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lunedì, maggio 20th, 2013

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Ragazzi sto facendo strada eh... mi invitano alle cene anche i lettori! Incredibile...

Ieri sono stato a farmi una pizza con Paolo Dal Gallo, un ardito che dopo essere sopravvissuto a ben 3 anni delle mie stronzate ha avuto anche il coraggio di invitarmi per ascoltare una sessione "live" delle stesse.

Devo dire che fa una certa impressione incontrare una persona che per pur essendo a te completamente sconosciuta sa già dei tuoi viaggi, dei tuoi pensieri, delle tue antenne. Ma addirittura i post sulle antenne leggete? Io rimango senza parole!
Eravamo da Basil (la meglio pizza del Queens di cui scrissi qualche tempo fa) che Paolo conobbe proprio grazie al blog. Assieme a noi c'erano anche altri due suoi amici: Andrea e la sua ragazza. Lui di Alba (in Piemonte) e lei di Milano.

Parlando del più e del meno sono venute fuori un mare di conoscenze in comune. E' assurda la facilità con cui si conoscono tra loro gli Italiani a Manhattan; lo scrissi già in passato e ne sono convinto più che mai: La New York degli Italiani-Italiani (per intenderci no fettuccini Alfredo) é un paesotto, anzi un paesino che probabilmente non arriva a contare 5000 abitanti.

Paolo ed Andrea sono due rappresentanti di vino. A New York ne ho conosciuti diversi di questi rappresentanti Italiani (in tutto 5, tra cui di vino, birra o liquori) e mi sono accorto che rispecchiano tutti un certo cliché... pensate che uno di questi (a cui vomitai dentro casa perché si beveva troppo bene) era addirittura un ex-tronista di Canale 5. Insomma, gente tosta: un conto é vendere la Peroni o il Montepulciano d'Abruzzo a Martinsicuro, un altro a Manhattan.
Ho promesso ad entrambi di citare queste due bottiglie che mi dicono essere il top del top: Prosecco ZoninBarolo Brunate Ceretto.

La serata si é conclusa al Katch, un locale fighissimo appena aperto e si sono aggregati il proprietario di Basil e la ragazza di Paolo, Italianissima pure lei.
Io quando incontro Italiani come questi, ragazzi così giovani preparati e determinati (Andrea é del 1988!) che fieramente esportano nel mondo i valori ed i sapori della nostra cultura un pò mi rincuoro.  Per un attimo penso che  non tutto é perduto, che forse qualcosa in Italia si può ancora salvare. Ma in genere dura molto poco per cui non ho fatto certo mancare i classici del mio repertorio come le invettive sul sistema Italia e sulla necessità assoluta di fuggire. Na bomba, na roba sado-maso... ma tant'é: chi mi legge conosce il genere e se vengo invitato a cena non posso certo deludere le aspettative.

Colgo l'occasione per salutare tutti i lettori che a differenza di Paolo ancora non ho avuto il piacere di conoscere e che pazientemente dopo così tanto tempo mi leggono ancora. Se vi mancano le mie stupidaggini tenete duro perché non é escluso che molto presto ricominci a scrivere tutti i giorni (non é assolutamente una promessa).

Ciao!

Life in the hood

sabato, aprile 27th, 2013

Un piccolo chiarimento per i miei lettori delusi dalla mancanza di post

Non é che mi mancano gli argomenti, o che mi sono innamorato, o che non ho tempo. E' che non ho voglia, non ho più quell'urgenza di scrivere che qualche anno fa mi spingeva a farlo continuamente.
All'inizio scrivevo per tenermi in contatto con l'Italia, successivamente per protesta nei confronti delle storture della nazione. Oggi entrambe queste ragioni hanno perso completamente la loro efficacia. Perdo contatto con la madrepatria? E sticazzi! L'Italia va a puttane? E chissenefrega! Per quanto mi riguarda può andare tutto in malora: sono ormai consapevole del fatto che qualsiasi sforzo di evitare la catastrofe é vano. Unica soluzione possibile la fuga.
E' questa l'unica cosa che mi interessa attualmente: fuggire dal gulag, ricrearmi una vita fuori dalla prigione ed é per questo che ormai quando scrivo tratto solo di immigrazione.
Mi si potrebbe obiettare il fatto che ancora scrivo in Italiano. A che pro? Giusta osservazione. Scrivo in Italiano perché é la mia lingua madre, perché ancora non sono ufficialmente un residente Americano, perché sono abituato a farlo e soprattutto perché i miei lettori (credo) siano altri Italiani animati dalla mia stessa voglia di evasione. Qualora (un beato giorno) riuscissi a prendere la cittadinanza Americana probabilmente mi imporrei di abbandonare la lingua completamente.

Veniamo al dunque: ormai si può dire che vivo in the hood. La traduzione di questo slang non é letterale. Chi dice "To live in the hood" intende invece "neighborhood", cioè borgo popolare, quartiere, strada.
Manhattan mi ha rotto il cazzo ufficialmente. C'é un solo motivo - ed uno solo al mondo - per frequentare Manhattan e questo é la figa. Si i musei, si l'architettura, si i ristoranti. Tutto vero, ma é altrettanto vero che a Manhattan si va per andare a figa. Se sei sposato o fidanzato non é il caso di stare a Manhattan perché é inutile, anzi controproducente.

A me piace la vita in the hood: etnie, razze, lingue to' ci voglio mettere anche religioni. Oggi per esempio per la prima volta dopo anni e anni sono tornato a giocare a tennis. Vi farei vedere che bel parco che abbiamo ad Astoria. Na roba incredibile: bello bello bello bello. Ci fosse una sola persona a cacare il cazzo, uno solo che fa lo stronzo, uno che fa casino. Niente. Tutto pulito, tutto funziona, tutto idilliaco. In estate c'é anche la piscina pubblica gratuita!

Comunque - come dicevo - ero andato per il Tennis col mio permessino fresco di stampa (praticamente paghi 200 dollari e giochi quanto vuoi da Aprile a Novembre in qualsiasi campo tra le centinaia a disposizione).
Il problema é che si ora ho il permit per giocare, ma giocare con chi? Mica posso fare un solitario con la racchetta in mano! Allora oggi mi sono presentato ai campi di persona. Ad Astoria ce ne sono una quindicina... erano tutti pieni. In uno di questi ho visto un maestro che faceva una lezione di gruppo e mi sono avvicinato: Maestro possiamo giocare oggi? E lui: e certo, alle 15.30 va bene? Alla grande.
Torno all'orario pattuito. Lui si presenta, che fai che non fai... E' Croato e parla un pò di Italiano perché nel 1983 assieme alla famiglia visse per 9 mesi a Pescara. Al che io faccio notate che "alcune cose sono cambiate da allora". Per il meglio o per il peggio? E io: per il peggio, molto peggio. Vai, si comincia a giocare.

Il maestro rimane subito colpito dalla forza del mio swing e dalla pulizia dello stile. Ma dove hai imparato a giocare? A Tortoreto! Ah che bravo... vai benone. Come da me richiesto mi valuta attorno al livello USTA 3.5 (gli Americani standardizzano e valutano qualsiasi cosa). Saperlo mi servirà per cercare online altri giocatori con cui confrontarmi.
La lezione dura un'oretta. Porco boia che fatica che si fa! Me l'ero quasi dimenticato... Il colpo di scena viene alla fine quando parlando dico che lavoro nell'informatica. Apriti cielo: l'istruttore Croato é un ex professionista dell'IT, un veterano degli anni 80 e 90. Attacca a raccontare, é un fiume in piena. Mi racconta degli anni del boom, dei soldi a palate, della facilità con cui si riusciva a cambiare lavoro qualora l'attuale risultasse noioso o non ben retribuito. Non fa nessuna fatica ad ammetterlo: quello si che era vero sogno americano. Oggi é uno scherzo al confronto (meicojoni!).

Saremo rimasti almeno un'altra mezz'ora a conversare dopo la lezione, poi sono tornato verso casa.
Ero in bici. Prima giornata di sole dopo tanto tempo. Per strada ragazzini, gente col cane, passeggini, chi corre, chi legge il giornale, chi fuma la pipa. The hood, gente vera, il nerbo della città New York (e poi nonostante non siamo a Manhattan ogni tanto anche certi culi! Porco zio che robba... ! Ma robba vera eh, no silicone. Carni scure, incroci improbabili. Da vedere)

Comunque, tornando a bomba, verso casa mi é venuta una fame killer e allora mi sono fermato davanti ad un ben noto supermercato sulla trentesima avenue. Problema: come faccio ad andare dentro per comprarmi pane e prosciutto se non ho la chiave del lucchetto per attaccare la bici al palo? Mi guardo attorno. La soluzione é ovvia ed immediata: davanti al supermercato c'é una protesta sindacale contro l'utilizzo di lavoratori non sindacalizzati da parte della struttura. Mi faccio largo tra i sindacalisti e mi fingo interessato alla loro causa. Leggo un paio di cartelli, faccio domande su cosa non va. Poi alla fine, "fratello mi faresti una cortesia? mi tieni la bici 5 minuti che devo andare a fare spesa AL SUPERMERCATO?" E lui (un tipo dalla faccia tutta butterata, pieno di sfregi) certo non ti preoccupare ci penso io. Il colmo!... hahaha
Prendo il prosciuttino di Parma pagato a peso d'oro ed una baguette da mezzo metro, forse 75 cm. A casa poi ho finito tutto per la fame e la stanchezza.

Prima di arrivare però un pulmino pubblico di quelli "ACCESS A RIDE" mi taglia la strada. Intendiamoci, na cosa leggera eh... in Italia non se ne sarebbe certo accorto nessuno. Per qui però la cosa era decisamente eccessiva e così dopo che si era fermato a far scendere gli anziani e gli invalidi mi affianco e gli faccio: "Sir please pay more attention to bicycles, you cut me off!". L'Autista - un nero alto forse 2 metri - fosse stato un padroncino probabilmente mi avrebbe mandato pure affanculo ma invece si trattava di un dipendente pubblico MTA a cui basta un non nulla per giocarsi patente e stipendio e così prontamente risponde: "please pardon me". Sorrido, lo saluto e me ne vado, fine della storia.

Domani mattina ritorno a giocare. Spero di trovare qualcuno altrimenti farò un'altra lezioncina... Dopo tutto questo tempo fermo male non fa.
Ieri pesciolino dai Greci, stamane colazioncina dal forno, Tennis, Poker a volontà, Culi meticci... Non si sta affatto male in the Hood! A Manhattan non ci vivrei neanche se te la dessero per strada senza fare domande (Oddio... in quel caso chissà forse si)

Un grosso saluto ed un abbraccio a tutti e some sempre - Viva il turpiloquio! -

Ciao

Auto in fiamme, FDNY in azione

mercoledì, dicembre 26th, 2012

Stasera mentre giocavamo a carte entra uno e fa: "scusate é di qualcuno la macchina rossa parcheggiata proprio davanti al locale?"
Quasi nessuno ha dato peso alla domanda, ma poi lui fa: "Meglio così perché ha appena preso fuoco...". A quel punto abbiamo lasciato le carte e siamo corsi a vedere.

In effetti proprio davanti al bar una macchina nuova di pacca ardeva allegramente dalla parte del cofano. Appena siamo usciti si é fermato il primo camion della FDNY, la polizia aveva già sbarrato la strada.
Sono scesi i pompieri con le bombole in spalla e tutto, uno di loro ha preso una specie di piede di porco si é avvicinato di lato e tipo baseball ha dato una cannata al finestrini davanti e dietro fracassandoli entrambi all'istante. Nel frattempo altri srotolavano una manichetta e appena pronti nel giro di qualche secondo hanno praticamente riempito d'acqua la macchina come fosse una piscina. A quel punto il tipo col piede di porco ha cercato di aprire il cofano della macchina da dentro (!!!).
Poi é andato davanti e ha messo a leva... la manichetta é finita nel cofano. Nonostante l'acqua da tutte le parti non si é spenta subito, anzi hanno dovuto fare una ripassatina al motore che si era improvvisamente riacceso.

Comunque niente di che... Era del tutto evidente che il carburante della macchina era rimasto al sicuro dentro al serbatoio e che ad ardere erano solo parti plastiche del motore stesso. Non come quella volta a Varese in cui una BMW nuova di pacca esplose come un'autobomba mentre gli ero parcheggiata a fianco in autogrill... Roba da matti... Ma questa qui un'altra storia che viene bene solo se raccontata dal vivo.

Ciao!

La diversità é consuetudine

domenica, dicembre 23rd, 2012

Ieri a pranzo siamo stato a Flushing.

Flushing é roba da matti... Pensavate di aver visto la Cina a Chinatown giusto? Sbagliato. Mentre a Canal Street Chinatown é una semplice via con una serie di negozi per turisti gestiti da Cinesi Cantonesi, Flushing é una città intera in cui vivono decine e decine di migliaia (forse centinaia?) di Cinesi perlopiù settentrionali. (E si perché voi non lo sapete ma gira e rigira tutto il mondo é paese eh... anche in Cina c'é il tormentone polentoni/terroni ecc...)

Comunque... Flushing é da vedere perché e praticamente come visitare Pechino senza recarsi in Asia. Uno che non é abituato potrebbe addirittura spaventarsi in una situazione del genere. Tipo che vai a mangiare in un mall e attorno a te ci sono solo Asiatici. Ma a migliaia! La gente parla solo Mandarino, addirittura una ragazza viene da me per chiedere se poteva prendere una sedia e me lo chiede in Cinese...  a me! Sopra il mall c'é un grosso Macy's. Anche li sia i clienti che gli impiegati sono Cinesi e parlano tra loro in Mandarino. Poi c'é un supermercato che é qualcosa di surreale: diciamo che la maggior parte dei prodotti in vendita sono per me sconosciuti, roba mai vista prima... verdure strane, pesci strani, tutto strano. Ma enorme eh! Tipo la Coop... non un buchetto. Ecco una delle sue dozzine di corsie:

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Va beh.

Oggi invece a pranzo siamo stati al Café Triskell, un ristorantino Francese che é un gioiellino del Queens: al muro cartine della Bretagna, pubblicità antiche in lingua, bottiglie di vino, oggetti particolari. Poi si mangia bene eh... anche il pesce non é male (noi prendiamo abitualmente cozze e salmone). La proprietaria é una quarantenne dalla voce rauca. Porta SEMPRE una maglietta con su scritto "CASH ONLY". Non ho ancora capito se é semplicemente per via del fatto che accettano solo contati o se invece si tratta anche di una battuta piccante. La settimana scorsa é successo un fatto che mi ha fatto ridere un pò. Siccome il posto é ormai famoso é venuta una coppia di amiche di Manhattan le quali complimentandosi per il ristorante carino le fanno: "ma che bel posto, e tu di dove sei?". Probabilmente si aspettavano di sentire della Corsica, della Costa Azzurra o di Parigi che ne so... ed invece con quella voce rauca da scaricatore di porto che fuma senza filtro la tipa risponde: "I'm from Washington Heights...!". E' come se uno va in un ristorante Giapponese a Roma e chiedendo al proprietario lui di dov'é quello ti risponde: "So' der Testaccio...". Eccezionale

Ogni volta che ci vado (siccome per l'appunto prendono solo contanti) mi tocca uscire e fare bancomat da un supermercato Brasiliano che sta dall'altra parte della strada. Voi vi chiederete cosa mai ci possa essere di tanto speciale in Brasile da richiedere un supermercato apposta per loro. Me lo chiedo anche io. Non é grande come quello Cinese ma comunque dentro ci sono tutti i prodotti loro, cose che magari altrove non troveresti facilmente. Del resto il Brasile quasi é un continente eh... mica parliamo del Molise! C'é sempre Samba negli altoparlanti e - soprattutto - ci sono delle cassiere iper-tirate iper-truccate che sembra di stare in un night club. Non ho fatto loro mai una foto ma potete immaginare il livello culturale...
Per finire, Triskell si trova sulla 36esima avenue che per la parte Est rispetto alla metro é una zona Musulmana di Astoria. Praticamente sei nella mecca: alcune donne col burka, altre coi capelli raccolti tipo suora,  uomini con quei berretti ricamati ed i camici bianchi lunghi fino alle caviglie, i bambini coi loro vestitini dai colori accesi, diverse moschee. Poi ci sono macellerie halal, piccoli negozietti che vendono prodotti mediorientali, gli immancabili money transfer per mandare i soldi a casa.

Insomma... capito qua com'é l'andazzo? Astoria, la zona degli Italiani, anzi no dei Greci, anzi no dei Brasiliani, anzi no degli Arabi. Qua se qui incontri uno dai tratti nord europei che parla inglese perfettamente nato e crescito a New York quasi quasi ti stupisci. La diversità é consuetudine. Che città... Poi un giorno vi racconto due cose o tre su quello che sta succedendo in Cina agli Ingegneri Cinesi.

Ciao!

Le 10 città in cui vivere più incredibili e sottovalutate d’America (e cioè del mondo)

domenica, novembre 11th, 2012

Con questo post torniamo agli antichi splendori. Spero lo apprezzerete

Di recente BuzzFeed ha compilato una lista delle dieci città Americane meno conosciute e più sottovalutate d'America definite allo stesso tempo come luoghi incredibili in cui vivere.

Al primo posto c'é Portland Oregon, a seguire Charleston South Carolina, Providence Rhode Island, Milwaukee Wisconsin, Louisville Kentucky, Boulder Colorado, Baltimore Maryland e in ottava posizione - rullo di tamburi - Astoria Queens.

La descrizione di Astoria é questa: "Sebbene il Queens sia tecnicamente parte di NYC, con un popolazione di 2.3 milioni, esso é una città a se stante. Nel Queens, famoso per la sua incredibile diversità, si parlano più di 170 lingue diverse. Cos'altro si potrebbe desiderare oltre alla cucina così eclettica, gli stadi, un fantastico beer garden, l'influenza del jazz ed una scoppiettante vita notturna?".

(Stranamente il pezzo non cita un particolare non indifferente del Beer Garden  - che poi è il posto in cui gioco a carte il sabato sera - e cioè le due chiappe di culo della cameriera al primo piano. Una roba da resuscitare i morti)

Comunque... hai capito Ciccio? Hai capito com'é l'andazzo? E invece mi sa di no. Fammiti spiegare meglio: immaginiamo che per caso tu ti trovi in un paese che pur vantando un passato glorioso sia del tutto privo di futuro e viva un presente senza alcuna speranza. Tipo, che ne so, un paese Mediterraneo in cui si mangia bene, il clima é mite, in cui i nonni hanno la pensioncina ed i genitori il posto fisso magari statale. Supponi poi che sia un paese vecchio nel cuore oltre che nell'età, un pò razzistello a livello istituzionale ma allo stesso tempo anche buonista della seria "volemose bene facciamo entrare tutti" e paradossalmente anche un pò fascistoide di ritorno. Insomma immaginati di trovarti nel peggio del peggio che l'occidente possa offrire e che tu decida di andartene altrove. Dove sarebbe opportuno andare?

Le scelte sono molte ed ovviamente la prima da considerare per via della vicinanza e della possibilità legale é l'Europa. Domanda: esiste in Europa un luogo in cui sin dal primo giorno non solo non si verrebbe mai etichettati come "stranieri" ma nemmeno identificati come tali? Esiste in Europa un luogo aperto a tutte le culture, che utilizzi un linguaggio universale, che abbia usi e costumi a te già familiari, un luogo in cui potresti veramente sentirti a casa e verso cui - in brevissimo tempo - svilupperesti un feroce attaccamento sia utilitaristico che ideologico?

In Europa non lo so... mi direte voi. In America invece esiste e si chiama New York City. Questo é il punto e le chiacchiere stanno a zero: New York non é solo una città e nemmeno solo una nazione. E' un mondo, un universo, uno stato mentale. E fanculo a tutto il resto

Ciao

Parti subito per le Americhe, le disse padre Pio

sabato, ottobre 13th, 2012

Vi voglio fare un quadretto di una mattinata tipo per le coloratissime vie di Astoria.

Verso le undici vado al baretto per prendere una pasta ed un caffè Americano. Per pura coincidenza la pasta l'ho anche fotografata, eccola:

  

Mi siedo e mentre mangio entra un giocatore di Poker. Ci riconosciamo al volo e ovviamente subito attacchiamo a parlare. Indovinate di cosa? Ovviamente di Poker...
Dopo un pò il discorso si allarga e salta fuori che anche lui ha origini Italiane. E di dove? Faccio io? Lui: di Pietralcina. Conosci un certo "Padre Pio"?
Mi racconta così che la sua famiglia era in amicizia col famoso Frate che ora é diventato Santo, lo informo io. Lui continua dicendo che pur non credendo alle storie dei miracoli o delle stimmate una cosa la sapeva per certo: poco prima della guerra suo nonno venne in America passando da Ellis Island e lasciandosi alle spalle il resto della famiglia. Dopo che riuscì a sistemarsi mandò una lettera alla moglie scrivendole che avrebbero potuto a loro volta imbarcarsi. La nonna era però titubante: l'idea di lasciare l'Italia alla volta di un paese così lontano e sconosciuto la turbava profondamente così si rivolse a Padre Pio, che le disse: figlia mia, in Europa stanno per succedere cose terribili. Prendi la prima nave disponibile e parti subito senza esitare. A quel punto la nonna - rassicurata dall'opinione del Frate - non ha più dubbi e si imbarca a bordo dell'ultima nave che partì per le Americhe prima dello scoppio delle atrocità della seconda guerra mondiale.
Il mio commento é stato scontato. Gli dico: caro amico, se fossi in te andrei subito alla 46esima strada e mi farei fare un volto di Padre Pio d'oro massiccio da almeno mezzo chilo da portare sempre appeso al collo. Pensa, non fosse stato per lui ora invece che a New York saresti a Pietralcina!!! Ma Padre Pio é veramente un Santissimo !!! VIVA PADRE PIO!

Le sorprese della mattinata non erano affatto finite.

Mi ero messo in mente che dovevo andare a tagliarmi sti quattro peli che mi sono rimasti in testa da un barbiere. Ehhh si.. he cazzo! Volevo togliermi questa soddisfazione dopo anni e anni di rasoio elettrico davanti allo specchio del bagno ma anziché recarmi dal Greco sotto casa sono andato dal "Modern Barber" vicino alla Subway. Questo qui:

Entro e mi accorgo che si trattava di un barbiere Italiano. Avete presente i Barbieri di 50 anni fa? Magari ne é rimasto qualcuno nel paesino dove vivete: quel tipo di barbiere in cui si andava a fare barba e capelli vostro nonno con le poltroncine comode di una volta. Il posto è esattamente così, un vero e proprio viaggio nel tempo, un tuffo nell'Italia del dopoguerra... nell'Italia vera.
Dentro ci sono due giovani ed un signore anziano. Si libera l'anziano. La licenza sul muro lo identifica come "Domenico". Mi siedo e chiedo: "where are you from?". E lui: "I am Italian", e io: "Si lo avevo intuito, ma di dove?".
E' Calabrese, una persona squisita dai modi gentili, dal fare d'altri tempi. Sembra abbastanza sorpreso nel vedermi e mentre mi serve ci mettiamo a parlare.
Da quanto tempo sei qui? Io dico 5 anni. Lui fa, nel mio caso devi aggiungere uno zero. 50 anni sempre a New York?!? Chiedo stufettatto. Lui fa, non solo a New York, cinquanta anni sempre ad Astoria e sempre in questo stesso negozio.
Il Barbiere Domenico lavora li dentro da mezzo secolo. Ha visto tutto, anzi ha vissuto tutto! E' una fonte storica preziosa e ci tornerò sicuramente già solo per questo.
Nonostante la sua lontananza é rimasto molto ben informato sulle questioni Italiche. Infatti mi chiede cosa sta succedendo con la corruzione ed il declino economico del paese. Dice che dalle sue parti non lavora più nessuno, soprattutto i giovani. E specifica: pensa che mio nipote ha studiato a Siena "cose di computer"...  ma nonostante ciò col lavoro che ha trovato non poteva pagarsi neanche l'affitto e così é tornato giù al paesello dai genitori "porca mad....." e partono le prime sillabe di una bellissima bestemmia consolatoria trattenuta a stento in mezzo ai denti. A quel punto non c'erano più dubbi: il mio nuovo barbiere é lui

Africa Bambaataa

lunedì, maggio 7th, 2012

Stasera con l'amico Patrice siamo andati a fare una partitella a stecca come usavamo fare ai vecchi tempi.

Anzichè recarci al posto super rozzo di un tempo stavolta siamo andati in un baretto sportivo eletto addirittura tra i 10 migliori della città da Time Out New York, la Bibbia del divertimento Newyorchese.

Dietro al bancone la solita cameriera teutonica tutto pepe, davanti una varipinta congrega di clienti piuttosto giovani tra cui una coppia di nerette (lei col jeans rosa e la camicia bianca, l'altra lei con l'abbigliamento da dura ed il capello riccio corto) una mora messa bene ma dal trucco un pò burino, due ragazzi del Queens seduti con le birre in mano ed il sorriso fisso sulle labbra. In giro per il locale la cameriera carina col vistoso rossetto rossissimo ed il fuseaux a liquerizia che non sarebbe stato poi così male se non fosse stata una liquerizia da 200 Kg.

Abbiamo prese due birre, poi le patate fritte, poi altre due birre. Dei 16 davoli soltanto 4 erano occupati, compreso il nostro. Notevole la coppia che giocava a fianco a noi: lui t-shirt bianca, fisico sottile, bicipiti tatuati a tribale. Lei una nerona da paura, jeans elasticizzato, due chiappe di culo che viaggiavano magicamente a circa 1.5 metri da terra. Capello cotonato, sopra una maglia larga con gli spacchi lungo le braccia. Ogni volta che si abbassava per giocare io ed il Patrice trattenevamo il respiro. Porco zio ohhh....

Giuocavamo sorseggiando due Heineken e si discuteva delle solite cose ma stranamente - forse grazie al tavolo adiacente - stavolta NON di immigrazione. Ogni tanto la barista teutonica, la coppia delle nere ed un altra ragazza si ritiravano tutte assieme nel bagno. Addirittura la seconda volta una esce per chiamare le altre... tipo che fosse stata a Roma avrebbe detto: "aho venite o no? daje che stamo a'spetta!...". Sarà stato per parlare dei fatti loro nella privacy del bagno? Per rifarsi il trucco? O forse fare due bottarelle di bamba? Non si può dire, ma mi sa la terza.

Tra una stecca ed un altra ecco l'inevitabile la perla di saggezza: "ao Boss, ma ci pensi a vivere in Provincia in Italia... tutto l'anno le stesse facce, le stesse fighe... porco zio... ci sarebbe da suicidarsi". E lui "eh che non lo so? Pensa che oggi mé arivata una mail di invito ad una festa che si chiama Tivoli Mojito party. Ce saranno i soliti quattro stronzi. Na depressione...". E intanto la nera si abbassava per un tiro dalla parte lontana del tavolo verde. Alè!

L'America è l'America ragazzi. Il cambiamento è sempre dietro l'angolo. Basta una serata, un incontro, un trovarsi al posto giusto al momento giusto. Poi magari non cambia niente, ma almeno vivi nella consapevolezza (forse nell'illusione?) che il cambiamento è sempre possibile farlo. Che c'è qualcosa di diverso e di meglio ad aspettarti. Sempre.

Che paese. Anzi che città!

Buona notte a tutti e mi raccomando: viva gli Africa  Bambaata!

ciao

Astoria Amarcord

mercoledì, marzo 21st, 2012

Se qualcuno mi desse mai la possibilità di visitare la New York che ci sarà tra cinquant'anni oppure la New York di cinquanta anni fa io sceglierei sicuramente la seconda opzione.
Mi interessa molto di più il passato che il futuro e questa cosa secondo alcuni dimostrebbe inequivocabilmente (se mai ce ne fosse davvero bisogno) che sono un pessimista.

Il bello di questa cosa è che mentre viaggiare nel futuro è possibile solo grazie alla fantasia, farlo nel passato è in qualche modo possibile.
Mi piace osservare le vecchie mappe della città. Stasera per esempio ho scoperto che nel 1873 - quando ancora Astoria e Long Island City non erano state inglobate nella "City of Greater New York" - la zona in cui vivo era semideserta e faceva parte delle proprietà 'Riker'. Le strade non erano numerate e la mia si chiamava "Academy St". Subito dopo - parallele alle street - c'erano delle Avenue numerate a partire dalla prima. Una decina di piccole casette in legno circondate da enormi prati incolti al posto dei palazzoni che ci sono ora. La casa del Dr. Taylor vicino a quella di Mr. Morris. Al posto del risporante Italiano, all'angolo, tale J.F. Whitney.

Centralinista - circa 1941

Ovviamente mi interessano anche le vecchie foto. Mi piace immaginare il contesto partendo dai pochi particolari che una singola immagine riesce ad offrire. Guardate la camicetta di seta della centralinista di Astoria degli anni '40. I capelli raccolti nella rete. Che classe...

25 Maggio 1937: 805 27th Avenue - Astoria

Si va beh il progresso, la tecnologia... ma pensate a questi due ragazzini: nel 1937 c'erano al mondo 2 miliardi di persone e le risorse quindi abbondavano, si aveva la certezza di avere un futuro e la convinzione che esso sarebbe stato migliore di quello dei propri genitori. Spazi aperti per giocare ed allo stesso tempo Manhattan a 10 minuti di metropolitana. E davano pure carte verdi come fossero caramelle!!!

E' proprio vero: si stava meglio quando si stava peggio

Fatti gravi nel quartiere

martedì, dicembre 6th, 2011

E' successo un grave fatto di cronaca davanti alla spiaggetta in cui in estate vado spesso per usare la radio.

Come ho scritto tante volte si tratta una zona affascinante, misteriosa e dalla skyline mozzafiato ma New York è sempre New York e quindi bisogna stare attenti. Sapere che a pochi passi da casa tua, in luoghi familiari che ormai percepisci come sicuri girano certi soggetti è un fatto difficile da ignorare.

Certe volte quando giro di notte in strada mi guardo le spalle. Alcuni giorni porto dietro (o lascio a casa) determinati oggetti a seconda delle possibilità che ci sono di incappare in una rapina a mano a armata. Per carità, il rischio è ancora bassissimo eppure uno ci pensa.

La tensione sociale crece... queste sono le conseguenze.

Se avessi 150.000 Euro li spenderei così

martedì, novembre 15th, 2011

Messaggio rivolto a coloro i quali hanno qualche soldino che vogliono investire in tempo prima che l'Italia fallendo venga buttata fuori dall'euro e poi con le lire poi ci potete comprare massimo un paio di scarpe di seconda mano a forcella o porta portese (senza lacci però... e pure con le suole consumate).

Se volete prendere una proprietà in una zona "hot" di New York, una di quelle in cui ora spendi X e tra 10 anni la stessa proprietà vale 5X, dovete assolutamente prenderla a ridosso di "Queensboro Plaza". Attualmente la situazione è un pò disastrata e fa anche un pò paura a chi non è pratico di New York ma ci sono dei fattori che inequivocabilmente segnalano una imminente rivalutazione del territorio con conseguente esplosione del valore immobiliare del quartiere.

Tutto parte dalla realizzazione di una grande opera ormai quasi completata denominata "East Side Access" che collegherà la ferrovia LIRR (Long Island Rail Road) con lo snodo fondamentale della Metropolitana che è Gran Central. Stiamo parlando di uno dei lavori pubblici più impegnativi di tutti gli Stati Uniti, non di una stupidata. Si vedono scavare tunnel in condizioni assurde da ormai quattro anni e quando sarà finito il nuovo condotto ferroviario verrà utilizzato da 80.000 persone al giorno, due volte al giorno.

Gli investitori (quelli pesanti) sono già arrivati a spartirsi la torta e continuamente vengono aperti nuovi condomini, hotel e palazzi commerciali. Ogni tanto viene chiuso un baraccone, demolito un palazzo, chiusa una videoteca di film a luci rosse per fare largo ad un development di altro tipo. Ti giri un attimo e trovi un grattacielo.
L'altro giorno ad esempio hanno cominciato a ristrutturare quel mega-loft che si vede al secondo 17 del quel bellissimo video che vi ho ripostato. Tempo 2 anni e al posto del fabbricone diroccato ci saranno appartamenti o uffici di lusso. Il comune sta a fare dei lavoretti di fino che sono una cosa sbalorditiva. Aiuole che nemmeno in Svizzera.

Insomma, o tu che hai il soldo in tasca... pensaci bene! Ti trovi in una condizione fortunata ed irripetibile: valore immobiliare USA molto basso, valore della valuta che possiedi sproporzionatamente alto, imminente tracollo economico/sociale/finanziario della nazione di cartapesta (anzi, oserei direi di silicone!) in cui attualmente vivi.
Io se fossi in te contatterei un agente immobiliare oggi stesso. Fai tu

Ciao!