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Salvataggio a Coney Island

domenica, ottobre 23rd, 2011

Eravamo sul boardwalk di Coney Island quando all'improvviso sono arrivate un paio di macchine e contemporaneamente due elicotteri della Polizia: mentre un elicottero è rimasto in alto l'altro è sceso a circa 20 metri di quota alla ricerca di qualche cosa.

Ad un certo punto quello più basso si ferma e rimane immobile e tra gli sbuffi chiari dell'acqua notiamo che si alzano le braccia di due persone che chiedono aiuto. Incredibilmente c'era qualcuno in mare!

Dall'elicottero salta un uomo rana e poco dopo viene calato il cesto col verricello. Una delle due persone viene fatta risalire dal cesto, l'altra invece (che opponeva resistenza) è stata riportata a nuoto dal soccorritore.

Era successo che un ragazzo giovane (non so fino a che punto lucido) nonostante il freddo ed il divieto si è messo a nuotare verso il largo. Ad un certo punto non riusciva più a tornare e così una signora è a sua volta scesa in acqua per prestargli soccorso. Nel frattempo i presenti hanno chiamato il 911 e nel giro di 10 minuti sono arrivati 2 elicotteri, 3 automobili , 2 unità dei vigili del fuoco ed una motovedetta.

La signora è stata accompagnata in ospedale, il ragazzo ammanettato. Morale della favola: a New York City non fate il bagno quando c'è il divieto di balneazione.

P.S.
Purtroppo verso la fine mi si è riempito l'iphone e così non ho potuto riprendere il decollo. L'atterraggio però si vede bene.

Coney Island

sabato, novembre 21st, 2009

Stamattina mi sono svegliato deciso ad andare fin giù a Coney Island per fare qualche foto.
Non ci ero mai stato prima, e vista la temperatura incoraggiante sono uscito con la bici.
La linea gialla, massacrata dai lavori in corso, aveva intere sezioni completamente ferme ma alla fine sono riuscito ad arrivare fino al capolinea e quindi a destinazione.
Scendo e noto subito una certa tristezza, una inarrestabile decadenza. Quel che rimande del luna park è al contempo spettrale e malinconico, memoria di giorni allegri e lontani, di coppie col passeggino, di acrobazie ai calci in culo o al punch-ball per impressionare le ragazze, di zucchero filato. Ovunque ti giri senti parlare in Russo.
Coney Island è oggi una zona molto povera. La città ha deciso di valorizzarla lasciando costruire delle palazzine di lusso lasciando spazio a molte polemiche. L'amico Juan è un attivista in questo senso e col suo movimento sta facendo causa al Sindaco Bloomberg per via di alcune presunte irregolarità e per cercare di preservare il carattere storico della zona.

Già che ero in zona mi sono ricordato dell'incredibile storia del sommergibile di Coney Island. L'anno scorso mi ero ripromesso che sarei andato a scovarlo non appena avrei messo piede sull'Isola.
Ho chiesto ad una decina di persone e mi hanno tutti preso per pazzo. Allora, messa mano all'Iphone, ho scoperto il punto esatto sulla mappa in cui si trova il battello semi-affondato.
Localizzare e raggiungere il posto è stato un calvario lungo un paio d'ore: no gps, lavori in corso nel parco antistante e quindi recinzioni dappertutto, vegetazione alta 2 metri, zona remota e completamente inaccessibile per via del fango (avrei potuto gridare a pieni polmoni e nessuno mi avrebbe sentito). Alla fine l'ho scovato in tempo per scattare delle belle foto.

Coney Island Yellow Submarine: quando la realtà supera la fantasia

domenica, maggio 25th, 2008

Questa storia è pazzesca, ma vera.

A poche decine di metri da un molo di Coney Island, lo scafo mezzo affondato di un sottomarino giallo affiora dalle acque dell'oceano.
Non si tratta dello stesso sottomarino di cui cantavano i Beatles bensì del "Quester I", varato nel 1970 dal Sig. Jerry Bianco, un operaio dei cantieri navali della zona.
Tutto comincia nel 1956, quando la Nave Italiana "Andrea Doria" collide, per poi affondare, con la Svedese "Stockholm" al largo del porto di New York. Delle circa 1700 persone a bordo 46 muoiono a seguito della collisione mentre le altre vengono tratte in salvo.

Passano dieci anni e nella mente del Sig. Bianco nasce l'idea di recuperare la nave per potersi appropriare, ai sensi di legge, del suo prezioso contenuto.
Per compiere l'impresa il signor Bianco, pur non avendo nessuna esperienza precedente nella costruzione di sommergibili, progetta e realizza il Quester I, un battello in acciaio lungo 13 metri rivestito di vernice zincante Gialla (la più economica disponibile sul mercato).

Nel 1970 la nave è pronta per la cerimonia di varo. La classica di bottiglia di champagne viene frantumata sulla chiglia quando diananzi a decine di cuoriosi ed anche a qualche giornalista succede l'inaspettato. Forse a causa di un difetto progettuale o forse per l'imperizia del gruista addetto al varo, subito il battello si capovolge per poi inabissarsi.

Fu un duro colpo per Jerry Bianco che a fatica riuscì ad organizzare il recupero del Quester I. Purtroppo (o per fortuna!) gli investitori si tirarono indietro e negli anni '70 il sottomarino rimane parcheggiato sul molo, preda di saccheggi e danneggiamenti da parte di vandali.
Successivamente una mareggiata trascina di nuovo in mare lo scafo per lasciarlo nella posizione in cui si troava tutt'ora.

Non ho ben capito come avrebbe potuto una nave da 30.000 tonnellate essere recuperata da un sottomarino di 13 metri ma pare che il piano consistesse nel riempirla con dei sacchetti pneumatici che attraverso la spinta di galleggiamento avrebbero dovuto sollevarla fino in superficie.
Di recente il NY Times ha cercato di contattare Bianco senza riuscirci: pare sia ancora vivo ma svanito nel nulla.
Che bello sarebbe poterlo incontrare: le persone che come Jerry Bianco sono andate fino in fondo nella realizzazione di un sogno, per quanto questo potesse sembrare bizzarro o irrealizzabile, godono di tutta la mia simpatia.

Il recupero dell'Andrea Doria è fallito, ma Jerry Bianco è in ogni caso riuscito a scrivere il suo nome tra le pieghe della storia di questa città.


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