavo il treno sbagliato (uptown) quando mi accorgo che a pochi metri da me c'era un ex collega (Americano) che non vedevo da un annetto. Questo collega qui è stato anche un amico oltre che un collega. Per capirci, è stato lui che mi ha mostrato quella New York che non trovate nelle guide turistiche. La New York noir... quella per molti, ma non per tutti. Insomma un compagno di avventure, di merende. L'unico con cui avessi stretto un rapporto in qualche maniera Italico.
Io l'ho visto e gli ho fatto uno scherzo: "mani in alto!" mettendogli il telefono sulla schiena come fosse una pistola. Lui ha riso... come stai come non stai... il tempo di dire quattro parole e arriva il treno che lui stava aspettando che era veramente uptown e quindi diverso dal mio.
La cosa che mi ha stupito (ma che in fondo qui è normalissima) è che nonostante non ci vedessimo da un anno e avremmo avuto 1000 cose da raccontarci lui ha preferito salire sul treno e quindi tagliare a corto piuttosto che aspettare altri 3 minuti.
La gente qua è così... la vita è così! Non c'è niente da fare. La velocità dei rapporti umani ricalca quella degli spostamenti e degli impegni. Ci si conosce si... ma fino ad un certo punto. L'Italia in questo è tutta un'altra cosa.
Fatti gravi nel quartiere
martedì, dicembre 6th, 2011
E' successo un grave fatto di cronaca davanti alla spiaggetta in cui in estate vado spesso per usare la radio.
Come ho scritto tante volte si tratta una zona affascinante, misteriosa e dalla skyline mozzafiato ma New York è sempre New York e quindi bisogna stare attenti. Sapere che a pochi passi da casa tua, in luoghi familiari che ormai percepisci come sicuri girano certi soggetti è un fatto difficile da ignorare.
Certe volte quando giro di notte in strada mi guardo le spalle. Alcuni giorni porto dietro (o lascio a casa) determinati oggetti a seconda delle possibilità che ci sono di incappare in una rapina a mano a armata. Per carità, il rischio è ancora bassissimo eppure uno ci pensa.
La tensione sociale crece... queste sono le conseguenze.
Se avessi 150.000 Euro li spenderei così
martedì, novembre 15th, 2011Messaggio rivolto a coloro i quali hanno qualche soldino che vogliono investire in tempo prima che l'Italia fallendo venga buttata fuori dall'euro e poi con le lire poi ci potete comprare massimo un paio di scarpe di seconda mano a forcella o porta portese (senza lacci però... e pure con le suole consumate).
Se volete prendere una proprietà in una zona "hot" di New York, una di quelle in cui ora spendi X e tra 10 anni la stessa proprietà vale 5X, dovete assolutamente prenderla a ridosso di "Queensboro Plaza". Attualmente la situazione è un pò disastrata e fa anche un pò paura a chi non è pratico di New York ma ci sono dei fattori che inequivocabilmente segnalano una imminente rivalutazione del territorio con conseguente esplosione del valore immobiliare del quartiere.
Tutto parte dalla realizzazione di una grande opera ormai quasi completata denominata "East Side Access" che collegherà la ferrovia LIRR (Long Island Rail Road) con lo snodo fondamentale della Metropolitana che è Gran Central. Stiamo parlando di uno dei lavori pubblici più impegnativi di tutti gli Stati Uniti, non di una stupidata. Si vedono scavare tunnel in condizioni assurde da ormai quattro anni e quando sarà finito il nuovo condotto ferroviario verrà utilizzato da 80.000 persone al giorno, due volte al giorno.
Gli investitori (quelli pesanti) sono già arrivati a spartirsi la torta e continuamente vengono aperti nuovi condomini, hotel e palazzi commerciali. Ogni tanto viene chiuso un baraccone, demolito un palazzo, chiusa una videoteca di film a luci rosse per fare largo ad un development di altro tipo. Ti giri un attimo e trovi un grattacielo.
L'altro giorno ad esempio hanno cominciato a ristrutturare quel mega-loft che si vede al secondo 17 del quel bellissimo video che vi ho ripostato. Tempo 2 anni e al posto del fabbricone diroccato ci saranno appartamenti o uffici di lusso. Il comune sta a fare dei lavoretti di fino che sono una cosa sbalorditiva. Aiuole che nemmeno in Svizzera.
Insomma, o tu che hai il soldo in tasca... pensaci bene! Ti trovi in una condizione fortunata ed irripetibile: valore immobiliare USA molto basso, valore della valuta che possiedi sproporzionatamente alto, imminente tracollo economico/sociale/finanziario della nazione di cartapesta (anzi, oserei direi di silicone!) in cui attualmente vivi.
Io se fossi in te contatterei un agente immobiliare oggi stesso. Fai tu
Ciao!
Z-Axis
lunedì, novembre 7th, 2011Sabato pomeriggio ero su sta terrazzina tra le nuvole proprio in cima all'Hotel New Yorker.
Il direttore è un appassionato della materia e così ci ha dato libero accesso ad una suite e massima disponibilità del personale. Ad un certo punto ci ha fatto anche fare una visita guidata nella vecchia stanza di Tesla e ci ha raccontato tutte le curiosità di quel palazzo storico Newyorchese. Chi del resto potrebbe mai essere più Newyorchese del "New Yorker"?!? Una persona veramente gentile il direttore. Squisita direi.
Ad un certo punto è anche arrivata la "stampa" del settore. Un giornalista di CQ Magazine (una specie di istituzione del mondo radiantistico) si è presentanto munito di due libri classici da dare in omaggio (ARRL Antenna Book e ARRL Handbook che assieme costano un centinaio di dollari) oltre che a spillette calendari e materiale propagandistico vario. Ha fatto domande, foto, ha preso i nomi di tutti e scriverà un pezzo a Gennaio ed un altro a Giugno.
Diciamo che non ho fatto brutta figura eh... oh ma io in Italia ho avuto dei maestri radioamatori gente tosta eh... quelli che una volta "tatitati tatatita" mica pizza e fichi. Diciamo che gli Americani li gestisco bene ma non è comunque dell'hobby che vi voglio parlare. Mettiamo da parte un attimo le antenne e le nerdate varie parliamo piuttosto della New York vista dall'alto.
Eh si perchè era la prima volta che mi capitava di soggiornare in una location così in alto e mentre ero in quella suite tra una birra e una fetta di torta non potevo non pensare a cosa potrebbe significare vivere una vita al quarantesimo piano: la città coi suoi lenti movimenti sottostanti, i rumori ovattati, il colore dei tramonti, la luce accecante che arriva da tutti i lati. Così come nel 1930 è sicuramente vero ancora oggi: vivere "in quota" a Manhattan significa essere costantemente immersi in un sogno ad occhi aperti. Un trip allucinante da paura. Una viaggio della mente che se lo fai per un paio di settimane secondo me non ti riprendi più.
Osservavo con attenzione gli stessi luoghi che ho frequentato negli ultimi anni: ah ecco il ristorante, il negozio di elettronica, ecco invece quell'angolo in cui mi fermavo a chiacchierare con gli amici.... La prospettiva dall'alto ha un effetto ipnotico e regala spunti nuovi fino a quel momento inaspettati. Ragionandoci ti viene quasi da pensare che a Manhattan in qualsiasi momento ci deve essere qualcuno ti vede. E non mi riferisco a dio eh... non capite male: penso piuttosto ad uno che in vestaglia sorseggia un caffè alla finestra o ad una che si fuma una sigaretta sul balcone a 150 metri di altezza.
Una città tridimensionale in cui il livello di privilegio e di fortuna viene misurato sull'asse Z (Io per ora sto al secondo piano).
Ciao

