A grande richiesta faccio un refresh su una delle questioni più ricorrenti che mi vengono sottoposte da quando sto qui e cioè come fare per venire a lavorare e a vivere in America.
Questo post non ha la pretesa di essere esaustivo o informativo ma soltanto quella di dare una vaga ed approssimativa idea di quali sono le possibilità per chi come dell’Italia ne ha le palle piene e desidera con tutto il cuore di emigrare negli Stati Uniti d’America.
Premessa
Il cittadino è legato ad una nazione, la nazione ad un territorio. Il cittadino, in quanto tale, ha il diritto di vivere e prosperare all’interno del territorio, tutti gli altri individui no.
E’ bene partire da questo concetto chiave perchè da noi nessuno sembra possederlo più. In Italia l’idea del lavoro si è sovrapposta a quella della cittadinanza per cui è comune pensare che basta trovare un lavoro per garantirsi il diritto di vivere in qualsiasi luogo piaccia. Ovviamente non è così, e qui in America lo sanno bene.
A questa regola di principio si contrappongono tuttavia delle eccezioni per permettere, quando necessario, a delle persone di vivere e lavorare sul territorio di una nazione straniera, ed in alcune circostanze addirittura di acquisirne la cittadinanza.
“Andare a vivere in un’altra nazione” equivale a cercare di rientrare in una di queste eccezioni e non ad esercitare un diritto che in realtà non esiste.
I visti non-migratori
Sul tema dei visti si potrebbe scrivere una enciclopedia ma, per farvi capire al volo il concetto, è un pò come se le autorità ti dicessero: “Puoi venire a vivere qui perchè per qualche motivo abbiamo bisogno di te. Sarai il benvenuto ma sappi che appena possibile ti daremo un calcio nel culo così te ne torni da dove sei arrivato.”.
Ne esistono di diversi tipi: per studenti, per lavoratori, per ricercatori, per chi ha doti eccezionali, per chi investe, per militari, per diplomatici e via dicendo. In generale il visto consente di entrare liberamente nel paese e nel caso di quelli lavorativi consente anche di lavorare rispettando determinate regole e/o limitazioni.
Per fare un esempio il visto per gli studenti (tipo F), permette a chi lo detiene di vivere qui per frequentare una scuola di lingue (o una Università) ma non permette di cercarsi un lavoro (si può però eventualmente lavorare massimo 20 ore a settimana per la scuola in cui si sta studiando). I visti lavorativi invece vengono generalmente rilasciati solo a persone che dimostrano di essere molto specializzate in ciò che fanno e che sono indispensabili per le aziende che ne fanno richiesta. Generalmente ti consentono di lavorare solo in quella specifica azienda (è stampata sul visto stesso) per un periodo ben preciso. Non è consentito lavorare altrove, né restare nel paese nel caso in cui il lavoro che si sta svolgendo dovesse volgere al termine. In altre parole è come stare in trasferta, finita la quale te ne torni indietro e tutto ritorna come prima.
Ma come si fa ad avere un visto lavorativo? Se non si è uno scienziato (letteralmente), se non si hanno doti eccezionali (es. Rocco Siffredi), se non c’è nessuna azienda che è disposta a dimostrare che per quel lavoro vuole te e soltanto te perchè tu sei l’unico in grado di farlo, allora non c’è modo di averlo. Insomma, non è in nessun modo possibile venire in America per fare legalmente lavori generici in cui non è rischiesta nessuna specializzazione. Del resto, perchè mai dovrebbero accettare operai per le fabbriche o manovali per le imprese di costruzione quando ci sono già orde di questi lavoratori cittadini che sono disoccupati?
A questo punto so che qualcuno starà obiettando: “ma come? mio cugino sta in america, ha il visto e fa il cameriere”, oppure “un mio amico è andato in america come turista e ora lavora…”. E’ tutto vero, sono casi molto frequenti e ne conosco tantissimi. Il procedimento è semplice e consiste nell’arrivare come turisti oppure come studenti col visto per poi iniziare a lavorare in nero. Pur essendo una pratica diffusissima essa è ovviamente illegale e rispecchia la stessa situazione che si crea in Italia coi venditori di CD o coi muratori stranieri che lavorano nel sommerso.
Il processo di naturalizzazione
Il processo di naturalizzazione è il percorso da intraprendere quando si decide di uscire fuori dal campo delle “eccezioni” per diventare ufficialmente parte della nuova nazione.
Il primo step è la residenza permanente (la famosa carta verde) che è il miraggio, il sogno, la chimera, l’ossessione maniacale, l’argomento ricorrente, il tormentone di tutti. Giuro che ultimamente parlo più spesso di carta verde che di figa (il che conoscendomi è tutto dire).
Ci sono tre possibilità: ricongiungimento familiare, lotteria, labor certification.
Il ricongiugimento familiare consiste nell’acquisire la carta verde per via della parentela nei confronti di un cittadino che ne fa richiesta (marito, moglie, figlio, padre, fratello ecc…). Molti al prezzo di circa 30.000 dollari fanno dei matrimoni fasulli. I controlli sono incredibili ma qualcuno ci riesce lo stesso.
C’e poi la lotteria che il governo americano offre ogni anno per incentivare la diversità. Le possibilità di vincere sono scarse (da 1/60 a 1/130 a seconda delle annate) ma è gratuita e se si ha la fortuna di vincere si è sistemati per la vita. Io ho giurato pubblicamente che se vinco vado a San Francisco in bicicletta. E lo faccio eh…
Infine la labor certification a cui si applicano le stesse filosofie del visto lavorativo. E’ quindi necessaerio dimostrare di essere eccezionali, molto preparati o in ogni caso indispensabili. Per tutto questo esistono gli avvocati che alla modica cifra di circa 6/8000 dollari preparano tutte le formalità necessarie. Anche questo è un discorso estremamente vasto e ci sono interi portali dedicati esclusivamente a questa cosa. In soldoni diciamo che la quantità di carte rilasciate in questa maniera sono limitate nel tempo e quindi ci sono tempi di attesa diversi a seconda delle diverse categorie lavorative. Conosco diversi tecnici che dopo sei anni di attesa ancora non l’hanno avuta. Conosco invece altri che essendo ricercatori affermati o dirigenti d’azienda l’hanno ottenuta in soli cinque mesi.
Una volta diventati residenti permanenti, se si vuole, dopo cinque anni si può diventare cittadini a tutti gli effetti. A quel punto puoi prendere il tuo bel passaporto Italiano con sue belle marche da bollo uso cancelleria da 60 euro all’anno e usare le pagine che si staccano da sole per accenderci le sigarette. Che bella soddisfazione che sarebbe…

