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Dopo Lexington viene Mao

venerdì, dicembre 23rd, 2011

Domani sarà l'ultimo giorno di lavoro sulla quarantaduesima strada.

Un pò mi dispiace perchè ormai ero abituato alla consuetudine del "commute" lungo la N e la 7. Conosco le tempistiche, i trucchi per trovare il posto a sedere, conosco la gente che sta dentro al treno. Vi sembrerà incredibile eppure ormai tutte le settimane trovavo in carrozza facce già viste e la cosa mi faceva sentire un pò a casa.
C'e poi la fermata Court Square dove ogni tanto scendo per passare da un treno all'altro e magari approfittarne per rimanere qualche minuto in più sotto il sole primaverarile o autunnale. Va beh poi c'e il Pret a Manger per la colazione, il portiere Sudamericano, la fauna del quattordicesimo piano ma anche di tutto l'ambiente Fashion in generale. C'e Bryant Park, il palazzo di Bank of America che quando sono arrivato era finito solo a metà, il Chrysler... Che bella zona...

Non che adesso vado a finire in un leprosario eh... alla fine mi sposto solo di 1300 metri e sono sicuro che Lexington avenue avrà anch'essa i suoi pregi. E' che questi piccoli cambiamienti mi fanno immaginare quelli più grossi: che effetto farebbe se un giorno dovessi abbandonare l'intera nazione anzichè solo la quarantaduesima strada? E soprattutto, anzichè a Lexington Ave dove cavolo andrei a finire?

Sto guardando un documentario sulla storia Cinese dell'ultimo secolo e per ora sono arrivato al 1949 e alla proclamazione da parte di Mao della Repubblica Popolare Cinese. Forte Mao... sono rimasto affascianto. Che peccato non aver visitato il suo mausoleo quando mi trovavo a Pechino. Comincerò a verstirmi di verde... non si sa mai

伟大的领袖毛主席万岁

New York a pedali

martedì, maggio 25th, 2010

[Domani Mercoledi 26 ore 14.45 ora Italiana potrete seguire in diretta sul blog la biciclettata in giro per NY]

Stamattina mi sono deciso e ho tirato fuori la bici per andare a lavorare.
Avevo intenzione di fare un bel video da mettere nel post ma dopo aver perso una decina di minuti per fissare come potevo la telecamera alla bicicletta mi sono accorto che era rotta... così niente video fino a quando non me ne procuro una nuova.

Il tratto nel Queens procede scorrevole tra un incrocio ed un altro. Raramente ci si ferma e prima ancora di sudare sei già all'imbocco del Queensboro Bridge.
Qui le cose si fanno New York, e mentre a sinistra un fiume in piena di auto scorre meno veloce della tua bicicletta (in salita) alla tua destra la linea N/W gradualmente scende in basso fino a sparire sotto il fiume.

La parte in salita del ponte è scoraggiante per chi come me è poco avvezzo alle grosse biciclettate. Lo è ancor di più la parte in pianura a cui arrivi stanco della salita e che sembra non finire mai. Unica consolazione la nellissima visuale della sottostante Roosevelt Island coi suoi palazzi scintillanti, i campi sportivi, i prati e i due rami del fiume che la circondano.

Finalmente arriva la discesa, ottima occasione per riprendere fiato e rinfrescarsi un pò. Da lontano si avvicina Manhattan il traffico diventa stagnante. Appena messo piede a NY NY si fatica a passare persino in bici  e anche se non si potrebbe non  è raro dover ricorrere ai marciapiedi.

Se esistono le piste ciclabili anche lungo le grandi arterie un motivo c'è  ma stamattina ho deciso di ignorarlo (sulla mappa sono disegnate in verde). Lungo Madison avenue ho infatti fatto fatica a ritagliarmi uno spazietto per passare tra le varie centinaia di macchine e di taxi. Tutti in genere molto educati ed attenti, ma pur sempre potenzialmente pericolosi e necessitanti di tutte le attenzioni del caso.

Ho parcheggiato sulla quarantaduesima davanti all'ufficio. I furti non sono rari per cui il catenaccio è pesante quasi quanto la bici. La ruota anteriore, quella posteriore, il telaio ed il sellino tutti saldamente ancorati al paletto per attaccare le bici. Tempo impiegato per tutto il traggitto: 30 minuti comprensivi di catena che scende e percorso non del tutto ottimale... Si può fare di meglio.

La sera, dopo il lavoro e dopo una birretta allietata da una presenza inaspettata e graditissima, la quarantaduesima è un trionfo. E' la New York che tutti sognano.
Seguendo la sottile striscia di cielo che si vede tra le file di quei palazzi incredibili si passa dal blu insteso all'arancio per poi finire sul rosso. Sarà stata forse un'illusione ottica ma all'orizzonte, tra i contorni sfumati dal tramonto di fuoco, noto un particolare finora impensabile: possibile che dalla quarantaduesima si vedono le colline e qualche villetta del New Jersey?!?
Non torno subito a casa e ne approfitto per salutare degli amici in divisa a Time Square.

Sulla via di casa scelgo di fare la prima avenue e di passar quindi davanti alle nazioni unite. Manatthan, specie a quest'ora e così a est, si è ormai calmata e c'è tutto lo spazio per pedalare con calma godendosi lo spettacolo.
Sarà stata l'euforia ma al ritorno il ponte è sembrato meno difficile di quanto non fosse all'andata. Stavolta la catena non è scesa ma un sacchetto di plastica si è incredibilmente impigliato su un pedale per poi ficcarsi nel cambio costringendomi a fermarmi per rimuoverlo.

Il Queens all'imbrunire, gli impiegati rientrano in casa, qualcuno cucina, altri prendono un take away. La giornata volge al termine.
Tutti pronti per un'altra giornata di lavoro (o un'altra biciclettata) nella più incredibile delle città occidentali.


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