The Boys of Summer
mercoledì, novembre 30th, 2011In questi giorni nel tempo libero - e cioè in metropolitana - mi sto occupando principalmente di tre cose.
- ricezione di telegrafia a ritmi diciamo "accelerati" tramite una applicazione su iphone. Cosa ormai completamente inutile ma dal fascino per me ancora irresistibile
- studio della lingua cinese. Decisamente più utile della telegrafia ma altrettanto difficile da apprendere soprattutto nella fase iniziale
- lettura delle news ormai quotidiane sull'incredibile storia di Andrea Rossi e del suo reattore nucleare made in Bologna. Sono ormai quasi convinto che sia tutto una bufala ma nonostante ciò la vicenda merita di essere seguita ed approfondita, fosse solo per cercare di carpire meglio le dinamiche mediatiche che regolano il mondo dell'informazione moderna
Attorno ad uno di questi tre argomenti (e più probabilmente sul terzo) sarebbe dovuto ruotare il post di questa sera poi però alle 23.30 sono sceso un attimo al supermercato per comprare un racino d'uva (si un "racino") e mentre ero in fila alla cassa sugli altoparlanti passano "The Boys of Summer" di Don Henley.
Il titolo della canzone l'ho riconosciuto solo grazie all'iPhone, ma la musica e parte delle parole mi erano familiari. Strano, eppure sono sicuro di non averla ascoltata per anni...
Poco importa come conoscevo la canzone. Quel che conta è che mi ha dato modo di fermarmi per solo un secondo a riflettere sulla situazione: io li da solo in fila, il supermercato americano, il commesso che spazza il pavimento con la ramazza, la sporcizia sotto il frigo dei gelati, le cassiere di un pacchiano assoluto. L'America è spesso trasandata, obiettivamente bruttina, volendo anche povera. Eppure, ragazzi... che fascino che ha questo paese! Ti prende, non c'è niente da fare. Per capirlo bisogna viverci
Ciao

