Tutto pur di riuscire a non pensare

gennaio 17th, 2012

Negli ultimi giorni lo scopo è quello di non pensare.

Si, li avevo dei posti in mente... alcuni li ho anche scritti ma poi anzichè pubblicarli li ho cancellati. Sarà anche che ormai stiamo costantemente sotto zero ma sta di fatto che negli ultimi giorni sono particolarmente scazzato e disilluso. E' inutile che lo ripeto per la tremilasettecovettesima volta: sta cosa di essere un ospite mi scoccia, e soprattutto il fatto che non c'è modo (legale) di uscirne.

Ma dico io, ragionate assieme a me: Tizio viene qua e si sposa. Lo Stato Americano - che è uno stato civile e moderno - gli riconosce il diritto di rimanere a vivere da queste parti. Bene.
Caio invece viene qui a lavorare e lo Stato Americano dice: "vabbè... visto che il lavoro lo avevi ancora prima di venire, visto che la tua presenza fa girare l'economia e crea altri posti di lavoro americani allora facciamo stare anche te". Benissimo.

Passano diversi anni. Tizio si scopre che mette le corna alla moglie e così lei lo lascia. E lo Stato Americano che fa? Mica lo caccia via... noooo. Lo Stato dice: "e va bhe pazienza... non sei più sposato ma visto e considerato che sei stato qua per oltre due anni e magari hai la macchina, la casa, dei figli, gli amici ecc... ecc... ti facciamo rimanere quanto vuoi. A vita magari. E perchè no? Noi siamo uno Stato civile!". Tutto bellissimo fin qui.

E Caio? Caio fa ancora quel lavoro e però, purtroppo per lui, siccome non lavora per la Chiesa Cattolica SPA e le cose normalmente non durano in eterno dagli e ridagli alla fine il lavoro lo perde. E lo Stato Americano che fa? Mica gli riserva lo stesso trattamento di Tizio. Noooo... Lo Stato Americano gli dice: "caro Caio, hai tempo 24 ore per andartene altrimenti per noi tu sei un clandestino, con tutto quello che ne consegue. E stai attento perchè questa non è l'Italia e salire sulle gru qui non serve ad un cazzo di niente (anche perchè da noi le gru sotto sono ben recintate...). Se ti prendiamo da clandestino sono due calci nel culo e a casa per direttissima."

Insomma... ma è giusta sta cosa? Voi che ne pensate? Ma come si fa a pensare che uno può stare qua 10 anni senza un minimo di riconoscimento di niente, come un ospite con la valigia sempre pronta. Che situazione allucinante. Che esperienza di vita ragazzi... chi lo avrebbe mai detto che mi sarei un giorno trovato in questa condizione di precariato esistenziale.

Comunque oh... cambiamo argomento: sono tornato ai vecchi hobbies, quelli talebani davvero. Ho passato tutto il weekend ed anche il lunedì immerso in cose da pazzi tipo questa. Non è una bomba eh... Non vi fate strane idee! E' la parte iniziale del prototipo di una una antenna da paura. Una cosa tutta automatica mai vista prima che nell'ambiente dei nerd (vecchia scuola) farà scalpore.
Tutto pur di riuscire a non pensare...

Ciao

La Metropolitana di New York in cifre

gennaio 12th, 2012

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- 468 Stazioni (35 in meno rispetto al totale delle stazioni di tutte le altre metropolitane d'America)
- 1350 Km di binari
- 6356 Carrozze (Trenitalia ne ha 7476 in tutta Italia)
- 1.604 miliardi di passeggeri nel 2009 (seconda solo a Tokyo, Mosca e Seul)
- 5.2 milioni di passeggeri al giorno nel 2010
- 180 mila passeggeri al giorno solo a Times Sq-42 St, 150 mila a Grand Central-42 St
- 61 Km di tratta percorribili dal Bronx fino al Queens
- 3100 Agenti di Polizia (2500 NYPD Transit Bureau + 600 MTA Police)
- 1 aggressione ogni 920.000 passeggeri  (anno 2010)
- 1 furto ogni 85.000 passeggeri (anno 2010)

quasi dimenticavo: aperta 24 ore al giorno per 365 giorni all'anno

Te lo do io il permesso di soggiorno

gennaio 10th, 2012

Allora senti,

ci sta questa mia amica che viene dal Bangladesh.
Si è laureata in Ingegneria al suo paese e ha anche lavorato presso una grossa azienda. Poi si licenzia, viene negli USA e prende un Master sempre in Ingegneria presso una prestigiosa Università di Manhattan (decine e decine di migliaia di dollari di spesa). Durante il Master viene presa per fare uno stage. Fa lo stage, dopodichè fa l'estensione del visto da studente per lavorare per un anno (si chiama OPT) e così la assumono.
Passa un anno e l'estensione finisce. Serve un visto vero e proprio. L'azienda la sponsorizza e prende il visto lavorativo. Per averlo però deve prima tornare al suo paese per sostenere un colloquio col Console Americano. Torna così in Bangladesh e dopo un paio di settimane le concordano il colloquio. Se il Console le da l'OK prende il visto, altrimenti rimane in Asia e senza poter più mettere piede in America.
Dopo qualche giorno le fanno sapere l'esito: visto approvato, ma solo per un anno.
Questo vuol dire che entro pochi mesi dovrà richiedere nuovamente all'azienda di ricominciare tutto daccapo, rinnovi, petizioni, avvocati... una via crucis che termina esattamente dopo 6 anni. Dopodichè a casa perchè badate bene: tutto questo è solo una soluzione del tutto temporanea che non comporta l'acquisizione della carta verde ne tantomeno della cittadinanza Americana.

Capito che aria tira qua in America? Il paese è tosto ed è anche ambito. E' l'America ragazzi non c'è niente da fare... l'Impero Romano dei giorni nostri. Noi che siamo nati nelle periferie facciamo di tutto per essere accolti nella capitale. Ma non è così facile. Perlomeno non per tutti.

Ve beh dai è una esperienza. Almeno alla fine potrò dire "io c'ero".

La Cina è sempre più vicina

Ciao

High Line Park

gennaio 8th, 2012

Oggi pomeriggio sono andato a vedere l'High Line Park, un giardino creato a Manhattan rivalutando una vecchia linea ferroviaria sopraelevata in disuso. Sono entrato a Chelsea sulla ventiduesima e sono uscito sulla trentesima ma inn futuro il progetto verrà esteso fino alla trentaquattresima.

L'idea di creare una passeggiata circondata dal verde dove un tempo invece scorrevano i binari è vincente. Peccato che in inverno il verde diventi marrone ma che volete... fa parte della natura anche questo.

La zona è molto interessante e ovviamente costosissima. Diverse le palazzine appena costruite dal design innovativo, ancora quasi tutte vuote. Ci sono anche dei loft enormi in via di riqualificazione con in mezzo addirittura la ciminiera di una fornace.

Da lontano i soliti palazzi alti tipici di una città come questa. Gli dei che ti osservano dall'olimpo. Tu non li vedi ma loro vedono te. In basso, tra i comuni mortali, ancora qualche casetta anonima ed evidentemente povera: un alberello di natale senza pretese, il giardinetto in disordine con qualche vecchia sedia arruginita. Gente che magari ci abita da due o tre generazioni e che ancora incredibilmente non si arrende all'arrembaggio degli speculatori immobiliari.

Che città ragazzi. If you're leaving New York, you're going nowhere.

Ciao

On the road again

gennaio 8th, 2012

Ciao,

scusate l'assenza ma non ero in vena di scrivere niente, un più mi si è rotto il Macbook.

A proposito di Macbook vorrei spendere due parole sui prodotti della Apple. E' inevitabile che se li usi assiduamente dopo un tot di anni si rompono e te li devi ricomprare perchè le riparazioni costano un occhio. All'Apple store vado solo per questo motivo: ci sono stato già 3 volte in passato e attualmente ho da riparare un Mac Mini, il Macbook ed il pulsante dell'iPhone che va avanti solo a forza di schicchere. Com'è la storia del grazie Steve? Grazie un cazzo!

Comunque... tra un paio di settimane sto vedendo di fare un viaggetto a San Francisco / Las Vegas. Pensate che il volo A/R in giorni lavorativi costa solo $350 dollari. Per capirci, negli stessi giorni ed allo stesso prezzo ci prendete in Italia un volo Ancona-Milano, solo che il volo dura cinquanta minuti anzichè sei ore!

Questa invece la parte dedicata ad i veri nerd vecchia scuola, quelli delle onde corte:

Anzichè fare un webcast quotidiano come feci nel coast to coast potrei fare una bella chiacchierata via radio. Trasmetterei dalla valle della morte, Yosemite national park, San Francisco città e forse anche Napa Valley. QRP on the road a palla di fuoco.
Ah... dimenticavo. Mi sto infoiando con la programmazione dei microcontrollori. Ho in mente di fare un loop magnetico portatile con wattmetro/rosmetro entrocontenuti e tuning automatico. Il progetto è semplice, ce l'ho già tutto in mente. La difficoltà resta nel realizzarlo dentro un bilocale di New York City avendo a disposizione due cacciaviti ed un saldatore da 10 dollari.

Compro una vitarella ma penso alle sorti del mondo

gennaio 2nd, 2012

Le grandi Corporation, dopo essersi impossessate delle fonti di energia, della produzione di materie prime e dei grandi processi industriali negli ultimi vent'anni si stanno appropriando anche di tutti i canali di distribuzione del cibo, delle merci e dei servizi.

Qualche anno fa il caffè, la gelateria ed il negozietto sotto casa erano di proprietà di tuo padre o del padre di un tuo amico. Queste persone avevano un ruolo ed una professionalità importante, conoscevano bene un mestiere e da questo ricavavano la giusta ricompensa. Le loro attività commerciali erano uniche ed irripetibili e contribuivano a modellare l'essenza stessa della comunità che le ospitava.
Oggi lo stesso caffè, la stessa gelateria o lo stesso negozietto sono di proprietà di una multinazionale che non paga neanche le tasse perchè ha sede in un paradiso fiscale. Le persone che ci lavorano sono ridotte a compiere operazioni da catena di montaggio adoperando a pappagallo frasi mnemoniche da mentecatti. Sia il caffè che il gelato ovviamente fanno schifo - cose che in passato non avrebbero consumato neanche in prigione - ma che la gente apprezza ugualmente in quanto rimbambita dalla televisione o perchè comunque conosce solo quelle. I negozi tutti identici, insipidi, privi di qualsiasi peculiarità. Di riflesso, le comunità ospitanti diventano spettrali fotocopie l'una dell'altra, diabolici tasselli di un puzzle raffigurante l'essenza del nulla.

Vi chiederete il perchè di tutto questo pippone. Semplice: non bastava la chiusura del riparatore TV citato nel libro degli antichi negozi Newyorchesi, ieri mattina mi sono accorto che ha chiuso anche la storica ferramenta Walters, una delle più antiche di tutto il Queens.
Ci ero andato per prendere una vitarella per costruire una antenna ma davanti alla serranda mi sono accorto che all'interno degli operai la stavano demolendo. E' strano ma giuro che mi è caduto per terra un pezzo di cuore. C'era l'insegna fatta e verniciata come una volta, la vetrina obliqua particolare, e - vanto del proprietario intervistato in quello stesso libro - l'arredamento originale di mezzo secolo fa. Tutto andrà perso e rimpiazzato dall'ennesimo negozio di telefonini con su scritto "Rule the Air" oppure da un altra caffetteria imbecille in cui i dipendenti scrivono il tuo nome col pennarello sui dei bicchieri di carta prima di metterci dentro un "cappuccino" small medium o large.

 

Che problema c’è?

gennaio 1st, 2012

L'altra sera ho rivisto dopo un paio d'anni una vecchia amica Californiana ex-compagna di casa a Bologna che dopo aver studiato da noi per un anno parlava benissimo la lingua e non voleva in nessun modo tornare negli USA. (Poi però ci è tornata, l'Italiano se l'è dimenticato completamente e così anche la voglia di vivere in Italia)

In questi anni ha fatto una carriera discreta ed ora lavora per una delle banche più grandi del paese. Vive col marito in un palazzo prestigioso di Houston St nel Lower East Side da 2.8K$ al mese. Insomma ci rivedevamo dopo tanto quindi c'erano un sacco di cose da raccontarsi, tra cui la più incredibile di tutte: "ma sai che io e mio marito ci stiamo per licenziare per poi passare un periodo sabbatico di 6-8 mesi tra l'Australia ed il sud est asiatico?" Mizzica... dico io. Che notizia! Da lei proprio non me lo aspettavo. Ed invece si: non se la sentivano di mettere definitivamente fine all'avventura ed alle pazzie di gioventù e così hanno deciso di compiere quest'ultima grande impresa.
Inizialmente aveva chiesto alla banca di poter essere trasferita nell'ufficio di Hong Kong ma glielo avevano rifiutato. Allora ha proposto una aspettativa (leave of absence) ma anche in questo caso nulla da fare. Lei era già pronta ad un doppio diniego per cui seduta stante si è licenziata. La banca ha chiesto di tenerela fino a Marzo ma a quel punto la soddifazione se l'è tolta lei: no, vado via la settimana prossima. Arrivederci e grazie! Suo marito lavora con degli amici e può permettersi di smettere e ricominciare quando vuole per cui nessun problema.

Significativa anche la logistica di tutta l'operazione: l'automobile data "in dono" ai genitori di lui, la mobilia venduta in parte su craigslist ed in parte messa in uno storage a pagamento. I bilietti di tutti i voli per 2 persone (stiamo parlando di un intreccio di parecchie decine di migliaia di miglia tra USA, Australia, Tailandia, Laos ed altri posti da visitare)  pagati interamente tramite le promozioni assurde che le carte di credito applicano ai nuovi clienti. Cose tipo che apri una carta nuova e appena spesi i primi 3000 dollari ricevi in omaggio un tot mila miglia. Poi subito dopo fatto il saldo la chiudi e ne apri un altra, e così via fin quando non totalizzi tutti i punti necessari per viaggiare gratis ed in maniera perfettamente legale. Fantastico.

Secondo lei è importante - ogni tanto - dare retta agli istinti e compiere scelte azzardate. "Se non fosse stato per scelte come questa non avrei conosciuto mio marito, non avrei fatto la carriera che ho fatto, non sarei insomma chi sono ora", dice sorridendo.
Al tavolo c'era anche mia cugina, una ragazza quasi coetanea della mia amica che in Italia è un dipendente pubblico e che si trova qui in visita. Ad un certo punto l'amica le chiede: ma perchè non ti licenzi pure tu? Fai un bel viaggio e poi torni in Italia... che problema c'è?

Cosa manca dell’Italia?

dicembre 29th, 2011

Per fortuna che oltre a me che non capisco un cazzo ste cose le dicono ogni tanto anche le persone che invece hanno del cervello. Giliola Staffilani, una mia compaesana professoressa di Matematica al MIT di Boston, dichiara:

Qual è la cosa che le manca (se c’è) dell’Italia?

“In questo periodo l’Italia non mi manca affatto, anzi sono contenta di non viverci. Sono molto preoccupata per la situazione economica, per la cultura basata sull’apparenza che è stata “predicata” e “attuata” negli ultimi dieci anni, per l’instabilità dei valori, per come le donne sono troppo spesso vittime di violenza, domestica e non. I ragazzi non vogliono più andare a scuola “perché tanto non serve a niente”, e non c’è più rispetto per la cosa pubblica. Per tutte queste ragioni preferisco stare fuori dall’Italia e sperare che lo spirito italiano, quello intraprendente, lavoratore, geniale, torni a galla e aggiusti il tutto”.

Solstizio d’Inverno a New York

dicembre 28th, 2011

La sera del Solstizio d'Inverno (che per i superstiziosi affiliati alle grandi sette è meglio nota come "Natale") ero a cena a casa dell'amico Patrice da Tivoli. C'erano diversi amici e ovviamente anche amiche. Ce ne fosse stata una, ma dico solo una che non fosse asiatica. Sembrava di stare ad Hong Kong...
Ad un certo punto si è parlato di religione (giuro che non sono stato io a tirare in ballo l'argomento) e si scopre che ci sono tra noi degli atei, altri che non si interessavano al problema, dei buddisti, addirittura una diceva di essere taoista. Nessuno si è fatto avanti dicendo di essere cristiano. In verità forse uno c'era visto che avevamo tra noi un Polacco ma non si è espresso e quindi non é giusto avere pregiudizi.

Una delle ragazze era della Corea del Sud e ad un certo punto salta fuori l'argomento Kim Jong-il e Nord Corea. Lei parlava di quel paese con un certo imbarazzo, un pò come si potrebbe fare di un vicino di casa sorpreso a spacciare eroina ai bambini delle scuole medie. Le dico che una volta ho incontrato a New York un Nord Coreano, e più precisamente il leader dei dissidenti del Nord America ma lei invece precisa subito che al contrario un Nord Coreano non lo aveva mai visto in vita sua. Che razza di situazione incredibile! Mi chiedo se la nostra ormai inevitabile secessione genererà un epilogo altrettanto drammatico. Staremo a vedere... certo però che di anni ne devono passare ancora molti per fare il paragone perché se Kim Il-sung, fondatore della Corea del Nord, fosse il nostro Bossi allora suo figlio Kim Jong-il (quello morto la settimana scorsa) sarebbe  il trota.

A cena si è mangiato e bevuto... il menu era un pò insolito per una cena di quel genere ma ragazzi... siamo a New York e tutto è possibile. Non sono comunque mancati torrone, panettone e spumantini vari. Non ci siamo insomma fatti mancare niente tranne forse una bella partitina a Poker  che vista la compagine internazionale sarebbe potuta essere interessante da giocare.

Capodanno sarà invece presso l'ormai leggendario Duccio da Firenze, l'artista decano Newyorchese più in voga di tutta Lower Manhattan. Vi farò sapere come è andata

Adios

Valerio Viccei

dicembre 27th, 2011

Di recente mi è tornata in mente l'incredibile storia di Valerio Viccei, il rapinatore playboy di Ascoli Piceno e così ho comperato i tre libri che parlano della sua vita tra cui l'autobiografico "Live by the Gun, Die by the Gun".

Viccei è un personaggio insolito dal carattere decisamente cinematrografico che nel 1987 mise a segno senza ferire nessuno un colpo da 100 milioni di Euro (attuali) al Knightsbridge Security Deposit di Londra. Dopo la rapina riuscì a scappare in Sud America ma lo catturarono qualche mese dopo quando sciaguratamente tornò indietro per prelevare la sua Ferrari Testarossa. Dicono sia il rapinatore più noto di sempre.

Più volte ho scritto che dalle mie parti tutti conoscono tutti. Ora, non che io conosca Viccei (ci mancherebbe) eppure col senno del poi mi rendo conto di aver partecipato alla festa per i quarant'anni di una persona a lui molto vicina e che addirittura venne arrestata per un reato connesso alla famosa rapina di Londra. Nel 1994 lavorai infatti come cameriere in un Hotel il cui neo-proprietario (neo-proprietario guardacaso...) pare avesse avuto un ruolo in quella storia.

Vero o non vero che fosse (lui negava categoricamente) noi del personale venimmo invitati alla festa e così raccolte diecimila lire a testa gli comprammo un accappatoio per regalo. Era cosa misera rispetto al resto dei doni ma l'importante fu il gesto.  Io avevo quattordici anni o poco più e quella serata me la ricordo vagamente: il cuoco che consegnava il nostro dono, la villa che aveva che mi pareva abusiva, i prati con le sculture e gli invitati stravaganti, la band di grido, le bellissime ragazze dell'Est intrattenute a suon di Tequila Bum-Bum dal figlio del festeggiato. Gli altri camerieri erano più grandi di me e si divertirono io invece ad un certo punto - era notte inoltrata - andai a dormire in macchina e mi svegliai in Hotel solo la mattina dopo quando era ormai ora di servire le colazioni.

Sono passati vent'anni. Il famoso rapinatore è morto in una sparatoria nel 2000 e di quegli anni non resta che un vago ricordo, qualche foto sbiadita, il cartellino dell'hotel con sopra stampato il nome ed il cognome. Il libro però lo leggo ugualmente con gusto.

E' perfetto per  queste giornate - oziose - di ferie Newyorchesi.


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