Posts Tagged ‘manhattan’

AF

Tuesday, December 15th, 2009

Mio fratello ha messo i cartelli in giro per tutta Bologna per annunciare il mio arrivo prossimo venturo e così mi ha commissionato circa 350 Kg di souvenirs da portare in Italia per se, sua moglie e tutti i suoi colleghi.

Tra questi due felpe di AF, un negozio per cui vanno pazzi gli italiani sulla quinta avenue.
Non chiedete a me cosa possa avere di speciale perchè non ne ho idea. Chi mi conosce sa che io non compro mai vestiti perchè non sono capace (quando rarissimamente è indispensabile farlo delego qualche ragazza).
Una idea comunque la avrei. Credo si tratti del fatto che questa catena non esiste ancora in Italia, per cui quando ti compri la tua bella felpa AF puoi fare il maraglio con gli amici che ti chiedono: “che bella, ma dove l’hai comprata?” e tu con aria distinta: “a New York sulla quinta avenue…”. E loro : “sti cazzi!”

Ci dovevo andare domenica ma per entrare c’era una fila di circa trenta persone che attendevano pazientemente al gelo allora ho rimandato a stasera dopo il lavoro.
Entro e all’ingresso, come sempre, ci sono due modelli: uno maschio a petto nudo ed una femmina un pò svampita.
Subito all’interno vengo assalito da un profumo fortissimo che penso viene irradiato direttamente dall’aria condizionata. A me ogni volta si alza lo stomaco e poi quando esco me lo risento addosso per due o tre ore.
Penombra, musica a volume quasi da discoteca con tanto di dj e cubiste lungo le scale, comessi e commesse (bellissimi) vestiti all’altezza del luogo che dannola senzazione di essere ragazzi immagine e non venditori.

Entro e vestito come un cane (scarpe da 15 euro, jeans senza strappi o scoloriture, giubbotto blu spartanissimo di goretex comprato su ebay, cappellino rosso fuoco sopra le orecchie) mi divincolo tra famiglie intere di italiani infighettati da paura con addosso i milioni che discutono sulla maglia, sul jeans, sugli accessori. Tra me e me penso se farei più fatica a conversare sul calcio piuttosto che sull’ abbigliamento.

Trovo una cubista/commessa con le tette di fuori e tramite l’iphone le mostro la foto dei prodotti che cerco. Parliamo ad alta voce per sovrastare la musica ma la conversazione dura poco perchè lei non ne sa niente e mi indica (mentre balla) un commesso che nel buio intravedo da un altro lato del negozio/discoteca.
Raggiunto quest’altro commesso/cubista: capello liscio con riga da un lato, camicione a quadri stile fattore dell’Oklahoma anni ‘50, jeans stropicciato e (rigorosamente come tutto il resto del personale maschile) sandalo basso infradito di pelle (poche cose mi rivoltano come la visione dei piedi maschili. In inverno poi potrei anche vomitare).
Il fattore ne sa meno della cubista, così mi manda al bar (si lo chiamano bar!) delle informazioni dove trovo una che è uscita da un fumetto di Milo Manara (vestita decentemente però). Vede le foto ma se ne fa poco. Deve sapere IL NOME della felpa.
Faccio appello a tutta la mia calma e trovo il nome (assurdo) del prodotto. Lei apre un catalogo e ne estrapola un part number (alè) e riporta tutto su un foglietto di carta da portare di nuovo al fattore.
Il fattore vede il foglietto e dice: “mi dispiace, sono finite le maglie di questo modello”.

Così mi arrendo, mi rimetto il cappello rosso ed esco improfumato come una mignotta: ma andateve a zappare le terrazze di Manhattan debosciati! Tutto sto bordello per vendere quattro felpe del cazzo al quadruplo del prezzo che valgono!

Naomi Klein forever.

Panza e Sostanza

Monday, November 10th, 2008

Stoppiamo un attimo coi post politici va…
Volete New York e vi do New York.

Gianni e Miriam sono venuti qui per il weekend e per una notte sono stati da me.
Sono venuti in macchina, e ho avuto modo di guidarla in lungo ed in largo lungo tutta Manhattan.
Le altre volte che ho guidato è stato sempre con automobili affittate a ore e quindi con l’occhio fisso sull’orologio. Stavolta invece giro turistico in piena libertà.
Forte.
Si parcheggia facilmente quasi ovunque. Vai al ristorante e ci parcheggi davanti. Stiamo parlando di Manhattan eh… non di Staten Island (dove immagino che puoi parcheggiarci anche dentro al ristorante! hehehe)
Sorpresa gradevole del weekend un ristorante Brasiliano nel Queens, a poca distanza da casa. Musica Brasiliana dal vivo, arredamento molto carino e soprattuto delle prelibatezze Brasiliane eccezionali.
Io ho assaggiato un Bife Acebolado, cioè una bistecchina tenera tenera con patate fritte ed altre cose buone, poi mi sono preso anche buona parte dello Strogonoff de Carne avanzato a Francesca (pezzi di carne affogati in una crema di funghi e cognac. Roba buona).
Hanno la cosegna a domicilio gratuita e visti i prezzi del Queens credo che ne usufruirò spesso.
Come se non bastasse sta settimana  hanno aperto sotto casa un Petey’s Burger, un fast fooddino di quelli che fanno gli hamburger con amore… uno per volta. Anche questi consegna gratuita, anche questi prezzo moderato.
I genitori hanno sempre ragione. Mio papà diceva che a trent’anni mi sarebbe cominciata a crescere la panza. Puttana eva… con ste mangiate la vedo crescere ogni giorno che passa. E non posso fare a meno di mangiare! non mi contengo… Proprio mangio con gusto tutte ste cose iper caloriche americane.
Aleeeeeeè!

Il bordello di Manhattan

Saturday, October 18th, 2008

Dopo il post poetico beccatevi questo.

Stanotte tra i fumi dell’alcool (sono andato al bar in bicicletta!) ho incontrato un capitano di barche da pesca che mi dice di essere stato a Manhattan per quattro anni diverso tempo fa.
Mi spiega che tra le varie battute di pesca tornavano in terra solo per andare alla fourty-fourth street dove ci stavano le… insomma ci siamo capiti… (detto con le mani che descrivono circoli orizzontali avendo le dita allargate)

Praticamente una versione trash di Manhattan. La Manhattan che è stata fino a un pò di tempo fa. Quella delle bottigliate in testa, delle ragazzacce che ti prendono in strada e ti trascinano in casa per farti spendere 50-100 dollari (il prezzo dipende…), la Manhattan che noi tutti abbiamo visto nei film. Quella vera insomma.

Fortissimo. Io ho chiesto che locali, che ambienti aveva frequentato. E lui: beh… oltre alla quarantaquattresima niente! hheehehheheehhe

Ho sempre saputo che avrei dovuto fare il marinaio.

Indipendence Day

Saturday, July 5th, 2008

Grande festa per l’ Indipendence Day.
Roosevelt Island, normalmente un mortorio, è stata letteralmente invasa dai Newyorkesi per via della locazione ideale per vedere i fuochi artificiali. Oltre ai 5000 paganti che si sono accaparrati i posti migliori sono venuti almeno altrettanti visitatori, tutti appostati nella parte sud dell’isola.
I tre pontoni da cui partivano i fuochi erano ancorati all’altezza della 23esima strada fino alla 42esima.
Dozzine di Yatch erano piazzati nel ramo esterno dell’Est river mentre tutti gli elicotteri della polizia svolazzavano in alto per pattugliare l’evento.
Io non avevo voglia di stare ore e ore ad aspettare per prendere un bel posto e fare le foto. Pioveva e non ero nello spirito adatto. Ho portato cavalletto e macchina ma siccome l’angolo non era quello giusto non ho scattato nemmeno una volta.
I fuochi sono stati belli ma eravamo troppo lontani per apprezzarli veramente. In più sotto la pioggia non era il massimo.
Per la prima volta da quando sto qui l’Isola era affollata tanto e quanto il resto di Manhattan. Sinceramente mi piace di più quando è deserta.

Schiavi

Tuesday, June 17th, 2008

Oggi un ragazzo si è messo in piedi su un davanzale del sesto piano nel palazzo di fronte al mio. Con una mano si teneva attaccato alla finestra, con l’altra lavava la parte esterna dei vetri. Nessuna protezione, nessuna corda. Ogni tanto (come si vede nella foto) appesa la spatola nella tasca dei jeans si spostava da una finestra all’altra, chiudendo e aprendo gli slider coi piedi.

Scommetto che si trattava di un clandestino che si stava guadagnando 10 dollari o poco più. Nessuno lavorerebbe in condizioni del genere tra le persone del posto.
I clandestini sono gli schiavi del nostro tempo. Una volta Roma faceva guerre in tutto il Mediterraneo per procurarseli.
Oggi invece non serve più catturarli con la forza. Non serve più nemmeno andare a prenderli.

Vengono da soli.

New York non è solo Manhattan

Thursday, June 12th, 2008

Stasera verso le 22.30 ero in bici che tornavo verso casa. C’era la temperatura ideale e avevo voglia di fare un giro così sono passato nel Queens attraverso il ponte della 36esima avenue.
Dopo il ponte sono sceso lungo Vernon Boulevard passando dentro Long Island City.
La zona della centrale a carbone (o turbogas? non ricordo) di notte sembra meno brutta di quello che veramente è. Strade deserte, scarabocchi sui muri.
Arrivato al fiumiciattolo che separa il Queens da Brooklyn mi sono inoltrato verso l’interno.
Zona quasi completamente post-industriale, casermoni vuoti dalle vetrate vecchie e buie. Pochi locali aperti, tra cui un gentlmen’s club (una sorta di incrocio tra Night e Lap Dance) che stava chiudendo il quel momento. Le ragazze dell’Est Europeo (erano di seconda-terza scelta) uscivano accompagnate dal magnaccio basso e tarchiato che le portava a casa caricandole su un enorme van nero.
Misurando le distanze in base al tempo di percorrenza della metropolitana si ha una visione completamente distorta degli spazi reali. Posso infatti arrivare a Greenpoint (Brooklyn) in bici in poco più di 15 minuti. Non me lo sarei aspettato perchè in metro il giro è lungo e ci vogliono tre quarti d’ora.
Sono rimasto solo nel giro di chilometri ma non avevo paura. Ormai sto facendo l’occhio alla realtà della prima periferia di New York, alle zone meno in vista, alle zone sporche, a quelle economiche, a quelle popolari.
Vivendo e lavorando a Manhattan ci si crea una idea sbagliata. La città vera è quella tutto intorno: un enorme quadrato che misura 50 km di lato.
Ci sono interi mondi dentro questo quadrato. Manhattan è soltanto uno di questi.