Pistola e macchina fotografica: la storia di Antonio Bolfo
Antonio Bolfo è un Newyorchese nato e cresciuto in città e laureato alla Rhode Island School of Design.
Ad un certo punto della vita capisce che si annoia e che ha bisogno di fare qualcosa che faccia la differenza. Vuol fare esperienza di strada, rendersi utile agli altri.
Si arruola così nella Polizia di New York e viene assegnato alla Police Service Area numero 7 che si trova nella parte Sud del Bronx, quella più violenta e pericolosa.
Passa le giornate su e giù per le scale dei Project, le pericolossime case popolari in cui spaccio e sparatorie sono all'ordine del giorno. Un lavoro faticoso e stressante che Antonio, data la sua vocazione artistica, decide di immortalare la sua fotocamera.
Crea così una collezione fotografica affasciante ed unica nel suo genere che svela momenti di quotidianetà nella vita di poliziotti alle prese con una delle zone più problematiche d'America.
Dopo un pò Bolfo si stufa della Polizia e decide di dedicarsi alla fotografia a tempo pieno. Ieri è stato recensito dal New York Times. Ha appena 30 anni.
La cosa che più invidio agli Americani è la possibilità che hanno di cambiare e di reinventarsi continuamente. Ma ci pensate? Uno che prima fa il designer, poi basta chiude tutto e fa il poliziotto... poi si licenzia dalla polizia e fa il fotografo. Il tutto avendo la stessa età di molti che in Italia devono ancora finire di studiare!
E' il paese delle opportunità, del reinventarsi, del non è mai troppo tardi. Su questo sono imbattibili... c'è poco da fare.
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Tags: fotografia, gente, polizia
febbraio 4th, 2012 at 5:01 am
E' il mio paese!!!
febbraio 4th, 2012 at 6:51 am
pensa ai fondatori di goggle o faceabook, neanche 30 anni e società di miliardi di dollari.
la ricchezza è come la carota, tutti gli asini gli corrono dietro, ma pochi la raggiungno.
febbraio 4th, 2012 at 10:20 am
Se ne leggono molte di storie simili, in Italia sarebbe ottima una via di mezzo, ma se il premier si azzarda a dire che "il posto fisso é noioso" partono le polemiche inutili sulle parole usate, su chi si sente offeso, non é che si cerca di capire cosa voleva dire, no con gli italiani bisogna parlare in politichese, altrimenti fraintendono e si arrabbiano, in politichese almeno non capiscono lo stesso ma non rompono i maroni.
Poi magari la riforma farà schifo, ma discutiamo di quella non di una frase estrapolata dal suo contesto che esprime un parere personale.
febbraio 4th, 2012 at 5:17 pm
Ci ho pensato molto, in questi giorni, dopo quella dichiarazione (un po' incauta, forse, almeno "nei termini") di Monti.
Sai, Alain, conoscendo ormai un po' l'America, io credo che Monti, un po', però abbia ragione.
Il problema è, semmai, l'Italia.
Non credo che cambi la sostanza: quanti datori di lavoro si sono fatti scappare (ma sì, diciamolo...) persone come te e non ti hanno dato le opportunità che meritavi (e che li avrebbe arricchiti)?
Io temo (conoscendo l'Italia) che in Italia "flessibilità" significherebbe solo maggior sfruttamento.
Certo è che quando io sono stato assunto a tempo indeterminato (e per fare poi il lavoro che ho sempre sognato) mi sono sentito - dopo i primi momenti di entusiasmo, visto che venivo assunto dopo 13 contratti a termine nella stessa azienda - assalire da un senso di angoscia, da una sensazione di "ergastolo".
Lo sai bene: negli Usa l'essere licenziato, in generale la fine di un rapporto di lavoro, viene considerata una opportunità. Da noi, una jattura.
Il libro di Mario Calabresi "La sfortuna non esiste" è piena di storie di persone atterrite dalla crisi ma che riescono a rialzarsi.
Ricordo sempre quelle dei tre operai della GM licenziati su due piedi e che, raccontano, "grazie al licenziamento" sono riusciti finalmente a realizzare i propri sogni: diventare poliziotto, uno; diventare cuoco, l'altro; entrare nei vigili del fuoco, il terzo.
Quanti dei nostri operai licenziati da qualunque fabbrica in Italia potrebbe osare a pensare la stessa cosa?
Mica siamo in America...
Ma è pur vero che da qualche parte, in Italia, si deve iniziare...
d.
febbraio 6th, 2012 at 3:58 am
Lascia fare che proprio in questi giorni mi sta passando per la mente di mollare il mio lavoro da contabile (9 anni, sempre le stesse cose) e cominciare la baking school, magari all'estero.
Non avrò mai il coraggio...
febbraio 6th, 2012 at 4:01 am
Monti ha ragione...il posto fisso è noioso. Però per attuare un valzer di posti si dovrebbe puntare sulla sicurezza sociale. Attualmente in Italia se hai meno di 40 anni ti offrono un contratto di 6 mesi e poi si vedrà. Ormai anche per posizioni "di prestigio". Ecco con un mutuo da pagare come si fa a lavorare per 6 mesi senza avere certezze? Ok alla girandola dei posti di lavoro, ma con molte piu garanzie, non di a-movibilità, ma di tutela nel caso in cui rimani a piedi. Un modello nordico, per intenderci....
febbraio 6th, 2012 at 7:13 am
Se vogliono creare lavoro e occupazione, facessero il piacere di eliminare milioni di leggi inutili e pacchi di burocrazie assurde.
Faceva bene Mattei che mandava gli operai ad istallare condotte durante la notte, per evitare di impicciarsi con le delibere comunali !