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Greenpoint

domenica, dicembre 5th, 2010

Ieri l'amico Duccio mi ha invitato ad una esposizione (o una mostra, o come cazzo si chiama quando gli artisti mettono in una stanza le loro opere).

Non era certo a Chelsea dove queste cose sono all'ordine del giorno, eppure è stato ugualmente interessante.

Immaginate una zona post industriale, capannoni in disuso da decenni, insegne verniciate sui muri di mattone quasi completamente scolorite dal tempo, appartamenti giganteschi arredati come solo a ny capita di vedere, gente che stende i panni sul filo. Siamo a Greenpoint(Brooklyn), al confine superiore della celebratissima capitale mondiale degli Hipster (la ormai ben nota Williamsburg) e appena sotto il Newtown Creek, torrente che separa Brooklyn dal Queens.

In uno di questi capannoni, c'è la mostra.  Dal buio della strada, improvvisa una esplosione di colore, di idee, di arte. E poi, particolare non da poco, in questi ambienti dell'arte c'è sempre un figaio da paura! Io gliel'ho detto subito a Duccio: se non fosse per il fatto che sei scoppato peggio di me, col lavoro che fai potresti trombare come pochi! Io mi sarei piazzato tutto orgoglioso davanti alla scultura (di tre quarti) e se non si fossero fermate loro a fare le domande le avrei fermate io: "signorina... si sono io l'Artista... a sua disposizione:"vogliamo parlare del ruolo dell'artista nell'oltretomba? o del ruolo dell'olretomba nell'arte? oppure, del ruolo della scultura nella gastronomia?" Fai un pezzo del genere e vai a colpo sicuro: non ti serve neanche promettere loro che le fai diventare parlamentare o ministro...

Ah... prima che me lo domandate in 25: la donna dentro il cubo di plastica non è vera, è una scultura iper realista. (Mi chiedo se è proprio realista in tutti i particolari!)

New York non è solo Manhattan

giovedì, giugno 12th, 2008

Stasera verso le 22.30 ero in bici che tornavo verso casa. C'era la temperatura ideale e avevo voglia di fare un giro così sono passato nel Queens attraverso il ponte della 36esima avenue.
Dopo il ponte sono sceso lungo Vernon Boulevard passando dentro Long Island City.
La zona della centrale a carbone (o turbogas? non ricordo) di notte sembra meno brutta di quello che veramente è. Strade deserte, scarabocchi sui muri.
Arrivato al fiumiciattolo che separa il Queens da Brooklyn mi sono inoltrato verso l'interno.
Zona quasi completamente post-industriale, casermoni vuoti dalle vetrate vecchie e buie. Pochi locali aperti, tra cui un gentlmen's club (una sorta di incrocio tra Night e Lap Dance) che stava chiudendo il quel momento. Le ragazze dell'Est Europeo (erano di seconda-terza scelta) uscivano accompagnate dal magnaccio basso e tarchiato che le portava a casa caricandole su un enorme van nero.
Misurando le distanze in base al tempo di percorrenza della metropolitana si ha una visione completamente distorta degli spazi reali. Posso infatti arrivare a Greenpoint (Brooklyn) in bici in poco più di 15 minuti. Non me lo sarei aspettato perchè in metro il giro è lungo e ci vogliono tre quarti d'ora.
Sono rimasto solo nel giro di chilometri ma non avevo paura. Ormai sto facendo l'occhio alla realtà della prima periferia di New York, alle zone meno in vista, alle zone sporche, a quelle economiche, a quelle popolari.
Vivendo e lavorando a Manhattan ci si crea una idea sbagliata. La città vera è quella tutto intorno: un enorme quadrato che misura 50 km di lato.
Ci sono interi mondi dentro questo quadrato. Manhattan è soltanto uno di questi.


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