Valerio Viccei

dicembre 27th, 2011

Di recente mi è tornata in mente l'incredibile storia di Valerio Viccei, il rapinatore playboy di Ascoli Piceno e così ho comperato i tre libri che parlano della sua vita tra cui l'autobiografico "Live by the Gun, Die by the Gun".

Viccei è un personaggio insolito dal carattere decisamente cinematrografico che nel 1987 mise a segno senza ferire nessuno un colpo da 100 milioni di Euro (attuali) al Knightsbridge Security Deposit di Londra. Dopo la rapina riuscì a scappare in Sud America ma lo catturarono qualche mese dopo quando sciaguratamente tornò indietro per prelevare la sua Ferrari Testarossa. Dicono sia il rapinatore più noto di sempre.

Più volte ho scritto che dalle mie parti tutti conoscono tutti. Ora, non che io conosca Viccei (ci mancherebbe) eppure col senno del poi mi rendo conto di aver partecipato alla festa per i quarant'anni di una persona a lui molto vicina e che addirittura venne arrestata per un reato connesso alla famosa rapina di Londra. Nel 1994 lavorai infatti come cameriere in un Hotel il cui neo-proprietario (neo-proprietario guardacaso...) pare avesse avuto un ruolo in quella storia.

Vero o non vero che fosse (lui negava categoricamente) noi del personale venimmo invitati alla festa e così raccolte diecimila lire a testa gli comprammo un accappatoio per regalo. Era cosa misera rispetto al resto dei doni ma l'importante fu il gesto.  Io avevo quattordici anni o poco più e quella serata me la ricordo vagamente: il cuoco che consegnava il nostro dono, la villa che aveva che mi pareva abusiva, i prati con le sculture e gli invitati stravaganti, la band di grido, le bellissime ragazze dell'Est intrattenute a suon di Tequila Bum-Bum dal figlio del festeggiato. Gli altri camerieri erano più grandi di me e si divertirono io invece ad un certo punto - era notte inoltrata - andai a dormire in macchina e mi svegliai in Hotel solo la mattina dopo quando era ormai ora di servire le colazioni.

Sono passati vent'anni. Il famoso rapinatore è morto in una sparatoria nel 2000 e di quegli anni non resta che un vago ricordo, qualche foto sbiadita, il cartellino dell'hotel con sopra stampato il nome ed il cognome. Il libro però lo leggo ugualmente con gusto.

E' perfetto per  queste giornate - oziose - di ferie Newyorchesi.

Dopo Lexington viene Mao

dicembre 23rd, 2011

Domani sarà l'ultimo giorno di lavoro sulla quarantaduesima strada.

Un pò mi dispiace perchè ormai ero abituato alla consuetudine del "commute" lungo la N e la 7. Conosco le tempistiche, i trucchi per trovare il posto a sedere, conosco la gente che sta dentro al treno. Vi sembrerà incredibile eppure ormai tutte le settimane trovavo in carrozza facce già viste e la cosa mi faceva sentire un pò a casa.
C'e poi la fermata Court Square dove ogni tanto scendo per passare da un treno all'altro e magari approfittarne per rimanere qualche minuto in più sotto il sole primaverarile o autunnale. Va beh poi c'e il Pret a Manger per la colazione, il portiere Sudamericano, la fauna del quattordicesimo piano ma anche di tutto l'ambiente Fashion in generale. C'e Bryant Park, il palazzo di Bank of America che quando sono arrivato era finito solo a metà, il Chrysler... Che bella zona...

Non che adesso vado a finire in un leprosario eh... alla fine mi sposto solo di 1300 metri e sono sicuro che Lexington avenue avrà anch'essa i suoi pregi. E' che questi piccoli cambiamienti mi fanno immaginare quelli più grossi: che effetto farebbe se un giorno dovessi abbandonare l'intera nazione anzichè solo la quarantaduesima strada? E soprattutto, anzichè a Lexington Ave dove cavolo andrei a finire?

Sto guardando un documentario sulla storia Cinese dell'ultimo secolo e per ora sono arrivato al 1949 e alla proclamazione da parte di Mao della Repubblica Popolare Cinese. Forte Mao... sono rimasto affascianto. Che peccato non aver visitato il suo mausoleo quando mi trovavo a Pechino. Comincerò a verstirmi di verde... non si sa mai

伟大的领袖毛主席万岁

Quanto mi manca il bel paese…

dicembre 20th, 2011

Ieri ero con dei colleghi Italiani in un ristorante a Manhattan quando uno degli amici per scherzare mi ha dato un amichevole coppino davanti alla cassa. Una cosa normale che in Italia sarebbe passata inosservata ma che qui invece ha scatenato l'incredula preoccupazione dei due dipendenti che ci stavano davanti e che sono rimasti impietriti temendo che sarebbe successo chissà che cosa.

Qui in America non è consentito alzare le mani. Mai.

Oggi invece ho letto che a Genova un giocatore di pallone avrebbe aggredito due giornalisti che tra l'altro non si stavano occupando di lui. Si trovavano lì per caso e  davanti a numerosi testimoni il fuoriclasse pare sia venuto alle minacce ed anche alle mani. La cosa che mi soprende ed il motivo che mi spinge a parlarne non è ovviamente l'episodio in se piuttosto il fatto che esso - reale o fasullo che sia - si sia risolto senza l'intervento delle autorità.

Nella mia fervida immaginazione di residente USA l'epilogo della scena me la immagino in questo modo: sirene wooo woooo wooooo, lampeggianti blu rossi e bianchi, gomme che fischiano sull'asfalto, il giocatore ammanettato dietro la schiena e seduto per terra, la moglie che cerca di convincere gli agenti a lasciarlo andare e uno di loro che le punta l'indice addosso intimandole di allontanarsi subito oppure verrà arrestata anche lei.
Il giornalista sportivo ovviamente vorrebbe farsi pubblicità e - perchè no - magari guadagnarci sopra qualche soldo visto che l'ipotetico aggressore oltre ad essere un violento maleducato è anche un miliardario che si guadagna da vivere calciando un pallone allo stadio e così decide a sporgere denuncia.
Il calciatore se la caverebbe con un semplice harassment ma se è sfortunato ci potrebbe uscire una condanna per aggressione. Meglio non rischiare, per cui al fine di togliersi dall'impiccio magari si sarebbe accordato per risarcire una cinquantina di migliaia di dollari alla vittima. Sicuramente la volta successiva ci avrebbe poi pensato due volta prima di tirare le mani fuori dalle tasche, e come lui altri cento ipotetici cafoni arricchiti.

E invece no. Il giocatore entra nel bar come se niente fosse. Nessuno batte ciglio, la Polizia o i Carabinieri o la Finanza o i Vigili o i Centurioni Romani non intervengono. I giornali riportano quanto avvenuto ma nessuno di essi coglie la vera essenza della notizia: in Italia è ormai morto lo stato di diritto ed è in pieno vigore la legge del più forte. Nelle diatribe piccole così come in quelle grandi la gente ha definitivamente rinunciato alla mediazione dell'autorità dello stato e si rassegna a farsi giustizia come può, se pùo.

Però si mangia bene eh... Poi ci sono il Colosseo e la Torre di Pisa. Il paradiso terrestre insomma.
Quanto mi manca il bel paese...

Groove NYC

dicembre 18th, 2011

MacDougal St nel West Village in è strapiena di locali in cui si suona musica dal vivo. Come spesso succede nelle zone cool di Manhattan i posti sono sempre stracolmi e si fa fatica ad entrare, dentro si sta stretti, ti portano da bere con l'imbuto e devi consumare tutta la sera altrimenti ti alzi e te ne vai.
C'è però un posticino senza troppe pretese in cui una volta andai per caso e che successivamente non ho più abbandonato. E' il Groove NYC, un baretto semplice semplice in cui trovo sempre gruppi e clientela interessanti.
Ieri ci sono tornato con l'amico Nat e l'amico Marco (un ex compagno di scuola), entrambi di passagio. Ingresso 7 dollari, una biretta altra decina di dollari... serata da paura.
Purtroppo non vi posso raccontare alcuni dettagli di ciò che è successo all'interno per via del segreto professionale ma fidavevi, cose degne dei tempi migliori.
La band eccezionale. Verso le tre del mattino è entrato un gruppo di ragazzi che sicuro al 100% appartenevano ad una scuola da ballo e si sono messi a ballare tra i tavoli. C'erano tre ragazzi neri molto molto simpatici ed anche molto "allegri", uno bianco tipo anni '80, un koreano, una ragazza cinese ed un'altra latina caliente.
Erano coreografici e riscuotevano parecchio successo al punto che verso la fine erano loro che tenevano banco. E' finita che si sono piazzati prima davanti e poi sopra al palco.
Da notare il ragazzino con la maglietta rossa che avrà ballato alla velocità che vedete per almeno 90 minuti senza fermarsi mai e senza una goccia di sudore. Un fuoriclasse.
Bella serata davvero. Ci siamo divertiti

 

Sanità Americana: questi ti fanno il mazzo (di fatture)

dicembre 17th, 2011

Gli ospedali Americani forniscono generalmente un servizio eccellente: tutto nuovo, tutto pulito, nessuna attesa, massima professionalità. E' difficile fare il paragone con la sanità Italiana perchè effettivamente qui lo standard è superiore

PERO'

ecco il mazzo di fatture e documenti con cui un mio collega si trova a districarsi dopo che suo figlio di è rotto un braccio.

Stiamo parlando di una ottima assicurazione - di quelle tra le più conosciute - e nonostante ciò la somma delle spese ammonta a circa 2000 dollari per il paziente e a dieci volte tanto per l'assicurazione stessa.
Mi dice il collega che adesso è tutto un turbinio di telefonate, solleciti e bollettini da pagare. Immaginatevi che succede se uno si rompe il braccio senza avere nessuna copertura!

Cose 'i pacci...

Interni che solo a New York

dicembre 16th, 2011

Ho voluto fare una cosa diversa... Non lo so come mi è venuto in mente ma appena ho finito mi è venuto il dubbio: che forse ho fatto una cosa un pò eccessiva? Dove la si è vista mai una bici a quasi 3 metri d'altezza su un muro in mezzo ai mobili? Cadere non cade perchè ho messo due stop a muro che potrebbero reggere un asino morto però sono perplesso lo stesso. Ditemi voi...

Corsi di lingua Italiana

dicembre 15th, 2011

Al corso di Cinese ci sto prendendo gusto. Sono il primo della classe!
Inizialmente mi eri proposto di imparare solo il parlato ma ora mi stanno incuriosendo molto anche i caratteri. Credo che anche se non impari a leggere alla fine è bello conoscerne il più possibile.
Uscendo dalla classe di Cinese passo sempre davanti a quelle di Italiano. Ci sono un paio di aule per un totale di una trentina di persone... non è poco se considerate che al Cinese di primo livello siamo solo in quattro.

Io mi domando chi mai vuole imprare l'Italiano. E perchè poi? Boh... La spiegazione che mi do è una sola: così come nell'immaginazione di molti Italiani resiste l'idea della New York violenta ed alienata di Rob De Niro in Taxi Driver, nella testa di molti Newyorchesi evidentemente è rimasta l'idea di una nazione bella, ridente, verde e pulita. Questi pensano ancora alla moda, alla dolce vita... ai vitelloni. L'Italia che ormai non esiste più insomma, quella che resiste solo nei vecchi film.

La gente di Manhattan

dicembre 13th, 2011

A Manhattan c'è una concentrazione elevatissima Newyorcjesi matti (e matte!) feroci che vivono in un universo parallelo al nostro. Non dico che parlano da soli o che si appendono ai semafori... tutt'altro! Vedendo queste persone ti sembra di avere a che fare con gente normale ma poi parlandoci ti accorgi che hanno una visione delle cose (e spesso uno stile di vita) che sono borderline tra la stravaganza e la patologia mentale.

Fuori da Manhattan la situazione si normalizza ed è consueto incontrare persone che sono sicuramente indurite dalla realtà quotidiana ma che però ancora conservano la giusta prospettiva del mondo.
Al centro invece, ed in primis a Midtown, trovate quelli che veramente si pensava esistessero soltanto nei film ma che incredibilmente si ci sono davvero.

Lo so, è difficile da spiegare a parole cosa intendo esattamente. Sarebbe il caso di fare degli esempi ma non mi sento tranquillo nel farli visto e considerato che il blog è pubblicato a nome e mio e che per tradurlo in Inglese basta solo un click. Non vorrei che qualcuno prima o poi si ritrovi nella sua descrizione!

Tra Ikea e cultura Cinese

dicembre 12th, 2011

Scusate se non ho scritto molto in questa settimana ma tra una cosa e l'altra il tempo a disposizione per scrivere si è ridotto di molto. Non che non ci sia un attimo a disposizione, questo no, ma i momenti in cui ci sono tutti i requisiti per essere potenzialmente creativi sono stati molto pochi per via degli impegni extra lavorativi.

Sono stato all'IKEA e oltre a tre mobili nuovi ho preso i tubi ed i gancetti per appendere al muro le pentole. Li ho montati subito e per questa cosa sono di un orgoglioso che soprende addirittura me stesso. (Mi sa che ormai sono diventato ufficialmente vecchio).

Le lezioni di Cinese procedono. Mi ero riproposto di imparare solo il parlato e la forma alfabetica della loro scrittura (pinyin) ma poi ho capito che era il caso di imparare a memoria anche il resto e così mi sono messo a riempire pagine e pagine di caratteri Cinesi come fossi un bambino Pechinese alle elementari.
Sono sempre dell'opinione che il sistema è sbagliato all'origine e che l'alfabeto rimanga il metodo migliore eppure scrivere in quel modo è decisamente interessante.  C'è qualcosa di artistico, di musicale. Oggi ho visto un carattere che mi piace particolarmente... non so perchè. Ho scopero che vuol dire "Cultura".

Vi saluto che si è fatto tardi. Nei prossimi giorni cercherò di scrivere di più.
Saluti culturali

Alain

 

 

Ciao!

L’Italia è un’altra cosa

dicembre 7th, 2011

Oggi - come succede raramente - ho fatto un paio di fermate di metro per raggiungere il posto in cui dovevo andare a pranzo. Al ritorno dal pranzo ero alla stazione della 59esima strada. Una stazione di quelle grosse in cui in un giorno credo transitino almeno 100.000 persone... se non di più.
Non so perchè ma stavo aspettavo il treno sbagliato (uptown) quando mi accorgo che a pochi metri da me c'era un ex collega (Americano) che non vedevo da un annetto. Questo collega qui è stato anche un amico oltre che un collega. Per capirci,  è stato lui che mi ha mostrato quella New York che non trovate nelle guide turistiche. La New York noir... quella per molti, ma non per tutti. Insomma un compagno di avventure, di merende.  L'unico con cui avessi stretto un rapporto in qualche maniera Italico.

Io l'ho visto e gli ho fatto uno scherzo: "mani in alto!" mettendogli il telefono sulla schiena come fosse una pistola. Lui ha riso... come stai come non stai... il tempo di dire quattro parole e arriva il treno che lui stava aspettando che era veramente uptown e quindi diverso dal mio.
La cosa che mi ha stupito (ma che in fondo qui è normalissima) è che nonostante non ci vedessimo da un anno e avremmo avuto 1000 cose da raccontarci lui ha preferito salire sul treno e quindi tagliare a corto piuttosto che aspettare altri 3 minuti.

La gente qua è così... la vita è così! Non c'è niente da fare. La velocità dei rapporti umani ricalca quella degli spostamenti e degli impegni. Ci si conosce si... ma fino ad un certo punto. L'Italia in questo è tutta un'altra cosa.


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