il mio intervento (a gambatesa) sugli Europei 2012

Ieri in giro a NY c'erano dei ragazzi in maglia azzurra con dei musi lunghi che non vi dico. Mogi mogi camminavano sconsolati a testa bassa. Addirittura nel village ho visto una macchina di Spagnoli che andava in giro strombazzando e sventolando dal finestrino una sciarpa rossa e gialla. Quasi nessuno capiva cosa volessero... forse in molti avranno pensato che trasportavano un ferito da portare urgentemente all'ospedale.

Visto il gran caldo afoso abbiamo deciso di prendere un buon gelato. Seduti di fianco a noi quattro Italiani, due dei quali li conosco di vista. Eravamo così vicini che non ho potuto fare a meno di captare una parola ogni tanto, quel che basta per ricomporre il filo dell'intera discussione. Indovinate di cosa parlavano?  Ovviamente di immigration! Partendo dalle motivazioni per andare o per restare hanno citato il waiver visa, i visti lavorativi, l'overstay, la green card... praticamente fermandosi per tutte le stazioni hanno ripercorso davanti al gelato l'infinita via crucis a cui ci dobbiamo sottoporre noi Italiani in terra d'America.

La partita mi ha lasciato indifferente. Se avessero vinto per me cambiava poco o nulla... lo dico davvero. Oggi però ci ho ripensato quando per caso ho letto questo articolo e così ho collegato tutto assieme: l'afa, il gelato, la via crucis per fuggire dal paese, il pallone... tutto si spiega, tutto segue il corso che deve seguire. Nella nazione dei nepotismi, delle amanti al ministero e delle igieniste tuttofare al consiglio regionale il figlio dell'allenatore della nazionale diventa preparatore atletico. Risultato? Dopo vent'anni di regime la nazione si ritrova con le pezze al culo a chiedere l'elemosina alla Germania, la nazionale invece (a causa della scarsa preparazione atletica) incassa uno dei peggiori risultati della storia del calcio arrivando - come se non bastasse la sconfitta - persino all'umiliazione. Dopodichè la squadra festante torna in Patria ed Il Presidente della Repubblica (già noto alle cronache internazionali ma non a quelle nostrane) dichiara al folto gruppo di giovani scommettitori illegali: "siete lo specchio del paese". E la cosa triste è che ha anche ragione!

Il calcio è una metafora della vita di tutti i giorni per cui fanno bene quei ragazzi a fantasticare sulla loro fuga, seduti davanti ad un gelato a Manhattan, durante una calda domenica di inizio estate. Un caro saluto a tutti da parte di Alain, Tito e Dubaco.

Ciao

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