Meglio stare in Italia o a New York City? Parliamone

Certe volte mi chiedo se la mia percezione dell'Italia sia realmente obiettiva o se invece si tratta di una distorsione cognitiva.

Ho cercato di ricordare l'esperienza di qualcuno che lasciando New York per tornare in Italia sia rimasto soddisfatto ed entusiasta della sua scelta, qualcuno che dica: "ma che fai in quella città di merda... torna a Roma|Milano che si sta bene, la città é vivibile ed entusiasmante. Torna!".

Ho cercato  invano perchè non ne ricordo neanche uno. Al contrario, il genere di commenti che mi tornano in mente sono riassunti bene da quello di Luca (un ragazzo che ha fatto una esperienza molto significativa, che prima o poi col suo permesso vi racconterò):

Ciao Alain, se puoi, non tornare in Italia. Io come sai l'ho fatto dopo quasi 7 anni di vita tra il Connectocut e New York e me ne sono pentito! In Italia non c'e' futuro, le cose stanno precipitando. Ovvio in Italia c'e' la famiglia, il buon cibo, gli amici di una vita e tante altre cose MA...se puoi resta a NY.

L'ipotesi che la magnificenza di questa città esista solo dentro la mia testa sarebbe - per quanto magra - pur sempre una consolazione ai miei tormenti. Questo post è dunque aperto a voi che la pensate diversamente: dimostratemi che mi sbaglio, spiegatemi le ragioni per cui vivere in una grande città Italiana è meglio che farlo qui, fatemi capire cosa dove mi sono perso.

Spero con tutto il cuore che riusciate a convincermi!

P.S.
non sono a caccia di ipotesi o supposizioni bensì di esperienze dirette di chi ha veramente vissuto le diverse realtà che vorrei confrontare. Pertanto aver visitato Times Square, la Statua della Libertà e l'Empire State Building durante il viaggio di nozze non conta...

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18 Commenti su “Meglio stare in Italia o a New York City? Parliamone”

  1. fromuk Scrive:

    Non vengo da una grande città italiana(Roma,Milano) né sono mai stato a NYC ma per l'esperienza di una città italiana media o di un piccolo paese penso proprio che sia l'ora di togliersi dalle balle, qui siamo alla frutta.

    Un può sempre provare e tornare indietro se non gli piace, gli manca casa o non ha le qualifiche per rimanere. Ma se si può e non si prova per molti potrebbe essere un'occasione persa e un rischio per il futuro.

    Poi non é detto che sia NYC, ma potrebbe essere un'altro stato, stando attenti al suo potenziale futuro, perché ci vuole poco a ritrovarsi in brutte situazioni con la crisi attuale(quindi evitare Spagna che economicamente sta peggio di noi e Argentina che inizia a dare brutti segnali e non hanno una solidità economica per una seconda ripresa).

    Per me il più grande difetto degli usa é la mancanza della sanità pubblica che non é poco, ma se uno ha le qualifiche guadagnare abbastanza, non dovrebbe avere grossi problemi, ma dopotutto non si può andare alla cieca in america a fare il cameriere, quindi questi casi dovrebbero essere rari.

  2. ero Lucy Scrive:

    Ciao Alain, hai ragione e la penso come te. Seguo tanti blog di expat e tu ed io siamo gli unici a non lamentarci degli Usa. Ma io sto qui da poco, tu sei assolutamente piu' attendibile, ed e' per questo che mi fa piacere leggerti. Chiaro che ci sono cose negative, come in qualsiasi posto. E chiaro che la sanita' e' un limite enorme. Ma non farei a cambio, assolutamente no. E qui non e' "America", Miami e' un posto particolare, ma l'aria di liberta' e di futuro che si respira in questo Paese non ha uguali.

  3. Marco Scrive:

    Alain, io sono il primo a condividere il pensiero che all'estero si stia meglio, quindi immagino di spezzare una lancia in favore in NYC e vorrei ampliare la tua domanda: meglio stare in Italia o all'estero? A NYC non c'ho mai vissuto, non ci sono nemmeno mai stato, ma la vita che ho fatto a Seattle, Amsterdam e Londra non la scambierei con l'equivalente italiana, purtroppo. Si, purtroppo, perché se avessi le stesse possibilità economiche/sociali/svago non avrei dubbi sul fatto che con gli amici di sempre, la famiglia ed il cibo italiano si viva meglio. Se dovessi decidere di tornare di sicuro non sarebbe per andare a Roma o Milano - a Milano c'ho vissuto e mi fa *CAGARE* -, ma per tornare nel mio piccolo paese, nient'altro.

  4. Luca Scrive:

    Ciao Alain, grazie per aver citato la mia frase. Come sai la mia e' una storia lunga. Dopo la laurea in Italia ho vissuto un'intensa esperienza in Usa di quasi 7 anni e poi a un certo punto, a fine 2010, ho deciso di tornare in Italia.
    Avevo i miei buoni motivi. Sostanzialmente le pratiche per ottenere i visti di lavoro sono costose, circa 4mila per ogni visto che dura 3 anni. Allora ho deciso di fare domanda per la green card (sponsorizzato dalla compagnia per la quale lavoravo ma le spese erano sempre a carico mio). Insomma queste pratiche sono molto lunghe, costano di base 10mila dollari e se c'e' qualche intoppo, come un audit (che mi e' capitato), le spese aumentano. Ero stufo di dover dare quasi tutti i miei risparmi all'avvocato di immigrazione che si occupava delle mie pratiche. Ho chiesto un aumento al capo (che me ne aveva dati molti in passato) e purtroppo non erano piu' possibili altri aumenti. Per ottenere la carta verde avrei dovuto spendere molte altre migliaia di dollari e aspettare ancora 4-5 anni senza poter cambiare compagnia. Al lavoro le cose diventavano sempre piu' stressanti anche perche' a poco a poco hanno iniziato a darmi sempre piu' cose da fare scaricando il peso della compagnia tutta sulle mie spalle. Insomma mi sono sentito bloccato, in trappola e avrei dovuto tirare i denti per latri 4-5 anni. Ottenuta la green card sarei stato davvero libero, con lo stesso status di un americano, di cambiare lavoro, citta', vita. Poi mio padre stava poco bene, mi mancavano gli amici di una vita (gli Usa sanno essere un Paese in cui ti fa passare lunghi periodi di solitudine se sei uno straniero) e insomma nell'ultimo anno un po sfortunato ho deciso di tornare in Italia. Mi dicevo: ho fatto esperienza di molti anni in Usa, qualcosa di buono in termini di lavoro la trovero'. Vivro' bene in Italia e dopo aver analizzato molte cose sono partito. Intendiamoci in Usa ho vissuto benissimo ma magari ve ne parlero' in un altro post. Dal 2010 ad oggi vivendo nell'Italia di oggi (non ascoltando o leggendo cose dall'Italia, ma vivendo l'attuale realta') mi sono reso conto che l'Italia non ha un futuro e anzi e' quasi ostile verso chi come me torna in Patria dopo un'esperienza all'estero. E mi sono reso conto che alla fine gli Usa non sono il Paradiso, hanno tanti difetti, ma e' stato un errore andare via da li'. Potrei parlarne per ora ma riassumendo e' il senso di liberta' che ora mi manca. Il dinamismo di un posto in cui sai che se vuoi una cosa riesci ad ottenerla. Puoi cambiare vita, lavoro, citta' da un giorno all'altro. C'e' molto piu' dinamismo che in Italia. E poi li' esiste Meritocrazia. Non c'e' una burocrazia che blocca tutto. In Italia, soprattutto al Sud, mi sento come se ci fosse sempre il rischio che il cervello si atrofizzi. I costi e le tasse sono talmente alti che anche se vuoi fare una vacanza e andare chesso' in Emilia Romagna per qualche giorno, devi spendere tra autostrada benzina e tutto il resto tutto il tuo stipendio mensile. Ora qui al Sud danno stipendi di 600-700 euro al mese. Pensa che una compagnai voleva assumermi qui e l'esperienza all'estero l'anno valutata cosi': vabbe' diciamo che la tua e' un'esperienza di vita piu che altro. E mi hanno offerto uno stipendio di 400 netti al mese. Per lavorare 44 ore a settimana incluso il sabato mattina. Puoi concederti un viaggetto? Non credo. Anzi puoi andare a vivere da solo con questi stipendi? No, devi restare a vivere con i genitori. Scusa lo sfogo ma potrei andare avanti. Spero si apra un bel dibattito sul tuo blog. Cmq sto seriamente pensando di ritornare in Usa, se ci riesco.

  5. Luca Scrive:

    Ehm, scusate per qualche errore nel post precedente ma ho scritto senza controllare (anno senza h non l'ho mai scritto!) :)

  6. anonimo Scrive:

    Per esperienza in US-NY (ora in Italia), la meritocrazia e lo spirito del FARE fanno la differenza.
    In Italia sentirai sempre "si si, bella idea, ma...". In US "bella idea, go ahead!" E tu abituato al tuo passato.. "ma"... E loro "No excuses/but, go ahead! I know you will be great".
    C'e' un particolare... in Italia dopo qualche tempo la tua idea verra' realizzata, ma non da te, ma da.. beh il resto lo sai gia'. E poi, il cibo... Tanto ci si sta arrivando ugualmente anche qui alle foglie di insalata che rimangono verde bandiera per 10 settimane :-) E poi le belle passeggiate il Italia che sento narrare in alcuni blog... ma.. conta piu' la passeggiata o conta piu' con chi la fai o lo spirito con cui ti guardi attorno? La crisi qui sta portando via quello spirito di eterno sorriso a cui eri probabilmente abituato. E sinceramente, quella cultura che andiamo tanto decantando da anni, siamo sicuri che sia ancora quella di prima? E' un lungo dibattito, che credo un post e un comment non possano risolvere facilmente, ma io opto per NY!

  7. andrea Scrive:

    Perché bisogna salvarla ! Se qui ci restano solo le teste di cazzo sarà dura recuperare questo paese ! Le cose si cambiano da dentro!

  8. Alain De Carolis Scrive:

    Come immaginavo si finisce sempre a parlare di economia (e di Meritocrazia, che non vuol dire un cazzo, come se in Italia fossimo tutti migliori degli altri...).
    L'economia di qui è superiore, non ci piove. Immaginate però di vincere una lotteria e di poter vivere agevolmente anche senza lavorare: preferireste farlo qui a NY o in una città Italiana?
    Mi interesserebbe parlare di stimoli e qualità della vita, non dei lavori e degli stipendi Italiani che conosciamo bene già tutti quanti.

    Alain

  9. anonimo Scrive:

    Alain, perdona. Io credo che aprire un dibattito significhi essere pronti a qualsiasi opinione. La bellezza del dibattito e' quella. Quando la interrompi con "lo sapevo che..." allora sarebbe meglio specificare quale risposta tu voglia. A quel punto pero' potrebbe sembrare che tu stia cercando la risposta che vuoi tu... Se gia' due persone rispondono con temi simili, qualcosa vorra' pur dire, non credi? Rispondo quindi alla tua seconda domanda circa la lotteria: Stati Uniti nuovamente. Perche'? Perche' li' un'idea diventa realta' (o almeno ha la potenzialita' di diventarlo), in Italia le idee rimangono sogni... Comunque, se vuoi torna, poi ci dici :)

  10. Fausto Scrive:

    Caro Alain se potessi vivere senza lavorare starei bene solo dove ci sono i miei affetti piu' cari, quindi in Italia.

  11. john borel Scrive:

    io preferirei miami ( a parte la zona ispanica) ormai in italia le persone sono chiuse buie,sempre le stesse cose trite e ritrite, direi soffocante... ( mio parere he)in tutti gli altri paesi invece si respira cose nuove altre oppurtunita da crearsi senza le solite trafile mafiose... io resterei a ny......

  12. Luca Scrive:

    Alain capisco cosa vuoi dire e ti dico, mettendo da parte il lavoro e la meritocrazia. Ipotizzando di non aver bisogno di lavorare ne in Italia ne in USA? Io sceglierei di vivere in USA. Infatto molto spesso mi dico, si ok, mettiamo che trovo un buon lavoro in Italia e che ci faccio in Italia? A me l'Italia in confronto agli Usa mi annoia, mi paralizza, mi stressa, non mi da stimoli. Forse sono troppo esterofilo ma io sento che quando vivevo in Usa l'atmosfera era diversa. A NYC c'erano migliaia di eventi ogni giorno. La mentalita' delle persone e' molto easy e le persone sono gentili, hanno senso civico in USA. Vogliamo dire che in citta' italiane (del Sud in particolare) hanno il senso civico delle persone in Connecticut o a New York? Possiamo dirlo ma sarebbe una falsita' totale. In Usa le cose funzionano a partire dalle piccole cose quotidiane come andare in un ufficio pubblico o installare internet. Non e' come in Italia che devi sempre stare attento a chi hai di fronte che potrebbe fregarti. Centinaia di piccole cose positive ti fanno vivere una vita piu' serena e meno stressata e questo lo ho provato solo in Usa. Poi anche i paesaggi, gli spazi sconfinati, il viaggiare spendendo relativamente poco, tutto questo ti da uno spirito di liberta' che non lo si respira in Italia (almeno questo per quanto mi riguarda). E poi io credo che in Italia la gente sia talmente repressa da un sistema burocratico e gerontocratico che i giovani finiscono per perdere entusiasmo e non hanno voglia di credere in nuove sfide, si campa alla giornata per sopravvivere, senza sogni, ne idee da realizzare tanto si sa che ti metteranno i bastoni tra le ruote e quindi o si resta in Italia iniziando a piegare la schiena o si va all'estero dove non saranno rose e fiori ma almeno e' possibile un'avventura, tentare una nuova sfida.

  13. Giovanni Scrive:

    Posso fare una domanda "diretta"?
    Vedo che il problema visti-green card salta fuori sempre e in molti casi non permette la permanenza in USA.
    Si parla anche di meritocrazia: ma molte persone non riescono a ottenere la GC perché lavorano da "semplici" impiegati (quindi del tutto sostituibili) oppure anche per un super-laureato / super-"masterizzato" si pone lo stesso problema? Perché il problema della permanenza secondo me è più grande del problema Italia vs USA: in qualche modo pregiudica il tuo/vostro futuro nella stessa maniera di un Co.Co.Co...! Non deve essere semplice, ecco! (con il pericolo di dover esser messi alla porta e tornare per giunta in Italia).

  14. Giuseppe Scrive:

    Io sono del Sud Italia, vivo a Roma per lavoro da quasi 5 anni. Quindi sono uno pseudo emigrato anch'io.
    Sono stato a NYC, ma per una vacanza di 1 paio di settimane, ed ho approfittato della permanenza della mia ragazza per vedere anche l'america "vera" cioè quella lontana dai grandi centri urbani. Significa che siamo stati nei paesini, preso mezzi pubblici etc.
    Potrei raccontare una marea di esperienze negative e positive, di Roma soprattutto. Ma il finale sarebbe sempre lo stesso, tutto il mondo è paese. America compresa.

    C'è però una cosa, un punto cardine nell'esistenza di ognuno. Si chiama "casa", o "radici" o come preferite.
    E' quel posto in cui senti di poter stare per sempre senza rimpiangere altri luoghi.
    E non è detto che sia per forza un punto geografico, può essere una persona, o un oggetto, o un obiettivo, una cultura.
    Per qualcuno "casa" potrebbe essere la carriera, o la propria auto.
    Per me "casa" sono i miei amici, la mia famiglia, la mia chitarra, la mia ragazza, un lavoro dignitoso.
    Tutto il resto viene di conseguenza.

    Quindi, secondo me la domanda da farsi è : dov'è "casa"?
    Ecco, è lì che bisogna essere.

    Se ancora non ci siete, avvicinatevi il più possibile.
    Tutto diventerà magicamente migliore.

  15. Luca Scrive:

    Ciao Giovanni, il problema della Green Card e' semplice. Gli Usa sono molto severi e fanno entrare solo chi non sara' un peso per la loro economia e che non "rubera'" un potenziale posto di lavoro ad un Americano. Una volta che sei riuscito a dimostrare tutto questo devi metterti in fila perche' praticamente di persone straniere utili all'economia americana e che hanno fatto domanda per la green card ce ne sono a migliaia ogni anno e quindi bisogna attendere il proprio turno. Se fai domanda oggi devi aspettare qualche anno perche' il numero di green card disponibili (per motivi di lavoro) ogni anno sono limitate. Quindi first come first served. Tutto qui. Sono pratiche costose ma sopratutto lunghe e snervanti. Pero' ci sono delle corsie preferenziali, piu' sei specializzato e indispensabile ad un'azienda e prima otterrai la green card. Uno scienziato o un chirurgo di norma la ottiene molto prima di un traduttore.

  16. Silvia Pareschi Scrive:

    Io direi che è una questione molto soggettiva. Per esempio, io faccio la traduttrice, eppure, per contraddire il commento qui sopra, secondo l'avvocato specializzato in immigrazione avevo discrete possiblità di ottenere la green card come "Alien of Extraordinary Ability". Poi l'ho ottenuta tramite matrimonio, perché comunque il mio compagno è americano e la procedura era più semplice ed economica. Ora sto pensando seriamente di restituirla, la mia green card, perché ho molto più lavoro (e lavoro interessante) dall'Italia che dagli Usa, e il mio status di freelance e il problema della doppia tassazione mi rendono del tutto svantaggioso mantenere la residenza negli Usa. E' una storia lunga, ma credetemi, a me conviene parecchio rimanere residente in Italia (sarò probabilmente un caso raro, ma questa è la mia esperienza personale).
    Certo, se potessi permettermi di vivere a NY (città che conosco bene ma nella quale non ho mai vissuto per più di due mesi di fila), almeno per un po', credo che aspetterei a restituire la green card. Ma forse poi me ne andrei comunque, chissà.
    Infine, una riflessione sul commento di Lucy. Io credevo di essere una delle poche expat che si lamentano della propria vita negli Usa. Ma se è vero che in realtà gli scontenti sono la maggioranza, be', questo mi dà da pensare.

  17. Lara Scrive:

    Mi decido a scrivere dopo molto tempo che "grufolo" nel blog. Purtroppo sono poco più della sposina che ha visto 4 cose con cui non volevi aver niente a che fare, quindi non mi dilungherò. Non posso espatriare per motivi di età, di lavoro ed altri alibi vari. Sono contenta di non poter effettivamente decidere di fare una scelta così drastica, ma diciamo che mio marito ed io non abbiamo dubbi sul fatto che trasferirsi negli usa è una cosa che andrebbe fatta. Ho deciso di far in modo che le mie figlie sappiano l'inglese come l'italiano consacrando quanto affermavi tu su un tuo post. Per loro vorrei che questa alternativa fosse percorribile. Solo due cose: 1° : un po' condivido quello che dice che se poi ce ne andiamo tutti forse ricadrebbe su di noi la responsabilità di non aver tentato di cambiare le cose (nel nostro piccolo, magari, senza arrivare all'utopia di riuscire a fare i miracoli), 2°: la tua ipotesi di avere un sacco di soldi. Se sei ricco vivi bene ovunque, potresti veramente cambiare le cose, realizzare qualcosa, cercare di impiantare una mentalità diversa nel tuo paese. Forse però verresti ucciso.Un gioco: pensa per 10 anni gli americani in italia e gli italiani in usa! Da brivido eh! In tutti e due i casi. Ma poi ripensandoci bene Mc Donald's a Piazza di Spagna già c'è!

  18. Federico Scrive:

    Sono stato negli States l'anno scorso, in viaggio di nozze. Certo la vacanza, perdipiù in viaggio di nozze, non potrà dire molto ma quello che c'è qui in Italia (o meglio quello che non c'è qui) lo conosciamo bene. A me ha colpito tanto, tantissimo, l'organizzazione e la cordialità che ho trovato in America, dove ho visitato NYC , Washington, Philadelphia e altre città di passaggio. E, immagino che l'organizzazione e il non lasciare niente al caso sia riscontrabile anche nel mondo del lavoro e nella vita di tutti i giorni dell'americano medio. Metteteci anche che mi piacciono molto (complice forse la tv e il cinema) i panorami urbani statunitensi nonostante io abiti in una città considerata come una delle più belle al mondo, Roma, e il gioco è presto fatto: sì, avendo gli strumenti per farlo, io mi trasferirei armi e bagagli a NYC...

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Di solito non discuto con gente incappucciata per cui NO commenti anonimi (usate nome e cognome). Grazie

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