La Cina è una nazione a due velocità. Da un lato ci sono gli imprenditori e le aziende, il lusso sfrenato, i bei posti e la bella vita (superiore forse anche a quella di NYC), dall'altro c'è il grosso della popolazione con le sue difficoltà. La partita che la Cina deve affrontare si gioca nel mezzo di questi due mondi che sono fisicamente interconnessi ma socialmente difficili da oltrepassare.
Stamattina esco dall'Hotel e faccio colazione in un posto incredibile. Si mangia (seduti al tavolo) con cinquanta centesimi di dollaro e ti danno cose a base di uova, tofu, brodo di gallina ed anche delle frittelle. Il cibo era buono ma mmm diciamo che il zozzo era ad un livello che io non avevo mai visto ne immaginato prima. Io non sono uno che va per il sottile eh... chi mi conosce lo sa che ho il pelo sullo stomaco. Eppure... in quel momento ho esitato e capito tante cose. Colazione per due persone a mezzo dollaro. Via così.
Attraverso la strada e inevitabilmente l'occhio mi cade sulle antenne di un palazzo. Riconosco una verticale HF multibanda, un loop filare per i 40 metri e (non potevo credere ai miei occhi!) un array satellitare con VHF a polarizzazione incrociata, due UHF accoppiate in orizzontale ed anche una yagi per i 23 cm! Non solo ho un radioamatore davanti all'hotel, ma è anche un radioamatore satellitare!!! Prima che parto lo vado a trovare.
Ci fermiamo a prendere l'autobus. Ne passa letteralmente uno dietro l'altro eppure sono sempre pieni. Per salire si usa una tesserina smartcard/contactless che funziona anche nella metro, nel taxi e nelle cabine telefoniche. La corsa costa anch'essa circa mezzo dollaro (sto scoprendo che in Cina tutto costa così...).
I bus sono moderni e con le scritte in inglese ed anche la vocina che annuncia le fermate le annuncia in due lingue.

Arrivati alla metro rimango di sasso perchè è pulita, nuova e bellissima. New York al confronto è una merda.
All'ingresso fanno lo scan di tutte le borse come si fa in aeroporto, e in tutta la stazione pullulano addetti alla sicurezza e alle informazioni in divisa. Ma parlo di gente di un certo livello che sta li con orgoglio non come a New York che sembrano degli disperati... Alle fermate c'è la TV, i treni sono da paura... insomma non c'è partita: la metropolitana di Beijing è superiore in tutto e per tutto. Indovinate quando costa la corsa? Bravi: mezzo dollaro.
Usciamo all'ultima fermata di non ricordo quale linea per raggiungere uno dei mercati della città. Ma mercati popolari eh, roba che i turisti non conoscono nemmeno.
Appena esco dalla metro noto sul marciapiede una serie di numeri scritti a mano sulle mattonelle. Inizialmente pensavo alle indicazioni di operai che dovevano fare dei lavori ma poi la quantità e la disposizione di questi mi ha indotto a capire che non poteva essere e così ho domandato. La spiegazione è sbalorditiva: sono annunci di servizi come "Patente", "Timbri", "Certificati" ... tutto illegale naturalmente. Vuoi la patente falsa? Chiama sto numero. Ti serve il timbro di questo ufficio? Chiama qui... e così via. Per terra ce ne sono a migliaia, tutti completi di numero da chiamare. (Mi viene in mente una bella idea per il lungomare di Martinsicuro... ma lasciamo stare)

Il mercato è moooolto particolare. Si vendono pesci da acquario, piccoli roditori da compagnia, uccellini in gabbia, vasi di ceramica, piccolo artigianato fatto a mano, aquiloni, fionde con pallettoni in acciaio (!!!), laser da 200 mW, thè, statue di tutte le dimensioni, grilli in scatola (vivi), olio monini finto e tanto altro ancora. Decisamente interessante.
Prima di andare avanti è il caso di aprire una parentesi sugli aquiloni perchè i Cinesi impazziscono per questo gioco. Hanno dei mulinelli grossi come pizze al piatto che srotolano km di filo. Gli aquiloni sono fatti di una carta speciale colorata e dipinta in maniera tradizionale. Li fanno volare in pieno giorno ed in pieno centro (non so come sia possibile e/o consentito) ma anche di notte con tanto di luci elettriche tipo aeroplani. Manca solo il transponder...
Dopo il mercato, stavolta col taxi, siamo tornati in centro a piazza Tiananmen.
Il tassinaro ha fatturato 26 RMB ma siccome io ero a bordo ne ha pretesi 28. Qui tutti aumentano i prezzi quando hanno a che fare con noi occidentali e quel tassinaro ha deciso di auto meritarsi una mancia di circa cinquanta centesimi di dollaro (tanto per cambiare). E' successo un casino! Una discussione da paura... io da un lato che dicevo che non valeva la pena discutere per mezzo dollaro, dall'altra invece la mia ragazza che ne ha fatto una questione di principio.

La piazza è enorme. Bandiere rosse a profusione, monumenti in stile sovietico. Impressionante la presenza di guardie verdi sia in divisa che in borghese. Ma tipo che saranno diverse centiaia. Quando camminano marciano, muovono la testa ritmicamente e se si fermano stanno sugli attenti. Ma attenzione, non stanno facendo rappresentanza eh... stanno lavorando e stanno in pattuglia. Se ci parli ti rispondono, e se gli chiedi una indicazione alzano il braccio per tartela. Ma lo fanno con una portanza, con un movimento meccanico e collaudato. Sembra di parlare con dei robot.
Oltre a questo selezionato corpo speciale ci sono i poliziotti regolari, attrezzatissimi ed anche loro impeccabili. Particolare non irrilevante: ci sono estintori ovunque. Ma a che servono in una piazza interamente lastricata di marmo? Cosa mai potrebbe improvvisamente bruciare? Semplicissimo: gli estintori servono per spegnere eventuali dimostranti che si danno fuoco per protesta. Eh beh... sono veramente pronti a tutto.

Dalla piazza si entra nella città proibita passando sotto un enorme ritratto di Mao affiancato da slogan a caratteri cubitali. O meglio, si inizia ad entrare nella piazza perchè muraglia dopo muraglia non si arriva mai. Il nome era azzeccato perchè a giudicare dagli spazi si trattava effettivamente una piccola cittadella.
Praticamente tutto era dimensionato attorno alla figura dell'Imperatore e delle sue 3000 concubine che affollavano le residenze laterali della struttura.
Un monumento unico nel suo genere, testimonianza della grandezza di quell'impero che è durato fino agli anni venti.
All'ingresso una raffinata tecnica di persuasione per scoraggiare eventuali malintenzionati. Sul ponte che conduce all'ingresso ci sono ai lati due file di guardie verdi sugli attenti. Altenrate a queste, le stesse guardie però in borghese. Tu passi e vedi uno in divisa e uno in borghese, uno in divisa e uno in borghese, per tutto il ponte ed in entrambi i lati. Il messaggio è: attenzione perchè dentro la città proibita non tutti siamo in divisa, per cui non fate la cazzata di mettervi a raccogliere le pietre o le piantine perchè se no sono cazzi vostri. Molto sottile e molto e efficace.

La giornata è terminata in un centro commerciale pieno zeppo di negozi e ristoranti di rango, belle donne e bella gente. In queste circostanze i prezzi si scostano dai rituali cinquanta centesimi per arrivare a sfiorare gli standard a cui si è abituati in America o in Europa. Eppure il servizio è più solenne e c'è un gusto speciale nel sedersi ad un ristorante o acquistare qualche cosa in un negozio.
E', come dicevo all'inizio, la seconda Cina: quella che del mercato è passata al Centro Commerciale, la Cina con cui sicuramente dovremo imparare a fare i conti molto presto.