Sal

Venerdì mangiavo un panino sulla quarantaduesima.
Il marciapiede stracolmo di gente che frettolosa si intreccia in direzioni opposte. Non di rado qualcuno si sfiora accidentalmente e la cosa generalmente si conclude con un "sorry" - "sorry" detto automaticamente senza neanche girarsi.
A na certa però si toccano due signori molto distinti, si vedeva che erano sicuramente due della ivy league: uno bianco, calvo, tatuaggi sulle braccia, alto circa 1.80 x 150 Kg con addosso una bombola di ossigeno e occhialini per respirare, l'altro nero cappellino classico in testa, alto sui 1.90 muscoloso.
In tre secondi si passa dalle grida alle vie di fatto: il bianco appoggia la bombola dell'ossigeno, si toglie gli occhiani e si lancia verso il nero. Volano parole grosse, qualcuno si ferma per gustarsi la scena, io continuo a mangiare il panino a circa 5 metri di distanza.
La rissa però non parte... nonostante le insistenze del bianco "Just because I have the oxygen you think you can't take care of myself?!? Come here you motherfucker!..." il nero invece indietreggia e se ne va rinunciando alla lotta.
Allora il bianco torna indietro, si rimette l'ossigeno, e vede che io avevo assistito a tutta la scena così mi chiede: "You saw everything didn't ya? Was I right or was I wrong? Tell me the truth, was I right? Did you her what he said to me?"
Io ovviamente gli davo ragione al 100%... senza neanche il minimo concorso di colpa.

Lui si avvicina, e si mette a parlare. Dice di avere l'ossigeno per via dei tre pacchetti di sigarette al giorno che fumava, e di essere stato in galera un paio di volte.
La prima perchè a 12 anni aveva sparato ad una persona che aveva molestato sua sorella, la seconda a 21 perchè scappando dalla polizia (il motivo non si sa) si è fatto rincorrere da Staten Island fino a Manhattan (!!!) e durante la fuga ha urtato l'auto della polizia... Nessuno si era fatto male ma si dovette fare ugualmente 3 anni di carcere.
Io allora subito chiedo: ma dimmi, in galera come si sta... avevi paura? E lui: "ehhhh si eh... quando entri che sei giovane e non sai le cose come funzionano hai molta paura... poi però capisci e diventa tutto normale"

Allora mi permetto di dargli un consiglio. Per evitare di passare dalla ragione al torto, visti i precedenti e vista la sua attuale situazione, anzichè attaccare la rissa avrebbe dovuto buttarsi per terra e far chiamare un'ambulanza. Lui con quella bombola dell'ossigeno a tracolla avrebbe potuto mettere nei guai chiunque.
Lui ci pensa un attimo, arriccia le ciglia e fa: "Ma intendi che mi devo buttare a terra DOPO che gli do un pugno in faccia... giusto?" heheheheheh si può o meno

Poi sente il mio accento e mi chiede da dove venivo.  Gli dico che sono Italiano e lui: "Ohhhhhh PAISANO!....."
Di bene in meglio.

Esce fuori che lui non si chiama come dice di chiamarsi, bensì "Sal" (il cognome non lo ricordo, ma Italianissimo) e che ha cambiato nome per evitare che il suo passato burrascoso tornasse sempre alla ribalta con la polizia. Mi dice che i suoi erano di CORLEONE... (!!!) e che suo nonno dovette scappare a Napoli per evitare di essere ucciso e che da lì si imbarcò per New York City.
Il fatto che anch'io ero Italiano deve averlo riempito di gioia ed il suo racconto diventa un fiume in piena: gli anni passati a guidare il camion, le corna messe alla prima moglie, le risse in carcere.

Mi domanda da quanto sto in America. Dico quattro anni e lui risponde: ahhh ma allora sei Americano. Alla mia smorfia lui pronto ribatte: "I got it, you gotta deal with that Green Card shit... you gotta do what you gotta do man..."
Arriva a prenderlo la macchina, mi saluta stringendomi la mano e poi abbracciandomi come fossimo fratelli. Dice: "mi piacerebbe parlare di nuovo con te". Rispondo che chissà, magari ci si rivede sulla quarantaduesima a ora di pranzo.

Cinque minuti di conversazione con un uomo al tramonto della propria esistenza, un uomo solo solo, malato, nessuno con cui parlare... uno che pur di riuscire ad evadere dalla morsa dell'indifferenza che lo attanaglia è disposto a lottare fino alla morte.
Cinque minuti di racconti della New York gangster Italo/Americana che ormai sopravvive soltanto al cinema, una testimonianza diretta di quel che succede quando il sogno Americano si trasforma in un incubo.

Per me queste storie sono meglio di un film.

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3 Responses to “Sal”

  1. Marco Says:

    bellissimo racconto, che coincidenza che si chiami sal...sal paradiso lo psudonimo di jack kerouac...visto che si parla di storie d'america ;)

  2. gianni Says:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Cinque_famiglie sta' attento :mrgreen:

  3. Electroma Says:

    Ciao Alain, seguo da un pò il tuo blog e lo trovo interessantissimo. Sopratutto perchè sto organizzando di emigrare in america anche io, anche perchè ho un amico di famiglia che vive a Washington e potrebbe aiutarmi i primi tempi. Mi chiedevo, il sito della lotteria per la green card è supportato solo con Internet Explorer 6 e 7. Ho un mac anche io, tu come hai risolto? Sto diventando pazzo, nemmeno da un pc windows funziona.
    Grazie in anticipo e ciao!

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