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il grande Pachanga sotto casa

Friday, August 6th, 2010

Stamattina esco e praticamente sotto casa c’erano una dozzina di camion enormi che impegnavano quasi tutta la strada. Erano inconfondibilmente i camion di un set cinematografico (ormai ne so qualcosa).

Mi sono chiesto che film potessero mai venire a girare nel Queens ed ero quasi tentato di fermare qualcuno dello staff per chiederlo ma andavo di fretta verso l’ufficio ed ho evitato.

Ora scopro che il film non è un gran che ma nel cast c’è Luis Guzman, il mitico Pachanga, lo scagnozzo traditore di Carlito’s Way. E’ un attore che fa sempre e solo ruoli minori ma che mi piace un casino… Sarebbe stato bello avere una foto per il blog.

Che peccato…

di nuovo alla birreria Tedesca di Williamsburg

Wednesday, April 14th, 2010

Stasera sono ritornato alla birreria tedesca di Williamsburg.
Fanno dei wurstel originali di quattro o cinque tipi diversi, enormi, ottimi, con crauti (che qui si chiamano non si sa come, impossibile capire o ricordare il nome americano) e con le mostarde di diverso tipo.
Birra ovviamente a fiumi, tavoloni e cameriere sassoni con le tette ed i culi grossi.
Sembra veramente di stare in Germania. Devo ammettere che un posto così veramente germanico non lo avevo mai visto neanche in Italia (se non altro per le cameriere…). Stasera, novità, c’era anche un quintetto Jazz di un certo livello.

Comunque ormai è ufficiale: mangio quantità di cibo che spaventano anche me stesso. La panza è a livelli MAI VISTI prima. Vorrei farla scendere e sono sicuro che se mi ci mettessi in 15 giorni perderei anche cinque chili ma poi però penso: i capelli tanto sono caduti e non ricresceranno, a che pro smettere anche di mangiare???
E così stasera birra, wurstel, patate… tra un rutto ed un altro il Jazz di sottofondo.
Alla faccia di chi mi vuole male!

Comunque, so che a due passi da casa c’è la più grande e più famosa birreria di tutta New York, il famigerato Beer Garden di Astoria. Ancora non ci sono andato mai (lo so, è vergognoso) ma sto per rimediare molto presto.

Il grande Brasile

Friday, February 5th, 2010

Allora, senti qua.

Con la scusa del femminone sto frequentando il posto Brasiliano.
Eccezionale!
I Brasiliani sono rilassatissimi. Dai loro il pallone e la samba e sono contenti.
Il posto è quasi sempre vuoto e quindi puoi stare con calma, senza che ogni 15 secondi vegnano a chiederti se vuoi altro da bere e senza che ti caccino a calci nel culo appena hai finito (cosa normale a Manhattan).

La settimana prossima c’è il Carnevale. Il proprietario (simpaticissimo) mi ha spiegato come funziona dalle loro parti: “For four days everything is closed and people does nothing but dance, eat and fuck”. Io che non credevo alle mie orecchie ho chiesto conferma: “Excuse me, you said dance eat and what?” E lui ad alta voce: “AND FUCK!”. Tutti i Brasiliani del locale sono scoppiati a ridere.
Dopodichè mi ha offerto da bere! Non era mai successo prima d’ora.

Forte sto Brasile. Qualcuno nei commenti sul blog mi incitava a chiedere il numero di telefono della cameriera. E’ finita che lei lo ha chiesto a me! Incredibile.
Oddio, veramente non lo ha chiesto solo a me: c’era anche un ragazzo Americano che lavora nella finanza. Sai no, il classico tipo che mentre beve appoggia al bancone il Financial Times ed il Blackberry ma poi invece di leggerlo butta l’occhio alla scollatura. Che sia maledetta Wall Street!  E’ la rovina di questa città…

Comunque sono proprio contento di questo localino. Si socializza facilmente, si ride, ognuno parla del proprio paese e l’Italia è sempre ben considerata da tutti per via del vino, dei vestiti, del pallone e delle belle macchine.
La serate volano via e si fanno nuovi amici. Molto bello.
Finalmente aria di casa nel Queens.

La scolaresca

Wednesday, December 2nd, 2009

Allora senti.

Mi arriva in mente un’altra canzone dal passato.
All’improvviso, senza motivo: tre note sole di uno xilofono o qualcosa di simile… e poi qualche parola di cui riesco ad identificare solo “it’s no xxxxx, no xxxxx at all”.
Mi metto alla ricerca. Non è facile ma la identifico. E’ Sacrifice di Elton John!
Fine anni ottanta, il muro è appena caduto, speranza, Elton al top. Senti che canzone… Bellissima. Sembra un secolo fa.
Mi continuo a chiedere come mai mi vengono in mente ste canzoni senza averle sentite per decenni. Boh…

Stamattina arrivo in stazione. Per la prima volta nel 2009 metto la sciarpa. Musica dall’iphone, borsa col mac a tracolla. Presenza insolita di una scolaresca delle medie sulla piattaforma opposta.
Che scena incredibile: da una parte i lavoratori, forse ancora giovani sulla carta ma ormai spediti sulla via inesorabile del declino, in mezzo i binari, dall’altra i ragazzini che se pur in ordine ed abbigliamento quasi militare sorridono ai meno fortunati dianzi a loro, ed alla vita.
Non scatto una foto (satebbe stata bellissima) perché qualcuno a fianco a me avrebbe potuto pensare male. Tu pensa a che livello ci ha ridotti la televisione…
Arriva il treno. Le tre classi con relative maestre salgono tutte in un vagone verso Ditmars. Passano pochi secondi ed il treno riparte lasciando la piattaforma vuota come è sempre stata e come sempre sarà da domani in poi.

Cold cold heart
Hard done by you
Some things look better baby
Just passing through

And it’s no sacrifice
Just a simple word
It’s two hearts living
In two separate worlds
But it’s no sacrifice
No sacrifice
It’s no sacrifice at all

Italia – Grecia: una faza una raza

Monday, June 29th, 2009

Stasera eravamo al mitico Athens Cafè sulla 30esima Avenue.

Ormai, nonostante la pioggia, fa caldo sul serio. Il bar pieno di Greci che parlando tra loro in Greco sorseggiano il loro caffè pastoso (che a me piace moltissimo) e fumano sigari e sigarette strane.

Passavano le ragazze (quelle belle eh… le altre niente) e tutte le teste si giravano contemporaneamente per seguirle con lo sguardo fino a decine di metri di distanza. Subito dopo i commenti in Greco… per noi Italiani incomprensibili ma ugualmente riconoscibili e condivisibili. Addirittura qualche accenno di bisbigli PSSSS PSSssS PsssssSSS ehheheehhehehe

Fantastico.
Mi sentivo a casa: il bar per soli uomini, i sigari, i commenti tra amici, gli audaci bisbigli… bellissimo
E’ proprio vero quello che si dice tra Grecia e Italia: una faza una raza… eheheheh

Serate in paranoia

Saturday, May 9th, 2009

Se cercate ‘bedbugs‘ su google io sto in prima pagina. Sono un pioniere.

Negli ultimi due mesi la problematica è andata fuori controllo.
Nonostante ripetuti interventi degli sterminatori vengo punto regolarmente. Ho perso il conto delle punture (ma le ho fotografate tutte) e ho consumato mezzo tubetto di cortisteroidi.
Come avevo letto la allergia al veleno di questi maledetti figli di puttana cresce a mano a mano che si viene punti. Prima era fastidioso. Ora fa male.
La cosa buffa è che ognuno ha un consiglio geniale da darti: butta il letto, mettiti l’olio da bodybuilding addosso prima di andare a dormire, accendi una lampada UVA in camera, compra un camaleonte, metti un ragno in casa, copriti di polvere antipulci, demolisci il pavimento… e così via.
Purtroppo no, non ci sono soluzioni semplici. Altrimenti le avremmo tutti adottate.
Le soluzioni vere, quelle drastiche, non dipendono neanche da me ma dal proprietario della casa che ha clamorosamente sottovualutato il problema e che continua a sottovalutarlo.

Ho abbandonato la camera da letto. Dormo in salotto sul futon immerso in acqua. So che non si deve fare per evitare di spandere l’infestazione alle altre stanze ma non ho scelta.
Non mi resta che andarmene e forse avrei dovuto farlo mesi fa.
Ho cercato qualche appartamentino a Manhattan e nel Queens.
Manhattan? Si bello. Ci vogliono i soldi però. Tanti soldi. Se non li hai devi accettare dei compromessi come condividere la casa con altri oppure scegliere un palazzo (o un quartiere) da paura.
Meglio starne fuori secondo me. Perlomeno fino a quando non divento miliardario.

Nel Queens ho visto la parte a est della metropolitana di Astoria… quella migliore.
Ho visto delle belle case a prezzi accettabili. Il problema è che tutte hanno il pavimento di legno che se pur lucidato a specchio presenta quelle fessure che fanno alzare alle stelle il rischio di una infestazione. I battiscopa poi… una tragedia.
Insomma sto diventando paranoico per via di questo cazzo di problema. L’ideale sarebbe vivere in una campana di vetro, oppure in un appartamento ricavato dentro una piscina vuota.
Ci sarebbe una casa nuova di pacca appena costruita. Io sarei il primo inquilino in assoluto. Pavimenti perfetti e immacolati, balcone, bagno lussuoso, lavatrice… solo che il prezzo è altino ovviamente.

Boh ci sto pensando. Nel frattempo sono talmente esasperato che non esco di sera.
Faccio delle belle feste a casa mia. Siamo in tanti… ma non so quanti di preciso perchè il resto degli invitati se ne sta nascosto da qualche parte imprecisata ed esce fuori solo verso le 4 o le 5 del mattino per bersi un bicchiere del mio sangue.

In compenso però oggi ho girato un filmato a Prospect Park. Io ero protagonista di  un remake buffo di No Country for Old Man… è stato un favore all’amico Frank l’ammazzafemmine studente di cinema. Domani dovrebbe essere online… credo uscirà un bel post divertente.

Buona notte.
Anzi buona notte un paio di coglioni visto che tra poco forse mi pizzicano!

Zorba il Greco

Tuesday, May 5th, 2009

Stasera dovevo uscire. Grandi serate… SMS in arrivo che dicono solo “Quanta figa!”… cose di questo genere. Cose di New York.

Ma non me la sentivo.

Allora seguendo il consiglio di una vecchia amica Italiana che vive in Svizzera e pur avendo solo 25 hanni fa già la professoressa alle scuole superiori (no Guglielmini…) mi sono visto Zorba il Greco, un film in bianco e nero del 1964 con Anthony Quinn.

Che emozioni. Che messaggio. Che classe. Che film!

Vederlo da Astoria fa un certo effetto perchè qui sono praticamente tutti Greci.
Il sirtaki, che nel film ha un significato centrale, l’ho visto ballare dal vivo la prima volta che arrivai qui in bicicletta: circondati da statue dei massimi pensatori e delle antiche divinità, all’ombra della bandiera ellenica e di quella a stelle e strisce, un gruppo di attempati signori lo ballava tenendosi per il braccio.
Se mi capita di rivederli questa estate mi farò insegnare.

Appena finito mi ci sono anche acceso una sigaretta… anche se, ve lo confesso pubblicamente, CI SAREBBE STATA MOLTO MEGLIO UNA BELLA CANNA.
Ohhhhhhh ve l’ho detto!

Buona notte a tutti

Athens Cafè

Monday, March 9th, 2009

Come previsto mi sono preso quattro ore di permesso.
A casa ho trovato il proprietario in persona che supervisionava i lavori del disinfestatore.

Nella seconda disinfezione il disinfestatore spande tre prodotti.
Il primo, uno spray liberamente acquistabile, viene spruzzato massicciamente su letto, materasso, divano, ovunque… Il secondo esce da una specie di grossa pompa che si porta dietro e va solo sugli angoli. Il terzo, è un altro spray potentissimo che deve rimanere nell’aria per tre ore, durante le quali nessuno deve entrare in casa.

Ho visto insomma lavorare il disinfestatore e mi sono convinto di una cosa: torneranno. Ne sono sicuro al 100%.

Mi sto convincendo che nella maggior parte dei casi l’unica vera soluzione al problema sia quella di disfarsi di tutte le cose in tuo possesso (non le puoi vendere!, le devi buttare via), lavare tutti i vestiti con acqua bollente o a secco e infine cambiare casa. Cambiare casa e vendere le cose (o solo parte di esse) sono azioni che se fatte singolarmente non risolvono il problema.
Insomma è come subire un incendio o una alluvione con la differenza che questi eventi sono coperti dalle assicurazioni. I bedbugs invece non li copre nessuno.

Ma adesso basta a parlare di questa disgrazia che non vorrei allapparvi i maroni…
Parliamo piuttosto del bar in cui sono venuto a passare le tre ore fuori casa.

Sono all’Athens Cafè di Astoria, un bar che unisce l’antico ed il moderno, la tradizione e la novità.
Ci stanno ovviamente sempre un sacco di Greci, soprattutto quando la temperatura lo consente e si possono mettere i tavoli fuori sul marciapiede.
Ogni tanto viene anche un prete ortodosso con la barba lunga e la tunica nera a fare l’elemosina per la chiesa dei Greci.
Si beve caffè Greco. Una bomba! E’ pastoso, insomma non è del tutto liquido. Ti rimane alla fine una sabbiolina di caffè in mezzo ai denti ed il fondo è talmente denso che non lo puoi bere (rimane attaccato alla tazza). Me lo ho hanno servito senza cucchiano e senza zucchero.

Nonostante sia tutto in legno, i tavoli come una volta e le sedie classicissime la vetreria ha richiama uno stile moderno, e la musica che si sente è decisamente giovanile, perlopiù musica elettronica o dance.
Mi piace… poi non siamo a Manhattan quindi non c’è frenesia e non ti cacciano via a calci nel culo se come me prendi solo un caffè occupando un tavolo da quattro posti per due ore.

Il Queens è tosto dai. A questo punto mi tocca andare a vivere anche a Brooklyn (o nel Bronx!) dopodichè sono a posto.

la New York dal volto umano

Monday, February 2nd, 2009

Oh ma sai che qui ad Astoria ci sono un sacco di localini di classe? Me ne sono accorto stasera…

E’ venuto a trovarmi un collega e siamo andati qui sulla trentesima avenue.
Non faceva freddo (ben 8 gradi!!!) e c’era la finale del superbowl.
La lounge  (senti come suona bene, ripeti assieme a me: Loooooounge… Loooounge… no Bar, Looooounge!) dicevo la Lounge piena di bella gente, calma nell’aria (no come Manhattan dove ti danno a bere col sifone e se non bevi ti cacciano a calci in culo) e soprattutto un numero incredibile di belle donne tutte indisturbate!

Ma roba che se ci fossero i ragazzotti di cui parlavo nel post precedente succederebbe il pandemonio. Insomma ad Astoria c’è molto da lavorare. C’è spazio di crescita.
Voi vedere che alla fine me ne sto fisso nel Queens tutte le sere?
Capito che intendo? Qui capace che entri nel locale ed il barista ti chiama per nome, ti chiede se vuoi il solito, ti offre qualcosa… insomma è una New York dal volto umano.

Guarda lo devo rivalutare il Queens. E soprattutto devo uscire TUTTE le sere.

God save the Queens (NYC)

Tuesday, September 30th, 2008

Ed eccomi qui, tutto solo nella casetta del Queens.
La zona è quella di Crescent St
Oggi per l’ultima volta ho lasciato l’isola nell’isola da residente. Una scena triste. Sono andato via col tram… malinconia nell’aria. Vah beh pazienza.

Ho passato le ultime 3 ore nel mettere in ordine una tonnellata di roba protata qui dai movers (i facchini).
L’appalto per il trasloco alla fine lo hanno vinto i Russi. Hanno partecipato alla gara anche i Cinesi e i Messicani. Coi primi non è stato possibile capirsi. I Messicani hanno fatto i furbi sul prezzo.
I Russi invece sono usciti con un prezzo competitivo, si sono presentati con un camion enorme, puntuali, impacchettavano tutto con cura… hanno emesso fattura e assicurazione. Gente seria insomma… Alla fine gli ho anche lasciato una bella mancia.

Stasera mi sento come se sto per la prima volta veramente a New York.
R.I. era come una riserva, un parco giochi. Tutto bello, tutto protetto. Un solo omicidio (per causa passionale) in trenta anni. Qui invece siamo a NY NY e la storia è ben diversa. Il 114esimo distretto di polizia ci informa infatti che negli ultimi 20 anni c’è stato un calo verticale di tutti i crimi. Ad esempio, gli omicidi solo nel 1990 furono 30 mentre l’anno scorso furono solo 5 (compresi quelli avvenuti tra i carcerati di Rikers Island).
Oltre agli omicidi nel 2007 si sono verificati anche 449 furti in casa, 318 furti, 303 aggressioni. Sembrano grossi ma se confrontati con quelli del 1990 questi numeri sono noccioline.
(Visto che statistiche? Se la morsa contro il crimine si allenta te ne accorgi da un anno all’altro. NYPD mica Polizia – Carabbbinieri – Guardia di Finanza!)