Posts Tagged ‘curiosità’

il grande Pachanga sotto casa

Friday, August 6th, 2010

Stamattina esco e praticamente sotto casa c’erano una dozzina di camion enormi che impegnavano quasi tutta la strada. Erano inconfondibilmente i camion di un set cinematografico (ormai ne so qualcosa).

Mi sono chiesto che film potessero mai venire a girare nel Queens ed ero quasi tentato di fermare qualcuno dello staff per chiederlo ma andavo di fretta verso l’ufficio ed ho evitato.

Ora scopro che il film non è un gran che ma nel cast c’è Luis Guzman, il mitico Pachanga, lo scagnozzo traditore di Carlito’s Way. E’ un attore che fa sempre e solo ruoli minori ma che mi piace un casino… Sarebbe stato bello avere una foto per il blog.

Che peccato…

Il Cellulare in America

Tuesday, July 27th, 2010

Qui negli Stati Uniti, è vero che ogni tanto cade la linea, è vero che qualche volta devi riprovare 2 o 3 volte prima di riuscire a chiamare all’estero ma è altrettanto vero che il costo da affrontare per mantenere un celluare è una frazione di quello Italiano.

Ogni volta che torno in Italia mi stupisco di quanto sia costosto il cellulare: a parità di utilizzo spendo in una settimana quello che qui consumo in un mese e se si considera che il costo della vita in Italia è molto più basso le proporzioni diventano abnormi.

In Italia c’è inoltre il discorso delle tariffe che sono così strane che per capire quanto spendi ti serve un commercialista… Addirittura molte erano (spero non più) legate all’operatore: se chiami un telefono del tuo stesso gestore spendi meno, altrimenti dieci volte tanto. Ma come si fa a sapere a priori se il numero che stai chiamando appartiene al tuo stesso operatore? Mistero.

Qui le tariffe sono invece tutte uguali e si basano sui minuti di conversazione, punto e basta. Non importa se chiami tu o se vieni chiamato, non importa se chiami un fisso o un cellulare. Contano solo i minuti.
Alcune tariffe (come quella nella foto) sono illimitate: con solo $40 chiami, navighi e mani SMS senza limiti. Altre hanno un tetto di minuti mensile superato il quale si paga al minuto. Altre ancora (in genere le prepagate, per quelli che usano il telefono poco o niente) fanno pagare minuto per minuto.
Il raffronto tra una tariffa ed un’altra diventa quindi immediato: basta confrontare i minuti disponibili per capire chi spende di meno.

Paintball: per gli Americani la guerra è un gioco da bambini

Monday, July 19th, 2010

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In azione (io sono quello senza capelli con la bandana rossa)

Il “Paintball” è un gioco, o per qualcuno addirittura uno sport, dalle regole del tutto intuitive: ci si divide in due squadre e ci si fa la guerra utilizzando delle armi ad aria compressa che sparano palline ripiene di vernice. Vince chi “sopravvivendo” riesce a catturare la posizione avversaria.

Non vi so dire fino a che punto questo sport possa essere moralmente accettabile in un paese belligerante che (nel bene o nel male) ha procurato due milioni di morti negli ultimi dieci anni. I dubbi crescono ancor di più se consideriamo che ci giocano anche moltissimi bambini. Va beh, mettiamola così: anche da noi si giocava a fare i soldati e abbiamo avuto tutti pistole e fucili giocattolo. Qui semplicemente fanno le cose in grande stile con tute mimetiche, armi automatiche, fumogeni, bombe a mano e campi di battaglia iper realistici.

Messe da parte le riserve morali devo ammettere che è un gioco emozionante e che mi è piaciuto.
E’ fondamentale cercare di colpire il nemico prima che questo colpisca te perchè in quel caso oltre che alla delusione ci sono da tenere in conto i lividi che ti rimarranno per il resto della settimana (le palline escono dal fucile a 340 Km/h).
Io sono stato beccato in tutto otto volte e l’ho stabilito ora contando i bozzi che ho addosso.

Ci torno? Sicuramente si!

Ho un condizionatore che è una bomba

Tuesday, June 29th, 2010

In genere il condizionatore fisso è un lusso riservato alle abitazioni residenziali o alle villette singole, la maggior parte degli appartamenti di New York ne è quindi completamente sprovvista.
Intendiamoci, non sto dicendo che a New York si vive senza aria condizionata bensi che se la vuoi (e la vuoi!) te la devi comprare e istallare da solo. Mentre il primo appartamento di Roosevelt Island ne era dotato, nell’appartamento popolare in cui sto adesso mi sono dovuto arrangiare.

Ne esistono fondamentalmente di due tipi: quello da tenere in giro per la stanza tipo pinguino de longhi o quello da finestra. Nel primo caso le potenze sono ridotte e c’è lo scomodo degli ingombri, nel secondo invece oltre al rendimento superiore c’è il vantaggio che una volta montato te lo scordi per sempre. Io ovviamente ho optato subito per la soluzione migliore, ma come fare per montare da soli un condizionatore sulla finestra del secondo piano di un condominio? Gli Americani, capaci di standardizzare qualsiasi cosa, hanno pensato anche a questo e hanno reso l’operazione una cosa semplicissima.

Basta infatti acquistare quello più adeguato alla stanza da raffreddare (metrature e potenze sono scritti sulla scatola) e  appoggiarlo sul davanzale della finestra. Essendo le finestre tutte a scorsoio, basterà incastrare l’unità raffreddante tra il davanzale e la parte scorrevole della finestra. Le due parti laterali sono sigillate da un soffietto di plastica regolabile.
La cosa incredibile è che sia sulla finestra che sul condizionatore sono riportati dei fori combacianti su cui applicare delle viti in modo da evitare l’apertura accidentale della finestra e la conseguente catastrofica caduta in strada dello stesso.

Eh si, perchè se apri la finestra vola tutto di sotto! Basta una distrazione e una bomba da circa quaranta chili viene sganciata dal tuo appartamento. Per evitare queste spiacevoli conseguenze la città ha reso obbligatoria l’istallazione di una staffa di sicurezza da montare esternamente. Io, non avendo un buon trapano a disposizione, non l’ho ancora montata ma conto di farlo entro il weekend. Non mi sono affrettato perchè ho costatato che quasi nessuno la fa: la maggior parte usa semplicemente degli spessori in legno, molti altri addirittura lo tengono incastrato senza nessun tipo di sicurezza.

Se dovessi smettere di scrivere all’improvviso vuol dire che sono al carcere di Rikers Island perchè si è aperta la finestra e la bomba ha fatto centro.

Italiani e Carte di Credito

Monday, June 28th, 2010

Qui in America al ristorante si paga regolarmente la mancia. Pagarla in contanti è banale: basta lasciare in un astuccio che ti danno loro i soldi del conto più una cifra che va dal 10% al 20%. Ti alzi e te ne vai indisturbato.

A questo punto, mi succede da anni, ogni volta che con me c’è un Italiano dall’Italia mi viene chiesta con un certo stupore e con un ghignetto malefico sempre la stessa domanda: “E se uno se ne andasse senza mettere dentro i soldi?!?

Il bello però viene quando si decide di pagare la mancia con la carta di credito. La procedura è un pò meno semplice e in genere gli Italiani storcono subito il naso:

1) Inserisci la carta nello stesso astuccio riservato al contante
2) Il cameriere prende l’astuccio e lo porta via, dopodichè passato qualche minuto te lo riporta assieme ad un foglietto di carta da firmare
3) firmi il foglietto (su cui sono riportati gli estremi della transazione) e sotto aggiungi la cifra da devolvere in mancia col relativo totale
4) prendi la tua carta di credito da dentro l’astuccio, prendi una copia del foglietto come pro-memoria e te ne vai

In questo caso l’Italiano di turno immancabilmente si allarma e domanda: “come è possibile che si prendono la mancia se non hanno più la carta di credito?” E soprattutto: “chi me lo dice che invece di prelevare la cifra che ho scritto si prendono di più?”

Tu spieghi che nessun commerciante qua farebbe truffe così perchè si va in galera e si rimane segnati a vita, e poi alla fine anche se succedesse la truffa la farebbero a VISA, mica a te! Spesso si lasciano convincere ma alla fine sconsolati sbottano: “va beh la prossima volta però pago col BANCOMAT!” heheheheheheeheh

Un sabato interessante

Sunday, June 20th, 2010

Per salire fin dentro la testa della statua della libertà normalmente la lista d’attesa è di 4 mesi. Un collega in visita è però incredibilmente riuscito riuscito a trovare due per il giorno successivo e così abbiamo approfittato. Il motivo di questa attesa così lunga è che per ovvii motivi è possibile far accedere alla statua solo 240 persone al giorno contro le circa ventimila persone che quotidianamente visitano Liberty Island.
L’organizzazione è perfetta e si viene accolti come VIP. L’interno del monumento è stato di ricente ristrutturato e nonostante i 120 anni suonati tutto sembra stato costruito il giorno prima. La scala a chiocciola che percorre l’ultimo tratto è sicuramente la più ripida che abbia mai percorso in vita mia.

Dopo i biglietti last minute c’è stato un altro colpo di fortuna del tutto inaspettato: la Red Bull Air Race.
Io non mi ricordavo di questa manifestazione e quando all’improvviso ho visto un elicottero fare un loop sopra l’Hudson river devo dire che ci sono rimasto di stucco.
Il bello è che da Ellis Island, (compresa nei $15 del biglietto per la statua della libertà), era possibile vedersi lo spettacolo praticamente in prima fila e senza neanche pagare neanche il biglietto delle tribune ufficiali che stavano almeno al triplo della distanza.

Infine un brivido. Il traghetto che ci stava trasportando da un’isola all’altra assieme a circa altre cinquecento persone ha rischiato una collisione con una grossa barca da diporto. Quasi nessuno si è accorto di nulla quando i nostri motori sono stati messi indietro tutta e nonostante la virata delle due imbarcazioni siamo arrivati sicuramente a meno di cinque metri di distanza. Una situazione talmente bizzarra che pur avendo la macchina fotografica in mano non sono riuscito a scattare neanche una foto.

Boltbus

Wednesday, May 26th, 2010

Ragazzi, la settimana scorsa si sono accesi i riscaldamenti, oggi invece trenta gradi tondi tondi. Non tira un filo d’aria e si suda stando fermi.
Nonostante il caldo al ritorno dal lavoro in bici mi sono messo a fare a corsa con un tizio sul ponte Queensboro. Una sudata bestiale… ma ho messo il record: ufficio-casa 24 minuti. Domani però si va in metro perchè è prevista pioggia.

Ahhhh questo vi volevo raccontare.
Ho avuto esperienze non del tutto positive con gli autobus della Greyhound.  Diciamo che il loro servizio è decente ma nei weekend affollati (come il prossimo) ci sono dei ritardi e una volta addirittura ho dovuto viaggiare in piedi.  I biglietti li puoi acquistare online ma poi devi andarteli a stampare su delle macchinette del 1945 che ci mettono una vita e non ci si capisce quasi una sega. Insomma Greyhound rischia di avvelenarti il weekend facendoti tornare in mente l’Italia… per cui oggi ho seguito il consiglio di alcuni colleghi e mi sono rivolto a Boltbus, una linea emergente che si sta facendo un bel nome.
E infatti… prezzi stracciati, un sito degno dell’anno 2010, acquistati i biglietti nel giro di 3 minuti e ti arrivano subito via email.
Addirittura ho cambiato idea sul viaggio e così poco dopo ho telefonato al servizio clienti per vedere se era possibile variare i giorni. Nessun problema… tutto fatto in maniera indolore.
Aoooo…. questa è l’america che ci piace… Un applauso a Boltbus e un bel saluto a Greuhound che non ci salgo più neanche se a bordo mettono il servizio escort per allietare i passeggeri (oddio forse in quel caso ci ripenso)

Ciao!

Pubblica Amministrazione a NYC

Monday, May 17th, 2010

Mi è venuta la curiosità di cercare online la data di costruzione del mio palazzo.

Vado su google e scrivo “New York City Building Search” e in pole position salta fuori il sito del Department of Buildings. Ci clicco, e in prima pagina vedo un formettino per la ricerca. Metto il mio indirrizzo e boom! Oltre l’informazione che cercavo (costruito nel 1962) salta fuori tutto quello che c’è da sapere: certificato di abitabilità originale, elenco di tutte le contestazioni, delle violazioni, dei permessi per le manutenzioni, dei certificati degli ascensori, delle istallazioni elettriche, dei permessi richiesti e non ancora approvati, delle insegne luminose, delle ispezioni idrauliche, dei lavori idraulici in corso, delle facciate, delle marquees, dei controlli della caldaia e altro ancora. Per farvi capire a che livello di dettaglio si arriva, ecco alcuni esempi:

  • il 18 Ottobre del 2008 qualcuno ha segnalato “Ci sono dei lavoratori con una scala alta 2 metri sul fire escape. Gli operai non usano nessuna protezione. Secondo me è pericoloso“.Lo stesso giorno, l’ispettore #2279 interviene sul posto e verbalizza: “Nessuna violazione al momento dell’ispezione. Trattasi di lavoro di manutezione minore alla scala antincendio che non richiede nessuna autorizzazione“.
  • Nel 2003 invece qualcuno ha denunciato una costruzione abusiva nel seminterrato. Anche in questo caso l’ispettore #0885 liquida laconicamente la vicenda con “Al momento dell’ispezione non c’è nessuna costruzione abusiva in corso nel seminterrato. Caso chiuso.
  • La caldaia,  modello Federal/Eastmond FST-60, viene ispezionata una volta all’anno. L’ultima ispezione (tutto in ordine) risale all’11 Febbraio e l’ha fatta il tecnico autorizzato dallo stato #005273 tale Sig. Hachmann.

Tutto questo è disponibile per l’intera città e visionabile in qualsiasi momento da chiunque al mondo. (Ci sint?!?!)

Già che c’ero ci ho preso gusto e giando tra un link e un’altro sono capitato sul piano regolatore della città. E’ tutto online, comprese le spiegazioni per i non addetti ai lavori, le mappe e le modifiche apportate nel corso degli anni. Quella in cui vivo ora è una zona residenziate di tipo R6.

Mettere in rete sti documenti e permetterne facilmente la consultazione non equivale certo allo sbarco sulla luna ma è in ogni caso una bella testimonianza di modernità, trasparenza ed efficienza.

di nuovo alla birreria Tedesca di Williamsburg

Wednesday, April 14th, 2010

Stasera sono ritornato alla birreria tedesca di Williamsburg.
Fanno dei wurstel originali di quattro o cinque tipi diversi, enormi, ottimi, con crauti (che qui si chiamano non si sa come, impossibile capire o ricordare il nome americano) e con le mostarde di diverso tipo.
Birra ovviamente a fiumi, tavoloni e cameriere sassoni con le tette ed i culi grossi.
Sembra veramente di stare in Germania. Devo ammettere che un posto così veramente germanico non lo avevo mai visto neanche in Italia (se non altro per le cameriere…). Stasera, novità, c’era anche un quintetto Jazz di un certo livello.

Comunque ormai è ufficiale: mangio quantità di cibo che spaventano anche me stesso. La panza è a livelli MAI VISTI prima. Vorrei farla scendere e sono sicuro che se mi ci mettessi in 15 giorni perderei anche cinque chili ma poi però penso: i capelli tanto sono caduti e non ricresceranno, a che pro smettere anche di mangiare???
E così stasera birra, wurstel, patate… tra un rutto ed un altro il Jazz di sottofondo.
Alla faccia di chi mi vuole male!

Comunque, so che a due passi da casa c’è la più grande e più famosa birreria di tutta New York, il famigerato Beer Garden di Astoria. Ancora non ci sono andato mai (lo so, è vergognoso) ma sto per rimediare molto presto.

Il dramma dei cessi Americani

Tuesday, March 23rd, 2010

Qualcuno giustamente ha scritto che la civiltà di un popolo si misura anche nelle carceri e qui gli è andata bene perchè se avessero scritto che si misurava anche nei gabinetti gli Americani sabbero stati considerati ancora a livello delle scimmie.
La sitazione dei cessi Americani è scandalosa. Lo penso io che sono Italiano, figuriamoci cosa penseranno i Giapponesi che a casa loro hanno tazze digitali che emettono suoni, profumi, si puliscono da sole e alla fine ti puliscono e ti asciugano automaticamente anche il …. (ci siamo capiti).

Come già sapete qui manca del tutto il bidet e questa è una cosa orribile che comporta una serie di problematiche per noi fastidiosissime. Poi c’è la metodologia assurda con cui vengono costruite le loro tazze del cesso che sembrano fatte apposta per attapparsi. Impossibile non attappare in cesso negli USA, chiedete a chi ci è stato e vedrete se non ho ragione… Se per fortuna non si attappa nonostante le 3 tonnellate di carta che ti viene spontaneo di usare in mancanza del bidet, l’acqua dello sciacquone riempie completamente la tazza prima di scaricare creando uno spettacolo schifoso ed inevitabile che si ripete ogni volta che vai al bagno.

Poi, ciliegina sulla torta, ci sono i bagni voyeur che trovate in ogni luogo pubblico.
E’ incredibile: praticamente il bagno non privato (scuola, posti di lavoro, bar ecc) consiste in uno stanzone con dei lavandini e una serie di tazze messe per terra una di fianco all’altra. Tra una tazza e l’altra ci sono dei pannelli leggeri che però non coprono i primi 20 cm da terra e arrivano al massimo fino a circa 1.75 metri così che mentre sei seduto riesci a vedere le caviglie di chi ti sta a fianco, e quando sei in piedi a vedere le persone che stanno fuori.
Come se non bastasse (e qui veramente ogni volta non posso non pensarci) i pannelli e soprattutto le porte sembrano essere stati tagliati con l’accetta. Le tolleranze sono infatti di almeno 10-15 mm (in alcuni punti anche il doppio) il che vuol dire che anche chiudendo la porta si riesce tranquillamente a vederci attraverso! Tu stai cagando e vedi la persona davanti a te che si lava le mani.
Tutti che fanno finta di non vedersi a vicenda pur sapenco che invece si vede, si sente e si odora tutto alla perfezione, come fossimo dei bagni della caserma di full metal jacket.

Veramente pazzesco… una roba da terzo mondo.
Ma porta puttana, ma fatevi due cessi fatti bene così andate a cagare in grazia di Dio!