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Z-Axis

lunedì, novembre 7th, 2011

Sabato pomeriggio ero su sta terrazzina tra le nuvole proprio in cima all'Hotel New Yorker.

Il direttore è un appassionato della materia e così ci ha dato libero accesso ad una suite e massima disponibilità del personale. Ad un certo punto ci ha fatto anche fare una visita guidata nella vecchia stanza di Tesla e ci ha raccontato tutte le curiosità di quel palazzo storico Newyorchese. Chi del resto potrebbe mai essere più Newyorchese del "New Yorker"?!? Una persona veramente gentile il direttore. Squisita direi.

Ad un certo punto è anche arrivata la "stampa" del settore. Un giornalista di CQ Magazine (una specie di istituzione del mondo radiantistico) si è presentanto munito di due libri classici da dare in omaggio (ARRL Antenna Book e ARRL Handbook che assieme costano un centinaio di dollari) oltre che a spillette calendari e materiale propagandistico vario. Ha fatto domande, foto, ha preso i nomi di tutti e scriverà un pezzo a Gennaio ed un altro a Giugno.

Diciamo che non ho fatto brutta figura eh... oh ma io in Italia ho avuto dei maestri radioamatori gente tosta eh... quelli che una volta "tatitati tatatita" mica pizza e fichi. Diciamo che gli Americani li gestisco bene ma non è comunque dell'hobby che vi voglio parlare. Mettiamo da parte un attimo le antenne e le nerdate varie parliamo piuttosto della New York vista dall'alto.

Eh si perchè era la prima volta che mi capitava di soggiornare in una location così in alto e mentre ero in quella suite tra una birra e una fetta di torta non potevo non pensare a cosa potrebbe significare vivere una vita al quarantesimo piano: la città coi suoi lenti movimenti sottostanti, i rumori ovattati, il colore dei tramonti, la luce accecante che arriva da tutti i lati. Così come nel 1930 è sicuramente vero ancora oggi: vivere "in quota" a Manhattan significa essere costantemente immersi in un sogno ad occhi aperti. Un trip allucinante da paura. Una viaggio della mente che se lo fai per un paio di settimane secondo me non ti riprendi più.

Osservavo con attenzione gli stessi luoghi che ho frequentato negli ultimi anni: ah ecco il ristorante, il negozio di elettronica, ecco invece quell'angolo in cui mi fermavo a chiacchierare con gli amici.... La prospettiva dall'alto ha un effetto ipnotico e regala spunti nuovi fino a quel momento inaspettati. Ragionandoci ti viene quasi da pensare che a Manhattan in qualsiasi momento ci deve essere qualcuno ti vede. E non mi riferisco a dio eh... non capite male: penso piuttosto ad uno che in vestaglia sorseggia un caffè alla finestra o ad una che si fuma una sigaretta sul balcone a 150 metri di altezza.

Una città tridimensionale in cui il livello di privilegio e di fortuna viene misurato sull'asse Z (Io per ora sto al secondo piano).

Ciao

Che forse forse…

domenica, ottobre 23rd, 2011

Ultime giornate di sole, ultimi pomeriggi che puoi passeggiare all'aperto e così ne ho approfittato per tornare a Roosevelt Island con la radio, stavolta quella più potente.

Prima è passato a trovarmi Marcello, un lettore del blog che da poco si è trasferito anche lui a New York per lavoro, poi  mi sono messo a trasmettere e ho fatto un polverone da panico... ma tipo che irrompevo nei circoletti di radioamatori Italiani che parlavano tra di loro. Ho anche parlato con Antonio, un amico che vive vicino casa, uno di quelli con antenna gigantesca ed amplificatore a valvole ceramiche su cui potresti cucinare un uovo al tegamino.

Sono rimasto fino a notte inoltrata... un freddo allucinante (fortuna che mi ero portato un cuscinetto da mettere sotto il sedere).

A cena siamo stati a mangiare le cozze a Manhattan. Se mai vi venisse l'idea di mangiare del pesce a Manhattan, fatevene venire un'altra di idea. Ancora devo trovare un posto decente e quello di stasera non lo era minimamente: paghi un botto e mangi cose che saprei cucinare (meglio) anche io... il che è tutto dire.

Adesso vi saluto che prima di andare a letto mi guardo una delle ultime puntate di Boardwalk Empire Season 2. Sto guardando troppe serie televisive. Che forse forse mi sto rincoglionendo anche io???

Un saluto caro

73 de Alain WW3WW/P

Domenica a Roosevelt Island: aria di casa lontano da casa

lunedì, ottobre 17th, 2011

Ieri sono tornato dopo tanto tempo a Roosevelt Island.
Bellissima giornata, anche se ormai si fa fatica a stare seduti sulle pachine per via del freddo. Colori magnifici, gabbiani che volano sul pelo dell'acqua. Bel posto davvero... che nostalgia.

Ho montato il mio piccolo show e mi sono messo a chiamare. Potenza 5 watt scarsi. Hanno risposto diversi Americani oltre a Capo Verde, Toscana, Croazia, Cuba, Romania e Lithuania.

Ieri ci doveva essere una qualche festività Ebraica perchè l'isola (e mi dicono anche Coney Island) era piena di famiglie Ebree ordodosse vestite in maniera elegante. Alcuni degli uomini avevano un cappello enorme molto particolare: vuoto al centro e tutto intorno una specie di pelliccia. Mai visto prima.

A un certo punto uno dei bambini viene a chiedere cosa stessi facendo. Era la terza persona che si avvicinava per domandare... ma a differenza delle altre il bambino ha attirato la curiosità di una decina di altri.
Insomma ero circondato da bambini dagli otto ai 12 anni... molto interessati eh...!Quando gli ho detto che potevo sentire facilmente gli aerei in volo e la polizia sono andati in delirio. Secondo me un paio li ho convinti a diventare radioamatori.

Ripiegata la stazione radio nello zaino mi sono rimesso in sella per tornare ad Astoria. Sulla via del ritorno, proprio su Main Street davanti al mio vecchio palazzo di Roosevelt Island vedo una agente di polizia che fa le multe. Ma non è un agente qualsiasi, è un mio ex-collega che ora fa il poliziotto presso il Roosevelt Island Public Safety.

Ci fermiamo a parlare. Come stai? Come sta quello, come sta quell'altro... Tra me e me penso che ormai incontro continuamente gente per strada. Persino i poliziotti che fanno le multe. Aria di casa... lontano da casa.
Mi rimetto in sella. Colori, edifici, natura: New York in bici è fenomenale come al solito.

Adesso però ho paura di aver preso l'influenza. Perlomeno un raffreddore... ma ne è valsa la pena però: Capo Verde con 5 watt l'antenna che la reggi in mano oh... provateci voi se ci riuscite!

Ciao a domani

New York in Vespa

domenica, ottobre 9th, 2011

Giornate di sole eccezionali. Non fa caldo, non fa freddo, una luce sensazionale: siamo nel pieno dell'Indian Summer.

Ieri eravamo nel Village per mangiare da Famous Xi'an Food. Io ho preso il classico della regione dello Xi'an e cioè il "Liang Pi Cold Skin Noodles", accompagnato da un Hamburger Cinese e da una bevanda fresca a base di frutta. Già che eravamo in zona abbiamo fatto un salto da Big Gay Ice Cream. C'erano i famosi gelati salati (non so come ma mettono il sale anche sulla nutella). Io ho preferito andare più sul classico prendendo un Cococone.

Ovviamente non potevamo non andare da Giano per un paio di prosecchini e salutare gli amici Paolo e Matteo che stanno proprio dall'altro lato della strada. Ci sediamo e bevendo noto davanti al locale una Vespa rossa al posto della solita Lambretta Blu.
Matteo ma che hai cambiato la Lambretta con una Vespa? E lui: Non è una Vespa, è una Stella!
Mi avvicino, ed infatti si tratta di una misteriosissma "Stella" priva di qualiasi riferimento Piaggio. Matteo mi spiega che è praticamente una Vespa PX-150 prodotta nell'ex stabilimento Piaggio in India.
Quando la Piaggio ha decise di interrompere la produzione della serie PX, gli Indiani ne acquistarono la licenza e si misero in proprio e così tutt'oggi producono ancora le Vespa, anzi le Stella.
La Stella ha lo starter elettrico, il freno a disco, l'indicatore acustico delle frecce oltre ad una miriade di altre piccole migliore meccaniche. Il look and feel, il rumore, la carrozzeria però restano inalterati.

Matteo ha insistito pechè facessi un giro e si è presentato con due taschi oltre alla targa da attaccare - come si usa fare qui - col velcro.
E' così eccomi in sella ad una Vespa in giro per le street e per le avenue dell'East Village in una bellissima giornata di sole. Non so perchè ma mi sentivo molto Nanni Moretti. La prima, la seconda, la terza... il cambio sul polso sinistro, ti fermi al semaforo e riparti: eccezionale... erano 17 anni che non guidavo una vespa. Grazie Matteo

Depressione da ingresso negli USA

mercoledì, ottobre 5th, 2011

Ormai i viaggi da e per l'America sono diventati routine e non mi affaticano affato. In volo mi guardo un paio di film, dormo almeno 4 ore. Proprio non mi pesano. C'è solo una cosa che ancora mi consuma profondamente e che purtroppo non cambierà mai e cioè il confronto con gli immigration officers.

Cittadini e carte verdi da una parte, l'orda dei turisti (e dei disperati) dall'altra. Gli agenti fanno il loro lavoro e lo fanno molto bene: Ma cosa fai qui? Dove lavori? Come ti chiami? Tutte informazioni già disponibili sui documenti che gli hai presentato, ma che ti vengono ugualmente richieste a voce. Addirittura qualche volta sono voluti scendere nei dettagli del lavoro, nei tecnicismi, nei particolari per gli addetti.

Finita la procedura accendo il telefono e arriva la notizia che la ragazza di Seattle è stata assolta. Giù con i commenti sull'Italia e sul suo "cartoonish" sistema giudiziario, i periti che hanno incasinato le prove, gli accusatori che sarebbero stati già coinvolti in gravi errori durante processi di precedenti casi di omicidio. Ma sarà vero? poco importa... già è grave che possa venire un dubbio del genere.

Poi il rating dell'Italia declassata ancora una volta. Bene così. Si parla ampliamente del problema Italia in tutto il mondo, tranne che in Italia. La totale assenza di un sistema di informazione efficace rende gli Italiani completamente ignari di quello che sta succedendo nel paese. Del resto come biasimare il popolo visto che fino ad un anno fa la TV del capo del governo assieme a quella del governo dicevano che la crisi in Italia non esiste?

Infine altro fulmine a ciel sereno: Wikipedia sta per chiudere i battenti in Italia a causa del decreto legge sulle Intercettazioni. Tò, che strano! Nessuno in Italia si era accorto che sta per passare una legge che uccide la libertà di parola. Sembrerebbe una cosa grave visto che se ne sono accorti oltreoceano i gestori del settimo sito più popolare del mondo. Da noi invece no... tutto normale. Avanti così!

Insomma, nel momento in cui entri negli USA e questi ti fanno sentire un ospite quasi indesiderato è vivissimo il ricordo di cosa ti aspetta il giorno in cui dovrai tornare indietro. Una situazione senza alcuna via d'uscita in cui mai avrei pensato di dovermi trovare.

Esco e vado in ufficio va... così mi passa

Ciao

Amaro Averna. Specialità Assoluta.

domenica, ottobre 2nd, 2011

A casa da solo. Silenzio totale. Non riesco ancora a capire se sono contento o se mi dispiace il fatto di dover ripartire. New York è sempre New York eppure la famiglia, la casa, la nazione: i valori da buttare sul piatto della bilancia sono molti e sono pesanti.

Stavo per scrivere che mi piacerebbe poter avere un minimo di stabilità e di certezze poi però mi sono reso conto che avrei scritto una cazzata: non sono forse io quello che ha sempre ricercato avventura ed incognito? Se avessi voluto vivere di certezze avrei potuto farlo ormai da tempo, eppure ancora niente, ancora qui a navigare a vista: uncharted territory.

Ogni volta mi sembra di partire per la prima volta, di non essere mai mancato. Eppure ogni volta il sapore delle cose sembra diverso, il volto delle persone più vecchio, il nome sul citofono è ormai sbiadito dal sole: quattro anni sono volati via senza che io me ne sia praticamente accorto.
Ed i prossimi quattro anni? Boh... chissà. Non ne ho idea. L'ipotesi che mi fa più paura è quella di tornare in Italia, con tutto quello che ne consegue sia dal punto di vista pratico che da quello personale. Ok ma se non in Italia, allora dove? E perchè?

In fondo essere costretti a lasciare New York potrebbe alla fine essere un bene. Un modo per costringersi a rimettersi in discussione, per rinnovarsi, una scusa per lanciare di nuovo i dadi sul tavolo. Si vedrà...
Per adesso l'Averna è finito e la notte è ormai fonda. Domani di nuovo in viaggio. Destinazione infinito.

Ciao

Matrimonio ad Offida

lunedì, settembre 26th, 2011

Sono tornato in Italia per un matrimonio di Americani che si è svolto presso una Chiesa Medievale di un paesino tra le marche e l'abruzzo che si chiama Offida.

Il posto eccezionale. Gli ospiti Americani alloggiavano presso un residence di San Benedetto del Tronto ed erano evidentemente in visibilio: in Italia si mangia, si beve, c'è il sole, il mare, la storia millenaria... altro che America insomma.

Durante la cerimonia sono uscito fuori a fare un paio di fotografie. Mi sono così accorto che nel corso dei secoli qualcuno aveva scolpito il proprio nome sui mattoni del muro posteriore della chiesa apponendo immancabilmente anche l'anno in cui questo avveniva. Molti nomi erano stati cancellati dal tempo e dalle intemperie mentre altri erano rimasti leggibili. Eccone alcuni:

Tozzi Michele 1888
Veccia Agostino 1896
Garfagno Luigi 1897
BM 1889
Spurio Enrico 1902
Dino - Sabina 1958
Basili Luigi 1990
Tom & Irena 2010

Sono rimasto affascinato dal mistero di quelle scritte e dalla necessità di comunicare la propria esistenza ai posteri: una sottile linea invisibile che unisce Michele, Agostino, Luigi e via via gli altri fino ai giorni nostri. Un qualcosa di cui anche io (che mi sono limitato a leggere) ero diventato inevitabilmente parte.

Rompere col passato

sabato, settembre 17th, 2011

A che serve dover andare all'anagrafe per cambiare la propria residenza?
Me lo chiedo perchè qui non si fa e se traslochi sei tu stesso ad auto-assegnarti il nuovo indirizzo. Se cambi città non devi andare in municipio ad elemosinare il cambio di residenza e non vengono i vigili urbani (dopo mesi) a controllare che sei in casa. Ma che senso ha tutto questo? Qui usi il tuo nuovo recapito al posto del vecchio punto e basta: la patente la aggiorni online e te ne spediscono un'altra (costo $12), le bollette di gas, luce ed internet invece le aggiorni con una semplice telefonata e magicamente esse vengono collegate alla tua nuova utenza.

Parlando di utenze... qui ho allacciato gas, luce ed internet (poi li ho anche spostati) senza mai e poi mai mostrare un documento, firmare un pezzo di carta o spedire un FAX. Tutto online o per telefono. GRATIS.
Se non ricordo male in Italia per cambiare il nome sul contratto Enel dovetti spendere circa 500 Euro e proprio per questo motivo è tutt'ora intestato a me. Ma perchè si devono pagare cifre del genere per fare gli allacci delle utenze?

Una volta ebbi un problema con una azienda che mi doveva ridare quattromila dollari e non me li ridava. Ho telefonato, sono andato di persona, ho scritto una lettera ma niente soldi. Poi un giorno sono andato in tribunale e  senza nessun avvocato gli ho fatto causa. Ho compilato un foglietto col mio nome, il nome della azienda da cui volevo i soldi, ho messo la crocetta sulla ragione del mio presunto credito e basta: udienza fissata in 30 giorni. Appena arrivata la notifica il debitore mi ha spedito l'assegno coi soldi. Al quanto pare la giustizia civile qui funziona abbastanza bene. Da noi quanto tempo ci vuole per fare un processo civile? 

E i notai? Perchè per vendere una automobile (o peggio un appartamento) i cittadini sono costretti a spendere per un professionista privato più di quanto non spendono di tasse? Ad Astoria c'è uno che fa contemporaneamente da agente immobiliare, da notaio e da barbiere nello stesso studio. Il notaio prende massimo 50 dollari per apporre il suo timbrino sul tuo documento ma spesso - come è successo anche a me - esso viene messo a disposizione gratis. Perchè non lo facciamo anche noi?

Parliamo di Autostrade. Durante il coast to coast spesi una trentina di dollari per i pedaggi di qualche ponte o di qualche tratto speciale nei 5000 Km di percorrenza da NYC a LA. In Europa invece per andare dall'Abruzzo a Capo Nord andata e ritorno (circa 10.000 Km) spesi per le Autostrade Italiane più del doppio di tutto il resto d'Europa messo assieme.
Mio nonno mi diceva che le Autostrade Italiane erano date in gestione a dei privati così che si potessero ripagare gli enormi costi di costruzione. Sono passati trent'anni, ne sono passati quaranta, cinquanta, sessanta... forse anche settanta e ancora si paga il pedaggio. Ma quand'è che le Autostrade diventeranno gratuite? Perchè bisogna continuare a pagare un privato per usare una strada che invece è di tutti?!?

L'elenco potrebbe continuare per ore ed ore ma mi fermo perchè tanto sono cose che sappiamo già tutti. Anzi negli ultimi quattro anni voi le avete imparate sicuramente meglio di me. Da pessimista sono convinto che non cambierà mai nulla e che anzi andrà sempre peggio eppure basterebbe poco per svecchiare questo paese...

Ormai credo di aver deciso: alle prossime elezioni voterò e farò votare per il movimento 5 stelle fondato da beppe grillo. Bisogna rompere definitivamente col passato.

Intervistina su Italiansinfuga.com

martedì, settembre 13th, 2011

Qualche giorno fa Aldo Mencaraglia di italiansinfuga.com mi ha scritto una mail in cui mi chiedeva una intervista per il suo interessantissimo sito e ovviamente ho acconsentito con piacere così l'intervista è uscita stamattina.

Aldo ha ritenuto opportuno enfatizzare il fatto che in Italia avessi dovuto lasciare un "posto fisso" per poter raccogliere l'opportunità di venire a lavorare in America e così ha titolato: "Addio posto di lavoro fisso, vado a New York".

Andatevela a leggere perchè è sfiziosa e già che ci siete leggetevi anche i commenti (la gente sta a pezzi...)

Gente in Progresso

martedì, settembre 6th, 2011

Ragazzi, qua l'inverno è inverno davvero... non come da noi. E' una fase mentale oltre che fisica che cambia la prospettiva dell'intera città, cambia i ritmi, i posti che frequenti e le cose che fai. Il mese prima passeggi per ore, quello dopo fai fatica a fare a piedi i 5 minuti che vanno dalla metropolitana a casa tua.
Stamattina esco bello bello e... sorpresa: fa troppo freddo per andare a maniche corte. Sono risalito a prendere un giubottino e una volta di nuovo in strada ha cominciato a piovere. E piove ancora adesso, dopo il lavoro.
Quinto inverno a New York City... chi lo avrebbe mai detto: come ogni volta torneranno di nuovo le pioggie, riapriranno le scuole, cadranno foglie lungo i viali e ancora un altro inverno, che porterà la neve e un'altra primavera. E tu che fai di sabato in questa cittàaaaaa dove c'è gente che lavora, per avere dieci giorni all'anno di ferie...

(Come sempre, chi non capisce le citazioni è un pivello. Grande Franco)