Posts Tagged ‘immigrazione’

Le 10 città in cui vivere più incredibili e sottovalutate d’America (e cioè del mondo)

domenica, novembre 11th, 2012

Con questo post torniamo agli antichi splendori. Spero lo apprezzerete

Di recente BuzzFeed ha compilato una lista delle dieci città Americane meno conosciute e più sottovalutate d'America definite allo stesso tempo come luoghi incredibili in cui vivere.

Al primo posto c'é Portland Oregon, a seguire Charleston South Carolina, Providence Rhode Island, Milwaukee Wisconsin, Louisville Kentucky, Boulder Colorado, Baltimore Maryland e in ottava posizione - rullo di tamburi - Astoria Queens.

La descrizione di Astoria é questa: "Sebbene il Queens sia tecnicamente parte di NYC, con un popolazione di 2.3 milioni, esso é una città a se stante. Nel Queens, famoso per la sua incredibile diversità, si parlano più di 170 lingue diverse. Cos'altro si potrebbe desiderare oltre alla cucina così eclettica, gli stadi, un fantastico beer garden, l'influenza del jazz ed una scoppiettante vita notturna?".

(Stranamente il pezzo non cita un particolare non indifferente del Beer Garden  - che poi è il posto in cui gioco a carte il sabato sera - e cioè le due chiappe di culo della cameriera al primo piano. Una roba da resuscitare i morti)

Comunque... hai capito Ciccio? Hai capito com'é l'andazzo? E invece mi sa di no. Fammiti spiegare meglio: immaginiamo che per caso tu ti trovi in un paese che pur vantando un passato glorioso sia del tutto privo di futuro e viva un presente senza alcuna speranza. Tipo, che ne so, un paese Mediterraneo in cui si mangia bene, il clima é mite, in cui i nonni hanno la pensioncina ed i genitori il posto fisso magari statale. Supponi poi che sia un paese vecchio nel cuore oltre che nell'età, un pò razzistello a livello istituzionale ma allo stesso tempo anche buonista della seria "volemose bene facciamo entrare tutti" e paradossalmente anche un pò fascistoide di ritorno. Insomma immaginati di trovarti nel peggio del peggio che l'occidente possa offrire e che tu decida di andartene altrove. Dove sarebbe opportuno andare?

Le scelte sono molte ed ovviamente la prima da considerare per via della vicinanza e della possibilità legale é l'Europa. Domanda: esiste in Europa un luogo in cui sin dal primo giorno non solo non si verrebbe mai etichettati come "stranieri" ma nemmeno identificati come tali? Esiste in Europa un luogo aperto a tutte le culture, che utilizzi un linguaggio universale, che abbia usi e costumi a te già familiari, un luogo in cui potresti veramente sentirti a casa e verso cui - in brevissimo tempo - svilupperesti un feroce attaccamento sia utilitaristico che ideologico?

In Europa non lo so... mi direte voi. In America invece esiste e si chiama New York City. Questo é il punto e le chiacchiere stanno a zero: New York non é solo una città e nemmeno solo una nazione. E' un mondo, un universo, uno stato mentale. E fanculo a tutto il resto

Ciao

Distruggeranno Roma e sulle sue rovine deporranno il germe della storia antica

giovedì, ottobre 25th, 2012

Pasolini aveva già previsto tutto.

L’Autista Egiziano, l’auito cuoco Greco e la sanatoria di Ronald Reagan

giovedì, ottobre 18th, 2012

Oggi ho preso un taxi per un viaggetto più lungo del normale e così mi sono messo a parlare con l'autista, un uomo Egiziano di 65 anni dall'Inglese al limite dell'incomprensibile. Indovinate di cosa si é parlato? Di immigration! Io non lo faccio apposta ma ormai la lingua batte dove il dente duole. Erano belli i tempi in cui coi tassisti si parlava soltanto d'altro...

Comunque, di dove sei di dove non sei... sono Italiano - sono Egiziano. Lui parte in quarta: Ahhhh sei Italiano. Lo sai che mio fratello (che lavora in cucina)  ha vissuto per due anni a Napoli? Lui tra l'altro é cittadino Greco per cui ha i documenti per stare in Italia senza problemi e nonostante ciò é riuscito a farcela e così é venuto qui con la moglie ed il figlio piccolo. Ora il figlio va a scuola e lui lavora senza problemi... ora stanno bene.

E io immediatamente: si ma spiegami una cosa, come diavolo ha fatto a venire qui? Con quale visto? E lui: E' venuto da turista e poi si é dileguato. Ora sia lui sia la famiglia sono clandestini e non possono lasciare mai il paese ma poco importa perché l'intenzione é quella di far finire l'università al figlio per poi tornarsene tutti in Egitto o in Grecia. Lui ha 56 anni... non gli serve di restare qui molto a lungo.
Hai capito l'antifona? Uno che fa l'aiuto cuoco - con moglie e figli - sta meglio in America da clandestino che in Europa da Cittadino. Non mi sorprendo affatto.

Comunque andiamo avanti. Domando al mio nuovo amico: e tu invece? Tu come hai fatto a venire? Lui scoppia a ridere e risponde che ci é venuto per pura fortuna: eravamo cinque amici in un bar del Cairo. Tanti anni fa la lotteria la si faceva solo via lettera, non esistevano i computer. Uno di noi era fissato che voleva venire negli USA e così si é offerto di compilare le carte per noi altri, oltre che per se stesso. Dopo un anno ricevemmo risposta: tre di noi furono estratti ed accettati, gli altri due (tra cui colui il quale ebbe l'idea) rimasero esclusi. Ancora oggi ogni volta che torno in Egitto quel signore - ormai anziano - mi ricorda che se sto in America lo devo lo a lui... ed é vero, così gli regalo 4 o 500 dollari per sdebitarmi.

E prima? Prima com'era la situazione delle carte verdi? Lui dice che é sempre stato un casino, una battaglia, "a struggle" per un oceano di gente. L'unico a dare un pò di sollievo fu Ronal Reagan. Reagan? Strabilio io.
Si, Reagan. Ai suoi tempi c'erano diversi milioni di clandestini e - a detta dell'autista che ha vissuto quei giorni in prima persona - Reagan forzò il governo nel passare una legge che di fatto legalizzava parte di essi a patto che lavorassero nell'agricoltura. A New York City l'agricoltura non andava fortissimo neanche allora e cosi creò un mercato sommerso di dichiarazioni false di aziende che non esistevano o dichiarazioni di aziende vere per gente che non aveva mai messo piede in un campo. In un modo o nell'altro in tantissimi pagarono le tasse arretrate di braccianti e ed ottennero i documenti grazie alla "sanatoria" (perché di questo si trattava) che fece nientedimeno Ronald Reagan. Soccia che storia!

Arriviamo finalmente a destinazione. L'autista scende e mi aiuta a tirare giù la valigia. Io pago, resto mancia. Lui tutto contento mi stringe la mano. Io lo saluto: buona fortuna Mohammed! E lui: no... buona fortuna a te, e speriamo che torni presto!

P.S.
COL CAZZO CHE VOLO ALITALIA

Immigrazione: Romney 1 – Obama 0

martedì, ottobre 16th, 2012

Stavo guardando il secondo confronto elettorale tra Obama e Romney sulla CNN via web. Immaginatevi la scena: proiettore acceso, piedi sul tavolino basso, qualche snack sul divano... ascoltavo si con attenzione ma senza farmi uscire il sangue dalle orecchie.

A na certa una ragazza bellina dai lineamenti esotici prende la parola per rivolgere la sua domanda ai candidati: "Cosa intendete fare per quelle persone che pur non avendo la carta verde vivono qui come parti produttive della società?". Porco zio! Per alzare il volume sono scattato in piedi e ho rovesciato tutto per terra.

Romney risponde per primo ed in meno di 15 secondi sgancia un tonante da far tremare i muri della casa: io sono figli di migranti e la nostra é una nazione di migranti. Chi viene da altre nazioni come migrante é il benvenuto. Detto questo, non deve servire un avvocato per venire in questo paese legalmente. Voglio dare visti - anzi carte verdi - ai laureati in materie tecniche e scientifiche. Dobbiamo accertarci che il nostro sistema legale funzioni.
E Gli illegali? Dice che avranno vita molto difficile, per esempio non gli daranno più neanche le patenti di guida. Poi precisa un fatto inoppugnabile: Obama aveva promesso che nel primo anno del suo governo avrebbe fatto una legge che avrebbe risolto definitivamente il problema dell'immigrazione. Come mai invece - nonostante avesse la maggioranza assoluta ovunque - non é riuscito a fare niente?

Tocca ad Obama. Io penso: Barack fai il bravo e attenzione a quello che dici perché qua ti giochi il supporto di alain.it. Poi hai voglia a cacare il cazzo con le e-mail di spam...  Prende la parola il Presidente e fa una versione Inglese della supercazzola talmente inconcludente che non mi ricordo neanche cosa abbia detto. Si faremo, vedremo, miglioreremo... Politichese puro. Ovviamente non ha spiegato il perché non é stato capace di fare la legge nel primo anno... e così Romney rinnova la domanda incalzandolo per la seconda volta: "Si Presidente, ma perché non risponde e ci dice come mai non ha fatto la legge che ha promesso di fare?". Silenzio imbarazzante... la domanda cade nel vuoto. (Qui sotto la parte iniziale del botta e risposta, questo il testo completo, questo invece il video).

 Insomma, per quanto mi riguarda Romney 1 - Obama 0.
Ciao

Q: President — Romney, what do you plan on doing with immigrants without their green cards that are currently living here as productive members of society?

MR. ROMNEY: Thank you, Lorraine. Did I get that right? Good. Thank you for your question. And let me step back and tell you what I'd like to do with our immigration policy broadly and include an answer to your — your question.

First of all, this is a nation of immigrants. We welcome people coming to this country as immigrants. My dad was born in Mexico of American parents. Ann's dad was born in Wales and is a first- generation American. We welcome legal immigrants into this country.

I want our legal system to work better. I want it to be streamlined, I want it to be clearer. I don't think you have to — shouldn't have to hire a lawyer to figure out how to get into this country legally. I also think that we should give visas to people — green cards, rather, to people who graduate with skills that we need, people around the world with accredited degrees in — in science and math get a green card stapled to their diploma, come to the US of A. We should make sure that our legal system works.

Number two, we're going to have to stop illegal immigration. There are 4 million people who are waiting in line to get here legally. Those who've come here illegally take their place. So I will not grant amnesty to those who've come here illegally.

What I will do is I'll put in place an employment verification system and make sure that employers that hire people who have come here illegally are sanctioned for doing so. I won't put in place magnets for people coming here illegally, so for instance, I would not give driver's licenses to those that have come here illegally, as the — as the president would.

The kids of — of those that came here illegally, those kids I think should have a pathway to become a — a permanent resident of the United States.

And military service, for instance, is one way they would have that kind of pathway to become a permanent resident.

Now, when the president ran for office, he said that he'd put in place, in his first year, a piece of legislation — he'd file a bill in his first year that would reform our — our immigration system, protect legal immigration, stop illegal immigration. He didn't do it. He had a Democrat House and Democrat Senate, supermajority in both houses. Why did he fail to even promote legislation that would have provided an answer for those that want to come here legally and for those that are here illegally today? That's a question I think the — the president will have a chance to answer right now.

PRESIDENT OBAMA: Good. I look forward to it. Was — Lorena? Lorraine.

We are a nation of immigrants. I mean, we're just a few miles away form Ellis Island. We all understand what this country has become because talent from all around the world wants to come here, people who are willing to take risks, people who want to build on their dreams and make sure their kids have an — even bigger dreams than they have.

But we're also a nation of laws. So what I've said is we need to fix a broken immigration system. And I've done everything that I can on my own and sought cooperation from Congress to make sure that we fix this system.

First thing we did was to streamline the legal immigration system to reduce the backlog, make it easier, simpler and cheaper for people who are waiting in line, obeying the law, to make sure that they can come here and contribute to our country. And that's good for our economic growth. They'll start new businesses. They'll make things happen to create jobs here in the United States.

Number two, we do have to deal with our border. So we've put more Border Patrol on than anytime in history, and the flow of undocumented workers across the border is actually lower than it's been in 40 years.

What I've also said is, if we're going to go after folks who are here illegally, we should do it smartly and go after folks who are criminals, gang bangers, people who are hurting the community, not after students, not after folks who are here just because they're trying to figure out how to feed their families, and that's what we've done.

And what I've also said is, for young people who come here, brought here oftentimes by their parents, have gone to school here, pledged allegiances to the flag, think of this as their country, understand themselves as Americans in every way except having papers, then we should make sure that we give them a pathway to citizenship, and that's what I've done administratively.

Now, Governor Romney just said that, you know, he wants to help those young people, too. But during the Republican primary, he said, I will veto the DREAM Act that would allow these young people to have access. His main strategy during the Republican primary was to say, we're going to encourage self-deportation, making life so miserable on folks that they'll leave. He called the Arizona law a model for the nation. Part of the Arizona law said that law enforcement officers could stop folks because they suspected maybe they looked like they might be undocumented workers and checked their papers. And you know what, if my daughter or yours looks to somebody like they're not a citizen, I don't want — I don't want to empower somebody like that.

So we can fix this system in a comprehensive way. And when Governor Romney says the challenge is, well, Obama didn't try, that's not true. I sat down with Democrats and Republicans at the beginning of my term, and I said, let's fix this system, including senators previously who have supported it on the Republican side.

But it's very hard for Republicans in Congress to support comprehensive immigration reform if their standard bearer has said that this is not something I'm interested in supporting.

Il fantastico mondo dei visti

giovedì, ottobre 11th, 2012

Ragazzi,

in questi giorni occasionalmente leggo o sento cose sull'Italia letteralmente fenomenali. Ci sarebbe stato da scriverne per ore giorni mesi ed anni ma ultimamente non mi importa niente dell'Italia quindi parliamo d'altro. Una cosa nuova... che ne so... di visti per entrare in America per esempio.

La persona poco informata o quella avvezza alle leggi di repubbliche di terz'ordine potrebbe pensare che una volta compiuto con successo lo sforzo titanico di ottenere un visto per entrare negli Stati Uniti allora é fatta! Giusto?

Sbagliato! Ottenere il visto é solo l'inizio dei veri problemi, non la fine di questi.
Infatti, come recita testuale il ferreo regolamento a stelle e strisce :

  • Un visto non garantisce l’entrata negli Stati Uniti.
  • Un visto consente a un cittadino estero che arriva dall’estero, di viaggiare verso un porto di entrata degli Stati Uniti e richiedere un permesso di entrata negli USA

Il discorso é molto semplice: non é quel pezzo di carta che hai appiccicato sul passaporto che ti consente di entrare bensì la persona a cui lo farai vedere. Nel momento in cui ti presenti in aeroporto quella persona - anzi quell'ufficiale - che ti accoglie può farti tutte le domande e tutti gli accertamenti che vuole finché non é convinto e decide di lasciarti entrare.
Io sono entrato  negli USA con un visto esattamente 9 volte (potrei anche dirvi i giorni esatti) ed ogni volta all'ingresso é stato un piccolo interrogatorio: ma dove lavori? ma che fai esattamente? ma dove abiti? Tutto come se ogni volta fosse la prima.

I visti hanno poi un problema fondamentale: prima o poi scadono e non sempre é possibile rinnovarli.

Mi giunge proprio oggi notizia di un altro bellissimo esempio: c'é un ragazzo Italiano socio di una azienda Italoamericana che si occupa di import export tra i due paesi. Lo zio lavora dall'Italia e lui da tre anni si é fatto un visto "L" per stare qui.
Tutto perfetto. L'azienda va anche bene: tasse pagate, fatturato in crescita, addirittura hanno assunto delle persone a New York. C'è solo un piccolo problema: dopo 3 anni il visto L é scaduto ed indovinate un pò cosa é successo al rinnovo? Avete indovinato: Sotomayor! Questo rinnovo non sa da fare, ne ora ne mai.
Le motivazioni? Non guadagni abbastanza, non ci piace il nome della ditta, l'oroscopo ci ha detto che oggi dobbiamo bocciare tutti... cazzi nostri insomma. Si ma la ditta come faccio? A noi non ce ne frega niente della tua ditta di merda...  hai 30 giorni di tempo per fare le valigie e sbrigati pure se no ti mandiamo a prendere con le fascette di plastica e torni a casa con un cargo militare... fai tu.

Ve lo scrivo esplicitamente per far in modo che nessuno fraintenda: dietro il mio tono scherzoso non c'è nessuna polemica, nessun astio. Anzi, c'è una enorme ammirazione per il governo Americano e le sue politiche in materia di immigrazione.
Ragionate: qui non c'é sanità pubblica, non c'é nessun diritto per i non residenti, niente di niente. O lavori o sei per strada. Eppure dall'Europa fanno a pugni per venirci. Ci sarà un motivo  o no? Qualunque esso sia gli Americani hanno deciso di tenerselo stretto e di spartirlo eventualmente solo coi mejo dei mejo. Gli altri fuori punto e basta.

So già che prima o poi arriverà un bel sotomayor anche per me... c'è poco da fare. Nonostante questo non posso fare a meno di ammirarli. Sono superiori, c'è poco da fare.

Ciao

Apolide in terra d’America: lo strano caso di Mikhail Sebastian

martedì, ottobre 9th, 2012

Mikhail Sebastian é un ex-cittadino dell'ex-Unione Sovietica che alla fine degli anni '80 viveva nell'attuale Azerbaijan. A seguito dei e delle repressioni di quegli anni assieme alla famiglia decide di fuggire in Armenia ma le cose non gli vanno molto bene e così dopo varie peripezie ottiene un visto lavorativo per venire in America.

Negli USA fa domanda di asilo politico ma gli viene respinta e dopo qualche anno il visto lavorativo inevitabilmente gli scade. Viene così arrestato e passa sei mesi in carcere al termine dei quali normalmente si verrebbe deportati nel proprio paese. Nel suo caso c'è però un problema:  verso quale paese bisogna deportarlo? nel frattempo L'USSR non esiste più, l'Azerbaijan non lo riconosce come cittadino e neanche l'Armenia. Sebastian diventa così ufficialmente apolide o "stateless" come si dice qui in America.

Le regole del gioco cambiano e diventano piuttosto bizarre: Sebastian può lavorare legalmente ma senza mai diventare residente permanente e neanche cittadino. E' nel limbo: una condizione in cui può rimanere a vita ma ad una sola condizione: non deve mai uscire dal territorio degli Stati Uniti pena l'espulsione definitiva ed irrevocabile.
Passa così una quindicina d'anni e Sebastian studia negli USA, lavora, si ricrea una vita intera nella consapevolezza di essere "stateless" e quindi in un certo senso prigioniero del paese che lo ospita.

A Sebastian però piace viaggiare e così fa il giro di Alaska, Porto Rico e Guam e tutti quei territori in cui è consentito viaggiare liberamente perché parte integrante del territorio Americano. Il guaio succede però alle American Samoa: Le isole Samoa sono anch'esse sottoposte alla giurisdizione Americana, ma solo in parte e lui - senza saperlo - si reca proprio nella parte indipendente, quella a lui non consentita.

E' il disastro: a Sebastian viene negato il rientro in territorio Americano e così rimane bloccato alle Samoa. Il Governo dell'Isola gli ha trovato un alloggio presso una famiglia locale ed una paghetta di 50 dollari alla settimana per il sostentamento. Non può lavorare.

Sono passati dieci mesi e tutt'ora Mikhail passa le giornate a chattare coi suoi amici di Los Angeles connettendosi dal McDonald's delle Samoa i quali stanno facendo pressione presso l'ONU ed il Congresso Americano nella speranza di trovare una soluzione nel più breve tempo possibile. I tempi e l'esito sono tutt'altro che certi.

Negli Stati Uniti sono ben 4000 le persone che si trovano nella situazione di "stateless" e si spera che il caso di Sebastian possa serviere per sensibilizzare l'opinione pubblica e quindi stimolare una modifica della noermative.

(Ascolta la storia e l'intervista su National Public Radio)

La porta è sempre aperta

giovedì, settembre 27th, 2012

Facciamo un bel refresh in materia di immigrazione per la serie "come vanno le cose nei paesi normali" da abbinare alla serie "da qualche parte nel mondo ha ancora un senso essere cittadini".

C'é questa ragazza di Taiwan che una volta ottenuto il visto da studentessa é venuta qui a New York per studiare l'Inglese.
Il visto da studente te lo danno solo se dimostri di avere in banca i soldi necessari per mantenerti durante tutto il periodo degli studi. Perdipiú se vieni all'Università la retta (che già è esorbitante) ti costa quasi il doppio. Ovviamente ti controllano la frequenza e se non ti presenti alle lezioni ti cacciano via e perdi il visto. Insomma... non é affatto una passeggiata.

Comunque, mentre lei era in questa situazione é entrata in contatto con della gente che stava per rilevare la licenza di un ristorantino nell'East Village. Questi le hanno proposto di partecipare in società in quell'impresa e lei dopo aver trovato i soldi ha accettato e così è diventata proprietaria di un Ristorante a Manhattan.

Ovviamente col visto da studentessa non poteva lavorare. Poteva si possedere qualsiasi cosa (compreso un Ristorante!) ma poteva però lavorare in nessun modo. Col visto da studente ci stai molto stretto... non ti puoi muovere liberamente fuori dal paese poi ci sono le lezioni e la retta... insomma un bel problema. Trova quindi un avvocato e comincia la pratica per ottenere un visto di tipo"E2", quello riservato ad investitori stranieri che creano ricchezza e occupazione in America.
La procedura si avvia e tramite l'avvocato vengono prodotti dozzine di documenti come fatture, bollette, estratti conto, contratti di affitto... di tutto. La parcella del legale ammonta a 8000 dollari.
Il visto viene in un primo momento approvato ma il secondo passo, quello risolutivo, sarebbe stato un colloquio finale da fare di persona nell'Ambasciata del proprio paese di residenza. Ma perché non lo si potrebbe fare qui negli USA? Pensateci...Sono certo che qualcuno ci sarà già arrivato perché è molto semplice: se passi il colloquio torni in America mentre se lo fallisci resti a casa tua perché non ti fanno rientrare. E' geniale...

La ragazza - armata di determinazione e coraggio - torna a Taiwan per affrontare il suo colloquio. Con se porta una valigetta piena di carte in c'è addirittura una specie di libretto preparatole dall'avvocato con tanto di indice all'inizio e segnalibri colorati lungo le pagine. Tutto perfetto, tutto immacolato. Il ristorante sempre pieno di gente, i dipendenti che ci lavorano dalla mattina alla sera. Pieno centro a Manhattan...non si può non passare il colloquio, giusto?

Sbagliato! In ambasciata le fanno le pulci su tutto il malloppo che si è portata dietro. Praticamente si tratta di un interrogatorio più che un colloquio... roba da urlo. L'esito è sconcertante: non solo il visto E2 le viene negato ma le annullano anche l'altro, quello da studente! Insomma è fuori... ora non può rientrare. E' il ristorante? Cazzi suoi, al sistema non interessa.

Io al posto sui non so cosa avrei fatto... ma lei invece non demorde e richiama il suo avvocato. Non le resta che fare un tentativo estremo presentando una seconda domanda identica alla prima se non per una piccolissima ma pesantissima crocettina: "Hai mai avuto un visto negato dalle autorità Americane?" *** SI ***.
Si ripresenta al secondo colloquio e le fanno altre tre ore di domande serratissime. Viene bocciata per la seconda volta ma le chiedono in via del tutto eccezionale di presentare un altro documento mancante tra tutti quelli che si era portata. Casomai ci ripensano. Lei sconsolata se lo procura e si ripresenta per la terza volta in ambasciata. Nel consegnarlo chiede: entro quanto tempo posso sapere la risposta definitiva? Risposta: non si sa... la richiameremo noi. E lei di nuovo: ma posso sapere quanto tempo più o meno? Risposta: la legge prevede fino ad un anno di tempo per espletare questo tipo di procedure.

Ora la ragazza  - trent'anni compiuti - si trova nel limbo: in America possiede un ristorante ed ha una bella casa in affitto nel Queens. Tanti amici, il ragazzo, diversi dipendenti... eppure in questo momento é a casa dei suoi genitori a Taiwan. Potrà tornare in America? Lo saprà entro un anno. Così dice la legge.

Morale della favola: l'America é un paese che ha a che fare coi migranti sin da quando la nazione stessa esiste. Chi viene in cerca di fortuna deve sapere che essere qui è un privilegio. Me lo gridò in faccia una guardia aeroportuale nel lontano 2003: "qui non sei a casa tua, qui non hai nessun diritto!". In realtà quella guardia si sbagliava perché un diritto in realtà ci sarebbe, ma uno soltanto: quello di andarcene quando vogliamo senza che nessuno ci trattenga. La porta (per chi vuol uscire) è sempre aperta.

Saluti

Alain

UPDATE DEL 12 OTTOBRE: Alla fine il visto le é stato accordato. Tutto é bene quel che finisce bene

Fareed Zakaria (CNN) sul problema dell’ immigrazione

martedì, giugno 19th, 2012

L'America sembra essersi all'improvviso svegliata rispetto al problema dell'immigrazione.

L'ultimo ad occuparsene è stato Fareed Zakaria, un ottimo giornalista della CNN che scrive anche sul Times. Egli stesso è un Americano naturalizzato che si definisce Americano "per scelta" piuttosto che per nascita e l'ultima puntata della serie speciale del suo fortunato programma "GPS" tratta appunto di immigrazione.

Vi consiglio di guardarla (la puntata integrale costa $1.99 su iTunes) perchè Zakaria è una persona razionale ed equilibrata che riesce a centrare l'essenza delle cose che tratta come pochi altri riescono a fare. In essa vengono confrontate le politiche migratorie del Giappone, dell'Europa, degli USA, ed infine quelle del Canada, il modello virtuoso da imitare.

Zakaria nella sua conclusione finale propone di concedere la carta verde agli stranieri imprenditori ed a quelli che trovandosi già nel territorio Americano hanno conseguito titoli di studio avanzati (PhD e Master) e soprattutto anche di regolarizzare una volta per tutte la posizione degli 11.5 milioni di clandestini che lavorano in nero in tutto il paese.

Non fare ciò, a detta del Sindaco di New York Michael Bloomberg, equivarrebbe a commettere un "suicidio Nazionale" che l'America non si può assolutamente permettere in quanto l'immigrazione sarebbe - sempre secondo il Sindaco - il principale problema economico del paese.

Di diverso avviso Kris Kobach, Segretario di Stato del Kansas e co-autore della famigerata legge anti-immigrati dell'Arizona. Secondo Kobach gli stranieri lavoratori illegali vanno deportati - non importa a quale prezzo - così che gli Americani possano finalmente tornare a fare quei lavori di bassa manovalanza che attualmente sono tutti relegati al sommerso.

Davvero molto interessante secondo me. Buona visione!

Il matrimonio dei Brahmani

domenica, giugno 10th, 2012

Stasera ero ad un house warming party nell'Upper East Side in zona novantesima e seconda. Una coppia che conosciamo ha comperato un appartamento al primo piano di un palazzo e così hanno fatto la tradizionale festa di inaugurazione.
Non male direi: oltre ad essere una bella casetta è anche un investimento intelligente se si considera la futura apertura della metropolitana sulla seconda avenue.

Tra gli invitati c'era una coppia di Indiani entrambi impiegati nel settore dell'informatica. Lui è qui da dieci anni e lavorando in un grande Ospedale da poche settimane ha finalmente ottenuto la carta verde. Lei invece è arrivata in America molto dopo. Qualcuno allora ha posto una domanda quasi inevitabile: come vi siete conosciuti?

La risposta - tutt'altro che rara quando si ha a che fare con l'India - ha impressionato un pò tutti: "ci siamo conosciuti Online".
Ma come online? Su quale sito vi siete cercati? E loro: non ci siamo cercati noi, ci hanno combinato i nostri genitori.
Io so che queste cose ancora succedono in giro per il mondo... ma un conto è saperle e un altro è sentirsele dire faccia a faccia da una coppia con cui stai facendo cena e così le domande di noi occidentali sono state parecchie.

Ci hanno spiegato che i genitori utilizzando un sito web hanno cercato un coniuge per i rispettivi figli basando la ricerca principalmente sulla casta a cui appartengono e cioè la famosissima casta dei Brahmani (la stessa di Siddartha) ma anche sull'oroscopo Indiano e su altri fattori. Il loro era un match quasi perfetto, superiore al 95%.
I genitori sarebbero anche stati abbastanza liberali perchè (di nascosto dal resto delle famiglie) avrebbero permesso ai due ragazzi di conoscersi per qualche ora prima del fidanzamento ufficiale. Lui infatti tornato appositamente dagli USA per il matrimonio è andato a prendere lei alla stazione dei treni e nel tragitto verso casa i due hanno avuto modo di scambiare qualche parola. Una eccezione non da poco, al quanto pare. In ogni caso, una volta arrivati a destinazione c'erano già tutti i parenti ad attenderi i quali pubblicante hanno domandato alla ragazza: "allora che fai, te lo sposi o non te lo sposi?!?". Ovviamente la risposta è stata positiva: "e che potevo fare in quella situazione?..." dice oggi lei. E così giù festeggiamenti per il fidanzamento ufficiale in casa.

Dopo sei mesi il matrimonio vero e proprio, durato tre giorni interi e poi il rientro in America. Ora che hanno entrambi la carta verde ecco che puntuale è in arrivo il primo figliolo. Io ho chiesto: ma farete la stessa cosa anche per il figlio/figlia in arrivo? E loro: assolutamente no. Questa cosa delle caste e dei matrimoni combinati va avanti da 2500 anni ed è ora di dire basta... il figliolo sarà Americano e potrà sposarsi con chi vuole.

Evviva l'America!

Ciao

Niente visto? No problem! C’è Blueseed, il barcone dei programmatori al largo della California

giovedì, giugno 7th, 2012

Per farvi capire a che livello sono arrivati gli USA, vi riprongo la storia (suggeritami da un lettore) di una azienda Californiana che nel 2013 intende varare una nave da tenere fissa in acque internazionali al largo della Silicon Valley.
Il motivo? Semplice: farci soggiornare legalmente tutti quegli imprenditori o tecnici informatici che per motivi burocratici non riescono ad ottenere un permesso di soggiorno negli USA.

L'idea alla base del progetto è semplice e la spiega bene l' articolo della BBC. In soldoni, il 25% di tutte le start-up Americane è fondata da stranieri ma, allo stesso tempo, una serie di lacci e lacciuli impedirebbe a molti di essi di poter approdare negli Stati Uniti e così Blueseed si propone di ospitarli su una specie di nave da crociera - appositamente allestita con uffici e centri ricreativi - ancorata ad appena mezz'ora di distanza dalla California.
I soggiornanti potrebbero così ricevere visite di clienti e colleghi o addirittura effettuare periodicamente visite di affari presso la terraferma. Il tutto nel pieno rispetto delle regole!

In questa cosa ci rivedo un pò la storia di Radio Caroline, la stazione pirata che per aggirare la legge negli anni '60 trasmetteva da una nave al largo delle coste Inglesi musica Rock in tutta la Gran Bretagna. Una idea brillante, forse provocatoria, che farà certamente discutere.