Posts Tagged ‘curiosità’

Phishing telefonico

Tuesday, March 2nd, 2010

Se avete bisogno di una idea criminale innovativa eccovi subito serviti.

In Italia ormai tutti sappiamo cos’è il Phishing. E’ un fenomeno vecchio una decina d’anni e qualcuno ancora ci casca ma per fortuna i malcapitati sono sempre di meno.

Qui in America si sono portati avanti col lavoro e si è passati all’ultima frontiera della truffa: il Phishing telefonico.
Siccome è possibile gestire dei numeri telefonici di rete fissa in manera ormai completamente anonima e siccome la gente tende a rilassarsi di più al telefono di quanto non faccia al computer i truffatori si mettono a chiamare in maniera casuale centiaia di migliaia di numeri cercando di racimolare dati personali sensibili.

Io ne avevo sentito parlare diverso tempo fa. Mi sembrava una tecnica troppo audace per essere messa in pratica e pensavo che non avrebbe mai preso piede ed invece oggi mi è arrivata la prima chiamata!
La cosa è completamente automatizzata: una volta risposto parte un messaggio che cerca di convincerti ad interagire premendo un tasto. Il messaggio varia e potrebbero cercare di farti credere di essere la tua banca, la tua assicurazione o altro. A me hanno detto che avevo vinto la lotteria (il messaggio era in spagnolo!) mentre ad un mio collega gli dissero che era ricercato dall’FBI ma ce n’è per  tutti i gusti.
Essendo il messaggio automatico possono venire chiamati contemporaneamente tantissimi numeri: prima o poi qualcuno abbocca e viene collegato all’operatore che parlando dall’Asia, dal Messico o da chissà dove cercerà di convincere la vittima a fornirgli ciò che gli serve  (soprattutto numeri di carte di credito o SSN). A quel punto il gioco è fatto e per quando scatterà l’allarme e quell’utenza verrà bloccata, fossero anche passate solo due ore, ci saranno già centinaia di colpi portati a termine ed un altre utenze pronte per ricominciare tutto daccapo.

State a vedere che presto il phishing telefonico partirà anche in Italia.

Five Pointz

Tuesday, February 9th, 2010

Uno dei posti che meritano di essere visti qui a New York e che spesso i turisti dimenticano di visitare è senz’altro Five Pointz, la “Mecca dei Graffiti”.
Si trova a Long Island City, la zona del Queens che si affaccia sull’East River e consiste in un complesso industiale abbandonato che gli artisti di strada hanno riutillizato per i loro interessantissimi lavori alla bomboletta.
Particolarmente curiosa la visuale di questa struttura offerta dalla linea 7 della Metropolitana che in quel tratto è sopraelevata. I binari si snodano in un percorso che mosta i palazzoni coperti di disegni da diverse angolazioni dando l’impressione al passeggero di trovarsi immerso nell’inizio di un film.
A due passi c’è inoltre il museo Moma PS1 (affiliato al Moma di Manhattan) che anch’esso merita una visita.

Insomma, quando ci verrete tenete a mente five pointz. No, non è pericoloso. Si lo so, anche a me ricorda il film i “guerrieri della notte”.

Ciao a tutti

Lo scrocco all’Americana

Monday, January 25th, 2010

Mia nonna racconta che nel dopoguerra un emigrante Italiano negli USA tornato in occasione di un matrimonio  in Italia fumò controvoglia diverse sigarette “americane” spegnendole a metà.
L’Italia attraversava un periodo di carestia estrema in cui probabilmente si fumava la paglia avvolta coi fogli di giornale e questo episodio fu visto come un atto di spavalderia talmente impressionante che mia nonna se lo ricorda ancora oggi.

Dal dopoguerra ai giorni nostri, qui a New York non si usa scroccare le sigarette, è invece molto più frequente che le persone si presentino con un dollaro in mano per comprartene una. Na cosa squallida che a me è già successa diverse volte.
Quando capita mi tolgo un piccolo sfizio nel rispondere: “I’m not going to sell one, I’ll only give you one for free… that’s the way we do it in Italy!”. E loro un pò sorpresi sorridendo accettano.

Sto a fare l’Americano con gli Americani! heheheheeh

New York City e i terremoti

Sunday, January 24th, 2010

Parlando di terremoti con una amica ieri ho scoperto che contrariamente a quello che si pensa New York City è stata costruita su di una zona ad alto rischio sismico.

I dati a disposizione dimostrano infatti che l’attività sismica della zona è piuttosto vivace: ci sono diversi eventi “molto minori” (da magnitudo 2 a 2.9) ogni mese, altri “minori” una volta all’anno, e un evento “leggero” (da 4 a 4.9) ogni 4-10 anni.
Secondo gli esperti queste scosse sarebbero causate da una faglia che si trova sotto la 125esima strada (Harlem) e che improvvisamente potrebbe causare un terremoto di maggiore importanza.

Si stima che nei prossimi 50 anni la probabilità che si verifichi un evento di magnitudo 6 sia del 7% mentre quella di averne uno di magnitudo 7 sia del’1.5%.
Nel caso malaugurato di quest’ultima ipotesi le conseguenze sarebbero devastanti: danni seri ai grattacieli, alle infrastrutture, 180.000 palazzi residenziali inagibili di cui 14.000 rasi al suolo. Il costo economico oscillerebbe tra i 39 e i 197 miliardi di dollari.

In previsione di attacchi terroristici o di disastri naturali la città fa molta pressione per convincere la popolazione a dotarsi di provviste minime sufficienti per sopravvivere in piena autonomia durante i primi giorni di un eventuale disastro.
Capita spesso di vedere la pubblicità nei treni o in giro per la città. C’è un cartellone fisso anche a Times Square.
Il kit di emergenza consigliato dalle autorità comprende:

  • un gallone di acqua potabile per persona per giorno
  • cibo in scatola e apriscatole
  • kit pronto soccorso
  • torcia elettrica
  • radio am/fm a batteria con batterie di ricambio
  • fischietto
  • pasticche di iodo o candeggina pura e contagocce
  • materiale per igiene personale
  • telefono che funzioni anche senza corrente elettrica
  • prodotti per bambini o per eventuali esigenze particolari

Si consiglia inoltre di tenere quanto segue in un borsone in modo da essere pronti ad evacuare la città in qualsiasi momento:

  • copia di tutti i documenti importanti in un contenitore stagno
  • copie di emergenza di tutte le chiavi
  • carte di credito, bancomat e contante in piccoli tagli
  • acqua in bottiglia e cibo non degradabile
  • torcia elettrica
  • radio am/fm con batterie di ricambio
  • eventuali medicine necessarie
  • kit pronto soccorso
  • metodi di contatto e luoghi di riunione con piccola mappa regionale
  • prodotti per bambini o per eventuali esigenze particolari

Cash

Tuesday, January 19th, 2010

A New York i contanti si usano solo per le piccole spese e molti esercizi commerciali (come ad esempio la mia lavanderia) si rifiutano di accettare le bancone sopra i venti dollari cioè le uniche che gli ATM (Bancomat) emettono.
Succede così che ti ritrovi in tasca esclusivamente pezzi da uno, cinque, dieci o venti dollari.
Le monete invece possono essere da venticinque centesimi (il famoso quarter), da dieci (dime), da cinque, da due o da un centesimo.

Ogni tanto però c’è il colpo di scena e ti capita sottomano qualcosa di sconosciuto o insolto come ad esempio la moneta da un dollaro. Non tutti la conoscono e circola poco nonostante sia emessa da tutte le macchinette dei biglietti della metropolitana.
Oggi invece ho scoperto la moneta da mezzo dollaro, una sberla da 30 mm di diametro raffigurante il profilo di JFK che mai mi era capitata prima in quasi tre anni di permanenza.
Esiste infine la banconota da due dollari che è sicuramente  la più rara tra tutto il contante in circolazione. E’ talmente rara che nel 2005 un uomo fu arrestato dalla polizia per aver tentato di utilizzarne alcune per pagare in un centro commerciale. In America non l’ho ancora mai vista ma incredibilmente ne posseggo per caso una in Italia.

L’incredibile storia di Centralia, PA

Sunday, January 10th, 2010

Secondo voi quanto può durare un incendio?
Forse un’ora? Una settimana? Un mese? No, può durare molto molto di più.

Esiste in Pennsylvania una città che una volta contava oltre 2000 abitanti, sette chiese, cinque hotel, ventisette bar, due teatri, una banca, un ufficio postale e quattordici alimentari. Quella città, oggi abbandonata, è stata completamente distrutta a causa di un incendio che dura da ben 48 anni.

Si tratta di Centralia, una città la cui storia è senz’altro la più bizzarra che abbia mai sentito.

Siamo nel 1962 e cinque vigili del fuoco volontari della locale stazione vengono incaricati di ripulire la piccola discarica del paese appiccando il fuoco a dei cumuli di rifiuti incendiabili.
L’operazione era stata compiuta in precedenza altre volte senza incidenti. In quell’occasione però le ceneri ardenti furono ingenuamente depositate dai pompieri nell’apertura di una vecchia miniera a cielo aperto. Una miniera di carbone.
Le ceneri, penetrate in profondità, hanno dato origine ad un lento ma inesorabile incendio sotterraneo che dura ancora oggi.
I pompieri, che ebbero gran successo nell’appiccare le fiamme, fallirono poi nello spegnerle e decisero di rinunciare pensando che di li a poco si sarebbero estinte spontaneamente. Purtroppo così non fu.

Inizialmente nessuno si rese conto della gravità del problema che nei primi dieci anni si limitò alle emissioni di fumo e gas dal sottosuolo e alle consugenti ripercussioni sulla salute e sulla qualità dell’aria.
Le cose però cominciarono a peggiorare nel 1979
quando il benzinaio di Centralia si accorse che le sonde sotterranee inserite per misurare la quantità di benzina nelle taniche risultavano “calde”. Applicato un termomentro in una di queste la temperatura misurata risultò essere di quasi 80 gradi centigradi!
L’incendio sotterraneo diventava sempre più minaccioso soprattutto perchè in tutti quegli anni aveva lentamente eroso dall’interno il sottosuolo e quindi compromesso le strade e le case. Nel 1981 un cratere largo un metro e profono trenta si aprì improvvisamente sotto i piedi di un bambino che giocava in giardino.
La strada statale 61 che attraversava la città fu più volte distrutta e ricostruita fino al punto di deciderne l’interruzione e poi la deviazione.

Il governo decise di intervenire nel 1984 stanziando 42 milioni di dollari per trasferire tutta la popolazione ma diverse famiglie decisero di restare. Nel 1992 si procedette all’esproprio dell’intera città e nel 2002 le poste americane revocarono il codice di avviamento postale di Centralia, il 17927.
Oggi Centralia brucia ancora ed è diventata una città fantasma che conta solo 9 irriducibili abitanti. In alcuni punti (come vedete nel video) il suolo è caldo abbastanza da accendere un fiammifero al solo contatto. Alcune stime prevedono lo spegnimento dell’incendio tra 250 anni. Altre tra 1000.

Imperdibile la scritta “SHIT HAPPENS” che qualche genio ha scritto con la bomboletta lungo statale 61. Direi che appena finisce l’inverno un bel giretto in moto in Pennsylvania con sosta a Centralia è quantomeno obbligatorio.

Updates:
Centralia vista in un film del 1988 (molte delle case erano ancora in piedi)

Williamsburg

Thursday, December 10th, 2009

Forse l’argomento non è nuovo ma vale la pena fare un reminder per i meno attenti.

L’altro giorno ho incontrato per caso un ragazzo della mia zona che viene a New York in vacanza ogni anno da diverso tempo. Gli ho chiesto che zone ha visitato e in tutte queste occasioni è rimasto sempre e solo a Manhattan.
Si tutto bello per carità,ma senza andare fuori ti perdi un bel pezzo di città.

Ti perdi Williamsburg per esempio, l’enorme laboratorio creativo e culturale di Brooklyn.
Ci sono tornato stasera per vedere un paio di amici. Ovunque ti giri trovi il negozietto interessante, il localino particolare e ben nascosto, l’artigiano, il murales fatto dall’artista famoso, lo sweatshop convertito a civile abitazione ma che sembra ancora uno sweatshop, la galleria d’arte, la libreria di libri usati e così via.

Abbiamo mangiato al Fette Sau, un posto piccolo e veramente tipico in cui si mangia carne fatta in una maniera strana su dei grossi tavoli assieme agli altri clienti.
Arredamento post industriale tutto legno con caminetto e fuoco finto che viene da una tv. La birra è locale e la servono in dei barattoli di conserva senza tappo.
Ovviamente sia la musica che il personale sono all’altezza del luogo. Bello veramente. Una densità così alta di situazioni interessanti a New York esiste solo a Williamsburg… non ci sono dubbi. Ma perchè solo New York? Probabilmente anche anche negli Stati Uniti e tò, fammi buttare sta bomba: forse anche nel mondo.

Insomma se venite a New York spendete almeno un pomeriggio ed una sera interi a Williamsburg. Non fate come gli Italiani che li trovi tutti a Time Square a farsi le foto sotto gli schermi delle pubblicità sottobraccio col Naked Cowboy.

Ciao

Il curvone della linea gialla

Wednesday, December 9th, 2009

Vedrete che questo post qui diventerà famoso, è  un pezzo che lo voglio scrivere ma poi me ne dimentico sempre.

Capita qualche volta che la linea gialla della metro arrivando verso Manhattan alla stazione di Queensboro Plaza effettui il curvone sopraelevato a piena velocità. Si tratta di una curva secca di novanta gradi lungo un binario in discesa. Il treno accelera sempre di più e quando il macchinista si trova da un bel pezzo ormai nella parte rettilinea la coda dello stesso sta ancora in piena curva creando una sorta di effetto frusta.
Quando questo accade (credo una volta su quattro) nell’ultimo vagone si ha la sensazione di deragliare! Non capisco se effettivamente sono le ruote a sollevarsi dai binari o se invece sono solo le sospensioni che raggiungono un fine corsa. I passeggeri (gente del posto, esperta, che ne ha viste di tutti i colori per decenni) ogni volta si spaventa. Qualcuno grida.
Vedrai che prima o poi il vagone cappotta e rotola giù lungo la vecchissima sovrastruttura ormai arrugginita che lo sostiene a circa 3o metri da terra e succede un bel casino tipo il ponte delle twin cities nel 2007.

E’ il punto più spaventoso di tutta la rete. Provare per credere.

Marines: amiconi prima, full metal jacket poi

Thursday, November 19th, 2009

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Oggi ero in stazione che aspettavo la N quando noto due Marines in alta uniforme (per la precisione “Blue Dress C”) che sembravano intenti ad avvicinare un pò tutti e soprattutto i giovanissimi: sorrisi, sguardi di approvazione, complimenti. Degli amiconi insomma.
Ma che ci fanno due Marines tutti rivestiti a Queensboro Plaza? Mi chiedo. Vuoi vedere che sono i reclutatori? Mi avvicino per origliare un pò e trovo conferma: “ma perchè non ti arruoli?” “ottimo stipendio” “possibilità di carriera”… e via di questo passo ai giovanotti che per caso venivano fermati.

Ma a me niente? Come mai con me non ci provano? E che sono impedito?!? Mi faccio allora avanti spontaneamente e arriva la doccia fredda: il limite è 27 anni, ma volendo l’esercito ti prende fino a 41 (detto un pò come a voler intendere “sei un rottame inutile, noi non ti vogliamo ma per l’esercito che invece è un bordello vai bene”)
Invento una bugia e dico che un amico giovane vorrebbe arrularsi così mi danno il bigliettino pubblicitario.

Sulla prima pagina si fa leva sui valori e sulle emozioni:

Marines: I pochi, gli orgogliosi.
ONORE – CORAGGIO – IMPEGNO
“Qualcuno passa la vita a chiedersi se nella sua vita ha fatto la differenza a questo mondo. I marines non hanno questo problema.” Ronald Reagan

Sul retro invece si passa agli aspetti più materiali:

  • Addestramento e stabilità lavorativa garantiti
  • Opportunità di promozione e di avanzamento garantiti
  • Spese universitarie rimborsate al 100% durante il servizio attivo
  • Assicurazione sanitaria e dentale
  • Possibilità di alloggio gratuito
  • 30 giorni di ferie pagate all’anno

Così magari uno si arruola e invece degli amiconi si ritrova col sergente di Full Metal Jacket… eheheheh sti cazzi di Americani so terribili.

Il grande Giappone

Sunday, November 8th, 2009

Domenica all’insegna del grande Giappone organizzata da Juan l’intellettuale.

In mattinata visita al giardino botanico nel Bronx per vedere l’esposizione a tema “Kiku”.
C’erano delle piante singole da cui sbocciavano in maniera ordinata e perfetta migliaia di fiori. Immaginatevi una pianta singola dalla quale sbocciano centiaia di margherite (che normalmente sono fiori singoli… boh).
C’erano ovviamente dei bonsai, lo stagno con le piante acquatiche ed i pesciolini ed altre raffinatezze orientali. Non avevo mai visto un giardino Giapponese… di classe veramente.

A pranzo siamo andati a mangiare del Katzu (dai mo… sotto con le battute!). In Giappone oltre ai soliti Sushi e Sashimi c’è dell’altro. A tavola con noi un ragazzo del MIT che ha vissuto in Giappone ci spiegava le peculiarità dei vari piatti. C’era poi un avvocato che mi ha consigliato un suo collega da chiamare in caso di arresto ed altre persone interessanti come sempre succede nelle occasioni organizzate da Juan.

Per finire siamo andati al Metropolitan per vedere “The Art of the Samurai“, una esibizione speciale di armi ed armature Samurai. Una roba irripetibile ed eccezionale che non ha eguali neanche in Giappone con pezzi unici provenienti da mezzo mondo (va beh è ovvio stiamo parlando del Metropolitan Museum mica pizza e fichi…)
C’erano tutte le famose spade Giapponesi. La prima risalente al settimo secolo (600 non 1600!!!), l’ultima al 1915.
Inizialmente le facevano dritte e sempre più lunghe (una in particolare era 126 cm!). Successivamente le hanno fatte ricurve e più corte, fino ad arrivare alla classica configurazione di katana e wakizashi (la spada normale e quella corta) che venivano indossate ed estratte alternativamente a seconda della circostanza.
Le armature dei Samurai erano veramente folli… E’ difficile immaginare che si tratta di oggetti veri che hanno conosciuto il campo di battaglia e non delle stravaganti invenzioni di uno scenografo o di un disegnatore di fumetti.
C’era un elmo con due enormi corna messe a cerchio. Diversi altri con i baffi finti ed alcuni con la parrucca. Uno aveva gli occhialini tipo aviatore. Un altro con una mantide religiosa aggressivamente rivolta verso il nemico che usciva fuori dalla fronte. Le protezioni per il corpo tutte fatte con un gusto, una raffinatezza ed una precisione che le nostre armature medievali al confronto erano giocattoli fatti da lattonieri.
Poi un video che spiega come si facevano (e si fanno ancora) le spade in Giappone.
Peccato che al museo è vietato fare le foto…

Aspetta!
Stavo per dimenticare la cosa più importante e cioè due visitatori che ho avuto modo di notare.
Il primo è un americano sui venticinque anni grande e grosso con addosso una specie di grezzissimo Kimono grigio ornato da caratteri simil orientali ma sicuramente privi di significato. Sotto il kimono blue jeans e scarpe da tennis. Se vedeva dei Giapponesi veri si inchinava e abbozzava anche delle parole in Giapponese! eheheheheheheh fantastico
E poi lei… una Giapponese dall’eta indefinita ed indefinibile. Oh ragazzi… Che lineamenti puliti, che gentil donna, che sguardo misterioso, e soprattutto che due chiappe di culo! (in compenso niente tette però… va beh pazienza non si può avere tutto). Portava un paio di stivali col tacco di pelle nera. Dal tallone partiva una cerniera che saliva su fin dietro alle ginocchia. Chissà quante katane si saranno raddrizzate in quel museo…