Posts Tagged ‘curiosità’

Un nerd in bici tra Hoboken e Lower Manhattan

venerdì, settembre 2nd, 2011

Stasera ho fatto una nerdata delle mie.

C'era alle 20.20 una passaggio altissimo della Stazione Spaziale sopra New York, uno di quelli rari da quasi 90 gradi di elevazione. Alle 6 e mezza torno a casa, gonfio le ruote della bici, rintraccio il cavalletto, prendo la macchina fotografica metto tutto nello zaino e parto come un razzo.

Prendo prima la N fino a Herald Square, poi il treno Path per andare a Hoboken, nel New Jersey. Vi chiederete come mai da quelle parti. Ebbene, ero convinto che la stazione spaziale entrasse da Nord per poi procedere vero sud est. Se la traiettoria fosse stata quella che io avevo in mente da quel punto avrei potuto fotografarla proprio sopra l'Empire State Building. Una bella foto insomma...

Mentre vado in treno preparo un Tweet in modo da far godere lo spettacolo anche a qualche altro Newyorchese. Eccolo:

@NewYorkology, assieme ad altri 36 lo rilanciano e il messaggio raggiunge 45mila utenze.
Arrivo a destinazione alle 8 in punto ed in bici comincio a cercare un posto adatto per scattare la foto.
Trovo un molo bellissimo, ragazzi ma bello davvero, non potete capire che pulizia e che perfezione... na cosa da film ve lo giuro.

Piazzo il cavalletto, avevo con me anche un 50 mm, un 75-300 ed in 10-22 ma scelgo di scattare col solito 18-55 che hanno pure cani e porci.
C'è però un problema: vorrei fare una espozione di 3 o quattro minuti ma non riesco a settare il Bulb mode. Chiamo il Patrice che sta davanti al computer. Bestemmie a profusione... i minuti passano. Niente da fare, non si trova il modo.
Rinuncio alla super esposizione.

C'è anche un altro problema: sono ormai le 20.20 ma la stazione orbitante che era in acquisizione già da oltre 2 minuti a Nord non si vede. Giro la testa e... sorpresa! Sta entrando da Est! Puttana maiala bagascia lurida... ma come minchia ho fatto i conti? Intuisco che da dove sono Midtown Manhattan è impossibile da raggiungere. Forse col 10-22 si può fare ma la foto sarebbe incomprensibile. Vedo però che la la stazione sta deviando un pò a sud e che si avvicina quindi al WTC. Perfetto, punto il WTC. Il setting che ho fatto faceva schifo... ma ormai sono in ballo e bisogna scattare: click. Esce una foto un pò così, niente di che. Na foto di mmmerda. Avrei voluto di meglio ma in 5 minuti e nella situazione in cui mi trovavo non ho saputo fare di meglio. Eccola:

Fatta la ISS già che c'ero mi diverto a scattarne qualche altra foto alla skyline. Escono però fuori delle luci strane tipo ufo che non riesco ad eliminare. Ma che cazzo sono ste luci? Ho sventrato la macchina, tolto i filtri... niente da fare. Ne vedete alcune nella foto dietro la mia testa. Per il nervoso stavo per gettare la camera nell'hudson river poi ho capito che erano causate da quelle lucine (bellissime) che hanno messo sul passamano del molo.

Va beh chiudo tutto e me ne torno verso casa.
Prima però mi fermo a prendere una Pizzetta ad Hoboken. Oh... capiamoci: il lungomare di Hoboken è tutto pulito, luccicante, hotel bellissimi. C'è poi sta vista allucinante di New York. Roba che ci porti un turista ti muore lì davanti a te. Però due coglioni... Il New Jersey è da suicidio eh... Ci sono dei baretti mezzi vuoti, dei localini... ma sembra di stare ad Alba Adriatica. Tra NY e NJ non ci sono soltanto un fiume ed una lettera, c'è un abisso, una voragine. "Don't go to Jersey" mi dicevano appena arrivato. Ora capisco il motivo.

Il treno Path ha 3 o 4 linee ma non ci si capisce un cazzo... mi perdo ogni volta. Infatti stasera anzichè tornare ad Herald Square sono finito al World Trade Center. In bicicletta.
Oh fa impressione Lower Manhattan di sera. Di giorno è un delirio, un via vai infernale. La sera nessuno. Strade vuote, silezione. Sti palazzoni deserti. Direi New York downtown è quasi intima se ci vai in un orario non lavorativo.
Chiamo Duccio, il decano di New York che ora vive sotto il WTC ma non mi risponde allora sbicicletto fino a Canal Street per prendere la gialla. Per strada, di tanto in tanto, delle fregne epiche. Cose che in Italia non esistono... è così fidatevi del lupo che perde il pelo, ma non il vizio. In questa città ogni 5 minuti trovi un motivo per andare giù di testa.

Poco prima di canal, su church street noto una cosa mia vista prima: una automobile parcheggiata stava proiettando un cartellone pubblicitario di circa 15 metri per 10 sul muro di un palazzo. Incredibile. Hanno montato un proiettore professionale sul sedile di dietro, e dal finestrino aperto sparavano di lato. Guardate che roba:

Va beh arrivo alla fermata della stazione vicino casa.
Scendo dal treno con la bicicletta in mano. Esco dall'uscita di emergenza anzichè dal turnstile (in bici è consentito) e mi avvio verso l'uscita. Ciliegina sulla torta: mentre mi avvicino alle scale che fanno scendere dalla stazione sopraelevata davanti a me c'è una ragazza sui 35. Sta a circa 3 metri di distanza quando si gira di scatto e grida: "Get the fuck away from behind me!". Io mi giro per vedere se sta parlando con un altro... ed invece no sta parlando con me! Le passo vicino perplesso e lei grida qualche insulto non ricordo bene quale mentre con la cannuccia della bevanda che ha in mano da una frustata e qualche gocciolina mi arriva in faccia. La cosa è successa talmente in fretta che io non ho avuto il tempo di reagire e quindi non ho detto niente... Mentre scendevo le scale l'ho sentita dire qualche altro sproloquio. Cose da pazzi. Le possibilità sono due: o era una psicolabile dissociata dalla realtà, oppure una iper stressata che deve aver letto di quel molestatore che va in giro per Astoria in bicicletta. Comunque sia, roba da andare in galera senza sapere il perchè...

La serata si conclude con una zuppetta di patate fagioli e roast beef seguita da due dita di un bellissimo Jameson liscio liscio, senza neanche il ghiaccio (mi mancava). Ahhhhhh mo sci!
Me ne vado a letto... che è ora.

Ciao!

Access-A-Ride

mercoledì, agosto 31st, 2011

Molte delle stazioni della metropolitana di NY non sono ancora munite di ascensori per i disabili. Non appena viene rinnovata una stazione essa è resa accessibile ma essendo le stazioni oltre 400 ci vorrà del tempo prima che lo siano tutte. Gli autobus invece sono completamente attrezzati: il mezzo arriva, si inclina e viene estratto una specie di ponte levatoio per far salire la carrozzina. Se serve l'autista scende a spingere per poi fare posto all'interno del mezzo (alcuni sedili sono retrattili proprio per questo motivo).

E se una persona non fosse ugualmente in grado di utilizzare il servizio di trasporto pubblico? Cosa deve fare?
Basta chiamare ACCESS-A-RIDE e l'autority dei trasporti allo stesso prezzo del trasporto pubblico ti porta dove devi andare da porta a porta.

Avete capito bene: questi vengono a casa tua, salgono le scale, ti prendono dal portone del tuo appartamento e ti lasciano davanti alla porta del tuo ufficio o in qualsiasi altro luogo tu voglia andare pagando la stessa cifra che pagherebbe una persona in grado di utilizzare i mezzi pubblici. Se c'è bisogno di un accompagnatore questo non paga per niente.

I mezzi di Access-A-Ride sono migliaia e si vedono continuamente. Un gran bel servizio che rende onore a questa città.

 

L’incredibile storia di D.B. Cooper

venerdì, agosto 5th, 2011

Siamo nel 1971, aeroporto Internazionale di Portland Oregon.

Un uomo distinto, tra i quaranta ed i cinquant'anni, si presenta e compra un biglietto del volo per Seattle  della Northwest Orient Airlines. L'uomo dice di chiamarsi Dan Cooper anche se poi la stampa sbagliando lo farà passare regalandolo alla storia come "D.B. Cooper" (in quegli anni era possibile imbarcarsi su un aereo di linea senza nessun controllo ai bagagli e - come è giusto che sia - anche in maniera completamente anonima)

Sale a bordo e dopo essersi accomodato al posto 18C porge ad una hostess un bigliettino scritto a penna.
Inizialmente la ragazza pensa si tratti dell'ennesima proposta indecente di un passeggero un pò audace ed evita quindi di leggerelo. Il passeggero però insiste, e sottovoce le spiega: "Signorina farebbe bene a dare uno squardo a quella nota. Ho con me una bomba." Incredula la ragazza si siede accanto all'uomo che le mostra quello che sembrava un ordigno pronto ad esplodere.

Cominciava così quello che inizialmente sembrava un normale caso di dirottamento aereo a scopo di estorsione. I risvolti di quella vicenda sarebbero però diventati del tutto imprevisti ed oggi, a distanza di quarant'anni, non ancora conclusi. Il dirottatore infatti oltre al consueto riscatto in contanti (200.000 dollari in biglietti da 20) fa una rischiesta insolita: quattro paracaduti di tipo civile da prendere a bordo assieme coi soldi presso l'aeroporto di Seattle-Tacoma.

Dopo essere atterrati e aver effettuato il pieno di carburante Cooper - un uomo calmissimo e dai modi raffinati - libera tutti i passeggeri con l'esclusione dei piloti e di una hostess. All'equipaggio ordina di fare rotta verso il Messico impartendo istruzioni molto precise: 100 nodi di velocità, 3000 piedi di quota, carrelli estresi e soprattutto la porta posteriore del Boeing 727 aperta sin dal decollo.
Il comandante acconsente a tutte le richiestre tranne l'ultima: secondo lui non è possibile decollare con la porta aperta ed in ogni caso non ci proverà. Cooper non si scompone e risponde che invece è possibile ma che non ha intenzione di stare a discutere... la porta verrà aperta durante il volo. Si fece come disse il comandante, ma aveva ragione Cooper.

Dopo circa mezz'ora di volo, nonostante la notte, nonostante l'aereo fosse seguito da caccia militari e nonostante le condizioni meteo proibitive, Cooper disfa uno dei paracaduti e utilizza le corde per legarsi addosso il denaro dopodichè apre il portellone posteriore e si lancia nel buio.

Prima ancora che Cooper tocchi il terra è già caccia all'uomo: l'FBI, l'esercito e le polizie di tre diversi stati organizzano la più grande operazione di ricerca della storia Americana ma del fuggiasco non si trovarà mai nessuna traccia. Cooper svanisce nel nulla, lasciando dietro di se un mistero.

Dopo 9 anni un ragazzino trova parte del riscatto sepolto sulle rive di un fiume poco lontano dal luogo in cui si pensa il paracadute possa essere atterrato, ma i soldi non sono tutti. Le indagini vanno avanti ancora per decenni e l'FBI giunge ad alcune conclusioni che ritiene plausibili:
1) Cooper non è sopravvissuto al lancio
2) Contrariamente a quanto inizialmente immaginato Cooper non doveva essere un paracadutista esperto
3) Cooper era probabilmente un ex-militare che aveva lavorato nella zona di Seattle

Tutt'oggi - dopo aver escluso 800 indagati e diversi mitomani -  l'FBI si sta ancora occupando del caso. Proprio in questi giorni una signora di Oklahoma City sostiene che Cooper fosse un suo vecchio zio  defunto dieci anni fa. Le autorità definiscono questa pista come la più promettente tra tutte ma le indagini sono ancora in corso ed ancora non è detta l'ultima parola. Quel che è certo è che in tutti questi anni Cooper è diventato per molti una leggenda, un mito, un eroe cattivo che sfidando le autorità è riuscito a spuntarla in maniera originale e senza fare del male a nessuno.

Il disastro petrolifero di New York City

lunedì, luglio 4th, 2011

 

Petrolio a New York - photo rsguskind via Flickr

Questa città non finisce mai di stupirti, sia nel bene che nel male.

Qualche giorno fa ho scoperto una notizia sbalorditiva: uno dei più grandi disastri petroliferi di tutti i tempi è avvenuto qualche decennio fa a New York City, a pochi chilometri da casa mia.

Si tratta del famigerato "Greenpoint Oil Spill", un incidente causato e per decenni tenuto nascosto dalle aziende petrolifere che nel corso di quasi cinquant'anni ha portato al rilascio di greggio nel sottosuolo di Greenpoint, un quartiere al confine tra Queens e Brooklyn. La quantità esatta di petrolio fuoriuscito è tutt'ora sconosciuta ma le stime sono ugualmente impressionanti: da 17 a 30 milioni di barili.

La Guarda Costiera scoprì ufficialmente il disastro nel 1978 eppure le operazioni di bonifica - considerate "rudimentali" fino al 1990 - sono arrivate ad oggi a recuperare solo circa il 50% della stima minima di greggio disperso.

La tigre della quarantaduesima strada

venerdì, giugno 17th, 2011

A New York c'è una categoria di agenti della NYPD che si occupa solo di dirigere il traffico e di fare le multe. Non sono agenti di polizia ma più semplicemente "Traffic Agents", e cioè dei dipendenti statali abilitati a svolgere quel ruolo.

E' un lavoro molto duro, sottopagato, una attività che in molti svolgono per arrotondare a margine di un altro impiego. Non solo: mentre la Polizia regolare gode quasi sempre di un certo rispetto da parte del pubblico, gli agenti del traffico vengono invece continuamente maltrattati e sbeffeggiati dai passanti. Sono ovviamente completamente disarmanti e ogni tanto capita addirittura che vengono aggrediti.
Insomma, la vita del traffic agent non è proprio il massimo a cui si possa aspirare, ed infatti quasi sempre li vedi un pò sconsolati, svogliati, come se stessero scontando una pena in galera.

Ci sono però delle eccezioni. Anzi, c'è una sola eccezione: la tigre della quarantaduesima strada. Tutte le mattine, infatti, all'incrocio tra 42 e quinta (uno degli incroci più importanti di tutta la città) c'è sempre un agente donna che sembra nata per voler fare quel lavoro. Ha una grinta da paura, fischia, saltella, sbraccia... passa da un lato all'altro dell'incrocio e sembra quasi parlare col traffico che le scorre davanti.

L'ho notata qualche mese fa: freddo, caldo, pioggia... lei è sempre lì, concentratissima nel tenere libero quel nodo fondamentale  per la viabilità cittadina.
Stamattina non ho resistito e le ho scattato una foto. Lei se ne è accorta e ha ringraziato tutta soddisfatta , per poi continuare nel suo lavoro.
Ma dove la trova tutta quella energia? Uno di questi giorni mi toccherà di intervistarla

Krypton Neon – L’Artista del neon di Long Island City

mercoledì, maggio 25th, 2011

Per le strade di Long Island City sono incappato casualmente in questo artigiano (uno molto Hippie anni '70) che nel suo coloratissimo laboratorio - assieme alla moglie - spiega come produce le sue bellissime insegne al neon.

Pagare le tasse col cellulare: anche in Italia a partire dal 2050 (sempre se ci arriviamo)

mercoledì, febbraio 23rd, 2011

Oh... comunque sti cazzo di Americani so organizzati bene eh. Che invidia... So forti dai... arrendiamoci al merito.

Così come ogni anno anche stavolta devo fare la dichiarazione dei redditi. Lo so, è una rottura di cazzo che in Italia non serve nemmeno tutti gli anni ma negli USA bisogna farla e basta se no ti portano via. Come vi ho già spiegato negli anni passati, quando sei dipendente subito dopo aver fatto la dichiarazione ti arriva un bel rimborso fiscale dal govero. Lo so che per voi in Italia sembrerà impossibile ricevere dei soldi dallo stato (la prima volta non ci credevo neanche io) eppure è così: puntuale come la morte ogni anno ti arriva un bel bonifico dallo zio Sam che è una specie di tredicesima all'Americana.

La dichiarazione si può fare da soli (non è impossibile ma sai che palle...) dal commercialista (un 30 o 50 sacchi e passa la paura) oppure online risparmiando qualcosina rispetto al commercialista. Io l'ho sempre e solo fatta online in circa mezz'ora, senza stampare, firmare o spedire mai nulla. Tutto sulla tastiera: la penna o la carta non sono mai servite a niente.

Già sarebbe un bel traguardo, una robbetta moderna diciamo. Quest'anno perè se ne sono veramente passati:  meraviglia delle meraviglie, la dichiarzione dei redditi si può fare anche solo col cellulare! Funziona che ti scarichi una application per iPhone o per Android, rispondi a delle domandine elementari, poi col telefonino fai una foto alla cedola che ti da il datore di lavoro ed il gioco è fatto! I dati vengono scansionati ed inseriti automaticamente, tu paghi $19 per il servizio e sei a posto.

Cioè capito come funzionano le tasse qua? Non solo che per fare la dichiarazione ti mandano indietro dei soldi, ma la puoi fare anche giocherellando col tuo cellulare! Roba che ti viene voglia di fare lo sborone e di dire:  "Tò Obama... tieniti sti 50 dollari va... Sto mese la stecca di sigarette la pago io"

P.S.

Dopo però si perdono nelle sciocchezze. Mi fanno anche un pò incazzare certe volte.
Ho scoperto che mentre nelle beghe burocratiche di tutti i giorni essere registrati come "DE CAROLIS" piuttosto che "DECAROLIS" non fa nessuna differenza (tanto è vero che nella patente si può scrivere solo ed esclusivamente senza lo spazio) da punto di vista fiscale questa differenza conta eccome! Vuoi vedere che dopo essere stati sulla luna e dopo che le dichiarazioni dei redditi le faranno per via telepatica questi qua mi si inculeranno perchè hanno (loro, non io!) combinato un casino con lo spazio nel mio cognome? Sicuro 100%

Daifuku – Grande Fortuna

martedì, gennaio 25th, 2011

Daifuku - Foto Wikipedia

Nel supermercatino Giapponese sotto casa tra le tante cose strane che ho assaggiato ne ho trovata una che mi piace.

E' un dolcetto tipico che si chiama Daifuku (che significa "grande fortuna") ed è moooooolto particolare. La prime volte che lo mangi ti fa anche un pò impressione perchè ha una consistenza strana. Sembra un pochino viscido... ma poi capisci che quello è il buono.

Di cosa è fatto è difficile dirlo. La parte esterna di una pasta di riso, quella interna di semi di Azuki (pensa te!). E' dolciastro... e ce ne sono colori diversi a seconda dei gusti. Costa 95 centesimi al pezzo e quando mi capita sulla via di casa me ne compro sempre uno.

Nel supermercato giapponese ci sarebbero una miriade di altre cose da provare ma sono tutte talmente strane e talmente diverse che è difficile avventurarsi in un mondo del genere. Se dovessi scoprire altre cose buone vi terrò informati ma per il momento, se vi capita, mangiatevi un Daifuku e fatemi sapere

Ciao

I berretti a forma di animale

domenica, gennaio 23rd, 2011

La novità dell'inverno Newyorchese sono senz'altro i berretti di lana a forma di animale. Sono simpaticissimi, e saltando fuori dal nulla si sono diffusi in tutta la città. Li vedi ovunque, e ogni giorno ti capita di incontrare un animale che fino a quel momento non avevi mai visto prima. Oggi c'era l'ariete, ieri ho visto l'elefante, ieri l'altro il bue. Mi domando, ma chi le inventa queste cose?  In Italia si vedono in giro?

P.S.
Per me comprerò ovviamente il maiale

Quei lavori che a New York diventano speciali

sabato, gennaio 22nd, 2011

Quali sono i lavori che farei volentieri se potessi lavorare liberamente a New York? Non mi riferisco alle ipotesi ovvie tipo il miliardario a wall street, il genio da google a chelsea o il tecnico della CSU (qui non si chiama CSI!). Mi riferisco a quei lavori che altrove sarebbero ordinari ma che invece a New York assumono connotati per me speciali.

Questi sono i primi dieci che mi vengono in mente:

- Il tassista

Taxi Driver è il mio film preferito. Lo Yellow Cab è se vogliamo il simbolo stesso di questa città... Quante storie, quanti volti, quante immagini inedite di Manhattan vive in un solo giorno ogni tassista di New York? E' un lavoro duro ma che puoi fare per solo arrotondare quando sei uno studente, un artista, un sognatore. Prendi la macchina a noleggio e si parte: altra corsa altro giro.

- Il portiere di notte di un grande condominio

Certi condomini di Manhattan contano gli stessi residenti di un paesino in Italia. Il portiere è una figura importante perchè fa da guardiano, da postino, da confidente. E' la figura che rappresenta l'intero palazzo agli occhi del resto della città. Ne avete mai visto uno uscire in strada in divisa, visiera davanti agli occhi e fischietto in bocca, per dirigere il traffico? Neanche la Polizia a volte riesce ad essere così marziale ed efficace.
Di notte poi c'è tempo per guardare un bel film, per chattare o giocare a poker online, per studiare. Difficile immaginare di fare il portiere di notte senza avere almeno preso 3 lauree e persi 3 milioni di euro giocando.

- Il lavavetri dei grattacieli (magari solo a Primavera!)

Certo, per rimanere appeso ad un cavo ad altezze comprese tra 0 e 400 metri bisogna avere almeno scritta la parola "paracadutista" nel proprio curriculum. Non è da tutti. Ma volete mettere passare in rassegna piano per piano, ufficio per ufficio, scrivania per scrivania il cuore pulsante dell'America corporate? Nessuno al mondo può immaginare una visione più chiara e realistica di quello che siamo e di quello che vorremmo essere. Meglio che andare al cinema. Ed il panorama? L'isolamento dal resto del mondo sottostante? Un pò come scalare una montagna scivolando sul vetro, anzichè arrampicandosi sulla roccia.

- Il barista in un locale gay

Ecco qua. Adesso in l'Italia ci sarà già chi fa le battute o chi storce il naso. In una nazione retriva ed omofoba come l'Italia è normale. Del resto siamo qui anche per questo...
Ovvio che per un gay sarebbe il lavoro ideale, ma anche per un etero non sarebbe niente male.
Nei gay bar infatti, non tutti sono gay. (Così come nei bar etero non tutti sono etero. In Italia come in tutto il mondo il 5% di tutta la popolazione è gay! Si, avete letto bene, uno su venti dei vostri amici è gay! ta-ta-ta-taaaaa!).
Un etero che si avventura in un bar gay va a colpo sicuro perchè la donna etero che ci trovi è ingrifatissima, ed impotente, dinanzi alla moltitudine dei maschioni che non la cagano minimamente. Scatta così quel meccanismo che dice: il primo che mi rivolge parola gli salto addosso. E quel primo che capita saresti sicuramente tu! Credetemi, è il luogo in cui tutti vorreste trovarvi nel weekend, è come andare a pesca con le bombe a mano. E questo il cliente, figuratevi il barista che carneficina!
Una volta ne vidi uno in un locale a lower Manhattan: tutto palestrato, modi gentili... a detta delle amiche che ci portammo era uno piacente. Gli amici gay ci spiegarono che il barista invece NON era gay... cosa che mandava alle follie i clienti che, cercando disperatamente di convertirlo sulla retta via, spendevano un sacco di soldi in bevute. Quel barista pare fosse felicemente sposato con una donna e pare guadagnasse circa 150.000 dollari all'anno.

- Il train conductor della metropolitana

Il conductor non è il pilota del treno ma quella persona che apre la finestrella al centro dello stesso per assicurarsi che nessuno si ficchi accidentalmente nel gap tra la banchina e le porte scorrevoli.
E' anche quella persona che sentite parlare negli altoparlanti dei treni più vecchi, e che comanda l'apertura delle porte.
La responsabilità cade tutta sul pilota: occhi attenti sui binari, mano pronta per frenare se mai saltasse qualcuno sotto le ruote. Il conductor no: tra una fermata e l'altra lo vedi che legge con calma un libro, in stazione scambia un sorriso o una battuta coi colleghi. Qualche rara volta fa un apprezzamento ad una bella ragazza. Non so perchè ma mi piacerebbe provare a starmene in quella stanzetta, pigiare i bottoni, annunciare le fermate al microfono per poi mettermi da solo a leggere il mio libro.

- Il controllore di volo

Quello di NYC è uno degli scali più affolati del mondo ed il trittico di aeroporti che circonda la città genera un traffico aereo di una complessità che credo non ha uguali nel mondo. Sebbene dicano che per via delle rotte congestionate sia diventato un lavoro di merda, a me piacerebbe ugualmente lo stesso. Lo slang, la velocità e la freddezza nell'impartire le istruzioni, la responsabilità e la concentrazione, l'impossibilità di fare sbagli lo rendono un lavoro sempre affascinante. A New York deve essere il massimo.

- L'operatore della funivia di Roosevelt Island

L'operatore della funivia è un pò un caronte dei tempi moderni che traghetta senza sosta gli abitanti di Roosevelt Island da e verto Manhattan. Lo sapete, quel posto mi è sempre rimasto nel cuore e la visuale che offre la funivia è impareggiabile. I passeggeri poi sono quasi esclusivamente dipendenti dell'ONU o ricercatori ai massimi livelli mondiali. Gente interessante insomma, che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare in quell'anno sull'isola e che non mi dispiacerebbe incrociare due volte al giorno tutti i giorni.

- Il dispatcher del 911

A differenza del bel paese in cui ci sono: 112 per la polizia (o sono i carabinieri... boh) - 113 per i carabinieri (ma a che serve se chè già la polizia?) - 114 per il telefono azzurro (ma come? e il 112-113 a che cazzo servono allora? eheheheheheh)- 115 Vigili del fuoco (pronto va a fuoco la casa! Si ma ci sono feriti? Si... almeno 20. Bene allora chiami anche il numero delle ambulanze perchè noi pensiamo solo a spegnere il fuoco) - 116 per il Soccorso Stradale (va beh dai... ci sta) - 117 per la Guardia di Finanza (Pronto, correte, mandate uno dei vostri elicotteri! Perchè signore? Perchè non mi hanno fatto lo scontrino...) - 118 per le Amulanze (Pronto... la casa va a fuoco, ci sono 20 feriti. Si ho già chiamato i vigili del fuoco. Come? Devo chiamare anche la polizia? Al 112 o al 113, lei lo sa?) - 119 per Telecom Italia Mobile (Pronto mi serve una ambulanza! Devo premere 7 per parlare con un operatore? La promozione dell'Estate? Oh ma qua sto morendo... tu tu tu tu tu...) per tutto questo (esclusa ovviamente la TIM!) qui c'è un numero unico e cioè il 911.
Tu chiami e parli con una sola persona che da sola gestisce qualsiasi situazione di emergenza possibile. Mentre ci parli quella mette dei dati in un computer e a raffica partono gli avvisi per la polizia, per le ambulanze, i vigili del fuoco o per chiunque altro serva in quella situazione. Rispondono anche agli SMS e agli MMS, parlano diverse lingue e sono addestrati per gestire qualsiasi situazione. Un lavoro che può fare la differenza tra la vita e la morte degli utenti: "This is 911, what's the nature of your emergency?". Figata

- L'antennista

Anche dal punto di vista radiantistico NYC è una realtà credo unica ed irripetibile. Su tutte le gamme c'è infatti una quantità di segnali al limiti teorici del possibile con delle potenze da mandare fuori uso quei ricevitori economi che nel resto del mondo funzionano invece senza problemi.
L'antennista, sempre in alto, sempre solo, sempre all'erta,  è il protagonista di questo mondo invisibile fatto di MHz, di dB, di interferenze, di rumore atmosferico, di voci, di immagini o di informazioni che si incrociano nell'etere senza mai mescolarsi. L'antennista è un lavoro che ho nel cuore e che pratico, per hobby, dall'età di 12 anni. Quale luogo migliore per un antennista se non la città dei grattacieli?

L'elenco potrebbe ancora continuare a lungo... ma mi fermo qui.
Il messaggio è che New York è una città che mi da energia. Cose che altrove passerebbero inosservate, qui trovano un loro senso acquistando una qualche forma ispiegabile di magia. Il proverbio dice: "If you're leaving New York you're going nowhere". Più passa il tempo più sento che è proprio così


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