Niente, stasera chiamo el Patrice e ci mangiamo un bellissimo Shawarma seduti davanti al carretto del King of Falafel a Broadway, nel Queens. C'erano delle sedie messe lì, una affianco all'altra dentro il parcheggio di un supermercato e così senza chiedere il permesso abbiamo approfittato. Ma na roba proprio casereccia eh... proprio Queens di brutto.
Update, chiacchiere varie sui locali da paura scoperti di recente... Asia asia asia... solite cose. Dopo lo Shawarma mi sono fatto anche due bei falafel. Buona sta roba... Palestina number 1.
Poi ci siamo alzati e siamo andati dalla pasticceria Omonia (non al caffè) a prendere il dolce. Io ho preso un cannolo siciliano e una pasta con crema e frutta. 7 dollari e 25 centesimi.... El Patrice non ha preso niente... (starà a dieta non lo so).
Finito i dessert Patrice mi fa presente che una delle amiche del vecchio giro delle Asiatiche sta per tornare a Taiwain, e così bisognerebbe andare a salutarla. E annamo... che problema c'è!
Facciamo quindi un giro lungo la 29esima strada nel tratto immediatamente a Sud di Broadway. (Stiamo parlando del Queens eh... non di Manhattan... non fate confusione!). Oh... ma che belle casette che ci stanno! Tutte villettine mono/bifamiliari acchittate bene con tato di box auto, giardinetti e balconcini. Ma bello bello bello eh... soprattutto i primi 2 blocchi. Ci ero passato altre volte ma non a piedi e senza farci caso.
Arriviamo a casa della ragazza. Credo sia la prima volta in quattro anni che visito la casa di una persona senza preavviso. Lei scende a salutarci. Una ragazza minuta, ha trent'anni ma ne dimostra massimo 20. E' fidanzata con un ragazzo Giapponese più giovane di lei. Anni fa fece un casino per convincerlo a venire a vivere a NYC. Lui alla fine si è deciso e ora studia qui. Lei invece torna a Taiwain e così si lasciano.
E' scesa col sacchetto dell'immondizia da buttare. Ultimo sacchetto di immondizia a NYC. Ultimi amici che ti salutano. La conversazione è random ma inevitabilmente tesa. E' quasi certo che non ci si rivedrà mai più ma si fa finta di niente. E' inoltre un piccolo assaggio del suo addio più grave, quello veramente pesante che avverrà domani col moroso Giapponese.
Ci spiega che torna indietro perchè qui si sente in sospeso. "Non posso lavorare con questo visto F1", ci dice. Il visto F1 è il visto da studente che tutti utilizzano per restare e poi lavorare illegalmente in America. E' lo stesso che usa quel famoso amico di tuo cugino che è venuto senza problemi a lavorare in America. A lavorare in nero però... e dopo un pò, passati i 30, magari ci si stufa come è successo alla ragazza di Taiwan.
A un certo punto passa un pickup guidato da una cicciottella: "Excuse me, how do I get to Stainway?". E io senza pensare: " 'soon as you can make a right then keep goin straight. Four or five more block's and you'll see it". "Thanks!".... E parte col semaforo verde. Noi continuamo a parlare con la Taiwanese.
Scende la sera, i grilli cominciano a cantare. Gli sguardi cercano di essere positivi, ma sono inconfondibilmente tristi. Si è detto tutto, ormai è ora di andare. Abbracci e baci... Grazie di tutto. Ci vediamo a Taiwan (o magari sulla luna appena ci aprono un ristorante)
Ripariamo sulla 29esima verso nord chiedendoci se e quando giornate del genere toccheranno anche a noi. Sotto casa mia discutiamo ancora un pò della situazione. Soliti discorsi fatti almeno 200 volte, eppure sempre interessanti e purtroppo attuali.
Le parole "carta verde" vengono ripetute a profusione. Ormai saranno incise con profondi solchi tra le sinapsi del mio cervello... tipo un disco a 33 giri.
Stavo per rientrare ma il Patrice propone di concludere in bellezza: e perchè non andiamo a farci un bicchiere alla 30esima?
E perchè no?!?
E così si va. Ci sediamo fuori all'aperto. Nel parco dei Greci una band suona vecchi pezzi rock, sul marciapiede un viavai di carne freschissima e sempre diversa. Escono fuori le storie di paese, i racconti degli amici, insomma tutte quelle cose che sono successe e sarebbero solo potute succedere in un posto come l'Italia. Risate, ricordi... il whiskey bevuto dalla cannuccia sottile. Ormai credo ne potrei bere anche 5 per poi riuscire a tornare a casa indenne (ed anche impunemente). Appena 3 anni fa invece avrei fatto fatica a finirne uno solo.
Paghiamo e andiamo via. Sulla via del ritorno verso casa, ormai solo, fisso il marciapiede costellato di chewing-gum spiaccicate. Ce ne saranno a milioni. Fanno bene a vietarle a Singapore... le gingomme hanno cambiato la faccia del mondo!
Ora sono qui, la casa silente, ho scritto questa post senza sapere bene cosa avrei scritto, o perchè.
Un saluto a tutti i miei cari e affezionati lettori (mi domando sempre quanti e chi siate) dalla grande mela, la capitale dell'impero, la città dei balocchi.
Buona notte