Archive for the ‘Preferiti’ Category

Indovinello

venerdì, ottobre 3rd, 2008

Uno dei due ragazzi nella foto si è appena comprato la PORSCHE.
Scopri quale.

GRANDE BRIATORE!

Philippe Petit

martedì, agosto 26th, 2008

Altra giornata pesante. Sarà un pò che io non ho mai sopportato l'Estate, sarà che per la prima volta in vita mia non ho fatto in Estate neanche un giorno di ferie, sarà che lo stress del cercare casa si cumula a tutto il resto... sarà quel che sarà sto stressato come non succedeva da anni.
Le contromisure: messa al bando della caffeina (per me ansiogena) e sospensione di tutte le attività extra-lavorative.

Stasera mi sono visto l'ultimo dvd del documentario su New York, tutto incentrato sul World Trade Center, dall'idea iniziale di Rockefeller alla sua demolizione catastrofica.
La tragedia, raccontata dalla PBS (vera maestra di giornalismo... altro che CNN!) sapendo che le torri sarebbero state visibili dalla finestra di casa ha tutto un altro effetto. E' stato quasi un pugno nello stomaco rivedere le scene di quei giorni...immedesimarsi in quelle persone, in quelle strade, in quei frangenti che rappresentano ora scene di vita quotidiana.

Ma non voglio parlare di questo.
Sapete che ammiro le persone che riescono a gettarsi anima e corpo in sogni bizzari e grandiosi. Voglio perciò raccontare la storia di un uomo e del suo sogno.
Philippe Petit era un artista Francese poco più che ventenne quando venne a conoscenza dell'imminente realizzazione delle torri gemelle agli inizi degli anni settanta.
Era un danzatore, e danzava sulla corda.
L'idea decisamente audace, se non folle, era quella di recarsi a New York per lavorare in segreto sulle torri (ancora da ultimare negli ultimi 2 piani) ed installare un cavo d'acciaio che le connettesse l'un l'altra per poi danzare sul cavo stesso.

Philippe nel 1973 arriva a New York e sceso dalla metropolitana si intrufola per la prima volta nella torre Sud. Tornerà sul posto per altri otto mesi, addirittura ottenendo un pass fingendosi documentarista per la TV Francese.
Durante tutto questo tempo, con l'aiuto di altri amici, vengono installati due mast (uno per torre) capaci di tenere sospeso un cavo d'acciaio di circa quaranta metri.
Successivamente, la notte del 6 Agosto 1974 Philippe e la sua squadra si introducono nelle torri e armati di arco e frecce stendono prima un cavo di nylon, poi una corda, poi un cavo d'acciaio tra un palazzo e l'altro, per poi fissarlo sui mast.

Alle 7.15 del mattino New York si ferma a guardare una scena incredibile. "Out of the blue" un uomo cammina tra le torri gemelle, danzando avanti e indietro, raccogliendo folle di curiosi che lo acclamano dal basso. Addirittura si inginocchia, si sdraia, il tutto per quasi un'ora.
Fu un successo clamoroso. Persino il sergente addetto all'arresto rimase affascinato tanto da elogiare davanti alle telecamere le gesta del suo prigioniero.
Incriminato di una dozzina di reati, Philippe Petit intenerisce il suo giudice che lo condanna semplicemente a ripetere il suo spettacolo gratuitamente per dei bambini a Central Park.
La direzione del World Trade Center fu anch'essa entusiasta, tanto da regalargli un simbolico pass di accesso a vita alle due torri per poi incidere il suo nome sull'acciaio delle travi nel punto in cui venne teso il cavo.

Che belli dovevano essere gli anni settanta a New York. Si poteva entrare liberamente in un complesso come il WTC, ci si poteva fingere giornalisti, si poteva gironzolare per otto mesi indisturbati sul tetto.
Doveva essere un periodo di grande libertà, di grandi idee, di grandi sogni.

Mi sarebbe piaciuto essere nato in un periodo così.

Primo weekend di corso

mercoledì, agosto 20th, 2008

Un commento riporta la memoria ai giorni del corso di Paracadutismo.
Sono andato a ripescare una vecchia email del 30 Marzo 2003 titolata "Primo weekend di corso".

Sono ancora vivo.
Ho fatto 4 lanci.
Esperienza significativa, di quelle che ricorderai per tutta la vita.
Ho visto due centri di paracadutisti diversi e mi sono reso conto che sembrano tutti uguali. In realtà loro sono dei tossici. Gli istruttori sono dei tossici incurabili che aspettano solo la morte per overdose.
Le droghe di cui fanno uso sono l'adrenalina pura e il rischio elevato.
Il paracadutista medio ha dai 35 ai 50 anni, è brizzolato o stempiato e fisicamente è messo bene. E' divorziato (o comuqnue ha un rapporto diciamo "libero" con sua moglie) e parla sempre e solo di paracadutismo, sesso o scoreggie (giuro!).
Il corso teorico dura diverse ore durante le quali ti vengono elencate una serie di sfighe agghiaccianti: fiamma, ferro di cavallo, autorotazione, apertura mancata o incompleta ecc. a cui tu devi rispondere con immediatezza e soprattutto con una freddezza disumana.
Pensa che in un lancio di routine, dopo aver fatto il corso, se hai una di queste sfighe devi intervenire entro 6 secondi. In questo tempo (che in aria per me mentalmente dura quanto 2 secondi a terra) bisogna cercare di risolvere il problema ed eventualmente affidarsi alla soluzione disperata ed estrema: sgancio del principale e apertura del paracadute di emergenza.
Mentre salivo in aereo con questa gente pensavo di essere diverso, di essere l'unico a pensare alla morte, l' unico che si chiedeva se valesse la pena di correre quel rischio e probabilmente l'unica persona normale che ancora si rendeva perfettamente conto del fatto che saltare da un aereo da 4200 metri a 300 Km all'ora non è normale e sicuramente non rientra nel disegno divino.
Comuqnue arrivati alla giusta altezza il portellone si apre. Ti invade un freddo intenso (anche se a terra fa caldissimo) e al rumore cupo e sordo del motore dell'areo si mescola quello sibilante (e spaventoso) del vento che entra in cabina. Raggiunto il punto di lancio si inizia a saltare nella giusta sequenza. Di solito gli allievi coi relativi istruttori saltano per ultimi.
La procedura di lancio è complessa. Oddio, se la dovessi fare qui adesso sarebbe una cazzata ma ti assicuro che farla mentre cadi non è la stessa cosa.
Appena lasciato l'aereo il sibilo del vento si trasforma in un urlo. La vista del suolo che lentamente si avvicina ha un effetto ipnotico e operazioni che ti sembravano elementari si trasformano in cose difficili e impegnative.
Mentre la lancetta dell'altimetro corre inesorabilmente verso il basso fai il tuo esercizio e cerchi di non pensare a niente. I sessanta secondi di caduta durano un decimo di quello che sono e alla fine devi aprire.
Durante il quarto lancio mi sono distratto troppo dall'altimentro proprio nella fase finale. Appena ho guardato e mi sono reso conto di essere 200 metri sotto ho frettolosamente iniziato la procedura di apertura.
Al primo tentativo mi sono accorto che non trovavo la maniglia. Non puoi immaginare la sensazione. Istintivamente ho ricominciato da capo la procedura (che poi è quello che dice il manuale) e al secondo tentativo l'ho trovata.
Avevo la maniglia in mano quando ho sentito l'istruttore sganciarla sfilandomela dalle mani. Ero arrivato troppo in basso... un lancio di merda.
Sono tornato a casa alle 7 di Domenica sera dopo 10 ore di attività (senza pranzo) e dopo un sabato identico.
Ero talmente stanco che sono andato a letto senza cena. Adesso sono le 4 e mi sono svegliato spontaneamente.
Faccio ancora fatica a rientrare nell'ottica delle cose di tutti i giorni.
Domani sarò a Roma per lavoro ma ti giuro che questa cosa in questo momento non conta veramente un cazzo. Niente conta più un cazzo dopo il primo weekend di corso AFF.
Ora ti saluto che riprovo a dormire.

Neuroscienze

mercoledì, agosto 6th, 2008

Alla fine ho fatto la cavia per le amiche delle neuroscienze. Il tutto svolto in due sere diverse.

Nella prima abbiamo fatto un EEG del cervello (foto in alto). Innanzitutto mi hanno montato in testa una cuffia con 256 elettrodi. Sotto ogni elettrodo hanno messo un gel per migliorare la conduttività. Ci è voluta una mezz'ora.
Qualche maligno aveva inizialmente ipotizzato che non sarebbero riusciti a trovarmi il cervello.
In effetti non l'hanno trovato.
Nel controllo preliminare di tutti gli elettrodi, infatti, succedeva che nonostante i ripetuti controlli alcuni degli stessi presentavano delle impedenze anomale. Il difetto non era facilmente ripetibile, e si spostava continuamente da una zona all'altra della testa. Dopo qualche ora le scienziate hanno rinunciato.

Stasera invece abbiamo fatto una Transcanial Magnetic Stimulation. Mentre nel primo esperimento si sarebbero dovuti misurare passivamente i segnali elettrici del cervello prodotti durante particolari attività motorie, nella TMS si iniettano degli stimoli magnetici dentro la scatola cranica per vedere come questi interferiscono con i movimenti stessi.
Praticamente ti sparano delle schicchere magnetiche in testa e le dita della mano destra ti si muovono da sole. Una sensazione strana. All'inizio ho avuto anche paura.
Ci abbimo messo un paio d'ore nel corso delle quali mi è venuta una fame che secondo me ha anche influenzato il risultato dell'esperimento.

Subito dopo, infatti, siamo andati da Luzzo's.

The Last Hope

mercoledì, luglio 16th, 2008

Allora oggi pizzata aziendale nella chill out room (la sala del biliardino).

Entro in sala e oltre ai soliti colleghi noto un signore sui 55 anni, capelli e barba bianca.
Addosso una maglietta raffigurante lo schema elettrico della "Blue Box", un dispositivo che negli anni 80 permetteva di mandare segnali di controllo alla rete telefonica permettendo di chiamare gratis o raggiungere numerazioni normalmente inaccessibili.

Oltre alla maglietta un cappellino pieno di spillette. Sul lato la scritta "N4SCY".
Capisco subito di avere davanti oltre che un Hacker anche un Radioamatore e quindi mi presento utilizzando il mio nominativo Americano (WW3WW) stringendogli la mano.
Da vicino riconosco il simbolo dell'Amsat e chiedo: ma fai anche i satelliti? Lui risponde dicendo che normalmente fa Stazione Spaziale ISS. Apriti cielo.
Gli domando se conosce issfanclub.com e lui dice di si e allora faccio presente che quel sito è mio. "Veeeery cool!" risponde lui, e per farmi capire che è veramente appassionato tira fuori uno smartphone Palm per poi lanciare PocketSat mostrandomi la posizione della stazione spaziale in tempo reale sul telefonino.
Io  chiedo se i dati orbitali li hai mai presi da quel sito che li importava direttamente da celestrak e lui risponde di si e allora io con un sorriso dico che anche quell'altro sito (ora chiuso) era mio!
A quel punto l'anziano Hacker sorprende tutti (compreso me) e fa: ma allora tu sei Alain!

Non mi era mai successo prima di essere riconosciuto da qualcuno senza nemmeno l'ausilio di una foto. (A Roosevelt Island invece, mi hanno riconosciuto già due volte per via dei vari video postati sul blog)

Mi da il suo biglietto da visita e scopro che anche io conosco lui!

Si trattava infatti di Robert Osband, noto nel mondo dell' Hacking come The Cheshire Catalyst,  una figura di spicco nel mondo dell'underground Americano, un pioniere della telematica e dell'era digitale di cui avevo già letto in passato.
E' noto per aver proposto il nuovo prefisso telefonico nella zona di Cape Canaveral (321), successivamente approvato e attualmente in uso ed anche per aver contribuito (sotto falso nome) alla leggendaria rivista di Hacking "2600". E' a NYC in questi giorni proprio per l'ultima storica convention di quel movimento.
L'evento, intitolato "The Last Hope", è un ritrovo di Hackers di fama internazionale, in cui oltre che di tecnicismi ai massimi ai massimi livelli si discute di diritti civili e libertà individiali.

Tassinari comunisti

lunedì, giugno 30th, 2008

Una sera mentre stavamo in giro per Manhattan a fare bisboccie con gli amici abbiamo preso il taxi.
Saliamo a bordo ed il tassinaro, un nero Africano che sta qui da trent'anni, intuisce che siamo stranieri e ci chiede da dove venivamo.
Noi diciamo Italia e lui al volo: "ahhh Italia, Berlusconi won again... Mafia..." Porco cane penso io! Siamo messi bene... comunque paghiamo la corsa e via.
Finito in quel posto abbiamo chiamato un altro taxi.
Il secondo tassinaro era stavolta un nero Americano. Ci chiede di dove eravamo per poi prontamente commentare: "Italia... Berlusconi... Mafia...!" Non potevo credere alle mie orecchie. Sembrerebbe che i tassinari di NY pur lavorando 15 ore al giorno siano meglio informati della maggior parte degli Italiani stessi riguardo l'Italia. Ci sarebbe stato da vomitare eppure me la sono presa in allegria.

Forse chi legge pensa che questa sia una storia di fantasia ma invece non lo è! E' tutto vero!
Lo giuro sui miei figli.

Allarme Rosso

domenica, giugno 15th, 2008

Lu Briatore al lavoroCamerini la iena del tavoliereNat lu matt ed Alaine Bogosiane
Lo stato di allerta per la città di New York è attualmente al codice arancione (High) ma verrà probabilmente elevato al Rosso (Severe) nel prossimo weekend, dopo che saranno arrivati in città tre soggetti dalla pericolosità nota e comprovata.

L'ufficio del Sindaco Bloomberg ha fatto diramare un bollettino dalla polizia in cui si elencano le raccomandazioni per tutte le donne fighe di età compresa tra i 18 ed i 54 anni che si troveranno durante il weekend nel raggio di 25 miglia da Roosevelt Island (i cessi possono stare tranquilli).
L'indicazione principale è quella di rimanere chiuse in casa e di non rispondere nemmeno al telefono. Se uscire dovesse essere indispensabile si raccomanda alle ragazze di farsi accompagnare da uomini astemi o da animali di compagnia di grossa taglia (Pitbull, Dobermann ecc...).

I preservativi della città di New York verrano recapitati per posta assieme all'assegno di 600 dollari dello Stimulus Payment e, in misura precauzionale, nel sistema idrico della città verranno disciolte circa 14 milioni di pillole anticoncezionali.
Come terza ed ultima linea di difesa il numero verde 1-800-SOS-DREAMTEAM verrà attivato per la distribuzione di emergenza di pillole del giorno dopo.

Scherzi a parte, finalmente per me un pò di risate genuine, un pò di sano cinismo, un pò di sacrosanto maschilismo all'Italiana.
Mi ci sono preso anche due giorni di ferie: dopo un anno di perbenismo all'Americana è proprio quello di cui ho bisogno.

Grillo mi delude proprio sulle tasse

mercoledì, aprile 30th, 2008

Io veramente vorrei scrivere delle curiosità sulla vita di Manhattan ma la mia attenzione è aimè completamente rivolta a quanto accade in Italia.
L'Agenzia delle entrate ha messo online e subito dopo rimosso i dati di tutti i contribuenti relativi all'anno 2005. Una iniziativa lodevole che va nella giusta direzione della trasparenza e della lotta all'evasione fiscale.

Putroppo però, a sorpresa, l'ultimo post di Beppe Grillo si scaglia con tutta la forza possible contro questo provvedimento che sarebbe stato utile per sbattere sotto gli occhi di tutti il fatto che in Italia gli orafi dichiarano in media meno dei maestri elementari, i piccoli industriali meno dei loro operai, i ristoratori meno dei loro camerieri.
Sarebbe stato utile anche per capire bene le appartenenze di ciascuno alle varie categorie.
Esistono infatti tre categorie di contribuenti in Italia:
1) gli intoccabili (grossi imprenditori, politici, mafiosi).
I loro proventi sono quasi sempre frutto del malaffare per cui non si può neanche pensare di tassarli.
2) i furbi (commercianti, artigiani, piccoli imprenditori, professionisti, propietari di immobili).
E' la categoria che rende unica l'Italia. Il profitto di questa categoria dipende esclusivamente dall'abilità nell'evadere le tasse. Spesso l'evasione viene dagli stessi considerata come un atto eroico di ribellione, in qualche caso addirittura diviene oggetto di vanto.
3) i coglioni (lavoratori dipendenti, precari).
Sono quelli che la prendono sempe, comunque e silenziosamente nel culo. Tutto quel che vedete attorno a voi è pagato da questa categoria. La cosa curiosa è che quando la terza categoria usufruisce dei servizi della seconda quasi mai pretende il regolare pagamento di tutte le tasse, anzi molto spesso l'evasione viene addirittura favoreggiata.

Domani vado a vedere Saviano che sta qui a New York per presentare il suo libro. Sono molto emozionato e non vedo l'ora di stringere la mano ad un Italiano da rispettare e da prendere come esempio.

Questo commento merita di essere letto. Ringrazio chi lo ha postato.

UPDATE:
Qualcuno ha avuto il tempo e la geniale idea di scaricare diversa roba per poi metterla su emule. Adesso censurate se siete capaci!
Basta aprire EMule e cercare la parola p-2005.txt
P.S. Se usate Windows attenti ai virus!

Tuesday, Thursday

domenica, marzo 23rd, 2008

Allora per Pasqua sono tornato in Pennsylvania.
Oggi dopo tanto sono tornato a sparare al poligono. Ho preso una 44 Magnum con 50 proiettili ed un fucile mitragliatore M-16 calibro .223 con 200 proiettili. Abbiamo fatto foto e riprese ma non so se pubblicarle.
In ogni caso non è del poligono che voglio parlarvi. O meglio, fino a due ore fa avrei scritto del poligono e ora sarei qui a montare il video ma ho cambiato idea.

Dopo il poligono con Miriam e Gianni siano andati a West Chester in un locale in cui ero stato altre volte anni fa. Qui in Pennsylvania si fuma dentro i locali per cui al piano superiore oltre che difficile parlare per via della musica altissima era difficile anche respirare. Gli occhi bruciavano per il fumo... Gianni e Miriam erano presi da amici e conscenti di vecchia data e io non me la sentivo di inserirmi così ho bevuto una birretta senza dire una sola parola con nessuno...
Usciti dal locale verso l'una si decide di visitare un altro posto dove servono vini e liquori Italiani.
Arrivati ci accomodiamo in una saletta secondaria praticamente vuota. Il posto è di classe: stile Italiano, bottiglie di vino sui muri, musica al livello giusto.
Io prendo un sangiovese, Miriam una birra strana e Gianni un Fernet Branca on the Rocks.
A metà Sangiovese una sorpresa inaspettata: UN FIGONE maestoso alto come il colosso di Rodi si avvicina e chiede una sigaretta. Attacca bottone. Intavola una discussione basata sul nulla. Visibilmente ubriaca sta donna ci spiega che è una maestra elementare ma che nel weekend fa quello che vuole, che lavora nello stesso paese di Gianni e che è una specie di logopedista. Ha 30 anni ma ne dimostra qualuno in meno. Bionda. Una di quelle che fanno girare la processione... Un colpo di culo di quelli rari, insomma.
Noto subito che porta sull'anulare sinistro due anelli: uno di oro bianco semplice ed un'altro con un diamante da mezzo chilo. Penso: alè... questa come minimo è fidanzata!
Attacca con le lezioni di logopedia. Parte con un "The Fuck" facendo uno spelling accurato ed efficacissimo di queste due parole. Io e Gianni riamaniamo basiti. Le mie tempie sudavano. Poi, su mia richiesta, continua ripetutamente con la differenza di pronuncia tra Tuesday e Thursday cacciando vistosamente la lingua tra i denti e avvicinandola fino a qualche centimetro dal mio naso. Gianno ride a crepapelle. Miriam è divertita. Io ho la sudarella.
Ad un certo punto ci spiega che suo marito sta con gli amici nella STANZA A FIANCO. Rimango per un attimo in disappunto ma è comunque tardi per tirarsi indietro.
Lei comunque va via e dice che forse ritorna.

Non ci speravo ma passano 10 minuti ed infatti barcollando torna al suo posto. In quel momento gli altri sono distratti a parlare con un ragazzo ubriaco che offre da bere a tutti e io ne approfitto e la prendo a parlare in disparte. Butto fuori la carta del mega charming all'Italiana. Sparo due o tre complimenti ben assestati e via: il colosso di Rodi apprezza, annoda i capelli attorno alle dita, confessa che le piacerebbe scappare in Italia e mi da un bacio in bocca a tradimento per poi alzarsi e andare via!

A quel punto è stata questione di un secondo: la seguo e la porto in bagno oppure basta così per la serata?
L'eco degli spari della 44 Magnum mi rimbomba ancora dentro la testa. Il marito della Logopedista è nella stanza a fianco. Per stasera può bastare... Domani avrò tutto il tempo per pentirmente e per ripensare a quel "Thursday" con la lingua in mezzo ai denti che purtroppo non arriverà mai.

Sono un coglione lo so già... siate così gentili da non ricordarmelo nei commenti.

Giovanni Drogo

giovedì, dicembre 27th, 2007

Disteso sul lettuccio, fuori dell'alone del lume a petrolio, mentre fantasticava sulla propria vita, Giovanni Drogo invece fu preso improvvisamente dal sonno. E intanto, proprio quella notte- oh, se l'avesse saputo, forse non avrebbe avuto voglia di dormire -proprio quella notte cominciava per lui l'irreparabile fuga del tempo.
Fino allora egli era avanzato per la spensierata età della prima giovinezza, una strada che da bambini sembra infinita, dove gli anni scorrono lenti e con passo lieve, così che nessuno nota la loro partenza. Si cammina placidamente, guardandosi con curiosità attorno, non c'è proprio bisogno di affrettarsi, nessuno preme di dietro e nessuno ci aspetta, anche i compagni procedono senza pensieri, fermandosi spesso a scherzare. Dalle case, sulle porte, la gente grande saluta benigna, e fa cenno indicando l'orizzonte con sorrisi di intesa; così il cuore comincia a battere per eroici e teneri desideri, si assapora la vigilia delle cose meravigliose che si attendono più avanti; ancora non si vedono, no, ma è certo, assolutamente certo che un giorno ci arriveremo.
Ancora molto? No, basta attraversare quel fiume laggiù in fondo, oltrepassare quelle verdi colline. O non si è per caso già arrivati? Non sono forse questi alberi, questi prati, questa bianca casa quello che cercavamo? Per qualche istante si ha l'impressione di sì e ci si vorrebbe fermare. Poi si sente dire che il meglio è più avanti e si riprende senza affanno la strada.
Così si continua il cammino in una attesa fiduciosa e le giornate sono lunghe e tranquille, il sole risplende alto nel cielo e sembra non abbia mai voglia di calare al tramonto.
Ma a un certo punto, quasi istintivamente, ci si volta indietro e si vede che un cancello è stato sprangato alle spalle nostre, chiudendo la via del ritorno. Allora si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell'orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l'una sull' altra, tanto è il loro affanno; si capisce che il tempo passa e che la strada un giorno dovrà pur finire.
Chiudono a un certo punto alle nostre spalle un pesante cancello, lo rinserrano con velocità fulminea e non si fa tempo a tornare. Ma Giovanni Drogo in quel momento dormiva ignaro e sorrideva nel sonno come fanno i bambini.
Passeranno dei giorni prima che Drogo capisca ciò che è successo. Sarà allora come un risveglio. Si guarderà attorno incredulo; poi sentirà un trepestio di passi sopraggiungenti alle spalle, vedrà la gente, risvegliatasi prima di lui, che corre affannosa e lo sorpassa per arrivare in anticipo. Sentirà il battito del tempo scandire avidamente la vita. Non più alle finestre si affacceranno ridenti figure, ma volti immobili e indifferenti. E se lui domanderà quanta strada rimane, loro faranno si ancora cenno all'orizzonte, ma senza alcuna bontà e letizia. Intanto i compagni si perderanno di vista, qualcuno rimane indietro sfinito, un altro è fuggito innanzi, oramai non è più che un minuscolo punto all'orizzonte. Dietro quel fiume -dirà la gente -ancora dieci chilometri e sarai arrivato. Invece non è mai finita, le giornate si fanno sempre più brevi, i compagni di viaggio più radi, alle finestre stanno apatiche figure pallide che scuotono il capo.
Fino a che Drogo rimarrà completamente solo e all'orizzonte ecco la striscia di uno smisurato mare immobile, colore di piombo. Oramai sarà stanco, le case lungo la via avranno quasi tutte le finestre chiuse e le rare persone visibili gli risponderanno con un gesto sconsolato: il buono era indietro, molto indietro e lui ci è passato davanti senza sapere. Oh, è troppo tardi ormai per ritornare, dietro a lui si amplia il rombo della moltitudine che lo segue, sospinta dalla stessa illusione, ma ancora invisibile sulla bianca strada deserta.
Giovanni Drogo adesso dorme nell'interno della terza ridotta. Egli sogna e sorride. Per le ultime volte vengono a lui nella notte le dolci immagini di un mondo completamente felice. Guai se potesse vedere se stesso, come sarà un giorno, là dove la strada finisce, fermo sulla riva del mare di piombo, sotto un cielo grigio e uniforme e intorno ne una casa né un uomo né un albero, neanche un filo d'erba, tutto così da immemorabile tempo.

Il Deserto dei Tartari, Dino Buzzati