Un piccolo chiarimento per i miei lettori delusi dalla mancanza di post
Non é che mi mancano gli argomenti, o che mi sono innamorato, o che non ho tempo. E' che non ho voglia, non ho più quell'urgenza di scrivere che qualche anno fa mi spingeva a farlo continuamente.
All'inizio scrivevo per tenermi in contatto con l'Italia, successivamente per protesta nei confronti delle storture della nazione. Oggi entrambe queste ragioni hanno perso completamente la loro efficacia. Perdo contatto con la madrepatria? E sticazzi! L'Italia va a puttane? E chissenefrega! Per quanto mi riguarda può andare tutto in malora: sono ormai consapevole del fatto che qualsiasi sforzo di evitare la catastrofe é vano. Unica soluzione possibile la fuga.
E' questa l'unica cosa che mi interessa attualmente: fuggire dal gulag, ricrearmi una vita fuori dalla prigione ed é per questo che ormai quando scrivo tratto solo di immigrazione.
Mi si potrebbe obiettare il fatto che ancora scrivo in Italiano. A che pro? Giusta osservazione. Scrivo in Italiano perché é la mia lingua madre, perché ancora non sono ufficialmente un residente Americano, perché sono abituato a farlo e soprattutto perché i miei lettori (credo) siano altri Italiani animati dalla mia stessa voglia di evasione. Qualora (un beato giorno) riuscissi a prendere la cittadinanza Americana probabilmente mi imporrei di abbandonare la lingua completamente.
Veniamo al dunque: ormai si può dire che vivo in the hood. La traduzione di questo slang non é letterale. Chi dice "To live in the hood" intende invece "neighborhood", cioè borgo popolare, quartiere, strada.
Manhattan mi ha rotto il cazzo ufficialmente. C'é un solo motivo - ed uno solo al mondo - per frequentare Manhattan e questo é la figa. Si i musei, si l'architettura, si i ristoranti. Tutto vero, ma é altrettanto vero che a Manhattan si va per andare a figa. Se sei sposato o fidanzato non é il caso di stare a Manhattan perché é inutile, anzi controproducente.
A me piace la vita in the hood: etnie, razze, lingue to' ci voglio mettere anche religioni. Oggi per esempio per la prima volta dopo anni e anni sono tornato a giocare a tennis. Vi farei vedere che bel parco che abbiamo ad Astoria. Na roba incredibile: bello bello bello bello. Ci fosse una sola persona a cacare il cazzo, uno solo che fa lo stronzo, uno che fa casino. Niente. Tutto pulito, tutto funziona, tutto idilliaco. In estate c'é anche la piscina pubblica gratuita!
Comunque - come dicevo - ero andato per il Tennis col mio permessino fresco di stampa (praticamente paghi 200 dollari e giochi quanto vuoi da Aprile a Novembre in qualsiasi campo tra le centinaia a disposizione).
Il problema é che si ora ho il permit per giocare, ma giocare con chi? Mica posso fare un solitario con la racchetta in mano! Allora oggi mi sono presentato ai campi di persona. Ad Astoria ce ne sono una quindicina... erano tutti pieni. In uno di questi ho visto un maestro che faceva una lezione di gruppo e mi sono avvicinato: Maestro possiamo giocare oggi? E lui: e certo, alle 15.30 va bene? Alla grande.
Torno all'orario pattuito. Lui si presenta, che fai che non fai... E' Croato e parla un pò di Italiano perché nel 1983 assieme alla famiglia visse per 9 mesi a Pescara. Al che io faccio notate che "alcune cose sono cambiate da allora". Per il meglio o per il peggio? E io: per il peggio, molto peggio. Vai, si comincia a giocare.
Il maestro rimane subito colpito dalla forza del mio swing e dalla pulizia dello stile. Ma dove hai imparato a giocare? A Tortoreto! Ah che bravo... vai benone. Come da me richiesto mi valuta attorno al livello USTA 3.5 (gli Americani standardizzano e valutano qualsiasi cosa). Saperlo mi servirà per cercare online altri giocatori con cui confrontarmi.
La lezione dura un'oretta. Porco boia che fatica che si fa! Me l'ero quasi dimenticato... Il colpo di scena viene alla fine quando parlando dico che lavoro nell'informatica. Apriti cielo: l'istruttore Croato é un ex professionista dell'IT, un veterano degli anni 80 e 90. Attacca a raccontare, é un fiume in piena. Mi racconta degli anni del boom, dei soldi a palate, della facilità con cui si riusciva a cambiare lavoro qualora l'attuale risultasse noioso o non ben retribuito. Non fa nessuna fatica ad ammetterlo: quello si che era vero sogno americano. Oggi é uno scherzo al confronto (meicojoni!).
Saremo rimasti almeno un'altra mezz'ora a conversare dopo la lezione, poi sono tornato verso casa.
Ero in bici. Prima giornata di sole dopo tanto tempo. Per strada ragazzini, gente col cane, passeggini, chi corre, chi legge il giornale, chi fuma la pipa. The hood, gente vera, il nerbo della città New York (e poi nonostante non siamo a Manhattan ogni tanto anche certi culi! Porco zio che robba... ! Ma robba vera eh, no silicone. Carni scure, incroci improbabili. Da vedere)
Comunque, tornando a bomba, verso casa mi é venuta una fame killer e allora mi sono fermato davanti ad un ben noto supermercato sulla trentesima avenue. Problema: come faccio ad andare dentro per comprarmi pane e prosciutto se non ho la chiave del lucchetto per attaccare la bici al palo? Mi guardo attorno. La soluzione é ovvia ed immediata: davanti al supermercato c'é una protesta sindacale contro l'utilizzo di lavoratori non sindacalizzati da parte della struttura. Mi faccio largo tra i sindacalisti e mi fingo interessato alla loro causa. Leggo un paio di cartelli, faccio domande su cosa non va. Poi alla fine, "fratello mi faresti una cortesia? mi tieni la bici 5 minuti che devo andare a fare spesa AL SUPERMERCATO?" E lui (un tipo dalla faccia tutta butterata, pieno di sfregi) certo non ti preoccupare ci penso io. Il colmo!... hahaha
Prendo il prosciuttino di Parma pagato a peso d'oro ed una baguette da mezzo metro, forse 75 cm. A casa poi ho finito tutto per la fame e la stanchezza.
Prima di arrivare però un pulmino pubblico di quelli "ACCESS A RIDE" mi taglia la strada. Intendiamoci, na cosa leggera eh... in Italia non se ne sarebbe certo accorto nessuno. Per qui però la cosa era decisamente eccessiva e così dopo che si era fermato a far scendere gli anziani e gli invalidi mi affianco e gli faccio: "Sir please pay more attention to bicycles, you cut me off!". L'Autista - un nero alto forse 2 metri - fosse stato un padroncino probabilmente mi avrebbe mandato pure affanculo ma invece si trattava di un dipendente pubblico MTA a cui basta un non nulla per giocarsi patente e stipendio e così prontamente risponde: "please pardon me". Sorrido, lo saluto e me ne vado, fine della storia.
Domani mattina ritorno a giocare. Spero di trovare qualcuno altrimenti farò un'altra lezioncina... Dopo tutto questo tempo fermo male non fa.
Ieri pesciolino dai Greci, stamane colazioncina dal forno, Tennis, Poker a volontà, Culi meticci... Non si sta affatto male in the Hood! A Manhattan non ci vivrei neanche se te la dessero per strada senza fare domande (Oddio... in quel caso chissà forse si)
Un grosso saluto ed un abbraccio a tutti e some sempre - Viva il turpiloquio! -
Ciao