Dove c’è un’Antenna, c’è casa

Cominciò tutto durante le scuole medie, quando avrò avuto 12 anni e per via di alcune regalie relative a qualche festività ottenni un centinaio di mila lire da spendere a mio piacimento.
In quegli anni e a quell'età erano una cifra considerevole. Ricordo quando a cena detti la notizia ai miei genitori:  con le centomila avrei acquistato una Beretta F92. Ovviamente una replica che spara proiettili a salve, ma pur sempre in tutto e per tutto identica ad una pistola vera.

Ricordo molto bene come andò a finire, i miei non  la presero bene (un dodicenne con in tasca una pistola potrebbe avere le carte in regola per fare rapine in banca 4-5 anni più tardi) e così mio padre anziché giocare la carta della repressione autoritaria decise di scegliere quella del rilancio costruttivo e disse: "se non compri quella pistola i soldi li puoi tenere tutti e comprare qualsiasi altra cosa che pago io".

Era l'occasione che aspettavo da tempo e sapevo esattamente quello che dovevo chiedere. Risposi al volo: "vorrei la radio come quella di zio Salvatore, con tanto di antenna". Mio padre rimase un pò perlesso perché oltre alla spesa serviva istallare una grande antenna, far passare cavi per tutta la casa e richiedere una autorizzazione ministeriale. Una bella rogna insomma, ma intuito il mio entusiasmo per quella cosa accettò ugualmente.

Ebbi così il mio primo baracchino (il mitico "Alan 48"), un alimentatore Elbex da 3 Ampere ed una Ringo della Eco Antenne (verticale a mezz'onda alta 5.5 metri). Costo totale: 330 mila lire nel 1991-1992.
Da quel giorno ho sempre avuto un discreto arsenale di antenne a disposizione ed Antenna è diventato negli anni sinonimo di casa. Se non hai una antenna sul tetto vuol dire che non sei a casa tua.

Ebbene, dopo peripezie lunghe mesi, dopo dozzine di telefonate e di spiegazioni, dopo aver addolcito il portiere grazie all'intercessione di Ulysses S. Grant, ieri ho montato una antenna sul tetto del mio appartamento a New York City!
Si tratta di ben poca cosa rispetto agli standard a cui mi avevano abituato i miei amici DXer Italiani (un dipolo bibanda caricato 20/40) ma dopo anni di astinenza mi sento come se avessi il Very Large Array del New Mexico tutto per me.

Ci pensavo ieri sera mentre tornavo a casa dal tornero di Poker: ormai mi sento a casa e non mi stupisce più niente. Un tempo mi bastava intravedere la skyline di Manhattan per rimanere incantato, oggi invece la città e le sue meraviglie mi passano davanti quasi inosservate.
Ma cosa vuol dire essere a casa propria? Vuol dire semplicemente essere nato in un posto oppure condividere ed apprezzare la grandezza di un altro? Difficile rispondere in questa fase della mia vita. Per il momento vuol dire soltanto avere una antenna sul tetto.

73 de Alain K1FM

Ciao!

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