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Abruzzesi in inglese

Monday, April 27th, 2009

Dopo che in questa settimana c’erano meno di 10 gradi all’improvviso temperature sopra i 30.
Comincia all’improvviso l’Estate 2009.

Nel weekend sono stato coi miei in Pennsylvania. Occasione per rivedere gli amici, rilassarsi un pò e respirare aria buona.
Mi sono portato la radio e ho contattato Svizzera, UK e Francia. Ad un certo punto mi ha risposto anche un Abruzzese… ma non sono riuscito a fargli capire la mia sigla.

Io: WHISKY-WHISKY-3-WHISKY-WHISKY…
Lui: Ok I got WHISKY-WHISKY, please repeat your prefix
Io: the prefix is also WHISKY-WHISKY !
lui: Sorry… bye bye

Se parlavamo Abruzzese forse era meglio.
Tatà… mbè dajje! J sò wischi wischi tre wischi wischi com mi sind? kapa rocc!

Radio Amarcord

Monday, January 26th, 2009

Mi è capitato questo video sotto gli occhi e ho avuto nostalgia. Adesso che ho 30 anni fatemi fare un pò di revival.

Scommetto che i più giovani fanno fatica ad immaginare un mondo senza Internet, senza cellulari, senza televisione satellitare, senza la possibilità di telefonare facilmente all’estero.
Eppure fino a quando io facevo i primi anni delle superiori il mondo era esattamente così.
Non si poteva in nessun modo comunicare a distanza con gli amici tantomeno crearsi un giro nuovo alternativo alle frequentazioni di tipo tradizionale (sport, parrocchia, bar ecc…)

C’era tuttavia una eccezione: la radio.

Normalmente le radio vengono usate per motivi di lavoro. All’epoca però esisteva anche una componente significativa di persone che la utilizzavano solo ed esclusivamente per divertimento, per scambiare quattro chiacchiere con gli amici di sempre o per conoscerne di nuovi.
Mi riferisco al famoso CB, anche detto Baracchino, una radio di bassa potenza che trasmettendo sulla frequenza di 27 MHz consentiva agevolmente collegamenti a breve distanza (diciamo fino a 50 Km).

C’erano 40 canali da utilizzare: il 5 riservato ai camionisti, il 7 ai marinai, il 9 alle emergenze (non esistevano i cellulari!) e tutti gli altri disponibili per noi perditempo.
I Martinsicuresi li trovavi tutti sul canale 13. Quelli di Monteprandone (che dall’alto dominavano) inizialmente sull’8, poi sul 30. San Benedetto del Tronto era sul 14.
A qualsiai ora del giorno trovavi qualcuno disponibile a parlare.
Per ingaggiare una conversazione bastava pronunciare la parola “BREAK”. Chi era in ascolto capiva e ti rispondeva. Poteva essere un qualcuno che conoscevi già oppure un perfetto sconosciuto. C’erano incredibilmente anche diverse donne.
Serate anzi nottate intere a parlare. Dozzine di amici. Cene, ritrovi, incontri. Bei ricordi.
Era una specie di Skype/Facebook preistorico, limitato nello spazio e nella popolarità ma non per questo meno affascinante. Anzi lo era anche di più! La radio è una magia che solo chi la pratica può capire.

Per chi poi voleva approfondire la parte tecnica si poteva fare il grande salto, e cioè fare l’esame per prendere la famosa “patente” e diventare radioamatore. Bisognava studiare la telegrafia, un pò elettronica e diversi regolamenti.
Ottenute le carte il ministero ti assegnava una sigla (una specie di targa) per trasmettere su una serie di frequenze assegnate un pò ovunque: dalle onde lunghe alle microonde.
Le possibilità erano infite. Essere radioamatore ti dava la possibilità di comunicare agevolmente con tutto il mondo negli anni in cui nessun’altro era in condizione di farlo.
Ascoltare (o interferire!) le comunicazioni di navi, aerei, forze dell’ordine e tutto il resto non sarebbe stato difficile. Durante la guerra fredda, poi, attrezzature del genere potevano essere usate per lo spionaggio. Ecco perchè era anche una grossa responsabilità che veniva rilasciata con attenzione da parte dei vari governi. Quando presi la patente io, ad esempio, vennero i carabinieri a casa farmi le domande. Avevo 16 anni.

C’era infine una via di mezzo tra il CB ed il radioamatore. C’erano dei CB truccati, più potenti, che trasmettevano su un numero di canali ulteriori rispetto ai 40 normali. Erano ovviamente illegali.
Sfruttando le caratteristiche della propagazione ionosferica e solo in particolari condizioni (piuttosto raramente) si riusciva a parlare a distanze incredibili. Quasi sempre in Europa, ma di tanto in tanto anche in America, Sud America, Australia.
Io lo facevo? E certo che lo facevo! (il reato è ora prescritto, non c’era niente di male e ora lo posso confessare). Ho usato quelle frequenze illegali fino a quando avevo l’età minima per diventare radioamatore.
Avvenuto il contatto ci si scambiavano delle speciali cartoline per posta. La prima mi arrivò dall’Irlanda.
Era fantastico. Un miracolo che si ripeteva ogni volta. I primi approcci con l’Inglese parlato li ebbi in quel modo.

Oggi quel mondo è quasi del tutto sparito. Il CB è morto. I radioamatori stanno morendo (letteralmente!).
Io sono uno degli irriducibili che non mollerà fino alla fine.
Mentre vi scrivo ho in casa a New York due antenne, tre radio e la licenza Americana.
Mi dedico quasi esclusivamente alle comunicazioni spaziali (satelliti e/o astronauti) ed ho un altro blog con 8600 iscritti. Questo qui rispetto a quello fa ridere.

E va beh mi sono sfogato. Buona notte.

Radio a Manhattan

Wednesday, January 7th, 2009

Mi sono comprato una radiolina nuova e stasera provandola ho dato una bella spazzolata alle frequenze UHF.
C’è un sacco di traffico e tantissimi ripetori (che qui sono gestiti dai singoli radioamatori).
Ho parlato con un italoamericano che trasmette dal Lower East Side.
Immaginare uno che per tutta la vita (fin dai tempi del CB!) ha trasmesso in radio da lower Mahattan fa effetto.
Chissà ai tempi quali erano i rumori, quali le voci, quali le stazioni.
La radio ridona ad un ambiente come Manhattan la sua dimensione reale.
La radio ha un sapore tutto suo.
So che solo in pochi potrete capire.

Amateur Radio Emergency Service

Tuesday, December 2nd, 2008

Sapete già che mi sono procurato, oltre alla licenza, diverse attrezzature per praticare ogni tanto il mio hobby di radioamatore.
Durante l’estate infatti ho a più riprese istallato una stazioncina ad onde corte in quel di Roosevelt Island riuscendo a contattare anche l’Italia.

Oltre che essere uno sfizioso passatempo quello della radio è un servizio potenzialmente utile alla comunità.
Pur essendo spesso tecnologicamente antiquati, i sistemi usati dai radioamatori sono insostituibili in caso di emergenza.
Quando telefono, cellulare, internet, televisione e tutto il resto smettono di funzionare il radioamatore comunica esattamente come prima e avendo a disposizione come fonte di energia solo la batteria di una automobile è in grado di comunicare in tutto il mondo.

Qui a New York durante l’11 Settembre e successivamente in occasione del blackout del 2003 (ma anche in numerose altre recenti vicende americane come New Orleans e Ohio) i radioamatori hanno contribuito a rendere possibili le comunicazioni dei mezzi di soccorso durante le primissime fasi delle emergenze.

L’organizzazione, gestita dai radioamatori stessi, è presa molto sul serio.

Ogni lunedì sera, ad esempio, centinaia di radioamatori si ritrovano sui ripetitori VHF e UHF della zona per mantenersi pronti in caso di reale necessità.
Il network in tempo di pace si chiama ARES (Amateur Radio Emergency Service) ed è coordinato autonomamente dall’associazione dei radioamatori americani.
In tempo di guerra, invece, il Presidente ha la facoltà di sospendere tutti radioamatori consentendo di trasmettere solo a quelli abilitati al RACES (Radio Amateur Civel Emergency Service).
Questa eventualità, istituita nel dopoguerra, non è mai stata ancora attivata (l’ultima sospensione del servizio di radioamatore risale alla seconda guerra mondiale).

Devo capire bene il protocollo e la dialettica locale (non è facile!) e poi mi registro all’ARES New York come stazione HF/VHF/UHF portatile su bicicletta.

The Last Hope

Wednesday, July 16th, 2008

Allora oggi pizzata aziendale nella chill out room (la sala del biliardino).

Entro in sala e oltre ai soliti colleghi noto un signore sui 55 anni, capelli e barba bianca.
Addosso una maglietta raffigurante lo schema elettrico della “Blue Box“, un dispositivo che negli anni 80 permetteva di mandare segnali di controllo alla rete telefonica permettendo di chiamare gratis o raggiungere numerazioni normalmente inaccessibili.

Oltre alla maglietta un cappellino pieno di spillette. Sul lato la scritta “N4SCY”.
Capisco subito di avere davanti oltre che un Hacker anche un Radioamatore e quindi mi presento utilizzando il mio nominativo Americano (WW3WW) stringendogli la mano.
Da vicino riconosco il simbolo dell’Amsat e chiedo: ma fai anche i satelliti? Lui risponde dicendo che normalmente fa Stazione Spaziale ISS. Apriti cielo.
Gli domando se conosce issfanclub.com e lui dice di si e allora faccio presente che quel sito è mio. “Veeeery cool!” risponde lui, e per farmi capire che è veramente appassionato tira fuori uno smartphone Palm per poi lanciare PocketSat mostrandomi la posizione della stazione spaziale in tempo reale sul telefonino.
Io  chiedo se i dati orbitali li hai mai presi da quel sito che li importava direttamente da celestrak e lui risponde di si e allora io con un sorriso dico che anche quell’altro sito (ora chiuso) era mio!
A quel punto l’anziano Hacker sorprende tutti (compreso me) e fa: ma allora tu sei Alain!

Non mi era mai successo prima di essere riconosciuto da qualcuno senza nemmeno l’ausilio di una foto. (A Roosevelt Island invece, mi hanno riconosciuto già due volte per via dei vari video postati sul blog)

Mi da il suo biglietto da visita e scopro che anche io conosco lui!

Si trattava infatti di Robert Osband, noto nel mondo dell’ Hacking come The Cheshire Catalyst,  una figura di spicco nel mondo dell’underground Americano, un pioniere della telematica e dell’era digitale di cui avevo già letto in passato.
E’ noto per aver proposto il nuovo prefisso telefonico nella zona di Cape Canaveral (321), successivamente approvato e attualmente in uso ed anche per aver contribuito (sotto falso nome) alla leggendaria rivista di Hacking “2600″. E’ a NYC in questi giorni proprio per l’ultima storica convention di quel movimento.
L’evento, intitolato “The Last Hope“, è un ritrovo di Hackers di fama internazionale, in cui oltre che di tecnicismi ai massimi ai massimi livelli si discute di diritti civili e libertà individiali.

Whiskey Whiskey 3 Whiskey Whiskey

Thursday, July 3rd, 2008

Una eccezionale giornata di Radio oggi a Roosevelt Island.
Sono uscito prima dal lavoro e alle 17 ero già piazzato su una panchina nel parco del Faro di Roosevelt Island. La temperatura era ideale ed era ventilato al punto giusto.
Con calma allargo il treppiedi e ci monto sopra l’antenna. Collego la batteria, l’accordatore, accendo la radio.
Comincio ad esaminare la banda dei 40 metri (7 MHz). Tutto chiuso. Non si sente nulla. Solo qualcuno in telegrafia.
Allora passo ai 20 metri (14 MHz). Accordo l’antenna ed esce fuori qualche vocina dal rumore. Mi metto sulla frequenza delle isole (14.260) e chiamo. Risponde subito Lall del Brox. Il segnale è ovviamente fortissimo ma il corrispondente è talmente vicino che al posto della radio potevamo usare i segnali di fumo. Mi dice che ha vissuto tre mesi a Milano. Complimenti reciproci sui rispettivi paesi e ciao.
Chiamo ancora e riponde Montreal! Un altro segnalone fortissimo.
Ero già contento  così ma il bello doveva ancora cominciare infatti, rullo di tamburi, al turno successivo mi risponde Giuseppe da Cosenza Caserta!!! Che emozione. Parlare con gli Italiani dall’America. Bello.
A seguire ho fatto un tritacarne: Carlo da Brebbia, poi Inghilterra, Spagna, Francia, Belgio, addirittura Marocco!

Verso metà operazioni ecco che da lontano vedo arrivare a piedi un poliziotto. Ci siamo, ho pensato: la polizia di RI è famosa per aver arrestato due persone solo perchè guardavano Manhattan col binocolo.
Questo arriva, io tolgo le cuffie e lui domanda: “cos’è un CB?” e io “no sono Radioamatore”. Stavo per dire della licenza ma lui “ah va bene continua pure” e se ne va. Sospiro di sollievo.

Dopo un pò passa un signore di mezza età in bici con a fianco la figlia che faceva jogging. Mi domanda, vuole sapere dell’antenna, della telegrafia, del perchè e del per come. Io rispondo a tutto. Alla fine fa “interessante!”, e io tra me e me: “si interessante la radio, ma sapessi quanto è più interessante la figliola che ti corre a fianco!”… ehehhe

Infine ciliegina sulla torta.
Mi rimaneva pochissima batteria quando a 14.297 sento diversi Italiani discorrere tra loro. Nessun formalismo, nessun nominativo, nessun contegno. Parlavano di banane raddrizzate in modo strano o di problemi filosofici del genere e lo facevano spandendo i loro segnali per tutto il pianeta.
Io mi presento come da regolamento e loro rispondono scocciati, senza identificarsi, ironici, sprezzanti.
Dovete sapere che di questa gentaglia l’Italia è purtroppo piena e quando si confrontano con gli stranieri va a finire che volano dei “maccheroni”, “spaghetti”, “mafia”, “mandolino” o cose del genere. Sono questi cafoni che affossano il nome di tutti gli altri.

Beh dai il primo vero test dalla stazione portatile è stato un successo. Credo che ripeterò il tutto da Governors Island.

Roma qui Philadelphia, rispondete passo

Saturday, November 24th, 2007

Voi vi chiederete: che bisogno c’e’ di fare un casino per contattare via radio qualcuno quando lo si puo’ fare comodamente via Internet?
Avete ragione. Non c’e’ nessun bisogno. Il punto e’ che quando lo fai via radio il divertimento non sta nell’oggetto della comunicazione bensi’ nell’utilizzo del mezzo con cui si comunica.
E’ una specie di sfida. Un challenge tecnologico. Forse un po’ un miracolo: utilizzando la potenza normalmente spesa per una lampadina si emette un segnale che rimbalza tra ionosfera e terra e arriva da un capo all’altro del mondo.
Si prova un gusto strano… forse un pochino maniacale. Qui lo definirebbero semplicemente qualcosa da “nerd”.

In ogni caso, usando la mia radiolina ed una antenna lunga quanto un manico di scopa, nel primo giorno di operazioni in onde corte sono riuscuto a contattare: Louisiana, North Carolina, Mississippi, Tennessee, Repubblica Dominicana ed una nave Russa che incrociava nel mare dei Caraibi.
Purtroppo le condizioni di propagazione sono pessime e avrei potuto fare molto di piu’ ma spero che migliorino nei prossimi giorni.
L’obiettivo e’ contattare l’Italia.

Radio Setup Antenna

Pieno centro, piena periferia

Wednesday, November 14th, 2007

Stasera sono andato a casa di un riparatore di apparati Radioamatoriali che abita a qualche chilometro dal JFK.
Ci ho messo oltre un’ora usando un treno espresso.
New York non e’ solo Manhattan. Non e’ solo grattacieli. Esiste tutto un mondo nascosto ai e dai media. Un mondo sconosciuto ai turisti: malinconico, anonimo, sienzioso. Un mondo ENORME. Piu’ imponente della stessa Manhattan.
Fermata dopo fermata, in sole 9 miglia si passa dal centro pulsante dell’economia mondiale alla periferia piu’ profonda. Non mi sentivo in pericolo ma di sicuro mi sentivo a disagio. In un posto cosi’ non resisterei neanche un mese. Forse neanche una settimana.
Il tecnico, un signore anziano, vive in una casetta singola e graziosa. Tutta in legno, come moltre altre.
Nel block una scuola elementare ed una chiesa dall’aspetto angosciante.
Al mio arrivo mostro la radio. Spiego che la botta deve aver fracassato una manopola ma che la radio nonostante tutto funziona quasi completamente. Solo il ricevitore ha qualche noia. Il tecnico precisa che forse ho rotto la mother board e che quindi la spesa della riparazione potrebbe essere ingiustificabile. Speriamo di no.
In ogni caso stavo per andare quando lui fa: “visto che sei venuto da cosi’ lontano ti faccio vedere il laboratorio”. Io acconsento.
Usciamo di casa e passando dal retro entriamo in un’altra casa uguale alla prima, sia come forma che come dimensione. E’ il laboratorio.
Hal apre la porta e io rimango a bocca aperta. Ordinati per produttore sono allineati su dozzine di scaffali ricetrasmettitori vecchissimi di ogni tipo. Roba degli anni60/70/80. Tutti messi a nuovo. Tutti perfetti.
Hal mi spiega che li compra per ripararli e rivenderli in tutto il mondo, Italia compresa.
Ci saranno state 3 o 400 radio. Tutte in vendita. Piu’ che un negozio a me sembrava un museo della radio.
Ho trovato dentro i primi CB Midland (prodotti 20 anni prima del mio Alan48), un Kenwood TS-120 (la radio con cui parlai per la prima volta all’estero nel 1994), un Icom IC-745 (prima radio acquistata usata facendo il cameriere) oltre a dozzine di modelli piu’ vecchi di radio a valvole.
Hal era orgoglioso e quando gli ho chiesto se potevo scattare una foto si e’ aggiustato la camicia per mettersi in posa.
Spero possa fare il miracolo della riparazione perche’ nel rivedere tutte quelle vecchie radio mi e’ venuta nostalgia del rumore di fondo delle onde corte, delle ore trascorse a chiamare e della trepidante attesa di ricevere una risposta magari da una stazione americana.

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