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Sick Day

mercoledì, ottobre 28th, 2009

Si belle le lucine dei palazzi, la skyline, il centro dell'universo conosciuto, bella la quantità impressionante e senza euguali di cavalle di ogni possibile razza e colore, bello woody allen, bella l'energia, belli i concerti e i musei, belli i ristoranti di sushi a quattro soldi, bellissimo tutto... però è anche dura eh..

A un mio amico tempo fa proposero il trasferimento a Manhattan e lui pur conoscendo me e avendo visitato la città più di una volta ha rifiutato perchè non se la sentiva: e la famiglia, il posto sicuro, e questo e quello... le solite italiche certezze.
Non mi fare quello che dice "invece io se potessi lascerei tutto e verrei domani mattina" perchè a dirsi è facile ma poi a farsi un pò meno. Specie se hai passato i 30 anni.

Oggi non sono andato in ufficio perchè raffreddato. Se vai in ufficio col raffreddore non dico che si incazzano, però te lo fanno notare, ti considerano una specie di untore nemico del popolo ed enemy combatant.
Quando stai male (senza dover neanche specificare cosa hai) negli USA puoi prendere un "sick day", e cioè un giorno di malattia. Non servono certificati, non viene nessuna visita fiscale. Basta una telefonata o una e-mail e sei a posto, non vai a lavorare e finisce lì.
Di questi giorni ne hai di solito una decina a disposizione nell'arco dell'anno (non sono cumulabili). La domanda che tutti mi fanno a questo punto è: "E cosa succede se stai male per più di dieci giorni in un anno?"
Risposta: premesso che quand'ero in Italia ho fatto in quasi 7 anni di lavoro circa 10 giorni di malattia, nel qual caso fossero necessari più di dieci giorni ci sono delle forme assicurative spesso fornite dall'azienda per coprire lo stipendio o parte di esso in caso di assenze prolungate.

Io comunque oggi ho scelto di lavorare da casa visto che avevo delle cose urgenti da fare e così eccomi qui mezzo sudato, voce nasale, cucino a pranzo e a cena le stesse cose, guardo un paio di film, in tutto un paio di telefonate personali, scarico un quotidiano dall'Italia e mi deprimo nel pensare a quando dovrò tornare a pagare le tasse alla mafia.
Quasi sempre silenzio, calma apparente, fuori fa freddino ma dentro maniche corte.

Domani si torna in ufficio.

Il lavoro è meglio qui. Non ci sono cazzi

lunedì, ottobre 19th, 2009

Leggo, esterrefatto, le esternazioni del Ministro Tremonti circa la flessibilità del lavoro in Italia. Secondo lui bisogna valorizzare il posto fisso.
La spiegazione virgolettata è la seguente:

"Un conto è avere un posto di lavoro fisso o variabile in un contesto di welfare come quello europeo, un conto è avere uno stipendio senza sanità e servizi. Negli Stati Uniti i fondi pensione dipendono da Wall Street, e se le cose vanno male ti ritrovi a mangiare kit kat in una roulotte e neghi la scuola ai tuoi figli"

Cosa c'entrano la sanità e la scuola con il posto fisso? Boh...
Si può essere liberali ed avere la sanità pubblica e la scuola pubblica, gli esempi in Europa si sprecano. In ogni modo negli USA la scuola e l'università sono pubbliche esattamente come lo sono in Italia (però a differenza delle nostre funzionano!).

E il discorso dei Kit Kat? Ma scusate, se in Italia si perde il posto di lavoro fisso cosa ci mettiamo a mangiare? Ve lo dico io cosa: ci mettiamo a mangiare la merda, sempre sperando che ce ne sia abbastanza per tutti!

Ragazzi si mangia male, non sanno giocare a pallone, saranno guerrafondai e tutto quello che volete... ma il lavoro è meglio qui.

Non ci sono cazzi.

Bella l’Italia. Per le vacanze però

mercoledì, settembre 24th, 2008

Credo che se ci fosse la libertà di licenziare come c'è in America (ma anche in diversi altri posti Europei) l'Italia nel giro di 5 anni diventerebbe una potenza mondiale.
Noi Italiani conosciamo solo la frusta... ammettiamolo. Se non c'è la mordazza non ci si corcia le maniche. Se per caso possiamo barricarci dietro comode certezze o diritti acquisiti si deve per forza abusarne, si deve inevitabilmente approfittare della situazione.
Sicuramente sarò sempre un dipendente ma se mai diventassi un imprenditore non assumerei MAI un lavoratore a tempo indeterminato. Mica sono scemo!

Molti mi chiedono se il lavoro che faccio qui è a tempo determinato o indeterminato.
Non credo esista questa distinzione in America e trovo che essa sia (soprattutto in Italia) del tutto sbagliata.
A seconda dei punti di vista, infatti, qui i contratti di lavoro sono tutti determinati o tutti indeterminati nel senso che il datore di lavoro può mandarti via quando vuole per più o meno qualsiasi motivo.

Ho visto un mare di gente perdere il lavoro in America. Zero paranoie, zero tragedie. Si mettono a cercare un altro lavoro dalla mattina successiva e via. Perdere il lavoro fa parte della esperienza lavorativa di ciascun lavoratore.

Può succedere anche a me? Coi tempi che corrono certo che si! L'America è un crisi e può succedere di tutto...
Il guaio per me è rappresentato soprattutto dal fatto che non mi sarebbe consentito di cercarne un altro.
Qui io sono come un vaso di coccio costretto a viaggiare in mezzo a vasi di ferro.
Eh va beh... se succede pazienza. La mia esperienza l'ho fatta. L'obiettivo era stare un anno in America per cui mission accomplished: dal 25 Luglio 2008 in poi è tutto guadagnato.

Certo se fossi libero di rimanere... se fossi libero di rimanere allora rimarrei.
Ohhhh l'ho detto!
Bella l'Italia. Per le vacanze però