Compro una vitarella ma penso alle sorti del mondo
lunedì, gennaio 2nd, 2012Le grandi Corporation, dopo essersi impossessate delle fonti di energia, della produzione di materie prime e dei grandi processi industriali negli ultimi vent'anni si stanno appropriando anche di tutti i canali di distribuzione del cibo, delle merci e dei servizi.
Qualche anno fa il caffè, la gelateria ed il negozietto sotto casa erano di proprietà di tuo padre o del padre di un tuo amico. Queste persone avevano un ruolo ed una professionalità importante, conoscevano bene un mestiere e da questo ricavavano la giusta ricompensa. Le loro attività commerciali erano uniche ed irripetibili e contribuivano a modellare l'essenza stessa della comunità che le ospitava.
Oggi lo stesso caffè, la stessa gelateria o lo stesso negozietto sono di proprietà di una multinazionale che non paga neanche le tasse perchè ha sede in un paradiso fiscale. Le persone che ci lavorano sono ridotte a compiere operazioni da catena di montaggio adoperando a pappagallo frasi mnemoniche da mentecatti. Sia il caffè che il gelato ovviamente fanno schifo - cose che in passato non avrebbero consumato neanche in prigione - ma che la gente apprezza ugualmente in quanto rimbambita dalla televisione o perchè comunque conosce solo quelle. I negozi tutti identici, insipidi, privi di qualsiasi peculiarità. Di riflesso, le comunità ospitanti diventano spettrali fotocopie l'una dell'altra, diabolici tasselli di un puzzle raffigurante l'essenza del nulla.
Vi chiederete il perchè di tutto questo pippone. Semplice: non bastava la chiusura del riparatore TV citato nel libro degli antichi negozi Newyorchesi, ieri mattina mi sono accorto che ha chiuso anche la storica ferramenta Walters, una delle più antiche di tutto il Queens.
Ci ero andato per prendere una vitarella per costruire una antenna ma davanti alla serranda mi sono accorto che all'interno degli operai la stavano demolendo. E' strano ma giuro che mi è caduto per terra un pezzo di cuore. C'era l'insegna fatta e verniciata come una volta, la vetrina obliqua particolare, e - vanto del proprietario intervistato in quello stesso libro - l'arredamento originale di mezzo secolo fa. Tutto andrà perso e rimpiazzato dall'ennesimo negozio di telefonini con su scritto "Rule the Air" oppure da un altra caffetteria imbecille in cui i dipendenti scrivono il tuo nome col pennarello sui dei bicchieri di carta prima di metterci dentro un "cappuccino" small medium o large.

