Ragazzi, la California è passata di moda! Nell’estate 2010 la vita vera è nella Fano Bay.
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Ragazzi, la California è passata di moda! Nell’estate 2010 la vita vera è nella Fano Bay.
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Qui negli Stati Uniti, è vero che ogni tanto cade la linea, è vero che qualche volta devi riprovare 2 o 3 volte prima di riuscire a chiamare all’estero ma è altrettanto vero che il costo da affrontare per mantenere un celluare è una frazione di quello Italiano.
Ogni volta che torno in Italia mi stupisco di quanto sia costosto il cellulare: a parità di utilizzo spendo in una settimana quello che qui consumo in un mese e se si considera che il costo della vita in Italia è molto più basso le proporzioni diventano abnormi.
In Italia c’è inoltre il discorso delle tariffe che sono così strane che per capire quanto spendi ti serve un commercialista… Addirittura molte erano (spero non più) legate all’operatore: se chiami un telefono del tuo stesso gestore spendi meno, altrimenti dieci volte tanto. Ma come si fa a sapere a priori se il numero che stai chiamando appartiene al tuo stesso operatore? Mistero.
Qui le tariffe sono invece tutte uguali e si basano sui minuti di conversazione, punto e basta. Non importa se chiami tu o se vieni chiamato, non importa se chiami un fisso o un cellulare. Contano solo i minuti.
Alcune tariffe (come quella nella foto) sono illimitate: con solo $40 chiami, navighi e mani SMS senza limiti. Altre hanno un tetto di minuti mensile superato il quale si paga al minuto. Altre ancora (in genere le prepagate, per quelli che usano il telefono poco o niente) fanno pagare minuto per minuto.
Il raffronto tra una tariffa ed un’altra diventa quindi immediato: basta confrontare i minuti disponibili per capire chi spende di meno.
Oggi fanno tre anni esatti che vivo a New York. La novità è che mentre prima tutto era novità, tutto era insolito e quindi tutto era spunto di ispirazione oggi faccio fatica a scrivere. Molta fatica.
Vi dovrete accontentare di queste tre righe
Te lo ricordi quando assieme ad collega riuscimmo a visitare l’interno della Statua della Libertà?
Ebbene, arrivati faticosamente fino in cima, chiesi ad una delle due simpatiche attendenti se ogni volta che dovevano recarsi al bagno dovevano rifarsi tutta quella sfacchinata. Ci risposero che in realtà c’era una ascensore ma che spesso era davvero necessario fare tutte le scale a piedi perchè quest’ultimo, di fabbricazione Italiana, si rompeva frequentemente e non era facile far arrivare i pezzi di ricambio dall’estero.
A quel punto feci una battuta a Simone e dissi: “Hai capito? Questi sono capaci di atterrare sulla luna ma poi per mettere un ascensore dentro una statua devono arrivare fin da noi in Italia… e poi nemmeno gli funziona!” Tutti a ridere…
Stasera scopro su Repubblica.it che un ascensore interno alla statua è andato in fumo e ha causato l’evacuazione del monumento.
Vuoi vedere che è quello Made in Italy??? eheheheheheheheheheheeheheheh
Oggi è successo quello che ancora mi mancava, l’ultima coincidenza che poteva succedermi a New York: ho incontrato per caso un mio ex-collega Italiano.
Io non sapevo che lui fosse in vacanza a New York, e lui non era al corrente del fatto che io abitassi qui. Immaginatevi la sorpresa reciproca nel bel mezzo della follia della quarantaduesima strada.
Comunque, la notizia del giorno è che entro poco mi dovrò operare. A presto un altro aggiornamento del bollettino medico.
Il “Paintball” è un gioco, o per qualcuno addirittura uno sport, dalle regole del tutto intuitive: ci si divide in due squadre e ci si fa la guerra utilizzando delle armi ad aria compressa che sparano palline ripiene di vernice. Vince chi “sopravvivendo” riesce a catturare la posizione avversaria.
Non vi so dire fino a che punto questo sport possa essere moralmente accettabile in un paese belligerante che (nel bene o nel male) ha procurato due milioni di morti negli ultimi dieci anni. I dubbi crescono ancor di più se consideriamo che ci giocano anche moltissimi bambini. Va beh, mettiamola così: anche da noi si giocava a fare i soldati e abbiamo avuto tutti pistole e fucili giocattolo. Qui semplicemente fanno le cose in grande stile con tute mimetiche, armi automatiche, fumogeni, bombe a mano e campi di battaglia iper realistici.
Messe da parte le riserve morali devo ammettere che è un gioco emozionante e che mi è piaciuto.
E’ fondamentale cercare di colpire il nemico prima che questo colpisca te perchè in quel caso oltre che alla delusione ci sono da tenere in conto i lividi che ti rimarranno per il resto della settimana (le palline escono dal fucile a 340 Km/h).
Io sono stato beccato in tutto otto volte e l’ho stabilito ora contando i bozzi che ho addosso.
Ci torno? Sicuramente si!
La società Americana è organizzata in caste. Lo è sempre stata e purtroppo lo è ancora.
Su questo argomento tornerò ancora perchè lo trovo uno spunto interessante. Oggi però vi voglio parlare della casta più fortunata e nella fattispecie degli Ospedali a cinque stelle.
Iniziamo col dire che non è il caso neanche di fare il paragone con gli Ospedali Italiani perchè anche volendo considerare i casi migliori vi giuro che non c’è partita, siamo a due livelli diversi. Qui sembra di stare in un film: tutto nuovo, tutto perfetto, tutto efficente. Soltanto consideranto l’impatto visivo il confronto coi nostri è duro e non lascia mezze misure: sembra di passare dal primo al terzo mondo.
Sui muri scritti nell’albo d’oro i nomi dei primari di tutta la storia dell’ospedale. Vetrine con le spiegazioni di tutta la ricerca e delle invenzioni del posto. Salette per la formazione dei nuovi dottori piene di giovani super luccicanti in camice bianco. Il chirurgo è sempre il chirurgo, ma il chirurgo Americano è qualcosa di socialmente imponente. Quello di New York in particolare è invece il re del mondo.
Stamattina mi sono presentato dallo specialista del ginocchio e nel giro di pochi minuti mi hanno fatto i raggi X, poi la visita. Il medico è un tipo in gamba e molto esperto. L’ambulatorio un centro spaziale. Finita la visita è stata ritenuta opportuna una risonanza magnetico nucleare. E’ bastato che una delle tre segretarie alzasse il telefono per averla disponibile. Quando? Quando vuoi tu… anche subito. E così è stato: dopo venti minuti ero dentro la macchina che qui chiamano MRI.
Quando sei un paziente in America ti viene l’impressione di essere tornato un bambino perchè tutti diventano improvvisamente cortesi, cordiali, gentili e premurosi fino all’inverosimile.
Tutto bello, anzi bellissimo e fin qui la poesia. Adesso cominciano le note dolenti.
A chi sono destinate queste strutture? Semplice: a chi è assicurato con certe assicurazioni (non con tutte!). Ma chi è assicurato con queste assicurazioni? Ancora più semplice: chi ha un buon lavoro. Gli altri (e non sono pochi perchè le categorie includono tassisti, baristi, operai semplici e decine di milioni di comuni mortali come tuo figlio, tuo fratello, tuo padre e tuo cugino) devono accontentarsi di centri meno sfavillanti, o addirittura rassegnarsi a non essere curati nel caso in cui fossero disoccupati!
E se la cura diventasse inevitabile, pena gravi invalidità o addirittura la morte? In quei casi ci si vende l’automobile, la casa, si chiedono soldi agli amici oppure si accendono mutui trentennali. In America la prima causa di bancarotta di individui o famiglie sono le malattie e gli incidenti, insomma le spese sanitarie, che da sole totalizzano oltre la metà di tutti i casi.
Quella Americana è diventata più che mai una società ideata da ricchi e pensata per favorire solo i ricchi. Una plutocrazia insomma che fa del sistema sanitario (e credo anche di quello dell’educazione) un efficace sistema di preservazione dell’ordine sociale.
Non è finita.
Anche quelli come me, (i privilegiati di prima classe che possono permettersi tutto) ogni tanto posso inciampare in qualche mina vagante.
Mentre mi visitava ho chiesto al medico un suo parere: “Dottore, secondo lei il fatto che il mio incidente risale a 15 anni fa potrebbe essere un problema dal punto di vista assicurativo?” Risposta: “direi di si, le consiglio di non dire a nessuno che si è trattato di un incidente.”
Capito che vuol dire? Vuol dire che soltanto oggi per visita e MRI potrei essere in debito di circa quattromila dollari. Dovrò pagare? Non si sa! Forse si e forse no. Capirlo è difficilissimo, anzi impossibile. Lo saprò tra mesi. Pensate ad uno che sta male e che deve operarsi per forza: “dovrò vendermi la casa oppure no? Potrò mandare all’università (quella buona) i miei figli oppure no?” Oltre al pensiero della malattia anche quello dei soldi.
Ovviamente in questi casi le mine sono molte di più, e possono diventare un vero e proprio campo minato perchè le assicurazioni esistono per far fare profitto agli azionisti, non per motivi benefici o umanitari.
Per concludere, credo che l’Italia sia uno dei paesi più disorganizzati, corrotti e sbandati dell’occidente. Al contrario questa qui è una nazione organizzata ed affidabile. L’Italia però (così come l’Europa) basa le sue teorie e le sue conseguenti azioni sul sacrosanto principio della solidarietà e dell’ugualianza. L’America, al contrario, è tutta incentrata sulla competizione e sull’individualismo sfrenato.
Differenze di vedute sostanziali che producono i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
In un mercatino del Queens mi sono imbattuto su una serie di foto in bianco e nero sulla metropolitana di New York che avevo già visto in giro da qualche anno.
Sono gli scatti di John Conn, parte della collezione permanente del Museum of New York City, un lavoro che come pochi altri documenta lo stato di decadenza della metropolitana (e quindi dell’intera città) durante quegli anni terribili ma anche affascinanti.
Una decina di anni fa feci un incidente stradale che mi costò tra le varie fratture anche una lesione al ginocchio. I medici mi dissero che non mi sarei dovuto operare nell’immediato ma che prima o poi il problema si sarebbe inevitabilmente ripresentato.
Avevano ragione: a giorni alterni (specie quando cambia il tempo!) il ginocchio mi fa sta facendo sempre più male al punto che ormai ogni tanto zoppico.
Siccome qualcuno mi ha detto che le ginocchia sono come i denti (prima le curi e meglio è) e qualcun’altro mi ha spiegato che a forza di caricare eccessivamente potrei rompere anche quello sano, e siccome di ginocchia alla fine ne ho soltanto due e non venticinque alla fine mi sono convinto a prendere provvedimenti.
Ho chiesto in giro e mi hanno consigliato un ospedalino da paura che fa solo queste cose. Vado sul sito e… zaaaac! scelgo “diventa un paziente” poi zaaaac! “scegli un medico” e infine zaaac! ed esce fuori una lista di circa 150 dottori. Porca puttana.. troppa grazia S.Antonio! Filtro allora la ricerca con “chirurgo ortopedico – specialità ginocchio – località main campus” e la lista si ridimensiona a “soli” 31 candidati.
Puoi cliccare su ciascuno per vedere il curriculum. Si va dalla carriera universitaria alle specializzazioni, ai premi, tutto di tutto con tanto di foto rassicurante. Il problema è: come fare per scegliere un chirurgo tra una rosa di 31 che a leggere la scheda sembrano tutti candidati per il premio nobel? C’è l’imbarazzo della scelta!
Per evitare di scegliere a caso apro google e cerco: “top knee surgeons in new york city”. Escono fuori diversi nomi. In particolare 4 o 5 candidati, gente famosa a livello mondiale. Uno di questi è il primario dell’ospedale che avevo scelto per cui non ho più dubbi e parto deciso: vada per il primario luminare del ginocchio.
Chiamo e mi risponde la segreteria telefonica della segretaria (ncula!) Lascio un messaggio e la segretaria mi richiama. Le spiego il problema e per poco questa non si mette a ridere… mi spiega infatti che il dottor tal dei tali non fa queste cose ma solo ginocchi artificiali! Allora (mentre mi toccavo le pelotas) le chiedo un consiglio per un altro chirugo che si abbassa a fare questi lavoretti facili che servono a me.
Salta fuori uno che è il medico ufficiale dei Nets, dei Red Bull Soccer e che in passato lo era anche dei Mets e dei Giants. Insomma uno che di ginocchia sfracassate ne deve aver viste parecchie. E’ perfetto… E’ lui che cercavo. Chiamo e setto un appuntamento per la prossima settimana.
Sono preoccupato? Sinceramente l’unica cosa che mi preoccupa sono le assicurazioni sanitarie. Si perchè qua (soprattutto in queste situazioni) è tutto bello, tutto efficente e tutto perfetto. L’ospedale sembra un hotel… tutto zaaac! zaaac! zaaaac! poi però quando si tratta di soldi bisogna andarci coi piedi di piombo perchè se no zaaaac!: come per incanto te lo ritrovi nel **** e a pagare cinquantamila dollari non ci metti niente.