Posts Tagged ‘immigrazione’

Caro Presidente Obama

giovedì, marzo 31st, 2011

Caro Presidente Obama,

mi permetto di darti del tu perchè qui da voi si usa fare così. Questa è una proposta seria che ti voglio fare. Magari non la leggerai direttamente tu ma spero che qualcuno te la riferisca e che tu ci faccia un pensiero.

Sono un baldo giovane, incensurato, lavoro regolarmente da oltre dieci anni di cui quattro in America, sano, mai votato per i comunisti. Per colpa di alcune mie carenze, purtroppo, sto avendo delle enormi difficoltà per avere la carta verde e siccome ci terrei moltissimo a rimanere in questo paese ti propongo un affare che ritengo vantaggioso per entrambe le parti.

La mia idea è di fare una legge straordinaria (nel mio paese la chiamerebbero una sanatoria) che consenta, dietro il pagamento di una cifra importante, di avere subito la residenza permanente. Io sarei disposto a pagare fino a 50.000 dollari e sono sicuro di non essere l'unico. Sarebbe, in un periodo di crisi come questa, un'ottima maniera per risolvere il problema dell'immigrazione clandestina trasformandolo in una opportunità.
In alternativa, per chi non potesse permettersi di pagare, si potrebbe istituire una specie di "legione straniera" in cui poter riscattare il debito con qualche anno di servizio militare. Sarei disposto a fare anche questo.

In fondo ci sono già circa dieci milioni di persone che lavorano nel sommerso, cosa costerebbe al governo regolarizzarle? Sono convinto che adottando una situazione del genere la società Americana ne trarrebbe doppiamente beneficio.

Cordiali Saluti

Alain De Carolis
New York

Emigrare in America: una analisi Dantesca

lunedì, marzo 7th, 2011

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Tant’è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte.

L'INFERNO

L'inferno degli 11 milioni di clandestini che sotto gli occhi di tutti lavorano come schiavi è composto perlopiù da gente onesta, laboriosa e silenziosa. Qualcuno vorrebbero mandarli via ma la verità è che oltre ad essere fisicamente impossibile se veramente li cacciassero via fermerebbe l'economia Americana.
Anzichè vendere CD per la camorra questa gente produce ricchezza e vive raccogliendo le briciole che gli Americani lasciano cadere dai loro tavoli imbanditi. Avranno mai diritto a qualche cosa? Potranno mai riscattarsi e diventare come tutti gli altri? Lasciate ogni speranza o voi che entrate: bisogna solo lavorare a testa bassa e senza fiatare, se no fascette ai polsi e si torna a casa.

 

IL PURGATORIO

Il purgatorio dei non-migrant visa (di cui fa parte il sottoscritto) è una realtà sicuramente più accogliente della precedente, ma altrettanto spietata. Come sia concepibile che una persona possa rimanere qui 5 o 10 anni (qualcuno anche 20!) e che non non venga considerato un immigrato io non lo so, eppure succede proprio così. Il messaggio è: "ah belli... ve piace l'america eh... fate quello che dovete fare ma tenete le valigie pronte che prima o poi è ora di tornare da dove venite. Non ce ne frega un cazzo se nel frattempo avete preso casa, macchina, moglie e figli. Quando sarà ora andate fuori dai coglioni senza passare dal via. (E salutateci Silvio!)"
Questi visti sono relativamente semplici da ottenere, ma sono visti solo a metà: ogni volta che entri all'aeroporto ti guardano in cagnesco, ti fanno le stesse domande inquisitorie, ti trattano come se fosse la prima volta che arrivi quando invece magari è la trentesima.
Nel purgatorio moltissime persone lavorano in nero fingendo di essere studenti, altre ancora sono coniugi non autorizzati a lavorare. Situazioni spesso scomode insomma, tutte caratterizzate da un "precariato esistenziale" difficile da capire per chi non l'ha mai vissuto in prima persona.

 

IL PARADISO

Infine ci sono i fortunati, il popolo eletto, quelli a cui si aprono definitivamente le porte del paradiso e che a tutti gli effetti vengono autorizzati a prosperare nel regno dei cieli. Sto ovviamente parlando dei residenti permanenti, quelli con in tasca la famosa carta verde.
Ma come si fa per entrare in questo giro di paraculi? Ci sono diversi modi. Tutti conoscono la lotteria (se vinco mi vedrete sui giornali), la tiritera del matrimonio (sposati una vecchia ecc...) o del  ricongiungimento familiare (ho uno zio a Long Island...) e tutti sanno anche che volendo è possibile ottenerla semplicemente lavorando.
Siccome io gli zii ce li ho tutti nelle Marche, e siccome sposandomi al massimo la card me la danno rossa anzichè verde, bisogna che vi parli del lavoro.
Essendo il governo incapace di mettersi a spulciare le richieste verificando se il richiedente è davvero indispensabile o se piuttosto bleffa, succede che in pratica tutti vengono accontentati. Avete letto bene: la carta verde la danno a tutti. Il problema non è quindi "se" bensì "quando" te la daranno... E qui casca l'asino!
Per rendere breve una storia lunga evitando quindi tutti i dettagli, casi particolari o eccezioni, le autorità dividono i lavoratori in tre categorie: la prima scelta (EB1) che la ottiene in circa 6 mesi, la seconda scelta (EB2) che ci riesce in un tempo che dipende dalla nazionalità (Cina e India 5 anni, tutti gli altri un annetto), e terza scelta (EB3) che ci metterà non meno di 6 anni.
E' indispensabile capire che questi tempi sono indicativi, cioè il governo può allungarli (o azzerarli!) a suo piacimento e che il processo è valido solo se il richiedente mantiene lo stesso posto di lavoro per tutto il periodo di attesa. In altre parole, nel caso in cui si cambi o si perda la propria occupazione si deve ricominciare daccapo.

Avrete già intuito che io sono un EB3 e che quindi, detto con il massimo della moderazione ed in termini strettamente legali: ce l'ho praticamente nel culo.
Servirebbe un miracolo... Solo un intervento divino potrebbe infatti permettemi di lasciare i fumi del purgatorio elevandomi alla gloria della luce eterna. Pregate per me!

Ciao

La Sindrome di New York

domenica, marzo 6th, 2011

Visit msnbc.com for breaking news, world news, and news about the economy

Allora, questo è un bell'articolo per farvi capire che aria tira nei paesi civilizzati.
Succede che nella Silicon Valley, ragazzi a cui fumicano i coglioni che si sono laureati nella Università più prestigiose se ne stanno andando via.

E perchè mai?!?
- Per l'economia che è in crisi? Noooooooo!
- Perchè si mangia male? Nooooooo!
- Perchè non ci sono abbastanza belle fighe? Noooooooooo!

mmmmmmmm e allora perchè???
il motivo è semplicissimo: PERCHE' NON HANNO LA CARTA VERDE!

Mannaggia tutti i sabbati... porco dinna....  che tragedia esistenziale. Americani e fate una cazzo di legge no? Per 5 anni ci fate pagare il triplo delle tasse, ci fare fare i volontari in Afghanistan senza fucile, ci fate spalare la merda con le mani... ma a frustate perdio! Noi ci facciamo, io ci farei perlomeno! E invece niente da fare porco zio...  ci toccherà la sorte peggiore che possa capitare a chi riesce ad allontanarsi da un paese di ***** (1) come l'Italia: quella di dover tornare indietro.

Per farvi capire come mi sento, e a che livello di considerazione tengo l'America e le sue Istituzioni, vi voglio spiegare un fenomeno del tutto nuovo e tutt'ora credo sconosciuto che ho ribattezzando "Sindrome di New York".
Così come nella "Sindrome di Stoccolma" la vittima di un rapimento tende a difendere o addirittura ad innamorarsi del proprio rapitore, in quella di New York la persona oggetto di un rifiuto o di una delusione da parte delle Istituzioni tende a diventare un cultore delle stesse.

Io potrei stare qui a dirvi che nonostante ho pagato le tasse per quasi 4 anni, nonostante sono stato un cittadino modello, nonostante mi sono impegnato nel "sociale", nonostante sarei disposto anche a pagare... niente da fare! questi qua mi manderanno via. Potrei sostenere di essere vittima di una ingiustizia, potrei accusarli di essere degli sfruttatori, ed invece no: più passa il tempo e più la sindrome di New York mi porta a pensare che non sono all'altezza, che se non mi ci vogliono la colpa è solo e soltanto mia, che sono talmente superiori da non aver nessun bisogno di me e che anzi mi hanno fatto un grosso favore nel farmi assaporare la civiltà ed il progresso.

Ed è proprio così! Forse tra 50 anni l'America sarà solo un ricordo ma oggi, che vi piaccia o no (o voi col calendario di Che Guevara in camera da letto) questo è il posto più auspicabile in vi possa capitare di vivere: New York City, il centro della civiltà moderna, il cuore dell'impero economico e culturale, la Roma dei giorni nostri.

(1) La censura, in un paese di ***** come l'Italia è obbligatoria a causa di una serie di leggi in vigore fin dai tempi del fascismo

Il KKK e gli Italiani

mercoledì, dicembre 8th, 2010

La diversità genera istintivamente paura e diffidenza, il crimine (specie se perpetrato da un ospite irriconoscente) oltre alla rabbia può provocare anche irrazionalità. Terreno fertile per chi cerca consensi mirando alla pancia della gente piuttosto che alla testa.

Stando qui ho scoperto che la diversità è un valore aggiunto, un vantaggio, direi quasi un lusso. Per quando riguarda il crimine invece, mi domando: se in Italia si delinque impunemente la colpa è degli immigrati (quelli che delinquono) oppure della nostra cronica incapacità nel far rispettare le leggi che noi stessi ci siamo dati? In altre parole, se l'Italia avesse la reputazione di un paese integerrimo, secondo voi i delinquenti verrebbero da fuori per farsi incarcerare?

Le persone comuni, ma soprattutto i rappresentanti istituzionali, non dovrebbero mai fare l'errore di generalizzare, neanche quando si è in preda a facili reazioni d'istinto. E' la nostra stessa storia che ce lo insegna.

Negli Stati Uniti gli immigranti Italiani subirono fortissimi pregiudizi, razzismo ed in molti casi anche violenza. Nel diciannovesimo secolo e all'inizio del ventesimo, gli Italo-Americani venivano spesso visti come non-Americani e criminali. Una parte dell'anti-Italianismo aveva le stesse cause della violenza contro gli Ebrei. Infatti, in quanto gli Italiani, questi venivano visti come discendenti dei Romani e quindi responsabili delle crocifissione di Gesù: tanto bastava per giustificare la violenza nei loro confronti.

Il più grande linciaggio della storia d'America ha avuto luogo a New Orleans nel 1891 ed ha avuto come vittime undici Italiani. Questi, ritenuti responsabili dell'assassinio del Comandante della Polizia David Hennessy, furono arrestati ed incarcerati prima di essere brutalmente uccisi da una folla inferocita che ha assaltato la prigione. I testimoni raccontarano che le urla furono quasi assordanti e che lo slogan "impiccate i dagos" rimbombò durante tutta la rivolta. Citando l'incidente, un giornale riportò che successivamente centiaia di Italiani, la maggior parte dei quali non erano affatto criminali, furono arrestati dalla polizia. Per decine di anni, il motto anti-Italiano "Who kill-a the chief" rimase popolare nella zona di New Orleans.

Nel 1920, gli anarchici Italiani Sacco e Vanzetti, furono vittime di pregiudizio e  infine condannati a morte a causa delle loro origini Italiane e delle loro idee politiche estreme. Sebbene non furono linciati, Sacco e Vanzetti subirono un processo sommario e numerosi storici concordano sul fatto che sia il giudice, sia la giuria che i prosecutori erano tutti a sfavore degli immigrati Italiani. Sacco e Vanzetti furono così condannati a morte nonostante la mancanza di prove a loro carico.

[...]

In Australia, sommosse anti-Italiani sono avvenute in numerose occasioni fin da quando gli immigranti, chiamati "wogs" (un termine dispregativo Inglese), cominciarono ad arrivare tra la fine del diciannovesimo secolo e l'inizio del ventesimo. Molti Australiani vedeveno gli immigranti Italiani come "immorali", "miserabili" e "sporchi".

[...]

L'Anti-Italianismo era parte dell'ideologia razzista del Ku Klux Klan, un gruppo di supremazia bianca che odiava gli Italiani per essere Cattolici Romani anzichè Protestanti Aglosassoni. Il KKK fu molto attivo contro gli Italiani nella parte meridionale del New Jersey attorno alla metà del 1920. Nel 1933 ci fu una grossa protesta contro gli Italiani a Vineland, dove questi raggiungevano il 20% della popolazione.

Tradotto da wikipedia

Ma ti rendi conto? Un Cittadino Americano!

martedì, novembre 16th, 2010

Stasera a sorpresa è venuto il custode del palazzo per fare una manutenzione al lavandino.
Il custode, ve ne ho già parlato, è un immigrante Romeno. Un lavoratore instancabile, simpaticissimo, sempre sorridente.
Una volta parlando dell'Italia mi raccontò che un suo cugino era venuto in Italia per lavorare come muratore. Dice che all'inizio qualcosa veniva facendo ma che poi i lavori sono finiti e che quindi se ne è tornato in Romania. Ricordo che concluse il racconto scandendo in Italiano la parola "finito".

Comunque, stasera arriva e si mette ad armeggiare sotto al lavandino. Si parla del più e del meno e ne approfitto per chiedere notizie circa il rumorosissimo ex-inquilino del piano di sopra. Ve lo ricordate quello che prima o poi sarei andato a trovarlo con in mano una mitraglietta? Bene, dico ex-inquilino perchè i rumori sono spariti e quindi ho dedotto che ci doveva essere stato un cambio.
Ed infatti, come mi conferma il guardiano, il cambio c'è stato. Prima ci abitava una ragazza Bulgara (un pezzo di figa da 90) che conviveva con un ragazzo sui 35 tutto palestrato.
Ebbene, questi qua oltre che fare un casino infernale a tutte le ore del giorno ma soprattutto della notte, non pagavano l'affitto fino al punto di venire sfrattati.
La cosa che scandalizzava e sconcertava il mio visitatore non era tanto il fatto che lui fosse mantenuto da lei, che non pagassero per l'affitto o che lui passasse tutto il tempo tra palestra e playstation. La cosa su cui Costantin, immigrato Romeno, non poteva passare è che sto ragazzo è un Cittadino Americano. Me lo ha ripetuto tre o quattro volte alzando le mani al cielo: "Ma ti rendi conto? Un Cittadino Americano, nato qui in America...!"

Come a dire: quel mio cugino si farebbe amputare un mignolo pur di poter venire qui a lavorare e sto coglione che fa? Passa le giornate davanti ai videogames!
Io una spiegazione ce l'avrei:  chissà se forse in cambio di un pò di soldi e qualche sera a settimana di calorosa ospitalità magari si sarà fatto sposare? E' anche un bel ragazzo!... che ci vuole? Direi che è un accordo fattibilissimo. Mi ci gioco le palle che è andata in quel modo.

Va beh va. Il lavandino ora tira che è una bellezza. Buona notte!

Electronic Diversity Visa Lottery

mercoledì, ottobre 13th, 2010

Mi è capitato in passato di visitare il Venezuela.

Un paese bellissimo: spiagge da sogno, natura incontaminata, si mangia che è una meraviglia.
C'è però un però: in Venezuela la tensione sociale è altissima e si può venire uccisi per nulla. La vita vale pochissimo. Al centro di Caracas ci sono fori di proiettile su ogni cartello stradale. Fermarsi al semaforo è un rischio che di notte nessuno osa correre perchè i sequestri (di auto e/o di persone) sono all'ordine del giorno.
Tutt'ora gli omicidi sono la principale causa di morte e non esiste famiglia in cui almeno una persona non sia stata vittima di un gravissimo crimine violento.
Eppure all'apparenza il paese ti sembra normale. Le infrastrutture, i quartieri ben sviluppati, le tante opere d'arte... nonostante l'evidente decadenza tutto lascia immaginare un passato in cui si viveva una realtà ben diversa da quella attuale in cui milioni di persone sono disposte a tutto pur di tirare a campare.
La domanda allora nasce spontanea: come si fa a passare da una situazione di normalità al caos dell'attuale Venezuela?

Conosco un altro bellissimo paese, dalle bellissime caratteristiche naturali e dalle infinite doti culinarie. Un paese in cui attualmente tutto sembra normale: ci sono le strade, ci sono le case, l'arte abbonda in tutte le città.
Anche per quest'altro paese, così come per il Venezuela, c'è però un però: almeno un terzo dei giovani sono disoccupati e moltissimi dei restanti sono lavoratori parasubordinati. In entrambi i casi queste persone non avranno di che sopravvivere una volta arrivati all'età della pensione.
La domanda allora nasce spontanea: come faranno? Vuoi vedere che prima o poi, anche in quest'altro bellissimo paese, si arriverà al punto in cui milioni di persone saranno costrette a vivere di espedienti?

Due notizie flash, tanto per gradire:

- l'INPS censura i dati relativi alle pensioni. Motivo dichiarato: "Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale"

- è da qualche giorno aperta la "Electronic Diversity Visa Lottery DV-2012" per il conseguimento della residenza permanenente negli Stati Uniti d'America (la famosa Carta Verde)

Buona fortuna

Come si fa per emigrare negli Stati Uniti d’America

giovedì, maggio 13th, 2010

A grande richiesta faccio un refresh su una delle questioni più ricorrenti che mi vengono sottoposte da quando sto qui e cioè come fare per venire a lavorare e a vivere in America.
Questo post non ha la pretesa di essere esaustivo o informativo ma soltanto quella di dare una vaga ed approssimativa idea di quali sono le possibilità per chi come dell'Italia ne ha le palle piene e desidera con tutto il cuore di emigrare negli Stati Uniti d'America.

Premessa

Il cittadino è legato ad una nazione, la nazione ad un territorio. Il cittadino, in quanto tale, ha il diritto di vivere e prosperare all'interno del territorio, tutti gli altri individui no.
E' bene partire da questo concetto chiave perchè da noi nessuno sembra possederlo più. In Italia l'idea del lavoro si è sovrapposta a quella della cittadinanza per cui è comune pensare che basta trovare un lavoro per garantirsi il diritto di vivere in qualsiasi luogo piaccia. Ovviamente non è così, e qui in America lo sanno bene.
A questa regola di principio si contrappongono tuttavia delle eccezioni per permettere, quando necessario, a delle persone di vivere e lavorare sul territorio di una nazione straniera, ed in alcune circostanze addirittura di acquisirne la cittadinanza.
"Andare a vivere in un'altra nazione" equivale a cercare di rientrare in una di queste eccezioni e non ad esercitare un diritto che in realtà non esiste.

I visti non-migratori

Sul tema dei visti si potrebbe scrivere una enciclopedia ma, per farvi capire al volo il concetto, è un pò  come se le autorità ti dicessero: "Puoi venire a vivere qui perchè per qualche motivo abbiamo bisogno di te. Sarai il benvenuto ma sappi che appena possibile ti daremo un calcio nel culo così te ne torni da dove sei arrivato.".
Ne esistono di diversi tipi: per studenti, per lavoratori, per ricercatori, per chi ha doti eccezionali, per chi investe, per militari, per diplomatici e via dicendo. In generale il visto consente di entrare liberamente nel paese e nel caso di quelli lavorativi consente anche di lavorare rispettando determinate regole e/o limitazioni.
Per fare un esempio il visto per gli studenti (tipo F), permette a chi lo detiene di vivere qui per frequentare una scuola di lingue (o una Università) ma non permette di cercarsi un lavoro (si può però eventualmente lavorare massimo 20 ore a settimana per la scuola in cui si sta studiando). I visti lavorativi invece vengono generalmente rilasciati solo a persone che dimostrano di essere molto specializzate in ciò che fanno e che sono indispensabili per le aziende che ne fanno richiesta. Generalmente ti consentono di lavorare solo in quella specifica azienda (è stampata sul visto stesso) per un periodo ben preciso. Non è consentito lavorare altrove, né restare nel paese nel caso in cui il lavoro che si sta svolgendo dovesse volgere al termine. In altre parole è come stare in trasferta, finita la quale te ne torni indietro e tutto ritorna come prima.
Ma come si fa ad avere un visto lavorativo? Se non si è uno scienziato (letteralmente), se non si hanno doti  eccezionali (es. Rocco Siffredi), se non c'è nessuna azienda che è disposta a dimostrare che per quel lavoro vuole te e soltanto te perchè tu sei l'unico in grado di farlo, allora non c'è modo di averlo. Insomma, non è in nessun modo possibile venire in America per fare legalmente lavori generici in cui non è rischiesta nessuna specializzazione. Del resto, perchè mai dovrebbero accettare operai per le fabbriche o manovali per le imprese di costruzione quando ci sono già orde di questi lavoratori cittadini che sono disoccupati?
A questo punto so che qualcuno starà obiettando: "ma come? mio cugino sta in america, ha il visto e fa il cameriere", oppure "un mio amico è andato in america come turista e ora lavora...". E' tutto vero, sono casi molto frequenti e ne conosco tantissimi. Il procedimento è semplice e consiste nell'arrivare come turisti oppure come studenti col visto per poi iniziare a lavorare in nero. Pur essendo una pratica diffusissima essa è ovviamente illegale e rispecchia la stessa situazione che si crea in Italia coi venditori di CD o coi muratori stranieri che lavorano nel sommerso.

Il processo di naturalizzazione

Il processo di naturalizzazione è il percorso da intraprendere quando si decide di uscire fuori dal campo delle "eccezioni" per diventare ufficialmente parte della nuova nazione.
Il primo step è la residenza permanente (la famosa carta verde) che è il miraggio, il sogno, la chimera, l'ossessione maniacale, l'argomento ricorrente, il tormentone di tutti. Giuro che ultimamente parlo più spesso di carta verde che di figa (il che conoscendomi è tutto dire).
Ci sono tre possibilità: ricongiungimento familiare, lotteria, labor certification.
Il ricongiugimento familiare consiste nell'acquisire la carta verde per via della parentela nei confronti di un cittadino che ne fa richiesta (marito, moglie, figlio, padre, fratello ecc...). Molti al prezzo di circa 30.000 dollari fanno dei matrimoni fasulli. I controlli sono incredibili ma qualcuno ci riesce lo stesso.
C'e poi la lotteria che il governo americano offre ogni anno per incentivare la diversità. Le possibilità di vincere sono scarse (da 1/60 a 1/130 a seconda delle annate) ma è gratuita e se si ha la fortuna di vincere si è sistemati per la vita. Io ho giurato pubblicamente che se vinco vado a San Francisco in bicicletta. E lo faccio eh...
Infine la labor certification a cui si applicano le stesse filosofie del visto lavorativo. E' quindi necessaerio dimostrare di essere eccezionali, molto preparati o in ogni caso indispensabili. Per tutto questo esistono gli avvocati che alla modica cifra di circa 6/8000 dollari preparano tutte le formalità necessarie. Anche questo è un discorso estremamente vasto e ci sono interi portali dedicati esclusivamente a questa cosa. In soldoni diciamo che la quantità di carte rilasciate in questa maniera sono limitate nel tempo e quindi ci sono tempi di attesa diversi a seconda delle diverse categorie lavorative. Conosco diversi tecnici che dopo sei anni di attesa ancora non l'hanno avuta. Conosco invece altri che essendo ricercatori affermati o dirigenti d'azienda l'hanno ottenuta in soli cinque mesi.
Una volta diventati residenti permanenti, se si vuole, dopo cinque anni si può diventare cittadini a tutti gli effetti. A quel punto puoi prendere il tuo bel passaporto Italiano con sue belle marche da bollo uso cancelleria da 60 euro all'anno e usare le pagine che si staccano da sole per accenderci le sigarette. Che bella soddisfazione che sarebbe...

Gli altri siamo noi

mercoledì, febbraio 17th, 2010

Scommetto che tutti conoscete almeno un caso di un extracomunitario che cerca lavoro in Italia.
Ecco a voi invece una situazione che probabilmente non avete vissuto mai, e cioè quella (qui non rara) in cui l'extracomunitario che cerca lavoro illegalmente è un Italiano.

Il candidato si propone per qualsiasi cosa: cameriere, portiere, muratore, musicista, venditore, lavapiatti, facchino, babysitter, dog sitter, lavaggio auto. Va bene tutto, basta lavorare.

A raccomandarlo è una sua amica del posto che spargendo la voce via e-mail cerca gentilmente di dargli un mano.

Hi Sweet Friends,

I have an Italian friend, a non US citizen, desperately looking for work in the city. He is a big, strong guy, willing to put his two hands to work wherever they are needed.

Young, super friendly and so much fun. I figured I'd reach out to anyone and everyone I knew to see if we could find a lead. If you have friends that manage restaurants/bars, manage buildings in need of a super, in construction, in music, in sales... anything. He's willing to wash dishes, unload boxes in warehouses, bar back, babysit, dog walk, car wash.... whatever :)

I know things are rough with the economy and all, but we've GOTTA know somebody that needs a diligent worker, right?

Thanks for keeping your ears and eyes peeled!

Razzismo made in Italy

giovedì, gennaio 21st, 2010

C'è una amica innamorata dell'Italia. Parla bene la lingua, ha visitato il paese diverse volte, ama il cibo la gente e la cultura. E' Americana e vorrebbe venire a vivere da noi.
C'è però un problema che a detta sua la fa esitare: è nera.

E' infatti terrorizzata dal fatto che la polizia vedendola nera potrebbe fermarla per strada e che a causa della farraginosa e per un Americano incomprensibile burocrazia Italiana (cedolino, bollino, timbrino, e tutto quello che finisce per "ino") potrebbe venirsi a trovare in situazioni spiacevoli se non addirittura pericolose.
Io mi sono stancato a spiegarle che non deve preoccuparsi, che lei è Americana per cui è un pò come fosse la padrona di casa e mal che vada le basterebbe mostrare la copertina blu del suo passaporto per risolvere qualsiasi tipo di problema con lo Stato Italiano. Entrambi i miei amici Americani, ad esempio, hanno guidato in Italia per mesi e mesi con la patente americana scaduta ed in due diverse occasioni furono fermati dai caramba senza nessuna conseguenza.

Lei non riesce ad intuire che il nostro è uno stato forte con i deboli e debole con i forti in cui la legge non è uguale per tutti. Si è inoltre convinta che essere nera è in Italia condizione sufficiente per mettersi nei guai con la legge. Del resto, coi tempo che corrono, è difficile darle torto:

Giovedì 14 gennaio, conclusa la trasmissione Annozero, la polizia ha fermato per mezz’ora tre ospiti che erano intervenuti in diretta. Non li hanno lasciati nemmeno uscire. Sono stati bloccati in un corridoio secondario, dentro gli studi della Rai. [...] Hanno fermato gli unici tre ospiti neri. Il funzionario di polizia voleva verificare che avessero davvero la ricevuta per aver chiesto il permesso di soggiorno. Deve essere l’originale (non una fotocopia).
Un abuso? No. Da quando l’essere irregolari è reato, i pubblici ufficiali per non finire a loro volta nei guai devono controllare.
I cedolini c’erano.
Se avessero dimenticato a casa gli originali o anche se avessero avuto con sé le fotocopie (per non perdere gli originali) i tre ragazzi sarebbero stati rinchiusi nel centro di identificazione di Ponte Galeria e avrebbero rischiato fino a duemila euro di multa e un anno di carcere.
Provate voi a immaginare un italiano condannato a un anno di carcere per aver dimenticato la carta di identità… Infatti la legge vale solo per gli stranieri.

Fabio Gatti

Studenti Universitari stranieri a NY

domenica, settembre 13th, 2009

Oggi ero col romano che frequenta i college (quello delle asiatiche) e in un soleggiato pomeriggio ad Astoria si parlava su come si fa qui per iscriversi all'Università.
Lui sta cercando di entrare al Borough of Manhattan Community College che fa parte del CUNY (City University of New York) ed è una università pubblica dai prezzi accessibili, dai corsi interessanti e dalle strutture ben curate.
Nonostante essa sia tra le lauree meno ambite tra le varie disponibili (chi punta in alto va infatti all'NYU, alla Columbia, alla Cornell ecc...) per uno straniero iscriversi non è facile come potrebbe pensare chi vivendo in Italia è abituato al concetto del "tutto per tutti".

Innanzitutto gli stranieri non possono usufruire di nessuno dei diversi finanziamenti statali o federali disponibili e sono tenuti  a pagare a prezzo pieno tutti gli studi.
Se si proviene da un paese non anglofone come l'Italia serve il certificato TOEFL che si ottiene facendo un esame lungo e complesso (dura 4 ore) al costo di circa 200 euro più un eventuale corso specifico di lingua da pagare a parte.
Fatta la domanda si deve cercare di ottenre il permesso di soggiorno di tipo F (Student Visa) e per averlo è necessario dimostrare di avere in banca non meno di 40.000 dollari.
L'università chiede il diploma tradotto e pare anche le pagelle di ogni singolo anno delle superiori riservandosi il diritto di accettare o respingere chiunque a sua discrezione.
Ci sono poi da presentare i certificati di vaccinazione per un casino di malattie infettive ed infine l'esame di ammissione da superare.
Chi ha il visto da studente non può lavorare se non per l'università in cui studia (massimo 20 ore a settimana al minimo previsto dalla legge) ed è obbligato a frequentare le lezioni a tempo pieno.
In soldoni gli stranieri possono venire a studiare, sono anzi i benvenuti, non devono però pesare al sistema e sono quindi messi in campo tutti gli accorgimenti necessari perchè questa condizione venga rispettata.

Insomma ragazzi, non ci sono cazzi che tengano, come al solito sti Americani sono organizzati bene.
Anche se questa loro puntualità nelle tematiche legate all'immigrazione gioca a mio sfavore (e alla fine sarà il motivo per cui mi rimanderanno a casa con tanti saluti) mi rendo conto che operano nella giusta direzione, con la giusta filosofia ed i giusti metodi.

C'è soltanto da imparare.