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Ma voi preferite i post sulla politica o quelli sulla fauna?

Tuesday, August 17th, 2010

Nei giorni passati ho così colto l’occasione per rispolverare l’altro mio siterello che non visitavo da mesi (forse anni). Scherzando scherzando, pur essendo in completo abbandono, quel sito si autoalimenta di contenuti generando il doppio delle visite rispetto a questo.
Pensate che c’è un dipendente della NASA che lo mantiene per lavoro. Quando c’è un problema è lui che mi contatta per segnalarmelo (giuro che è la verità!).
Insomma un lavoro che merita più attenzione e così, vista la carenza di idee per il blog, in questi giorni mi sono messo sotto per fare delle manutenzioni diventate ormai indispensabili. Il weekend l’ho speso tutto davanti allo schermo… come ai vecchi tempi.

Sul blog non è che non ho voglia di scrivere eh… In realtà avrei anche scritto un paio di pezzi, uno sulla politica (erano mesi che non scrivevo nulla al riguardo) ed un’altro sulla fauna di Manhattan… ma poi in ultimo non li ho voluti pubblicare. Il primo post l’ho tralasciato perchè non trovo più la forza di spendermi sull’argomento (il malato è terminale) ed il secondo perchè ormai non trovo più lo slancio per esprimermi come un tema del genere meriterebbe. E quindi, tolta la politica e tolta la fregna, di cosa volete che mi metta a scrivere? Di calcio???

Stasera è arrivata un’altra comitiva di tredici persone dal mio paese. Mi fa sempre piacere ricevere compaesani ed amici.
Prima tappa ovviamente Times Square. Difficile dopo tutto questo tempo per me ricordare l’emozione che la visita di quel posto, in realtà così freddo ed asettico, possa suscitare. Eppure quell’emozione deve essere forte perchè i turisti (ed in modo particolare gli Italiani) lo apprezzano particolarmente.
Avevo buttato la pietra nello stagno di andare in un ristorante degno di tale nome ma i visitatori hanno preferito per stasera un qualcosa nella zona di Times Square così li ho accontentati portandoli da Dallas BBQ. In realtà c’erano in zona delle alternative meno economiche ma essendo in comitiva ho optato per una soluzione da venti dollari (e non da cento!).

Va beh dai, me ne vado a dormire. Magari in settimana quei due post li rivedo e trovo la forza di pubblicarli… per il momento buona notte a tutti

In attesa che qualcosa abbocchi alla canna

Monday, August 9th, 2010

Venerdì sera è passato a trovarmi un vecchio amico di Università che non vedevo da otto anni che era qui in vacanza assieme ad altri quattro amici. Contemporaneamente, per coincidenza, sono capitati qui un altro paesano in viaggio di nozze, un collega in trasferta ed una amica giornalista di passaggio. Si è così creata l’occasione ideale per delle belle seratone in compagnia come solo tra Italiani è possibile fare.

Li ho portati in diversi locali, abbiamo fatto il giro completo di Manhattan col traghetto e stasera in pizzeria abbiamo incontrato per caso Patrizio il romano (aka “noi je damo de ceppa”) con la fidanzata. Insomma uno squadrone. Sembrava di stare in Italia!
Mi sono divertito un casino poi però alla fine i cinque sono ripartiti ed io sono rimasto solo dentro la metro. Tutti che rientravano alle loro vite, alle loro abitudini consolidate, alle loro origini. Tutti tranne me che imperterrito persevero nello starmene in questa grande città dei balocchi, per quale motivo (e a fare cosa) non si sa.

Allego la foto della capo Nord di Manhattan (il punto grograficamente più a Nord di tutta l’isola) in cui è stata eretta una piccola tettoia abusiva per giocare a carte nell’attesa che qualcosa abbocchi alla canna.

Medicare for ALL

Tuesday, August 3rd, 2010

L’altro giorno davanti alla libreria pubblica di Manhattan c’era un gruppo di signore di una certa età che manifestavano chiedendo assistenza sanitaria universale. Senza ma e senza se: assistenza per tutti punto e basta.
Quello che ovunque è un concetto scontato qui è per alcuni una chimera, per altri una bestemmia.

C’è da ammettere che quando Nixon prometteva agli Americani l’assistenza sanitaria che si meritavano (e cioè la migliore al mondo) aveva ragione. In effetti gli Americani hanno ottenuto l’assistenza migliore che ci sia! Quelli che se la meritano però… mica tutti gli Americani!

La questione del ginocchio ha avuto degli sviluppi.

Pochi giorni dopo aver fatto la risonanza magnetica mi è arrivata una lettera da una azienda a me sconosciuta che, incaricata dalla mia assicurazione, mi ha autorizzato a fare la risonanza che avevo già fatto! Pazzesco.
Dopo un pò mi chiama il super-chirurgo e mi fa: “De Carolis… mo soccmel! hai una ciste grande quanto una pallina da ping pong dentro al ginocchio! Bisogna assolutamente che mettiamo mano ai ferri per tirarla via”.
Mi faccio dare il codice dell’intervento per dirlo all’assicurazione. Telefono, premi uno, premi cinque, premi cancelletto… parli con l’operatrice… spieghi tutto e lei ti fa: “Al momento non abbiamo ragione di negare il rimborso delle spese per questo intervento”. Capito il concetto? L’assicurazione non dice di SI… dice solo “Per ora non diciamo di NO”!

Siccome io coi medici sono molto sfortunato nel senso che nonostante tutti gli sforzi non sono mai riusciti a risolvere UN CAZZO DI NIENTE tra i vari problemi che ho avuto finora, prima di procedere con un intervento compesso (vivo da solo) e pontenzialmente disastroso dal punto di vista finanziario ho mandato le carte ad un altro dottore in Italia per assicurarmi che almeno possa servire a qualcosa.

Mai mettere due dottori a confronto perchè inevitabilmente le diagnosi e le cure saranno diverse, ed infatti il secondo dice che probabilmente facendo l’intervento non si risolve nulla e che il dolore mi rimane. Dice anche che le cisti le abbiamo tutti e che se non è indispensabile non vale la pena di rimuoverle.

In Italia mi operai per un’altra cosa e non solo non ho risolto il problema ma ne ho creati di altri anche peggiori. Insomma non so che fare e non so di chi fidarmi… Ad Agosto si vedrà.

Coincidenze

Tuesday, July 20th, 2010

Oggi è successo quello che ancora mi mancava, l’ultima coincidenza che poteva succedermi a New York: ho incontrato per caso un mio ex-collega Italiano.
Io non sapevo che lui fosse in vacanza a New York, e lui non era al corrente del fatto che io abitassi qui. Immaginatevi la sorpresa reciproca nel bel mezzo della follia della quarantaduesima strada.

Comunque, la notizia del giorno è che entro poco mi dovrò operare. A presto un altro aggiornamento del bollettino medico.

Il dubbio

Monday, June 7th, 2010

Un mese fa mi ferma per farsi una foto una ragazza poco più che ventenne. Messa bene eh… aveva tutto al posto giusto, un bel sorriso rotondo, due bei occhi abbondanti.
Di dove sei, di dove non sei: sono di Santo Domingo. Ah che bello, perchè io sono Italiano. E lei: Italianoooooo? Incredibile… sai io riparto martedì, e sto cercando un fidanzato
A questo punto si ferma la scena, il traffico pedonale di Herald Square si paralizza, l’inquadratura sobbalza dal primo piano di questa caraibica di primo pelo a me. Tutta New York attende la mia risposta. Prendo fiato e scandisco con calma: bene, sei venuta nel posto giusto, sono sicuro che lo troverai!
E la lascio andare.

Oggi eravamo a Times Square anzichè a Herald e si ferma una ragazza non per la foto ma per chiedere una informazione.
Exxxcuse me wher iss Litttle Itali? E io: Italiana? E lei: no, I am Brazilian.
Capito l’antifona? Brasile, robbba tosta… serie A… non si scherza. A quel punto, come un pazzo sconsiderato mi sono messo a spiegarle che per arrivare a Little Italy doveva prendere la N downtown, scendere a Canal Street, andare verso Est e poi girare a sinistra su Mulberry Street.
Ci voleva tanto a dire: “Sono Italiano – finisco alle 22 – ti ci porto io a mangiare una pizza come si deve” ?

Ora che ripenso a queste scene mi viene un dubbio: ma fosse che a forza di stare a New York mi sono rincoglionito veramente?!?

Quello che i turisti non vedono

Monday, May 17th, 2010

La stazione sopraelevata, come si usa da queste parti, è lercia e trasandata. Hai la sensazione costante che toccando qualsiasi cosa potresti prendere il tetano e che facendo uno starnuto possa crollare tutto.
Entra uno sui quaranta con la maglietta completamente strappata, il naso fratturato ed il volto coperto di sangue. Nessuno ci fa caso.

Un gruppetto di Messicani, tutti maschi ubriachi, cantano le loro canzoni al Karaoke. La musica risuona per la strada invitando i pochi passanti a lanciare uno sguardo all’interno di quel locale squallido e disperato.

All’angolo di un incrocio, a pochi passi dall’ingresso di un negozietto di alimentari terzomondista, due ragazzini improvvisano un combattimento di arti marziali per la gioia di pochi altri spettatori coetanei.

Un pub semi-irlandese, senza musica e pieno di gente imbambolata (qualcuno dorme sul bancone) ha la porta spalancata e così ne approfitto per andare a pisciare. Entro ed esco senza che se ne accorga praticamente nessuno, se non due giocatori di freccette a cui passando ho intralciato la linea di mira.

Dall’alto di un loft gigantesco rimbomba salsa a tutto volume. Sembra ci si diverta da matti ma non si capisce come fare per entrare. Il vocalist parla solo spagnolo… Forse una festa privata? Forse un corso di ballo? Passiamo oltre dopo aver abbassato lo sguardo dall’alto dei cieli al basso dei marciapiedi pieni di cartacce.

Un taxi giallo si ferma al centro della strada. La porta si apre tanto quanto basta per far uscire la testa vomitante del passeggero. La porta si richiude e il taxi prosegue la corsa.

Una balera Greca è stracolma di signori benestanti (Greci) di mezza età. Non riesce a vederne l’interno ma la musica, il nome e gli addobbi esterni non lasciano spazio a dubbi.

Il tempo è fermo. L’aria carica di grandi speranze e ricordi di terre lontane.

Qualcuno a fianco a me mi legge nel pensiero: “certe volte mi chiedo chi cazzo me lo ha fatto fare…”

Sabato Nepalese

Sunday, May 9th, 2010

Oh, ragazzi, non è che si può fare poesia ogni volta che mi siedo per scrivere un post.
Conoscendomi sapete che vi dovete accontentare di quello che sono: 1% poesia, 4% rotture di coglioni e 95% apologia dei vizi capitali.

Dunque, ieri sera bella situazione organizzata (come al solito) da Patrizio a.k.a. “noi je damo de ceppa”.
Ci trovavamo immersi in un ristorante di classe con saletta privè, pareti a vetro, specchi enormi, menù internazionale indiano/latino e, ovviamente, predonimante presenza di ragazze asiatiche. Il tema della serata era il Nepal con la sua CULtura fenomenale, le sue bellezze esotiche, i suoi sapori da scoprire…

A rinfrancare lo spirito e la tempra del contingente Italiano avevamo al tavolo un ragazzo diciannovenne appena arrivato a NYC. Tu pensa che coraggio, che audacia, non compie ancora vent’anni e già sbarca nella grande mela da solo e senza sapere bene l’inglese. Mi immagino che non deve essere facile eh… comunque lo stiamo incoraggiando bene: sta in casa con due ragazze (una asiatica e una biondona che lavora da Victoria’s Secret) e poi ieri a cena tutte curiose, tutte che che gli facevano domande, insomma tutte attorno a lui.
Eh… se solo potessi tornare indietro nel tempo e arrivare qui con la scrimetta ed i capelli gellati, lo sguardo innocente, la prospettiva di un futuro aperto a qualsiasi evoluzione. Quelli si che erano bei tempi…

New York in pillole

Thursday, March 25th, 2010

Un Coyote viene avvistato in giro per lower Manhattan. Sembra incredibile eppure non è un cane ma veramente un Coyote.
Essendo ovviamente esclusa l’ipotesi di abbatterlo, dopo diversi tentativi della polizia l’animale sfugge alla cattura.
Come possa essere arrivato a Manhattan nessuno lo sa.

Una signora di mezza età probabilmente Koreana piange disperata sulle scale dell’ingresso della Penn Station. E’ seduta per terra contro un muro per cui inizialmente si pensa ad una aggressione o ad un atto di violenza. Poi però arriva la spiegazione: ha ricevuto brutte notizie dai suoi parenti all’estero.
Sul volto di chi la assiste lo sguardo imbarazzato di chi ha esaurito le parole di conforto e non sa più cos’altro dire o fare.

Sulla prima carrozza della linea N a Herald Square un uomo è faccia a terra nel bel mezzo del vagone e si è già pisciato addosso. Segno brutto… Le altre persone presenti tutte indifferenti o prese nelle loro cose. E’ evidente che nessuno ha ancora fatto nulla.
La porta si sta per chiudere e così scendo al volo dal treno per avvisare l’MTA in modo da far soccorrere il malcapitato alla stazione successiva.

Un sergente sui quaranta dei Marines, veterano pluridecorato, passa a Time Square proprio davanti al baracchino dove le forze armate reclutano nuove leve.
Indossa la divisa dalla delle grandi occasioni con uno stile e una classe impareggiabili.
Due giovani agenti della NYPD lo vedono arrivare da lontano e nel momento in cui questo gli passa davanti gli fanno il saluto militare.
Il Marine, compiaciuto, con la stessa classe con cui indossa la divisa ricambia facendo roteare il braccio verso la fronte e parte del busto verso i poliziotti. “Thank you guys”, e va via sorridendo senza fermarsi.

All’incrocio tra quarantaduesima e settima evenue il brusio e le luci della sera vengono interrotte da un gran numero di sirene.
All’improvviso compaiono le Harley Davidson della Polizia che facendo la staffetta bloccano sequenzialmente tutte le avuenue permettendo così ad un convoglio di auto blindate di procedere senza doversi mai fermare.
Passano prima due o tre auto coi lampeggianti, poi altrettante nere e coi finestrini oscrurati. Una di queste ha il vetro posteriore rimosso per permettere ad un osservatore di tenere immediatamente sotto tiro chiunque si avvicinasse troppo alla successiva, quella con dentro Michelle Obama e le sue bambine.
Michelle osserva incuriosita e sorride. Con la stessa velocità con cui è comparsa sparisce e la città ritorna immediatamente al suo caotico livello di normalità.

East Village e bubble tea

Monday, March 22nd, 2010

Ieri sono stato in un locale Taiwanese nell’East Village in cui lavora l’amica di quel mio amico di cui vi ho parlato poco tempo fa.
Il village è esploso come una bomba atomica con ragazze ovunque, gonnellini, vestitini leggeri: ci vuole una calma zen per non uscire pazzo in questo periodo dell’anno.

Siamo andati per gustare uno dei loro thè con le palline dentro, il famoso bubble tea. Ne hanno di tutti i gusti, caldi o freddi. Io ho preso un milk tea al coconut accompagnato da un dolcetto di cioccolato fatto al momento. Roba particolare dai colori e dalle fragranze inverosimili. Forti sti Cinesi… anzi no, per carità non bisogna mai chiamare Cinesi i Taiwanesi perchè tra di loro non si sparano solo per la polvere… Se chiedi ai Cinesi ti dicono che presto Taiwan verrà riannessa alla Cina, mentre se chiedi ai Taiwanesi ti dicono l’esatto contrario.

Comunque, era passata mezzanotte e si stava discorrendo con le due Taiwanesine prima di prendere il treno per tornare a casa (eravamo tutti di Astoria) e io come un coglione mi perdo l’iphone mentre ero seduto sul muretto di una fioriera.
Dopo poco il mio amico viene chiamato dal mio telefono, era il tipo che lo aveva ritrovato che cercava di rintracciarne il proprietario (cioè me) chiamando tutti i numeri che trovava in rubrica.
Noi eravamo già lontani e così tramite le amiche Taiwanesi ci mettiamo d’accordo col buon samaritano e col proprietario del negozio di magliette a fianco al baretto per far lasciare in consegna il mio cellulare fino al giorno successivo (anche quello delle magliette è Cinese, o Taiwanese o che cazzo ne so io…).

Fatto sta che oggi con mio grande stupore ho ritrovato l’iphone. Ogni tanto se ne trova di gente onesta in giro!

Turista a New York

Sunday, February 21st, 2010

Ci sono eh…

E’ solo che non scrivo perchè dalla mattina alla sera vado in giro per accompagnare un amico che mi è venuto a trovare con la moglie.
Non avevo mai fatto il turista per tre giorni consecutivi e addirittura.
Per la prima volta ho visitato la statua della libertà. Le giornate cominciano è finiscono sempre a Times Square. L’approccio turistico rende la città complemente diversa.

Significativa l’opinione che il mio amico (che mi conosce da una vita) si è già fatto della mia situazione: dice che non devo tornare in Italia assolutamente, che ormai devo rimanere qui a tutti i costi.
Mmmmmm

Bella non è