Ok, this guy here, he’s our man. All grown up and goin nowhere.
Always a pretty scholarly cat, he never got much of a formal education.
For the most part he’s always lived in shit neighborhoods, held shit jobs… and is now know-deep into a disastrous second marriage.
So if you’re the kind of person looking for romance or escapism… or some fantasy figure to save the day, guess what? You got the wrong movie!
Sono bastati questi primi dieci secondi per capire che il film mi sarebbe piaciuto, ed infatti così è stato.
Il protagonista di American Spendor, Harvey Pekar, è un oscuro archivista che nel 1975 lavora in un ospedale di Cleveland Ohio. Oppresso da un lavoro alienante si interessa di Jazz e dedica parecchio tempo alla lettura ma nonostante ciò è condannato alla solitudine e alla disperazione. Harney ha però una intuizione: la vita di tutti i giorni, per quanto miserabile, può risultare interessante agli occhi del grande pubblico perchè secondo lui “la miseria cerca sempre compagnia”.
Decide così di descrivere se stesso in un fumetto. Per farlo realizza dei bozzetti rudimentali e li sottopone ad un suo amico illustratore. Il successo è immediato e strepitoso perchè nessuno mai prima di allora aveva pensato di raccontare la vita di tutti i giorni, la vita vera, in quel formato.
Definito il “Mark Twain dal colletto blu” verrà invitato otto volte al Letterman show e il suo fumetto durerà la bellezza di vent’anni. Nonostante la notorietà rimarrà sempre a fare l’archivista. Trova però l’amore.
Il film merita. Descrive la storia incredibile di un personaggio burbero ma positivo, un filosofo della strada, uno nato consapevole del fatto che quella contro la vita sarebbe stata una guerra persa ma che si impegna ugualmente per cercare di vincere almeno qualche scaramuccia lungo il percorso.
Harvey Pekar è morto il 12 Luglio 2010 e l’ho saputo solo dopo aver visto il film. Non ci crederete ma mi è dispiacuto.




