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Martinsicuro Vs New York City

Sunday, October 19th, 2008

Vivo ancora sincronizzato sul fuso orario di New York per cui vado a lavorare praticamente senza dormire per niente.
Da domani mattina sarò infatti a Firenze, occasione di abbuffate senza euguali di buon cibo arte e cultura.

Da queste parti cammini una domenica pomeriggio ed incontri tutti quelli che avresti dovuto incontrare. Vai in un qualsiasi locale e rivedi ancora una volta le stesse persone.
Una volta pensai ad una massima:  entrando in un qualsiasi esercizio pubblico, qui è impossibile che dentro non ci sia qualcuno che ti sia mezzo parente o con cui non sei almeno andato a scuola.
E’ così sul serio. Fidatevi di me.

Tutto quello che trovi a NY lo trovi anche qui. Anzi magari qui sei più padrone della situazione: qui puoi avere una faccia oltre che ad una data di nascita sulla patente di guida all’ingresso del bar.
Qui ci sono meno controlli, meno regole, meno problemi.
Il limite di posti come questo non sono i divertimenti, non sono i locali, non è la geografia, non è l’estetica.
Il limite sono le persone. Le persone che mancano.
Qui conosci tutti, e sai già tutto anche di quelli che ancora non conosci.
In città invece ci sono idee, c’è diversità, c’è scambio ed interazione continua.

(Poi ovviamente c’è anche più figa… resta inteso.)

New York People

Thursday, July 3rd, 2008

Centiaia di cadetti della polizia di NY, appena diventati agenti, escono dalla Penn Station con le loro alte uniformi blu scuro, la loro visiera esagonale, gli stemmi della polizia luccicanti e nuovi di zecca.
Attorno a loro migliaia di parenti accorsi per vedere la cerimonia. Gli abiti della festa. Fotografie di rito e strette di mano. Lo sguardo fiero di genitori e nonni ispanici che consegnano a pieno titolo i loro successori al paese che li accolse un giorno come immigrati.

Sacerdoti di una strana chiesa cristiana in paramenti medioevali predicano lo sterminio della razza bianca e la supremazia di quella nera all’angolo nord east di Herald Square.
Piccoli gruppi di loro fedeli ascoltano attenti i passi della bibbia gridati a squaciagola esprimendo tutta la loro rabbia con parole o gesti di approvazione.
I bianchi che incuriositi si fermano a guardare vengono puntati dall’indice severo del predicatore ed usati come bersaglio delle invettive violente e razziste.
Fotografie di neri torturati e ritagli di giornali riempiono il marciapiedi tutto intorno.
L’aria è carica di un odio secolare e forse indelebile.

Dalla parte opposta, nell’angolo sud east, due ragazzi neri della muscolatura hollywoodiana si allenano facendo flessioni per terra e push up sul semaforo pedonale. Sono coperti di tatuaggi e sudati a morire.
Nonostante l’incrocio sia attraversato da almeno 2000 persone al minuto si comportano come se fossero soli nella palestra sotto casa.

Poco distante un uomo sui cinquanta col sorriso stampato in bocca solleva una enorme croce con sopra scritto “Jesus” salutando tutti i passanti.
Non parla, non grida, non lascia volantini. Alza la croce e sorride.

Al centro dell’incrocio due agenti del traffico in guanti bianchi, sfoggiano movimenti rapidi e decisi, quasi marziali, cercando di velocizzare l’enorme flusso di veicoli che dribblando i pedoni si fanno strada nel pieno centro di Manhattan.
Let’go! Let’go! Let’go! gridano ogni tanto a chi tentenna rischiando di rimanere bloccato nel bel mezzo della confusione. Non c’è spazio per gli indecisi. Non nel traffico di New York.

Schiavi

Tuesday, June 17th, 2008

Oggi un ragazzo si è messo in piedi su un davanzale del sesto piano nel palazzo di fronte al mio. Con una mano si teneva attaccato alla finestra, con l’altra lavava la parte esterna dei vetri. Nessuna protezione, nessuna corda. Ogni tanto (come si vede nella foto) appesa la spatola nella tasca dei jeans si spostava da una finestra all’altra, chiudendo e aprendo gli slider coi piedi.

Scommetto che si trattava di un clandestino che si stava guadagnando 10 dollari o poco più. Nessuno lavorerebbe in condizioni del genere tra le persone del posto.
I clandestini sono gli schiavi del nostro tempo. Una volta Roma faceva guerre in tutto il Mediterraneo per procurarseli.
Oggi invece non serve più catturarli con la forza. Non serve più nemmeno andare a prenderli.

Vengono da soli.

Beautiful! Beautiful!

Tuesday, June 3rd, 2008

Le temperature si sono alzate e ormai siamo in piena primavera. Nel weekend passeremo i 30 gradi.
Stasera dopo cena ero in bici sull’isola e ho approfittato per andare a vedere chi c’era a giocare a tennis di notte. Con stupore scopro che si gioca fino alle 22 ed anche oltre.
Gia’ che c’ero ho fatto un giretto al faro. In quel punto, all’estremo nord di RI, l’East River sembra un piccolo lago. Stasera la corrente era lenta ed andava verso Nord. Da lontano i palazzoni del Bronx facevano da contorno, a destra i project (case popolari) del Queens ad a sinistra la parte alta dell’Upper East e l’inizio di Harlem.
Tutto calmo e silenzioso. Sono rimasto per qualche minuto per poi tornarmene indietro.
A casa il portiere in doppiopetto Ritchie mi ha fermato per chiedermi della bicicletta. Lui ne ha una uguale rossa e la usava per venire al lavoro dal Queens. Ha smesso dopo che una macchina lo ha tirato sotto.
Dice che con la moglie ha visitato l’Italia da Venezia ad Amalfi. “Beautil! Beautiful!” ripeteva col suo marcato accento di NY. L’accento di questa zona e’ simpatico… veramente americano.
Certe volte mi sforzo di imitarlo senza neanche accorgermene. Del resto facevo lo stesso a Fermo, a Giulianova, a Bologna o ovunque mi sia capitato di sentire accenti diversi dal mio.
Vista la puntata di Annozero doccia e poi a dormire. Anche per oggi e’ fatta.

The Birdman

Saturday, April 12th, 2008

Nel primo mese a New York ricordo di aver incrociato tra la 34esima e l’ottava un uomo vestito con delle piume addosso e che camminando faceva il verso del piccione.
Mentre attraversava la strada si fermò per qualche secondo mimando con le braccia il movimento delle ali. Io mi fermai a guardalo sorridendo mentre tutti gli altri passavo veloci ed indifferenti.
Stamattina un collega mi racconta di aver visto la stessa identica scena a Wall Street e allora mi sono messo a cercare sul web cercando di capire se si trattava di un personaggio abituale.
Salta fuori infatti che questo signore lavora come corriere ed inspiegabilmente si comporta da Birdman facendosi notare in tutta Manhattan. Ogni tanto qualcuno lo filma e lo mette su youtube. Un ragazzo lo ha addirittura intervistato.
Mi chiedo cosa spinge una persona apparentemente normale a comportarsi in quel modo.
Forse la noia? Forse la solitudine di chi trasporta lettere e pacchi su e giù per Manhattan senza mai fermarsi a parlare con nessuno? Forse la voglia di stare sempre al centro dell’attenzione? Chissà. Non vedo l’ora di incontrarlo di nuovo per fermarlo e chiedere.

Ricordo che a Bologna feci amicizia con un signore barbuto sui quaranta che in piazza maggiore ripeteva fino all’ossessione una cantilena mentre tendeva la mano e chiedeva l’elemosina. Era il mitico Angelo Rizzi. Diceva: “Signore aiutami che sono messo male…” in un modo goffo, palesemente strascicato, sicuramente buffo. Tutti i giorni così. Per settimane, mesi, anni.
Alla fine scopro che è laureato con 110 e lode, che veniva al mare dalle mie parti, che ha una famiglia e che quello era il suo “lavoro”. Ad un tasso di cambio del 200% mi aiutò in pochi mesi a completare la mia collezione delle nuove monete degli Euro.

Cosa accomuna il Birdman ed Angelo Rizzi?
Il Birdman a modo suo comunica con chi gli sta attorno, stimola curiosità, induce risate, causa indignazione. Il Birdman a Manhattan lo conoscono e lo ricordano tutti.
Angelo Rizzi ha invece spezzato le catene della società moderna e vive la sua vita da uomo umile ma libero. Entrambi riescono allegramente ad evadere dalla monotonia della nostra società.
Certe volte penso che i pazzi siamo noi che accettiamo di spendere la vita prigionieri del nostro lavoro, delle nostre verità e soprattutto delle nostre regole.

Oggi sposi

Tuesday, January 8th, 2008

Ultimamente ho scritto poco perchè da quando sono tornato ho avuto ospiti e il tempo a disposizione era pochino.
Oggi in ufficio c’è stato un fatto insolito.
Due dipendenti, di punto in bianco, hanno annunciato il loro matrimonio. Io li conoscono da sei mesi ma altri li conoscono da due anni e mezzo. Nessuno aveva mai sospettato nulla.
Oggi la ditta ha organizzato una bella festa di fidanzamento a sorpresa con tanto di Champagne e torte simil-nuziali.
La ragazza sembrava a suo agio ma lui invece era visibilmente emozionato.

Praticamente qui esistono diversi livelli di inguaiamento delle relazioni umane:
a) “Seeing someone” si dice quando il rapporto non è esclusivo.
b) “Dating someone” si dice quando il rapporto diventa esclusivo ma la cosa non è seria
c) “Having a boyfriend/girlfriend” si dice quando il rapporto diventa serio
d) “Engaging someome” si dice quando si decide di sposarsi, l’uomo spende 10.000 dollari per l’anello e si stabilisce la data per le nozze

(poi ci sono le fasi successive E delle corna, F del divorzio, G del secondo matrimonio ecc… ma non mi sembra il caso di elencarle in questo post)

Ya know…

Monday, January 7th, 2008

Quando mi capita di viaggiare nel primo vagone della metro spesso capita che in alcuni è possibile vedere da un finestrino il tunnel così come lo vede il conducente (che si trova di lato in un baracchino di un metro quadro o poco più) e così mi metto a guardarci dentro come farebbe un ragazzino.

Un giorno stavo lì a guardare quando fermi in una stazione il baracchino si apre ed il conducente, un nero, mi guarda e sorridendo fa: “I’d let you drive man, but, ya know…”

Gli artisti della metropolitana

Friday, September 28th, 2007

Nella metropolitana di NY si esibiscono degli artisti incredibili.
In cambio di qualche dollaro (che non tutti pagano) offrono interruzioni preziose alla frenetica corsa contro il tempo dei passanti.