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Da regina trash Cinese ad estetista di Brooklyn: la storia incredibile di Luo Yufeng

sabato, febbraio 25th, 2012

Luo Yufeng (nota anche come Feng Luoyu, Luo Yuefeng, 羅玉鳳, 罗玉凤, luō yùfèng, Sister Feng, Feng Jie o Sister Phoenix) è una giovane ragazza Cinese fermamente convinta di essere una delle donne più belle ed intelligenti al mondo.

Nonostante - a detta di molti - non presenti tutte le caratteristiche tipiche di una Top Model la sua convinzione di essere bella ha reso questa ragazza una delle figure più note di tutta la Cina.
Nel Novembre del 2009 infatti Yufeng comincia a cercare marito e per farlo decide di ricorre ad uno stratagemma originale: dopo aver fatto stampare un pacco di volantini in cui elencava i requisiti necessari si presenta nel cuore finanziario di Shangai per distribuirli ai giovani rampolli Cinesi di passaggio. In essi scriveva che il suo uomo ideale - oltre che ricco - doveva essere alto almeno 1.80 ed aver conseguito un master in Economia presso l'Università di Pechino o di Qinghua (le più prestigiose della Cina). Nel volantino precisava di essere alta 1.47, diplomata presso una scuola superiore qualsiasi e nonostante ciò di grande cultura. La sua intelligenza, inoltre, era definita come tra le più alte degli ultimi 300 anni e dei 300 successivi. Neanche Einstein la avrebbe potuta superare.

A Shangai la sua iniziativa non passa inosservata, anzi genera un successo clamoroso. Dopo aver rifiutato dozzine di proposte, Yufeng si ritrova prima oggetto di un articolo su un giornale, poi invitata ad un talk show televisivo. E così scoppia il caso mediatico: un intero continente discute scherzosamente il suo caso ponendosi al contempo interrogativi ben più profondi relativi all'evoluzione della società Cinese ed alle aspirazioni dei suoi giovani nell'era del boom economico.

Le apparizioni televisive si sprecano, addirittura le fanno incidere una canzone un pò stupida che va a ruba su iTunes. Yufeng diventa una vera e propria star del trash riuscendo a totalizzare su Weibo (il Twitter Cinese) la cifra astronomica di 1.8 milioni di followers (Beppe Grillo ne ha 400mila). Ovviamente riesce anche a mettere da parte qualche soldino e quindi a coronare il suo sogno di sempre: visitare gli Stati Uniti d'America.

Ottenuto il visto turistico viene a New York e qui avviene il colpo di scena impensabile. Facendo leva sulla sua popolarità negativa la ragazza si presenta all'immigration e fa domanda di asilo negli USA. La mole di insulti e commenti denigratori che produce è tale che i funzionari si lasciano convincere accettando la sua application e concedendole la Carta Verde.

Ora Luo Yufeng vive a Brooklyn e lavora come estetista in un anonimo salone di bellezza. Intervistata dal New York Post dimostra che la sua autostima non è affatto diminuita:  "L'America è ancora il luogo in cui chiunque può realizzarsi. Potrei aprire una piccola attività, farla crescere, quotarla in borsa e poi espandera al mondo intero".
Nelle giornate libere dal lavoro non è raro vederla davanti alla Columbia University mentre distribuisce la versione in Inglese del volantino che la rese famosa a Shangai. Yufeng è infatti ancora single e determinata nel trovare un uomo all'altezza delle sue aspirazioni. Sostiene - ad oggi - di averne scartati oltre 300.000. Il testo dice:

I'm looking for a Husband now. I am the hottest star from China. my name is luoyufeng (罗玉凤), chinese call me fengjie (凤姐) , born 1985, I want my Husband very Interested in political and Economic, he would like to Dominate the world.

I want my Husband like this:

1. he must Between 25 to 31 years old.
2. he will Between 5.74 feet to 6.11 feet height.
3. he must never get married, no children.
4. he will graduated from a prestigious world, like Harvard, Yale, MIT, west point, Stanford, Oxon, and so so.
5. He must has a master's degree.
6. he can't been an Asian.
7. he would better have a house and a car.

I'm born in a poor family in chongqing. when 16, I come to a Inexpensive Normal school which I never liked.

I read a lot of books Between 9 to 20.

I'm Expert in Poetry and prose. in 2006 when I'm 21, I became a Language teacher.

in 2008 when I'm 23, I resigned and come to shanghai for a better future.

but I can't get a good job there.

there was no way to get more income except publicize myself.

so I became the hottest star in china in 2010 when I'm 25.

I came to the USA in the same year. Since there is over 300,000 chinese man asked marry me, but none of them suitable.

Notice:
1. I'm only 4.82 feet height, but I used to wear a High-heeled shoes. So I always looked like 5.08 feet.
2. I'm from china which Country control Family planning as their basal policy. I will Follow it, so I only want 2 children if get married.

Ho già provato a chiamarla per candidarmi ma oggi è Sabato per cui probabilmente starà lavorando.
Mentre gli Americani si limitano a sbellicarsi dalle risate senza capire la portata del suo fenomeno, i Cinesi la rincorrono per scattarle una foto o farsi firmare un autografo. Ormai le è impossibile recarsi a Chinatown (o a Flushing) per via della folle che suo malgrado inevitabilmente mobilita.

La storia quindi continua ancora... vedremo se alla fine riuscirà finalmente a sposarsi. In bocca al lupo Luo Yufeng!

P.S.
Non è che potete farmi un piacere e mandarmi un insulto, una minaccia, qualsiasi cosa di negativo. Fatemi sto favore che magari riesco a chiedere asilo e a fare l'estetista a Brooklyn pure io! (sempre meglio che tornare in Italia)

Italia, un amore difficile

mercoledì, febbraio 15th, 2012

Il 60% di giovani tra 18 e 24 anni, e a seguire anche i 25-34enni,e' disposto ad andare all'estero per lavoro: emerge dal Rapporto Italia 2012 dell' Eurispes. In dettaglio, il 59,8% (18-24anni) e' pronto a lasciare il Paese, cosi' il 57,1% tra i 25-34enni. Sotto il 50% sono tra 35 e 44enni (45,2%): percentuale che scende tra i 45-64enni (35%) e ancor piu' tra gli over65 (20,5%). Le ragioni maggiori (22,9%) per un trasferimento sono legate al lavoro, ma pure al minore costo della vita (11,8%).

Un Paese a corto di speranza. Quando si chiede agli italiani di guardare all’odierna situazione del Paese, e di esprimere in merito un sentimento prevalente, ben il 63,2% si dice “spesso” (45,5%) o “sempre” (17,7%) sfiduciato. Altrettanto diffusa è poi una sensazione di impotenza, da intendersi anche come incapacità o impossibilità di incidere attivamente per migliorare l’attuale condizione, condivisa (spesso 33,8% e sempre 23,9%) dal 57,7%. Circa un terzo dichiara, inoltre, di non sentirsi “mai” né ottimista (35,1%) né sereno (32,8%) guardando al presente dell’Italia. L’immagine di un Paese a corto di speranza e di ottimismo appare rafforzata, guardando soprattutto alle fasce di età in cui tali sentimenti risultano prevalenti: sono infatti i giovani tra i 25 e i 34 anni, ovvero le classi “biologicamente” più proiettate verso il futuro, a dichiararsi, in oltre il 75% dei casi, “spesso” o addirittura “sempre” sfiduciate, seguite dai 45-64enni (63,8%), dai 35-44enni (60,5%), dai 18-24enni (58,9%) e infine da chi ha 65 anni o più (56,6%). Quanti hanno dichiarato di non sentirsi rappresentati da alcuna area politica, nel 73,2% dei casi si sono anche definiti “spesso” o “sempre” sfiduciati, seguiti dal 68,1% di coloro che non hanno saputo indicare un’area politica di appartenenza. Nelle restanti situazioni, sono i potenziali elettori dei partiti più estremi, di sinistra (66,7%) e di destra (63,2%), ad esprimere con più frequenza tale sentimento. Chi invece si riconosce nelle forze schierate al centro appare coinvolto “a metà” nella sensazione di sfiducia: il 52,6% dei potenziali elettori di centro-sinistra, il 50,6% di quelli di centro-destra e il 49,4% di quelli di centro si è infatti dichiarato sfiduciato. Così come il sentimento di sfiducia, anche quello di impotenza coglie “spesso” (33,9%) o addirittura “sempre” (26,8%) soprattutto i giovani tra 18 e 24 anni (60,7%).

Segnali dal Sud. Nel Sud e nelle Isole gli intervistati si dimostrano ben più inclini all’ottimismo rispetto alle regioni del Nord e soprattutto del Centro: nelle Isole si riscontrano, in particolare, le percentuali minori di quanti dichiarano di non sentirsi “mai” ottimisti dinanzi alla situazione attuale (22,5%); seguono gli abitanti del Sud (29,7%), del Nord-Ovest (30%), del Nord-Est (40,8%) e infine del Centro dove i pessimisti raggiungono il 45,7% del totale. Sempre nel Sud Italia si riscontra anche una decisa prevalenza di persone disposte a definirsi “spesso” o “sempre” ottimiste, che arrivano al 17,5%, contro il 7,5% del Nord-Ovest, il 7,8% del Centro, l’11,2% del Nord-Est e l’11,3% delle Isole.

Con le mani legate? Le ragioni che sono alla base di uno stato d’animo collettivo così marcatamente segnato da sentimenti di sfiducia e di impotenza, sono ovviamente molteplici e di non facile individuazione. Il peggioramento del quadro economico ed occupazionale, una congiuntura internazionale decisamente poco favorevole e i rischi emersi negli ultimi mesi relativi proprio al “caso italiano” in Europa, sono tutti elementi che possono aver contribuito a diffondere una sensazione di insicurezza e di debolezza nell’opinione pubblica, anche a prescindere dalla condizione personale. La domanda “Come cittadino italiano oggi sente limitata la sua libertà di iniziativa?” è stata utile per comprendere almeno una delle ragioni che possono essere ritenute alla base del clima attuale. Ben il 40,6% dei cittadini ha affermato di sentirsi “abbastanza” limitato e il 18,9% addirittura “molto”: quasi due italiani su tre (59,5%) sperimenterebbero dunque questa spiacevole sensazione di impedimento. Di contro, solo il 13,1% non ha assolutamente questa sensazione e il 25,4% la sperimenta in misura decisamente lieve.

Non stupisce che siano ancora una volta i giovani, e in particolare i giovanissimi (18-24 anni), a sentirsi limitati nella libertà di iniziativa, complessivamente nel 69,6% dei casi (molto 20,5% e abbastanza 49,2%), cui va a sommarsi il 64,4% dei 25-34enni (molto 22% e abbastanza 49,1%). Il dato tende a scendere tra i 35-44enni (molto e abbastanza complessivamente 55,7%), ma risale nuovamente al 61,9% tra i 45-64enni per poi crollare al di sotto del 50% (48,7%) tra gli over65. Inoltre, l’analisi dei risultati ha mostrato l’esistenza di una relazione pressoché stabile tra aumento del titolo di studio e diffusione di tale percezione: tra chi non possiede titoli di studio o ha una licenza elementare, la percentuale di quanti si dicono “abbastanza” o “molto” limitati si ferma al 54,5%; al 55,7% si attesta invece il dato di quanti hanno una licenza media e al 58,7% per i diplomati. Il 63,7% tra i laureati e coloro che hanno frequentato un master si considera limitato pione, con una significativa incidenza dell’indicazione “molto”(22,8%).

Impegno e sacrifici. Vale la pena? Pronti a definirsi ristretti nei confini di un Paese che li lascia insoddisfatti rispetto alla possibilità di esprimere la loro libera iniziativa, gli italiani non sembrano tuttavia molto propensi a spendersi in prima persona per la sorti collettive: la maggioranza del campione (59,6%) si è infatti detto “poco” (42,9%) o “per niente” (16,7%) stimolata ad impegnarsi per la ripresa del Paese; a fronte di un 38,3% che si è invece definito “abbastanza” (30%) o “molto” (8,3%) spronato in tal senso. Il quadro cambia, almeno parzialmente, quando si chiede se valga la pena fare sacrifici per superare l’attuale momento di difficoltà dell’Italia: oltre la metà (53,1%) si esprime in questo caso in senso positivo, giudicando “abbastanza” (41,3%) o “molto” (11,8%) utili i sacrifici richiesti per far fronte allo scenario di crisi attraversato dal Paese. Occorre comunque segnalare che gli scettici arrivano a circa il 45% (il 32% è poco d’accordo con l’idea che sia utile fare sacrifici e il 13,1% non lo è per niente). I più convinti dell’utilità dei sacrifici richiesti risultano gli elettori di centro-sinistra, con il 66,3% delle risposte concentrate sulle opzioni “abbastanza” (40%) e “molto” (16,7%). Segue il centro-destra, con il 55,7% (molto 10,2% e abbastanza 45,5%); in terza posizione coloro che si riconoscono nelle forze politiche di centro (53,3%). Tra gli elettori dei partiti più estremi, i più convinti della bontà delle iniziative assunte per risanare la situazione del Paese appaiono quelli di sinistra (complessivamente 46,7% e il dato più elevato nella risposta “molto”: 16,7%), in quota leggermente inferiore rispetto a chi ha invece dichiarato di non sentirsi rappresentato da nessuna forza politica (47,8%). I meno convinti si dimostrano, rispettivamente, coloro che non hanno saputo indicare un’area politica di appartenenza (45%) e infine gli elettori di destra, che comunque si sono detti abbastanza o molto convinti dell’utilità dei sacrifici nel 44,9% dei casi.

Eppure vivere in Italia è ancora considerata una fortuna. A mutare radicalmente il quadro sin qui tracciato sono soprattutto le risposte fornite alla domanda: “Per lei vivere in Italia è una fortuna o una sfortuna?”: nel bilancio degli aspetti positivi e negativi, evidentemente ritenuti importanti per la propria vita, il 72,4% non ha dubbi: vivere in Italia è una fortuna. Non la pensa invece così il 26% di quanti indicano il vivere in Italia come una sfortuna.

Quanti si considerano fortunati si concentrano soprattutto tra la fascia d’età più avanzata: l’85,3% delle persone con 65 anni o più. Sono poi gli appartenenti alla fascia di età intermedia (35-44enni) a ritenersi più frequentemente fortunati (72,6% dei casi), seguiti dai 45-64enni (71,6%). Tra quanti pensano, invece, che vivere in Italia sia una sfortuna, le percentuali maggiori si concentrano, ancora una volta, tra i 18-24enni (31,3%) e soprattutto tra i 25-34enni (37,3% dei casi). È tra i residenti nel Nord-Est che si registra il più alto livello di soddisfazione per il fatto di vivere in Italia (81,1%), seguiti dai cittadini delle Isole (78,9%) e a maggiore distanza da quelli del Centro (70,1%), del Sud (69,5%) e, meno di frequente, del Nord-Ovest (64,3%).

Cara mia, non so se ti lascio. Se nell’anno che precede l’avvio della “grande crisi”, il 2006, solo il 37,8% si dichiarava disponibile a lasciare il proprio Paese, cinque anni più tardi (2011) la percentuale era aumentata di quasi tre punti (40,6%). Parallelamente, calava però di oltre 10 punti percentuali la quota di coloro che non si sarebbero trasferiti (dal 58% al 47,7%), a vantaggio di quanti non sapevano rispondere o non rispondevano affatto al quesito. Un anno dopo, nel 2012, la situazione si presenta sorprendentemente identica, per quanto concerne la platea delle persone disponibili al trasferimento, ferme a quota 40,6%; nello stesso periodo è, però, diminuita la percentuale di coloro che non contemplano la possibilità di trasferirsi in un altro paese (dal 47,7% al 45,2%), e contemporaneamente è cresciuto di ben 2,5 punti il numero di incerti. Nel complesso, negli ultimi 12 mesi si registra dunque, se non proprio una maggiore disponibilità ad emigrare, certamente una diminuzione di contrari e un deciso avanzamento dell’area di incertezza.

Cervelli in fuga? All’estero andrebbero soprattutto i giovani per avere maggiori opportunità di lavoro. Il 59,8% dei più giovani (18-34 anni) si dichiara disponibile a lasciare il Paese, così pure 57,1% tra i 25-34enni. Il dato scende al di sotto del 50% tra i 35-44enni (45,2%) per poi calare in maniera più decisa tra i 45-64enni (35%) e ancor tra gli over65 (20,5%). Tra l’altro, sulle motivazioni alla base di un ipotetico trasferimento all’estero, non ci sono dubbi: a prevalere nettamente sono le maggiori opportunità lavorative (22,9%), seguite a molta distanza dalle opportunità più genericamente intese (14,1%) e dal minore costo della vita (11,8%). La ricerca di maggiore sicurezza spingerebbe invece il 6% dei cittadini a trasferirsi all’estero, insieme alla curiosità (5,8%), al clima politico migliore (5,7%) e ad una maggiore libertà di espressione (4,6%). Clima culturale vivace e contatto con la natura sono ciò che invece si aspetterebbe dalla vita in un altro paese rispettivamente il 3,4% e il 2,6% di quanti lascerebbero il nostro.

Insomma, quasi il 60% dei giovani tra 18 e 24 anni, seguiti a poca distanza dai 25-34enni, si dice disposta, oggi, ad intraprendere un progetto di vita all’estero, configurando così un bacino di potenziali emigranti, la cui “fuga” segnerebbe di fatto la perdita delle risorse umane più dinamiche e intraprendenti del Paese, rischiando di far sfumare anche l’ambìto obiettivo della ripresa italiana. Indagando nel campo dei sentimenti e delle sensazioni individuali, i risultati si prestano ovviamente a letture plurime, ma la fotografia scattata vede indubbiamente una parte di cittadini in una situazione di significativa sofferenza. Si tratta della componente più giovane, ed in particolare di quei giovani con titoli di studio elevati, che appaiono invariabilmente i più delusi e insoddisfatti, soprattutto rispetto alla presente situazione occupazionale (il 42,3% fino a 24 anni e 35,3% da 25 a 34 anni cercherebbe altrove occasioni di lavoro).

Tratto dal Rapporto Italia 2012, Eurispes

Da una lettrice del blog

giovedì, gennaio 26th, 2012

Sono una lettrice del tuo blog da poco più di un mese ...
Ha attratto la mia cuoriosità la foto con "i tubi ed i gancetti per appendere
al muro le pentole"!
Come ci sono finita? non lo so! Sono mesi che cerco un modo per portare mai
figlia e mio marito via dall'Italia!
Una ricerca qua e una ricerca lì ... e sono finita sul tuo blog.

Mio marito è un'ingegnere ... viene da una terribile esperienza lavorativa. La
sua carriera si è interrotta. Sono mesi di inferno. E' in gamba, preparato ...
ma l'Italia non è il suo posto. Ed in certe parti d'Italia si lavora solo "per
conoscenza"!

Non sono matta, non cerco da te una soluzione! Però una luce sì.

Secondo te, che sei lì, che respiri quell'aria, che frequenti quell'ambiente
... dimmi la realtà come la vedi tu!
...è vero che lì, se vali, c'è un posto e un pò d'aria da respirare per tutti
coloro che voglio DAVVERO LAVORARE?

Complimenti per il blog.
Buona America
Ludovica

Cara Ludovica,

ogni volta che leggo e-mail come la tua è come se un mattone mi cadesse sopra al cuore. Ormai arrivano sempre più di frequente richieste del genere e sembra che in molti non vedano alternativa possibile alla fuga.
Sono convinto che il problema da noi non sia soltanto legato alla maniera in cui si può riuscire a trovare un lavoro, il problema è che ormai non ci sono più lavori da trovare! Non c'è lavoro per tutti, punto e basta.

Paradossalmente, quel che di più apprezzo del mondo del lavoro Americano è la flessibilità. Qui si è tutti precari vita natural durante ed in una condizione del genere la "selezione naturale" è fisiologica ed inevitabile. Chiunque si troverà prima o poi - per scelta o per necessità - a dover cambiare lavoro o carriera ed il sistema lo permette senza difficoltà.

Si sta meglio in America? Io sono convinto di si. Perlomeno, io mi trovo meglio qui. Certo se si è malati e non si riesce a lavorare normalmente le cose cambiano ma è un caso che per ora fortunatamente non mi riguarda.
E' difficile entrare? In genere molto, anzi moltissimo... esiste comunque la scappatoia Europea che potresti adottare senza troppi impicci anche domattina volendo. Prendi un aereo e via!
Penso alla Germania, al Regno Unito, alla Scandinavia e magari anche alla Francia. Sono posti in cui a detta di persone che hanno fatto esperienze analoghe alla mia si sta in ogni caso molto meglio che in Italia e purtroppo la cosa non è difficile da credere.

Lo so, è facile pensarlo ma poi farlo è un'altra cosa. Bisogna fare un passo alla volta: un corso di lingue, un percorso di aggiornamento professionale, cominciare a capire cosa fare e dove farlo. Tutto fino al momento della partenza. Magari all'inizio si può cominciare facendo un lavoro qualsiasi per poi svivolare verso le proprie più alte aspirazioni. Non so, io la vedo così. Sono pensieri che faccio anche io perchè di tornare in Italia non mi va assolutamente.

Ti mando un abbraccio ed un in bocca al lupo.

Alain

Emigrazione Interna e Xenopatriottismo

martedì, ottobre 25th, 2011

Dopo la caduta dell'Unione Sovietica si diffuse in Russia la speranza di poter vivere finalmente in un paese normale e moderno. Come sappiamo la realtà è stata ben diversa e dodici anni di Putin sono bastati per far svanire l'innato ottimismo di quella popolazione. Il risultato è quella che viene ormai definita come la sesta grande ondata migratoria della popolazione Russa.

Togliete Russia e mettete Italia, sostituite "crollo dell'URSS" con "mani pulite", aggiornate Putin con Berlusconi ed ecco che il bellissimo articolo del NY Times che tratta questa grande tragedia Russa si adatta perfettamente alla non meno importante tragedia Italiana. Leggetelo assolutamente perchè fa riflettere. Anzi, a me fa anche un pò rabbrividire.

Si descrive in esso una generazione ormai consapevole del fatto che nel proprio paese sarà impossibile vivere una vita "normale" senza infrangere la legge o le regole e che si prodiga nell'arte della fuga. Parecchi impavidi rimangono in patria per combattere il sistema dall'interno ma molti altri invece - se ne hanno le possibilità - si arrendono all'evidenza dei fatti e fuggono con la speranza - magari un bel giorno lontano - di poter ritornare.

Altri ancora, costretti dalle circostanze della vita a rimanere, si convincono di essere estranei al sistema sentendosi allo stesso tempo irrilevanti ed alienati nei confronti dello stesso. Cadono quindi in un fenomeno definito come "Emigrazione Interna" in cui il cittadino smette di guardare la tv ritirandosi a vita privata ed isolandosi da tutto il paese circostante.
Si può addirittura arrivare allo "Xenopatriottismo", una condizione in cui ci si affeziona patriotticamente ad una nazione ed una cultura che non appartiene - Giapponese, Scozzese, Catalana - e i studiano la storia, la lingua e le tradizioni di questa nuova nazione immaginaria.

 

Un paese ci vuole

giovedì, ottobre 6th, 2011

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.

C. Pavese, La luna e i faló (cap. I)

grazie a Valentina per la segnalazione

In Pennsylvania sulle tracce dei migranti Italiani

domenica, febbraio 20th, 2011

Anche in questo weekend sono stato ospite degli amici della Pennsylvania e appena sono arrivato, per caso, ho scoperto di una coincidenza bestiale: i biscotti Pepperidge Farm (i miei preferiti in assoluto) provengono proprio dal paesino dei miei amici e cioè Downingtown PA.
Non solo, il motivo stesso della presenza di così tanti Italiani è legato proprio alla storica fabbrica di biscotti che fino a pochi anni fa impiegava migliaia di operai, molti dei quali appunto Italiani. E' probabilmente per questo motivo che ancora oggi alcuni biscotti si chiamano col nome delle nostre città: Milano, Verona, Montieri.

La situazione di quegli operai doveva essere ben diversa rispetto a quella degli emigranti Italiani del giorno d'oggi.
Negli anni '20, gli Abruzzesi della zona del Teramano, costruirono qui la piccola chiesa di S.Antonio (ora passata ad una congregazione di neri) e successivamente il centro ricreativo "S.Anthony".
Vito, giovane trentenne membro del consiglio direttivo, mi spiega che la principale ragione che spinse i loro nonni a costruire quel piccolo dopolavoro era che gli Italiani non erano accetti in nessun altro luogo.

Oggi i discendenti degli Italiani che arrivarono nella prima metà del secolo scorso sono ormai completamente integrati nel tessuto sociale Americano: quasi nessuno ormai parla più la lingua ed è impossibile riconoscerli se non dai cognomi.
Sulle mura, proprio a fianco alle mappe dell'Abruzzo e della prov. di Teramo, le foto di dozzine di combattenti Italo-Americani veterani (o caduti) della Seconda Guerra Mondiale.
Ero tentato di fare un video fin dal primo momento in cui sono entrato ma non ho potuto più resistere quando è cominciato il rituale (mensile) di "Proud to be American" in cui tutti i presenti, tenendosi per mano, cantano a squarciagola il loro orgoglio di essere Americani.

La lotteria per la carta verde è GRATIS. Non pagate mai nessuno!

martedì, febbraio 15th, 2011

L'amico Giovanni Sagripanti, er mejo avvocato del centro Italia, mi ricorda un fatto che merita di essere ribadito ancora una volta: la lotteria per prendere la carta verde che fa il governo Americano è GRATIS, ed il link ufficiale è questo:

http://www.dvlottery.state.gov/

Le iscrizioni aprono a Ottobre e durano circa un mese.

Se per caso vi imbattete in altri siti che finiscono per ".gov" lasciate perdere immediatamente. Attenzione perchè se mettete dentro la vostra email o il vostro numero di telefono alcuni di questi siti vi contatteranno anche prima che voi abbiate finalizzato l'iscrizione. Vi arriverà una telefonata di qualcuno che vi prometterà la vincita chiedendovi ovviamente di pagare un corrispettivo. Rispondete NO GRAZIE ed andate sul sito ufficiale del governo.

Nessuno, ripeto nessuno, può garantirvi di farvi vincerete la lotteria. (Questa qui è l'America e non una nazione in cui si ottengono posti nell'amministrazione pubblica facendo pompini...)

Ciao

Spalare la merda con le mani

mercoledì, luglio 15th, 2009

Ieri non ho scritto perchè ho fatto tardi e non me la sentivo.
Sono stato a questa festa Italiana... organizzata da Italiani, DJ Italiano, vocalist Italiano, il tipo col tamburo e la camicia cafonesca Italiano, quelli alla porta che ti mettono il timbrino sulla mano Italiani, quelli con la sigaretta in bocca (moltissimi!) Italiani... tutto Italiano.

Bello eh. Gli Italiani per queste cose ci sanno fare. House, su le mani su le mani ecc... Il tutto su un barcone che galleggia nell' Hudson River circondato dalle luci di Manhattan e del New Jersey.

Insomma sembrava si stare in una qualsiasi discoteca della riviera Adriatica. Sembrava così tanto che ho avuto una sensazione di angoscia. Di paura. Un pò come pre-assaporare la fine di un bel sogno. Un pò come quando di notte ti svegli e capisci per un attimo che stai sognando ma poi ti riaddormenti ed il sogno miracolosamente riparte da dove si era interrotto.

Che sia chiaro: io non ci voglio tornare in Italia.

Non dico che non ci voglio tornare mai più... dico solo che il prossimo futuro vorrei rimanere qui a New York City. Fino a quando non lo so. Forse 5, forse 10, forse 20 anni... chissà.
Se per farlo fosse necesario mettersi a spalare merda con le mani... ebbene spalerei la merda con le mani!

Purtroppo però (o per fortuna... dipende dai punti di vista) nei paesi seri come questo non è sufficiente la volontà di fare qualsiasi onesto lavoro per aver il diritto di rimanere. Non è sufficiente neanche procurarselo un lavoro. Serve di più... serve qualcosa che per ora io non ho e che forse non avrò mai.

Partito Repubblicano, Teresina e storie d’altri tempi

lunedì, settembre 8th, 2008

Altro weekend rilassante passato dagli amici in Pennsylvania.

E' stata l'occasione per sondare dal vivo le opinioni della spina dorsale Americana, ultra-conservatrice, ultra-cristiana, ultra-bigotta, ultra-repubblicana.
Obama non lo votano e non conta quello che dice, quello che ha fatto la precedente amministrazione, non conta la guerra, non conta nulla. Obama non lo votano perchè è nero. Punto e basta.
L'America è anche questo.
Dalla parte opposta, sempre nel weekend, ho visto tre neri che portavano la maglietta di Obama. Chissà magari la componente razziale può essere penalizzante da un lato ma vantaggiosa dall'altro. Lo spero.
Io sto facendo campagna per Obama. Il mio target sono gli Americani disinteressati al voto. Se ne convincessi cinque a votare mi riterrei soddisfatto.

Ho giocato di nuovo a Poker. La Texana è divertente. Credo in Italia la chiamino Teresina. Ovviamente ho perso eh... ma solo $30. Fosse stato a New York (o peggio al Casinò) avrei perso dieci volte tanto.
E' un gioco intelligente e lo dimostra il fatto che a prescindere dalla fortuna vincono sempre le stesse persone.
Mi piacerebbe approfittare di queste seratine da perdere 30 dollari a botta per imparare bene a giocare. Impara l'arte e mettila da parte.

Ho poi avuto modo di mangiare a fianco a dei signori emigranti storici degli anni '60.
Uno di loro, emigrato in Australia, partì su una nave che facendo il periplo dell'Africa arrivo' a Sydney dopo 40 giorni di navigazione (Suez era chiuso per la guerra dei sei giorni).
Storie d'altri tempi.
Le cose sono cambiate radicalmente e questi signori facevano fatica a credere che oggi, al contrario di quanto avveniva negli anni sessanta, sia in Australia che negli Stati Uniti si fa moltissima fatica a rimanere legalmente. Ai loro tempi rimanere era una cosa scontata e anzi il governo Australiano ti pagava addiruttura il viaggio per convincerti ad espatriare.

C'e' un solo posto che potrebbe piacermi piu' di New York ed e' sicuramente Sydney.
Ma questa e' un'altra storia.