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Domenica a Roosevelt Island: aria di casa lontano da casa

lunedì, ottobre 17th, 2011

Ieri sono tornato dopo tanto tempo a Roosevelt Island.
Bellissima giornata, anche se ormai si fa fatica a stare seduti sulle pachine per via del freddo. Colori magnifici, gabbiani che volano sul pelo dell'acqua. Bel posto davvero... che nostalgia.

Ho montato il mio piccolo show e mi sono messo a chiamare. Potenza 5 watt scarsi. Hanno risposto diversi Americani oltre a Capo Verde, Toscana, Croazia, Cuba, Romania e Lithuania.

Ieri ci doveva essere una qualche festività Ebraica perchè l'isola (e mi dicono anche Coney Island) era piena di famiglie Ebree ordodosse vestite in maniera elegante. Alcuni degli uomini avevano un cappello enorme molto particolare: vuoto al centro e tutto intorno una specie di pelliccia. Mai visto prima.

A un certo punto uno dei bambini viene a chiedere cosa stessi facendo. Era la terza persona che si avvicinava per domandare... ma a differenza delle altre il bambino ha attirato la curiosità di una decina di altri.
Insomma ero circondato da bambini dagli otto ai 12 anni... molto interessati eh...!Quando gli ho detto che potevo sentire facilmente gli aerei in volo e la polizia sono andati in delirio. Secondo me un paio li ho convinti a diventare radioamatori.

Ripiegata la stazione radio nello zaino mi sono rimesso in sella per tornare ad Astoria. Sulla via del ritorno, proprio su Main Street davanti al mio vecchio palazzo di Roosevelt Island vedo una agente di polizia che fa le multe. Ma non è un agente qualsiasi, è un mio ex-collega che ora fa il poliziotto presso il Roosevelt Island Public Safety.

Ci fermiamo a parlare. Come stai? Come sta quello, come sta quell'altro... Tra me e me penso che ormai incontro continuamente gente per strada. Persino i poliziotti che fanno le multe. Aria di casa... lontano da casa.
Mi rimetto in sella. Colori, edifici, natura: New York in bici è fenomenale come al solito.

Adesso però ho paura di aver preso l'influenza. Perlomeno un raffreddore... ma ne è valsa la pena però: Capo Verde con 5 watt l'antenna che la reggi in mano oh... provateci voi se ci riuscite!

Ciao a domani

Il giro del mondo in bicicletta

mercoledì, giugno 29th, 2011

Una delle fisse che mi venne in passato ma che non ho mai avuto modo (ancora) di attuare è quella del turismo in bicicletta.

L'altro giorno ero a Manhattan e vedo un tipo sdraiato (letteralmente) su di una strana bicicletta a forma di uovo. Non ho potuto resistere e così l'ho fermato per chiedergli spiegazioni.

All'inizio lui era un pò sulle difensive (e ci credo hehehehe) ma poi ha capito che ero sinceramente interessato a quella attività e così mi ha svelato i dettagli - decisamente affascinanti - del turismo su due ruote.

Innanzitutto la bici ideale è del tipo "recumbent", e cioè col pilota sdraiato e coi i pedali che si trovano alla stessa altezza del bacino. La sua è una Lightning F-40 e costa ottomila dollari (mej coioni!). Assieme a degli amici si stanno allenando e a Novembre partono per fare il giro del mondo.

Non potete capire come l'ho invidiato. Un giro del mondo in bicicletta!... Deve essere il massimo, meglio anche che farlo in moto. Non dico che partirei subito col giro del mondo ma, che ne so... un giretto Italia - Scandinavia per cominciare si potrebbe anche fare secondo me.
Parti, pedali da sdraiato... una radiolina per sentire la musica... occhiale da sole... Poi la sera ti fermi e piazzi la tenda. All'interno un bel libro, magari un FT-817ND per trasmettere in HF, al limite ti porti un cellulare con Twitter ma giusto per far sapere dove ti trovi. Niente di più.

Potrebbe essere un problemino il ginocchio destro: non so come reagirebbe a 10 o 20 mila chilometri di bicicletta...  in ogni caso sarebbe veramente il massimo. Libertà vera.

Se avessi i miliardi brutti farei queste cose qua...

New York è tanta roba

lunedì, maggio 9th, 2011

Questo weekend bisogna che ve lo racconto.
Ieri mattina sono andato allo Zoo del Bronx. Ragazzi... sono organizzati bene sti Americans eh... lo Zoo è bello da paura. E' l'unico che ho visto per cui non posso fare paragoni ma mi è sembrato comunque tutto molto molto valido. L'unica cosa che mi è dispiaciuta è che il Bradipo dormiva in cima ad un albero per cui non l'ho potuto vedere. In un certo senso ero andato apposta per lui.

Passando per lo zoo ho visto un gruppo di persone in canoa nel Bronx River. Si fa fatica a credere di trovarsi ancora in città tanto è selvaggio l'ambiente. Pare che i giri siano gratuiti, in ogni caso mi sono ripromesso di andare a fare un giro, magari anche sull'Hudson river, dove organizzano giri in canoa per osservare la skyline di Manhattan al tramonto (ci sint?!?)

Oggi, durante il consueto caffè con laptop della domenica, leggo questo tweet di un ex collega:
Matt è un centauro della bicicletta, uno che viene da Brooklyn a Manhattan a lavorare in bici tutto l'anno. Anche quando piove o fuori ci sono meno venti gradi. Una biciclettata con lui deve essere il massimo e così colgo l'occasione al volo.
Si organizza tutto direttamente su twitter, e così si aggrega anche David,un altro sui amico ciclista abituale.
Matt arriva direttamente da Brooklyn in circa mezz'ora e ci incontriamo all'ingresso del Queensboro Bridge. Nonostante abbia fatto già diversi chilometri è fresco come una rosa. La sua bici, attrezzatissima, ha le luci davanti e dietro ed il clacson come fosse una automobile (azionato ad aria compressa).

Dall'altra parte del ponte, proprio davanti all'Apple store, incontriamo David. Lui è un informatico, sua moglie invece ha un phd in cultura Italiana e importa vino dal nord Italia.
Si parte subito a razzo alla volta di Central Park. Ragazzi, questi qui mentre pedalavano parlavano pure... a me stava per scoppiare il cuore. Abbiamo fatto tutto il parco di traverso in una manciata di minuti. Sembrava di stare al giro di Francia. Il parco è fantastico, specie in bicicletta: sembra di stare in una foresta e c'è un figheiro da paura.
Arrivati alla 111 ci siamo fermati per delle birre in uno di quei localini nuovi di Harlem. Questa la foto della prima birra:


Mentre eravamo lì a bere passa un ragazzo Italiano che conosco, un ricercatore della Columbia. Ti fermi in un locale a caso a distanza di dieci chilometri da casa e un passante ti chiama per nome. Dopo dimmi se New York ormai non è un paesino...
Poco dopo - per la serie qui ad Harlem Napoli ci fa una sega - passano una decina di moto enduro senza casco e senza targa. Tre di queste fanno almeno un paio di blocchi su una ruota sola.
Ad un certo punto ripartiamo, e al ritorno faccio ancora più fatica a stare dietro a Coppi e Bartali della grande mela. Dopo averli salutati, sicuramente anche a causa delle birre, mi perdo nel parco e allungo la strada di un bel pezzetto:

Il percorso del rientro. Clicca per ingrandire

 

Torno a casa e la serata finisce male perchè mi vedo l'ultima uscita in TV di Scilipoti seguita dall'ultima puntata di Report sulle concessioni statali dei videopoker.
Il concetto è il seguente: immaginate che uno sta in galera, immaginate che lo fate uscire per 4 anni e poi gli fate capire che prima o poi tornerà in gattabuia. Come si sentirebbe secondo voi?

Adesso vi saluto che è ora di andare a dormire. Come ha detto giustamente l'amico Paolo di Giano (che saluto): "l'America non mi piace... però New York è tanta roba"

Ciao!

New York a pedali

martedì, maggio 25th, 2010

[Domani Mercoledi 26 ore 14.45 ora Italiana potrete seguire in diretta sul blog la biciclettata in giro per NY]

Stamattina mi sono deciso e ho tirato fuori la bici per andare a lavorare.
Avevo intenzione di fare un bel video da mettere nel post ma dopo aver perso una decina di minuti per fissare come potevo la telecamera alla bicicletta mi sono accorto che era rotta... così niente video fino a quando non me ne procuro una nuova.

Il tratto nel Queens procede scorrevole tra un incrocio ed un altro. Raramente ci si ferma e prima ancora di sudare sei già all'imbocco del Queensboro Bridge.
Qui le cose si fanno New York, e mentre a sinistra un fiume in piena di auto scorre meno veloce della tua bicicletta (in salita) alla tua destra la linea N/W gradualmente scende in basso fino a sparire sotto il fiume.

La parte in salita del ponte è scoraggiante per chi come me è poco avvezzo alle grosse biciclettate. Lo è ancor di più la parte in pianura a cui arrivi stanco della salita e che sembra non finire mai. Unica consolazione la nellissima visuale della sottostante Roosevelt Island coi suoi palazzi scintillanti, i campi sportivi, i prati e i due rami del fiume che la circondano.

Finalmente arriva la discesa, ottima occasione per riprendere fiato e rinfrescarsi un pò. Da lontano si avvicina Manhattan il traffico diventa stagnante. Appena messo piede a NY NY si fatica a passare persino in bici  e anche se non si potrebbe non  è raro dover ricorrere ai marciapiedi.

Se esistono le piste ciclabili anche lungo le grandi arterie un motivo c'è  ma stamattina ho deciso di ignorarlo (sulla mappa sono disegnate in verde). Lungo Madison avenue ho infatti fatto fatica a ritagliarmi uno spazietto per passare tra le varie centinaia di macchine e di taxi. Tutti in genere molto educati ed attenti, ma pur sempre potenzialmente pericolosi e necessitanti di tutte le attenzioni del caso.

Ho parcheggiato sulla quarantaduesima davanti all'ufficio. I furti non sono rari per cui il catenaccio è pesante quasi quanto la bici. La ruota anteriore, quella posteriore, il telaio ed il sellino tutti saldamente ancorati al paletto per attaccare le bici. Tempo impiegato per tutto il traggitto: 30 minuti comprensivi di catena che scende e percorso non del tutto ottimale... Si può fare di meglio.

La sera, dopo il lavoro e dopo una birretta allietata da una presenza inaspettata e graditissima, la quarantaduesima è un trionfo. E' la New York che tutti sognano.
Seguendo la sottile striscia di cielo che si vede tra le file di quei palazzi incredibili si passa dal blu insteso all'arancio per poi finire sul rosso. Sarà stata forse un'illusione ottica ma all'orizzonte, tra i contorni sfumati dal tramonto di fuoco, noto un particolare finora impensabile: possibile che dalla quarantaduesima si vedono le colline e qualche villetta del New Jersey?!?
Non torno subito a casa e ne approfitto per salutare degli amici in divisa a Time Square.

Sulla via di casa scelgo di fare la prima avenue e di passar quindi davanti alle nazioni unite. Manatthan, specie a quest'ora e così a est, si è ormai calmata e c'è tutto lo spazio per pedalare con calma godendosi lo spettacolo.
Sarà stata l'euforia ma al ritorno il ponte è sembrato meno difficile di quanto non fosse all'andata. Stavolta la catena non è scesa ma un sacchetto di plastica si è incredibilmente impigliato su un pedale per poi ficcarsi nel cambio costringendomi a fermarmi per rimuoverlo.

Il Queens all'imbrunire, gli impiegati rientrano in casa, qualcuno cucina, altri prendono un take away. La giornata volge al termine.
Tutti pronti per un'altra giornata di lavoro (o un'altra biciclettata) nella più incredibile delle città occidentali.

New York non è solo Manhattan

giovedì, giugno 12th, 2008

Stasera verso le 22.30 ero in bici che tornavo verso casa. C'era la temperatura ideale e avevo voglia di fare un giro così sono passato nel Queens attraverso il ponte della 36esima avenue.
Dopo il ponte sono sceso lungo Vernon Boulevard passando dentro Long Island City.
La zona della centrale a carbone (o turbogas? non ricordo) di notte sembra meno brutta di quello che veramente è. Strade deserte, scarabocchi sui muri.
Arrivato al fiumiciattolo che separa il Queens da Brooklyn mi sono inoltrato verso l'interno.
Zona quasi completamente post-industriale, casermoni vuoti dalle vetrate vecchie e buie. Pochi locali aperti, tra cui un gentlmen's club (una sorta di incrocio tra Night e Lap Dance) che stava chiudendo il quel momento. Le ragazze dell'Est Europeo (erano di seconda-terza scelta) uscivano accompagnate dal magnaccio basso e tarchiato che le portava a casa caricandole su un enorme van nero.
Misurando le distanze in base al tempo di percorrenza della metropolitana si ha una visione completamente distorta degli spazi reali. Posso infatti arrivare a Greenpoint (Brooklyn) in bici in poco più di 15 minuti. Non me lo sarei aspettato perchè in metro il giro è lungo e ci vogliono tre quarti d'ora.
Sono rimasto solo nel giro di chilometri ma non avevo paura. Ormai sto facendo l'occhio alla realtà della prima periferia di New York, alle zone meno in vista, alle zone sporche, a quelle economiche, a quelle popolari.
Vivendo e lavorando a Manhattan ci si crea una idea sbagliata. La città vera è quella tutto intorno: un enorme quadrato che misura 50 km di lato.
Ci sono interi mondi dentro questo quadrato. Manhattan è soltanto uno di questi.

New York by Bike

lunedì, giugno 2nd, 2008

Un amico mi ha raccontato che per l'estate intende andare in Scandinavia ed arrivare fino a Capo Nord. Un pò lo invidio. Quello di Capo Nord è stato un viaggio indimenticabile e, non ci crederete, a distanza di due anni ci penso ancora quasi tutti i giorni.
Comunque lui ci va in macchina, non in moto e credetemi NON è la stessa cosa. In moto è un'altra storia... non c'è paragone. Le due ruote danno sensazioni completamente diverse. Lo stesso discorso vale anche per New York City.

Stamattina, infatti, sono andato per la prima volta a lavorare in bici.
Bello.

Ho fatto il ponte di RI che porta al queens, poi il ponte Queensboro che dal Queens ti lascia sulla sessantesima e seconda avenue.
La rampa in salita di quel ponte è infinita. Arrivi in cima che ti sembra di morire e la discesa, che in realtà è lunga quanto la salita, ti sembra infinitmente più breve.
Arrivato a Manhattan è tutto uno slalom tra Taxi, Taxi, Taxi e pedoni, pedoni, pedoni, pedoni. Tanto per cominciare in bellezza ho fatto a scendere la quinta avenue in modo da usare l'Empire State come riferimento per valutare la distanza residua da fare. Ci ho messo in tutto una mezz'oretta andando ad un ritmo bello sostenuto.

Il ritorno è stato più polleggiato. Ho avuto modo di godermi la città apprezzando la prospettiva tipica delle due ruote. In macchina o in bus passi dentro New York, in bici New York la respiri, la vivi, e se non stai attento ai Taxi la baci pure.
Ho fatto il cross-town sbucando proprio davanti alle Nazioni Unite sulla prima avenue verso la quarantesima.
C'erano lavori in corso o ingorghi di tanto in tanto ma io, saltando dalla strada al marciapiede, non mi sono fermato mai.

New York in bici è eccezionale, ma ha anche i suoi problemi. Essi sono:
1) Pericolo
Pur non essendo il casco obbligatorio qui lo portano quasi tutti. Il motivo è palese.
2) Sudarella
Si suda da paura. Non è esattamente il massimo per chi lavora in ufficio.
3) Buche nella strada
Sono rare, ma ci sono delle buche che ci potesti cadere dentro. Se ci cadi per uscire fuori devi invocare l'intervento di Spiderman
4) Catenaccio
La catena pesa quanto un asino morto. Portarsela dietro è fastidioso.
5) Pioggia
Se piove sei fregato. Il parafango qui deve ancora essere inventato

Nuovi Orizzonti

venerdì, maggio 30th, 2008

La foto che vedete l'ho scattata in un angolino di città che non avevo ancora mai visto. Ero all'altezza della 34esima. Di fianco l'empire state ed il sole al tramonto. Davanti Roosevelt Island, Long Island City ed il fiume. Arrivandoci ho scoperto la panchina in cui Woody Allen ha girato la famosa scena di Manhattan in cui con la signora contempla la città di notte.
A cena Serena mi ha invitato alla 66esima. Ci sono arrivato in poco più di 10 minuti. Notevole anche per una automobile. Al ritorno l'ho accompagnata fino alla 72esima per poi tornare a casa in un baleno.
Esiste tutto intorno la città un sistema di piste ciclabili impressionante. Sulle strade normali, pur essendo il volume di traffico notevole, si scorre in modo veloce ma sempre ordinato. Certo sulle avenue c'è da stare attenti, ma in generale si va sempre in sicurezza se si fa il raffronto con le strade Italiane.
Unico problema il catenazzo che mi sono dovuto comprare e che dovrò usare assolutamente.
Costa 60 dollari (era uno economico) e pesa più della bicicletta. Mai visto usare una catena così pesante dalle nostre parti. Oltre alla catena ho un cavo d'acciao da 12 mm che serve per legare la ruota posteriore e la sella al telaio, altrimenti fregano pure quelli.

Birdman, Bicicletta, Tonno e Ricerca Scientifica

giovedì, maggio 29th, 2008

Alain and the Birdman

Ci sono giorni in cui non saprei cosa scrivere ed altri (come questo) in cui ci sarebbe spazio per quattro o cinque post.
Innanzitutto in pausa pranzo ho incontrato di nuovo il Birdman!!!
Stavolta l'ho fermato per farmici una foto. Purtroppo non avevo la telecamera ma sempre meglio di niente.
Il Birdman non ha detto una parola, da quando l'ho femrato a quando gli ho stretto la mano per salutarlo ha fatto sempre e solo i versi... Che personaggio eccezionale. Chissà forse vuole diventare famoso, forse vuole andare in TV. Boh. Per me è già un mito.

Finalmente mi è arrivata a casa la bicicletta. E' arrivata in uno scatolone con la ruota anteriore, le leve del cambio, il freno anteriore ed il manubrio smontati. Per montarla ci ho messo un'oretta e alla fine non ho potuto resistere alla tentazione di scendere sotto per provarla.
La bici è un missile e già prevedo che coi pedali da corsa finirò per terra da fermo sotto qualche semaforo rosso. Non ho mai avuto la bicicletta da corsa ed il pedale a quel modo me lo scordo facilmente... ci sarà sicuramente da ridere.
Dopo il giro prova mi sono fermato al building degli scienziati per chiamare una amica e farle vedere il nuovo acquisto. Lei mi dice di portarla su così mi cucina pure. Ovviamente io accetto volentieri e salgo con la bici in ascensore.

Finita la cena con piacere ho dovuto ascoltare la prova del talk che farà in laboratorio tra qualche giorno. Una lezione di biologia molecolare a livello di Star Trek.
Praticamente lo scopo del gioco è quello di trovare un sistema per sconfiggere il cancro. Il gioco è complicatissimo e le regole talmente astratte che noi comuni mortali non possiamo nemmeno immaginarle.
Pur non capendo praticamente una mazza (tranne le foto dei topi bianchi, dei topi neri e dei topi mezzi bianchi e mezzi neri) mi affascinava pensare che mi trovavo davanti al limite estremo della ricerca scientifica.
Non si trattava di una lezione qualunque. Davanti a me c'era il borderline tra la scienza e l'ignoto.

Notevole. Soprattutto se la scienziata prima di fare la lezione ha cucinato la pasta col tonno.

Ladri di biciclette

martedì, aprile 29th, 2008

Mi sto muovendo per comprare la bicicletta.
Da K-Mart, una catena di grandi magazzini di roba economica, vendono due modelli di mountain bike: uno da 119 dollari e l'altro da 159. Ero quasi tentato di prendere quella da 159 ma poi ho deciso di fare due passi per visitare un negozio di biciclette vero e proprio.
Nella boutique delle biciclette, il prezzo medio è di 1000 dollari. Telaio in lega, freni a disco, ammortizzatori a gas ecc... Parecchi anche i modelli che costano sopra i 2 o 3 mila dollari. Caratteristica comune la mancanza dei parafanghi che forse qui devono ancora essere inventati: non si vede una bici col parafango in tutta New York.
Altra cosa fondamentale, che ti vendono assieme alla bicicletta, è il catenaccio.
Si perchè qui il furto delle biciclette (o delle selle, ruote, campanelli ecc...) pare sia più frequente che in qualsiasi altro posto in America. Il prodotto di punta della fabbrica di catenacci Kryptonite si chiama New York Chain e il nome non è scelto a caso.
Nel curioso video che vi propongo si dimostra quanto è facile rubare le bici a Manhattan: nessuno vede niente... Basta portarsi la trancia, la seghetta a ferro, la moletta o un martello per portare via la bici indisturbati e sotto gli occhi di tutti.
Alla fine credo opterò per qualcosa di usato su craigslist. Non vedo l'ora.


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