Archive for the ‘Preferiti’ Category

Io che qui sto morendo, e tu che mangi il gelato

giovedì, settembre 17th, 2009

La città se la guardi dal di dentro,  è dura, è fredda, è solitaria, è spietata. Ma è anche incredibilmente affascinante.
Sono andato di recente un paio di volte a roosevelt island in bici passando per broadway e poi per vernon boulevard fino alla 36esima avenue del queens.
Parti dal cuore di astoria, casette rassicuranti, negozietti che vendono di tutto a tutte le ore. Famiglie.
A mano a mano che ti avvicini al fiume l'aria si fa più tesa.
Non c'è nessuna estetica, non c'è nessuna grazia, non c'è nessuna gioia. Soltanto cemento, asfalto, lacrime e sangue.
Eppure, all'improvviso, da lontano appare maestosa la skyline di Manhattan. I palazzi proiettano le loro luci colorate sul cielo nuvoloso di una ormai fredda sera di settembre. Emozione sempre nuova.
Ma sotto quel cielo, per la strada, solo tu e la tua bici. Ogni tanto lo shop di qualche meccanico che lavora tutta la notte. Poi serrande perennemente chiuse, malinconia, silenzio.
Torno a casa. Piatti spochi di una settimana. Per caso salta fuori Lucio Dalla con una canzone che non sentivo da anni ma che ancora mi emoziona.

Domani si parte per l'Italia.

Non desiderare la donna d’altri

giovedì, settembre 10th, 2009

Io non sono nato per essere un buon Cristiano. Non c'è niente da fare.
I dieci comandamenti per esempio. Ci ripensavo stasera...
Mi pare di ricordare che da bambino mi forzarono ad imparare che se li violi fai un peccato capitale e quindi sei fottuto.

Voglio dire, mi sta bene di non bestemmiare (uno ci può anche riuscire con un pò di esercizio), mi sta bene di santificare le feste, di onorare il padre e la madre, non rubare, non uccidere, non dire falsa testimonianza (questi utlimi poi ripresi anche dal codice penale), mi sta bene di non avere altri Dii (si sta benissimo senza figuriamoci ad averne più d'uno), mi sta bene di non desiderare la roba d'altri, mi sta bene tutto, ma i comandamenti 6 e 9 non ce la farei mai:

- Non commettere atti impuri
- Non desiderare la donna d'altri

Gli atti impuri.  Alzi la mano chi non fa atti impuri. Ma dai su, che vita sarebbe senza atti impuri???
E poi, la donna d'altri! Io se vedo una donna che mi piace la desidero. Sul fatto che possa essere d'altri non ci penso neanche. Anzi è quasi sempre d'altri, specie a questa età. Avrei capito se avessero scritto di non andarci a letto, di non parlarci addirittura... ma cazzo NON DESIDERARLA E' UMANAMENTE IMPOSSIBILE.

Io dopo due botte di John Jameson Irish Whiskey la desidero eccome. E per la verità la desidererei anche dopo due botte di acqua liscia (senza però scriverlo sul blog! ehehheheh)

Un saluto dal vostro peccatore preferito

Charles Bukowski – Jack Kerouac de noiartri

venerdì, settembre 4th, 2009

Beccatevi un altro post psichedelico/introspettivo. E zitti eh! Non sono ammessi commenti moralisti, critiche o buoni consigli.

Scusate... scusate se non scrivo con la necessaria assiduità ma torno tardi e non riesco proprio.
Durante il giorno non ho la stessa ispirazione che ho la sera o meglio di notte. Se scrivo di giorno escono solo post troppo lucidi, puritani ed obiettivi. Due palle sul marcio della politica italiana o sull'inevitabile doloroso destino che ci attende tutti.
I post migliori, quelli notturni, sono truccati dall'alcool, mossi  dalla solutidine, coloriti da quelle pulsioni animalesche che ci rendono umani (non uomini!) e che ci accomunano tutti (tutti tutti... anche te che leggi storcendo il naso e che non ammetterai mai che in fondo ho ragione).

Capita a volte che durante la serata mi venga voglia di scrivere. Può succedere mentre cammino senza meta per tutta lower Manhattan, mentre assisto ad un concertino Blues, mentre vedo salire (e poi scendere) una giapponesina alta dentro la metro.
Capita di voler scrivere senza poi poterlo fare, e allora ti sforzi di memorizzare quella frase, quello spunto, quella sensazione. Ovviamente non ci riesci perchè quando è ora e ti siedi per farlo è svanito tutto nel nulla: lower Manhattan è solo un luogo geografico come tanti, quel Blues era soltanto musichetta come se ne può  sentire in ogni dove, la giapponesina in fondo non era poi così alta e nemmeno così bella.

In questi giorni (incerti) passo nel giro di poco da "The Köln Concert" di Keith Jarret (parte I, minuti 4:00 - 10:00) a "Smack My Bitch Up" dei Prodigy (tutta la canzone).
Ho cominciato a sfumacchiare Marlboro a 27 anni. A bere Irish Whiskey (con la E!) a 30. Presto il primo tatuaggio e se tutto va bene (o male) potrei sperimentare anche qualche altra esperienza seria... una di quelle usate nelle cerimonie religiose Messicane degli ultimi 3000 anni. Qualche cinquantenne nostalgico alzi la mano per favore, mi piacerebbe diventare il Charles BukowskiJack Kerouac de noiartri.

Ma veramente sto viaggio Newyorchese è un viaggio di sola andata? Mi sa di si, e bisogna arrivare fino all'ultima stazione.
Ovunque essa sia.

Buona notte a tutti. Anzi no.

Sconsolato al Consolato

sabato, luglio 18th, 2009

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Sapete già che mi hanno dato il passaporto difettoso e che mi sono attivato per farmelo cambiare.
Un mese fa vado in consolato e perdo mezza giornata per compilare un foglio e pagare 106 dollari nonostante avessi già pagato quello difettoso. Quelli del consolato mi salutano dicendomi che sarei stato richiamato al telefono dopo circa due settimane, il tempo necessario per completare la pratica.

Passa un mese. Nessuna chiamata. Porca puttana vuoi vedere che c'è un intoppo? Mi metto sul sito del consolato e trovo il numero da chiamare. Rispondono solo dalle 14.30 alle 16.00. Provo diverse volte in diversi giorni e alla fine riesco.
Un impiegato mi dice che la pratica è stata avviata il giorno stesso in cui io ho fatto richiesta ma si è arenata da qualche parte. Mi faranno sapere prima possibile. Va beh... pazienza.

Dopo un'ora sorpresa: mi richiamano loro, questa volta la funzionaria responsabile del servizio, che fa: "Sig. De Carolis la sua pratica è ferma perchè la Questura di Teramo non risponde al nostro FAX (azzooo!) Ci potrebbe fare la cortesia di CHIAMARE LEI la Questura per cercare di sollecitare? Anche perchè non sappiamo se il numero di FAX che abbiamo è giusto oppure no". Alè Alè...

Io ovviamente coinvolgo papà e faccio chiamare lui perchè tra dipendenti pubblici parlano un dialetto tutto loro e si capiscono prima. Il sollecito infatti funziona subito e nel giro di pochi minuti mi arriva conferma da mio padre che la Questura ha dato l'OK per il rilascio del mio nuovo passaporto.
Richiamo il consolato e riconosco la funzionaria: "La stavo per richiamare io! Il suo interevento è stato efficacissimo! (ci sint?!?) dovrebbe però passare qui a pagare altri 4 dollari..."
Senza neanche voler sapere come mai devo pagare ancora altri soldi la convinco a fidarsi di me e ad emettere il passaporto ugualmente con la promessa di saldare il debito con lo stato al momento della consegna del documento.

Stamattina, come pattuito, mi presento di nuovo in consolato col sorriso sulle labbra e quattro dollari in tasca.
Il sorriso svanisce subito perchè la fila arriva fin fuori dalla porta! Dopo una decina di minuti riesco ad entrare nell'anticamera dell'ingresso dove un Carabiniere accoglieva il pubblico. L'attesa nell'anticamera è una vera tortura perchè il muro è battuto dal sole e manca l'aria condizionata. Gli americani (che usano il condizionatore con la stessa disinvoltura con cui noi usiamo il riscaldamento) non protestano ma sono visibilmente contrariati.

Alla fine dopo una venina di minuti entro dentro. La funzionaria, assieme a numerosi altri dipendenti, arriva verso le 9.30, mooooolto dopo gli utenti, e mi riconosce. Fortunatamente non devo rifare la fila intera in sala d'attesa (2 ore circa) ma c'è ugualmente subito un problemino: Ha la ricevuta di pagamento?
Panico. "Ehhhh ma la ricevuta me la deve portare... ADESSO VEDIAMO cosa ci dice l'ufficio cassa... potrebbe essere un problema..."
Ma come?!? Penso io... mica mi hanno detto che sta cazzo di ricevuta scritta a PENNA senza nessun timbro o firma era così fondamentale! Che non lo sapete che ho già pagato tutti sti soldi? Ma poi, ho pagato con carta di credito e mi avete per questo sovrattassato di 3 dollari... non vi tenete copia dei pagamenti che incassate???
Dopo poco, infatti, la cosa si risolve e si scopre che la ricevuta necessaria non è quella di colore rosa (la mia) ma quella identica di colore giallo (la loro). Questioni cromatiche.

Vado in cassa e la cassiera mentre parla con qualcuno in Italiano al telefono con una mano sola procede ad appiccicare quella pellicola trasparente con l'ologramma dei simboli dello stato sopra la pagina dei dati anagrafici.
Ma perchè una operazione del genere la fa la cassiera? E soprattutto, perchè lo fa CON UNA MANO SOLA???
Esco e infatti mi accorgo che l'ha messa male! La plastichina è tutta rotta sul bordo superiore, copre solo metà della foto e addirittura per nulla il numero seriale del passaporto! Non solo, nell'appiccicarla la pagina dei dati anagrafici si è strappata causando il distacco della parte stampata per circa mezzo centimetro.
Diccome quella la plastichina è proprio la cosa che controllano meglio negli aeroporti mi sorge un dubbio: vuoi vedere che nemmeno questo passaporto va bene?!?

Caaaalma.
Rientro dentro. Rifaccio il metal detector. Richiamo la funzionaria. Le faccio vedere la pagina.
Il Passaporto appena emesso, infatti, NON VA BENE.
Si mettono a stamparne uno nuovo. La cassiera viene chiamata a rapporto (cazziatone??? boh...). Io mi metto a conversare con l'addetta al metal detector (portoricana) e le chiedo se è mai stata in Italia. Lei dice di no e io per aiutarla a capire le dico di immaginarsi una nazione intera in cui tutto è organizzato come in quell'ufficio in cui lei lavora. In più si mangia bene!
Lei sorride... dice che non sono il primo a dirle così.
Mentre attendo mi rendo conto che non c'è nessuna privacy. E' infatti semplicissimo, sia nell'androne che dentro il consolato, ascoltare tutti i dati e tutto quello che stanno facendo gli utenti: certificato di matromionio? ah, la signorina è signora, data di nascita? ahhh la facevo più giovane buono a sapersi... nata a? ahhh è nata in america.. buon partito... aspettiamo il divorzio allora.

Il carabiniere di cui sopra interropme un attimo la routine del lavoro di portiere ed  esercita per un momento tutta la sua autorità intimandomi di aspettare in sala d'attesa (a 2 metri da dove mi trovavo) come tutti gli altri.
La portoricana sorride beffarda, io eseguo senza dire nulla perchè rispetto sempre le regole ma penso: dove sta scritto che è obbligatorio aspettare in sala d'attesa??? Anzi, me lo aveva detto proprio lui (il caramba) di attendere in reception!
Forse però esiste una legge dello stato che vieta di accimentare le portoricane dentro i consolati... Probabilmente l'hanno varata assieme al resto delle reggi razziali degli ultimi anni.

Dopo 18 minuti esatti esce un nuovo passaporto fresco di stampa. Ecco quanto tempo serve per farne uno... venti minuti non un mese!  La plastichina stavolta è perfetta perchè la cassiera deve aver abbassato il telefono e usato entrambe le mani.
La funzionaria mi dice di assicurarmi che anche i dati siano giusti. Io controllo: Nome Bin, Cognome Laden, Nato in Saudi Arabia. Tutto corretto... ringrazio ed esco.
Finalmente me ne vado con 2 passaporti in tasca, uno rotto coi visti americani, uno buono senza visti. Me li dovrò portare sempre tutti e due dietro.
L'odissea è finita ma sono sicuro che ricomincerà presto perchè vedo che la rilegatura della copertina non è cambiata e secondo me presto si romperà anche questo che ho ora.

Sentivo la mancanza della burocrazia e dell'efficenza degli uffici statali Italiani.
Se hai nostalgia del bel paese una bella visita al Consolato Italiano di New York è quello che ci vuole per sentirsi subito a casa.

Il Passaporto Difettoso (non solo sbagliato)

mercoledì, giugno 17th, 2009

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Non bastava quello sbagliato, ora ho anche il passaporto difettoso.

Il mio avvocato aveva bisogno di una copia del mio ultimo I-94 (un talloncino che ti attaccano al passaporto quando entri negli USA) in modo da poter rinnovare la mia work authorization che scade a Luglio.
Il tutto si fa ovviamente via email per cui mi serviva di fare una scansione del passaporto. Stamattina lo tiro fuori da un cassetto per portarmelo in ufficio e ta taaaaaa, sorpresa! La copertina si è misteriosamente separata dal libretto delle pagine.

Penso subito: porca troia! (veramente ho pensato altro) vuoi vedere che il passaporto così conciato non è più valido?
Faccio una rapida ricerca in rete e scopro che non sono il solo italiano ad avere questo problema.
Pare infatti che l'Istituo Poligrafico Zecca dei miei C******i abbia messo in giro una grossa partita di Passaporti difettosi che finiscono invevitabilmente con lo spezzarsi in due. Migliaia e migliaia di casi.

Non solo il passaporto rotto è nullo ma se provo ad incollarlo in certi paesi rischio addirittura l'arresto.
Fastidiose le conseguenze per chi come me vive all'estero: alcuni  sono rimasti bloccati fuori, altri sono stati arrestati alla frontiera, altri ancora non sono potuti tornare sul posto di lavoro per settimane.
La cosa che però fa generalmente esplodere di rabbia i malcapitati è che per avere un duplicato devi pure pagarci le tasse! Qualcuno sta facendo causa allo stato italiano per ottenere il risarcimento dei danni subiti.

Pensate che una volta mi hanno fatto un passaporto in cui risultavo avere gli occhi blu anzichè marroni. La cosa buffa fu che non era un passaporto nuovo bensì il rinnovo di un'altro in cui i dati erano invece corretti.

Oltre che per il passaporto (in questo momento non potrei lasciare gli usa!) devo anche informarmi su come ottenere un duplicato del permesso di soggiorno. Non è escluso che debba per quest'ultima ragione recarmi nuovamente all'ambasciata USA di Roma, ipotesi che ritengo improbabile ma che se dovesse verificarsi mi costringerebbe a far causa allo stato anche a me.

Ho chiamato il consolato italiano alle 17.00. Dopo qualche squillo risponde una vocina registrata in inglese che dice  che l'interno 600 non risponde e che è impossibile lasciare un messaggio perchè la casella vocale è piena. Poi cade la linea.
Molto rassicurante.
Domani richiamo e si vedrà. Che palle!

Certo che però un bel passaportino blu scuro... ehhh... sarebbe tutta un'altra cosa

Jovanotti allo Zebulon

martedì, giugno 16th, 2009

Lorenzo Cherubini (alias Jovanotti) deve aver veramente gradito la sua recente visita a New York perchè ha deciso di tornare e di immergersi totalmente nella realtà cittadina.

Ha cominciato dallo Zebulon, un piccolo ma interessante localino di Brooklyn di cui vi ho già parlato in precedenza. Nelle prossime settimane farà altre serate in giro per la città.

Trovarsi a vedere un artista del calibro di Jovanotti in un locale così intimo è qualcosa di speciale. Tra il pubblico personaggi famosi, tra cui Fabio volo ed il grandissimo Silvio Orlando.
Pensate solo questo: Fabio Volo non lo ha riconosciuto quasi nessuno. Una delle poche foto gliela ho scattata io dopo che le mie amiche mi hanno fatto una testa come un cocomero. Silvio Orlano invece non è nemmeno riuscito a prendersi una birra perchè era lì solo solo... in fila... con uno zainetto sulle spalle in attesa del concerto. Alla fine ha desistito.

Jovanotti ha spiegato di essere tornato a New York perchè per chi fa il lavoro del musicista questa città è come il paese dei balocchi. Ovunque ti giri ti arrivano musiche particolari.
Durante il concerto si è scatenato. Il pubblico ha gradito molto. Hanno gradito molto anche i proprietari dello Zebulon... li ho sentiti infatti manifestare la loro approvazione (e il loro stupore) con una specie di manager italiano che parlava a nome della band.

A fine serata sono usciti tutti in mezzo alla strada. Erano rimaste al massimo una cinquantina di persone. Ho avuto occasione di trovarmi faccia a faccia ma non ho potuto scattare bene la foto perchè avevo la reflex in mano... quindi nella foto ravvicinata si vede solo lui e non mi vedo io.
Jovanotti si è allontanato in taxi assieme a Fabio Volo... successivamente sono andati via Saturnino e gli altri della band, quando veramente davanti al locale eravamo rimasti in un paio di dozzine di persone.

Bella serata, bella musica, bella gente.
Benvenuti a Williamsburg. Benvenuti a Brooklyn. Benvenuti a New York City.

Radio Amarcord

lunedì, gennaio 26th, 2009

Mi è capitato questo video sotto gli occhi e ho avuto nostalgia. Adesso che ho 30 anni fatemi fare un pò di revival.

Scommetto che i più giovani fanno fatica ad immaginare un mondo senza Internet, senza cellulari, senza televisione satellitare, senza la possibilità di telefonare facilmente all'estero.
Eppure fino a quando io facevo i primi anni delle superiori il mondo era esattamente così.
Non si poteva in nessun modo comunicare a distanza con gli amici tantomeno crearsi un giro nuovo alternativo alle frequentazioni di tipo tradizionale (sport, parrocchia, bar ecc...)

C'era tuttavia una eccezione: la radio.

Normalmente le radio vengono usate per motivi di lavoro. All'epoca però esisteva anche una componente significativa di persone che la utilizzavano solo ed esclusivamente per divertimento, per scambiare quattro chiacchiere con gli amici di sempre o per conoscerne di nuovi.
Mi riferisco al famoso CB, anche detto Baracchino, una radio di bassa potenza che trasmettendo sulla frequenza di 27 MHz consentiva agevolmente collegamenti a breve distanza (diciamo fino a 50 Km).

C'erano 40 canali da utilizzare: il 5 riservato ai camionisti, il 7 ai marinai, il 9 alle emergenze (non esistevano i cellulari!) e tutti gli altri disponibili per noi perditempo.
I Martinsicuresi li trovavi tutti sul canale 13. Quelli di Monteprandone (che dall'alto dominavano) inizialmente sull'8, poi sul 30. San Benedetto del Tronto era sul 14.
A qualsiai ora del giorno trovavi qualcuno disponibile a parlare.
Per ingaggiare una conversazione bastava pronunciare la parola "BREAK". Chi era in ascolto capiva e ti rispondeva. Poteva essere un qualcuno che conoscevi già oppure un perfetto sconosciuto. C'erano incredibilmente anche diverse donne.
Serate anzi nottate intere a parlare. Dozzine di amici. Cene, ritrovi, incontri. Bei ricordi.
Era una specie di Skype/Facebook preistorico, limitato nello spazio e nella popolarità ma non per questo meno affascinante. Anzi lo era anche di più! La radio è una magia che solo chi la pratica può capire.

Per chi poi voleva approfondire la parte tecnica si poteva fare il grande salto, e cioè fare l'esame per prendere la famosa "patente" e diventare radioamatore. Bisognava studiare la telegrafia, un pò elettronica e diversi regolamenti.
Ottenute le carte il ministero ti assegnava una sigla (una specie di targa) per trasmettere su una serie di frequenze assegnate un pò ovunque: dalle onde lunghe alle microonde.
Le possibilità erano infite. Essere radioamatore ti dava la possibilità di comunicare agevolmente con tutto il mondo negli anni in cui nessun'altro era in condizione di farlo.
Ascoltare (o interferire!) le comunicazioni di navi, aerei, forze dell'ordine e tutto il resto non sarebbe stato difficile. Durante la guerra fredda, poi, attrezzature del genere potevano essere usate per lo spionaggio. Ecco perchè era anche una grossa responsabilità che veniva rilasciata con attenzione da parte dei vari governi. Quando presi la patente io, ad esempio, vennero i carabinieri a casa farmi le domande. Avevo 16 anni.

C'era infine una via di mezzo tra il CB ed il radioamatore. C'erano dei CB truccati, più potenti, che trasmettevano su un numero di canali ulteriori rispetto ai 40 normali. Erano ovviamente illegali.
Sfruttando le caratteristiche della propagazione ionosferica e solo in particolari condizioni (piuttosto raramente) si riusciva a parlare a distanze incredibili. Quasi sempre in Europa, ma di tanto in tanto anche in America, Sud America, Australia.
Io lo facevo? E certo che lo facevo! (il reato è ora prescritto, non c'era niente di male e ora lo posso confessare). Ho usato quelle frequenze illegali fino a quando avevo l'età minima per diventare radioamatore.
Avvenuto il contatto ci si scambiavano delle speciali cartoline per posta. La prima mi arrivò dall'Irlanda.
Era fantastico. Un miracolo che si ripeteva ogni volta. I primi approcci con l'Inglese parlato li ebbi in quel modo.

Oggi quel mondo è quasi del tutto sparito. Il CB è morto. I radioamatori stanno morendo (letteralmente!).
Io sono uno degli irriducibili che non mollerà fino alla fine.
Mentre vi scrivo ho in casa a New York due antenne, tre radio e la licenza Americana.
Mi dedico quasi esclusivamente alle comunicazioni spaziali (satelliti e/o astronauti) ed ho un altro blog con 8600 iscritti. Questo qui rispetto a quello fa ridere.

E va beh mi sono sfogato. Buona notte.

La 21esima del Queens

lunedì, dicembre 8th, 2008

Ho un sacco di cose da scrivere ma pochissimo tempo a disposizione per farlo.
Cominciamo dalla 21esima street del Queens.

Se volete vedere la New York che non si trova nelle cartoline ed avventurarvi in un mondo del tutto insolito dovete farvi a piedi il tratto della 21 Street che va dalla fermata della F fino a circa la 30esima avenue.
E' una zona poverissima, ricca di case popolari, di autolavaggi, officine meccaniche, gommisti e poco altro.
Tutti lavorano 24 ore al giorno in modo da poter servire le decine di migliaia di Taxi che possono fermarsi solo di notte. Sui marciapiedi si accumulano immondizia e fogli di giornale, le pareti dei palazzi sono coperte di scritte e si sente parlare pochissimo Inglese.

Appena esci dalla metro sulla destra c'è una officina con qualche tornio e poche altre macchine utensili. Attraverso una fessura è possibile sbirciare all'interno e riscoprire un ambiente di lavoro buio, confuso, agghiacciante. Cose da terzo mondo. Di aziende come questa ce ne sono a dozzine, anzi a centinaia.

Un gommista nero di polvere stringe un dado di un cerchio all'aperto, con la temperatura sottozero. Tutto intorno pile di gomme usate e cerchi in lega sbiaditi dalla pioggia esposti allo sguardo dei passanti.
Poco davanti lo scheletro di una cadillac nera senza gomme è parcheggiato lungo la strada. Il cofano è mancante ed il motore mezzo smontato.

I grattacieli di Manhattan, che saltuariamente svettano in lontananza, dalla 21 strada del Queens sembrano una bizzarra eccezione alla realtà. Sembrano uno sberleffo alla vita dura e cruda di milioni di New Yorkers meno fortunati di altri.

Il bordello di Manhattan

sabato, ottobre 18th, 2008

Dopo il post poetico beccatevi questo.

Stanotte tra i fumi dell'alcool (sono andato al bar in bicicletta!) ho incontrato un capitano di barche da pesca che mi dice di essere stato a Manhattan per quattro anni diverso tempo fa.
Mi spiega che tra le varie battute di pesca tornavano in terra solo per andare alla fourty-fourth street dove ci stavano le... insomma ci siamo capiti... (detto con le mani che descrivono circoli orizzontali avendo le dita allargate)

Praticamente una versione trash di Manhattan. La Manhattan che è stata fino a un pò di tempo fa. Quella delle bottigliate in testa, delle ragazzacce che ti prendono in strada e ti trascinano in casa per farti spendere 50-100 dollari (il prezzo dipende...), la Manhattan che noi tutti abbiamo visto nei film. Quella vera insomma.

Fortissimo. Io ho chiesto che locali, che ambienti aveva frequentato. E lui: beh... oltre alla quarantaquattresima niente! hheehehheheehhe

Ho sempre saputo che avrei dovuto fare il marinaio.

Virtù, perdizione o rincoglionimento all’Italiana?

domenica, ottobre 5th, 2008

Un bel weekend.
Sabato mattina vado a Roosevelt Island per il torneo di Tennis dell'Isola, il primo torneo che faccio in vita mia.
Nove gradi centigradi, nuvoloso tendente piogga.
Il mio opponente, un cinquantenne nero tutto acchittato da tennista della domenica, aveva tutta l'aria di uno che mi avrebbe lasciato a zero.
Cominciamo. Io sono concentratissimo.
Tecnicamente è molto superiore ma ha quei dieci chiletti di pancia in più che sono fastidiosi quando devi correre dietro la palla.
Decido subito di provare a farlo innervosire con palle corte e pallonetti. Me ne entrano diversi nel giro di pochi minuti e come sperato il cinquantenne va in affanno cominciando a sbagliare.
Riesco a condurre 3 a 2 (facevamo un 8 game proset) ma improvvisamente, governo ladro, attacca a piovere.
Match sospeso per 2 ore.
Quando ricominciamo il signorotto si riprende, torna se... mentre io mi ero sconcentro e non entra più una palla.
E' finita 8 a 4. Per lui! Puttana eva.

Domenica invece è venuta la Fra a trovarmi nel Queens. Dice che la casa è bella. Anche la 30esima Avenue del Queens le è piaciuta. Ci sono diversi localini... un bell'ambiente. Forte il Queens!
Mi sono abituato anche al rumore ormai. Credo di aver fatto una bella scelta. Qui si diventa New Yorkers.

Ci sono infine una serie di pensieri che mi ossessionano.
Pensieri sul dopo New York.

Le vie sono due: la via della virtù o quella della perdizione.

Via della virtù:

  • Svolgere un lavoro eticamente sostenibile che garantisca un introito per le spese vive ed indispensabili (cibo, riscaldamento e poco altro)
  • diventare vegano
  • utilizzare tutti i vestiti fino alla loro usura totale e rimpiazzarli solo con vestiti usati
  • abbandono di qualsiasi prodotto non riciclabile e messa al bando di quelli usa e getta
  • lettura di tutti quei libri che non ho ancora letto ma che avrei già dovuto leggere (sono centinaia, forse migliaia)
  • esilio volontario da qualsiasi forma di tecnologia moderna (computers, telefoni cellulari, televisione) e ritorno alle lettere di carta, alle telefonate a gettoni, alla radio in AM
  • volontariato sociale, ideologia politica, meditazione

Via della perdizione:

  • Ricerca costante e continua del vuoto esistenziale mediante l'assunzione di sostante psicoattive (in Italia note come "droghe") e/o l'attuazione di pratiche sessuali promiscue, bandite, estreme ed eventualmente mercenarie.

Ho paura però che invece alla fine mi toccherà la terza via, quella del rincoglionimento all'Italiana:

  • lavoro di merda che lo trovi e te lo tieni perchè già è un miracolo se ne hai uno
  • casa dei tuoi
  • lavoro di merda che lo trovi e te lo tieni perchè già è un miracolo se ne hai uno
  • casa dei tuoi
  • lavoro di merda che lo trovi e te lo tieni perchè già è un miracolo se ne hai uno
  • casa tua (una volta era dei tuoi)
  • pensione
  • morte

Si vedrà


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