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Clamori

Thursday, August 26th, 2010

Oh… lo so che ci venite apposta, ma mica posso stare a raccontarvi tutti i fatterelli che mi capitano per le strade di Manhattan. Ce ne sarebbero eh… tanti pure. Ma non ne ho la forza. E così stasera ci diamo alla musica. Alla musica di un certo livello. E zitti eh!

Quanti saranno quelli che a New York stanno cantano a squarciagola “Clamooooori nel moooooondo moribondooooooo” di Franco Battiato?
Secondo me uno soltanto: io.

E non mi venite a dire che Battiato non è un genio… Uno che già nel 1982 parlava di minuscoli computers, sangue nero di Harlem e manometri affolati a Wall Street in cui “nel fango delle cifre tutto se ne va“. Guardate lo stile nel video. Che classe. Che superiorità!

Franco, fanno bene a chiamarti “il maestro”. Sei un grande. Franco, se mi leggi: sei un grandissimo. Un genio. Un visionario. Fossero tutti come te in Italia ci tornerei a vivere volentieri.

Clamori nel mondo moribondo
clamori nel mondo.
Ciuffi d'isotopi in mano
passeggio tra le particelle dei miei atomi
nuclei pulsari, neutroni e quasari
il mondo è piccolo, il mondo è grande
e avrei bisogno di tonnellate d'idrogeno.
Infestati di ragnatele
pieni di minuscoli computers
mangiando farfalle giapponesi
mosche giganti sputano dati
dando il totale sui disoccupati.
Clamori nel mondo moribondo
clamori nel mondo.
Sangue nero di Harlem
manometri affollati a Wallstreet
nel fango delle cifre tutto se ne va
guerriglia nella giungla.
Ma sotto un tetto di palme.
Amore mio
lunga sarà la fine.
Sceicchi custodi
di passaggi a livello nel deserto
spargono lacrime di petrodollari
sufi soffocati, Mullah immobili
nel silenzio delle sparatorie.
Clamori nel mondo moribondo
clamori nel mondo.

Percussioni a Union Square

Saturday, March 27th, 2010

Only in New York

New York in miniatura

Friday, March 5th, 2010


The Sandpit, un lavoro eccellente di Sam O’Hare.
Da vedere in alta definizione (cliccateci sopra).

Molto bella anche la musica.

L’anno che verrà

Friday, January 1st, 2010

Un genio

Caro amico ti scrivo
Così mi distraggo un po’
E siccome sei molto lontano
Più forte ti scriverò.
Da quando sei partito
C’è una grossa novità
L’anno vecchio è finito ormai
Ma qualcosa ancora qui non va.
Si esce poco la sera
Compreso quando è festa
E c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra.
E si sta senza parlare per intere settimane
E a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane.
Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
Porterà una trasformazione
E tutti quanti stiamo già aspettando.
Sarà tre volte natale e festa tutto il giorno
Ogni cristo scenderà dalla croce
E anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno
Anche i muti potranno parlare
Mentre i sordi già lo fanno.
E si farà l’amore ognuno come gli va
Anche i preti potranno sposarsi
Ma soltanto a un a certa età.
E senza grandi disturbi qualcuno sparirà
Saranno forse i troppi furbi
O i cretini di ogni età.
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
E come sono contento di essere qui in questo momento.
Vedi caro amico cosa si deve inventare
Per poter riderci sopra
E continuare a sperare.
E se quest’anno poi passasse in un istante
Vedi amico mio come diventa importante
Che in questo istante ci sia anch’io.
L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
Io mi sto preparando
È questa la novità.

La scolaresca

Wednesday, December 2nd, 2009

Allora senti.

Mi arriva in mente un’altra canzone dal passato.
All’improvviso, senza motivo: tre note sole di uno xilofono o qualcosa di simile… e poi qualche parola di cui riesco ad identificare solo “it’s no xxxxx, no xxxxx at all”.
Mi metto alla ricerca. Non è facile ma la identifico. E’ Sacrifice di Elton John!
Fine anni ottanta, il muro è appena caduto, speranza, Elton al top. Senti che canzone… Bellissima. Sembra un secolo fa.
Mi continuo a chiedere come mai mi vengono in mente ste canzoni senza averle sentite per decenni. Boh…

Stamattina arrivo in stazione. Per la prima volta nel 2009 metto la sciarpa. Musica dall’iphone, borsa col mac a tracolla. Presenza insolita di una scolaresca delle medie sulla piattaforma opposta.
Che scena incredibile: da una parte i lavoratori, forse ancora giovani sulla carta ma ormai spediti sulla via inesorabile del declino, in mezzo i binari, dall’altra i ragazzini che se pur in ordine ed abbigliamento quasi militare sorridono ai meno fortunati dianzi a loro, ed alla vita.
Non scatto una foto (satebbe stata bellissima) perché qualcuno a fianco a me avrebbe potuto pensare male. Tu pensa a che livello ci ha ridotti la televisione…
Arriva il treno. Le tre classi con relative maestre salgono tutte in un vagone verso Ditmars. Passano pochi secondi ed il treno riparte lasciando la piattaforma vuota come è sempre stata e come sempre sarà da domani in poi.

Cold cold heart
Hard done by you
Some things look better baby
Just passing through

And it’s no sacrifice
Just a simple word
It’s two hearts living
In two separate worlds
But it’s no sacrifice
No sacrifice
It’s no sacrifice at all

My name is Luka

Friday, November 20th, 2009

Allora senti,

subito dopo pranzo mi è venuta in mente sta canzone. Un istinto improvviso, immotivato, subliminale:

My name is Luca, I live on the second floor

Un pezzo che non sento da almeno dieci anni. Non ti capita mai che della canzoni che avevi dimenticato ti balenino improvvisamente in testa?
Incuriosito do una bottarella di Youtubbo e salta fuori “Luka” di Suzanne Vega.
E indivona un pò di dov’è lei? Di New York. E indovina un pò di cosa canta? Della vita a New York. Insomma per puro caso dai meandri della mia mente si è fatto spazio il vago ricordo di una artista New Yorkese vera, una poetessa urbana.

Sono contento

The Trashmen. Una Storia Italiana

Saturday, October 17th, 2009

A-well-a everybody’s heard about the bird
B-b-b-bird, bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird, bird, bird, the bird is the word
A-well-a bird, bird, bird, well the bird is the word
A-well-a bird, bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird, bird, bird, well the bird is the word
A-well-a bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird, bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird, bird, bird, well the bird is the word
A-well-a bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a don’t you know about the bird?
Well, everybody knows that the bird is the word!
A-well-a bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a…

A-well-a everybody’s heard about the bird
Bird, bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird, bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird, bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird, bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird, bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird, bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird, bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a don’t you know about the bird?
Well, everybody’s talking about the bird!
A-well-a bird, bird, b-bird’s the word
A-well-a bird…

Surfin’ bird
Bbbbbbbbbbbbbbbbbb… [retching noises]… aaah!

Pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-
Pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-pa-ooma-mow-mow
Papa-ooma-mow-mow

Papa-ooma-mow-mow, papa-ooma-mow-mow
Papa-ooma-mow-mow, papa-ooma-mow-mow
Ooma-mow-mow, papa-ooma-mow-mow
Papa-ooma-mow-mow, papa-ooma-mow-mow
Papa-ooma-mow-mow, papa-ooma-mow-mow
Oom-oom-oom-oom-ooma-mow-mow
Papa-ooma-mow-mow, papa-oom-oom-oom
Oom-ooma-mow-mow, papa-ooma-mow-mow
Ooma-mow-mow, papa-ooma-mow-mow
Papa-a-mow-mow, papa-ooma-mow-mow
Papa-ooma-mow-mow, ooma-mow-mow
Papa-ooma-mow-mow, ooma-mow-mow
Papa-oom-oom-oom-oom-ooma-mow-mow
Oom-oom-oom-oom-ooma-mow-mow
Ooma-mow-mow, papa-ooma-mow-mow
Papa-ooma-mow-mow, ooma-mow-mow
Well don’t you know about the bird?
Well, everybody knows that the bird is the word!
A-well-a bird, bird, b-bird’s the word

Papa-ooma-mow-mow, papa-ooma-mow-mow

P.S.1 Moma Warm Up

Saturday, July 18th, 2009

Sto in paranoia anche stasera eh… ma fatemi scrivere lo stesso le mie quattro cazzate quotidiane.

Oggi sono stato al Warm up, un evento musicale che si fa ogni anno presso P.S.1, il museo d’arte moderna del Queens affiliato al MoMa.
C’è musica dance, birra, architettura, arte moderna, gente modernissima… bello. L’ingresso costa dieci dollari, la birretta 6.

In occasione del Warm up gli spazi all’aperto vengono ogni anno allestiti con la struttura che ha vinto un apposito concorso, lo YAP (Young Architects Program). Quest’anno ci sono una serie di strane capanne altissime che spruzzano acqua vaporizzata al loro interno.

Ho ovviamente visitato anche il museo, ricavato nel 1997 da una scuola pubblica abbandonata nel 1960.
Le opere esposte purtroppo non si possono fotografare. Mi sono piaciuti in particolare Jonathan Horowitz e Lutz Bacher. Roba tosta…

Jovanotti allo Zebulon

Tuesday, June 16th, 2009

Lorenzo Cherubini (alias Jovanotti) deve aver veramente gradito la sua recente visita a New York perchè ha deciso di tornare e di immergersi totalmente nella realtà cittadina.

Ha cominciato dallo Zebulon, un piccolo ma interessante localino di Brooklyn di cui vi ho già parlato in precedenza. Nelle prossime settimane farà altre serate in giro per la città.

Trovarsi a vedere un artista del calibro di Jovanotti in un locale così intimo è qualcosa di speciale. Tra il pubblico personaggi famosi, tra cui Fabio volo ed il grandissimo Silvio Orlando.
Pensate solo questo: Fabio Volo non lo ha riconosciuto quasi nessuno. Una delle poche foto gliela ho scattata io dopo che le mie amiche mi hanno fatto una testa come un cocomero. Silvio Orlano invece non è nemmeno riuscito a prendersi una birra perchè era lì solo solo… in fila… con uno zainetto sulle spalle in attesa del concerto. Alla fine ha desistito.

Jovanotti ha spiegato di essere tornato a New York perchè per chi fa il lavoro del musicista questa città è come il paese dei balocchi. Ovunque ti giri ti arrivano musiche particolari.
Durante il concerto si è scatenato. Il pubblico ha gradito molto. Hanno gradito molto anche i proprietari dello Zebulon… li ho sentiti infatti manifestare la loro approvazione (e il loro stupore) con una specie di manager italiano che parlava a nome della band.

A fine serata sono usciti tutti in mezzo alla strada. Erano rimaste al massimo una cinquantina di persone. Ho avuto occasione di trovarmi faccia a faccia ma non ho potuto scattare bene la foto perchè avevo la reflex in mano… quindi nella foto ravvicinata si vede solo lui e non mi vedo io.
Jovanotti si è allontanato in taxi assieme a Fabio Volo… successivamente sono andati via Saturnino e gli altri della band, quando veramente davanti al locale eravamo rimasti in un paio di dozzine di persone.

Bella serata, bella musica, bella gente.
Benvenuti a Williamsburg. Benvenuti a Brooklyn. Benvenuti a New York City.

Se non finisce l’inverno sbarello

Tuesday, March 17th, 2009

Mi chiedo certe volte quante persone oltre a me stanno ascoltando i Matia Bazar di prima mattina in metropolitana. Probabilmente sono io l’unico.

Antonella Ruggiero con la sua voce squillante e quella sua classe misteriosa è l’unica cosa che mi consola.

Se non finisce l’inverno sbarello