Posts Tagged ‘amici’

New York City Forever

venerdì, marzo 25th, 2011

Stasera c'era la festicciola per il compleanno dell'amico Patrice "no je damo de ceppa", quello delle serate Nepalesi.
Per l'occasione ci siamo mossi di Taxi da Astoria fino al mitico 230 fifth.

Immaginatevi sto Taxi con 4 persone a bordo (una joint venture Italo-Cinese di raro successo) più l'autista, un nero immigrante Africano francofono. Si parte dal Queens, low profile, case basse, povertà. Si passa sul lower deck del Queensboro Bridge (da pochi giorni ufficialmente ribattezzato "Ed Kock Queensboro Bridge") e già da lontano vedi quella muraglia imponente di palazzi illuminati. Spettacolo sempre nuovo. All'improvviso ti trovi a Manhattan e ti accoglie la stazione della funivia di Roosevelt Island (sic). Attraversi Madison Avenue, ti ritrovi sulla quinta. Vetrine, palazzi famosi, bella gente. Le automobili sono un fiume in piena, taxi gialli da tutte le parti. Quanta vita, quante storie, che fretta, chi si ferma è perduto.

Un tempo rimanevo stupito. Notavo particolari ormai irrilevanti, assaporavo ogni secondo. Oggi non più, oggi mi perdo molto di ciò che un tempo mi affascinava. Ed infatti fino ad un certo punto ero distratto, quasi insensibile rispetto a tutto quello che era attorno a me.
Poi però il tassista alza un pò di più il volume dello stereo: la radio Africana di Manhattan (con conduttore che sembra arrivato ieri mattina) sta passando una canzone che gli piace. Le note di quel pezzo d'Africa si diffondono nella macchina. Che ritmo curioso, e poi quello strano strumento... Armonia pura! Vorrei cantare ma ovviamente è impossibile ripetere le parole.
E così mi sveglio: i colori della città, la gente così diversa, le donne così belle. Anche solo per anno, anche solo per un minuto, anche solo per un attimo... so che un giorno potrò dire "io c'ero!".

Che città ragazzi. New York City forever

Super Bowl: hanno vinto i Comunisti

lunedì, febbraio 7th, 2011

Sono stato a casa di alcuni ragazzi Italiani a vedere il Super Bowl che qui è come dire la finale della Champions League... che è come dire che a me non me ne frega un cazzo di niente. L'ho scritto anche su twitter: guardare in TV persone pagate per fare dello sport è come guardare della pornografia senza sesso. Non ho mai capito che gusto ci sia comuqnue è sempre una buona occasione per stare insieme per cui sono andato.

Della partita mi è rimasta impressa una cosa sola e cioè che gli ultimi 45 secondi di tempo regolamentare non li hanno giocati per niente perchè tanto una delle due squadre aveva quasi certamente vinto. Ma come?!? Ma sono scemi questi? Immaginate una partita di calcio in cui il risultato a due minuti dalla fine è cinque a zero e così una volta messa la palla al centro si smette di giocare aspettando tutti insieme (giocatori e pubblico) che il cronometro arrivi alla fine. Boh... non riesco a capire la filosofia di una decisione del genere.

Particolare interessante: ha vinto l'unica squadra di comunisti di tutta la lega. Si di comunisti! Perchè a differenza di tutto il resto delle squadre di qualsiasi sport professionistico Americano quella dei Green Bay Packers è di proprietà pubblica e senza scopo di lucro. Incredibile ma vero.

Ci sarebbero altri aspetti da raccontarvi ma mi pare obbligatorio spendere due parole su un pensiero dal quale durante la partita non sono riuscito a liberarmi.
Eravamo in casa di una coppia di sposi Italiani (entrambi col visto lavorativo): 100 mq, arredata bene, bel quartierino di Brooklyn, prezzo accessibile.
Qui facendo il cameriere porti a casa anche $1300 a settimana e portando a spasso i cani alzi $15 ogni mezz'ora. Sono bei soldi con cui una coppia riuscirebbe a vivere senza nessun problema.  E questo facendo lavori qualsiasi, pensate due impiegati di medio livello cosa riuscirebbero a fare.
In Italia invece si vive coi genitori solo per ragioni economiche... BAMBOCCIONI un paio di palle! (Padoa Schioppa riposa in pace)

P.S.
Non facciamo che adesso mi arrivano 10 commenti e 200 e-mail chiedendomi come si fa ad avere il visto lavorativo per venire a portare a spasso i cani perchè purtroppo non si può, altrimenti sarebbe già qui il 50.9% dei giovani Italiani.

Gong Xi

giovedì, febbraio 3rd, 2011

Certe volte anche NYC è un paesino: la proprietaria di un locale di cui vi scrissi qualche tempo fa è diventata la ragazza di un amico e ora siamo tutti qui, dopo la chiusura, come vuole la tradizione a giocare a carte ad un gioco Cinese  che si chiama Big Two.

Scopro così che i Cinesi la notte dell'ultimo giorno del loro anno stanno svegli in attesa che venga un mostro orribile chiamato Nian ad ucciderli tutti. I fuochi artificiali li avrebbero inventati proprio per spaventarlo e tenerlo lontano. (Una bella doppietta no?!?) La mattina ovviamente il mostro non arriva e allora tutti si scambiano le congratulazioni (Gong Xi) per essere sopravvissuti al  massacro.

Tornando alla ragazza, la sua storia è molto Newyorker.
Originaria di Taiwan, è stata un periodo a Shangai dove oltre ad essere editor di una rivista molto famosa ha aperto diverse piccole attività nel campo della ristorazione. Ad un certo punto molla tutto e viene qui da studentessa di Inglese.
Per tirare a campare decide come molti di lavorare in nero facendo la cameriera e così man mano, guadagnata la fiducia dei proprietari, con un discreto investimento entra nella società. Ora, oltre che proprietara è anche general manager, conosce tutti i segreti di questo tipo di busines ma per legge è ufficialmente ancora una studentessa. Gli avvocati stanno cercando di sbloccare la sua situazione ma (guardacaso) neanche per lei è facile.

La partita a Big Two è ormai finita ed è ora di tornare  casa. Si dovrebbe aspettare in piedi l'arrivo del mostro ma io sono stanco e devo andare a dormire: tanto vale che mi sbrani nel sonno.

Buona notte a tutti, e se siete arrivati a domani... Gong Xi!

I maghi ad Astoria e “Regalo di Natale”

lunedì, gennaio 17th, 2011

Stasera con degli amici ho passato una serata nei meandri di Astoria a Ditmars Boulevard, il capolinea della N.

Eravamo in un baretto a gestione familiare che sembrava di stare in un paesino del Teramano. E' incredibile come nel Queens le cose diventino anonime e solitarie allontanandosi anche solo di qualche blocco dalla subway...

Il locale, mimetizzato in una folta schiera di casette bifamiliari, è talmente isolato che si fa fatica a credere possa essere aperto davvero. Dentro pochi tavoli, un piccolo palco con un vecchio pianoforte e dietro un soppalco il bancone di un bar poco fornito.

C'eravamo andati per assistere allo spettacolo di quattro maghi Newyorchesi. Uno spettacolino raccolto, intimo, da non sembrare nemmeno New York. Non sono un esperto del settore ma due mi sono sembrati anche molto molto bravi.

Finito lo spettacolo usciamo col solito freddo cane. Dobbiamo arrivare alla Taverna Kyclades (l'unico ristorante di pesce certificato da me in tutta New York) ma col freddo che fa non è certo il caso di arrivarci a piedi e in quel deserto non ci sono molti taxi. Provvidenziale, per quanto improbabile, l'arrivo di un autobus che si ferma proprio davanti a noi.

La Taverna era piena come ogni sera. Il pesce non è che sia fenomenale, intendiamoci... ma ci si mangia volentieri: ti fai una fritturina di calamari, un polipo bollito, una sogliola, un pò di "papalina"... (termine che ha fatto morire dal ridere la compagine femminile di origine asiatica che ha allietato la serata).

Tornato a casa ho visto un gran film. Anzi l'ho rivisto, probabilmente a distanza di vent'anni: "Regalo di Natale", di Pupi Avati. Mi è piaciuto molto soprattutto per il fatto che è incentrato su una selvaggia serata di poker. Per Diego Abatantuono che qualsiasi cosa faccia mi fa sempre sorridere. E Carlo Delle Piane poi? Ne vogliamo parlare? Che attore fenomenale! Una volta (avevo forse 10 anni) mia madre me lo fece conoscere di persona. So che lei si stupirà del fatto che ancora me lo ricordo (per il semplice fatto che ne sono stupito anch'io)

Bella serata insomma. La quiete prima della tempesta.

Ciao!

Something Cool

giovedì, gennaio 13th, 2011

Ve li ricordate i miei due amici (ed ex colleghi) che si erano messi in mente di fare un film?
Sono ancora convinti di riuscirci (anzi ne sono sicuri) e così per attirare investitori hanno girato il provino che vedete linkato qui sopra.

Si tratta della vera essenza di New York. Non tanto perchè  i personaggi, le storie, le musiche e gli attori ruotano tutti attorno gli ambienti hipster veri e propri, ma anche perchè solo a New York due colleghi qualsiasi (perdipiù non addetti ai lavori) potrebbero riuscire a mettere insieme una produzione del genere.

Something Cool is the story of four twenty-something strangers who've packed up and moved to Brooklyn, NY. Each transplant has a different motive for moving: Brandon left Ohio, putting his relationship under stress so that he can establish himself as a musician. Lisa, a young lesbian art student at Pratt, has to navigate a complicated love life while dealing with her grandfather's anti-gay rhetoric. Justin leaves behind a promising future in the family business for the pipedream of becoming a writer; his only obstacle is his passion for drinking. And then there's Kyle, who, devastated by the suicide of his girlfriend, arrives in New York to find his estranged cabbie father - and ultimately, himself. Through happenstance they meet, become friends, then roommates, and together, they face hurdles, find identities, patch voids, and struggle to overcome their personal demons, all while discovering the in's n' out's of New York City. Something Cool spotlights Brooklyn's hipster culture and head butts social issues: parent-child relations, sexual orientation, money, love, loss, sex, drugs, and indie rock n' roll.
Each of these characters are part of the new generation of "kids" who, over the last decade, have moved into the marginal Brooklyn neighborhoods of Bed-Stuy, Bushwick and Williamsburg, turning old factories and dilapidated brownstones into livable spaces- leaving gentrification in their wake.

Sebbene forse a New York è ormai vecchio, quello degli Hipster è un universo ancora relativamente sconosciuto al grande pubblico Europeo e forse anche al resto di quello Americano. Il film di Ari e Frank vorrebbe colmare questa lacuna.

Riusciranno davvero a girarlo? Io non lo so, ma comunque glielo auguro. In ogni caso il trailer è già per me un ricordo speciale della città e delle persone "atipiche" che in essa ho avuto modo di incontrare.

Napoli

venerdì, dicembre 31st, 2010

Dopo Roma sto visitando Napoli.

Devo ammetterlo, avendo fatto appello a tutta la mia calma ero pronto a qualsiasi tipo di problema: dalla monnezza agli scippi, dalle pistolettate in mezzo alla strada ai mariuoli che ti vendono l'autoradio rubata.
Ed invece, con mia grande sorpresa, ho trovato una realtà eccezionale.

La stazione FS me la avevano descritta come una zona di guerra, al punto che mi sono raccomandato coi miei amici di farmi venire a prendere direttamente al binario. Nulla di tutto ciò! E' anzi tra le migliori che ho visto in Italia. Per non parlare della metropolitana: decisamente imbattibile, con opere d'arte ad ogni fermata, treni nuovissimi ed una pulizia che Roma o New York se la sognano.

Gli unici cartelloni per turisti che ho trovato in perfetta efficienza (e devo dire anche i più belli) tra Roma, Firenze e Napoli sono quelli di Napoli. Per parcheggiare di sera abbiamo comperato il tagliandino come si fa in tutto il resto del mondo anche se, a onor del vero, davanti alla stazione FS c'era il parcheggiatore abusivo.

E' nei vicoletti del centro che si ritrova la Napoli degli stereotipi, quella che ti aspetti di trovare. La bellezza di questa gente è qualcosa di immediatamente percettibile che è però difficile da spiegare a parole.
Traspare la fierezza di un glorioso passato il cui ricordo resiste alla tragedia del presente e all'incertezza del futuro. In uno di questi strettissimi vicoli, proprio davanti alla pizzetteria/fritteria "del Presidente" (ribattezzata in quel modo dopo che ci si fermò a prendere la pizzatta Bill Clinton) c'erano dei ragazzetti che si divertivano a sparare petardi letteralmente in mezzo ai piedi dei passanti. I locali, in questi giorni più che mai avvezzi a qualsiasi tipo di esplosione, non ci facevano nemmeno caso. Io invece saltavo mezzo metro da terra ogni volta. A quel punto un signore molto distinto si ribella: "Vi pare il caso di farci fare queste figure di mmmmerda davanti alle persone che vengono da fuuuuori???"... si aggrega un'altra signora sui cinquanta, ancor meno clemente: "Sono le persone di mmmmerda com'a vuuuuoije che ci fanno uscire in coppa ai giornali tutti i giuorneeeee. Fate schiiifo!". I ragazzi, rassegnati, hanno smesso di sparare.

Si mangia alla grandissima. Il caffè, i dolci, la pizza, il gelato, la mozzarella di bufala. Tutto superiore. Il prossimo che in America mi dice che a New York si mangia bene come il Italia gli rido in faccia: ormai ho capito che è semplicemente inutile affrontare certi temi con chi non capisce (o chi non capisce più) la differenza che c'è tra mangiare e sfamarsi...

E' presto per dirlo ma credo che Marina aveva proprio ragione nel dire che a Napoli mi sarei trovato bene. Mi hanno anche detto che sarei il benvenuto perchè c'è sempre posto per un Masaniello come me.
Nonostante i problemi, nonostante lo stato coi suoi danni ed i suoi fallimenti, nonostante tutto è questa l'Italia. Anzi, è questa l'Italia migliore.

Domani Venezia

Greenpoint

domenica, dicembre 5th, 2010

Ieri l'amico Duccio mi ha invitato ad una esposizione (o una mostra, o come cazzo si chiama quando gli artisti mettono in una stanza le loro opere).

Non era certo a Chelsea dove queste cose sono all'ordine del giorno, eppure è stato ugualmente interessante.

Immaginate una zona post industriale, capannoni in disuso da decenni, insegne verniciate sui muri di mattone quasi completamente scolorite dal tempo, appartamenti giganteschi arredati come solo a ny capita di vedere, gente che stende i panni sul filo. Siamo a Greenpoint(Brooklyn), al confine superiore della celebratissima capitale mondiale degli Hipster (la ormai ben nota Williamsburg) e appena sotto il Newtown Creek, torrente che separa Brooklyn dal Queens.

In uno di questi capannoni, c'è la mostra.  Dal buio della strada, improvvisa una esplosione di colore, di idee, di arte. E poi, particolare non da poco, in questi ambienti dell'arte c'è sempre un figaio da paura! Io gliel'ho detto subito a Duccio: se non fosse per il fatto che sei scoppato peggio di me, col lavoro che fai potresti trombare come pochi! Io mi sarei piazzato tutto orgoglioso davanti alla scultura (di tre quarti) e se non si fossero fermate loro a fare le domande le avrei fermate io: "signorina... si sono io l'Artista... a sua disposizione:"vogliamo parlare del ruolo dell'artista nell'oltretomba? o del ruolo dell'olretomba nell'arte? oppure, del ruolo della scultura nella gastronomia?" Fai un pezzo del genere e vai a colpo sicuro: non ti serve neanche promettere loro che le fai diventare parlamentare o ministro...

Ah... prima che me lo domandate in 25: la donna dentro il cubo di plastica non è vera, è una scultura iper realista. (Mi chiedo se è proprio realista in tutti i particolari!)

Incontri newyorchesi

venerdì, novembre 19th, 2010

Oggi ho fatto due incontri newyorchesi. Entrami durati pochi minuti: il tempo di due chiacchiere, quattro risate e via, avanti il prossimo. Ci si saluta per non vedersi mai piu'.

Il primo sulla quinta avenue tra quarantuno e quarantadue. Ero con un collega Italiano e ad alta voce, al centro della strada, la conversazione era del tipo: "ma sei un coglione! per andare da H&M potevamo attraversare subito! - Ma no che attraversiamo... dopo non rompere il cazzo". Mentre discutiamo un ragazzo nero tutto incravattato fa: "are you Italians, do you need directions?". E io: "no, we live here, but my friend is a little retarted...". Il nero si mette sa ridere e cosi' facciamo un tratto di strada assieme. Scopriamo che ha studiato per un anno in Italia. A Chieti Scalo... pensa te. L'Italia gli e' piaciuta talmente tanto da essere rimasto ancor piu' del necessario. Ricordava soprattutto i luoghi di mare e ha nominato Francavilla, Pescara, Chieti, Pineto.
Gli chiedo io: ci vivresti in Italia? E lui: "maaan, are you kidding me? For sure... that place is great!". Allora ci mettiamo a ridere perche' io e il mio collega, al contrario, faremmo carte false per rimanere a NYC. Per la serie "l'erba del vicino e' sempre piu' verde" lui allora commenta sorridendo con un: "that means you got problems my friend!". Ma ragionate un secondo: ve lo immaginate uno studente universitario americano coi soldi in tasca, palestrato, nero, al mare sulla costa Abruzzese? Questo qua i preservativi li avra' fatti rincarire in quel periodo. E ci credo che gli piace l'Italia!... Ci mancherebbe altro.
Ci siamo salutati con una tenace stretta di mano proprio sotto uno dei semafori di quarantadue e quinta.

Stasera poi ero con un Newyorchese purosangue, un collega di un "ufficio" diverso rispetto a quello del collega di cui sopra. Prendiamo un taxi e, cosa rarissima, si ferma un tassinaro anch'egli Americano. Sto tipo era veramente da film: sui trentacinque/quaranta, capello lungo fino a meta' schiena col baffo, un accento di ny fortissimo. Guida il taxi dal 1994. Giuro che se avessi avuto una telecamera avrei pagato la corsa ad oltranza pur di poterlo riprendere mentre raccontava le sue storie di vita notturna nel taxi. Priceless, sia nei contenuti che nella prosa. "I've seen it all man... believe me... all!" Ci ha raccontato che una volta sulla dodicesima avenue, a notte fonda, ha visto un tipo nudo che stava a novanta su un idrante dei vigili del fuoco mentre un fotografo professionista lo fotografava da dietro. Il bello e' che mentre era a novanta, con la faccia stava leccando per terra della ... cioccolata (mettiamola cosi') Ci ha anche raccontato di una coppia un po' brilla che a fine turno ha preso il taxi. Ebbene, lui si e' dimenticato di lei. L'ha trovata addormenta il dispatcher quando ormai il taxi era rientrato al garage.

Mi sto vedendo uno ad uno tutti i film di Jim Jarmusch. Che citta'!

Buona notte

Ma voi preferite i post sulla politica o quelli sulla fauna?

martedì, agosto 17th, 2010

Nei giorni passati ho così colto l'occasione per rispolverare l'altro mio siterello che non visitavo da mesi (forse anni). Scherzando scherzando, pur essendo in completo abbandono, quel sito si autoalimenta di contenuti generando il doppio delle visite rispetto a questo.
Pensate che c'è un dipendente della NASA che lo mantiene per lavoro. Quando c'è un problema è lui che mi contatta per segnalarmelo (giuro che è la verità!).
Insomma un lavoro che merita più attenzione e così, vista la carenza di idee per il blog, in questi giorni mi sono messo sotto per fare delle manutenzioni diventate ormai indispensabili. Il weekend l'ho speso tutto davanti allo schermo... come ai vecchi tempi.

Sul blog non è che non ho voglia di scrivere eh... In realtà avrei anche scritto un paio di pezzi, uno sulla politica (erano mesi che non scrivevo nulla al riguardo) ed un'altro sulla fauna di Manhattan... ma poi in ultimo non li ho voluti pubblicare. Il primo post l'ho tralasciato perchè non trovo più la forza di spendermi sull'argomento (il malato è terminale) ed il secondo perchè ormai non trovo più lo slancio per esprimermi come un tema del genere meriterebbe. E quindi, tolta la politica e tolta la fregna, di cosa volete che mi metta a scrivere? Di calcio???

Stasera è arrivata un'altra comitiva di tredici persone dal mio paese. Mi fa sempre piacere ricevere compaesani ed amici.
Prima tappa ovviamente Times Square. Difficile dopo tutto questo tempo per me ricordare l'emozione che la visita di quel posto, in realtà così freddo ed asettico, possa suscitare. Eppure quell'emozione deve essere forte perchè i turisti (ed in modo particolare gli Italiani) lo apprezzano particolarmente.
Avevo buttato la pietra nello stagno di andare in un ristorante degno di tale nome ma i visitatori hanno preferito per stasera un qualcosa nella zona di Times Square così li ho accontentati portandoli da Dallas BBQ. In realtà c'erano in zona delle alternative meno economiche ma essendo in comitiva ho optato per una soluzione da venti dollari (e non da cento!).

Va beh dai, me ne vado a dormire. Magari in settimana quei due post li rivedo e trovo la forza di pubblicarli... per il momento buona notte a tutti

Sabato Nepalese

domenica, maggio 9th, 2010

Oh, ragazzi, non è che si può fare poesia ogni volta che mi siedo per scrivere un post.
Conoscendomi sapete che vi dovete accontentare di quello che sono: 1% poesia, 4% rotture di coglioni e 95% apologia dei vizi capitali.

Dunque, ieri sera bella situazione organizzata (come al solito) da Patrizio a.k.a. "noi je damo de ceppa".
Ci trovavamo immersi in un ristorante di classe con saletta privè, pareti a vetro, specchi enormi, menù internazionale indiano/latino e, ovviamente, predonimante presenza di ragazze asiatiche. Il tema della serata era il Nepal con la sua CULtura fenomenale, le sue bellezze esotiche, i suoi sapori da scoprire...

A rinfrancare lo spirito e la tempra del contingente Italiano avevamo al tavolo un ragazzo diciannovenne appena arrivato a NYC. Tu pensa che coraggio, che audacia, non compie ancora vent'anni e già sbarca nella grande mela da solo e senza sapere bene l'inglese. Mi immagino che non deve essere facile eh... comunque lo stiamo incoraggiando bene: sta in casa con due ragazze (una asiatica e una biondona che lavora da Victoria's Secret) e poi ieri a cena tutte curiose, tutte che che gli facevano domande, insomma tutte attorno a lui.
Eh... se solo potessi tornare indietro nel tempo e arrivare qui con la scrimetta ed i capelli gellati, lo sguardo innocente, la prospettiva di un futuro aperto a qualsiasi evoluzione. Quelli si che erano bei tempi...


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